venerdì 31 maggio 2024

A2: Derthona & Alpo nell'olimpo per la prima volta. 2-0 su Valdarno e Udine

 - Come la finale scudetto, anche quelle di A2 finiscono col minimo delle partite. In questo caso un doppio 2-0, così come ben 11 serie su 14 dei playoff 2024. Ambo le neopromosse completano l'opera con un cammino senza macchia in 3 turni, 6-0 totale. Stiamo parlando di Derthona Alpo, le nuove ammesse nel paradiso dell'A1 (si fa per dire; ché se non t'attrezzi bene diventa un inferno, come sanno le neopromosse dello scorso anno; ma lasciamo perdere). :angry:

Un giusto premio alla costante presenza, lunga anni, di queste due società nell'elite dell'A2. Finora era mancato poco, se non pochissimo, per raggiungere il massimo traguardo. Stavolta ce l'hanno fatta senza "se" e senza "ma", per supremazia nitida, per quanto un piccolo "se" rimanga lecito, ovvero se le loro avversarie in finale ci fossero arrivate nella miglior condizione, anziché un po' rattoppate, la storia poteva almeno in parte cambiare (soprattutto fra Alpo e Udine, considerando che le friulane avevano vinto la stagione regolare con 10 punti di margine). Ma non è che abbiano vinto di poco e fortunosamente, le due trionfatrici, anzi. Complimenti doverosi. Si scontreranno fra loro mercoledì 5 per il platonico titolo di campionesse assolute di A2, immaginiamo senza troppa ferocia agonistica, ma tant'è, sarà una festosa passerella di fine stagione.
Rimane il problema di fondo di una geografia del basket femminile di vertice sempre più concentrata al Nord.

- Derthona-Valdarno G1. Inizio garibaldino (26-23 al 10'). Già nel 2° quarto sterzata violenta delle piemontesi, come ne hanno prodotte tante in questa stagione: 48-28 al 20'. Margine stabile nel 3° quarto, in cui le tosche perdono Reggiani per infortunio. Le ospiti provano a crederci con un "rimontino" nel 4° (69-57 al 35') ma un 7-0 di Premasunac, Gianolla e Melchiori spegne: 81-59.
Si hanno 18 punti di Premasunac +15 rimba per 39 di valutazione; 17 di Attura; 12 di Leonardi; addirittura 11/35 da 3 per Derthona, che ha 20 rimbalzi offensivi; per le battute ne ha 21 Nasraoui, unica in doppia cifra.

- Udine-Alpo G1. Rispetto a G2 di semifinale, Udine recupera Bacchini, ma non certo al meglio, come non lo è Bovenzi. Davanti a 1500 spettatori al Carnera, spettacolare cornice, le friulane tuttavia spingono forte in apertura (27-21 al 10'), toccano anche il +9, poi Alpo ricuce (41-37 al 20'). C'è un breve sorpasso veronese a inizio ripresa, poi Udine rilancia la fuga a +8 ma di nuovo viene raggiunta (61-60 al 30'), poi nel frangente cruciale tra il 35' e il 38' si spezza l'equilibrio: dopo l'ultimo vantaggio udinese sul 67-66, segnano Nori con un movimento in post, Frustaci con un gran appoggio a tabellone da fuori area, quindi Soglia su transizione rapida delle veronesi (67-72). Udine prova a frenare l'emorragia con due liberi ma Turel sigla l'allungo decisivo con un arresto-e-tiro dalla media e una tripla con l'aiuto del ferro (69-77 a -2'15"). Nel codazzo finale, ogni tentativo friulano di tornare a contatto è respinto puntualmente, anzi negli ultimi secondi si dilata lo scarto: 75-85.
Un dato pazzesco: è la prima sconfitta di Udine dopo 25 vittorie di fila tra stagione regolare, Coppa Italia e primi due turni di playoff. :woot:
Si hanno, per le deluse, Milani 25 punti, Cancelli 16+11 rimba, Gregori 14 (ma Bovenzi 2/11, Katshitshi 3/8, Bacchini 0/6); tante gagliarde invece per le vittoriose, con Turel 23 punti, Nori 15+9 rimba, Frustaci 12+10, Rosignoli 12. Quasi il 50% dal campo per le veronesi.

