Weekend del 19-20 maggio
--> E' stato un fine settimana di quiete agonistica, in attesa di maggiori fuochi nei prossimi giorni. Avremo le finali nazionali Under 17, le finali promozione di A2, l'ultima fase in B per il campionato di sviluppo; qui in Lombardia anche i playoff di C. Ma in questi due giorni, per giuochi del calendario, non c'era nulla di tutto ciò.
V'era, però, almeno una partita di grossa rilevanza: gara-3 di semifinale-playoff di A2 Sud. E dopo il k.o. di Ragusa per mano di Chieti, arriva una sorpresa ancora maggiore: Orvieto elimina la Termo Spezia, con un difensivissimo 43-46 in trasferta. Per la seconda volta di fila, la ferrea retroguardia umbra tiene sotto i 50 (e nessuna in doppia cifra) il ferrato attacco spezzino delle varie Templari, Bonafede, De Pretto, Glaser, Sarti, Costa, Scopigno e il gioiellino del '95 Crudo. Dall'altra parte una squadra più "operaia", con Mariani unico nome di particolar lignaggio, e poi varie altre buone giocatrici tra cui l'ex di turno Tava, ma senza dubbio Spezia era favorita. Stagione incompiuta per la squadra di Scanzani, che anche in Coppa Italia ha steccato in semifinale. Così come l'anno scorso perse in casa contro Alcamo gara-3 di finale Sud, in una volata spezzacuore (fu vinta, peraltro, la Coppa Italia, non si può tralasciarlo). Così come due anni fa dominò la B1 ma poi fu sconfitta nello spareggio-promozione, pur con la giusta attenuante di vari infortuni: il salto di categoria arrivò a tavolino. Così come, per fare “par condicio” tra le due sponde, la Virtus Spezia è arrivata due volte in finale di Coppa Italia ma ha perso, e anche lei non è mai salita sul campo.
Insomma a Spezia, vuoi per sfortuna vuoi per colpe proprie, è mancata negli ultimi anni la lira per fare il milione. Vedremo se si riparlerà di fusione tra i due club (ma non sembra più all’ordine del giorno come lo scorso anno) per provare a mettere insieme la lira mancante. La piazza lo meriterebbe: è delle migliori per il basket femminile, l'abbiamo già detto varie volte. Certo, però, ora il calcio è appena salito in B e potrebbe fregare risorse.
Intanto una cosa è matematica: tra Bologna, Vigarano, Chieti e Orvieto, 3 squadre saliranno in A1. Cioè, avranno il diritto di salire in A1...
--> C’era anche un altro appuntamento di livello nazionale: finali del Join The Game 3 vs 3. Tra le U13 ha vinto Spezia in finale su Venezia, nelle U14 Marghera ha battuto Mantova. Ahò, sono scudetti ufficiali Fip. Devo notare che, per fortuna, almeno il Join The Game si salva dal tritacarne in base al quale, per ogni iniziativa Fip, si sente dire “perché invece di spendere soldi per questa cosa inutile, non li si spende per il reclutamento?”.
--> E di qui all’argomento che (complice la suddetta pausa agonistica) sta monopolizzando l’attenzione in questi giorni, il passo è breve. Parliamo ovviamente del dibattito sul movimento femminile, e in particolare sull’articolo del Corriere. Logico: i suoi giudizi “taglienti” fanno più notizia di quelli più misurati della Gazzetta.
I pareri qui sul forum sono in maggioranza favorevoli sia ai toni che ai contenuti di quest’articolo; al di fuori del forum, abbiamo raccolto pareri più variegati: da chi lo considera vangelo a chi lo taccia di “articolo pilotato” (e con riferimenti non casuali alla riforma delle categorie giovanili). Tuttavia su quest’ultimo punto, quand’anche avesse una parte di verità (ma non si potrà mai dimostrarlo, come per le insinuazioni analoghe sul boom mediatico del caso-Wabara, lo scorso anno), non è che di per sé squalifichi l’articolo, nel senso che può succedere che un giornalista prenda una posizione in sintonia o addirittura in piena aderenza con una fonte con cui si consulta. L’importante è sapere che questa è una posizione: legittima, ma una posizione. Serve capire, senza stare a chiedersi se c’è qualcuno o qualcosa dietro, quanto c’è di fondato in ciò che è stato scritto (cioè se è vero che è una “perfetta rappresentazione della realtà”, come qualcuno sostiene), e quali effetti può produrre.
