Curiosità. Il mese scorso, dopo Eurobasket, il veterano giornalista italo-sloveno Sergio Tavcar aveva scritto sul suo blog un bilancio dell'evento, in particolare deplorando il fallimento sloveno, che a suo dire era una pietra tombale sul movimento femminile di quel paese.
Siccome io fui l'unico a manifestare interesse per quanto aveva scritto (gli utenti del suo blog, come lamenta lui stesso, se ne sbattono totalmente del femminile), e gli avevo scritto che tutto sommato mi sembrava un fallimento dovuto a motivi contingenti e non alla morte intera del movimento (per combinazione, pochi giorni dopo la Slovenia ha vinto l'Europeo U18), ieri il signor Sergio mi ha risposto nel suo articolo di ieri sera sul medesimo blog, aggiungendo interessanti retroscena sul fiasco sloveno. In pratica:- hanno fatto fuori il c.t. benvoluto dalle ragazze per mettere Dikaioulakos, con risultati pessimi;
- non sono riusciti ad arruolare una naturalizzata;
- hanno fatto fuori Nika Baric perché si è ribellata al cambio di c.t. (mi ricorda vagamente un caso capitato a un'importante giocatrice nostrana).
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Attenzione! Coloro che se ne sbattono del basket femminile saltino tranquillamente questo lungo capoverso, perché vorrei rispondere in modo completo e documentato a Manuel che, lo ammetto, per le informazioni che ha, ha perfettamente ragione nel contestare quanto scritto da me nel post precedente. Inciso: continua a affascinarmi e a crearmi tutto un sacco di domande il vostro generale rifiuto nei confronti del basket femminile e spesso mi chiedo se non sia un classico caso di “anchored bias”, come dicono gli anglosassoni.
Dal mio punto di vista ora come ora guardo con molto più interesse un incontro femminile rispetto a uno maschile, in quanto le donne hanno meno fisico, dunque per vincere devono giocare a basket, che è, come sapete, l’unica cosa che voglio veramente vedere quando guardo una partita [...].
Per me la discriminante è il gioco del basket, che può essere anche a volte brutto o anche caotico, ma sempre basket deve essere. Se non lo è non mi interessa più. Tornando a bomba il problema del basket sloveno è più a monte e il caso di Ajša Sivka è abbastanza sintomatico.
Ovviamente mi sono rivisto sul canale di FIBA Europe la finale vinta dalle Under 18 slovene e ho visto, appunto, una giocatrice incredibile, praticamente una Torrens di neanche 18 anni con molto più tiro, insomma un vero e proprio Dončić in gonnella. Prodotto del magnifico vivaio? Assolutamente no, ma una incredibile botta di culo. La ragazza, 1 e 92 di altezza, che per le donne è comunque molto, con un fisico fatto apposta per il basket, che sa tutto, che prende rimbalzi, che distribuisce assist e che si prende le responsabilità giuste al momento giusto (nella finale 3 su 5 da tre con il tiro decisivo dall’angolo a 1 minuto e mezzo dalla fine), è nata a Slovenske Konjice in Stiria, la stessa località di Jure Zdovc, ha giocato nel club locale per un po’ e, viste le sue qualità immense, è stata subito prelevata dall’Accademia di Tony Parker a Villeurbanne per poi finire l’anno scorso a Schio. Questo per dire che si tratta di una gemma totalmente sconnessa da possibili meriti di un qualche vivaio.
La realtà vera è che in Slovenia vi sono solamente due vivai femminili che funzionano, quello straordinario di Damir Grgić a Celje e quello di Kranj. Lubiana? Molto poco, se non niente. Grgić ha allevato tutta una serie di bravissime giocatrici ed è stato alla fine, troppo tardi secondo me, messo alla guida della nazionale con la quale ha fatto ottime cose, mancando sempre di pochissimo l’accesso alle fasi nobili dell’Europeo. Sembrava tutto ottimo, quando improvvisamente la Federazione ha deciso di sollevarlo dall’incarico per sostituirlo con l’allenatore greco, quello di Schio, almeno così mi sembra. Risultati? In immediata discesa con sconfitte contro squadre che fino ad allora mai avevano costituito problema.
Poi si decide di organizzare l’Europeo in casa. Ci si prepara adeguatamente? Come no! Intanto si fa un pasticcio con la possibile passaportata che alla fine non si trova, una volta che la bravissima Evans, un paio di anni a Celje, ha declinato l’invito. E poi c’è lo scandalo. La play titolare della nazionale Nika Barić, una scelta a suo tempo dalla WNBA e che ha giocato a Jekaterinburg, dunque non l’ultima cessa, pubblica un post su Instagram ponendosi la classica domanda che si sono fatti tutti: perché cavolo è stato defenestrato Grgić, visti i risultati ottenuti? Apriti cielo! Il coach pretende l’espulsione dalla nazionale della Barić e la Federazione lo accontenta subito spargendo parole di fuoco sulla povera Nika che si è solo chiesta quello che tutti si chiedevano.
Si può capire con quale spirito le ragazze abbiano affrontato l’Europeo e infatti hanno perso tutte e tre le partite con quelle due vincibili (ampiamente) perse nei minuti finali di caos, e anche questo vuol dire qualcosa. L’Europeo è stato così un disastro con il forno perenne alle Stožice e in effetti ci sono state anche gravi conseguenze con le dimissioni (provocate?) del Segretario generale della Federazione Rašo Nesterović e successivo caos in Federazione. Ottimo viatico per i Mondiali maschili, verrebbe da dire. Ecco, questo è quello che volevo dire. Non si tratta qui solo di risultati tecnici, ma proprio di clima che non lascia presagire nulla di buono per il futuro.
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