La settimana di pausa delle coppe europee è l'occasione di una finestra sull'America. Tanto fuoco alla carne, vediamo se riesco a grigliarla.
- E' passato un mese e mezzo dalla fine della stagione Wnba del boom: giusto per ricordare un paio di dati, gli spettatori nelle arene sono saliti da 6.615 a 9.807 di media (+48% che è un incremento clamoroso da un anno all'altro), +142% nell'audience tv dei playoff dopo dati simili per la stagione regolare. Esploso anche il merchandising dei prodotti. Nei giorni scorsi si è letta pure la notizia secondo cui il marchio Wnba sarebbe quello più in crescita fra i maschi adulti, cioè quelli che di solito, almeno nella percezione comune, stavano più alla larga, e forse proprio la fascia che si è stancata dell'Nba maschile e che ha trovato nel femminile qualcosa di più gratificante sul piano dell'agonismo e del rispetto di un basket canonico.
E adesso arrivano altre 3 squadre: dal 2025 Golden State, nel '26 Portland e Toronto. Okkio a non fare il passo più lungo della gambe (20 anni fa fu così e varie franchigie chiusure) ma è un altro segnale tangibile della maionese che monta.
Certo, si può dire che è più facile crescere quando si parte da molto in basso; ma c'è tutto un fermento intorno allo sport femminile (ad esempio, ha debuttato in questi giorni una nuova lega "pro" di hockey donne e ha avuto subito elevate affluenze nelle arene) che fa pensare che non sia qualcosa di effimero, anche se non tutti gli anni ti capita una manna dal cielo chiamata Caitlin Clark.
- La quale Clark, a riposo dopo 12 mesi (Ncaa+Wnba) vissuti sulla cresta, a parte il controverso break olimpico, continua a distillare miracoli pur senza giocare. Il più recente è il suo ingresso fra le 10 sportive più pagate del mondo (in allegato la classifica); esattamente decima con 11 milioni di dollari ingurgitati, quasi alla pari con il mito della ginnastica Simone Biles e appena davanti alla nostra tennista Jasmine Paolini.
Perché definirlo "miracolo"? Well, fate voi: è l'unica atleta di uno sport di squadra fra le prime 15, dove dominano le tenniste e in second'ordine le golfiste; tutto ciò al suo primo anno da professionista (anche se guadagnava già al college grazie alle nuove norme sui diritti d'immagine); e tutto ciò quasi solo con le sponsorizzazioni, visto che il suo salario è stato di appena 76.000 dollari...
Qualche gelosia da parte delle colleghe è comprensibile (specie fra chi, sul piano tecnico, vale come e più di lei), ma c'è poco da fare: nello sport c'è chi piace di più e chi meno. E se uno piace di più, vende di più e guadagna di più. Gli altri se ne facciano una ragione.
- A proposito di soldi, quanto hanno guadagnato Zandalasini e Cubaj nella stagione Wnba 2024? Well, risulta che abbiano preso la stessa cifra, ovvero 64.000 dollari e rotti. La Wnba è una sorta di regime comunista adattato (davvero bizzarro nella terra del liberismo che sono gli USA), cioè ci sono degli standards di salario fisso in base all'anzianità e al livello della giocatrice (con qualche bonus giusto per arrotondare ma che non cambia la sostanza). Le più pagate del 2024 risultano essere state Ogunbowale, Loyd e Copper con 241.000 $, con lieve margine su un'altra ventina di giocatrici che piglia 200.000 e scaglie.
Quello degli stipendi da semi-comunismo sarà sicuramente uno dei prossimi problemi da risolvere per la Wnba. Il calmiere agli ingaggi, insomma l'austerity feroce stile-governo Monti, era necessaria negli anni delle vacche magre per non far saltare tutto in aria. Ma adesso che sembra arrivata la cuccagna, l'inadeguatezza di una paghetta da 76.000 $ per chi ne fa guadagnare milioni (tra botteghini, tv, gadgets ecc.) è davvero stridente. Solo che il sistema (che non è diventato redditizio di punto in bianco, ma risulta ancora in perdita nel suo complesso) non reggerebbe se all'improvviso il costo del personale si moltiplicasse.
