martedì 29 maggio 2012

La ricetta anticrisi della Lega + commento

 Due giorni di lavoro intensi per fronteggiare la crisi senza penalizzare la qualità. Si è conclusa nella tarda serata di ieri l’Assemblea di Settore della LegA Basket Femminile che ha riunito a Roma, nel palazzo del Coni, le 12 squadre di Serie A1 protagoniste del campionato appena concluso, e le società di Serie A2 qualificate per le Semifinali dei Play Off.


Si è discusso con profitto e unità di intenti sulle strategie da attuare per fronteggiare la grave crisi economica che non sta risparmiando lo sport italiano.

Successivamente una delegazione delle società partecipanti all’Assemblea, con il Presidente Stefano Pennestrì, ha raggiunto la sede della Federazione Italiana Pallacanestro in via Vitorchiano per discutere e concertare le linee programmatiche per la prossima stagione sportiva che verranno poi discusse nel Consiglio Federale del prossimo giugno.

Queste le principali novità al vaglio della FIP:

1. Il Campionato di Serie A1 a 14 squadre vedrà:

1.1 Play Off “allargati”: le prime 4 classificate al termine della regular season saranno ammesse direttamente ai quarti di finale; le società classificate dalla 5^ alla 12^ posizione disputeranno un turno preliminare di Play Off al meglio delle 3 partite;
1.2 riduzione delle retrocessioni da 2 a 1: le squadre classificate al 13° e 14° posto disputeranno un Play Out per stabilire l’unica retrocessione (sempre al meglio delle 3 partite), a meno che il distacco tra le due non sia maggiore di 6 punti; in tal caso l’ultima classificata retrocederà direttamente in Serie A2;
1.3 tutti i turni di Play Off (ed eventualmente di Play Out) si disputeranno al meglio delle 3 gare (sequenza casa-fuori-casa), ad eccezione della Finale Scudetto che si disputerà al meglio delle 5 gare (sequenza fuori-casa-casa-fuori-casa).
1.4 Coppa Italia: saranno ammesse alla Final Four le prime 4 squadre classificate al termine del girone di andata della Regular Season.

2. Il Campionato di Serie A2 manterrà intatta la formula a 28 squadre partecipanti divise in due gironi composto ognuno da 14 squadre, con l’unica differenza della riduzioni delle retrocessioni da 3 a 2.
2.1 Coppa Italia: saranno ammesse alla Final Four le prime 4 squadre classificate al termine del girone di andata della Regular Season.

3. Campionato Serie A3: riduzione dell’obbligo della presenza di atlete Under 21 a referto da 5 a 4.


Commento mio: In 10 giorni era complicato trovare l'accordo su una posizione "rivoluzionaria". Magari tutti sono d'accordo che così non va, ma quanti sono d'accordo su un'alternativa unitaria, anziché 10 alternative tutte diverse, ciascuna appoggiata da uno o due al massimo? Poi magari chi ha partecipato può raccontare con maggior precisione come sono andate le cose, ma secondo me la sostanza è proprio che questo "qualcosa di meglio" che tu auspichi non è così semplice da individuare e condividere.

L'allargamento dei playoff a 12 squadre mi sembra il minore dei mali: negli ultimi 3 anni andavano 8 squadre ai playoff e 4 ai playout. L'anno prossimo, invece di spedire le squadre ai playout, le spediscono ai playoff, salvo le ultime due. Al massimo giocheranno un paio di partite in più, per via di questa modifica, le squadre dalla quinta all'ottava, ma non credo che questo cambi granché quando si parla di budget da un milione d'euro o poco meno. Oltretutto, a guardare bene, è stata abolita la prima fase di Coppa Italia e questo compensa l'eventuale aumento di partite playoff, che rendono qualcosina di più in termini d'incasso (qualcosina, ma meglio di niente).
Quanto ai soldi spesi per le giocatrici, si ritiene, come ho detto, che dimezzando le retrocessioni si possa spendere un po' meno per via dell'ansia minore.

lunedì 28 maggio 2012

Diario (103)

Dal 21 al 25 maggio

--> L’attenzione generale è puntata sulle notizie che giungono, a singhiozzo, dalle varie piazze di A1 in difficoltà. Ma non è facile star dietro, perché un giorno leggi gioie e il giorno dopo leggi dolori, o viceversa. All’aggiornamento di venerdì 25, cauti segnali di ottimismo (almeno sulla prosecuzione dell’attività: accontentiamoci…) :wacko: si odono a Lucca, Umbertide, Taranto e Faenza. Per quest’ultima si parla di uno sdoppiamento societario, con una nuova entità, una cooperativa, che prenderebbe in gestione solo la prima squadra, sgravandola dei debiti (ma alla fine chi li paga?), mentre al vecchio Club Atletico rimarrebbe il resto.
Sul Geas, com’è sovietica tradizione, domina il riserbo (anche perché non c’è una stampa locale che debba riempire pagine coi “rumors”): abbiamo solo letto lunedì 21 sulla Prealpina, il giornale che non sbaglia un colpo specie quando non spara, :P che non si è deciso ancora il da farsi, e questa non è una novità. Ma le uniche notizie che trapelano riguarda solo la serie di “happy hour” che la società sta proponendo con una giocatrice della prima squadra a turno (e questa, bisogna dire, è una bell’idea).
Sulla Comense si sta leggendo di più, e da giornali diversi, ma non tutto è chiaro e uniforme. Lunedì sulla Provincia trapelava ottimismo: si parlava di un contatto sfumato con Bennet (la grande distribuzione che quest’anno sponsorizzava Cantù maschile) ma di “piani B” pronti, tipo Yamamay (lo sponsor di Busto Arsizio di volley donne); però l’indomani la stessa testata e lo stesso autore avevano toni più preoccupanti (che siano arrivate informazioni nuove nel frattempo?) e maggiormente allineati ai già pessimisti “Giorno” (dove scrive l’addetto stampa della società, Levrini) e al Corriere della Sera edizione Como. Tuttavia il termine indicato dal presidente Pennestrì per la decisione – 31 maggio – è molto vicino e quindi potremmo non dover sfogliare la margherita a lungo.

--> Sembra, purtroppo, che la possibile moria di squadre stia contagiando anche l’A2. Sulla Gazzetta di giovedì 24 leggiamo righe preoccupanti: “Finiti i playoff, sulla nuova composizione dell’A2 donne iniziano a girare voci sulla possibilità che la neopromossa Ornavasso non faccia il campionato, così come è incerta la situazione di Fontanellato che, se non ha un budget adeguato, non è da escludere che rinunci. Così come anche Loreto potrebbe non iscriversi”. Aspetta un momento, ma ‘ste tre squadre qua, com’è che non li ho mai sentiti? Orcodighel, che pirla: ho preso la pagina sbagliata. È l’A2 di volley, non di basket! :woot: Ma ci dev’essere un errore: il Corriere non diceva che il volley donne decolla? Forse decolla, ma un pochino barcolla, e c’è persino chi molla.

--> Giovedì 24: trentesimo compleanno di Masha Maiorano. Gli anni scorsi abbiamo parlato, ogni tanto (si fa per dire), di questa giocatrice. Quest’anno non l’avevamo ancora fatto, e dunque la ricorrenza offre l’occasione per rimediare. Intanto una notazione geografica: Seveso, cittadina brianzola finora famosa in Italia solo per il disastro ambientale della diossina (1976), è da qualche tempo diventata, invece, la città della tiratrice che tremar le retine fa. Ma parliamo di basket. Maiorano ha vissuto quest’anno una stagione tra le più belle della sua carriera, rinvigorendo la sua peraltro mai offuscata popolarità (le hanno recentemente dedicato un fan club e una pagina di Wikipedia), ma soprattutto conquistando per la prima volta le semifinali scudetto. E non da comprimaria; o meglio, certamente con un ruolo non da protagonista rispetto all'eccellente poker straniero di Como e alla miglioratissima Gatti, ma con uno spazio importante e quasi sempre in quintetto da gennaio in avanti. Niente male per una arrivata a settembre con contratto a gettone, e che all'inizio s'era notata soprattutto per un paio di denti rotti in allenamento. :woot: :yes:
Coronamento, poi, è stata gara-5 di semifinale, a Schio, dove è stata la miglior marcatrice delle sue con 13 punti e 4 triple, lei che sulle triple ha costruito, costruisce e costruirà buona parte delle sue fortune (quest’anno, tanto per dire, 96 tentativi da 3, 39 da 2 e appena 7 dalla lunetta). :o: Ma durante la serie, c’è piaciuta anche per i miglioramenti difensivi, tangibili: in passato tendeva a difendere troppo incollata all’avversaria, sicché, non essendo rapidissima negli scivolamenti, commetteva fallo o si faceva saltare. Invece ora l’abbiamo vista tenere sia Macchi che Masciadri con efficacia (ovviamente, per quanto sia possibile tenere quelle due). Non so quanto influisca il suo visibile dimagrimento; probabile che le consenta più mobilità senza pagare troppo a livello di capacità di reggere i contatti.
E alla fine di quella gara-5, la Masha nazionale ha commosso l’Italia con le sue lacrime in diretta tv: vero che lei è una maestra di mimica facciale spinta agli estremi (come dimenticare le sue espressioni sconvolte dopo il confronto con Diana Taurasi in Eurolega, nel 2008, o le smorfie di dolore dopo un impatto con Ford, sempre nella serie con Schio di quest’anno?), ma quel pianto indicava passione sincera: quella di chi, ogni estate, prende il torneo di Binzago con la stessa intensità che mette sui parquet dell’A1, in barba a quelli e quelle che “è solo un torneo estivo, siamo qui per divertirci”. La mentalità, gentili signorine che magari avete più talento di Masha Maiorano ma meno risultati in carriera, si allena 365 giorni all’anno, non solo quando c'è l'attività "seria" e qualcuno vi paga per le vostre prestazioni. :angry:
Ma non vogliamo concludere con frecciatine ad altri, bensì con una nota di colore sulla protagonista di queste righe: la già pluri-tatuata Maiorano ne ha aggiunto un altro, di recente, con il suo motto: “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”. Celebre frase dantesca che invita a non perdere tempo con chi non merita, ma tirare avanti verso i propri obiettivi. Nel caso di Maiorano, può essere rivolta a chi l’ha sempre bollata come giocatrice “non da A1”. Ma preferiamo interpretarlo, gliel’abbiam già proposto, come un invito subliminale al proprio play di turno: ovvero, non ti curare di loro (le altre compagne), ma guarda e passa (a me). :D Buon compleanno: i trenta, nel basket, sono la maturità, non la vecchiaia.

