sabato 12 maggio 2012

Diario (96)

 5 maggio (sabato)


--> Tarantella Taranto. Con il 2-0 su Schio, ormai è praticamente fatta. Vero che nel 2010 si era allo stesso punto e poi Schio rimontò, pur perdendo alla fine in gara-5; ma non crediamo che Taranto si farà uccellare, stavolta. Non è stata una superiorità schiacciante, questa in gara-2; ma di fatto non si è mai avuta l’impressione che il Famila potesse farcela, se non forse, vagamente, nel secondo quarto. Lì c’è stato, sì, un allunghino di Schio sul +8, con un paio di canestri di Jalcova. In quel momento Taranto, con Vaughn opaca, stava sparacchiando male da fuori contro la zona.
A proposito di Vaughn: alla vigilia di questa partita s’è saputo che ha già firmato per Praga. Del resto a Taranto successe lo stesso nel 2010 con Brunson e vinse. Non è, quindi, per una questione d’influsso sui risultati che ci dà un po’ fastidio la prassi, ma è perché mentre si decide una stagione non vorresti sentir già parlare della prossima (per chi è a bocce in movimento, s’intende). Fatto sta che Vaughn non ha giocato granché bene. Ma Taranto ne ha troppo per dipendere da questa o da quella. Basta dire che, stasera, ha fatto partire Siccardi in quintetto, riservandosi Mahoney e Ballardini dalla panchina. Uno schiaffo ai poveri e ai bisognosi. :wacko: E Mahoney appena entrata ha fatto 7 punti, ribaltando l’8-12 iniziale in 17-14.
L’oscillazione è proseguita anche dopo il minibreak di Schio precedentemente descritto, perché Taranto ha replicato con un 11-0 passando da 20-28 a 31-28, risultato all’intervallo. A pareggiare ci ha messo un amen: tripla di Sottana, 0/2 ai liberi di Ford (oh Scerìll, sciagurata Scerìll, come ti chiama il telecronista Fanelli), ^_^ tripla di Greco e tiro dalla media, classico, di Giauro.
In sostanza, fin lì, un blackout per parte con risultato in equilibrio, ma, anche stavolta, la sensazione che Taranto ne abbia di più. Come dirà Alice Pedrazzi nel dopopartita, Schio ha le fiammate, ma le manca continuità, un filo conduttore. Per questo, anche quando sta lì, tiene botta (da 39-34 a 39-38, poi ancora 43-42 con gioco da 4 punti di Cohen), ci si aspetta da un momento all’altro la spallata decisiva di Taranto.
Ci prova, Schio, a ribellarsi al copione. Si riporta avanti a 6’ dalla fine (49-50), sfruttando qualche errore di Ballardini. Non è in gran serata né lei né, dall’altra parte, Macchi (distintasi nel 3° quarto per un tecnico fischiatole per mini-pallonata addosso a Siccardi) e Masciadri (impalpabile in attacco, anzi sfonda malamente su Gianolla che pressava). E la notizia ovviamente è peggiore per Schio, perché non può fare a meno delle due asse (= femminile di assi) italiane, mentre Taranto può fare a meno di “Balla” come di Vaughn. Ci sono, ad esempio, Giauro (canestro del 51-50) e Sottana, sontuosa tripla del 54-50 depistando Macchi con un balletto in palleggio. “The younger rises when the old doth fall”, diceva Shakespeare, -_- ovvero, più o meno, “Il giovane sorge quando il vecchio tramonta”: almeno in quell’azione, fondamentale per l’esito della partita, Sottana è parsa simbolicamente soppiantare Macchi come giocatrice italiana numero 1, al di là delle cifre (14 punti e 6 assist anche se 3/10 dal campo) che l’hanno incoronata migliore di serata per valutazione. :yes:
Lì mancavano ancora 5 minuti, quindi non era certo il colpo del k.o., ma di fatto Schio non è più esistita. Sono oltre 2’ di errori da entrambe le parti, e quando Mahoney li ha interrotti con il canestro del 56-50, mancavano ormai solo 2’45”. Troppo poco per questa Schio, che ci ha provato con una zone-press, ma una triangolazione Sottana-Godin-Greco ha liberato quest’ultima, solita killer, per la tripla del 60-53 a -1’45”. Mentre Ford sbagliava due liberi (6/12 il suo totale stasera), confermandosi, purtroppo per lei, giocatrice da momenti-chiave in negativo di questa serie, oltre ad avere un’aria un po’ tra il piagnucoloso e l’altezzoso che non ci sembra trasmettere sensazioni positive alle compagne (ma questa è solo un’impressione). :unsure: È quindi finita 65-56 e Taranto ha una mano e mezza sul titolo.