Per quanto riguarda le nostre alfiere, viene da chiedersi: vale la pena passare l'estate oltreoceano per 64.000 dollari, di cui non so quanti ne restino in tasca netti? Dal punto di vista tecnico certamente sì, forse dal punto di vista meramente economico no.
- Difficile dire quindi se Zandalasini indosserà effettivamente la maglia delle Golden State Valkyries, nella stagione 2025. La neonata franchigia di San Francisco l'ha scelta nell'"expansion draft", che consentiva al team neo-entrante di arraffare le giocatrici dichiarate "non protette" dalle altre franchigie (cioè, non è che arrivi e dici: mi piglio Caitlin Clark di qua, A'ja Wilson di là, già che ci sono pure Stewart).
In sostanza Zanda è stata valutata non abbastanza forte da venire protetta da Minnesota, ma abbastanza interessante da venire presa dalle Valkyries (il che non è successo per Cubaj, for example). Però nel 2025 avrebbe un appuntamento prioritario verso giugno, "tale" Eurobasket Women, e la stagione Wnba comincia il 16 maggio...
- Che stia diventando sempre più incompatibile la stagione americana con quella europea lo dimostra anche la novità di Unrivaled. Che è? Well, una lega di basket 3x3 (a tutto campo, però, con dimensioni ridotte rispetto al 5x5 normale) creata dalle stelle Wnba Breanna Stewart e Napheesa Collier, che debutta in gennaio 2025 con 6 squadre da 6 giocatrici, totale quindi 36 elementi. I quali sono tutti grossi nomi che sarebbero potuti venire a svernare dalle nostre parti, come in passato avevano fatto quasi tutte: le due fondatrici, ovviamente, ma anche Griner, Marina Mabrey, Dolson, Diggins-Smith, Loyd, Gray, Ogunbowale, Hamby, Rhyne Howard, Vandersloot, Satou Sabally, giusto per elencare qualche nome alla rinfusa. E' fallito il corteggiamento alla messia Clark, ma c'è l'altra idola delle folle (social), Angel Reese.
[*Aggiornamento: Avevo dimenticato un piccolo dettaglio, o meglio l'ho saputo soltanto poc'anzi: pare che questa nuova lega Unrivaled pagherà 250.000 dollari ognuna delle sue 36 giocatrici. Per un impegno di 3 mesi scarsi. Altro che venire a svernare in Europa rischiando magari di farsi arrestare come Griner... Han trovato l'America.]
La neonata lega, che si è assicurata una copertura tv mica male, dovrebbe durare sino a fine marzo, quindi forse qualche protagonista s'inserirà poi in extremis per il finale di stagione europea, ma pare complicato, anche perché appunto, a metà maggio comincia la Wnba con relativa prestagione già dalle settimane precedenti.
Morale? Uno squadrone come lo Spartak Mosca di 10-15 anni fa, che assemblava Sue Bird, Taurasi, Lauren Jackson, Sylvia Fowles (cioè quattro delle 7-8 migliori al mondo), non lo vedremo più in futuro. Il che in teoria potrebbe essere un vantaggio per le squadre italiane, le quali pativano l'impossibilità di ingaggiare i fenomeni assoluti. Si potrebbe tornare a vincere grazie al gioco e alle idee, non solo grazie agli ingaggi stellari (anche se per ora le spendaccione turche sembrano ancora favorite). Ho però il timore che a sfruttare questa opportunità saranno più pronte le francesi e le spagnole.
- Chi sta già giocando da un mese, laggiù in America, sono le virgulte dell'Ncaa. L'atmosfera generale, a fiutarla da lontano, è come quando il Messia se n'è appena andato: si sente ancora la sua aura, cioè la scia dell'interesse che ha creato, ma non è esattamente quando c'era.