- Valdarno-Derthona G2. Nella prima metà c'è equilibrio. Le piemontesi giocano più su velocità e triple, ma le tosche nei primi 2 quarti riescono ad abbassare i ritmi e a far valere l'efficacia vicino a canestro di Nasraoui (13 punti all'intervallo) e di Mioni; 14/26 da 2 per Valdarno mentre Derthona è già a 16 tentativi da 3 (di cui 5 dentro), con Attura a quota 15 in metà gara. E' l'italiana d'America a ribattere alla mini-fuga avversaria, peraltro non oltre il +5.
La svolta, feroce, spietata, urticante a favore di Derthona arriva nel 3° periodo con un parziale di 0-13 fra il 21' e il 26'. Dopo quasi 6 minuti di blackout, Nasraoui sblocca il punteggio di Valdarno ma Derthona affonda ancora i colpi con due iniziative di Attura e una tripla di Baldelli (41-60 al 30').
L'ultimo quarto non ha più storia; SGV apre con due canestri ma la ricacciano indietro altre due fiondate di Attura e Baldelli. Nel finale il canestro della staffa è di Melchiori su rubata e contropiede (54-77 a -2'20"), ma in realtà i giochi erano già ampiamente fatti. Curiosamente finisce 59-81 come G1.
Si hanno Rossini a 17 e Nasraoui a 15 per le sconfitte; Attura 28, Premasunac 14, 11/29 da 3 di squadra per le trionfanti.

- Alpo-Udine G2. Turel è un po' conciata per Alpo, ma peggio sta Udine che oltre agli acciacchi pregressi deve scontare l'assenza di Gregori, contusa nel finale di G1 anche se non era uscita anzitempo. Scatto immediato delle veronesi, 22-12 al 10'. Nori è un martello; Frustaci e Parmesani ottime spalle. Mentre per Udine l'unica sopra le righe è Katshitshi. Non può bastare se non a limitare i danni in un andamento che oscilla tra le 10 e le 15 lunghezze di distanza: 44-34 al 20', 58-47 al 30'.
Nell'ultimo quarto la pressione sulle veronesi e la forza della disperazione per Udine producono un riavvicinamento, 58-51; ma Nori e una tripla di Rosignoli ristabiliscono le distanze e di fatto sono già la parola fine (63-51 al 32'). Anche perché poi si segna poco e questo va a vantaggio di Alpo che pur bloccandosi subisce solo 4 punti dalla solita Katshitshi e a 3'30" dalla fine è ancora a +8 (63-55). Poi ci provano ancora Katshitshi e Milani ma inframmezzate a canestri di Parmesani e Frustaci, per cui a 1' dalla sirena è ancora 67-60 Alpo. L'ultima chance sarebbe per Milani se segnasse i 3 liberi che si procaccia, ma ne mette solo uno e ormai è festa nella bolgia del palazzuccio di Alpo, dove credo abbiano stipato oltre capienza ben più delle 99 persone indicate nel live score di Lega. Finisce 69-61.
Si hanno 21 punti + 11 rimba di Nori; 13 di Parmesani; 12+8 rimba + 5 assist di Frustaci; 29 di Katshitshi + 14 rimbalzi, ma tolta lei le altre udinesi tirano 13/50.



sabato 25 maggio 2024

A1, finale scudetto: Venezia bella e pure killer, 3-0 su Schio e sipario. Kuier mvp

- Già tutto finito, ché quasi non ci credi. Eppure è così: i coriandoli tricolori scendono sulla trionfante Reyer, al terzo tricolore della sua storia, mentre il pubblico di Schio assiste attonito, orbo persino del “punto della bandiera”; quasi brutale il modo in cui la Reyer saccheggia il fortino avversario che in tempi non così lontani sembrava inespugnabile.

