Vediamo di fare un'analisi più completa dell'articolo del Corriere della Sera. Senza fermarsi al discusso incipit, ma anche senza un'approvazione incondizionata.
Premesse:
1) forse non ho capito che certi toni aspri sono volutamente tali per suscitare un effetto-reazione e quindi a fin di bene. Come quando un allenatore piglia a scarpate un suo giocatore e gli grida "cretino, deficiente, non vali un cazzo": non lo pensa veramente (altrimenti non perderebbe tempo a scuoterlo) ma sa che così facendo susciterà una reazione d'orgoglio. E quindi sarebbe una sana sferzata, una scudisciata a fin di bene. Io però faccio fatica a comprendere questo codice comunicativo, e cioè per me le parole vogliono dire esattamente quello, e quindi le accetto solo se sono vere, giustificate.
2) faccio anche fatica a capire la modalità di reazione di certi appartenenti al movimento femminile quando il movimento stesso viene attaccato. Per me, se uno viene a casa mia e dice che fa cagare, non mi viene da dire: "Ah ah, come godo, perché è colpa di mia moglie che ha scelto male gli armadi, e colpa delle mie figlie che sporcano per terra". A me viene da incazzarmi; o meglio, da ribattere: “Ok, se hai ragione ti do ragione, ma prima esaminiamo parola per parola le tue critiche e vediamo se hai veramente ragione”. Qui invece sembra che la reazione più frequente (pur ricordandosi di non scambiare il forum per la maggioranza reale) sia "Ah, che bello, finalmente qualcuno che scudiscia i federali", o "Ah, che soddisfazione veder smerdati i presidenti di A". Ma se si fa parte tutti di un movimento, è ridicolo godere dell'attacco a chi rappresenta questo movimento, come se la base fosse estranea, come se il discredito gettato sul movimento riguardasse solo alcuni e non tutti. Di solito un essere umano ha un orgoglio istintivo: se gli si dice che la propria casa fa cagare, si sente punto nel vivo, non è che applaude a scena aperta chi lo dice. Evidentemente non ci si sente parte della stessa casa. Ma anche in questo caso, è possibile che sia io a difettare di comprensione dei meccanismi mentali altrui.
3) Certo, poi ci sono molti che sono sinceramente convinti che l'articolo dica solo cose giuste, che sia una perfetta rappresentazione della realtà (come ha detto il prof. Mazzoleni) e quindi foriero di benefici per il movimento. Be', come già detto, sono pronto a sorprendermi positivamente. Vedremo cosa succede. Chiaro, una riga sul Corriere può smuovere di più di 100 articoli su un giornale qualsiasi. Ma io sono convinto che alcuni punti non corrispondano alla realtà, e li elencherò qui di seguito, nella convinzione che è giusto essere esigenti con il giornale più importante d'Italia. Non si tratta, qui, di un dilettantucolo di provincia costretto a scrivere alle 3 di notte. Qui parliamo di giornalisti di Serie A, i migliori d'Italia. Quando vai a vedere Chicca Macchi, sei più esigente di quando vai a vedere la Mariarosa Pizzingrilli che gioca in Promozione dopo aver finito il turno all'ufficio postale e aver messo a letto i due figli. Così, allo stesso modo, io ritengo doveroso che, se il Corriere della Sera scrive di basket femminile, tutto, dalla prima all’ultima riga, sia accurato e impeccabile. Non mi accontento che ci siano “alcune cose” giuste, o anche la maggioranza. E non accetto che si dica: “è tutto giusto, stai zitto perché altrimenti non vuoi il bene del movimento”.
