mercoledì 21 febbraio 2024

America: grazie Caitlin & Sabrina, che ci fate "piangere e sognare ancora"

- Sul finire della scorsa settimana, mentre nelle italiche lande eravamo impegnati, con esiti alterni, a ricavare spazi d'interesse per le Final Four di Coppa Italia nella cornice del grande evento maschile, due donne d'oltreoceano guadagnavano il centro assoluto dei riflettori: non solo cestistici ma sportivi in generale. La battaglia di fondo, a ben guardare, è simile: dare pari dignità al basket femminile rispetto a quello maschile; rompere lo steccato che divide i due emisferi. Perché, a ben pensarci, se è vero che il basket femminile in America è più popolare che in Italia, la distanza che lo separa dalla popolarità (e dai soldi) del maschile è in proporzione la stessa che si vive da noi. Solo che qualcuno è più avanti e qualcuno più indietro, nel percorso di avvicinamento. Senza dubbio, avere due personaggi che fanno cose fuori dall'ordinario, come Caitlin Clark e Sabrina Ionescu aiuta (e tra parentesi, secondo me aiuta pure il fatto che siano bianche, laggiù in America dove una fetta di pubblico non s'affeziona troppo a uno sport dominato dai neri; ma questo difficilmente qualcuno l'ammetterà). :angry:


Ionescu, nel Saturday Night dell'All Star Game Nba, ha sfidato Stephen Curry, considerato il massimo tiratore d'ogni tempo, in un'inedita gara "intersex" di tiro da 3 punti. La Sabbri d'America s'era guadagnata i galloni stabilendo, si ricorderà, il record di qualsiasi epoca per una gara da 3, uomini compresi, durante lo scorso All Star Wnba. Per questa sfida al maschio ha chiesto di non fruire della distanza ravvicinata che è quella abituale della lega femminile, ma di tirare dalla distanza virile.
Poteva venirne fuori qualsiasi cosa; nessuno dubita delle sue doti da tiratrice ma, fuori contesto, poteva pagare la tensione o la distanza superiore (si ricorda, anche se lontana del tempo, la figuraccia del tiratore lituano, allora sovietico, Kurtinaitis, quando fu invitato alla gara di tiro da 3 Nba). Nulla di tutto ciò. E' toccato a Sabrina tirare per prima, e subito al primo carrello, dall'angolo sinistro, ha fatto l'"en plein", arrivando poi a un 7/7 iniziale. Poi ha commesso qualche errore di troppo nel finale, ma ha chiuso con un rimarchevole punteggio di 26, pari a quello del vincitore della gara da 3 ufficiale maschile.
E' giunto il turno di Curry, il quale aveva una certa pressione addosso, perché, si sa, hai voglia a dire "parità", "uomo o donna non conta", però sai quanti sfottò se si faceva battere dalla pulzella? Ma non è successo, giacché il fromboliere principe dei Warriors di San Francisco ha insaccato 29 punti e quindi è finita in modo da rendere tutti contenti: entrambi hanno ben figurato. Un passo in più verso la considerazione del grosso pubblico nei confronti del femminile; il che non significa diventarne fans entusiasti, ma almeno non campare di stereotipi come "sì, bravina per essere una donna" come massima concessione di stima; no, queste sono brave in assoluto.

- Ancora più grandi i passi compiuti da Caitlin Clark, nella sua parabola di fenomeno del college che nella notte (nostra) fra giovedì e venerdì scorsi ha toccato il dito con un cielo, superando il record ogni tempo di punti in carriera Ncaa femminile, che era di 3527. Nella partita contro Michigan gliene bastavano 8 per scavalcare Kelsey Plum (attuale nazionale Usa nonché olimpionica 3x3). Ebbene, ci ha messo poco più di 2 minuti. E come è giunto il canestro del sorpasso? Con una tripla da 10 metri, il marchio di fabbrica che l'ha resa un'icona. Si è rilassata un po', dopo il traguardo raggiunto? Ma quando mai: ha finito con 49 punti, record personale e di Iowa. Il prossimo obiettivo alla portata è il primato assoluto, uomini compresi, superando il leggendario "Pistol" Pete Maravich.

Anche in Italia è giunta un'eco delle sue gesta (il che è tutto dire), com'era successo già lo scorso aprile quando Clark aveva trascinato una modesta Iowa sino alla finalissima Ncaa eliminando in semifinale la superfavorita South Carolina.
Ma in America la Clark-mania ha raggiunto livelli che non c'immaginavamo. E' la campionessa perfetta: è spettacolare ma anche mostruosamente concreta; fa quello che fa con la tecnica pura e non certo col fisico (che non è da buttar via ma è 1.85 e magrolina); dà sempre il 110% in campo; ha un carisma naturale che trascina tutti: ogni sua partita sembra una festa. E questa non è una dote che tutti i supercampioni possiedano. Nelle interviste è sempre perfetta: dice cose intelligenti e ha un sorriso che cattura; quella faccia da ragazza americana della porta accanto (anche se è bruna e non bionda per via, presumo, del sangue italiano da parte di madre).
E' diventata l'icona perfetta del boom complessivo che sta vivendo lo sport femminile in America, non solo col già affermato calcio ma anche con la pallavolo (bah), il softball, la ginnastica, eccetera. Di recente ha fatto scalpore quando una partita di Iowa ha fatto più ascolti di una Nba non di poco conto in contemporanea. Ma può darsi che tra poco tempo non ci si sorprenderà più.

