martedì 15 ottobre 2024

Coppe europee (2^parte) - Il Geas riaccende la sua storia europea ma non fa l'impresa col Besiktas

Eurocup (segue)

Geas-Besiktas. Per il ritorno del Geas nelle coppe dopo 45 anni (semifinale di Coppa Campioni 1979, l'anno dopo il trionfo), nonché della Lombardia dopo 21 (cioè era dalla Comense 2003 che nessun club longobardo partecipava alle coppe, altro che "locomotiva d'Italia"), era doveroso il viaggio nelle lande trafficate e informi di Castellanza, al confine tra le province di Varese e Milano, dove il club sestese ha trovato ospitalità per questo cimento europeo.
Ad aggiungere ulteriore richiamo era la visita di un club di blasone come il Besiktas, possente polisportiva istanbullota, finalista in carica in EuroCup, e reduce da una figura più che dignitosa in Supercoppa europea contro il Fenerbahce.

- A essere onesti, però, è stata una di quelle partite che non decollano mai: una squadra fa troppa fatica a segnare, l'altra viaggia sul "6 politico" controllando la situazione. L'inizio ultra-contratto del Geas in attacco ha segnato la gara: 2/22 dal campo nel 1° quarto, 4 punti segnati. Comprensibile la tensione al debutto europeo e contro la finalista in carica; però sono proprio le giocatrici-chiave, non certo prive di esperienza internazionale, a sbagliare di più, intendo ovviamente Gwathmey e Moore che finiranno con un 1/19 in coppia, più unico che raro. Se il Geas limita i danni è grazie all’apporto della panchina (quest’anno ha 10-giocatrici-10), con Orsili, Gustavsson e Spreafico meno “ghiacciate” delle titolari; grazie a un’apprezzabile combattività che frutta rimbalzi offensivi e recuperi; e anche grazie a una versione del Besiktas tutt’altro che scintillante, come già detto poc’anzi.

- Le turche, dopo il crac di Nika Muhl in Supercoppa e, credo, qualche arrivo ancora da attendere, hanno in sostanza 6 giocatrici più scampoli per manovalanza indigena. La dinamica Evans, l’ex veneziana Fagbenle e la mastodonte Hillsman fanno il loro, seppure con momenti di pausa; la lunga turca Bayram è una discreta gregaria ma si prende le poche briciole lasciate dalle altre; opaca l’inglese Winterburn rispetto alla versione frizzante che avevamo ammirato in finale di EuroCup quando era avversaria del Besiktas, con la maglia delle London Lions (così come Fagbenle), le quali hanno poi rinunciato alle coppe ’24/25 per problemi economici. C’è poi il play-guardia croato, di piccola taglia, Lazic, come cambio, piuttosto anonima nell’occasione.
Tutto ciò per dire che il Besiktas non affonda i colpi, sicché il Geas rimane in piedi nonostante il tappo al canestro. Tappo che però perdura, dopo un fuoco di paglia, per gran parte del 2° periodo, per cui si arriva a 11-27 dopo 17 minuti.

- A quel punto c’è finalmente una scintilla che scalda l’ambiente sin lì preda di una certa depressione: Spreafico segna da 3; Conti rifila uno stoppone notevole a Hillsman, arrivando in aiuto su un appoggio da sotto; sulla transizione ancora Sprea infila una tripla.
Però l’attimo propizio svanisce su una palla vagante che poteva essere un nuovo contropiede sestese e invece viene arpionata da Hillsman per il canestro da sotto. Si va all’intervallo sul 18-31, con un po’ di rimpianto per una tripla di Sprea allo scadere che entra ed esce.

- Insomma la sensazione è che la partita sia in salita ma non sepolta, a patto che i fuochi del Geas non siano di paglia. Il 3° quarto è interlocutorio: né riapre, né chiude. Dopo che Fagbenle e un guizzo di Bayram minacciano già i titoli di coda (24-39 al 24'), le straniere di Sesto, tranne Gwathmey che non ne azzecca una, danno qualche segnale di risveglio, soprattutto Makurat con due triple (curiosamente su rimbalzo in attacco del Geas dopo erroracci da sotto), quanto basta per riportarsi a meno 9 e palla in mano, contro un Besiktas fin troppo attendista. Fallite 3 occasioni sul meno 9, il Geas è ricacciato da una tripla di Evans, cui risponde però Orsili con 3 liberi. Si è sul 35-45 al 30’.

Evans è decisamente in cattedra in questo frangente: segna con aggiuntivo, poi scippa Spreafico e deposita il 38-52 a 7'30" dalla fine. Quando il Geas sciupa anche un aiutino avversario, sotto forma di un tecnico alla panchina turca non sfruttato, tutto sembra destinato a un finale piatto e mesto.
Invece ecco la scintilla tanto agognata: all'improvviso ecco la continuità offensiva per il Geas, che azzecca 4 azioni di fila: tripla di Conti, un contropiede e un'entrata di Makurat inframmezzate da un assist di Sprea per Gustavsson: totale 9 punti, mentre la difesa lavora bene e sembra davvero mettere in difficoltà il Besiktas. Ci si trova quindi sul 48-53 a -4'30" con l'onda tutta a favore per il Geas.
Ma anche stavolta non dura a lungo: il Besiktas non può più scherzare col fuoco, alza il volume in difesa, si sblocca con Hillsman, poi ancora un intercetto di Evans più contropiede, poi Evans con l'assist per Fagbenle. Sequenza chirurgica e tagliagambe (48-59 a 3' dalla fine), che lascia col dubbio che le turche sapessero di poter cambiare marcia a piacimento, e non si siano dannate l'anima se non quando era necessario.
Altrimenti la sintesi della partita è che un Geas spaccaferri (15/70 dal campo alla fine) e con le sue due migliori giocatrici in serata nera non è andato lontano da mettere paura al Besiktas, cioè una delle probabili pretendenti alla coppa.
Troppa filosofia. Sta di fatto che il parziale degli ultimi 4'30" è stato di 1-10, per un conclusivo di 49-63.
Si hanno 14 punti di Makurat e 12 di Spreafico per le sestesi; 19 di Evans, 17 di Fagbenle e 13 di Hillsman per le turche, o meglio per la solita multinazionale ottomana dove le indigene fanno tappezzeria (8 punti totali nell'occasione), anche se non è certo una novità.

