mercoledì 24 luglio 2024

I bei tempi in cui la Nazionale... falliva come adesso

Essendoci un minor numero di nazionali competitive, il terzo posto era indubbiamente ottimo (ma ci siamo arrivati solo una volta), il quinto discreto, il settimo era un fallimento.

E non lo dico io ma Superbasket del 28 settembre 1985, che ho sott'occhio in questo momento. Avevamo appena ottenuto il settimo posto agli Europei di Treviso. Così commenta Luca Chiabotti (non un pirla qualunque, visto che poi è diventato responsabile basket della Gazzetta):

"L'Italia è arrivata settima, una grossa delusione, una Caporetto. L'unica cosa veramente seria da fare in questo momento sarebbe fucilare tutti, tecnici e giocatrici. (...) La nazionale femminile è stata una barchetta alle prese con un mare troppo agitato da chi ha interesse, non solo sentimentale, a metterci le mani sopra."

Mentre nella stessa pagina, a firma di Pierluigi Valli (anch'egli non uno sprovveduto, mi pare), si legge:

"E l'Italia? 'Queste giovani non hanno spirito, ai nostri tempi eravamo ben diverse', ci diceva qualche mese fa Nidia Pausich. Purtroppo aveva visto giusto: sottoposte a una pressione psicologica ben superiore alle loro forze, alla prima occasione seria, importante, le azzurre si sono squagliate come neve al sole".

Nella pagina seguente c'è un altro articolo di Chiabotti, dove si punta l'indice sulla gestione federale (di Enrico Vinci) che inopportunamente aveva messo Corno a fare da assistente al c.t. Tracuzzi (creando un dualismo deleterio), poi anche: "Dei raduni, poi, non ne parliamo. Sono state fatte figlie e figliastre. Ragazze che hanno sudato tutta l'estate si sono viste portare via il posto dalle intoccabili, completamente a corto di preparazione". :woot:
Favoloso, sembra di leggere certi utenti di adesso. 1985, eh, non 2024, le righe appena citate.

Poi anche: "Dopo la partita con l'Ungheria erano due le cose da fare per un presidente federale: andare nello spogliatoio a strozzare di persona le giocatrici o radunare le ragazze e dire 'brave lo stesso, sarà per un'altra volta'. Era, invece, nei corridoi dell'albergo a lamentarsi di essere ancora personalmente a secco di medaglie nella femminile. Quasi che il sudore, i sacrifici, la sfortuna di questa nazionale non fossero altro che il tributo alla grandeur di un solo uomo".
Ricordiamo, era Vinci, non Petrucci il presidente di allora.

Quindi, ricapitolando: anche nell'"epoca bella" l'Italia deludeva, scattavano i processi, non mancava la classica veterana che sentenziava "ai miei tempi era un'altra cosa", si chiamava in causa il crollo psicologico, eccetera eccetera.

Il femminile è sempre stato una nicchia di perenni insoddisfatti, col processo sempre pronto a scattare e una gran voglia di salire sul pulpito a predicare che tutto fa schifo, a partire dal presidente Fip. E con ogni probabilità non è che le magagne vere mancassero, anzi...

Naturalmente, dato che l'utente Scheggia deve portare acqua al mulino della sua tesi secondo cui eravamo un giardino dell'Eden che poi è stato rovinato dai mascalzoni della Fip e dagli incapaci delle società, la realtà dei fatti non gli interesserà nulla. Ribatterà col suo solito repertorio: "difendi l'indifendibile", "guardi il dito e non la luna", "fai la punta al cazzo", "concio alle colonne", "toccato il fondo si continua a scavare", eccetera eccetera. Ma magari a qualcun altro che vuole analizzare e non solo abbaiare e ringhiare, può essere utile.

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