Una Final Eight senza padroni designati, senza favorite d'obbligo, ma solo semi-favorite, trova in Empoli una vincitrice nitida. Dominata Mantova tranne un passaggio a vuoto a cavallo della pausa lunga; capolavoro su S.G. Valdarno con una partenza forte e poi soffocando ogni reazione della rivale corregionale; in finale con Costa, è vero che ha vinto di un punto (75-74, un altro thriller dopo quella dello scorso anno che aveva battuto ogni record con 3 supplementari), ma ha fatto l'andatura e poi ha trovato il colpo di reni vincente in volata. Su 120 minuti, ne ha trascorsi qualcosa come 110 in vantaggio.
- Nulla da eccepire su chi sia stata la migliore delle 8 in lizza. Il che non significa migliore in ottica-playoff, òcio: anzi, dal 2017, cioè da quando c'è la F8, su 9 edizioni solo Crema nel 2022 ha bissato coppa & promozione. Un conto è essere la migliore in marzo nella dura ma condensatissima riffa di 3 partite secche in 3 giorni, un conto è esserlo in maggio in una maratona di 3 serie da 2 o 3 partite, più diluita nel tempo.
Quindi al massimo si può dire che il girone Est è stato meno competitivo dell'Ovest, diciamo pure che ne ha prese un sacco e una sporta, se non fosse per le padrone di casa, che però appunto avevano il vantaggio di campo e pubblico. Vedremo se nei playoff cambierà qualcosa; al momento il divario è parso netto.
- Un fattore-chiave per Empoli è stata la capacità di tirare bene o molto bene da 3 in tutte le partite (nell'ordine: 11/26, 9/19 e 11/30), cosa per niente semplice in 3 serate di fila contro avversarie del massimo livello: normalmente almeno una volta in cui spacchi i ferri la becchi. Su questa base la compagine tosca ha aggiunto la versatilità di Colognesi, Tarkovicova e Vente, una Castellani che ha smazzato 27 assist, una difesa che ha saputo mordere (pur con qualche passaggio a vuoto in finale), e un supporto prezioso delle attrici non protagoniste; perché se guardi la somma delle individualità, la squadra di Cioni ne aveva probabilmente meno rispetto a certe rivali, e del resto in campionato qualche passo falso l'ha avuto, ma è un bel collettivo che in queste F8 ha mostrato la sua versione migliore.
- Sulle individualità va però sottolineato che, se il premio di mvp riguardava solo la finale, ci sta di darlo a Ianezic che l'ha decisa, obiettivamente, con 8 punti in volata; ma nell'arco della F8 la migliore è nettamente Silvia Colognesi. La quale si è presa lo sfizio di battere la sua "alma mater" Costa in finale. Ma soprattutto ha avuto un rendimento altissimo sui 3 giorni: 19,3 punti e 10 rimbalzi di media, 50% da 2, 56% da 3, 28.3 di valutazione a partita. Ianezic, per dire, ha avuto 11.3 punti di media e 11 di valutazione. Fino allo scorso anno Colognesi era una buona giocatrice, gran rimbalzista ma con un arsenale offensivo limitato. Ora è un'ottima giocatrice che ha aggiunto l'arma di un tiro da 3 che può essere micidiale, come contro Valdarno: 5/6 dall'arco nel primo tempo. Ma ha anche una presenza mentale notevole, non svalvola mai anche quando in campo regna il caos, non va sopra le righe né indulge in personalismi. Magari c'è chi incanta di più per talento puro, movenze o che altro, ma lei è una colonna solidissima nell'edificio di una squadra.
Detto di Ianezic-killer, merita una nota Liga Vente, che in A1 probabilmente mostra limiti di taglia e tecnica, ma al piano di sotto ha messo insieme un palmarès clamoroso, 3 promozioni e 2 Coppe: parafrasando il famoso detto sui tedeschi che vincono sempre nel calcio, "l'A2 femminile è quella categoria in cui si scannano una trentina di squadre e alla fine vince sempre quella di Liga Vente".
- Quando perdi di un punto la finale non vai via col sorriso sulle labbra, ma Costa ha fatto una buona F8, approfittando in parte dei guai di Udine ma comunque battendola con autorità, poi scampando al trappolone di Roseto che la sera prima aveva impegolato il Sanga, infine contendendo la vittoria sino all'ultimo, rimontando un'Empoli che a lungo sembrava lanciatissima a bissare il dominio su Valdarno. La squadra di Andreoli vive di alti e bassi, ha minuti di appannamento in cui perde palloni banali e s'intestardisce nelle triple, apparentemente dimenticandosi di avere due torrioni d'area come Osazuwa e Kaczmarczyk (oltre che penetratrici pericolose come Crowder e N’Guessan), ma ha anche frangenti in cui ha un'energia e un pacchetto completo piccole/lunghe/tiratrici in grado di rifilare parzialoni a chiunque. La migliore nell’arco dei 3 giorni è stata “Big O” Osazuwa, che come già in campionato ha fatto vedere quanto sia progredita nella continuità mentale sui 40 minuti, dimostrata non solo dalle cifre complessive (16 punti e 8,3 rimbalzi di media col 64% da 2 per 22 di valutazione) ma anche da canestri importanti che ha messo nei due finali in volata, segnatamente quello della svolta in semifinale, con un’entrata di forza ma anche di destrezza dal post alto (in un momento di massima pressione perché Costa s’era fatta sorpassare accumulando errori); ma anche in finale è stata lei a tenere viva Costa replicando a Ianezic, prima della tripla “tabellata” di Cibinetto che è arrivata troppo tardi (meno 1 a 2 secondi dalla fine).