- Nota finale sul pubblico. Con inguaribile e infondato ottimismo m'aspettavo di meglio. Ho avuto qualche sospetto quando, arrivando a pochi minuti dall'inizio, ho trovato posto nel parcheggio interno del palazzetto, che non è vastissimo; indice di una folla non strabocchevole. E infatti, diciamo così, qui l'effetto-Caitlin Clark non è ancora giunto... :huh: 200 spettatori, il dato ufficiale, dovrebbe essere giusto. Ma probabilmente non aveva senso aspettarsi di più. L'EuroCup richiama pubblici notevoli solo in una manciata di piazze, e difficilmente Sesto S. Giovanni sarebbe una di queste se si giocasse "in loco"; ancor più arduo in una Castellanza che risulta distare 38 km dal PalaNat sestese; tragitto oltretutto ipertrafficato, almeno nell'orario in cui bisogna percorrerlo per arrivarci (il giovedì fra le 19.30 e le 20.15, all'incirca).
C'è poi un annoso e irrisolvibile problema del femminile, almeno qui in Lombardia: che il vertice non attira più interesse della base. Vuol dire che può fare 200 spettatori una B, una C, a volte anche una Promozione; ma l'A1 e l'A2 fanno la stessa cifra. Perché non c'è una squadra in cui tutti s'identifichino al di là del campanile. In A1 hai la moltiplicazione delle spese ma non degli incassi. Per fare un esempio extra-Geas, ma limitrofo: il Sanga salendo in A1 lo scorso anno ha aumentato il pubblico, foss'anche di mezza unità? No, anzi forse ne ha perso, perché al di là dei risultati negativi c'era da spostarsi nella parte opposta della città rispetto al quartiere di radicamento; e a nessuno di chi segue le altre società cittadine è passato per la mente di identificarsi nella "squadra di Milano che gioca in A1" :angry: , come invece succede nel maschile nei confronti dell'Olimpia.
Tornando al Geas, l'abitudine di andare a vedere la partita anche in settimana per una coppa europea va creata da zero, oltretutto a 40 km da casa. Va fatto un applauso per il coraggio di cimentarsi nell'arengo continentale. Magari se si va avanti nella competizione l'interesse lieviterà, e in ogni caso non si può restare eternamente nell'orticello senza tentare qualcosa di più ambizioso, cosa che quest'anno la dirigenza sestese ha fatto.

lunedì 14 ottobre 2024

Coppe europee (1^parte): tuoni Schio (in Rai!) e Venezia. Battaglie vinte per Sassari e Campo

Dopo gli antipasti dei preliminari a fine settembre (che per noi hanno bocciato Battipaglia e promosso Sassari) e della Supercoppa d'inizio ottobre vinta dal Fenerbahce sul Besiktas e macchiata dall'intemperanza dei tifosi turchi (sospensione con replay l'indomani a porte chiuse; poi vittoria di prammatica del Fener pur con buona resistenza bianconera sino all'infortunio di Muhl), :angry: ecco il via vero e proprio alla stagione europea '24/25.

E l'Italia scatta dai blocchi con baldanza, incamerando 4 vittorie su 5, su cui spiccano quelle prepotenti di Schio e Venezia in Eurolega. Sarà stato lo shock benefico dell'annuncio delle dirette tv su RaiSport? :blink:
Più concreta è l'ipotesi - guardando anche alle nostre alfiere di Eurocup - che la riduzione all'osso delle squadre di A1 abbia favorito la concentrazione di giocatrici di spessore nelle nostre rappresentanti di coppa. Tutto da confermare nei prossimi turni, ma intanto bene così.

Eurolega
- Schio-Salamanca. Senza Dojkic e Juhasz, fare +34 su un'avversaria reduce dai playoff dello scorso anno è notevole. Fa bella figura davanti alle telecamere Rai una Schio che decolla clamorosamente dopo il 35-35 a 3'40" dall'intervallo. La prima spallata è un 12-0 da lì al riposo, firmato da Sottana con 3 assist per altrettante triple di Salaun, e poi una tripla segnata personalmente (47-35 al 20'). In precedenza Salaun già protagonista insieme a Keys.
A inizio ripresa, show balistico di Laksa che erutta triple senza quasi prendere la mira. Salamanca è confusionaria in attacco, perde palloni, non sembra sapere che pesci pigliare; si fa travolgere quasi senza reazioni (67-43 al 30'). Subisce pure un 14-0 negli ultimi 3 minuti e mezzo, che portano lo scarto appunto a +34 (92-58), oceanico. E con la formula nuova, dei gironcini a 4, la differenza-canestri conta ancora di più. Bestiali le cifre di Salaun (24 con 6/10 da 3 + 9 rimba.), Keys (18 con 5/7 dal campo e 6/6 ai liberi) e Laksa (19 con 5/8 da 3). Di là poca roba, 12 di Fasoula e 10 dell'ex di turno Guirantes.