Certo, a 1’ dalla fine di gara-3 era avanti Schio di 2 punti, e se gli episodi fossero girati diversamente, forse la serie si sarebbe riaperta e magari i rapporti di forza (tecnici e mentali) si sarebbero invertiti.
Ma la realtà è che lo 0-8 nell’ultimo minuto, cioè il parziale con cui la Reyer ha strappato dalle maglie di Schio lo scudo per cucirlo sulle proprie, è stato di una prepotenza tale da collocare questa vittoria al di sopra di ogni casualità episodica. E’ come quando un match di boxe è equilibrato per 11 riprese e mezza, ma nel finale della dodicesima uno dei due pugili tira una scarica di pagnozze tale che l’avversario finisce stecchito al suolo e non c’è dubbio su chi sia il più forte, anche se fino a un attimo prima erano alla pari.
E’ proprio questa cinica abilità di salire di livello quando conta, che Venezia ha come risucchiato da Schio, scopertasi impotente ogni volta che nella serie finale si sono presentati momenti di svolta, cioè in G1 e in G3, visto che la seconda è stata un monologo.
E poi ha messo, la Reyer, il suo marchio distintivo, la fantasia al potere, cosa che il Famila, modello d'esecuzione seria e applicata, non è mai stata anche nei suoi momenti stagionali migliori, pur con qualche eccezione di Sottana o dell'estroso duo Parks-Guirantes. Non a caso, nel finale, l’azione-simbolo è stata… quella meno valida ma più spettacolare di tutte: quando a pochi secondi dalla sirena, a giochi ormai fatti, Berkani ha subìto fallo, tirando da 10 metri dopo il fischio e ciuff, la palla è entrata come niente fosse. :woot: Ovviamente da annullare, ma è sintomo della trance agonistica, dell’onnipotenza della Reyer in quel frangente, e anche del libero sfogo alla creatività.
Ridono tutte felici, le Leonesse di San Marco; ma non solo dopo aver completato l'opera tricolore; lì era ovvio. Ridevano anche, più volte, prima e durante le tre gare della serie, come se non sentissero la pressione ma solo il divertimento di ciò che stavano producendo tutte insieme. Divertimento che hanno saputo trasmettere a tutti quanti hanno assistito a questa serie, dai loro aficionados in un Taliercio mai così pieno in anni recenti, fino al pubblico televisivo che, vivaddio, stavolta abbiamo avuto (tralasciando il bidone di gara-1), a differenza delle scorse finali.

- Assodato il dominio di Venezia nei primi due episodi, le incognite alla vigilia del terzo erano sostanzialmente due: 1) basterà il cambio d'ambiente a ridare a Schio sufficiente benzina per cambiare la storia della serie, oppure il serbatoio è finito in riserva irrimediabile?; 2) la Reyer arriverà con la faccia cattiva di chi vuole chiudere la serie, o con quella molle di chi si culla di false sicurezze, come a volte succede nei playoff quando una vittoria di 20 è più rischiosa di una di 2, perché ti fa abbassare la guardia?
Ebbene, le Mazzoniane hanno saputo fornire eloquente risposta al punto 2, mentre sull'1 potremmo restare sul "nì", ovvero Schio è stata indubbiamente più incisiva, ficcante, quel che vuoi, rispetto alle due gare precedenti, ma non è bastato. Forse più per i meriti avversari che per demeriti propri. Ma è anche vero che nel complesso di tutta la stagione le suddite di Cestaro sono state un gradino sotto il 2022/23: tant'è che hanno ceduto la Supercoppa, non sono andate alle F4 di Eurolega e adesso hanno abdicato allo scudo.