Passando dunque all’analisi:
a) Il titolo. “La crisi travolge il movimento femminile - Geas e Comense pronte ad autoretrocedersi - La serie A1 rischia di sparire”. Lo definirei non infondato, ma eccessivo. È prassi che i titoli siano un po’ più enfatici rispetto alla realtà, a comprensibile scopo di richiamo: si ricorderà, ad esempio, che il Corriere l’anno scorso in prima pagina titolò di “cori” contro Wabara laddove erano “insulti”, quindi un ingigantimento anche se l’episodio di razzismo sussisteva. In questo caso, è vero che la crisi mette in difficoltà il movimento, è vero che Geas e Comense valutano di non iscriversi all’A1, è vero che molti club sono in difficoltà. Non sarà vero, secondo me, che il movimento sarà travolto, non è tecnicamente esattissimo che i due club possano autoretrocedersi (non è che tu puoi decidere in che categoria giocare: tu puoi fare richiesta di ammissione a una categoria inferiore, e il consiglio federale, previa verifica che il posto in quella categoria ci sia, ti può dare l’ok; in questo senso è più impreciso Chiabotti, che scrive “Taranto, come altre società storiche, ancora da playoff come Comense e Geas Sesto San Giovanni, sta contemplando l'autoretrocessione in A2 perchè l'A1 costa troppo”, mentre il Corriere non specifica la categoria).
b) L’incipit. “Archiviata nel disinteresse generale la finale scudetto (per la cronaca e per l'albo d'oro, vittoria di Taranto su Schio in tre partite)”. Roberto Lurisi ha già spiegato perché, secondo lui, è sbagliato sia nella sostanza (il “disinteresse generale”), sia nella tecnica giornalistica (spinge il lettore a “cambiare canale”, perché se una cosa non interessa a nessuno, perché continuare a leggere?). Su questo secondo aspetto non mi soffermo, perché la tecnica giornalistica presumo che Roberto De Ponti la padroneggi alla perfezione, e quindi se ha scritto così è perché voleva scrivere così.
Per me il problema di questo incipit – come ho già provato a dire – è che non è vero nella sostanza, o meglio è vero ma secondo parametri che varrebbero per il 99% degli eventi sportivi italiani, e per il femminile è così dalla notte dei tempi, quindi ha poco senso. Se avesse senso, potrei passar sopra al fatto che mi suona come una sgradevole mancanza di rispetto (strana per un uomo di sport) nei confronti di chi quelle finali scudetto le ha giocate, vissute e seguite. Così, è difficile. Il prof. Mazzoleni ritiene che l’incipit sia perfetto, naturalmente è libero di farlo. Ma l’incipit dà il timbro all’articolo e secondo me gli dà un timbro troppo aspro, che l’articolo di Chiabotti non ha, e infatti dell’articolo di Chiabotti diventa più facile recepire la sostanza, ovvero guardare la luna e non il dito.
c) “una serie A1 a zero squadre sarebbe un record assoluto”. Preso alla lettera è infondato (anche se dovessero fallire 12 squadre su 12, ma non succederà, una serie A1 ci sarebbe per forza, ovviamente), come affermazione volutamente paradossale si può comprendere. L’unico problema è che poi c’è qualcuno che lo prende alla lettera, vedi “Libero”, e allora sembra che siamo già morti prima che le campane siano suonate.
d) “Pool Comense e Geas Sesto San Giovanni sono due società che hanno un nome anche per chi non conosce questo sport, insieme fanno 23 scudetti e 3 Coppe Campioni, l'una semifinalista quest'anno, l'altra nel 2011: potrebbero decidere contemporaneamente di rinunciare ai diritti della A1 e di scendere volontariamente di categoria, causa l'insostenibilità dei costi del massimo campionato. Comense e Geas non sono mai andate troppo d'accordo, ma la crisi economica è più forte di qualsiasi rivalità. Mario Mazzoleni, presidente del Geas, da tempo va sostenendo che la Lega debba compiere un «cambio di passo», chiedendo sostanziosi cambiamenti regolamentari. Antonio Pennestri, numero uno della Comense, ha dichiarato che le giocatrici sono libere di scegliersi un'altra squadra”. Ok, qui è cronaca, nulla da eccepire. Sì, magari a uno verrebbe da chiedersi quali siano i sostanziosi cambiamenti proposti da Mario Mazzoleni, che non vengono specificati, ma forse sarebbe servito il doppio dello spazio e quindi amen.