Gyor-Venezia. Anche qui abbiamo un decollo alla distanza per la nostra portacolori. Da 38-38 quasi alla metà del 3° quarto, si spacca quasi all'improvviso la partita con la folata di Kuier, 7 punti in fila, cui tengono bordone Pan, Villa, Smalls, Cubaj (45-58 al 30'). Gyor resta aggrappata con la lontana parente dell'utente Garbo (Darcee Garbin) :rolleyes: ma Santucci e Cubaj la strozzano definitivamente. Massiccio il 59-80 finale. Cubaj top con 15 punti (6/8), Kuier 14, Pan 13, Villa 11.

EuroCup
- Sassari-Riga. Bel duello e molto bene la Dinamo; da 36-36 al 20' è determinante lo scatto nuragico nel 3° quarto (+11), mantenendo poi un margine di sicurezza: 83-74. Tris di ventelli a trascinare le sarde: Carangelo 24, Taylor 21, Begic 20.

- Campobasso-Pecs. Nel caliente catino campobassano, il debutto delle molisane sulla scena europea è una festa. Dopo due quarti già ben condotti (+8), Campobasso decolla nel terzo con una spallatona che sembra definitiva (56-40 al 30'). Invece, complice un giuoco che si fa spigoloso, le ungare succhiano punto su punto sino a giungere al 66-65 con 1'20" sul cronografo, che fa odorare aria di beffa. Non è così, perché dalla lunetta Campobasso è infallibile nel finale mentre Pecs smarrisce il canestro (72-65).
Madera top per le molisane (18 punti con 3/7 da 2, 3/6 da 3), Pallas 14, Ziemborska 13. Per le sconfitte, due ex-A1 nostrana: Held 14, Reisingerova 14.

venerdì 11 ottobre 2024

Wnba: semifinali, New York detronizza Las Vegas e le Linci di Zanda domano la tigna di Connecticut

Ci hanno dato dentro. Non che al 1° turno avessero fatto flanella, ma i quattro secchi 2-0 avevano reso tutto troppo rapido e liofilizzato. E comunque le top-4 della griglia erano un livello sopra le sfidanti. Le semifinali Wnba invece sono state due settimane di battaglia. Alla fine passano le top-2, però sudando.


- Bando ai preamboli. La serie con più fascino era fra New York e Las Vegas: la capitale del lavoro contro la capitale del giuoco, :blink: la rivincita della finale 2023. Ma stavolta con NY favorita. Le Liberty hanno indirizzato bene la serie con una partenza forte in G1, +10 all'intervallo, tenendo fino in fondo (87-77) nonostante 21 punti di Wilson e 24 di Kelsey Plum che si è fatta notare anche per un battibecco col solito regista (cinematografico, non cestistico) Spike Lee, icona newyorkese. Per le metropolitane, magistrale Stewart con 34, ne aggiunge 21 Ionescu.
In G2 la voglia di riscatto delle Aces funziona solo all'inizio, poi NY riprende il sopravvento e arriva in porto pur di misura (88-84). Ancora Ionescu fra le matadoras (24), più tranquilla Stewart (15) ma il collettivo giostra bene. Per Las Vegas fa il suo, ma senza miracoli, Wilson (24), non male le varie Young e Gray, ma floppa Plum.
Da notare, anche se normali in questa stagione piena di folle, i 14.000 spettatori in ambo le gare nella Grande Mela (Brooklyn per l'esattezza).
In G3, spalle al muro, le bicampionesse in carica reagiscono d'orgoglio e con uno strappone da 21-6 nel 3° quarto siglano il 95-81 che vale l'1-2 nella serie. Young 24 punti, Plum 20, Wilson 19+14 rimba; Stewart 19 per una NY che probabilmente non si è dannata più di tanto, una volta intuito che la serata non era propizia per fare 3-0. Appena 4 punti per Ionescu con 1/7.
In G4 tutta un'altra musica difensiva per le Liberty, che insaccano un attacco Aces che sembra aver esaurito la benza nella fiammata di gara-3. Ionescu, reduce da una prova opaca, è una furia sparatriple. A fine 3° quarto, peraltro, è solo +2 per NY, che però scappa via con un parziale di 11-23 (per un finale di 62-76) e chiude 3-1 la serie, detronizzando le discepole di Becky Hammon (per la prima volta eliminata da allenatrice dopo 2 titoli in 2 anni). Wilson chiude con 19 punti+10 rimba una stagione in cui individualmente ha dominato come non mai (e in mezzo s'è presa pure l'oro olimpico), ma a livello di squadra poco esaltante.

- Ancora più dura, anzi decisamente più dura, l'altra serie tra Minnesota e Connecticut. Se Las Vegas nel complesso delle 4 gare ha mostrato la corda, qui nessuno ha mollato un centimetro fino in fondo.
Connecticut conferma lo smalto della serie con Indiana e fa il colpo in G1 (70-73) concedendo appena 8 punti alle Linci nell'ultima frazione. Di nuovo Mabrey matadora con 20 punti; Thomas 17. La difesa delle Sun, dopo aver arginato Clark, si ripete su Collier, che dopo i 40 di media nel primo turno si ferma a 19.
Minnesota non può fallire anche G2 e non lo fa, ma deve sudare svariate camicie, in una lotta che si chiude con punteggio quasi identico alla prima, ma speculare (74-70). Emerge l'ossigenata (e indemoniata) Courtney Williams, fattore-chiave della serie, con 17 punti stavolta; Collier addirittura tenuta a 9 punti dall'arcigna retroguardia Sun, ma il collettivo compensa. Non bastano 18+10 rimba+7 assist di Thomas, né 17 di Bonner.
Ci si sposta nell'algido Connecticut, nell'anonima Montville dove è sita la Mohegan Sun Arena da 9.500 utenti. G3 è cruciale per prendere il controllo della serie e le Linci piazzano la stoccata con un +12 nel primo tempo, che riescono a portare al capolinea (81-90). Collier torna a garrire con 26 punti+11 rimba, Williams fa 16+8 assist. Sull'altro fronte 21 di Brionna Jones. E qui forse Connecticut inizia a pagare il fatto di avere tante potenziali punte ma non un riferimento principe fisso.
Tuttavia la risposta del collettivo Sun è caparbia: in G4 Minnesota scatta meglio, ma Connecticut domina la seconda metà, 49-32, e stampa un 92-82 che rimanda tutto alla "bella". Stavolta è Tyasha Harris con 20 la top scorer delle Soleggiate, che ne hanno altre 4 in doppia cifra a conferma del tessuto corale. Non basta la star Collier (29+13 rimba) alle Linci.
E dunque tutto in una partita nella gelida (forse non già in questo inizio ottobre) landa nordica del Minnesota; G5 inaspettatamente è quasi un monologo delle Linci, che scardinano il bunker avversario, fin lì granitico, con un 53-34 nella prima metà, che spiana la strada all'88-77 valido come biglietto per le finals. Collier nuovamente primattrice con 27+11 rimba, col supporto altrettanto decisivo di un'invasata Williams, 24+7 assist. Per Connecticut l'ennesima top-scorer diversa, Carrington con 17.