Mvp sacro e pure santo per Awak Kuier: l'egizio-finlandese (dal fisico tale che se va in visita al Louvre le statue scendono dai piedistalli e le dicono "prendi il nostro posto, noi non siamo degne") -_- ha compiuto un salto di qualità clamoroso in questa serie, anche se già nel resto dei playoff si era intravisto. Ma mai era stata così dominante, così continua contro avversarie del massimo livello. Ha instillato un senso di impotenza nelle malcapitate scledensi, come se potesse colpirle quando e come voleva: da 3, dalla media, in penetrazione frontale o sulla linea di fondo. Abbiamo assistito alla trasformazione di un grande potenziale in una grande potenza.
Dopo di lei, ex-aequo, le migliori per Venezia sono state Villa Berkani. La brianzola, a 19 anni e alla prima finale scudetto in carriera, ha prodotto il meglio della sua stagione proprio mentre sembrava attraversare un periodo sottotono; temevamo che il necessario processo di maturazione compiuto sotto Mazzon, oltre a non essere ancora compiuto, ci avesse fatto perdere l'originaria spontaneità del suo talento; invece abbiamo rivisto la Matilde di Costa in una versione più evoluta e matura. E occhio che ha persino segnato da 3...
La francese, croce e delizia per tutto l'anno, stavolta è stata solo delizia, divertimento unito a tremenda efficacia, con canestri-killer per il morale delle avversarie, sia per la tempistica dei suoi canestri nei momenti critici, sia per il modo disarmante in cui li ha segnati. Poi sempre glaciale dalla lunetta, laddove Villa (giusto per farle un appunto) qualche titubanza sotto pressione l'ha avuta.
Poi Shepard con l'oscar (anzi, il Leone, visto che gioca a Venezia) alla miglior attrice non protagonista: proprio lei che era considerata condizionante per il suo voler essere accentratrice in attacco e poco disponibile al sacrificio in difesa, si è messa al servizio della squadra, facendo quello che serviva per vincere. Comunque qualche cifra grossa l'ha messa nel paniere, i 23 rimbalzi di G1.
Leone-bis alla non protagonista spetta a Fassina, che soprattutto in G3 ha spaiato le carte con giocate di talento e di coraggio. Ma tutte brave (tranne forse Held, ma non stiamo a farle le pulci; mentre dell'impatto di Santucci e Cubaj s'era già detto nel riassunto di G1 e G2) in un gruppo che se resta così può aprire un ciclo, il che non ci dispiacerebbe affatto perché queste ragazze sono tremendamente coinvolgenti.

Riassunto di gara-3. Dinanzi a 2300 spettatori, ti aspetti la reazione di Schio ferita e in effetti c'è, anche se Venezia con una certa facilità sembra rintuzzare i primi minibreak del Famila. Si fa serio, però, il divario nella prima metà del 2° quarto, quando, da +3, Keys apre con una tripla un break di 10-3 cui s'accodano Sottana e ancor più Guirantes: massimo vantaggio sul 32-22 a 4'30" dall'intervallo.
Ma Schio non riesce a cavalcare ulteriormente l'onda, sbagliando due occasioni per il +12. E' qui che Venezia, come già in G1, dimostra la sua nuova dimensione, ricucendo quasi tutto il divario in 2'45" di fuoco: canestro di Kuier, tripla di Pan, 2/2 di Cubaj e, ciliegia sulla torta, Fassina strappa di forza la palla a Penna, s'invola in contropiede, s'arresta un metro prima dell'arco e infila allo scadere la tripla del 33-32 all'intervallo, parziale di 0-10. Schio è avanti di 1 ma psicologicamente è come se fosse sotto di 10.
Infatti il 3° quarto (non sùbito, per la verità, ma dopo la metà) concretizza nel punteggio la presa di possesso della partita da parte delle veneziane: da 41-38 (tutti di Juhasz gli 8 punti scledensi) si passa a 41-48 con un altro 0-10 ad opera quasi esclusiva di Kuier (due triple e un canestro da 2); poco dopo, Berkani e Cubaj fanno +8 anche se la solita Sottana mette una pezza allo scadere del 3° quarto (48-52).

