martedì 15 maggio 2012

Diario (98)

 Dal 7 all’11 maggio


--> Già tutto finito: Taranto campione. Ormai era annunciato, anche se un colpo di coda era pur sempre possibile, come fece 2 anni fa in analoghe condizioni Schio (cioè sotto 0-2 e con organico assottigliato, allora per l’assenza di Macchi, stavolta per quelle di Pastore e Consolini). Ma questa Schio era troppo succube di Taranto, e questa Taranto troppo lanciata e mentalmente solida, per farsi rinviare la festa. All’inizio di gara-3 di lunedì ci ha provato Masciadri, risvegliatasi dal grigiore delle prime due partite, con una serie di triple; ma ha risposto focaccia per pane la nuova regina, Sottana.
Se non altro, un bel duello italico mentre le pivottone Usa facevano tappezzeria (5 punti, anche se 13 rimbalzi, Vaughn; miserrimi 2 punti Ford). Ma alla fine la “Mascia” planetaria si è fermata a 17, mentre l’alfiera del Cras ha continuato, pur placandosi un po’ nel secondo tempo, chiudendo con 24 punti, 5/5 da 2, 3/6 da 3 e 28 di valutazione. Memorabile. :yes: Sì, Greco è stata decisiva nel momento più decisivo della serie, l’ultimo tiro di gara-1; ma le ultime due prestazioni di Sottana erano troppo brillanti per non assegnarle il premio di Mvp.
Quest’ultima partita della serie è stata il culmine del progressivo cedimento di Schio: -1 in gara-1, poi -9 in gara-2, infine un -15 che era -21 fino a un minuto dalla fine o poco più, quando Taranto ha iniziato a festeggiare e non ha maramaldeggiato ulteriormente. Una prova di forza in piena regola, con azioni a tratti imbarazzanti nel secondo tempo, come un paio di stopponi di Godin su Cohen che sembrava facesse apposta a finirle in bocca, o un “palo” preso, se non ricordo male, da Macchi che di solito non prende il “palo” neanche se tira da 15 metri all’indietro; e poi Masciadri, ahilei, ripetutamente battuta in 1 contro 1 da Greco: un’ombra del mastino che fu. La sirena finale è stata una liberazione.
Taranto vince per la sesta volta su 6 confronti stagionali con Schio: roba da sospendere il match per k.o. tecnico, fossimo nel pugilato. Quarto scudetto, solita gran festa per la sempre partecipe Taranto, però forse con l’impressione (ma solo l’impressione dalla tv) che questo, dei 4 allori, sia stato il meno esplosivamente celebrato. D’altronde è il terzo in 4 anni; era ampiamente annunciato; e ci sono ombre sul futuro (vedi sotto).

--> Intanto c’è giustizia per due grandi del basket nostrano, Sottana e Ballardini, che finora non avevano mai vinto lo scudetto. Su Sottana si poteva stare ancora tranquilli, vista la gioventù; ma l’ex faentina ormai ha passato i 30 e non si sa quanti treni ancora avrebbe potuto avere. Sottana ha vinto, nella stessa stagione, l’Mvp di Coppa Italia e quello della finale scudetto. Quanti anni era che c’immaginavamo, prima o poi, questo scenario? Quasi una decina, perché di lei si parlava come del Messia già intorno al 2003. Chiaro che, quando susciti attese da Messia, se fai solo qualche miracoluccio sporadico ti bollano come una delusione. Anche se hai subìto due infortuni gravi. Forse non diventerà mai il Messia, perché il fisico non è di primissimo livello, perché magari c’è anche qualche difetto caratteriale. Però stiamo parlando di un’italiana di non ancora 24 anni che fa doppietta di Mvp: acqua nel deserto. Mentre noi siamo ancora qua (anche se in effetti è da un po’ che non capita) a discutere se “Sottana non è un vero play, è una guardia”, gli appassionati del maschile ce la invidiano. Così ha scritto un utente del popolare blog di Sergio Tavcar:
A proposito di giocatori italiani... Non sono un gran intenditore di basket femminile, quindi magari starò per dire delle cose già note ai più esperti di questo blog, ma dando un'occhiata ad alcuna partite dei playoff femminili, mi è parso lampante come il miglior play-maker italiano senza distinzione di sesso sia Giorgia Sottana di Taranto e che lo sia anche di gran lunga. La tipa palleggia sempre a testa alta, pronta a cogliere la compagna che taglia o comunque lascita libera da sviste della difesa, se è libera tira con una discreta mano, se la sua diretta avversaria è mal posizionata o dorme, la batte in entrata. Ogni tanto forza qualche passaggio, ma mi sembra complessivamente assai avanti rispetto ai suoi colleghi maschi. Mi lancio in una paragone roboante: quando conduce l'azione lo fa con lo stile di Magic Johnson, sempre con lo sguardo in avanti a percepire lo sviluppo del gioco. Spero che il futuro non mi smentisca... “
Capito come la vedono i neutrali? Altro che “non è un play ma una guardia”, a meno che non si pensi ancora ad Aldo Ossola come modello unico del play. Non che i fautori di "Sottana guardia" non avessero i loro argomenti, ma quest'anno lei è migliorata come regista, e soprattutto, forse, non ha più senso porsi queste distinzioni nel basket d'oggi.
Certo, però, quest’estate sarà importante per capire se Sottana può prendere in mano la nazionale nel cimento europeo anziché naufragare con essa. Ed è pur vero che, in questo momento, essere il "miglior play italiano senza distinzione di sesso" non è complicatissimo perché nel maschile non c'è nulla.