--> Sono in corso le finali nazionali Under 17, a Cesenatico. Mentre le maggiori favorite sono avanzate senza grossi problemi alle semifinali, la notizia è l’infortunio di Cecilia Zandalasini, già nella prima partita: non sembra grave ma le sue finali sono terminate. C’è apprensione per le Nazionali U16 (Europei) e U17 (Mondiali), delle quali “Zanda” dovrebbe essere un elemento di spicco. Per quanto riguarda il Geas, diciamo che da strafavorito diventa solo favorito, e Venezia ha una possibilità. Ma restano svariate nazionali di categoria al team di Cinzia Zanotti, e se Treviso vinse il titolo Juniores 2005 senza Sottana, Gambarini e compagne possono farcela anche senza Zandaladonkeys (= Zandalasini). Intanto oggi (venerdì 25) il Geas ha spazzato 78-35 la Comense nel derby dei quarti, facendo intuire che resta discretamente forte. In semifinale anche Venezia, Trieste e Spezia.

--> Ma è ancora in primo piano il dibattito sul movimento, innescato dagli articoli della stampa nazionale di cui abbiamo già detto due o tre cose (ehm) nei giorni scorsi. All’inizio della prossima settimana è prevista un’assemblea di Lega con successivo “summit” tra Lega e Fip. Potrebbe uscire succedere tutto, così come la montagna potrebbe partorire il topolino. Alcune considerazioni e aggiornamenti su tutta la questione:
1) L’auspicio è che non si prendano decisioni sull’onda del panico e dell’irrazionalità. Si è letto in questi giorni di proposte di blocco delle retrocessioni (ma la Fip ci starebbe), di dimezzamenti delle straniere (ma quante società sono d’accordo?) e non so che altro. Ho un timore: se è vero che il movimento è come una torre che traballa pericolosamente, se sposti un mattone credendo di raddrizzarla, rischi di farla cadere del tutto (e vale sia per le società che per la Fip)...
2) Sulla questione della riforma delle categorie giovanili, credo che siano state dette delle inesattezze. Intanto, è solo una proposta per il 2013/14, subordinata a una valutazione sul numero delle tesserate. Ma poniamo, ok, che diventi poi operativa. È legittimo non essere d’accordo, però mi sembra strano che si dica che non ci sono state spiegazioni sulla proposta di cambiamenti, quando io ho mandato due o tre sms a chi di dovere e mi è stato risposto nel giro di un'ora. Provo a sintetizzare.
La proposta iniziale è stata: U18-U16-U14. Questo in un quadro organico che tiene conto: A) della crisi della fascia U19 in molte regioni d’Italia (la categoria maggiore avrebbe più linfa con le 17-18enni che con le 18-19enni); B) della nascita del “campionato di sviluppo”, una sorta di semi-campionato giovanile in cui troveranno posto molte delle migliori U19 (e altre giocheranno in A2). Dopodiché, è stata vagliata questa proposta, alcune società hanno dato parere contrario, s’è trovato un compromesso con le U19 anziché U18 come massima categoria. Chiaro che così ci rimettono le 17enni (cioè le ’97 nell’anno dell’eventuale entrata in vigore, 2013/14) ma se non altro si conservano le ’95 (cioè le 19enni), e se queste 19enni sono comunque poche, non è detto che il discorso "le 17enni molleranno perché saranno schiacciate dalle più grandi" sia vero, soprattutto nelle regioni più malmesse. Si ritiene quindi che, con 3 annate nella categoria maggiore, potrebbero rivitalizzarsi i campionati U19 nelle regioni dove quest’anno sono scomparsi.
3) Ripeto, tutto ciò può essere giusto come può essere sbagliato, tuttavia mi sembra erroneo dire che non c’è stata discussione in materia, che è stata un’imposizione eccetera. C’è un punto fondamentale: tra dicembre e gennaio è stato dato tempo a tutte le società di dire la loro. Quante hanno risposto? Una dozzina. E allora, purtroppo, è come quando i referendum restano sotto il quorum del 50%: magari il 99,9% di chi ha votato è a favore di una certa idea, ma siccome non s’è espresso un numero sufficiente di votanti, non si può dire che “la maggioranza vuole questo”.
4) La prossima domanda che vorremmo fare a chi di dovere è: “perchè questi soldi non si spendono nel reclutamento?”. Che non è una mia personale ossessione, ma è il ritornello più gettonato su questi schermi. Siamo in crisi economica, si tira la cinghia, così qualsiasi esborso di denaro pubblico (in ogni ambito, a partire dalla politica) è sotto tiro. Per la Fip, quando si sente di una qualunque spesa c’è qualcuno che obietta appunto: “Ma perché non s’investe invece nella propaganda nelle scuole?”, o discorsi simili. Delle due l’una: o alla Fip sono ottusi e criminali (perché non capiscono questa cosa che hanno capito tutti, o se l’hanno capita si ostinano a non applicarla), oppure c’è qualche motivo fondato per cui si spende così e non cosà. Io comincio a sospettare che la seconda ipotesi abbia ragion d’essere. Ma non voglio darlo per sicuro a priori.
Certo, bisogna dire che in tempi di vacche magre, i 700.000 euro annui del College Italia (uno dei molti bersagli dell’articolo del Corriere, a proposito) diventano scomodi, un bersaglio inevitabile. Poniamo anche che siano tutti ben spesi; restano però tanti in un momento in cui si taglia e si risparmia su tutto. D’altra parte, chiudere il progetto dopo appena 3 anni e dopo aver puntato così tanto su di esso, sembra ancora più assurdo. Bel ginepraio. Dubito, però, che i 700.000 risparmiati sarebbero automaticamente proprietà della Fip e disponibili per la famosa “propaganda nelle scuole”. Ci vorrebbe un po’ di raziocinio nell’esaminare la questione, senza gridare “scandalo, chiudiamo tutto”, né bollare come “decotta” un’idea che, quando la facevano gli altri e non noi, sembrava l’Eldorado, e ora invece viene ripudiata come vecchia e inutile.
5) Sono emersi in questi ultimi giorni progetti e proposte di riforma da varie parti. Molti vogliono contribuire con sincera buona fede e, credo, competenza. Tuttavia ci sono tre aspetti fondamentali da considerare:
A) tre le varie idee messe sul tavolo in questi giorni (vedi Geas, vedi San Raffaele, vedi altri dei quali abbiamo potuto occhieggiare qualche scritto e altri ancora che sappiamo aver esposto i propri contributi) si riesce a comporre un quadro unitario di proposte? Oppure si tratta di piani che concordano solo sul fatto che “il sistema è da rifondare”, ma, all’atto pratico, discordano su gran parte dei provvedimenti da attuarsi?
Esempio concreto: uno dei temi caldi è la riduzione delle straniere in A1: ma solitamente non si è d’accordo neanche sul fatto che le straniere costino più delle italiane o viceversa… Infatti ieri abbiamo letto Basile, patron di Taranto, secondo cui il taglio delle straniere a due non abbasserebbe nulla (nell’immediato) e sarebbe meglio liberalizzare. Ha tutti i torti? Qualcuno me lo dimostri, se stiamo parlando della sopravvivenza di oggi e non dei benefici per il movimento a lungo termine.
B) Quante delle proposte messe sul tavolo sarebbero realmente realizzabili qui e ora (ovviamente con vantaggi), e quante invece suonano bene ma forse sono complesse da attuare in tempi rapidi?
C) chi ha il diritto di rappresentanza, e il diritto di disporre i cambiamenti? Gli organi preposti: la Lega e la Fip. Una singola società, o un gruppo di società, senza rappresentanza ufficiale, possono avanzare le migliori proposte del mondo, ma non sono loro ad avere l’ultima parola, né a poter dire che se non si fa come dicono loro, ci si comporta da “oscuri dirigenti con poteri assoluti” o simili. Sarebbe come se, di fronte al continuo calo dei preti e dei fedeli della Chiesa cattolica, un gruppo di fedeli proponesse una serie di riforme. Magari roba bellissima a leggersi, ma che diritto avrebbero di farle passare? Nessuno, perché sono il papa e i vescovi a decidere. Per fortuna in Lega e in Fip c’è più... democrazia che nella Chiesa e allora possiamo concludere così: di fronte alla crisi economica e al calo delle tesserate avete proposte salvifiche? Avanzatele, ma assicuratevi il diritto di rappresentanza, altrimenti aver ragione temo che non sia sufficiente.

