Aggiornamento sul caso Wabara, a due settimane dalla puntata precedente (vedi pag. 1514). A quasi un mese dallo scoppio, la bomba s'è ovviamente raffreddata, ma fatti salienti negli ultimi giorni ce ne sono stati e il dibattito è ancora vivo, sebbene quasi solo da parte comasca (il Geas non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali ultimamente).
--> Un lettore di Superbasket, sul numero di settimana scorsa: definisce "allucinante" la conclusione dell'intervento/articolo di G. Broggi ospitato dalla rivista due numeri prima (conclusione in cui il tipo alludeva ad "amicizie" Geas-Gazzetta che avrebbero creato il caso mentre se Wabara giocava altrove non sarebbe successo nulla). Nel rispondere, il direttore Limardi dice: "Resta il fatto che ritengo tutte le iniziative che sono seguite lodevoli (...) ma un po' fuorvianti sulla consistenza effettiva del problema. (...) L'aspetto stupido di questa vicenda è averla interpretata (...) come un fatto tra due squadre e due società invece che questione solo da condannare tutti insieme".--> Un lettore della "Provincia di Como" ha testimoniato: "Io mi trovavo dietro la nostra panchina, seduto non lontano da Viviana Ballabio, quindi non vicinissimo, ma ho udito distintamente le grida: evidentemente non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire! Negare l'evidenza non serve a difendere il buon nome della nostra città e della Comense, anzi è controproducente".
--> Quasi a conferma della testimonianza suddetta, d'altronde non l'unica, sono arrivate, pochi giorni dopo, due denunce della Digos: a Elia Bigi, ultrà del Como Calcio, per aver "rivolto frasi dal contenuto xenofobo in ambito sportivo"; e a Mauro Colombo per aver "invaso il campo minacciando Wabara" nel dopopartita. Trovano quindi conferma le ricostruzioni che sembravano fin dall'inizio le più attendibili, cioè insulti provenienti da alcuni singoli imbufaliti e di provenienza extra-cestistica o quantomeno extra-Comense. Pare però che non siano ancora finite le indagini, quindi chissà che non salti fuori qualche altro nome.
--> "L'Ordine", quotidiano comasco di destra il cui massimo interesse, nel dibattito, è stato contrattaccare il "Fatto Quotidiano" per aver attribuito all'episodio un valore emblematico del razzismo di Como-città, ha commentato così i provvedimenti: "La verità è che la vicenda - certamente deplorevole - non ha nulla a che vedere con il razzismo e men che meno con l'aria che si respira sul lago. La vicenda è esattamente un caso di ordinaria idiozia da pseudo tifo sportivo. (...) Si tratta di un atteggiamento odioso? Sì. Si tratta di un atteggiamento che è rintracciabile settimanalmente nelle curve di qualsivoglia stadio italiano? Sì. È forse un atteggiamento che ha qualcosa a che vedere con la specificità del territorio comasco? Evidentemente no. Gli spalti degli impianti sportivi non sono certo un osservatorio privilegiato per individuare l'animus di una popolazione o lo spirito dei tempi".
--> Ovviamente però la reazione più notevole è stata quella di Antonio Pennestrì, il quale s'è detto soddisfatto che sia stata provata l'assenza di cori, e ha annunciato che dopo la sentenza federale farà una conferenza stampa in cui sarà "durissimo contro tutti quelli che ci hanno ricoperti di fango, perchè deve essere fatta giustizia".
--> C'è qualcosa di paradossale: alla notizia delle due denunce, vi è chi ha rinfacciato a Pennestrì di aver negato che fosse successo alcunché contro Wabara, mentre Pennestrì rinfaccia a non si sa bene chi di aver sparso fango a vanvera. Sembra come quando parlano Napolitano o il papa, e ognuna delle controparti politiche dice che ha dato ragione a loro e torto agli altri.
--> Forse coerentemente con la sua convinzione che l'invasione di campo sia falsa, Pennestrì, a quanto dice quel tal Colombo indagato, gli ha telefonato, immaginiamo per esprimere solidarietà. Pare di capire da ciò, nonché dal fatto che la "Provincia di Como" definisce Colombo "molto noto negli ambienti del tifo", e inoltre lo stesso Colombo giura che lui era dalla parte opposta rispetto agli insultatori, che la questione s'ingarbuglia. Perché? Perché fino adesso si era stra-ripetuto che i fattacci contro Wabara erano opera di elementi estranei al tifo-Comense, ovverosia quegl'infiltrati arrivati con aria alticcia a partita in corso e appostatisi dietro al canestro più vicino alla panchina comasca. Invece quel tal Colombo parrebbe uno che Pennestrì conosce, nonché estraneo a quel gruppaccio. Quindi, o non è vero che a prendersela con Wabara sono stati solo degli infiltrati, oppure la Digos ha preso un abbaglio. Nel primo caso Pennestrì rischia di non fare una gran figura se davvero ha telefonato al Colombo.
--> In attesa delle decisioni federali, resta ancora aperto un altro mistero: perché gli arbitri non hanno scritto nulla sul referto?
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