- E la nostra Zanda? Well, la trippa per le comprimarie era pochissima, ma qualche scampolo l'ha avuto: impiegata in 4 gare su 5, con un massimo di 17' in G2, realizzando 13 punti totali nella serie (4/11 dal campo). Raccolta delle briciole, si dirà, e non a torto; ma sono le semifinali Wnba, cioè di una lega che ha appena 12 squadre e quindi schiera quintetti di all-stars. Curioso però che mentre noi in Europa abbiamo il culto degli organici lunghi, 10-giocatrici-10 (almeno chi se le può permettere) perché la stagione è logorante, da loro dove tra regular e playoff fanno 50 gare in 5 mesi non si fanno problemi a ridurre le rotazioni a... 5 titolari più briciole per un paio di panchinare. :o:

- Nota in chiusura sull'audience tv. Non stupisce che, scomparsa Clark, sia finita la cuccagna, tuttavia risulta una media di 850.000 spettatori per le due serie di semifinale, pari al 99% dello scorso anno, e le più viste su ESPN in 25 anni.

Nella foto: Zandalasini durante la serie con Connecticut.


mercoledì 9 ottobre 2024

A1: Campobasso e Geas soffrono ma passano; la festa di Alpo a Verona. Iniziata l'A2

 Seconda di A1: liquidiamo rapidi le 3 partite "tanti a pochi" per poter poi passare alle uniche due con sugo.


- Schio-Battipaglia. Come una gara di corsa tra una Lamborghini e una macchinina a pedali. 27-13 dopo un quarto, 82-50 dopo tre, 102-62 alla fine. Probabilmente Schio non aveva nemmeno troppa voglia d'infierire né di sciupare energie alla vigilia della prima d'Eurolega, ma tant'è, anche la meno forte delle sue 10 giocatrici (sempre uccelle di bosco Dojkic e Juhasz, impegolate fino in fondo con la Wnba; intanto è stata presa Hruscakova come tappabuchi) è più forte della migliore di Battipaglia. 23 punti di Laksa e 21 di Bestagno.

- Sassari-Faenza. Le romagnole erano reduci dall'impresa con Brescia, le sarde da una scoppola con Campobasso, ma qui s'invertono le parti ed è logico che Faenza non potesse fare ulteriori miracoli, senza Fondren, senza aver ancora rimpiazzato la fuggiasca Jackson e per giunta senza un apporto tangibile da Roumy, la quale dopo essersi guadagnata il soprannome di "Pippo Inzaghi" per il fiuto del canestro all'esordio, stavolta fa 4 punti con meno 7 di valuta. Le nuragiche chiudono i conti in fretta (27-11 al 10', 54-29 al 20', 92-65 alla fine) mettendo in mostra una gran Taylor (34 punti con 9/15 da 2, 3/4 da 3, 7/8 ai liberi, 8 rimba, 41 di valuta). Per le Selettiane, oltre a 18 di Reichert, interessanti in prospettiva i 16 di Turel.

- Alpo-Venezia. Non è stata priva d'interesse, anche se fin dalla palla a due si è intuito chi avrebbe vinto. Si è giocato al palasport grande di Verona, in una cornice forse superiore a ogni aspettativa (950 spettatori secondo il "live score" LBF, 1300 secondo le fonti societarie), comunque confortante anche se non sempre hai il richiamo dell'esordio dell'A1 e della visita delle campionesse d'Italia. Alpo è stata all'altezza, logicamente inferiore ma non umiliata. Lo scarto è salito nei primi 3 quarti sino a +20 e tale è rimasto alla fine (60-80). Esordio di Cubaj fresca reduce dall'America, terza scorer delle sue con 12 (Smalls 16 e Pan 15). Per Alpo ne fa 19 l'affidabile Mathias e 14 Frustaci. Peccato l'infortunio al "vino buono in botte piccola" Moriconi (tra l'altro a partita ormai defunta): caviglia, vedremo la prognosi.