Diario (102)

 Weekend del 19-20 maggio


--> E' stato un fine settimana di quiete agonistica, in attesa di maggiori fuochi nei prossimi giorni. Avremo le finali nazionali Under 17, le finali promozione di A2, l'ultima fase in B per il campionato di sviluppo; qui in Lombardia anche i playoff di C. Ma in questi due giorni, per giuochi del calendario, non c'era nulla di tutto ciò.
V'era, però, almeno una partita di grossa rilevanza: gara-3 di semifinale-playoff di A2 Sud. E dopo il k.o. di Ragusa per mano di Chieti, arriva una sorpresa ancora maggiore: Orvieto elimina la Termo Spezia, con un difensivissimo 43-46 in trasferta. Per la seconda volta di fila, la ferrea retroguardia umbra tiene sotto i 50 (e nessuna in doppia cifra) il ferrato attacco spezzino delle varie Templari, Bonafede, De Pretto, Glaser, Sarti, Costa, Scopigno e il gioiellino del '95 Crudo. Dall'altra parte una squadra più "operaia", con Mariani unico nome di particolar lignaggio, e poi varie altre buone giocatrici tra cui l'ex di turno Tava, ma senza dubbio Spezia era favorita. Stagione incompiuta per la squadra di Scanzani, che anche in Coppa Italia ha steccato in semifinale. Così come l'anno scorso perse in casa contro Alcamo gara-3 di finale Sud, in una volata spezzacuore (fu vinta, peraltro, la Coppa Italia, non si può tralasciarlo). Così come due anni fa dominò la B1 ma poi fu sconfitta nello spareggio-promozione, pur con la giusta attenuante di vari infortuni: il salto di categoria arrivò a tavolino. Così come, per fare “par condicio” tra le due sponde, la Virtus Spezia è arrivata due volte in finale di Coppa Italia ma ha perso, e anche lei non è mai salita sul campo. :cry:
Insomma a Spezia, vuoi per sfortuna vuoi per colpe proprie, è mancata negli ultimi anni la lira per fare il milione. Vedremo se si riparlerà di fusione tra i due club (ma non sembra più all’ordine del giorno come lo scorso anno) per provare a mettere insieme la lira mancante. La piazza lo meriterebbe: è delle migliori per il basket femminile, l'abbiamo già detto varie volte. Certo, però, ora il calcio è appena salito in B e potrebbe fregare risorse. :unsure:
Intanto una cosa è matematica: tra Bologna, Vigarano, Chieti e Orvieto, 3 squadre saliranno in A1. Cioè, avranno il diritto di salire in A1... <_< Poi bisogna sperare che lo esercitino tutte. I tempi sono duri, e ci si è messo, incredibile a dirsi, pure il terremoto (dopo l’inondazione su Spezia in autunno) nella notte tra sabato e domenica: Vigarano risulta nell’area colpita dal sisma. Ci saranno conseguenze sulla squadra? Attendiamo notizie più certe.

--> C’era anche un altro appuntamento di livello nazionale: finali del Join The Game 3 vs 3. Tra le U13 ha vinto Spezia in finale su Venezia, nelle U14 Marghera ha battuto Mantova. Ahò, sono scudetti ufficiali Fip. Devo notare che, per fortuna, almeno il Join The Game si salva dal tritacarne in base al quale, per ogni iniziativa Fip, si sente dire “perché invece di spendere soldi per questa cosa inutile, non li si spende per il reclutamento?”. :huh:

--> E di qui all’argomento che (complice la suddetta pausa agonistica) sta monopolizzando l’attenzione in questi giorni, il passo è breve. Parliamo ovviamente del dibattito sul movimento femminile, e in particolare sull’articolo del Corriere. Logico: i suoi giudizi “taglienti” fanno più notizia di quelli più misurati della Gazzetta.
I pareri qui sul forum sono in maggioranza favorevoli sia ai toni che ai contenuti di quest’articolo; al di fuori del forum, abbiamo raccolto pareri più variegati: da chi lo considera vangelo a chi lo taccia di “articolo pilotato” (e con riferimenti non casuali alla riforma delle categorie giovanili). Tuttavia su quest’ultimo punto, quand’anche avesse una parte di verità (ma non si potrà mai dimostrarlo, come per le insinuazioni analoghe sul boom mediatico del caso-Wabara, lo scorso anno), non è che di per sé squalifichi l’articolo, nel senso che può succedere che un giornalista prenda una posizione in sintonia o addirittura in piena aderenza con una fonte con cui si consulta. L’importante è sapere che questa è una posizione: legittima, ma una posizione. Serve capire, senza stare a chiedersi se c’è qualcuno o qualcosa dietro, quanto c’è di fondato in ciò che è stato scritto (cioè se è vero che è una “perfetta rappresentazione della realtà”, come qualcuno sostiene), e quali effetti può produrre.
Per quanto riguarda il primo aspetto, ci siamo proposti di fare un’analisi da completare sperabilmente questa notte (in realtà è già stata pubblicata,
vedi, ma il Diario è in differita...)
. Per il secondo aspetto, proviamo qui di seguito qualche considerazione sparsa:
1) l’ideale sarebbe se l’articolo producesse un effetto simile a quello, famoso, di 8 anni fa della Gazzetta sull’Olimpia Milano (maschile) che stava per scomparire: qualcuno lo lesse e il miracolo avvenne. Questo del Corriere può essere letto come un appello per Geas e Comense, del tipo “sono due club storici, rischiano di scomparire dall’A1 e non costa tanto salvarli”? Non so, non mi sembra questo il messaggio principale che trasmette. Il messaggio mi sembra “il movimento femminile va a rotoli sia al vertice che alla base: delle finali scudetto non è fregato niente a nessuno, due club gloriosi e pure gli altri sono nei guai, la base sta altrettanto crollando e la Fip non fa nulla per salvarla, anzi s’inventa assurdità in serie”. Non so se a qualcuno verrebbe voglia di investire in una realtà così...
2) Nemmeno, se un genitore fosse indeciso su che sport far fare alle proprie figlie, sarebbe granché invogliato a spedirla in un siffatto ambiente in rovina.
3) Ma credo che l’articolo non sia stato scritto per fantomatici potenziali salvatori dei due club, né tantomeno per potenziali atlete con famiglie; bensì che l’articolo voglia soprattutto essere una sferzata a chi regge il movimento, ovvero la Lega di A1 da un lato, e la Fip dall’altro (per le giovanili). Con questo messaggio: A) state portando il femminile alla rovina; B) (forse più tra le righe che esplicito, anche se il nome di Mazzoleni come richiedente un “cambio di passo” viene fatto) ci sarà qualcuno che presenterà un progetto di riforma.
4) Di conseguenza solo nelle prossime settimane potremo capire meglio se e come questo articolo s’inserisce nella dialettica in corso tra club e Lega da una parte, e tra club e Fip dall’altra.
5) La Federazione, chiamata in causa in modo piuttosto pesante (“oscuri dirigenti con poteri assoluti” eccetera), vorrà e potrà rispondere? E' un momento difficile per chi governa, a tutti i livelli: dai politici agli amministratori di condominio. Tutti sotto accusa, tutti tacciati di inettitudine e/o malafede. E' un po' un'abitudine italica (mai particolarmente amati i governanti), ma Internet è una cassa di risonanza per questo atteggiamento. In altri tempi, le invettive ai "potenti" rimanevano perlopiù borbottii nell'ombra, ora chiunque può scrivere che la Fip è una manica d'incapaci truffatori bastardi ed essere potenzialmente letto dal mondo intero, strappando applausi a scena aperta perché, oggi come oggi, se dici che tutto va a rotoli e tutti fanno cagare, ottieni molti più consensi che a negarlo. :o: Il risultato è una confusione che rende difficile distinguere quali critiche siano fondate (anche se magari espresse in modo brutale) e quali siano gratuità. Una replica della Fip potrebbe aiutare a focalizzare alcuni punti del dibattito, capire quali sono gli aspetti dove si può realmente intervenire, e dove invece è inutile o sbagliato puntare l'indice. Ma è anche possibile che la Fip voglia aspettare le sedi più opportune, cioè istituzionali, per dire la sua.
6) E quindi, tirando le somme, questo articolo sarà ricordato come quello che innescò un “circolo virtuoso” di proposte che salvarono il movimento, mettendo club e Fip di fronte alla consapevolezza che sull’orlo del baratro non si poteva più ballare sul Titanic ma solo lavorare insieme per risollevare le tragiche sorti? Oppure il fronte di chi si riconosce in quell’articolo sarà respinto al mittente? Oppure semplicemente non succederà nulla, e sarà solo un nuovo danno d’immagine per il già vituperato femminile? Entro fine mese potremmo già avere almeno parte delle risposte.