--> Ma tutto ciò, l’abbiam visto in differita. Perché, in contemporanea, c’era un evento topico del basket lombardo di quest’anno, e cioè il ritorno della finale-promozione di B tra Costamasnaga e Ariano Irpino. Abbiamo già detto nei giorni scorsi che questo era un confronto tra cani e gatti, yin e yang, giorno e notte, insomma tra squadre agli antipodi, giacché Costa è stata formata dalle giovani di casa più le ’93-94 del Geas, con una sola '91 come più anziana del gruppo classe ’91; mentre Ariano ha rastrellato veteranissime come Grasso, Ferazzoli, Paparo e Felicella più Maggi che è ancora piuttosto giovane ma ha un certo curriculum pure lei. Costa è stata una grande sorpresa, Ariano un pronostico a colpo sicuro. Il risultato di andata, +8 Ariano, lasciava spazio a sogni di ribaltone da parte delle lecchesi. Chissà, magari a suon di rotazioni frenetiche, pressing ed entusiasmo giovanile, potevano cuocere le vegliarde a fuoco lento.
Solita pioggia di questi giorni ma grande atmosfera in palestra. Curioso: nella partita più importante della stagione, hanno avuto molto più pubblico le U19 del Geas che le loro più blasonate (e stipendiate) colleghe della prima squadra: miserande 140 anime per gara-2 Sesto-Taranto, oltre 400, ma forse 500, per questa finale di ritorno, con una cinquantina da Ariano. Poi molti ragazzi e ragazze del vivaio locale, un gruppetto di giovanotti a fare un po’ da ultras (ma tranquilli), gente del posto e addetti ai lavori. Notiamo pure una grande ex, Yadi Rios. A Costa, lo senti anche quando c’è meno gente per le partite ordinarie, il basket femminile ha una tradizione. È, insomma, una piazza.
La partita, per due quarti e mezzo, ha un certo interesse. Costa, che a difesa schierata è largamente inferiore, prova giustamente ad alzare i ritmi con una zone-press, contropiede appena possibile, tiri rapidi. Gli esiti sono alterni: qualche copertura saltata consente a Grasso di ricevere indisturbata in area, ma le sue compagne sembrano un po’ imballate e, pur sprecando qualche contropiede di troppo, Costa riesce a tener botta, anche con qualche rimbalzo d’attacco d’energia, per cui al 7’ c’è il sorpasso (ma sarà l’unico) sul 15-13.
Nel 2° quarto continua a dominare Grasso (17 punti con 7/11 da 2 all’intervallo), iniziano a far qualcosa anche le altre, e Ariano va sul 18-27 al 15’. Astori, coach di Costa, ruota incessantemente le sue, che sono 10-giocatrici-10, e trova una Casartelli imprecisa ma intraprendente, poi Mazzoleni segna da fuori un 28-30 ritoccato in 28-32 al riposo dalla solita Grasso.
Certo, c’è sempre il -8 dell’andata da rimontare, però i conti (= lavoro ai fianchi per sfinire alla distanza) potrebbero anche tornare, tanto più che Grasso ha già 3 falli e starà a lungo in panchina nel 3° quarto, rimpiazzata da “Big Pina” Felicella. La quale, armadio a tre ante dalle movenze non leggiadrissime, s’era notata inizialmente solo per qualche ruvidità che le era valsa epiteti dal pubblico di casa. :wacko: Invece, contro le aspettative, Ariano sembra giocare meglio senza il totem Grasso, e il sussulto firmato da Casartelli e Bassani (33-36 al 23’) risulterà l’ultimo per Costa.
Arriva, infatti, un devastante 3-14 nei restanti 7’ del 3° quarto, per un 36-50 al 30’ che vale virtualmente la fine dei giochi. Segnano Felicella, Maggi (la migliore nella ripresa) e Paparo; un tecnico alla panchina di casa contribuisce; mentre la zona di Ariano diventa una muraglia insuperabile per le giovani di casa, imprecise da fuori e impossibilitate a farsi largo dentro. Ferazzoli intimidisce tutte a suon di muscoli. Emblematico, nell’ultimo quarto, un suo duello fisico con la malcapitata Meroni (detta “Olivia”, come la fidanzata di Braccio di Ferro: confermo che è uguale!), :ride: in cui la 19enne ex College viene brutalizzata e spedita al tappeto, con annessa privazione della palla.
Nell’ultimo quarto Costa continua a non averne più, non riuscendo a trovare una giocatrice in serata che trascini le altre (Mazzoleni, Galli, Longoni, le più papabili, sono tutte sottotono) e, probabilmente, deprimendosi sotto i colpi delle avversarie, che, ormai, svolazzano allegre verso la promozione, mentre i suoi tifosi cantano “O’ surdato ‘nnamurato”. O forse, semplicemente, Ariano è troppo forte, e Costa ha fatto fin troppo ad arrivare a giocarsela con queste avversarie, e lo si capisce, paradossalmente, proprio quando i veri valori emergono. Il punteggio conclusivo, 43-70, è una sculacciata pesante per le giovani locali, che non hanno mostrato il loro volto migliore in questa serata di gala.
Ma per quanto riguarda la stagione, al di là del risultato, è stato un progetto realizzato davvero bene, questo connubio Costa-Geas, dimostrando che una squadra interamente giovanile può fare grosse cose anche a livello senior. Con ragazze sì quotate ma non quotatissime: un organico molto profondo ma senza picchi di valore su cui scommettere a colpo sicuro, e parecchie giocatrici con caratteristiche simili, per non dire sovrapponibili (tante “alette” sull’1.80, leggerine, senza gioco interno né particolare tiro: lo dico in prospettiva di un futuro ad alto livello, non certo per sminuirle: in B ci stanno benissimo, probabilmente anche in A2). Si pronosticava Costa (pure io, e me ne devo stare zitto) :angry: da metà classifica o anche parte bassa, invece è stato fatto il massimo possibile. Qualcosa, nel femminile, eppur si muove. Ora vedremo cosa faranno le stesse ragazze, con l’aggiunta delle ’95-96, nelle imminenti finali scudetto Under 19 dove partono tra le favorite (ho detto “tra le”).


PS: C'entra poco ma se no poi mi dimentico: ho trovato un dato secondo cui la media-pubblico della serie A femminile di volley quest'anno è stata di 1.989 a partita.

Nessun commento:

Posta un commento