Personalmente mi sono recato, domenica 22 dicembre, a Cinisello Balsamo, immane borgo da 75.000 abitanti, gemello di Sesto S. Giovanni nell'hinterland a nord di Milano, che nella percezione comune è giustamente (e tristemente) noto per la sterminata mole di palazzoni-alveare, dove sono cresciuti anche rappers oggigiorno famosi; tuttavia il centro storico ha una certa eleganza, e lì sorge il PalaAllende che è tornato ad essere dimora del Geas dopo 13 anni, ovvero dalla stagione 2010-11 che fu l'ultima delle tre ivi disputate dal club sestese nell'impianto che, negli anni '80-inizio '90, era casa della storica Milano dove militò, fra le altre, Cinzia Zanotti, timoniera geassina ormai da una decade.
Ticha Penicheiro, playmaker somma, ha calcato quel parquet; anzi, non quel parquet perché è stato tutto recentemente rifatto nei lavori di restyling dell'impianto. Diciamo però che è stata in quelle mura, la portoghese regina degli assist. E non capisco perché non sia stata posta quantomeno una targa in ricordo.Come se il tempo non fosse passato, o perlomeno non così tanti anni, bruciandone ben 13 e mezzo dall'ultima volta, che fu gara-4 della semifinale del 2011 fra Geas e l'allora superpotente Taranto. Oggi quel club pugliese è tramontato già da un pezzo, quello sestese ha avuto i suoi triboli (autoretrocessione nel 2012, discesa sul campo nel 2016) ma è vivo e vegeto, così come lo è quel pezzo di storia del basket femminile che è Nonino, nel quale m'imbatto nel corridoio d'accesso al palazzetto.
Confortante era la cornice di pubblico che raggrumavasi progressivamente sull'unica tribuna aperta, la quale visivamente risultava alquanto piena; potrei quantificare intorno alle 400 presenze, forse più, l'affluenza, corroborata da un ampio e rumoroso manipolo di scledensi, i quali intonavano incessanti cori accompagnati da strumenti di percussione, purtroppo (per i timpani) a poca distanza dal qui scrivente. Ma tant'è, meglio così che il silenzio tombale di certe partite.
Ci si alzava in piedi per il rituale inno di Mameli; con una certa sorpresa degli astanti, i quali però s'adeguavano prontamente, veniva eseguita una versione ritoccata appositamente dalla LBF per celebrare l'esito delle elezioni federali del giorno prima: cantavasi infatti "dov'è la vittoria, che schiava di Petruc' Iddio la creò", per finire con un tonante "stringiamci a coorte, siam pronti alla morte, il Petruc' chiamò".

Ma passiamo finalmente alle vicende del campo. La disfida Geas-Schio faceva il paio con quella del giorno prima fra Derthona e Venezia, ovvero le due capoliste a cimentarsi in insidiose trasferte contro due delle principali... come definirle? Contendenti vere e proprie no, diciamo "migliori fra le altre", insieme a Campobasso.
Ambo le compagini arrivavano da trasferte infauste di coppa europea: il Geas dal meno 19 a Sopron, Schio dal fragoroso meno 34 a Mersin. Ma l'onta era soprattutto per le scledensi, seppellite da 30 punti di scarto in due quarti.
La prima domanda era quindi se Schio avrebbe approcciato la partita con ferocia per riscattare il rovescio turco ed evitare ulteriori ire di Cestaro. La risposta era no. Partenza, anzi, contratta per le arancioni, così come per il Geas (8-5 dopo 6 minuti); scentrate soprattutto Dojkic e Laksa.
A scuotere la rispettiva compagine provvedevano una Gwathmey reduce da 0 punti in 9 minuti a Sopron (guaio fisico, pare), stavolta invece assai pimpante nei suoi classici e plastici tiri da fuori; e una Juhasz che dava immediata pericolosità a Schio sotto canestro; con 6 punti dell'ungherese era 8-12 al 7' e rotti. Ma a saua volta il Geas replicava con un 9-0: Gwathmey e Trucco da fuori, e poi due contropiedi che inquietavano assai un Dikaioulakos alquanto incazzoso nei confronti delle sue (e non a torto, nel complesso): 17-12 al 10'.