--> Ma scendiamo dai massimi sistemi a qualche caso concreto, ovvero a ciò che la prima metà dell’articolo denuncia: gran parte dell’A1 sarebbe a rischio di sparizione. Come già detto, troviamo eccessivo l'allarme in queste proporzioni (qualcuno, forse, ci lascerà le penne, qualcuno ridimensionerà, ma non ci sarà una catastrofe, toccando ovviamente ferro, legno e parti intime). Ma senza dubbio, a oggi (domenica 20), le uniche società ad aver battuto colpi sul mercato (ovvero ad aver dato notizia di sé) sono Schio Parma, che stanno approfittando della paralisi altrui. Parma, ad esempio, sta prendendo Harmon dalla Comense, cioè una delle due nobili a rischio di cui parla la stampa.
Com’è effettivamente la situazione nelle due capitali lombarde del femminile? Non si sa con certezza. Probabilmente non lo sanno nemmeno le dirigenze, che aspettano risposte. La Comense cerca qualcuno che subentri, nel “Pool”, agli sponsor che hanno marcato visita recentemente, pare una decina. Il Geas ha terminato il contratto con Bracco, anche se non ci risulta che ciò significhi sicuramente divorzio; però l’allarme era già chiaro: se il territorio non si muove, è dura. In questo momento non ci sentiamo di sbilanciarci sull’esito più probabile, anche se così a istinto propenderemmo per una continuazione di entrambe con ridimensionamento. Stessa cosa che rischiano Taranto e Lucca, tra le altre. Cosa c’è in comune con le due lombarde? Il fatto di aver ottenuto, quest’anno e/o l’anno scorso, eccellenti risultati. E questo è quantomai scoraggiante, perché ti rendi conto che tu puoi fare il massimo ma, esauriti i festeggiamenti e passata l’euforia, non hai uno sponsor in più né un livello superiore di traguardi al quale puntare.

sabato 26 maggio 2012

Diario (101)

 Dal 14 al 18 maggio


--> L'altro giorno sono giunte le convocazioni della Nazionale. Dovrebbero essere quelle valide per gli appuntamenti che contano, cioè le qualificazioni agli Europei. E indubbiamente l'annunciato ringiovanimento drastico è stato eseguito, tanto che l'unica veterana è Wabara, per il resto le "vecchie" sono dell'85. Ma al di là dell'anagrafe, i nomi con esperienza internazionale a livello senior sono pochissimi: Wabara, Sottana, Zanoni, Cinili, Crippa, Bagnara. Be', oddio, forse neanche così pochi, ma il fatto è che chi un tempo era apprendista e comprimaria, ora dovrà fare da leader e trascinatrice, e il passo non è breve. D'altra parte, prima o poi bisognava cominciare, la generazione intermedia (cioè dall'82 all'86, suppergiù) è arida, e dunque forse era inevitabile così. C'è il dubbio su Masciadri che vuol provare la Wnba (ma vedremo se la pigliano), ed è inutile dire quanto servirebbe. Peccato per le assenze di Consolini e Pastore, che avrebbero aumentato la lista di quelle con esperienza.
Nel settore play, spicca la convocazione dell'oriunda D'Alie, che sta a Battipaglia in A2: evidentemente nelle convocazioni sperimentali ha convinto, altrimenti non sarebbe stata preferita a Battisodo (riserva a casa), Arturi Corradini (nemmeno riserve), ovvero 3 registe che hanno avuto dai 16 ai 21 minuti d'impiego in A1 quest'anno. Difficile dare una spiegazione così a occhio: o D'Alie è un fenomeno, oppure lo staff tecnico (ipotizzo) ha cercato un play realizzatore (com'è costei, a giudicare dalle statistiche) rispetto a registe più circolatrici di palla come le tre suddette, perchè il gruppo è carente di realizzatrici e quindi, più che da armare le mani altrui, c'è da concludere in proprio. Ma chi fa 15 o 20 punti di media in A2 ne fa automaticamente una decina, o anche solo 5 o 6, al massimo livello internazionale? :unsure: Vedremo.

--> Playoff e playout di A2 con le gare-2 infrasettimanali. Ed è fragoroso il botto dai playoff Sud, dove Chieti elimina Ragusa con un 73-64 comandando costantemente. :woot: Ancora sugli scudi il trio giovane Tognalini (18)-Gonzalez-Silva. Di là non bastano 20 di Buzzanca e 18 di Machanguana. Certo l'organico di Ragusa (oltre alle due appena dette, c'erano Valerio, M. Bestagno, Sarni, Koutznesova, Manzini, Mazzone) faceva presupporre di arrivare fino in fondo, ma il livello del Sud è alto, e Chieti aveva un telaio più collaudato, essendo già arrivata in alto lo scorso anno. Quindi sorpresa ma non inaudita. Attenzione anche all'altra serie Sud, perché Orvieto pareggia i conti con la Termo Spezia, 52-44 (e questa è una serie decisamente più difensiva), con 15 punti di Tripalo.
Al Nord invece "tutto va come deve andare" (cit. Max Pezzali/883), ovvero le prime due teste di serie passano il turno con un 2-0, entrambe pur soffrendo in gara-2: Bologna ribalta il risultato nell'ultimo quarto (55-60) a S. Martino con 19 di Nannucci; Vigarano invece resiste (50-52) con 15 di Kozdron all'ormai consueto rush finale di Muggia. Entrambe le sconfitte tuttavia sono state sorprese notevoli della stagione. A mio parere non sarebbero arrivate così avanti nell'altro girone, ma sono confronti sempre un po' fumosi. In Coppa Italia s'è visto che le prime due del Nord stanno alla pari con le prime due del Sud. Probabilmente il gruppo di vertice del Sud è più ampio, come stanno dimostrando i playoff.
Nei playout Alghero espugna Bolzano e fa 1-1, mentre Siena passa a Viterbo e fa 2-0, quindi retrocede la gloriosa piazza della Tuscia.

--> E' quasi finita, in B, la fase d'ammissione agli spareggi finali per il campionato di sviluppo. Lungo da scrivere il nome della fase, ancor più lungo il percorso di qualificazione, dato che si va alla terza fase e non comincia prima di fine maggio, per l'esattezza dal 31 maggio al 2 giugno. Il motivo è che c'è un girone toscano che finisce il 19-20, però poi passano altri 11 giorni e mi sembran tanti, così come i 18 di attesa per parecchie delle squadre qualificatesi nelle altre regioni.
Per la Lombardia sono passate Usmate Carugate (doppia rima). Il presidente di quest'ultima, Paolo Gavazzi, ha fatto un'osservazione condivisibile: la sua squadra farà quest'anno, in totale, 33 partite in 3 fasi diverse, ma nessuna partita di playoff, mentre l'anno scorso aveva avuto meno partite ma un lungo playoff che aveva catalizzato un interesse bestiale lì a Pessano. E' piuttosto evidente: i concentramenti in campo neutro non creano nessun interesse (quali tifosi, in B, riescono ad andare in massa fuori regione per 3 giorni? E alla gente del posto non importa nulla), mentre i playoff, ma pure i playout, con la tensione del verdetto in palio, una stagione in una partita, e soprattutto in casa ora dell'una ora dell'altra squadra, sono la massima occasione per le società delle serie minori di creare interesse. Perché l'interesse per l'evento singolo lo riesci a smuovere (non sempre, ma spesso, se la società è radicata), l'interesse per tutto l'anno, specie se non c'è niente in palio, è più complicato. Per carità, quest'anno era di transizione, poi probabilmente ci voleva Mandrake (o il più moderno supereroe Chuck Norris) per trovare una formula ideale :wacko: , con un centinaio di squadre e il flusso da distribuire verso l'A2, il camp. sviluppo, la B regionale e la C (cioè 4 destinazioni diverse), ma per il futuro speriamo che le formule siano un attimino più semplici e, soprattutto, belle farcite di playoff e playout:huh: In fondo basterebbe applicare la formula dell'A2, che da questo punto di vista è soddisfacente.

--> Dei molteplici successi di Cinzia Zanotti come allenatrice abbiamo già parlato varie volte: ha già superato il numero di scudetti vinti da giocatrice (2 contro 1), e prossimamente lotterà per il terzo (U17 dal 21 al 27/5). Ma c'è una sua ex compagna di squadra, sia di club che di nazionale, che poteva quest'anno esordire in panchina col botto, cioè con due titoli lombardi di fascia regionale. Parliamo di Susanna Padovani, ex grande play di Milano (ma scudettata con Priolo), la quale è ora responsabile del settore giovanile del Sanga. Alla guida di U19 e U17 è arrivata due volte alle finali regionali, nel giro di tre settimane, in entrambi i casi probabilmente da favorita. Ma in entrambi i casi s'è piazzata terza, risultato comunque invidiabile per il 95% delle società, ma per com'era andata la stagione direi un po' stretti per il club milanese. :cry: La finale U19 s'è conclusa oggi (venerdì 18) in maniera rocambolesca: alla vigilia dell'ultima giornata, il Sanga era a punteggio pieno, il Carroccio Legnano e Crema a 2 punti, il polo bergamasco Ororosa di Cantamesse a zero. Ebbene, il Carroccio ha battuto le bergamasche, Crema ha battuto Milano di 11, risultato: classifica avulsa con Carroccio primo (+5), Crema seconda (-2) e Sanga terzo (-3). Spine per Padovani, ma negli anni a venire, lei che nella sua carriera da giocatrice ha conosciuto altrettanto bene le gioie e i dolori ne farà tesoro, e se son rose fioriranno. Di certo il Pinotti nazionale s'è messo in buone mani con la Susanna intercontinentale.