- L'ultimo quarto è bestiale, estenuante. Villa e Fassina pungono per Venezia, ma tiene botta Guirantes insieme a un'altra tripla di Keys (60-62 al 34'); l'indicibile Kuier e Berkani riallungano per la Reyer (60-67 al 35') ma sul +7 e palla in mano, Villa si fa scippare in palleggio da Guirantes, che segna avviando un controbreak di 7-0: tripla tabellata di Parks (segnale del destino, s'ipotizza), entrata di Verona su Villa e pareggio (67-67 a -3'15").
Tutto in bilico, la partita e magari il vento della serie. Venezia, nel frangente critico, sfrutta il bonus raggiunto dalle avversarie e cava 3 liberi con Kuier e Berkani (67-70 a -2'15"), ma Keys colpisce ancora da 3, Kuier commette una delle sue poche fesserie perdendo palla nel traffico; Juhasz cava un fallo e mette un libero (71-70 a -1'30").
Momento della verità: Berkani si conferma di ghiaccio con un arresto-e-tiro (71-72) ma Parks segna da 3 dall'angolo (74-72 a 1' dalla fine). Saranno però gli ultimi punti della stagione scledense. Ecco infatti la sequenza-chiave: Kuier fende la difesa con un'entrata frontale, segna e subisce fallo di una Keys in palese ritardo (74-75 a -42"); Sottana tenta la replica con un complicato "reverse", necessario per evitare la stoppata di Kuier, ma la rotazione della palla sul tabellone non la premia.
Schio deve fare fallo ma quello di Keys su Villa è giudicato, dopo instant replay, antisportivo; la giovine regista fa 1/2, ma sulla rimessa è di nuovo fallo obbligato e Berkani è una macchina (74-78 a -16"). Altro errore di Schio, Berkani fa la prodezza a gioco fermo descritta in precedenza, poi segna i due liberi per il fallo. Finisce 74-80, Venezia campione.
Tra le cifre cosa cogli d'interessante? Che Schio perde nonostante un 12/24 da 3; e se perdi con quel fatturato da 3, è un segno d'impotenza. C'è un 8/11 ai liberi per Schio contro 20/27 per Venezia, ma non è iniquità arbitrale, è la differenza di pericolosità. Fra le individue, si hanno 14 punti di Juhasz e Guirantes, 13 di Parks, 11 di Keys e 10 di Sottana per le detronizzate; 24 di Kuier (7/9 da 2, 3/7 da 3), 15 di Berkani, 14 di Villa, 11 di Fassina per le neo-campionesse.



giovedì 23 maggio 2024

A2, gare-3: le “V” che godono (Valdarno e Vicenza), la triste domenica della Lombardia

Oltre ai già narrati Preolimpico 3x3 e finali nazionali U15, lo scorso weekend (coincidente con la pausa fra le due partite veneziane e le due scledensi della finale di A1) offriva solo due sfide di A2, essendosi già chiuse in due gare 4 delle 6 serie tra semifinali-playoff e ultimo turno-playout.


- Nella gara-3 per il paradiso (si fa per dire, comunque playoff), colpo assai gobbo di S. Giovanni Valdarno in casa di Costa Masnaga, dove in tutta la stagione solo Derthona aveva vinto, e in una partita che non contava più per la classifica. Era difficile preventivarlo dopo la batosta incassata dalle tosche in gara-1, meno 27, con le brianzole ispiratissime e loro piatte piatte.
Ha spiegato Nasraoui, ex di turno e killer nel finale di gara-3, ai microfoni di “All-around.net” che pur senza farne un alibi, in G1 erano arrivate direttamente il giorno della partita, mentre per G3 hanno dormito una notte in hotel arrivando fresche. -_- Sarà un dettaglio ma se hai le gambe frolle non reggi contro Costa, che ha panchina lunga e ritmi alti, mentre se hai energie, puoi farne emergere i limiti, cosa che è successa. E quale limite in particolare? Well, varie risposte possibili ma per me è la mancanza di realizzatrici sicure nei momenti topici. Per Costa possono segnare in 10 e fare buone cose tutte quante, ma non sempre la profondità è un vantaggio se non so con sicurezza a chi affidarmi per mettere nel cesto punti cruciali quando l’attacco gira a vuoto, e in generale quando “culo mangia pigiama”. Valdarno ha Rossini e Nasraoui, Derthona ha Attura e Premasunac, o chi altra. E' solo una chiave di lettura ipotetica, non una certezza.
Sta di fatto che, dopo una partenza rombante delle masnaghesi (18-7), che fa pensare a un “remake” di G1, Valdarno s’attacca tignosa a ruota (22-18 al 10’, 34-28 al 20’), annulla un nuovo tentativo di fuga di Costa, comunque non oltre il +8, e ribalta tutto tra il 22’ e il 30’, cioè in 8 minuti del 3° quarto in cui il parziale è 7-25. Le tosche diventano padrone del campo in ambo le metà, segnando a martello con Lazzaro, Reggiani, Rossini e De Cassan prima, poi con Nasraoui che, imprecisa fino all’intervallo, diventa iradiddio sciorinando il suo ampio repertorio offensivo, da sotto e dalla media. De Cassan con una tripla fa 48-58 al 30’.
Shock nella bomboniera masnaghese, ma c’è la reazione di Costa con un 7-0 chiuso da una tripla di Ravelli (57-60 a 7’40” dalla fine). Da lì in poi è un estenuante botta-e-risposta in cui Valdarno riesce sempre a restare davanti, seppur di pochissimo; nel finale due volte Nasraoui segna il canestro del +5 ma Costa replica dapprima con N’Guessan, poi con un’entrata più aggiuntivo di Allievi (70-72 a -36”). Rossini sbaglia il colpo del k.o. da centro area, così Costa ha l’occasione di un clamoroso contro-sorpasso allo scadere, ma Ravelli da 3 colpisce solo il tabellone; rimbalzo di Tibè che però viene contrastata e non inquadra il bersaglio. Quindi passa Valdarno con 21 di Nasraoui, 16 di De Cassan mentre Costa ne ha 15 da Ravelli (che potrebbe aver disputato l’ultima partita della carriera, così come Pappalardo) e 13 da Allievi.
Valdarno fa un’impresa non da poco, sia mentalmente nell’azzerare la bastonata di G1, sia tecnicamente se si considera che sta giocando senza Petrova e Amatori; ora ci prova con Derthona, che dovrà dimostrare d’essere diversa, non solo nella denominazione, dalla Castelnuovo che crollò sul più bello lo scorso anno. Qualche campanello d’allarme nel primo turno è suonato. In semifinale invece un dominio.

