Dal 21 al 25 maggio
--> L’attenzione generale è puntata sulle notizie che giungono, a singhiozzo, dalle varie piazze di A1 in difficoltà. Ma non è facile star dietro, perché un giorno leggi gioie e il giorno dopo leggi dolori, o viceversa. All’aggiornamento di venerdì 25, cauti segnali di ottimismo (almeno sulla prosecuzione dell’attività: accontentiamoci…)
si odono a Lucca, Umbertide, Taranto e Faenza. Per quest’ultima si parla di uno sdoppiamento societario, con una nuova entità, una cooperativa, che prenderebbe in gestione solo la prima squadra, sgravandola dei debiti (ma alla fine chi li paga?), mentre al vecchio Club Atletico rimarrebbe il resto.
Sul Geas, com’è sovietica tradizione, domina il riserbo (anche perché non c’è una stampa locale che debba riempire pagine coi “rumors”): abbiamo solo letto lunedì 21 sulla Prealpina, il giornale che non sbaglia un colpo specie quando non spara,
che non si è deciso ancora il da farsi, e questa non è una novità. Ma le uniche notizie che trapelano riguarda solo la serie di “happy hour” che la società sta proponendo con una giocatrice della prima squadra a turno (e questa, bisogna dire, è una bell’idea).
Sulla Comense si sta leggendo di più, e da giornali diversi, ma non tutto è chiaro e uniforme. Lunedì sulla Provincia trapelava ottimismo: si parlava di un contatto sfumato con Bennet (la grande distribuzione che quest’anno sponsorizzava Cantù maschile) ma di “piani B” pronti, tipo Yamamay (lo sponsor di Busto Arsizio di volley donne); però l’indomani la stessa testata e lo stesso autore avevano toni più preoccupanti (che siano arrivate informazioni nuove nel frattempo?) e maggiormente allineati ai già pessimisti “Giorno” (dove scrive l’addetto stampa della società, Levrini) e al Corriere della Sera edizione Como. Tuttavia il termine indicato dal presidente Pennestrì per la decisione – 31 maggio – è molto vicino e quindi potremmo non dover sfogliare la margherita a lungo.
--> Sembra, purtroppo, che la possibile moria di squadre stia contagiando anche l’A2. Sulla Gazzetta di giovedì 24 leggiamo righe preoccupanti: “Finiti i playoff, sulla nuova composizione dell’A2 donne iniziano a girare voci sulla possibilità che la neopromossa Ornavasso non faccia il campionato, così come è incerta la situazione di Fontanellato che, se non ha un budget adeguato, non è da escludere che rinunci. Così come anche Loreto potrebbe non iscriversi”. Aspetta un momento, ma ‘ste tre squadre qua, com’è che non li ho mai sentiti? Orcodighel, che pirla: ho preso la pagina sbagliata. È l’A2 di volley, non di basket!
Ma ci dev’essere un errore: il Corriere non diceva che il volley donne decolla? Forse decolla, ma un pochino barcolla, e c’è persino chi molla.
--> Giovedì 24: trentesimo compleanno di Masha Maiorano. Gli anni scorsi abbiamo parlato, ogni tanto (si fa per dire), di questa giocatrice. Quest’anno non l’avevamo ancora fatto, e dunque la ricorrenza offre l’occasione per rimediare. Intanto una notazione geografica: Seveso, cittadina brianzola finora famosa in Italia solo per il disastro ambientale della diossina (1976), è da qualche tempo diventata, invece, la città della tiratrice che tremar le retine fa. Ma parliamo di basket. Maiorano ha vissuto quest’anno una stagione tra le più belle della sua carriera, rinvigorendo la sua peraltro mai offuscata popolarità (le hanno recentemente dedicato un fan club e una pagina di Wikipedia), ma soprattutto conquistando per la prima volta le semifinali scudetto. E non da comprimaria; o meglio, certamente con un ruolo non da protagonista rispetto all'eccellente poker straniero di Como e alla miglioratissima Gatti, ma con uno spazio importante e quasi sempre in quintetto da gennaio in avanti. Niente male per una arrivata a settembre con contratto a gettone, e che all'inizio s'era notata soprattutto per un paio di denti rotti in allenamento.

Coronamento, poi, è stata gara-5 di semifinale, a Schio, dove è stata la miglior marcatrice delle sue con 13 punti e 4 triple, lei che sulle triple ha costruito, costruisce e costruirà buona parte delle sue fortune (quest’anno, tanto per dire, 96 tentativi da 3, 39 da 2 e appena 7 dalla lunetta).
Ma durante la serie, c’è piaciuta anche per i miglioramenti difensivi, tangibili: in passato tendeva a difendere troppo incollata all’avversaria, sicché, non essendo rapidissima negli scivolamenti, commetteva fallo o si faceva saltare. Invece ora l’abbiamo vista tenere sia Macchi che Masciadri con efficacia (ovviamente, per quanto sia possibile tenere quelle due). Non so quanto influisca il suo visibile dimagrimento; probabile che le consenta più mobilità senza pagare troppo a livello di capacità di reggere i contatti.
