giovedì 17 maggio 2012

Perché non ha senso il discorso sul "disinteresse"

Senza dubbio, presidente Mazzoleni, tu hai la visione, tu sei uomo da grandi traguardi dentro e fuori dal campo. Tuttavia ciò non m'impedisce di temere che, a volte, la data recente del tuo ingresso nel basket ti renda difficile valutare correttamente la portata dei dati che la realtà presenta (visto che hai parlato di "discutere di realtà"). In poche parole, a volte sembri pensare di essere il primo nella storia ad accorgerti di cose che, invece, sono così dalla notte dei tempi. Il che non significa che non siano problemi; ma sono strutturali, irrisolvibili, colpa né mia né tua né sua, come la fame nel mondo, le guerre tribali in Africa, lo scioglimento dei ghiacci polari.

Nella fattispecie, sembri stupito che al supermercato nessuno sappia chi ha vinto lo scudetto del basket donne. E che c'è di strano? Ricordo nitidamente che da bambino di 7 anni, verso il 1985, chiesi per la prima volta a mio padre: "Papà, ma perché tutti parlano di calcio e nessuno parla di basket?". In Italia c'è un unico sport di squadra popolare, il calcio. Tu stesso, tra una partita dell'Inter e una finale Taranto-Schio, ho l'impressione che scegli la prima, o comunque t'intrippa di più la calcistica tenzone. Figuriamoci chi non è direttamente coinvolto nel movimento. Nessuno sa chi ha vinto lo scudetto di basket donne, come nessuno sa chi ha vinto quello maschile. Ma nessuno sa neanche chi ha vinto nel volley, nella pallamano, nella pallanuoto. La gente sa giusto due cose sulla Ferrari, su 'a Pelleggrini perché è gnocca e vince le medaje, e su Valentinorossi che però è in declino. L'Italia è così. Non è né colpa mia, né tua, né della Fip, né di Pennestrì, né di Basile.
Ecco perché l'incipit dell'articolo del Corriere non vuol dire una mazza, così come non vuol dire sostanzialmente nulla la tua inchiesta al supermercato.

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