--> Ma è stata, soprattutto, la settimana di 3 articoli sulla stampa nazionale, sui mali del basket femminile, con relativa eco e relative discussioni. Ha iniziato, mercoledì 16, il Corriere della Sera, massimo quotidiano italico per prestigio (quanto a diffusione, se la gioca con Repubblica, non abbiamo gli ultimi dati): riassumendo, dice che, "archiviata nel disinteresse generale la finale scudetto", l'A1 rischia di rimanere a zero squadre per insostenibilità dei costi; potrebbero "autoretrocedersi", tra le altre, le gloriose Geas e Comense; anche Taranto campione è in difficoltà; i club sperano che qualche sponsor bussi alla porta, ma è più probabile che bussi la guardia di finanza; c'è una "deriva" in cui 4-5 italiane che contano si muovono spostando gli scudetti, e le straniere sono "troppe" e "troppo costose". Di fronte a tutto ciò, le "cure" (ironico) escogitate per "salvare il movimento" sono "astrusi campionati di sviluppo", mentre nel settore giovanile, in calo di tesserate, "oscuri dirigenti dai poteri assoluti" vogliono ripristinare un assetto di categorie che qualche anno fa "fece più danni della peste"; la Federazione, che considera il femminile "un peso", "si lava la coscienza con iniziative decotte come College e Azzurrina, che assicurano posti ai federales ma pochi risultati". Sintesi? Mentre "altri sport femminili (vedi il volley) decollano, qui si cammina sulle macerie".
La Gazzetta dello Sport, uscita l'indomani, ha toni meno aspri e allarga il discorso a tutti gli sport "minori", ma condivide col Corriere almeno parte della sostanza: c'è una sproporzione non più sostenibile tra costi e ricavi, e al ridimensionamento del movimento (stra-superato dal volley come tesserate) non è corrisposta una riduzione degli stipendi.
Tralasciamo Libero, il quale, in un'evidente scopiazzatura dal Corriere senza capire, amplifica la catastrofe, dando già per morte Geas e Comense, chiedendosi pure chissà "cosa ne penserà Mabel Bocchi". Boh, se lo incuriosiva tanto, poteva anche fare lo sforzo di domandarglielo direttamente. Così magari la "Divina" gli avrebbe spiegato che le campane a morto, al momento, non sono ancora suonate. :blink:
L'articolo del Corriere è comunque quello che ha suscitato maggiore eco e dibattiti qui sul forum e, presumo, nell'ambiente tutto. Toni sferzanti, duri, unilaterali, che indubbiamente sono stati usati a bella posta (non condivido chi parla di erronea impostazione o di articolo mal scritto dal punto di vista tecnico) proprio per far male ai destinatari ma anche, secondo gli entusiasti dell'articolo, per fare il bene del movimento, suscitando una reazione virtuosa. Occorrerà analizzare nei prossimi giorni effetti e contenuti.

giovedì 24 maggio 2012

Diario (100)

13 maggio (domenica)

--> L’A1 è già finita, ma nei ruspanti pianeti di A2 e B è stato un weekend di massima intensità. Partiamo dalla B, perché c’erano verdetti definitivi sulle promozioni. Il primo “scaglione” di spareggi finali aveva già fatto cantare trallallà a Venezia e Ariano Irpino. Tra ieri e oggi, hanno fatto zumpappà Reggio Calabria (su S. Marinella), Selargius (su Valmadrera), Crema (su Stabia) e Broni (su Reggio Emilia).
Mi soffermo sulle lombarde: del resto erano impegnate in 3 serie su 4 e quindi la copertura è buona… Raddoppiano le lombarde in A2: dal prossimo anno saranno 4, e credo non succedesse dal 2008. quando retrocesse Carugate e salì il Geas. Dunque Crema e Broni: due belle piazze, con seguito di pubblico, già state in A2 di recente, società organizzate, quindi è positivo ritrovarle in seconda serie. Per Broni è anche un sollievo, perché, avendo il settore giovanile in semi-disarmo, avrebbe faticato parecchio ad allestire una squadra per il “campionato di sviluppo”, mentre Crema sarebbe stata comunque pronta, avendo un vivaio tuttora florido.
Per la Lombardia un weekend pazzo dal punto di vista meteorologico (sabato caldo che sembrava estate, domenica con pioggia e temperatura autunnale) ma col barometro cestistico decisamente fisso sul bel tempo. E un weekend particolare è stato, senza dubbio, per Filippo Bacchini, che il giorno dopo aver vinto lo scudetto U19 ha visto salire in A2 le sue ultime due società allenate a livello senior. Così come sono stati 8 giorni trionfali per i gemelli Fassina: domenica scorsa s’era salvato Stefano con Biassono, ora Paolo sale con Broni. Speriamo in una conferma d’entrambi, così l’anno prossimo ci sarà il derby e chissà, se si mettessero d’accordo sul look (chi ha la barba se la taglia, oppure se la fa crescere anche l’altro), potrebbero scambiarsi la panchina prima della partita e vedere se qualcuno se ne accorge. :ride:

--> Minchiate a parte, Crema è stata la numero uno della stagione lombarda. Ha conquistato il primato di stagione regolare solo all’ultima giornata, ma lo aveva tenuto per varie settimane precedentemente; e ha vinto anche la fase regionale di Coppa Italia. Non avrei puntato su di loro come primissime favorite, semmai come prima alternativa a Broni e Valmadrera. Squadra con buone giocatrici (Caccialanza, Genta, Picotti, Serano, Cerri, Capoferri), ma giovane e senza, apparentemente, trascinatrici assolute. Invece Caccialanza ha rivestito questi panni, almeno spesso (la ricordiamo, sfrontata 19enne, tra le ultime ad arrendersi nella finale-promozione di A2 nel 2008 contro il Geas), ma soprattutto coach Sguaizer ha dato un’impostazione difensiva di ferro, fin troppo secondo i detrattori, ma direi che l’applauso è ineccepibile. In finale, dopo il +9 all’andata ha dominato il ritorno in casa, manco a dirlo con una difesa ermetica. A Crema, in questi stessi giorni, c’è il volley femminile che sta venendo promosso in A1: speriamo non crei problemi al basket nel reperimento delle risorse per il prossimo anno. :blink:

--> Broni era più attesa al traguardo, avendo fatto già il concentramento finale lo scorso anno e aver preso gente di spessore come Carù (direttamente dall’A1 di Lucca), Molinari, Besagni, tenendo una Zamelli sempre più convincente, Bicocca, Brusadin e altre. Infatti è partita a rullo compressore, battendo tutti di 20 e passa; poi però ha avuto problemi di infortuni e verso la fine della stagione regolare s’è un po’ incartata perdendo 3 partite in una serie di 4 (di più, comunque, non era possibile perché gli squilibri tra le “big” e le altre, nel girone lombardo, erano troppo netti), ma poi s’è comunque piazzata seconda, ha fatto 3-0 nel concentramento interregionale e piazzato il capolavoro vincendo di 14 a Reggio Emilia. Al ritorno ha vissuto brividi nel finale quando Reggio è andata a un canestro dal ribaltare la differenza canestri, ma Zamelli ha indovinato la bomba liberatoria e i celebri ultras “Viking” hanno potuto festeggiare. Da segnalare che la vecchia (be’, neanche poi tanto) Elisa Zanon, dopo il divorzio da Valmadrera a metà stagione, sale con Broni mentre le sue ex restano al palo.

--> Già, Valmadrera l’incompiuta. Non è la prima volta, purtroppo: negli ultimi 4 anni, sempre con ambizioni legittime, due sconfitte in finale e due poco prima (Reggio Emilia, a proposito, è sulla strada per imitarla, essendo al secondo anno di cedimenti sul filo). Manca il milione per fare la lira, insomma. Quest’anno, a mo’ di maledizione, sia il traguardo parziale che quello finale sono sfuggiti in volata. La squadra di Gualtieri era infatti prima in stagione regolare dopo aver sistemato sia Crema che Broni, ma all’ultima giornata ha perso a Usmate con una tripla allo scadere, finendo terza. Non che questo poi sia stato fatale, perché il concentramento è stato superato e l’accoppiamento con Selargius (guidata dall’ex Cagliari Pat Marcello) non sembrava più duro di quello di Broni (forse di quello di Crema sì, però), per cui le possibilità di salire erano intatte. Ma dopo aver vinto di 1 in trasferta l’andata, Valmadrera ha avuto una partenza contrattissima al ritorno, pagando forse la tensione: una di quelle partite che si mettono storte, ma ti sembra che manchi davvero poco per ribaltarle, e però non ti sblocchi mai davvero, e alla fine piangi.

--> Rumba delle semifinali “di conference” (cioè dei due gironi) iniziata in A2. Al Nord, 1-0 per le due favorite, Vigarano con un 51-42 su Muggia (15 di Laffi) e Bologna con un 60-54 su S. Martino (17 di Costi). Scarti ridotti ma in realtà a metà gara era un dominio per le due di casa, tipo +15. Nei playout Bolzano sbanca Alghero e va 1-0 (rima).
Al Sud, playoff: la Termo Spezia piega di misura Orvieto, 57-52, con 12 di Glaser e 9+14 rimbalzi di Goodfaith (Bonafede), ma la sorpresa è Chieti che sbanca Ragusa in quella che dev’essere stata un’eccellente partita: 71-73. Duello “generazionale” perché per Ragù ne fa 20+16 rimbalzi la vecchia tigre Machanguana, ma per Chieti rispondono le giovani Gonzalez (20), Tognalini (19) e Silva (15). Nei playout Siena batte Viterbo.