E alla fine di quella gara-5, la Masha nazionale ha commosso l’Italia con le sue lacrime in diretta tv: vero che lei è una maestra di mimica facciale spinta agli estremi (come dimenticare le sue espressioni sconvolte dopo il confronto con Diana Taurasi in Eurolega, nel 2008, o le smorfie di dolore dopo un impatto con Ford, sempre nella serie con Schio di quest’anno?), ma quel pianto indicava passione sincera: quella di chi, ogni estate, prende il torneo di Binzago con la stessa intensità che mette sui parquet dell’A1, in barba a quelli e quelle che “è solo un torneo estivo, siamo qui per divertirci”. La mentalità, gentili signorine che magari avete più talento di Masha Maiorano ma meno risultati in carriera, si allena 365 giorni all’anno, non solo quando c'è l'attività "seria" e qualcuno vi paga per le vostre prestazioni. 
Ma non vogliamo concludere con frecciatine ad altri, bensì con una nota di colore sulla protagonista di queste righe: la già pluri-tatuata Maiorano ne ha aggiunto un altro, di recente, con il suo motto: “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”. Celebre frase dantesca che invita a non perdere tempo con chi non merita, ma tirare avanti verso i propri obiettivi. Nel caso di Maiorano, può essere rivolta a chi l’ha sempre bollata come giocatrice “non da A1”. Ma preferiamo interpretarlo, gliel’abbiam già proposto, come un invito subliminale al proprio play di turno: ovvero, non ti curare di loro (le altre compagne), ma guarda e passa (a me).
Buon compleanno: i trenta, nel basket, sono la maturità, non la vecchiaia.
--> Sono in corso le finali nazionali Under 17, a Cesenatico. Mentre le maggiori favorite sono avanzate senza grossi problemi alle semifinali, la notizia è l’infortunio di Cecilia Zandalasini, già nella prima partita: non sembra grave ma le sue finali sono terminate. C’è apprensione per le Nazionali U16 (Europei) e U17 (Mondiali), delle quali “Zanda” dovrebbe essere un elemento di spicco. Per quanto riguarda il Geas, diciamo che da strafavorito diventa solo favorito, e Venezia ha una possibilità. Ma restano svariate nazionali di categoria al team di Cinzia Zanotti, e se Treviso vinse il titolo Juniores 2005 senza Sottana, Gambarini e compagne possono farcela anche senza Zandaladonkeys (= Zandalasini). Intanto oggi (venerdì 25) il Geas ha spazzato 78-35 la Comense nel derby dei quarti, facendo intuire che resta discretamente forte. In semifinale anche Venezia, Trieste e Spezia.
--> Ma è ancora in primo piano il dibattito sul movimento, innescato dagli articoli della stampa nazionale di cui abbiamo già detto due o tre cose (ehm) nei giorni scorsi. All’inizio della prossima settimana è prevista un’assemblea di Lega con successivo “summit” tra Lega e Fip. Potrebbe uscire succedere tutto, così come la montagna potrebbe partorire il topolino. Alcune considerazioni e aggiornamenti su tutta la questione:
1) L’auspicio è che non si prendano decisioni sull’onda del panico e dell’irrazionalità. Si è letto in questi giorni di proposte di blocco delle retrocessioni (ma la Fip ci starebbe), di dimezzamenti delle straniere (ma quante società sono d’accordo?) e non so che altro. Ho un timore: se è vero che il movimento è come una torre che traballa pericolosamente, se sposti un mattone credendo di raddrizzarla, rischi di farla cadere del tutto (e vale sia per le società che per la Fip)...
2) Sulla questione della riforma delle categorie giovanili, credo che siano state dette delle inesattezze. Intanto, è solo una proposta per il 2013/14, subordinata a una valutazione sul numero delle tesserate. Ma poniamo, ok, che diventi poi operativa. È legittimo non essere d’accordo, però mi sembra strano che si dica che non ci sono state spiegazioni sulla proposta di cambiamenti, quando io ho mandato due o tre sms a chi di dovere e mi è stato risposto nel giro di un'ora. Provo a sintetizzare.
La proposta iniziale è stata: U18-U16-U14. Questo in un quadro organico che tiene conto: A) della crisi della fascia U19 in molte regioni d’Italia (la categoria maggiore avrebbe più linfa con le 17-18enni che con le 18-19enni); B) della nascita del “campionato di sviluppo”, una sorta di semi-campionato giovanile in cui troveranno posto molte delle migliori U19 (e altre giocheranno in A2). Dopodiché, è stata vagliata questa proposta, alcune società hanno dato parere contrario, s’è trovato un compromesso con le U19 anziché U18 come massima categoria. Chiaro che così ci rimettono le 17enni (cioè le ’97 nell’anno dell’eventuale entrata in vigore, 2013/14) ma se non altro si conservano le ’95 (cioè le 19enni), e se queste 19enni sono comunque poche, non è detto che il discorso "le 17enni molleranno perché saranno schiacciate dalle più grandi" sia vero, soprattutto nelle regioni più malmesse. Si ritiene quindi che, con 3 annate nella categoria maggiore, potrebbero rivitalizzarsi i campionati U19 nelle regioni dove quest’anno sono scomparsi.