--> Sono passati appena 2 giorni dallo scudetto e sulla Gazzetta dello Sport di mercoledì è lanciato l’allarme-Taranto: un'intervista a patron Basile mette sul piatto problemi seri, come la mancanza cronica di un main sponsor e l’impossibilità (almeno dichiarata) di andare avanti col budget degli ultimi anni. Non è una novità ma è significativo che venga certificata sul massimo giornale sportivo italiano. Le situazioni preoccupanti (difficile capire, per ciascuna, in che grado lo siano, se tanto o poco) sono a macchia d’olio, o di leopardo (non so quale macchia renda più l’idea), ma ora è troppo presto per suonare campane a morto o tirare sollievo di sospiri. Non diamo retta ai catastrofisti, che spesso si sono rivelati bufalari, ma presidiamo le rassegne-stampa nelle prossime settimane.

--> Varie. C’è stata, lunedì 7, la cerimonia d’”induzione” (per dirla all’americana) dei nuovi eletti nella Hall of Fame del basket italiano. S’è tenuta negli studi di Sportitalia che l’ha trasmessa. E per il femminile c’era Rosi Bozzolo, la leggenda del Geas che fu. Un comunicato Fip ha definito “interessanti” i dati di ascolto. C’entra come i cavoli a merenda, ma la mettiamo qui tanto per raggruppare gli argomenti: qualche settimana fa ha avuto visibilità sui quotidiani italiani Angela Palla, meglio nota come Angie Ball, pivot canadese ex Varese e Vicenza (allora entrambe in A1) a inizio anni 2000, col poco invidiabile bilancio di 2 retrocessioni in 2 anni. Adesso è moglie di tale Bubba Watson, golfista che ha appena vinto un importante torneo di livello mondiale (non chiedetemi quale perché ora ci manca pure di dover sapere qualcosa di golf). :blink:

--> Sono in corso le finali nazionali Under 19. Al momento di chiudere questo aggiornamento, siamo a venerdì e la finale sarà tra le due più accreditate della vigilia, Geas e Reyer Venezia. Per i commenti sull’aspetto agonistico meglio aspettare l’esito finale, ma intanto qualche considerazione:
1) categorie in cui militano le prime squadre delle 8 finaliste: due di A1 (Geas, Schio), tre di A2 (Cervia, S. Martino, Ancona), tre di B (Venezia anche se “moralmente” di A1, Pesaro, Bergamo). Forse c’è un leggero miglioramento nella nobiltà delle partecipanti, dopo anni di scarso collegamento tra basket di vertice e Under 19. Ma andrei cauto al riguardo. :unsure:
2) Formica è l’unico pivot di un certo spessore. Lo stesso Geas, che ha rinunciato a Bratovich (suo storico pinnacolo dell’annata ’94), non ne ha. Sembra quindi sempre più cronico il problema delle lunghe. Ok il problema del reclutamento, ok la tecnica che nessuno insegna più ecc. ecc., ma a volte viene da pensare a un problema genetico della razza italica. Dice: ma il volley è pieno di giovani perticone, tra cui la 2,02 Diouf sorella di un’Under 15 della Comense che è solo 1,83 (almeno per ora). Vero, ma il basket forse richiede qualcosa di ancora più difficile: devono essere alte, devono essere coordinate (e fin qui anche le pallavoliste lo sono), ma devono essere pure grosse. E da che io mi ricordi, in tempi moderni la razza italica non ha prodotto nulla del genere, se non Valentina Fabbri la quale però, nonostante i recenti progressi, non rientra tra le giocatrici, diciamo così, di calibro internazionale. Ed Eva Giauro, in teoria perfetta, s'è rivelata troppo fragile fisicamente per essere vera. Non a caso Formica, com'è noto, è di madre bulgara. Italiani, accoppiatevi con altre razze, se volete il bene del basket femminile. :woot:
3) Non c’entra del tutto con le finali U19, ma col rapporto giovanili-prima squadra. Molti invocano che ci siano sempre più giovani in prima squadra. C’è chi l’A2 la vorrebbe zeppa di giovani, più ce n’è meglio è, buttiamo via le veterane (che poi sarebbero over 25, mica Matusalemme; ma quando c’è l’ideologia…). Però poi succede che il Gymnasium Napoli si ritrova l’interzona U19 a 3 giorni dalla partita decisiva di A2, e allora fa riposare le migliori in vista di quella partita (magari, se faceva il contrario, perdeva in A2); e succede che Biassono gioca gara-1 di playout con la ’95 Porro play titolare, il giorno dopo Porro inizia l’interzona U17, si fa male, Biassono esce dall’interzona, lei il giorno dopo avrebbe gara-2 di playout e deve saltarla. Meno male che Biassono ha vinto quella partita e in gara-3 s’è salvata anche col rientro di Porro. Ma è per dire: ho l’impressione che, a volte, il giovanilismo nuocia, o comunque metta di fronte a scelte difficili, rendendo complicato perseguire tutti gli obiettivi al massimo delle possibilità. Senza contare la beffa: gli stessi che pretendono che tu usi le giovani, poi magari sono i primi a moraleggiare che dovevi spremerle anche in una partita senza più fini di classifica (Napoli all'interzona), oppure a darti del fallimentare se non arrivi alle finali nazionali o retrocedi. :cry:

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