Erano due le disfide di maggior interesse nel turno d'A1 d'inizio febbraio, tutto di sabato per consentire alle nazionali di partire il prima possibile per i tornei preolimpici, purtroppo senza le azzurre; ormai la cicoria l'abbiamo digerita da tempo, ma inevitabilmente, vedere le altre festeggiare il biglietto per Parigi riaprirà la piaga.
- Due big matches, dicevamo: uno a senso unico e uno vibrante. Altri 45 minuti di battaglia a lieto fine per il Geas, che dopo Ragusa supera previo prolungamento anche S. Martino. Lupe che hanno saputo mordere pur senza il faro D'Alie, la cui assenza si subodorava allorché la Fip aveva comunicato, un paio di giorni prima, la sua sostituzione in Nazionale 3x3. Ma da parte del club luparense nulla veniva fatto trapelare alla vigilia: o era pretattica, oppure si riteneva che non fosse una notizia rilevante. Da parte sua anche il Geas non ha fatto sapere che sarebbe mancata Conti, ma almeno in questo caso c'è il beneficio del dubbio che il guaio fisico sia subentrato dopo l'emissione del comunicato di presentazione.
Passiamo dunque alla partita, la quale si palesa subito con i contorni di una battaglia ad elevata fisicità, punteggio basso e scarti minimi. Merito di S. Martino è di imbastire una pressione che non lascia libero il Geas di sviluppare il suo classico gioco paziente e ragionato, con la ricerca costante di Moore vicino a canestro. La lunga americana, che veniva da un periodo di ventelli costanti, stavolta si fermerà a 11. In compenso c'è un'eccellente Panzera che segna a raffica. Ma non basta a far decollare Sesto, che conduce per la maggior parte del tempo ma di poco.
Nella ripresa c'è ancora più equilibrio, con sorpassi continui. Quando nell'ultimo quarto Russo inventa una tripla rocambolesca, allo scadere dei 24", per il 50-48 casereccio, sembra un segnale che la sorte sia schierata con le Lupe. Invece il Geas reagisce con un 4-10 che lo porta sul +4; mancano ancora 3' e mezzo ma le Zanottiane non segnano più di lì alla fine, collezionando palle perse ed errori al tiro. Una siccità di cui S. Martino approfitta solo in parte (pesa l'uscita di Soule per falli anche se non aveva combinato granché), ma comunque trova il pareggio con un'entrata di Guarise, autrice di una prestazione pregevole, almeno per la frizzanza offensiva (11 punti con 5/7) ma anche per la mordenza difensiva.
Gwathmey ha l'ultima palla per vincere ma temporeggia, indecisa se servire Moore in post basso o tentare lei l'iniziativa: finisce per commettere passi. Rimessa per S. Martino ma in 1 secondo e 7 decimi non c'è tempo per tirare.
Nell'overtime, come già la settimana prima contro Ragusa, il Geas ha più energie dell'avversaria e scappa via, estraendo dal cilindro una protagonista-jolly: l'altra volta Dotto, stavolta tocca a Trucco che mette addirittura 11 punti nel supplementare. Finisce 70-75.
Notevole da parte del Geas aver sciorinato questo supplementare da 17 punti dopo aver giostrato con 7 elementi per 45 minuti (Arturi e Tava ultimamente non stanno più entrando), il che avrebbe potuto portare a un calo; invece il contrario. Hanno segnato quasi solo in quattro per le rossonere (Panzera 23, Gwathmey 21, Trucco 15, Moore 11), ma è bastato a portarla a casa; per S. Martino verrebbe da dire "brava, senza D'Alie hai quasi vinto contro il Geas che è in un gran momento", ma in realtà l'impressione è di una grossa chance perduta, giacché ha prodotto molto, ha imposto il suo ritmo sulla partita, ma ha sprecato qualcosa di troppo, con Soule ma anche con il 2/15 da 3 di Conte e Turcinovic, per fare il coperchio oltre alla pentola. Turcinovic comunque 21 punti+9 rimba, non certo male, così come Kostowicz (15+7).
Il Geas aggancia Campobasso al 4° posto in virtù dell'esito di cui parleremo tra poco. La compagine sestese è imbattuta dalla sconfitta con Roma di dicembre; si presenterà alla sfida di Coppa con Venezia sull'onda di 7 vittorie, la striscia attualmente più lunga di tutta l'A1. Da un lato si potrebbe dire che due vittorie all'overtime potevano anche essere due sconfitte e in tal caso parleremmo di ben altra situazione; dall'altro però i fatti mostrano un collettivo solido che, pur non avendo la struttura per dominare le partite contro le big o le medio-alte, trova sempre però il modo di vincere o di giocarsela fino in fondo.