- Eccoci alle due partite più incerte, concernenti Campobasso e Geas, la coppia che aspira alla seconda fila dietro le due inarrivabili. Entrambe hanno sofferto, anzi proprio rischiato di perdere, ma se la sono cavata. Senza scintillare ma quello importa relativamente ora. Le molisane avevano fatto miglior impressione contro Sassari. Stavolta, contro Derthona, pagano un'inopinata assenza dal campo per due quarti e rotti, accumulando subito un passivo in doppia cifra (22-10 al 10'), rappezzando a fatica un -12 all'intervallo, 43-31, dopo anche un -16, e sembrando non aver ricevuto la minima scossa dalla pausa lunga: 48-31 al 22'. Derthona gioca alla grande (per l'entusiasmo della neo-inaugurata Cittadella dello Sport tortonese) ma Campobasso non è lei. :o:
Fatto sta che, sprofondata in un pozzo nero di disperazione (va be', drammatizziamo), la compagine della pasta si trasforma e diventa padrona del campo. Rientra in partita con uno 0-11, che diventa meno 4 a fine 3° quarto, e mette la freccia con sorpasso in tromba a circa 4' dalla fine, allungando sino al 70-79.
Per la redenta Campobasso, 21+10 rimba con 37 di valuta per Kunaiyi; 20 di Ziemborska con 3/3 da 3, 13 per Scalia e Madera, quest'ultima al suo primo segnale interessante con la nuova divisa. Per l'apprezzabile Derthona, molto equilibrio con 6 giocatrici fra i 9 e gli 11 punti, anche se forse per fare i coperchi oltre alle pentole sarebbe servita qualcuna sopra le righe. Per giunta, nell'ultimo minuto, s'è infortunata Coates.

- Rischia ancora di più il Geas San Martino, peraltro campo mai facile anche se il valore delle Lupe, quasi del tutto rifatte nel roster, era tutto da scoprire (avendo saltato l'esordio); e in parte lo è tuttora, visto che non è ancora arrivata Bickle, impegolata in Wnba.
A differenza dell'andamento schizofrenico di Derthona-Campo, qui i margini per l'una o per l'altra sono sempre in singola cifra; parte meglio Sesto con un'incoraggiante Makurat (c'era anche l'esordio di Gustavsson dopo aver saltato Genova); poi S. Martino con la pressione intensa, stile-coach Piazza, mette in difficoltà la costruzione del gioco delle rossonere, più volte frastagliata da palle perse; inoltre in attacco le giallonere colpiscono bene in penetrazione. Sicché sono le Lupe a menare le danze dal 2° quarto in avanti, però mai oltre il +6; con questo stesso scarto si entra negli ultimi 4 minuti (57-51) e lì il Geas è bravo a riprendere la partita per i capelli, prima che le sfugga definitivamente. Soluzioni interne con Moore, Gustavsson, Gwathmey mentre S. Martino sparacchia male da 3 (un po' per fretta, un po' perché il Geas chiude meglio l'area); dall'arco segna invece Spreafico; S. Martino reagisce con un assist di D'Alie per Simon (canestro più aggiuntivo) per il 60-61; Conti mette un libero; Del Pero ha l'ultimo tiro ma prende il "palo" dall'angolo (si poteva far meglio sia come costruzione che come esecuzione).
Nessuna prova individuale eclatante; per il Geas 14 di Moore (sotto il suo standard), 13 di Makurat; per S. Martino 14 di Simon, da notare il 5/5 dell'ex di turno Gilli.

- E' iniziata l'A2. Il "campionato delle italiane", tradizionalmente, ma adesso un po' meno, vista la seconda straniera ammessa a tutti gli effetti (lo scorso anno era straniera + naturalizzata) e le straniere di formazione italiana che aumentano vieppiù. Ma tant'è, siamo un grande mondo unico, le differenze etniche scemano di significato. <_<
Per il resto è confermato, saggiamente, il solito format, con i due gironi da 14 che producono sia la stagione regolare della lunghezza migliore (26 giornate; di più sono troppe, di meno sono poche), sia la migliore suddivisione nella post-season (8 ai playoff, una scende diretta, 4 ai playout, solo una va in vacanza subito ed è comunque un obiettivo stimolante).
Si è già detto alla spicciolata nelle scorse settimane chi siano le favorite: Milano e Broni all'Ovest, con outsiders Valdarno e Costa; Udine all'Est, dove per me al momento non ci sono né altre favorite né outsiders chiare, ma una gran caldera di squadre apparentemente di livello simile: buono ma non eccelso. Fra queste la nobile auto-decaduta Ragusa, che si è presentata bene con un +29 su Bolzano: il ritorno di lusso Consolini detta legge con 22 punti.
Va notato che quasi tutte le squadre hanno cambiato molto, se non addirittura rifatto da cima a fondo il roster. Anche chi apparentemente poteva essere soddisfatto del gruppo della scorsa stagione. :unsure: Non so se questo si debba ai maneggi dei procuratori o a che altro, però colpisce questa instabilità degli organici, che ha più senso in A1 dove le squadre sono costruite intorno alle 4 straniere, le quali per natura si spostano ogni anno dove offrono di più. In A2 si capisce meno, ma così è.

Nella foto: il pubblico di Verona per Alpo-Venezia.

mercoledì 2 ottobre 2024

A1: nell'Opening tuono Campobasso, solite Schio & Venezia, gagliarde Faenza & Alpo

- Azzoppato, ferito, mutilato, qualsiasi aggettivo (o participio? Boh) è lecito per questa massima serie in formato minimo, 11 squadre: record negativo dell'era moderna pareggiato, almeno per quanto riguarda la partenza: nel 2012/13 s'iniziò in 11 e si finì in 10 per la defezione del fantomatico "Romagna" che aveva rimpiazzato la morente Faenza di allora. Comunque è inutile ormai rivangare e piagnucolare sulle sciagure estive. Le avremmo già archiviate dopo il buon prologo di Supercoppa. Solo che vedere l'Opening Day di Genova con 5 partite in tutto e per tutto, dava appunto l'idea di qualcosa di mutilo. Se non altro, si fa prima a riassumere la giornata.