- Le maggiori delusioni, rispetto al previsto, sono Valdarno e Sanga che erano le finaliste più pronosticabili. Non è che sia la prima volta, anzi, che si entra papa e si esce cardinali alle Final Eight, l’abbiamo visto con tante squadre-top negli anni. Stavolta è toccato a loro. Le tosche hanno passeggiato fin troppo agevolmente con Matelica, poi sono sembrate faticare a “settarsi” a un livello più alto di difficoltà come quello proposto da Empoli, che le ha strapazzate dall’inizio alla fine. Qualche segnale di vulnerabilità era in effetti emerso nella marcia d’avvicinamento alla kermesse, sotto forma di sconfitta a Broni e vittoria risicata a Livorno: forse l’assenza di Conde pesa più del dovuto, perché in compenso è arrivata Policari e non è che il resto del roster sia carente.
- Milano ha avuto un po’ di sfiga nel beccare la squadra di casa “in gas”, ma anche demeriti nel non riuscire mai a prendere le redini della partita. Solo qualche sprazzo (+6 a inizio secondo quarto, e soprattutto +5 a 4’ dalla fine) in mezzo a molta fatica. La volata dimostra poi che a volte nelle situazioni di massima tensione non vince l’esperienza ma la gioventù, visto che Lucantoni ha messo tutti i tiri decisivi mentre le “big” del Sanga hanno sbagliato sia scelta che esecuzione (mi riferisco soprattutto alle entrate fallite da Moroni e Nori nell’ultimo minuto), oltre a inanellare due svarioni di fila con Cicic (dormita difensiva su penetrazione e passaggio regalato). La stessa Toffali sembrava una Ferrari con le ganasce alle ruote, un po’ perché Roseto le è stata addosso con profitto, un po’ perché non era in giornata lei, anche se poi di classe e di mestiere ha racimolato 13 punti dopo lo zero all’intervallo.
- Roseto ha indubbiamente reso sopra il suo potenziale, come dimostrato anche l’indomani sfiorando il bis contro Costa, e alla luce della debacle delle altre del suo girone (c’è da supporre che in campo neutro non avrebbe fatto molto meglio di loro).
Contro Milano ha trovato una Espedale versione “jolly inatteso” che spariglia le carte dando fiducia alle compagne col suo ingresso dalla panca, poi una Lucantoni che conferma il gusto per i canestri decisivi (se fosse forte nei primi 38’ come lo è negli ultimi 2’, saremmo a cavallo) e una Coser che in battaglia sa sempre dire la sua. Oltre a una Saskeviciute costante e una Caloro positiva sia nel realizzare che nell’arginare Toffali.
Contro Costa ha probabilmente giocato meno bene ma è arrivata vicina a partorire un altro colpaccio, quando dopo aver succhiato le ruote delle lombarde per tutta la partita (cioè sempre sotto ma di poco), ha messo la freccia a 45” dalla fine con Coser che ha lucrato fallo su una tripla e ha messo 2 liberi su 3 per il +1, ma Osazuwa di là ha replicato in entrata e per la favola rosetana è scoccata la mezzanotte, visto che poi non ha azzeccato più nulla, beccando un 7-0 in un amen.
- Per il resto è stata una Caporetto del girone Est, come già s’accennava prima. Udine purtroppo è stata svuotata (forse non solo di giocatrici ma anche di energie mentali) dalle vicissitudini societarie; è durata un quarto contro Costa. Mantova e Matelica hanno preso legnate, con la differenza che le lombarde contro Empoli hanno almeno avuto una buona reazione col sorpasso nel 3° quarto, prima di eclissarsi con un parziale di 0-18; mentre le marchigiane non hanno dato segni di competitività. Al momento è difficile capire qualcosa in quel girone in ottica-playoff, anche perché al momento sembra Treviso la migliore laggiù, come del resto Broni rischia di essere la migliore dall’altra parte, ed entrambe non c’erano alla F8. Così come non c’era Ragusa che non va trascurata in prospettiva. Un gran magma ma è anche bello così.
- Sul bilancio organizzativo non mi pronunzio, avendo assistito a distanza. Pare che un maldestro spettatore abbia staccato un cavo dello streaming all’inizio della prima giornata; l’associazione degli statistici ha denunziato cifre malfatte; c’è stato l’affaire inquietante del pulmino di Empoli sabotato (e tuttavia ha portato bene, se vogliamo…), bis del guasto già capitato alle Panthers la settimana prima.

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