e) “Tralascia di prendersela con la Lega, Pennestri, solo perché il presidente è suo figlio Stefano”. Ecco, per il mio personale gusto, questa è una battuta fine a se stessa, utile a tirare una frecciatina ma che non c’entra nel discorso. Battuta per battuta, registriamo il progresso nella distinzione tra padre e figlio, rispetto all’articolo del Corriere dell’8/4/2011, sul caso Wabara, in cui era scritto: “Brilla però per silenzio la società Comense, il cui presidente Antonio Pennestrì incidentalmente è pure il presidente della Lega basket femminile”.
f) “Ma se la storia rischia di finire in A2, pure la cronaca non sta meglio: la stessa Taranto campione d'Italia ha annunciato che se non dovesse arrivare uno sponsor sarebbe costretta a ridimensionarsi. Su 12 squadre, almeno 10 sono immobili, in attesa di segnali divini. Molti club non pagano gli stipendi da mesi e sperano che qualche sponsor bussi alla porta, più probabile che a bussare sia invece la Guardia di Finanza”. La prima parte è vera, e il resto temiamo che non sia lontano dalla realtà. Momento di strizza generale.
g) “Si doveva arrivare a questo, a una deriva dove 4-5 giocatrici italiane si spostano verso i (pochi) soldi disponibili, spostando anche gli scudetti, e dove le straniere sono troppe, e troppo costose per un campionato che fattura zero virgola”. Sulle “straniere troppe e troppo costose” siamo nell’ambito dell’opinabile ma è un’opinione condivisibile; c’è chi considera le italiane troppe e troppo costose, non le straniere che a parità di prezzo offrono qualità migliore, ma lasciamo perdere. La prima frase forse richiederebbe un approfondimento, perché credo che succeda in tutte le leghe di tutti gli sport nostrani, che i migliori vanno dove ci sono i soldi e quindi spostano anche gli scudetti. Ma non mi sembra la parte centrale dell’articolo e quindi soprassiedo anche su questo. Non è un problema.
h) “Le «cure» per salvare il movimento al momento sono astrusi campionati detti «di sviluppo», mentre per rilanciare i settori giovanili in crisi di vocazione oscuri dirigenti con poteri assoluti pensano che la soluzione sia di riformarli modificando le annate, ricalcando una soluzione che appena 4 anni fa aveva fatto più danni della peste. La Federazione, che considera il femminile un peso inevitabile (lontani i tempi in cui le tesserate erano un terzo del totale), si lava la coscienza sprecando qualche euro per iniziative decotte come College Italia o i vari progetti Azzurrina, che assicurano posti ai federales ma pochi risultati”. Ecco, questa è la parte forse più applaudita su questi schermi, e capisco il godimento di alcuni nel leggere l’attacco all’odiata federazione. Ma secondo me è la parte meno condivisibile di tutto l’articolo.
Intanto, a mio parere è sbagliato il collegamento diretto che si fa tra i problemi del vertice e l’azione federale per quanto riguarda le serie inferiori e le giovanili. Sia perché crea un calderone di problemi che rende difficile capire quale sia la tesi centrale dell’articolo (Chiabotti, sempre secondo me, è più efficace nel concentrare l’attenzione sul discorso essenziale, o meglio sui due discorsi: la serie A spende troppo, e c’è un grave calo di praticanti, mentre nel Corriere viene messa troppa carne al fuoco), sia perché dà l’erronea impressione che la Fip sia diretta responsabile delle difficoltà economiche della serie A, delle troppe straniere eccetera. Si tratta invece di decisioni della Lega su cui, forse, la Fip ha avuto anzi il difetto opposto di non riuscire a imporsi, ma la Lega aveva e ha una sua autonomia operativa.
Venendo poi ai temi elencati nell’articolo: il “campionato di sviluppo” (al singolare) non credo sia collegabile ai problemi economici dell’A1. Sono due sfere diverse. Indubbiamente è stata criticabile la modalità confusa con cui si è arrivati al “campionato di sviluppo” (prima si passa dalla B1 alla mega-B nazional/regionale, poi si ripassa a una B1 riveduta e corretta con le giovani), così come uno può benissimo criticare i requisiti imposti dal c.di svil. medesimo; ma “astruso”, il campionato in sé, non lo sarebbe, anzi è piuttosto semplice: una B in cui metà squadra dev’essere under 21.