- Passando in zona-purgatorio, ma direi pure inferno perché questa serie di playout è stata un supplizio per le coronarie dei coinvolti, Vicenza salva la ghirba ai danni di Carugate. Partita che un neutrale si sarà potuto gustare (sicuramente meglio di G1 in cui lo streaming andava a scatti), non perché sia stato basket-champagne ma perché ha avuto gli ingredienti delle sfide senza appello: lotta senza quartiere, errori a catinelle, la paura che fa tremare alcune e invece stimola altre a dare il meglio.
Vicenza prova due volte a scappare, nel 2° e nel 3°, ma non oltre il +8; Carugate ricuce e controbatte issandosi a +4 a inizio 4° periodo (46-50). E’ lì però che smarrisce fatalmente l’inerzia positiva, segnando 2 punti in 5 minuti; Pellegrini guida il controsorpasso (55-52 a -4’). Da lì in poi Vicenza non si fa più riprendere. Il canestro più pesante lo mette Assentato, che risponde… presente :rolleyes: con una tripla dall’angolo per il 58-54 a -37” (in mezzo, una girandola d’errori da ambo le parti). Le ultime speranze di Carugate sono affidate a Pocket Rocket, ovvero piccola-grande Usuelli, che inventa una sfrecciata a canestro e una tripla siderea da 9 metri; in mezzo però ci ficca anche una persa, sicché Vicenza tiene le distanze dalla lunetta (63-59).
La retrocessione sarebbe stata inopinata per entrambe, considerando i nomi in organico e le occasioni perse nei playout. E’ toccato a Carugate.

- Tanto per trovare un filo conduttore, è insomma una domenica depressiva per la Lombardia, che già aveva inghiottito pochi giorni prima la retrocessione di Milano in A2. Così come ha inghiottito la sconfitta di Costa in finale scudetto U15, ma questa è più una finale guadagnata che una persa. Fatto sta che se non vince il Geas U17 (la principale carta longobarda alla prossima e ultima kermesse), quest'anno niente titoli giovanili per la regione più popolosa e tesserata. Così come niente finale-playoff in A2 (lo scorso anno ci fu il derbissimo Milano-Costa) e vedremo come andranno quelli di B.
Ma nelle serie minori e nelle giovanili sono normali alternanze di anni più o meno dritti o storti: la Lombardia nell’élite c’è. Ben più grave, e al momento sembra cronica, è la latitanza dai vertici dell’A1: ormai da 20 anni esatti non v’è traccia longobarda nell’albo d’oro degli scudetti; Comense 2004 fu l’ultimo acuto. Da allora nemmeno finali né trofei “minori” (cioè Coppa Italia e Supercoppa). Una ferita alla tradizione che ne fa tuttora la regione più scudettata d’Italia, dai tempi pionieristici della Canottieri Milano, dell’Inter (persino), poi di Legnano, Comense prima dinastia, Geas e Comense seconda dinastia. D'altronde, in A1 più che le idee contano i soldi: e danée ghe n'è minga, per dirla in idioma nostrano. :angry:

Nella foto: festa Valdarno in terra di Costa.



mercoledì 22 maggio 2024

Finali nazionali U15: Venezia e Hassan un piano sopra tutte. Costa è sempre lì; sorpresa Trieste

 - Una vittoria attesa, una vittoria schiacciante. Negli stessi giorni in cui si portava sul 2-0 in finale scudetto con la prima squadra, la Reyer Venezia torna a predare un tricolore giovanile dopo 5 anni, non pochissimi per i suoi standard (anche se ovviamente sono solo 3 effettivi, tolti i due persi per Covid), ovvero da quando le U18, con Madera fuoriquota, s’imposero sotto le volte del grattacielo della Regione Lombardia a Milano. L’avversaria in finale fu allora Costa Masnaga e lo è stata anche stavolta, nell’atto conclusivo della finale scudetto U15, sul litorale livornese di San Vincenzo.

Dopo qualche anno di disinvestimento, la società brugnariota è evidentemente tornata a investire nel reclutamento, accaparrandosi il massimo talento nostrano del 2009, Isabel Hassan, già decisiva per due anni, contro le più grandi, nella doppietta tricolore del Basket Roma. Che stavolta ha battuto in semifinale. Non solo lei è giunta in laguna la scorsa estate, ma anche la play pesarese Sablich, altra mattatrice in finale. Ma è chiaro che la differenza vera la fa Hassan, tant’è che la Reyer, già con Sablich in prestito, alla scorsa Coppa Italiana U14 di giugno 2023, era uscita nei quarti, bastonata da Firenze, poi vincitrice. La quale invece stavolta è uscita nei quarti per mano dell’outsider-rivelazione Futurosa Trieste.

- Alcune considerazioni di fondo, basate anche sugli affidabili pareri di un paio d’addetti ai lavori che hanno seguito dappresso la kermesse: dislivello notevole (probabilmente più del solito) tra un’élite di giocatrici, una o due per squadra (tranne le squadre-top, ovviamente, che ne avevano di più), ben dotate a livello fisico e/o tecnico, che facevano praticamente tutto, e il resto delle compagne, alquanto indietro; rotazioni abbastanza ristrette, con inevitabile “consunzione” delle più utilizzate quando si è giunti alla quinta-sesta partita in altrettanti giorni (poi vi era chi era all’ottava-nona avendo appena fatto l’interzona U17); utilizzo sistematico, per non dire automatico, del tiro da 3 come “coperta di Linus” nei momenti di difficoltà ad attaccare, in particolare contro la zona (qualche giocatrice anche con tendenza a sentirsi una piccola Caitlin Clark con esiti rivedibili, ovvero palleggi e volteggi per poi sparare da 8 metri). In sostanza: molte giocate individuali, anche di talento, ma poco sviluppo di gioco collettivo. E troppe partite in cui la squadra sconfitta si è fermata a 30 punti e rotti.
In prospettiva delle nazionali giovanili, questa annata 2009 ha mostrato 15-20 giocatrici “lavorabili”, ovviamente con la potenziale fuoriclasse Hassan a nobilitare la pattuglia; meno taglia fisica rispetto alle 2008.

- Il quintetto ideale del torneo ha incluso due elementi di piccola taglia, la romagnola Lelli di Costa, ben inserita in un contesto di squadra già strutturato (considerando solo il rendimento e non il ruolo, forse lo "spot" spettante a Costa sarebbe stato più giusto darlo all'ala ligure Zanetti), e la romana, sponda-Basket, Diagne, dai garretti al caucciù anche se la polarizzazione del gioco su di lei ha finito per farle forzare sin troppo; e tre ali-mezze lunghe, la triestina Muller (o Mueller, si trova scritto in ambo i modi), che di tutte queste 5 ha messo insieme le cifre migliori (17,3 punti e 10,8 rimbalzi), la veneziana pura Zuccon (la quale è ancora acerba nelle finalizzazioni, ovvero assai sprecona, ma in prospettiva non è un male: c'è del margine) e quella acquisita da Roma, ovviamente Hassan. Sulla quale non scopriamo certo oggi che è una giocatrice totale - a livello giovanile - in grado di coprire il campo con falcate da gazzella, demolire la difesa in penetrazione, ma ha anche il tiro da 3 come ha dimostrato in finale con un 3/7. Il tutto giocando letteralmente al piano di sopra rispetto alle comuni mortali. Doti fisiche di natura ma sembra averci anche lavorato sopra per bene, e non è così per tutte. Ha giocato, per la verità, con le marce basse per buona parte della settimana, poi in finale ha messo quella alta. Chiude la kermesse con 16,3 punti e 6,7 rimbalzi ma anche l'impressione che se avesse voluto ne avrebbe fatti almeno 25+15.