--> Una notizia , giunta proprio stasera, ha seminato stupore nel volley femminileVilla Cortese, finalista scudetto, si fonde con Novara, rivale di medio-alta classifica (nonché club tra i più importanti della prima metà degli anni 2000), con cui tra l’altro in passato aveva avuto, pare, degli screzi non indifferenti. Ma dev’esserci un errore: nel dorato mondo sottorete, due club che per tirare avanti devono fondersi? Fatto sta che dopo la defezione di Conegliano c’è un’altra casella vuota da riempire tra le 12 della massima serie del campionato femminile che tutta Italia appassiona. 

mercoledì 23 maggio 2012

Diario (99)

 12 maggio (sabato)


--> Campione d’Italia, campione d’Italia, campione d’Italia, campione d’Italia. :lol: Che bisogno c’è di ripeterlo 4 volte? C’è bisogno, perché è lo scudetto giovanile numero 4 per il Geas della generazione dorata. Ha vinto oggi l’Under 19 contro Venezia, 59-50. Dopo due semifinali dai punteggi piuttosto tristi (57-38 per Sesto su S. Martino padrona di casa; 54-30 per Venezia su Cervia), una finale tra le migliori degli ultimi anni. Geas sempre avanti, in realtà, ma senza mai chiuderla se non negli ultimi 2 minuti. Fondamentale una tripla di Kacerik sul +3 a -1’45”: ha spento l’ultimo sussulto della Reyer, che per tutta la partita ha cercato, più volte riuscendoci, di riportarsi a contatto dopo ogni allungo di Sesto. L’altro “highlight” della gara è stato un assist da paura di Gambarini.
Ma se il gran duello tra Formica (19 punti) e Zandalasini (20) è finito pari, il resto del Geas ha fatto qualcosa di più del resto di Venezia, trovando in Penna (12), Barberis (8), Gambarini e Mazzoleni (7 a testa) altri terminali, e in generale spremendo dall’organico mostruosamente profondo (12 in campo anche nella finale, contro 8 per la Reyer: Formica 40' in campo, calata nel finale) quel tanto in più di compattezza di squadra che è servito a fare la differenza. Non era un gruppo d’allenamento fisso, questo del Geas, durante l’anno, ma era comunque (credo) un collettivo più rodato rispetto a Venezia, più farcita d’elementi delocalizzati a College Italia.
Curiosamente, per ognuna delle 4 annate-Geas protagoniste di questo titolo la contabilità dei tricolori è diversa: per le ’96 è il quarto, per le ’95 il terzo, per le ’94 il secondo, per le ’93 (poche: Giorgi, Meroni e De Cristofaro) il primo. A livello ’93 lombardo, la supremazia era tradizionalmente di Biassono (quest’anno delusione, non essendosi qualificata per le finali).
Per il gruppo veneziano di ossatura ’94-95, certo un po’ più eterogeneo (cioè con innesti da fuori) e meno continuo negli anni, ma spesso tra le massime favorite fin dalle finali U15 del 2009, il conto è purtroppo per loro a quota zero. E, temiamo, era questa l’occasione più propizia, perché a livello U17 sembrerebbe ancor più dura.
A proposito: c’è stata qualche pacata discussione, qui sul forum, a proposito di chi andasse considerato favorito in queste finali. Il Geas s’è definito, alla vigilia, non certo senza ambizioni ma “meno attrezzato di altre squadre”, senza specificare quante né quali: presumiamo s’intendesse Venezia e Cervia, senza trascurare S. Martino. Ok, non ci sono parametri scientifici per misurare il valore teorico di una squadra, quindi uno ha il diritto di considerarsi sfavorito quanto vuole e di dire, per esempio, “non capisco come facessero a pronosticarci terzi quando eravamo al massimo da ottavo posto”. <_< Del resto, fa parte del bagaglio di un’abile gestione l’arte di togliere pressione alla propria squadra, e di non motivare ulteriormente le avversarie con proclami di superiorità. Leggendario era, per citare un vicino di casa del Geas, il noto c.t. calcistico Trapattoni quando si mostrava terrorizzato dalla Moldavia. :rolleyes:
Forse poi, nel caso di questo supergruppo sestese, era anche utile, una volta tanto, sentirsi sfavoriti, con l’idea di un titolo da andarsi a conquistare, anziché una semplice certificazione di una scontata superiorità. Considerate che queste ragazze giocano tutto l’anno (salvo una o due volte alle finali) partite che sono già vinte per manifesta superiorità prima ancora di entrare in campo.
Un’analisi degli organici rendeva tuttavia difficile accettare l'idea che ci fosse una squadra più forte di questo Geas, figuriamoci due o più. L’abbiamo già detto, ne saremmo stati felici per il basket italiano, se fosse stato vero, perché voleva dire che l'abbondanza era tornata a nutrire i nostri vivai; ma era impossibile. Il campo l’ha dimostrato: prendiamo la finale, la partita più importante. 50 dei 59 punti del Geas sono stati realizzati dalle ’95-96. Altri 7 da Mazzoleni e 2 da tutte le altre messe insieme. Questo ha smontato l'ipotesi di alcuni che il fattore-età avrebbe penalizzato Sesto. Vero, sono giovani; ma della loro età sono le 3-4, se non 5, migliori d'Italia. Ma, soprattutto, fa impressione pensare che le ’93-94 del Geas, comprimarie in finale (per quanto, certo, utili), sono arrivate quest’anno, con l’aggiunta di 4 ragazze di Costa (considerando le 10 che giocavano di più), a un soffio dalla promozione in A2! S’è mai vista, a livello giovanile, una squadra in cui le meno forti, ripeto meno forti, sono in grado di arrivare quasi in A2? :o:
E infatti, mesi fa, quando comparve il roster di questa squadra U19 sul sito del Geas, dicemmo qui che era qualcosa di allucinante, roba che a qualsiasi allenatore, all’idea di avere un materiale simile, gli verrebbe la sindrome di Stendhal (quella che ti piglia di fronte a troppe opere d’arte in un colpo solo), o se vogliamo essere volgari, una reazione fisica più in basso. :huh: Obiezione: “ma tu parli sulla carta, noi siamo sul campo e vediamo i valori”. Ok, ma a parte che i risultati hanno appunto parlato chiaro, le ragazze del Geas le avevo viste, così come ho visto quest’anno quelle di Cervia quando hanno giocato in A2 contro Milano e Biassono, e ho visto San Martino. Belle squadre, ma una ha 4-5 elementi realmente competitivi, l’altra due. Tant’è che il Geas in semifinale ha fatto “box and one” su una gemella e secondo alcuni osservatori tanto è bastato a decidere la partita. Contro il Geas, se fai “box” su di una, ti ammazzano le altre. Se sono fuori partita le Dotto, San Martino è perduta. Se Zandalasini e Gambarini sono fuori partita, altre 10 possono sopperire. Per concludere questa disputa d’accademia, credo che la realtà sia che Geas e Reyer fossero le favorite assolute, entrambe alla pari come valori teorici. Ma se avessi dovuto scommettere avrei puntato su Sesto.
Ciò non dev’essere inteso a sminuire i meriti di giocatrici e staff sestesi, coach Bacchini in primibus. Intanto, essere super-forti è un merito, mica un’etichetta dalla quale nascondersi. Meglio essere eccellenti che mediocri, no? E poi, questo Geas della “generazione di fenomene” è anche ben allenato, ben organizzato e con una grande capacità di rendere bene nei momenti importanti. Lo sport è pieno di “più forti” che falliscono. Queste sono “più forti” che non sbagliano mai (si tocchino pure, in vista delle finali U17); e parlo, ovviamente, soprattutto delle ’95-96. Zandalasini e Kacerik hanno 4 scudetti, 2 trofei delle Regioni, il bronzo europeo (i titoli regionali non li contiamo neanche). :woot: E sono solo a metà della carriera giovanile: abbastanza impressionante. Penna e Gambarini hanno qualche trofeo in meno, ma non c’è male pure per loro. Treviso di Sottana assommò, se non erro, 6 scudetti: l’anno prossimo il sorpasso?
Gli elementi di punta di queste due annate sestesi non posso dire di averli scoutizzati a dovere, per cui mi limito a qualche impressione. Penna ha avuto una crescita fisico-tecnica notevole: mi sembra ormai più vicina all’1.90 che all’1.80, in prospettiva un’ala di caratura europea. Zandalasini ha una plasticità nel movimento di tiro che indica il talento naturale e iper-precoce (a 13 anni se ne parlava già come “la nuova Macchi”), mentre Penna è sbocciata più tardi. Gambarini, come ha detto coach Bacchini nel video celebrativo sul sito Fip, è a poca distanza dall’essere già un play da A1, purché migliori soprattutto nel tiro. Ma ha personalità e visione di gioco, e questi ho l’impressione che non s’insegnino. È un po’ tappa di statura, ma non credo più di Giulia Gatti, il play italiano più migliorato dell’anno in A1. Non vorrei, infine, sottovalutare Barberis, una '95 con meno quotazioni delle altre nominate, ma non di rado la più efficace del gruppo.
Altro dettaglio che intrippa di queste tipe, è che sfoggiano tutte quel sorrisetto e quell'aria di chi è sicuro di sé ma senza dare l’idea di tirarsela (che sia naturalezza o posa, non lo so; parlo di ciò che sembra, ma le donne non sono quasi mai ciò che sembrano). :blink: Forse è la disinvoltura tipica di tutte le ragazze della generazione Facebook, non solo loro. Ci capitò di vedere il filmato di una Mabel Bocchi un po’ a disagio ai microfoni Rai subito dopo il trionfo in Coppa Campioni ’78; queste invece con la multimedialità e i video ci vanno a braccetto. Naturalmente tutto ciò conterebbe zero se la personalità e la disinvoltura non la mostrassero prima di tutto in campo. Siccome lo fanno, la speranza è che stia venendo fuori, non solo con loro ma a partire dalle '92 di Lucchesi che vinsero l'oro europeo, una nuova generazione di giocatrici italiane: senza la vocazione al gregariato che, complice l'educazione al servir le straniere che viene imposta dalle società, affligge troppe nostre atlete attualmente sulla breccia. E quanto al Geas, la domanda che conta, ovviamente, non è quanti altri scudetti arrafferà, ma se tutto questo ben di dio si tradurrà nella sua A1 del futuro: sarebbe bello. Il precedente è favorevole: l'ultima volta che Sesto vinse il titolo della massima categoria giovanile (ai tempi detta Juniores, era under 18) fu nel 2004, e tre elementi sono oggi giocatrici della prima squadra: Arturi, Crippa e Zanoni.

lunedì 21 maggio 2012

Un'analisi più completa sull'articolo del "Corriere"

 Vediamo di fare un'analisi più completa dell'articolo del Corriere della Sera. Senza fermarsi al discusso incipit, ma anche senza un'approvazione incondizionata.