- Faenza-Brescia. Apertura delle danze. Le lombarde sono prive di Johnson. Le romagnole, in compenso, sono senza Jackson (che s'apprenderà poi essere uccel di bosco), senza Fantini e Porcu sul fronte italico e, dopo metà partita, anche senza Fondren che stava sciorinando un'ottima regia. In quelle condizioni, è stata tanto un'impresa per Faenza vincere quanto per Brescia perdere. A meno di esserci tutti sbagliati sui valori dei rispettivi organici. Roumy (27 punti) e Reichert (19) hanno imperversato (la francese addirittura 20 punti già all'intervallo); Brzonova fattore-jolly per Seletti nel finale, compresa la tripla ammazza-partita; per Brescia solo Estebas (16) e Tagliamento (17 con 6/15) con un po' d'incisività, ma il resto quasi nullo in attacco; Yurkevichus quantomeno è stata la solita aspira-rimbalzi (16), ma con Tassinari e Louka scentratissime i conti non tornavano a Zanardi, terribilmente orfano... di sua figlia (per la prima volta nella storia della società, sostanzialmente).
In realtà, più che questione di singole, la differenza è parsa nell'energia e nella lucidità delle scelte di squadra. Faenza pur con i suoi limiti ha preso in mano la situazione; Brescia l'ha subìta, incaponendosi nel tiro da 3 (6/30) contro una squadra priva della lunga titolare, per quanto brava a chiudere gli spazi; anche 22 perse per le lombarde, che sono sprofondate a meno 18 in avvio di ripresa; lì l'unico vero sprazzo di continuità con uno 0-13 in loro favore (alimentando speranze di ripetere la rimonta dello scorso anno) ma non è durato (66-54 alla fine).

- Schio-Geas: l'altro match del sabato prometteva più equilibrio, se non altro per le assenze di Juhasz e Dojkic fra le scledensi. Per le sestesi però mancava Gustavsson, e soprattutto, credo, ha inciso la differenza di rodaggio dopo un precampionato intenso per le scledensi e invece con vari contrattempi e poche partite per le nord-milanesi. Sta di fatto che solo Moore ha offerto una prova oltre la sufficienza per le Zanottiane (e anche ben oltre, con 25 punti, sbagliando quasi nulla); nessun'altra in doppia cifra, Gwathmey 6 punti in una ventina di minuti dalla panca (convalescente), Makurat ok a rimbalzo e negli assist ma insipida in attacco, Conti e Spreafico col fucile spuntato da 3, e così via.
Schio pur senza prove singole clamorose ha però avuto 4 elementi in doppia cifra (Verona 15, Salaun e Laksa 13, M. Bestagno 12) e un'apprezzabile autorità nell'affondare i colpi quando serviva dare uno schiaffo alla partita. Per Sesto da rimarcare un buon avvio di ripresa, con un quintetto piccolo e dinamico, arrivando a meno 5, ma Schio è ripartita rapidamente, senza più storia nell'ultimo quarto (76-59).
Da notare che il Geas era senza più Arturi nel roster dopo qualcosa come 21 anni, qualcosa di epocale. :woot:

- Venezia-Derthona: forse era ingiusto attendersi, qui, più equilibrio ma la matricola piemontese non ha messo insieme un brutto materiale, anzi. Ha tenuto metà gruppo della promozione e preso rinforzi più che discreti, tra cui l'ex di turno Penna che fa 15 punti. Anche Arado (fresca di premio di miglior giovane) si fa apprezzare, 9 con 4/7. Ma non fanno neanche il solletico alla potenza di fuoco reyerina, che produce un 29-13 nel 2° quarto e poi dilaga sino a 80-47. Kuier (18, valutazione 29) e Villa (13 con 5/6) menano le danze. Attura, ex di turno, fa 1 punto con 0/10; Derthona in totale 11/40 da 2 e 19 perse. E' la fotografia esatta del divario tra Venezia e la classe media del campionato? Aspettiamo altri riscontri ma il rischio c'è.

- Alpo-Battipaglia: le veronesi hanno avuto decisamente più sorte dal calendario, per il rispettivo esordio in massima serie...; sono brave ad approfittarne e così festeggiano già il ghiaccio rotto del primo successo. Battipaglia, dopo i manrovesci subiti nel preliminare di EuroCup, manda un altro segnale inquietante sulle sue prospettive. Cupido fa 16 punti, Seka 14 ma il poker straniero è una sommatoria di mediocrità che non produce qualità (rima), ovvero 26 punti con 9/37 dal campo. Mentre per Alpo, oltre all'affidabile perticona Mathias, il fattore che spaia le carte è la tascabilissima Moriconi (altezza simile all'1.59 di D'Alie, così a occhio), che spinge il break veronese sino a un +10 che poi le campane rimontano, meno 2 a 3' dalla fine, ma ecco ancora Moriconi con una tripla e Mathias con due liberi sigillare il colpo della matricola tutt'altro che... Soave per il fegato di patron Rossini, immaginiamo. :woot:

- Campobasso-Sassari: era una delle partite più interessanti, in teoria, fra due squadre d'EuroCup. Non lo è stato nello svolgimento, quantomeno sul piano dell'incertezza. Le molisane, parzialmente rinnovate ma non stravolte dopo la miglior stagione della loro storia, presentano un biglietto da visita autoritario, ammazzando i giuochi nel 2° quarto con un 19-4 per il +21 al semitempo. Le nuragiche, forse "tarate" sulla malleabile Giannina demolita nel preliminare europeo, faticano a reggere la fisicità preponderante delle avversarie, e non trovano sbocchi sul perimetro con Carangelo a 1/12 al tiro. Finisce addirittura 73-45. L'oriunda (e naturalizzanda, presumo) Scalia si presenta con 18 punti, anche se 6/19 al tiro; Ziemborska, altra novità, 16; pallida invece Madera, l'acquistone italico della Molisana: 0 con 0/3 in 16'. Per Sassari, 19 di Taylor, elemento dotato di movenze eleganti.

giovedì 26 settembre 2024

Wnba, playoff, quarti: 2-0 per le favorite, complice la formula. Zanda passa, Clark no (ma spacca nell’audience)

Eravamo rimasti al sogno di uno Zanda vs Clark in semifinale, magari con 1 vs 1 decisivo fra loro allo scadere di gara-5 (…), ma una non può andare oltre un logico ruolo da comprimaria, l'altra ha sbattuto subito contro la rocciosa Connecticut.