Ma è soprattutto la frase dopo a lasciarmi perplesso: chi sono gli “oscuri dirigenti con poteri assoluti”? Mi sembra uno schiaffo gratuito. I dirigenti, certo, non saranno noti quanto i giornalisti del Corriere, tuttavia, detto così, sembra che ci sia gente nascosta nell’ombra che trama per inventar cazzate a ogni pie’ sospinto. Non dubito che molti sottoscriverebbero quest’immagine, ma non credo che corrisponda alla realtà. Ci sono dirigenti con nome e cognome, regolarmente eletti come in ogni federazione (mi risulta), che hanno il diritto e il dovere di esercitare i loro incarichi. “Poteri assoluti”? Casomai, nell’ambito indicato dall’articolo, è il contrario. Infatti è noto che è stata avanzata una proposta di riforma delle categorie (giusta o sbagliata che sia), frutto di un lavoro di una commissione preposta alle giovanili (un organo direi abbastanza democratico), che è stato sottoposto al vaglio delle società, con possibilità data a tutte di esprimere il loro parere: tant’è vero che la proposta è stata poi congelata perché i pareri erano contrari. Lasciamo perdere che quelle parole mi sembrano una mancanza di rispetto nei confronti del lavoro di queste persone: se corrispondesse alla realtà, sarebbe una giusta scudisciata. Ma io non credo che corrisponda alla realtà.
Idem (almeno in parte) quando dice che “la Federazione considera il femminile un peso inevitabile”: questo ce lo diciamo, a volte, tra di noi sul forum, quando ci si sente l’ultima ruota del carro, ma è giusto metterlo nero su bianco sul giornale più importante d’Italia? È veramente così?
Ultimo argomento di questa parte: le “iniziative decotte”, cioè College e Azzurrina. Opinione legittima, ok, ma opinione resta. Il College costa troppo? In tempi di crisi, forse è vero. Ma Azzurrina? Non credo proprio. E “decotte” per quale motivo? Perché danno “pochi risultati”? E qual è il parametro per giudicare questi risultati? Se s’intende che non aumenta il numero delle praticanti, be’, sarà vero ma sono due iniziative per qualificare l’eccellenza, non per aumentare la quantità. Se si tratta di risultati sul campo, allora giova ricordare che negli ultimi 4 anni, dopo secoli di siccità, abbiamo vinto 3 medaglie giovanili più una al Mondiale 3 vs 3. Ok, non c’è una prova che dipenda da College e Azzurrina, ma come fai a dimostrare oggettivamente il contrario, sempre tenendo conto che siamo sul giornale più importante d’Italia dove, secondo me, tutto dev’essere ben certificato e acclarato? E perché, se c’è almeno qualcosa di positivo, una mezza luce nelle tenebre, dev’essere accuratamente ignorata? Per quello parlavo l’altro giorno, di “articolo-tesi”: c’è una tesi, gli elementi in contrasto non possono comparire.
i) Il finale. “Altri sport femminili (vedi il volley) decollano, qui si cammina sulle macerie”. È uno dei motivi per cui l’articolo di Chiabotti mi sembra preferibile. Lui dice: ok, il basket femminile è nei guai, però i problemi ce li hanno tutti gli sport minori. Qui sul Corriere sembra che vadano tutti, o quasi tutti, bene, tranne il reprobo basket. Il volley? Secondo me è decollato intorno a una decina d’anni fa. Ora è sicuramente su un piano superiore, anche molto superiore, al basket (sempre parlando di donne, s’intende), ma il decollo è finito. Ci sono, l’abbiamo già detto, due squadre di A1 scomparse negli ultimi mesi. Le straniere più forti, e anche varie italiane, stanno prendendo il volo verso lidi esteri, perché i danée son finiti anche sotto rete. La finalista di campionato s’è fusa con un’altra squadra, le campionesse d’Italia hanno rischiato un grosso ridimensionamento all’indomani dello scudetto. Oh, parlo di volley, non di basket. Cronache recentissime. A me sembra questa la vera realtà. Il che non medica i problemi del basket. Però è una descrizione più completa e attendibile. Sempre secondo me. Poi ognuno giudichi.
Sintetizzando: a parte qualche dettaglio, sono d'accordo con l'articolo del Corriere.
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