3) Ripeto, tutto ciò può essere giusto come può essere sbagliato, tuttavia mi sembra erroneo dire che non c’è stata discussione in materia, che è stata un’imposizione eccetera. C’è un punto fondamentale: tra dicembre e gennaio è stato dato tempo a tutte le società di dire la loro. Quante hanno risposto? Una dozzina. E allora, purtroppo, è come quando i referendum restano sotto il quorum del 50%: magari il 99,9% di chi ha votato è a favore di una certa idea, ma siccome non s’è espresso un numero sufficiente di votanti, non si può dire che “la maggioranza vuole questo”.
4) La prossima domanda che vorremmo fare a chi di dovere è: “perchè questi soldi non si spendono nel reclutamento?”. Che non è una mia personale ossessione, ma è il ritornello più gettonato su questi schermi. Siamo in crisi economica, si tira la cinghia, così qualsiasi esborso di denaro pubblico (in ogni ambito, a partire dalla politica) è sotto tiro. Per la Fip, quando si sente di una qualunque spesa c’è qualcuno che obietta appunto: “Ma perché non s’investe invece nella propaganda nelle scuole?”, o discorsi simili. Delle due l’una: o alla Fip sono ottusi e criminali (perché non capiscono questa cosa che hanno capito tutti, o se l’hanno capita si ostinano a non applicarla), oppure c’è qualche motivo fondato per cui si spende così e non cosà. Io comincio a sospettare che la seconda ipotesi abbia ragion d’essere. Ma non voglio darlo per sicuro a priori.
Certo, bisogna dire che in tempi di vacche magre, i 700.000 euro annui del College Italia (uno dei molti bersagli dell’articolo del Corriere, a proposito) diventano scomodi, un bersaglio inevitabile. Poniamo anche che siano tutti ben spesi; restano però tanti in un momento in cui si taglia e si risparmia su tutto. D’altra parte, chiudere il progetto dopo appena 3 anni e dopo aver puntato così tanto su di esso, sembra ancora più assurdo. Bel ginepraio. Dubito, però, che i 700.000 risparmiati sarebbero automaticamente proprietà della Fip e disponibili per la famosa “propaganda nelle scuole”. Ci vorrebbe un po’ di raziocinio nell’esaminare la questione, senza gridare “scandalo, chiudiamo tutto”, né bollare come “decotta” un’idea che, quando la facevano gli altri e non noi, sembrava l’Eldorado, e ora invece viene ripudiata come vecchia e inutile.
5) Sono emersi in questi ultimi giorni progetti e proposte di riforma da varie parti. Molti vogliono contribuire con sincera buona fede e, credo, competenza. Tuttavia ci sono tre aspetti fondamentali da considerare:
A) tre le varie idee messe sul tavolo in questi giorni (vedi Geas, vedi San Raffaele, vedi altri dei quali abbiamo potuto occhieggiare qualche scritto e altri ancora che sappiamo aver esposto i propri contributi) si riesce a comporre un quadro unitario di proposte? Oppure si tratta di piani che concordano solo sul fatto che “il sistema è da rifondare”, ma, all’atto pratico, discordano su gran parte dei provvedimenti da attuarsi?
Esempio concreto: uno dei temi caldi è la riduzione delle straniere in A1: ma solitamente non si è d’accordo neanche sul fatto che le straniere costino più delle italiane o viceversa… Infatti ieri abbiamo letto Basile, patron di Taranto, secondo cui il taglio delle straniere a due non abbasserebbe nulla (nell’immediato) e sarebbe meglio liberalizzare. Ha tutti i torti? Qualcuno me lo dimostri, se stiamo parlando della sopravvivenza di oggi e non dei benefici per il movimento a lungo termine.
B) Quante delle proposte messe sul tavolo sarebbero realmente realizzabili qui e ora (ovviamente con vantaggi), e quante invece suonano bene ma forse sono complesse da attuare in tempi rapidi?
C) chi ha il diritto di rappresentanza, e il diritto di disporre i cambiamenti? Gli organi preposti: la Lega e la Fip. Una singola società, o un gruppo di società, senza rappresentanza ufficiale, possono avanzare le migliori proposte del mondo, ma non sono loro ad avere l’ultima parola, né a poter dire che se non si fa come dicono loro, ci si comporta da “oscuri dirigenti con poteri assoluti” o simili. Sarebbe come se, di fronte al continuo calo dei preti e dei fedeli della Chiesa cattolica, un gruppo di fedeli proponesse una serie di riforme. Magari roba bellissima a leggersi, ma che diritto avrebbero di farle passare? Nessuno, perché sono il papa e i vescovi a decidere. Per fortuna in Lega e in Fip c’è più... democrazia che nella Chiesa e allora possiamo concludere così: di fronte alla crisi economica e al calo delle tesserate avete proposte salvifiche? Avanzatele, ma assicuratevi il diritto di rappresentanza, altrimenti aver ragione temo che non sia sufficiente.