12 maggio (sabato)
--> Campione d’Italia, campione d’Italia, campione d’Italia, campione d’Italia.
Ma se il gran duello tra Formica (19 punti) e Zandalasini (20) è finito pari, il resto del Geas ha fatto qualcosa di più del resto di Venezia, trovando in Penna (12), Barberis (8), Gambarini e Mazzoleni (7 a testa) altri terminali, e in generale spremendo dall’organico mostruosamente profondo (12 in campo anche nella finale, contro 8 per la Reyer: Formica 40' in campo, calata nel finale) quel tanto in più di compattezza di squadra che è servito a fare la differenza. Non era un gruppo d’allenamento fisso, questo del Geas, durante l’anno, ma era comunque (credo) un collettivo più rodato rispetto a Venezia, più farcita d’elementi delocalizzati a College Italia.
Curiosamente, per ognuna delle 4 annate-Geas protagoniste di questo titolo la contabilità dei tricolori è diversa: per le ’96 è il quarto, per le ’95 il terzo, per le ’94 il secondo, per le ’93 (poche: Giorgi, Meroni e De Cristofaro) il primo. A livello ’93 lombardo, la supremazia era tradizionalmente di Biassono (quest’anno delusione, non essendosi qualificata per le finali).
Per il gruppo veneziano di ossatura ’94-95, certo un po’ più eterogeneo (cioè con innesti da fuori) e meno continuo negli anni, ma spesso tra le massime favorite fin dalle finali U15 del 2009, il conto è purtroppo per loro a quota zero. E, temiamo, era questa l’occasione più propizia, perché a livello U17 sembrerebbe ancor più dura.
A proposito: c’è stata qualche pacata discussione, qui sul forum, a proposito di chi andasse considerato favorito in queste finali. Il Geas s’è definito, alla vigilia, non certo senza ambizioni ma “meno attrezzato di altre squadre”, senza specificare quante né quali: presumiamo s’intendesse Venezia e Cervia, senza trascurare S. Martino. Ok, non ci sono parametri scientifici per misurare il valore teorico di una squadra, quindi uno ha il diritto di considerarsi sfavorito quanto vuole e di dire, per esempio, “non capisco come facessero a pronosticarci terzi quando eravamo al massimo da ottavo posto”.
Forse poi, nel caso di questo supergruppo sestese, era anche utile, una volta tanto, sentirsi sfavoriti, con l’idea di un titolo da andarsi a conquistare, anziché una semplice certificazione di una scontata superiorità. Considerate che queste ragazze giocano tutto l’anno (salvo una o due volte alle finali) partite che sono già vinte per manifesta superiorità prima ancora di entrare in campo.
Un’analisi degli organici rendeva tuttavia difficile accettare l'idea che ci fosse una squadra più forte di questo Geas, figuriamoci due o più. L’abbiamo già detto, ne saremmo stati felici per il basket italiano, se fosse stato vero, perché voleva dire che l'abbondanza era tornata a nutrire i nostri vivai; ma era impossibile. Il campo l’ha dimostrato: prendiamo la finale, la partita più importante. 50 dei 59 punti del Geas sono stati realizzati dalle ’95-96. Altri 7 da Mazzoleni e 2 da tutte le altre messe insieme. Questo ha smontato l'ipotesi di alcuni che il fattore-età avrebbe penalizzato Sesto. Vero, sono giovani; ma della loro età sono le 3-4, se non 5, migliori d'Italia. Ma, soprattutto, fa impressione pensare che le ’93-94 del Geas, comprimarie in finale (per quanto, certo, utili), sono arrivate quest’anno, con l’aggiunta di 4 ragazze di Costa (considerando le 10 che giocavano di più), a un soffio dalla promozione in A2! S’è mai vista, a livello giovanile, una squadra in cui le meno forti, ripeto meno forti, sono in grado di arrivare quasi in A2?
E infatti, mesi fa, quando comparve il roster di questa squadra U19 sul sito del Geas, dicemmo qui che era qualcosa di allucinante, roba che a qualsiasi allenatore, all’idea di avere un materiale simile, gli verrebbe la sindrome di Stendhal (quella che ti piglia di fronte a troppe opere d’arte in un colpo solo), o se vogliamo essere volgari, una reazione fisica più in basso.
Ciò non dev’essere inteso a sminuire i meriti di giocatrici e staff sestesi, coach Bacchini in primibus. Intanto, essere super-forti è un merito, mica un’etichetta dalla quale nascondersi. Meglio essere eccellenti che mediocri, no? E poi, questo Geas della “generazione di fenomene” è anche ben allenato, ben organizzato e con una grande capacità di rendere bene nei momenti importanti. Lo sport è pieno di “più forti” che falliscono. Queste sono “più forti” che non sbagliano mai (si tocchino pure, in vista delle finali U17); e parlo, ovviamente, soprattutto delle ’95-96. Zandalasini e Kacerik hanno 4 scudetti, 2 trofei delle Regioni, il bronzo europeo (i titoli regionali non li contiamo neanche).
Gli elementi di punta di queste due annate sestesi non posso dire di averli scoutizzati a dovere, per cui mi limito a qualche impressione. Penna ha avuto una crescita fisico-tecnica notevole: mi sembra ormai più vicina all’1.90 che all’1.80, in prospettiva un’ala di caratura europea. Zandalasini ha una plasticità nel movimento di tiro che indica il talento naturale e iper-precoce (a 13 anni se ne parlava già come “la nuova Macchi”), mentre Penna è sbocciata più tardi. Gambarini, come ha detto coach Bacchini nel video celebrativo sul sito Fip, è a poca distanza dall’essere già un play da A1, purché migliori soprattutto nel tiro. Ma ha personalità e visione di gioco, e questi ho l’impressione che non s’insegnino. È un po’ tappa di statura, ma non credo più di Giulia Gatti, il play italiano più migliorato dell’anno in A1. Non vorrei, infine, sottovalutare Barberis, una '95 con meno quotazioni delle altre nominate, ma non di rado la più efficace del gruppo.
Altro dettaglio che intrippa di queste tipe, è che sfoggiano tutte quel sorrisetto e quell'aria di chi è sicuro di sé ma senza dare l’idea di tirarsela (che sia naturalezza o posa, non lo so; parlo di ciò che sembra, ma le donne non sono quasi mai ciò che sembrano).
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