Ancora Geas davanti a inizio 2° quarto, col classico duo Gwathmey-Moore (23-18 al 14'). La voglia odierna di Gwathmey spicca anche in uno stoppone rifilato a Laksa, la quale però si riscatta segnando i successivi 7 punti scledensi. Tuttavia il Geas rimane avanti con sprazzi di Makurat e Conti (30-26 al 17').
Ancora Makurat, arrivando a 6 punti di fila (che resteranno però gli unici della sua gara), fa 32-29 al 18'. Timeout furente di Dikaioulakos e stavolta l'effetto c'è, perché Schio con un parziale di 1-6, sfruttando l'accendersi di Dojkic e l'abbondanza di tiri liberi guadagnati (mentre Spreafico se ne procaccia 3 per un fallo su tripla ma ne segna solo uno), va all'intervallo dopo aver messo la freccia: 33-35.
Non un buon affare per un Geas che sul piano del gioco ha prodotto di più, ma si ritrova sotto.
Nel 3° quarto la bilancia pende definitivamente dalla parte ospite. E' il momento di Salaun, che segna in questa frazione tutti i suoi 13 punti di serata, con il suo consueto bagaglio completo fra iniziative in avvicinamento e dardi dalla media e dalla lunga. Il Geas da parte sua riesce a risalire due volte, da meno 11 a meno 6, poi da meno 10 a meno 4, con gli sprazzi di Moore e Gwathmey. Ma manca il contributo di qualcun'altra per poter resistere al vasto arsenale scledense: dopo una tripla fallita di sfiga da Spreafico (entra ed esce) per il meno 2, provvedono Salaun con un "jumper" acrobatico da rimessa da fondo e Dojkic con una tripla: a fine 3° quarto è +10 tondo (47-57).
Nell'ultimo quarto, il Geas riesce ad avvicinarsi di nuovo, 52-57 al 32', seppur sciupando una ghiotta occasione quando una nervosa Laksa si fa fischiare fallo tecnico, ma Gwathmey sbaglia il libero della sanzione, Makurat fa 0/2 sul fallo subìto che aveva innescato la protesta di Laksa, e sulla rimessa Moore sbaglia inopinatamente da sotto. Insomma da 5 punti potenziali non ne cava nemmeno uno.
E' il momento cruciale perché il Geas perde l'attimo per l'aggancio, Schio esce dal momento di difficoltà con Dojkic che con 5 punti di fila dà il via alla fuga definitiva; batte un colpo Verona (discreta in fase di manovra ma non di conclusione) con una tripla e poi un assist per André: parziale di 0-10, perché nel frattempo il Geas sbaglia ancora più volte da sotto; sul 52-67 a 3' dalla fine è sipario per quanto concerne l'esito. Poi le rossonere hanno il merito di lottare per addolcire lo scarto, cosa che fanno con un 9-0, ma vale solo per l'onore (61-67).
In sintesi: partita intensa e mai noiosa anche se nessuna delle due squadre si è espressa al meglio, alternando sprazzi buoni a momenti di crisi; a parità di prestazione, cioè da voto 6 per entrambe, logicamente ha vinto Schio.
Si hanno: Gwathmey 18 punti, Moore 16 per le locali, cui manca almeno un terzo polo in doppia cifra (e il 13/39 da 2 è fatale, a dispetto di un buon 9/24 da 3); 17 di Dojkic, 13 di Salaun, 12 di Juhasz, 10 di Keys per una non scintillante ma quantomeno bilanciata Schio.
Nota a margine: trippa quasi a zero per il trio longobardo in maglia scledense. L'ex Crippa in stampelle infortunata, Zanardi non entrata (domenica poco fausta per la famiglia, compresa la sconfitta di Brescia contro la rivale Faenza), Panzera, ovvero l'ex di turno più fresca, che ha lasciato Sesto nell'ultima estate, 7 minuti in campo, due tiri, zero punti.
Ma in spirito natalizio chiudiamo annotando che, a fine partita, Giorgia Sottana (non entrata per perduranti problemi fisici) ha presentato la sua iniziativa benefica per il Madagascar, ricevendo un contributo dal Geas per mano della capitana Barberis.
Nella foto: il Famila riceve l'applauso dei suoi aficionados dopo la vittoria.

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