Premesse:

1) forse non ho capito che certi toni aspri sono volutamente tali per suscitare un effetto-reazione e quindi a fin di bene. Come quando un allenatore piglia a scarpate un suo giocatore e gli grida "cretino, deficiente, non vali un cazzo": non lo pensa veramente (altrimenti non perderebbe tempo a scuoterlo) ma sa che così facendo susciterà una reazione d'orgoglio. E quindi sarebbe una sana sferzata, una scudisciata a fin di bene. Io però faccio fatica a comprendere questo codice comunicativo, e cioè per me le parole vogliono dire esattamente quello, e quindi le accetto solo se sono vere, giustificate.

2) faccio anche fatica a capire la modalità di reazione di certi appartenenti al movimento femminile quando il movimento stesso viene attaccato. Per me, se uno viene a casa mia e dice che fa cagare, non mi viene da dire: "Ah ah, come godo, perché è colpa di mia moglie che ha scelto male gli armadi, e colpa delle mie figlie che sporcano per terra". A me viene da incazzarmi; o meglio, da ribattere: “Ok, se hai ragione ti do ragione, ma prima esaminiamo parola per parola le tue critiche e vediamo se hai veramente ragione”. Qui invece sembra che la reazione più frequente (pur ricordandosi di non scambiare il forum per la maggioranza reale) sia "Ah, che bello, finalmente qualcuno che scudiscia i federali", o "Ah, che soddisfazione veder smerdati i presidenti di A". Ma se si fa parte tutti di un movimento, è ridicolo godere dell'attacco a chi rappresenta questo movimento, come se la base fosse estranea, come se il discredito gettato sul movimento riguardasse solo alcuni e non tutti. Di solito un essere umano ha un orgoglio istintivo: se gli si dice che la propria casa fa cagare, si sente punto nel vivo, non è che applaude a scena aperta chi lo dice. Evidentemente non ci si sente parte della stessa casa. Ma anche in questo caso, è possibile che sia io a difettare di comprensione dei meccanismi mentali altrui.

3) Certo, poi ci sono molti che sono sinceramente convinti che l'articolo dica solo cose giuste, che sia una perfetta rappresentazione della realtà (come ha detto il prof. Mazzoleni) e quindi foriero di benefici per il movimento. Be', come già detto, sono pronto a sorprendermi positivamente. Vedremo cosa succede. Chiaro, una riga sul Corriere può smuovere di più di 100 articoli su un giornale qualsiasi. Ma io sono convinto che alcuni punti non corrispondano alla realtà, e li elencherò qui di seguito, nella convinzione che è giusto essere esigenti con il giornale più importante d'Italia. Non si tratta, qui, di un dilettantucolo di provincia costretto a scrivere alle 3 di notte. Qui parliamo di giornalisti di Serie A, i migliori d'Italia. Quando vai a vedere Chicca Macchi, sei più esigente di quando vai a vedere la Mariarosa Pizzingrilli che gioca in Promozione dopo aver finito il turno all'ufficio postale e aver messo a letto i due figli. Così, allo stesso modo, io ritengo doveroso che, se il Corriere della Sera scrive di basket femminile, tutto, dalla prima all’ultima riga, sia accurato e impeccabile. Non mi accontento che ci siano “alcune cose” giuste, o anche la maggioranza. E non accetto che si dica: “è tutto giusto, stai zitto perché altrimenti non vuoi il bene del movimento”.

Passando dunque all’analisi:

a) Il titolo. “La crisi travolge il movimento femminile - Geas e Comense pronte ad autoretrocedersi - La serie A1 rischia di sparire”. Lo definirei non infondato, ma eccessivo. È prassi che i titoli siano un po’ più enfatici rispetto alla realtà, a comprensibile scopo di richiamo: si ricorderà, ad esempio, che il Corriere l’anno scorso in prima pagina titolò di “cori” contro Wabara laddove erano “insulti”, quindi un ingigantimento anche se l’episodio di razzismo sussisteva. In questo caso, è vero che la crisi mette in difficoltà il movimento, è vero che Geas e Comense valutano di non iscriversi all’A1, è vero che molti club sono in difficoltà. Non sarà vero, secondo me, che il movimento sarà travolto, non è tecnicamente esattissimo che i due club possano autoretrocedersi (non è che tu puoi decidere in che categoria giocare: tu puoi fare richiesta di ammissione a una categoria inferiore, e il consiglio federale, previa verifica che il posto in quella categoria ci sia, ti può dare l’ok; in questo senso è più impreciso Chiabotti, che scrive “Taranto, come altre società storiche, ancora da playoff come Comense e Geas Sesto San Giovanni, sta contemplando l'autoretrocessione in A2 perchè l'A1 costa troppo”, mentre il Corriere non specifica la categoria).

b) L’incipit. “Archiviata nel disinteresse generale la finale scudetto (per la cronaca e per l'albo d'oro, vittoria di Taranto su Schio in tre partite)”. Roberto Lurisi ha già spiegato perché, secondo lui, è sbagliato sia nella sostanza (il “disinteresse generale”), sia nella tecnica giornalistica (spinge il lettore a “cambiare canale”, perché se una cosa non interessa a nessuno, perché continuare a leggere?). Su questo secondo aspetto non mi soffermo, perché la tecnica giornalistica presumo che Roberto De Ponti la padroneggi alla perfezione, e quindi se ha scritto così è perché voleva scrivere così.
Per me il problema di questo incipit – come ho già provato a dire – è che non è vero nella sostanza, o meglio è vero ma secondo parametri che varrebbero per il 99% degli eventi sportivi italiani, e per il femminile è così dalla notte dei tempi, quindi ha poco senso. Se avesse senso, potrei passar sopra al fatto che mi suona come una sgradevole mancanza di rispetto (strana per un uomo di sport) nei confronti di chi quelle finali scudetto le ha giocate, vissute e seguite. Così, è difficile. Il prof. Mazzoleni ritiene che l’incipit sia perfetto, naturalmente è libero di farlo. Ma l’incipit dà il timbro all’articolo e secondo me gli dà un timbro troppo aspro, che l’articolo di Chiabotti non ha, e infatti dell’articolo di Chiabotti diventa più facile recepire la sostanza, ovvero guardare la luna e non il dito.

c) “una serie A1 a zero squadre sarebbe un record assoluto”. Preso alla lettera è infondato (anche se dovessero fallire 12 squadre su 12, ma non succederà, una serie A1 ci sarebbe per forza, ovviamente), come affermazione volutamente paradossale si può comprendere. L’unico problema è che poi c’è qualcuno che lo prende alla lettera, vedi “Libero”, e allora sembra che siamo già morti prima che le campane siano suonate.

d) “Pool Comense e Geas Sesto San Giovanni sono due società che hanno un nome anche per chi non conosce questo sport, insieme fanno 23 scudetti e 3 Coppe Campioni, l'una semifinalista quest'anno, l'altra nel 2011: potrebbero decidere contemporaneamente di rinunciare ai diritti della A1 e di scendere volontariamente di categoria, causa l'insostenibilità dei costi del massimo campionato. Comense e Geas non sono mai andate troppo d'accordo, ma la crisi economica è più forte di qualsiasi rivalità. Mario Mazzoleni, presidente del Geas, da tempo va sostenendo che la Lega debba compiere un «cambio di passo», chiedendo sostanziosi cambiamenti regolamentari. Antonio Pennestri, numero uno della Comense, ha dichiarato che le giocatrici sono libere di scegliersi un'altra squadra”. Ok, qui è cronaca, nulla da eccepire. Sì, magari a uno verrebbe da chiedersi quali siano i sostanziosi cambiamenti proposti da Mario Mazzoleni, che non vengono specificati, ma forse sarebbe servito il doppio dello spazio e quindi amen.

e) “Tralascia di prendersela con la Lega, Pennestri, solo perché il presidente è suo figlio Stefano”. Ecco, per il mio personale gusto, questa è una battuta fine a se stessa, utile a tirare una frecciatina ma che non c’entra nel discorso. Battuta per battuta, registriamo il progresso nella distinzione tra padre e figlio, rispetto all’articolo del Corriere dell’8/4/2011, sul caso Wabara, in cui era scritto: “Brilla però per silenzio la società Comense, il cui presidente Antonio Pennestrì incidentalmente è pure il presidente della Lega basket femminile”.

f) Ma se la storia rischia di finire in A2, pure la cronaca non sta meglio: la stessa Taranto campione d'Italia ha annunciato che se non dovesse arrivare uno sponsor sarebbe costretta a ridimensionarsi. Su 12 squadre, almeno 10 sono immobili, in attesa di segnali divini. Molti club non pagano gli stipendi da mesi e sperano che qualche sponsor bussi alla porta, più probabile che a bussare sia invece la Guardia di Finanza”. La prima parte è vera, e il resto temiamo che non sia lontano dalla realtà. Momento di strizza generale.