- Questo primo turno ha risentito della formulaccia balenga (e poi ci si lamenta di quelle LBF), retaggio probabile dei tempi in cui la Wnba doveva fare economia all'osso e sbrigare le faccende più in fretta possibile. Una serie al meglio delle 3, con le prime due gare in casa della meglio piazzata, è l'anticamera del 2-0 secco. :angry:
E infatti così è andata. Prevedibile il 2-0 di New York (testa #1) sulla #8 Atlanta, qualificata per il rotto della scuffia. In G1 sorprendente (ma stava già facendo buone cose) la tedesca Fiebich con 21 punti, in G2 show di Ionescu (36 + 9 assist), ne fa 20 Jonquel Jones, non deve fare gli straordinari Stewart. Atlanta non va oltre una discreta resistenza in G2; per la nostra Cubaj da notare i 16' con 2 punti e 5 rimbalzi in G1 (complice il lungo "garbage time"), 6' in G2 con tabellino quasi in bianco. Ha potuto così prendere l'aereo di ritorno in Italia dove l'attende un ruolo più consistente nelle vicende stagionali della Reyer.

- A insaporire la serie tra le Linci del Minnesota e le Mercurio di Phoenix c'era, per noi, la presenza di Zanda; per il mondo, la possibile ultima recita di Taurasi prima del ritiro.
In due partite ad alto punteggio, le Lynx hanno mostrato una superiorità nitida, per quanto non schiacciante: 102-95 in G1, con 38 punti di Collier a vanificare i 33 di Nuvola (Cloud) sull'altro fronte; 101-88 in una G2 che vedeva Minnesota assorbire l'inizio a testa bassa di una Phoenix spalle al muro, per poi macinarla alla distanza. Ancora più tonante Collier con 42 punti (record playoff assoluto pareggiato), :woot: travolgendo i 24 di Griner. Taurasi, se è stata la sua ultima partita, chiude con 10 punti e 3/10 al tiro. Zanda fa 2 punti in 6' in G1 (1/1 al tiro) e 0 punti in 6' in G2 (0/3).

- La disfida tra Las Vegas (#4) e Seattle (#5) prospettava più equilibrio, e in parte lo ha offerto, ma non si è usciti dal copione del 2-0. Seattle parte forte in G1 ma si spegne clamorosamente alla distanza, segnando 2 punti nell'ultimo quarto; le campionesse uscenti sorpassano con 21 dell'mvp stagionale Wilson.
In G2 andamento diverso, con le Assi di Las Vegas che vanno subito in gas e non si fanno prendere, sull'ali dei 29 punti di Plum e 24+13 rimba di Wilson. Non bastano 20 della franco-americana Gabby Williams che, sulla via del ritorno in Europa, s'è poi impelagata in una polemica con la "commissioner" Wnba, Engelbert, sulla questione degli stipendi nella Lega.

- Dulcis in fundo, anche amaro è stato il finale per la beniamina d'America, l'atteso debutto nei playoff per Caitlin Clark (insignita nel frattempo del premio di rookie dell’anno, ricevendo tutti i voti disponibili tranne uno) con le sue baldanzose Fever d'Indiana contro Connecticut. La quale non è squadra che rubi l'occhio per il gioco spumante, né allinea personaggi "glamour", ma è tremendamente solida. G1 è a senso quasi unico, con allungo in progressione di Connecticut e spallata finale che stende Indiana (93-69). Devastante l'ex scledense Mabrey (27) appoggiata dalla veterana Bonner (22), mentre Clark, penalizzata da un colpo all'occhio ma anche braccata ferocemente dalla difesa, si ferma a 11 punti con 4/17 al tiro sia pur con 8 assist; non s'è tirata indietro ma non c'era trippa. La guardia DiJonai Carrington, giocatrice-chiave delle Sun, è un mastino in difesa. 21 di Boston e 17 di Mitchell non erano bastevoli.
A quel punto mezz'America sognava la riscossa da film, con Clark che trascina Indiana al pareggio e poi al clamoroso ribaltone in una G3 casalinga da corrida. Ma non andava così, ahilei. Le Fever stavolta sono state caparbie, ribaltando lo svantaggio iniziale e pervenendo al sorpasso all'inizio dell'ultimo quarto, ma l'implacabile Connecticut non si è scomposta, riguadagnando margine nel finale con triple cruciali: 87-81. Gran collettivo, quello delle Sun, con 5 tipe in doppia cifra (di cui Thomas con 19 e Mabrey con 17). Nulla da eccepire, passa la più forte.
Clark dunque non arriva a giocare in ottobre, privilegio della ristretta élite delle semifinaliste, ma esce degnamente, con 25 punti (10/23 al tiro), 6 rimbalzi e 9 assist; il suo incredibile 2024, iniziato che sembra una vita fa, con i records universitari, e poi le finali Ncaa, e poi le schermaglie (delle altre), l’ingresso in Wnba con gli inizi altalenanti, l’esclusione olimpica, l’ascesa prepotente nella seconda parte di stagione, il tutto accompagnato da un seguito che non s’era mai visto.
L’ultimo suo record è televisivo (lo scriviamo in aggiunta, dopo l'uscita dei dati): dopo una gara-1 già notevole (1,84 milioni di media), gara-2 Connecticut-Indiana ha calamitato 2,54 milioni di spettatori medi, primato ogni tempo per la Wnba in pay-tv, +507% rispetto alla media dello stesso turno di playoff dello scorso anno, quasi il triplo delle finali dello scorso anno. :woot: Una certa gelosia, da parte di chi magari la batte sul campo ma attira solo una frazione dell’interesse, si può comprendere. Però di riflesso, cavalcando l’onda ci saranno più danari per tutte. Sperando che si remi dalla stessa parte…

