venerdì 2 dicembre 2011

Diario (48)

29 novembre (martedì)
Quanto vale il canestro vincente di Manuela Zanon a 58 centesimi dal termine di Geas-Comense di domenica, già entrato nella storia? Distinguiamo tra valore immediato e in prospettiva.
--> Immediato. Un finale all’ultimo tiro, con la vittoria della squadra che ha inseguito tutta la partita, è un epilogo da cinema a tutta la catena di antefatti e misfatti che ha preceduto questo derby. Scenografico, poi, perché Zanon, appena scoccato il tiro plasticamente preso dopo aver ricevuto in rimorchio da Haynie e aver effettuato un deciso palleggio verso il lato destro (probabilmente errore della difesa averle lasciato troppo spazio per partire, ma nella confusione è logico che Como abbia chiuso su chi era già avanti e non su di lei che è sopraggiunta), s’è tuffata sul parquet, guardando da terra la palla che s’infilava per la vittoria (immaginiamo il godimento della medesima), mentre il pubblico di casa esplodeva in un’esultanza liberatoria dopo aver sofferto come dannati per 40 minuti.
Non va, ovviamente, preso come un giudizio di Dio sulla “querelle Wabara” che divise i due club, perché non è che se il tiro di Zanon usciva aveva ragione Como e invece così si dimostra che aveva ragione il Geas; ma evidentemente non è riuscita fino in fondo la molla motivazionale della gran rivincita per le nerostellate. In ogni caso, fermo restando che ognuno ha diritto, dentro di sé, di nutrire i sentimenti che preferisce, ci piacerebbe che Antonio Pennestrì, se ha ancora rancore per i fatti di aprile, ascoltasse la celebre canzone dei Cranberries che dice “There’s no need to argue anymore” (Non c’è più bisogno di litigare), anche se probabilmente non è il suo genere musicale prediletto. -_- Rivalità sì, ma non faida. E’ una cosa che fa star male gli appassionati, almeno quelli che non godono a vedere scannarsi il prossimo. Ok, una botta di buonismo ma bisogna crederci.
Tornando al valore nell’immediato, se il Geas avesse perso si sarebbe ritrovato in un quartetto di ultime con Priolo, Alcamo e Cagliari, la zona playoff a +4 e la Comense a +8. Così invece è solo a -2 dai playoff e a -4 dalle sempiterne rivali. Insomma una gran bella differenza. Il campionato vero del Geas può partire oggi con un lieve ritardo ma non una fossa. Per la Comense, c’è il rischio di essere assorbita dal gruppo medio-basso se non esce bene da una fase di calendario che non è facilissima (Parma, Lucca, Umbertide, Pozzuoli da affrontare).

--> In prospettiva. Ovviamente la domanda è: questo esito rocambolesco cambierà il senso della stagione di entrambe le lombarde? Ci vorrebbe Nostradamo. Potrebbe darsi che il Geas prenda fiducia e Como s’abbatta, ma potrebbe anche succedere che Como ne tragga una rabbia positiva per le prossime partite e Sesto pensi di aver risolto problemi che invece la partita ha ancora mostrato. Soprattutto: la tendenza a partire a handicap, segno che nel quintetto c’è qualcuna che non ha ancora ingranato (Zanoni ha retto la baracca da sola per buoni tratti: brava lei ma è il suo compito?); e la solidità in area. Anche se nel finale Halvarsson ha dato in attacco e in difesa quello che serviva al riguardo.

La Comense, dal canto suo, s’è dimostrata superiore ma se sei superiore e perdi, vuol dire che l’hai gestita male. La regia Gatti-Donvito (anche se Donvito ha fatto buone cose) non è, forse, una garanzia di solidità nei finali caldi come questo. L’azione che ha portato al canestro di Zanon è nata da una scelta sbagliata di Gatti: buttarsi dentro contro tutta la difesa Geas che ha collassato su di lei, con Halvarsson che l’ha stoppata senza pietà. Rispetto all’anno scorso manca gente di personalità come Fazio e Zampella, mentre Smith appare leggermente meno “automatica” in attacco rispetto a due anni or sono (vedansi percentuali calate) e Butler è brava ma si sovrappone un po’ a Harmon e alla stessa Smith, tant’è che pur facendo 4/5 da 2 ha avuto solo 12 minuti. Inoltre l’organico è un po’ pletorico nelle esterne: Pasqualin, Hicks, Spreafico (9 punti domenica, ma in stagione è a 3,3), Maiorano, Benko, come trovare spazio per tutte? Attenzione, resta una squadra forte ma non il timore è che il potenziale non si sommi al 100%. 

Nessun commento:

Posta un commento