- Ragusa batte Campobasso ed era nell'aria. Perché le sicule avevano il dente avvelenato sia per l'andata, quando fecero una figuraccia in Molise davanti alle telecamere Rai, sia per la sconfitta all'overtime a Sesto. Mentre il team del pastificio aveva sì perso a sua volta in volata nel turno precedente, ma con Schio era più una quasi-impresa che un'occasione sciupata, e la classifica a differenza di quella ragusana era (ed è) soddisfacente.
Ragusa in attacco ha fatto una partita onesta, niente di eclatante ma con buona regolarità, scappando via subito (21-11 al 10') e chiudendo virtualmente i conti già all'intervallo (34-17), con Thomas a quota 18 (4/4 da 3), Chidom a 13+8 rimba, il contorno più che discreto. Ma è stato soprattutto in difesa che ha fatto la differenza.
Campobasso ha palesato nuovamente (come già col Geas in coppa) il rovescio della medaglia del suo punto di forza; e cioè un collettivo ultra-democratico, dove tante possono far bene, ma nessuna leader offensiva che offra una garanzia di produzione anche nelle giornate storte. Quando in tante girano male, rischi la magra offensiva micidiale. Cosa che peraltro è capitato di rado, in stagione, alla compagine di Sabatelli, e ciò sia detto a suo merito. Ma stavolta, a parte Dedic (18 punti) e Mistinova (14), cui possiamo aggiungere Kunaiyi che non è realizzatrice designata e ha fatturato il suo (8+13 rimba), il resto ha tirato con un misero 2/22 dal campo.
Se Ragusa avesse segnato quel canestro allo scadere col Geas, e quindi vinto, sarebbe probabilmente stata in corsa per il quinto se non quarto posto. Così resta difficile, nonostante questo passo avanti. Servirebbe un calo di almeno una delle due davanti. Uno dice: va be', che ti cambia tra quinto e sesto? Ma io dico: se pensi così vuol dire che non segui.
- Che altro c'era? Nel derby romagno-emiliano stavolta non c'è la versione di Faenza (pur reduce da due vittorie) capace di dar fastidio alle potenze, e Bologna ha vita relativamente facile (54-76). Apprezzabili i 19 di Tagliamento, alla quale ha fatto bene il chiarimento (rima), perlomeno quello che si vocifera ci sia stato dopo la sconfitta con Brescia.
- Non priva d'interesse Schio-Sassari, con le arancio che dovevano riattaccare la spina sul campionato dopo lo shock del meno 27 di Eurolega e conseguente quarto posto, e le sarde che presumbilmente erano incazzate come bisce dopo essere state rapinate (non dal punto di vista regolamentare, ma da quello sportivo sì) della vittoria sul campo contro Roma. Ne scaturisce che a metà gara le nuragiche sono a +6. Poi Schio - pur con 3 sole straniere a disposizione - mette le cose a posto, con un +20 nel secondo tempo, cui contribuisce, oltre a Verona, Sottana e ad altre solite, anche un'inusuale Crippa da 10 punti con 4/4. Per Sassari 19 di Joens.
- E Sassari resterebbe fuori, al momento, dalla zona-playoff, perché Roma pur faticando e sbuffando va a vincere a Battipaglia; break solo negli ultimi 5 minuti; è tornata a mancare Sventoraite mentre Romeo c'era ma non al meglio. Alla fine comunque quel po' di profondità in più è venuta fuori per le portacolori di Romolo e Remo, mentre le campane hanno ruotato in 7 e segnato in 5, di cui Johnson a 27 punti e Yurkevichus a 6+17 rimba. Per le pupille di Rossini evapora una delle non molte occasioni residue per sbloccare lo zero; ma tant'è, dato che servirebbero 3 vittorie per superare Milano, oramai vincerne una cambia solo per l'onore e il morale.
- Personalmente mi sono recato a Milano-Venezia: sfida tra grandi città, ma anche sfida tra forze impari. Pur con scarsa suspense per il risultato era uopo onorare con una presenza la visita della capolista.