Nella foto: duello tra Clark e la nostra vecchia conoscenza Mabrey, uscita vincitrice.


domenica 22 settembre 2024

La Supercoppa ribadisce che Venezia è la numero 1 ma non boccia Schio senza due straniere

- Per fortuna che c'è il campo. La cappa mefitica e depressiva che ha avvolto la nostra A1 per tutta l'estate (tra le defezioni di Bologna, Ragusa, Roma e il coinvolgimento della Reyer nell'inchiesta ai danni del sindaco-patron Brugnaro) lascia spazio all'aria frizzante di fine settembre e a una Supercoppa più che godibile. In una cornice da 3233 spettatori, per nulla depressa dai triboli dei mesi scorsi, anzi con lo stesso entusiasmo delle radiose giornate lagunari dello scorso maggio.


- Venezia ribadisce la leadership strappata a viva forza alle rivali in una finale scudetto dominata oltre ogni aspettativa; stavolta s'impone di misura ma con l'autorità di chi si sente più forte e può giocare sorniona, senza dannarsi troppo, gestendo un margine mai di sicurezza e tuttavia mai recuperato da Schio, tranne un brevissimo pareggio a metà 3° quarto (51-51). L'unico vantaggio delle Cestariane è stato... sul 2-4 dopo 1'30". Poi c'è stata una serie di mini-spallate lagunari, toccando un +11 verso metà 2° periodo con Kuier e Berkani a imperversare, come se dalla finale scudo fossero passate 48 ore e non 4 mesi.
Dopo aver segnato 37 punti in 14 minuti, le suddite di San Marco hanno avuto un passaggio a vuoto tra fine 2° e inizio 3°, di cui ha approfittato Schio (prima con Bestagno, poi con Verona) per arrivare, come detto, all'aggancio. Ma da lì Venezia ha ricostruito un vantaggio che ha difeso fino in fondo. Sì, sul 79-78 a poco meno di 3', dopo un tecnico a Berkani, poteva ovviamente succedere il ribaltone, ma Schio ha perso la palla del sorpasso e Venezia lì è stata micidiale, come se dicesse "ok, la ricreazione è finita"; e Villa ha servito due assist per Nicolodi, mentre Kuier ha segnato una gran tripla e la difesa ha recuperato palloni: parziale di 8-0 e partita chiusa.

- Alla fine 88-81. Entrambe le squadre curiosamente con un 20/28 in lunetta; ma Venezia tira con oltre il 50%, Schio col 45% e tanto basta a fare la differenza, a fronte di rimbalzi offensivi più o meno pari, e più perse per la Reyer. Kuier 24 punti con 4/7 da 2, 4/5 da 3, 4/4 ai liberi, 33 di valutazione (my gosh); :woot: Berkani 18 con 7/11 al tiro, Villa 8+10 assist, Stankovic 12.
Per le battute, Salaun 22, André 14, Verona 13, Bestagno 10.

- In sintesi, entrambe le squadre, per essere la prima uscita ufficiale della stagione, hanno fatto ampiamente il loro; Venezia ha vinto perché ne aveva di più, con Kuier Berkani ancora smaglianti (e se Kuier ormai è sempre questa, auguri alla concorrenza...), con una Villa intelligente e concreta assist-woman, e una staffetta tra operaie utilissime come Miccoli e Nicolodi. Buona impressione anche da Stankovic; non esaltante ma nemmeno negativa Smalls. Così-così, ma non dannose in un collettivo che funziona, Fassina e Santucci; spunti validi da Pan prima di farsi male (non sappiamo la diagnosi).
Le ex tricolori peraltro non demeritano, e possono essere giudicate solo parzialmente, avendo dovuto fare a meno di metà del pacchetto straniero: Juhasz Dojkic trattenute in America per cause di basket maggiore (così come Cubaj sull'altro fronte, ma il danno era minore). Si consolano con la sensazione di aver trovato un asso in Salaun e ripreso un bel pilastro d'area come André; insipida invece Laksa (nell'occasione, s'intende). Tra la "vecchia guardia" bene Bestagno e Verona, non male Sottana, sottotono Keys.
In prospettiva il sospetto è che, a ranghi completi, ci sia fin troppa abbondanza fra le esterne (l'undicesima e la dodicesima potrebbero essere Panzera e Zanardi...) e un po' meno ben di Dio in area. Ci sarà anche da definire le gerarchie (tante ottime ma chi sono le leaders assolute?), che invece a Venezia sembrano già chiare.

- Ancor più chiaro, anzi lampante, è che, sparita Bologna, per la concorrenza non c'è trippa, quest'anno, salvo imprevedibili cataclismi. Venezia e Schio hanno due squadre a testa, non una. Per l'Umana 11 giocatrici che sarebbero titolari dovunque, per il Famila addirittura 12. Le altre al massimo hanno un quintetto forte e due-tre cambi validi. Ok, gli impegni europei sottrarranno energie, ma anche le due antagoniste più accreditate, Geas e Campobasso, faranno le coppe, quindi nemmeno sotto quell'aspetto possono avvantaggiarsi. Ma l'importante per ora è che ci sia vita dopo l'estate di morte.