Fa notare però un articolo dell'ESPN:

While there are talented women in all of those sports, none have carried the star power or the cache that Clark has over the past year.
She harnessed this transcendent time for women in sport, finding herself squarely at the epicenter. The beauty of watching her play is not just her ability to post up and make a shot from anywhere. It is her gift for making the extraordinary look routine, that any moment she could do something truly remarkable then shrug it off like it's no big deal.
Clark can do all these things because of the work she has put in, her focus and care to master the fundamentals and to squarely keep the focus on basketball. She is a walking testament to hard work, perseverance, dedication and a commitment to team above all else. That makes her easy to root for outside Iowa, and outside basketball.
Yet what makes her so compelling goes beyond the way she plays. Her moment in time lines up with social media's moment in time, and that has allowed an entire nation to follow and believe we are all a part of history, too. Kelsey Plum set the scoring record only seven years ago, yet the fanfare approaching her record does not compare to what we are seeing with Clark.


Non traduco tutto perché si fa notte, ma in sostanza dice 3 cose interessanti: 1) nel boom attuale dello sport femminile, nessuna è un'icona quanto Clark, che fa sembrare normale ciò che è straordinario; 2) è la quintessenza del duro lavoro, dedizione, perseveranza, per cui è un modello per tutti (va be', questa è un po' retorica all'americana, ma comunque significativa); 3) le imprese di Clark si sposano benissimo con l'era dei social, che fanno da cassa di risonanza: il record di Plum di 7 anni fa non ebbe un'eco paragonabile a quella di Clark adesso.

Jay Bilas, ex giocatore e attualmente commentatore di prestigio, ha scritto [traduzione mia, grezza]:

"Nonostante tutte le grandi giocatrici del passato, non abbiamo mai visto nulla di simile a quel fenomeno che è Caitlin Clark. (...) E' la più eccitante e riconoscibile giocatrice di basket della nazione. Punto. Uomo o donna. Le sue partite fanno il tutto esaurito in casa e in trasferta. Tutti gli appassionati di sport la conoscono. Tutti (...) Non è semplicemente la Pete Maravich o la Steph Curry del basket femminile: è una stella a se stante nella cultura americana, che ha tracciato la strada col suo personale sentiero (...).

Ma anche in Italia, dicevo, ci si è accorti del fenomeno. Così ha scritto (sul raffinato sito d'informazione sportiva "L'Ultimo Uomo") Andrea Beltrama, un valtellinese trapiantato in America e specialista del college basketball:

"[...] Straordinari sono i suoi celebri tiri da 8 metri sganciati in una frazione di secondo, che costringono le difese a uscire a valanga su ogni blocco. Ma altrettanto straordinaria è la sua capacità di bruciare l’avversario dal palleggio, con una semplicissima quanto disarmante esitazione con cambio di velocità. E poi ci sono le doti di passaggio, l’arma più efficace con cui punisce le difese troppo focalizzate su di lei. I suoi assist in contropiede, spesso tutto campo, arrivano a destinazione con rotazione impeccabile, generando comodi appoggi per le compagne. E gli scarichi sulle penetrazioni, facendo spesso passare la palla in un fazzoletto di spazio, sono manna dal cielo per i lunghi, che banchettano sugli aiuti disperati delle dirette avversarie. E così, nella slot machine impazzita che corrisponde al suo tabellino, punti e assist lievitano tipicamente di pari passo, con ritmo vorticoso. In 39 minuti di impiego ha una media di 32.1 punti, 8.3 assist, 7 rimbalzi, mettendo lo zampino — come finalizzatrice o passatrice — in oltre metà dei punti prodotti dal proprio attacco.
Ma nessuno snocciolamento di cifre può restituire la forza dell’impatto che Clark ha avuto sulla coscienza collettiva del Paese. Il suo è un incantesimo trasversale, nello spazio e nel tempo. Che attraversa gli sconfinati spazi di questa nazione, così come le generazioni dei suoi abitanti, generando un senso di identificazione mai visto in passato. In quella che potrebbe essere la sua ultima stagione all’università, ogni tappa del calendario di Clark si è tramutata in una sorta di concerto rock che richiama discepoli da centinaia di chilometri di distanza [...]
Clark è il prototipo della celebrità perfetta. Spigliata, spontanea, piena di energia. Incline al sorriso, ma pure alla provocazione. Sicura di sé, ma felice di prendersi in giro. Seria, ma con la battuta sempre pronta. In definitiva, abilissima a navigare la sottile linea tra swag e arroganza che, a parità di talento, fa la differenza tra un eroe di culto e un cattivo".


- E quindi godiamoci questo Messia del basket femminile. Ecco, a mo' di chiosa finale, il dubbio: continuerà a fare miracoli anche quando finirà la sua epopea al college e passerà al piano di sopra, dove certo non saranno là a stenderle il tappeto rosso, né la sua squadra né le avversarie? :unsure: Perché Clark a Iowa è un po' come... Matilde Villa a Costa Masnaga o Zanardi a Brescia: chiavi in mano, libertà assoluta di creare, tutto ben costruito per farti rendere al meglio. E il livello del campionato è alto sì, ma non come la selezionatissima élite delle 12 squadre Wnba. Però già si leggono tanti che sui social scrivono tipo: "Se c'è una che può farmi venire voglia di seguire la Wnba, è lei".

Nessun commento:

Posta un commento