Solo che rischiavo di perdermene almeno metà, in quanto, già penalizzato dalla distanza siderale tra casa (situata in Brianza ovvero a nord di Milano) e il Bocconi Sport Center (semi-periferia sud), optavo per una scelta degna di Von Masoch: attraversare la città sulla circonvallazione dei viali anziché utilizzare la tangenziale.
Giunto poi, già scornato, nelle circostanze dell'impianto, sacripantavo contro quei dannati di architetti (presumibilmente dei geni di fama mondiale) che hanno progettato questo portento di centro sportivo, comprendente palazzetto da 400 posti e piscina olimpica da almeno altrettanti, senza considerare l'ipotesi che gli spettatori abbiano bisogno di parcheggiare la macchina. La spiegazione sarà che le città del futuro debbono essere "smarts" e "greens", e dunque è da primitivi pretendere di recarsi in macchina a un evento sportivo anziché usare i mezzi pubblici o la bicicletta. Certo, ma se uno abita a 35 km, è un po' complicato venire in bici, specie di sera a inizio febbraio; ci sarebbe poi una stazione ferroviaria in prossimità (Milano Tibaldi-Bocconi), ma da casa mia ci vuole un'ora ed è la linea più scalcinata e mal frequentata del circondario, la famigerata Saronno-Albairate.
Insomma, mandando mentalmente affanculo tutti quanti, m'accingevo alla mesta prospettiva di assistere a mezza partita (magari con punteggio già ampiamente deciso) a fronte di un'ora e 50' di macchina tra andata e ritorno. Giunto nel palazzetto, invece, m'accorgevo d'una situazione anomala, e cioè che le giocatrici stavano facendo riscaldamento, ma non era l'intervallo, come pensavo, in quanto sul tabellone luminoso v'era il punteggio di 23-30 con 7'30" da giocare nel 2° quarto. Sembrava che le squadre fossero lì ad aspettarmi; se m'avessero accolto con un'ovazione all'ingresso, come si fa alle feste a sorpresa, mi sarei commosso, ma anche così andava benissimo.
Coach Paolo Fassina (ex Broni di Zanda giovanissima, per chi ricorda; o ex Biassono di Laura Fumagalli per chi risale ancora più indietro), attuale commentatore tecnico per lo streaming del Sanga, m'informava che s'era verificato un guasto a un'apparecchiatura dei 24 secondi, procacciando una sospensione di circa 20 minuti.
In sostanza c'erano i presupposti per un'asfaltata totale, un massacro inenarrabile, se si considera che i cambi, sottolineo cambi, di Venezia erano: Berkani, Gorini, Nicolodi, Pan, Cubaj (più Logoh e Meldere per sfizio). Invece il rimaneggiato Sanga si batteva con dignità, e anche con un buon attacco (ché la dignità non basta se non fai canestro), arrivando a totalizzare 70 punti, cosa mai riuscita quest'anno alle avversarie di Venezia (controllare per credere). Constatavo più tardi, dal play-by-play, che Milano aveva fatto 5/9 da 3 nel 1° quarto. Ma anche poi finalizzava piuttosto bene, relativamente ai suoi mezzi.
La Reyer faceva comunque valere la propria supremazia quel tanto che bastava per controllare la partita, senza comunque dilagare se non brevemente a inizio ultimo quarto per un +23; alla fine un onesto 70-85 che lasciava ambo i fronti soddisfatti. Il Bocconi Center, quasi del tutto pieno, riserbava alle sue giocatrici un applauso d'apprezzamento per la figura onorevole. Toffali 19 punti per Milano: in grado con le sue gambe veloci di battere spesso la difesa reyerina. Dall'altra parte, 6 in doppia cifra, nessuna in campo più di 25'.
La prossima volta che scenderà sul parquet, la squadra di Mazzon, sarà per la semifinale di Coppa Italia. Si udiva commentare, nel dopo partita: "Se Venezia gioca così, contro il Geas rischia". Well, ma anche il Geas, se gioca come contro San Martino, non batte la Reyer. Presumibilmente invece entrambe arriveranno al loro meglio a Torino e sarà interessante.
- Sull'A2 solo due righe per dire che hanno vinto le due di testa in ambo i gruppi, seppur rischiando nel caso di Valdarno (contro Torino, +2) e Roseto (contro Umbertide, supplementare). Da segnalare a Ovest l'ascesa di Mantova, 9 vittorie di fila, di cui l'ultima a Broni con aggancio al 4° posto; a Est il 42 di valutazione per Nori nella vittoria di Alpo (terza) su Vicenza di Fra' Zara.
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