Non saranno novità epocali come l’avvento, ormai 10 anni fa, dei 24 secondi e dei 4 quarti; ma l’allontanamento della linea da 3 a 6,75 metri e l’area rettangolare, le più rilevanti tra le regole introdotte da questa stagione, un impatto l’avranno di certo. Anche se è presto per valutarlo fino in fondo, è già interessante sentire le impressioni di allenatori e giocatrici.
Silvia Gottardi, terminale principe del Sanga Milano (A2): “Il tiro da 3 non è mai stato la mia arma preferita, ma non sarà un problema provarci da 50 cm più indietro. Sto trovando più difficoltà nell’arresto e tiro dalla media, perché la linea da 3 non dà più il riferimento di prima come punto di partenza del movimento. La vedo ancora più dura nei settori giovanili, dove molte ragazze non hanno ancora la forza necessaria per un raggio di tiro così lungo, e nelle serie minori”. Sembra darle ragione Veronica Lovato, la fromboliera di Varese che dopo la prima giornata di B2 con Cucciago, ci ha detto, laconica ma efficace: “Dai 6,75? Si fa fatica...”.Marino Mannis, coach di Usmate (B1), tradizionalmente votato al tiro da 3 nel suo sistema: “Le percentuali non mi sembrano in calo con la nuova linea: ci sono spaziature più ampie, circolando bene la palla si possono creare conclusioni più aperte. L’importante è non farsi condizionare mentalmente del mezzo metro in più, ricordando poi che dagli angoli la linea si è allontanata di meno. Vedo svantaggiato chi si costruiva tiri da 3 in sospensione, dal palleggio, rispetto a chi tirava piedi per terra anche da più lontano e adesso ha più tempo per caricare. È prevedibile che si vedranno più zone. Un’idea? Sfruttare la necessità della difesa di coprire una distanza più ampia, prendendola in controtempo, quando esce, con una partenza in palleggio, per poi arrestarsi e tirare dalla media”.
A Cinisello, in tribuna per l’amichevole Geas-Bologna, c’era Giovanni Lucchesi, oro europeo alla guida della Nazionale U18, e ne abbiamo approfittato per un parere: “Problemi per le tiratrici? No, soltanto all’inizio. Forse ne avrà chi non è una tiratrice naturale, come certe lunghe che occasionalmente ci provavano da 3. Sì, con la linea più lontana si dovrebbe aprire più spazio in area per i pivot... ma il problema è: quali pivot?”, ironizza.
Eppure qualche centro di ruolo, anche in B1 dalle nostre parti, c’è: ad esempio Alessandra Calastri, di Carugate, che ci dà il punto di vista delle lunghe: “Che ci sia più spazio è sicuramente vero: l’area è meno intasata; un gioco a due ben eseguito può creare più vantaggi di prima. Vanno però trovati gli automatismi giusti: quando si porta un blocco per la tiratrice bisogna fare un passo in più di prima; e se si parte in terzo tempo dal limite dell’area, ora si rischia di arrivare corte”.
Anche per i play cambierà qualcosa: i giochi da chiamare, i tempi e i modi dei passaggi. “Ma siamo ancora tutti in fase sperimentale: è troppo presto per capire – dice Giulia Arturi, regista del Geas in A1. – A sensazione, diminuiscono i tentativi da 3 e, di conseguenza, gli scarichi sull’arco”.
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