Per quanto riguarda il primo aspetto, ci siamo proposti di fare un’analisi da completare sperabilmente questa notte (in realtà è già stata pubblicata,
vedi, ma il Diario è in differita...). Per il secondo aspetto, proviamo qui di seguito qualche considerazione sparsa:
1) l’ideale sarebbe se l’articolo producesse un effetto simile a quello, famoso, di 8 anni fa della Gazzetta sull’Olimpia Milano (maschile) che stava per scomparire: qualcuno lo lesse e il miracolo avvenne. Questo del Corriere può essere letto come un appello per Geas e Comense, del tipo “sono due club storici, rischiano di scomparire dall’A1 e non costa tanto salvarli”? Non so, non mi sembra questo il messaggio principale che trasmette. Il messaggio mi sembra “il movimento femminile va a rotoli sia al vertice che alla base: delle finali scudetto non è fregato niente a nessuno, due club gloriosi e pure gli altri sono nei guai, la base sta altrettanto crollando e la Fip non fa nulla per salvarla, anzi s’inventa assurdità in serie”. Non so se a qualcuno verrebbe voglia di investire in una realtà così...
2) Nemmeno, se un genitore fosse indeciso su che sport far fare alle proprie figlie, sarebbe granché invogliato a spedirla in un siffatto ambiente in rovina.
3) Ma credo che l’articolo non sia stato scritto per fantomatici potenziali salvatori dei due club, né tantomeno per potenziali atlete con famiglie; bensì che l’articolo voglia soprattutto essere una sferzata a chi regge il movimento, ovvero la Lega di A1 da un lato, e la Fip dall’altro (per le giovanili). Con questo messaggio: A) state portando il femminile alla rovina; B) (forse più tra le righe che esplicito, anche se il nome di Mazzoleni come richiedente un “cambio di passo” viene fatto) ci sarà qualcuno che presenterà un progetto di riforma.
4) Di conseguenza solo nelle prossime settimane potremo capire meglio se e come questo articolo s’inserisce nella dialettica in corso tra club e Lega da una parte, e tra club e Fip dall’altra.
5) La Federazione, chiamata in causa in modo piuttosto pesante (“oscuri dirigenti con poteri assoluti” eccetera), vorrà e potrà rispondere? E' un momento difficile per chi governa, a tutti i livelli: dai politici agli amministratori di condominio. Tutti sotto accusa, tutti tacciati di inettitudine e/o malafede. E' un po' un'abitudine italica (mai particolarmente amati i governanti), ma Internet è una cassa di risonanza per questo atteggiamento. In altri tempi, le invettive ai "potenti" rimanevano perlopiù borbottii nell'ombra, ora chiunque può scrivere che la Fip è una manica d'incapaci truffatori bastardi ed essere potenzialmente letto dal mondo intero, strappando applausi a scena aperta perché, oggi come oggi, se dici che tutto va a rotoli e tutti fanno cagare, ottieni molti più consensi che a negarlo.
6) E quindi, tirando le somme, questo articolo sarà ricordato come quello che innescò un “circolo virtuoso” di proposte che salvarono il movimento, mettendo club e Fip di fronte alla consapevolezza che sull’orlo del baratro non si poteva più ballare sul Titanic ma solo lavorare insieme per risollevare le tragiche sorti? Oppure il fronte di chi si riconosce in quell’articolo sarà respinto al mittente? Oppure semplicemente non succederà nulla, e sarà solo un nuovo danno d’immagine per il già vituperato femminile? Entro fine mese potremmo già avere almeno parte delle risposte.
--> Ma scendiamo dai massimi sistemi a qualche caso concreto, ovvero a ciò che la prima metà dell’articolo denuncia: gran parte dell’A1 sarebbe a rischio di sparizione. Come già detto, troviamo eccessivo l'allarme in queste proporzioni (qualcuno, forse, ci lascerà le penne, qualcuno ridimensionerà, ma non ci sarà una catastrofe, toccando ovviamente ferro, legno e parti intime). Ma senza dubbio, a oggi (domenica 20), le uniche società ad aver battuto colpi sul mercato (ovvero ad aver dato notizia di sé) sono Schio e Parma, che stanno approfittando della paralisi altrui. Parma, ad esempio, sta prendendo Harmon dalla Comense, cioè una delle due nobili a rischio di cui parla la stampa.
Com’è effettivamente la situazione nelle due capitali lombarde del femminile? Non si sa con certezza. Probabilmente non lo sanno nemmeno le dirigenze, che aspettano risposte. La Comense cerca qualcuno che subentri, nel “Pool”, agli sponsor che hanno marcato visita recentemente, pare una decina. Il Geas ha terminato il contratto con Bracco, anche se non ci risulta che ciò significhi sicuramente divorzio; però l’allarme era già chiaro: se il territorio non si muove, è dura. In questo momento non ci sentiamo di sbilanciarci sull’esito più probabile, anche se così a istinto propenderemmo per una continuazione di entrambe con ridimensionamento. Stessa cosa che rischiano Taranto e Lucca, tra le altre. Cosa c’è in comune con le due lombarde? Il fatto di aver ottenuto, quest’anno e/o l’anno scorso, eccellenti risultati. E questo è quantomai scoraggiante, perché ti rendi conto che tu puoi fare il massimo ma, esauriti i festeggiamenti e passata l’euforia, non hai uno sponsor in più né un livello superiore di traguardi al quale puntare.
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