g) “Si doveva arrivare a questo, a una deriva dove 4-5 giocatrici italiane si spostano verso i (pochi) soldi disponibili, spostando anche gli scudetti, e dove le straniere sono troppe, e troppo costose per un campionato che fattura zero virgola”. Sulle “straniere troppe e troppo costose” siamo nell’ambito dell’opinabile ma è un’opinione condivisibile; c’è chi considera le italiane troppe e troppo costose, non le straniere che a parità di prezzo offrono qualità migliore, ma lasciamo perdere. La prima frase forse richiederebbe un approfondimento, perché credo che succeda in tutte le leghe di tutti gli sport nostrani, che i migliori vanno dove ci sono i soldi e quindi spostano anche gli scudetti. Ma non mi sembra la parte centrale dell’articolo e quindi soprassiedo anche su questo. Non è un problema.

h) “Le «cure» per salvare il movimento al momento sono astrusi campionati detti «di sviluppo», mentre per rilanciare i settori giovanili in crisi di vocazione oscuri dirigenti con poteri assoluti pensano che la soluzione sia di riformarli modificando le annate, ricalcando una soluzione che appena 4 anni fa aveva fatto più danni della peste. La Federazione, che considera il femminile un peso inevitabile (lontani i tempi in cui le tesserate erano un terzo del totale), si lava la coscienza sprecando qualche euro per iniziative decotte come College Italia o i vari progetti Azzurrina, che assicurano posti ai federales ma pochi risultati”. Ecco, questa è la parte forse più applaudita su questi schermi, e capisco il godimento di alcuni nel leggere l’attacco all’odiata federazione. Ma secondo me è la parte meno condivisibile di tutto l’articolo.
Intanto, a mio parere è sbagliato il collegamento diretto che si fa tra i problemi del vertice e l’azione federale per quanto riguarda le serie inferiori e le giovanili. Sia perché crea un calderone di problemi che rende difficile capire quale sia la tesi centrale dell’articolo (Chiabotti, sempre secondo me, è più efficace nel concentrare l’attenzione sul discorso essenziale, o meglio sui due discorsi: la serie A spende troppo, e c’è un grave calo di praticanti, mentre nel Corriere viene messa troppa carne al fuoco), sia perché dà l’erronea impressione che la Fip sia diretta responsabile delle difficoltà economiche della serie A, delle troppe straniere eccetera. Si tratta invece di decisioni della Lega su cui, forse, la Fip ha avuto anzi il difetto opposto di non riuscire a imporsi, ma la Lega aveva e ha una sua autonomia operativa.
Venendo poi ai temi elencati nell’articolo: il “campionato di sviluppo” (al singolare) non credo sia collegabile ai problemi economici dell’A1. Sono due sfere diverse. Indubbiamente è stata criticabile la modalità confusa con cui si è arrivati al “campionato di sviluppo” (prima si passa dalla B1 alla mega-B nazional/regionale, poi si ripassa a una B1 riveduta e corretta con le giovani), così come uno può benissimo criticare i requisiti imposti dal c.di svil. medesimo; ma “astruso”, il campionato in sé, non lo sarebbe, anzi è piuttosto semplice: una B in cui metà squadra dev’essere under 21.
Ma è soprattutto la frase dopo a lasciarmi perplesso: chi sono gli “oscuri dirigenti con poteri assoluti”? Mi sembra uno schiaffo gratuito. I dirigenti, certo, non saranno noti quanto i giornalisti del Corriere, tuttavia, detto così, sembra che ci sia gente nascosta nell’ombra che trama per inventar cazzate a ogni pie’ sospinto. Non dubito che molti sottoscriverebbero quest’immagine, ma non credo che corrisponda alla realtà. Ci sono dirigenti con nome e cognome, regolarmente eletti come in ogni federazione (mi risulta), che hanno il diritto e il dovere di esercitare i loro incarichi. “Poteri assoluti”? Casomai, nell’ambito indicato dall’articolo, è il contrario. Infatti è noto che è stata avanzata una proposta di riforma delle categorie (giusta o sbagliata che sia), frutto di un lavoro di una commissione preposta alle giovanili (un organo direi abbastanza democratico), che è stato sottoposto al vaglio delle società, con possibilità data a tutte di esprimere il loro parere: tant’è vero che la proposta è stata poi congelata perché i pareri erano contrari. Lasciamo perdere che quelle parole mi sembrano una mancanza di rispetto nei confronti del lavoro di queste persone: se corrispondesse alla realtà, sarebbe una giusta scudisciata. Ma io non credo che corrisponda alla realtà.
Idem (almeno in parte) quando dice che “la Federazione considera il femminile un peso inevitabile”: questo ce lo diciamo, a volte, tra di noi sul forum, quando ci si sente l’ultima ruota del carro, ma è giusto metterlo nero su bianco sul giornale più importante d’Italia? È veramente così?
Ultimo argomento di questa parte: le “iniziative decotte”, cioè College Azzurrina. Opinione legittima, ok, ma opinione resta. Il College costa troppo? In tempi di crisi, forse è vero. Ma Azzurrina? Non credo proprio. E “decotte” per quale motivo? Perché danno “pochi risultati”? E qual è il parametro per giudicare questi risultati? Se s’intende che non aumenta il numero delle praticanti, be’, sarà vero ma sono due iniziative per qualificare l’eccellenza, non per aumentare la quantità. Se si tratta di risultati sul campo, allora giova ricordare che negli ultimi 4 anni, dopo secoli di siccità, abbiamo vinto 3 medaglie giovanili più una al Mondiale 3 vs 3. Ok, non c’è una prova che dipenda da College e Azzurrina, ma come fai a dimostrare oggettivamente il contrario, sempre tenendo conto che siamo sul giornale più importante d’Italia dove, secondo me, tutto dev’essere ben certificato e acclarato? E perché, se c’è almeno qualcosa di positivo, una mezza luce nelle tenebre, dev’essere accuratamente ignorata? Per quello parlavo l’altro giorno, di “articolo-tesi”: c’è una tesi, gli elementi in contrasto non possono comparire.

i) Il finale. “Altri sport femminili (vedi il volley) decollano, qui si cammina sulle macerie”. È uno dei motivi per cui l’articolo di Chiabotti mi sembra preferibile. Lui dice: ok, il basket femminile è nei guai, però i problemi ce li hanno tutti gli sport minori. Qui sul Corriere sembra che vadano tutti, o quasi tutti, bene, tranne il reprobo basket. Il volley? Secondo me è decollato intorno a una decina d’anni fa. Ora è sicuramente su un piano superiore, anche molto superiore, al basket (sempre parlando di donne, s’intende), ma il decollo è finito. Ci sono, l’abbiamo già detto, due squadre di A1 scomparse negli ultimi mesi. Le straniere più forti, e anche varie italiane, stanno prendendo il volo verso lidi esteri, perché i danée son finiti anche sotto rete. La finalista di campionato s’è fusa con un’altra squadra, le campionesse d’Italia hanno rischiato un grosso ridimensionamento all’indomani dello scudetto. Oh, parlo di volley, non di basket. Cronache recentissime. A me sembra questa la vera realtà. Il che non medica i problemi del basket. Però è una descrizione più completa e attendibile. Sempre secondo me. Poi ognuno giudichi.

Sintetizzando: a parte qualche dettaglio, sono d'accordo con l'articolo del Corriere.

giovedì 17 maggio 2012

Perché non ha senso il discorso sul "disinteresse"

Senza dubbio, presidente Mazzoleni, tu hai la visione, tu sei uomo da grandi traguardi dentro e fuori dal campo. Tuttavia ciò non m'impedisce di temere che, a volte, la data recente del tuo ingresso nel basket ti renda difficile valutare correttamente la portata dei dati che la realtà presenta (visto che hai parlato di "discutere di realtà"). In poche parole, a volte sembri pensare di essere il primo nella storia ad accorgerti di cose che, invece, sono così dalla notte dei tempi. Il che non significa che non siano problemi; ma sono strutturali, irrisolvibili, colpa né mia né tua né sua, come la fame nel mondo, le guerre tribali in Africa, lo scioglimento dei ghiacci polari.

Nella fattispecie, sembri stupito che al supermercato nessuno sappia chi ha vinto lo scudetto del basket donne. E che c'è di strano? Ricordo nitidamente che da bambino di 7 anni, verso il 1985, chiesi per la prima volta a mio padre: "Papà, ma perché tutti parlano di calcio e nessuno parla di basket?". In Italia c'è un unico sport di squadra popolare, il calcio. Tu stesso, tra una partita dell'Inter e una finale Taranto-Schio, ho l'impressione che scegli la prima, o comunque t'intrippa di più la calcistica tenzone. Figuriamoci chi non è direttamente coinvolto nel movimento. Nessuno sa chi ha vinto lo scudetto di basket donne, come nessuno sa chi ha vinto quello maschile. Ma nessuno sa neanche chi ha vinto nel volley, nella pallamano, nella pallanuoto. La gente sa giusto due cose sulla Ferrari, su 'a Pelleggrini perché è gnocca e vince le medaje, e su Valentinorossi che però è in declino. L'Italia è così. Non è né colpa mia, né tua, né della Fip, né di Pennestrì, né di Basile.
Ecco perché l'incipit dell'articolo del Corriere non vuol dire una mazza, così come non vuol dire sostanzialmente nulla la tua inchiesta al supermercato.