Ovviamente in questo caso il messia è la divina Caitlin.
Senza più lei (ed Angel Reese, Cameron Brink e altre vedettes della generazione d'oro) a guidare il cartellone sono la pallida e sottile Paige Bueckers, alfiera di Connecticut sotto Geno Auriemma, e la scoppiettante second'anno JuJu Watkins di Southern California. Entrambe guardie di spiccate doti realizzative come Clark (di cui non hanno però la dimensione da creatrici di gioco). Dello stesso stampino anche un'altra starlette quale Hailey Van Lith (vista a Parigi '24 nel 3x3), la quale ha cambiato nuovamente college, dopo l'esperienza poco gratificante alla corte di Reese a LSU, preferendo fare la stella unica nella piccola Texas Christian (TCU), che però sta sorprendendo finora.
Nel ranking generale, però sempre fluttuante, risulta prima UCLA davanti a Connecticut, South Carolina campione uscente, Texas e LSU. Non figurano fra le prime 25 i college delle due alfiere di punta nel contingente italico di stanza in Ncaa: Washington State di Eleonora Villa (14 punti di media nelle prime 8 gare) e Florida State di Vittoria Blasigh (10.8 di media in 10 partite).
La neonata lega, che si è assicurata una copertura tv mica male, dovrebbe durare sino a fine marzo, quindi forse qualche protagonista s'inserirà poi in extremis per il finale di stagione europea, ma pare complicato, anche perché appunto, a metà maggio comincia la Wnba con relativa prestagione già dalle settimane precedenti.
Morale? Uno squadrone come lo Spartak Mosca di 10-15 anni fa, che assemblava Sue Bird, Taurasi, Lauren Jackson, Sylvia Fowles (cioè quattro delle 7-8 migliori al mondo), non lo vedremo più in futuro. Il che in teoria potrebbe essere un vantaggio per le squadre italiane, le quali pativano l'impossibilità di ingaggiare i fenomeni assoluti. Si potrebbe tornare a vincere grazie al gioco e alle idee, non solo grazie agli ingaggi stellari (anche se per ora le spendaccione turche sembrano ancora favorite). Ho però il timore che a sfruttare questa opportunità saranno più pronte le francesi e le spagnole.
- Chi sta già giocando da un mese, laggiù in America, sono le virgulte dell'Ncaa. L'atmosfera generale, a fiutarla da lontano, è come quando il Messia se n'è appena andato: si sente ancora la sua aura, cioè la scia dell'interesse che ha creato, ma non è esattamente quando c'era.
Ovviamente in questo caso il messia è la divina Caitlin.Senza più lei (ed Angel Reese, Cameron Brink e altre vedettes della generazione d'oro) a guidare il cartellone sono la pallida e sottile Paige Bueckers, alfiera di Connecticut sotto Geno Auriemma, e la scoppiettante second'anno JuJu Watkins di Southern California. Entrambe guardie di spiccate doti realizzative come Clark (di cui non hanno però la dimensione da creatrici di gioco). Dello stesso stampino anche un'altra starlette quale Hailey Van Lith (vista a Parigi '24 nel 3x3), la quale ha cambiato nuovamente college, dopo l'esperienza poco gratificante alla corte di Reese a LSU, preferendo fare la stella unica nella piccola Texas Christian (TCU), che però sta sorprendendo finora.
Nel ranking generale, però sempre fluttuante, risulta prima UCLA davanti a Connecticut, South Carolina campione uscente, Texas e LSU. Non figurano fra le prime 25 i college delle due alfiere di punta nel contingente italico di stanza in Ncaa: Washington State di Eleonora Villa (14 punti di media nelle prime 8 gare) e Florida State di Vittoria Blasigh (10.8 di media in 10 partite).

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