- Sostanzialmente Hassan è svettata sulla concorrenza U15 così come Quinonez aveva fatto nella kermesse tricolore U19 in marzo. In ambo i casi, a farne le spese in finale è Costa Masnaga. Due partite pressoché morte sul nascere. Non è gratificante chiudere con una batosta, però guardando la “big picture” e non il dettaglio, il sodalizio brianzolo colleziona la finale-scudetto giovanile numero 14 e la semifinale consecutiva numero 16 (sulle ultime 16 finali cui ha partecipato).
Numeri spaventosi e forse ineguagliabili. Arrivare 16 volte su 16 almeno in semifinale, di cui 14 in finale, in un arco di 7 stagioni, vuol dire avere una continuità di annate di altissimo livello (mentre tutti gli altri, compresa la Reyer, ne hanno alcune super, altre buone, altre mediocri) e vuol dire non aver mai fallito un appuntamento, cosa che di solito capita a tutti almeno una volta; Costa no, 16 volte su 16 ha vinto i quarti di finale ed è entrata fra le prime 4.
Ah, tra parentesi: il Covid ha falciato due anni di finali nazionali proprio nel mezzo della carriera giovanile del gruppo delle Villa. Lecito pensare che un altro paio di scudi e 4 o 5 semifinali sarebbero giunte in quel lasso.
Ultimamente Costa ha perso varie finali perché, dopo le punte fra il 2002-03 e infine ’04 delle Villa, non ha più avuto individualità straordinarie ma solo buone/ottime; ha incocciato contro le bestie nere del Basket Roma 2005 e adesso contro le califfe Quinonez e Hassan. Tuttavia resta clamoroso quanto realizzato da Bicio Ranieri e sudditi in quella landa collinare, dimenticata (chissà perché) dai grandi flussi turistici, :lol: ma non da quelli cestistici.

- Qualche dettaglio sugli eventi del campo. Prima fase. Nel girone A domina Costa. Nel B, il più duro, Venezia fa +22 su Trieste (priva di Muller nell'occasione); resta fuori, senza vittorie, il Geas, che perde solo di poco con le "Mule", aggrappandosi ai 33 punti di Emilia Magni, un nome da segnare ("See Emily play", commenterebbero i Pink Floyd) -_- , ma dopo la scoppola inevitabile con Venezia affonda malamente contro Alghero che ha 37 punti dalla spilunga ucraina Pysmennyk, 25 da Murgia e fa 23-2 nel 1° quarto. Nel gruppo C parità a quota 2-1 fra Basket Roma, Lapolismile Torino e Udine. Nel D fa il vuoto Firenze davanti al Sanga Milano, passa S. Lazzaro con un +1 su Frascati.

Spareggi. Abbastanza equilibrati tranne quello di Trieste con Venaria (20 punti di Muller); l'Elite Roma ingabbia Pysmennyk a 14 punti e batte Alghero 55-50; Torino fa +7 su S. Lazzaro tenendola a 3 punti nell'ultimo quarto; l'unica vittoria a dispetto di classifica, cioè terza su seconda, è di Udine su Milano.

Quarti. Rientrano in scena le "bigs". Costa fa 65-33 su Torino con 23 di Zanetti; il derby romano va al Basket sull'Elite, 58-36 (18 di Diagne); la sfida triveneta è appannaggio di Venezia, 65-36 su Udine (16 di Hassan). Ma c'è anche una sorpresa: Trieste ipnotizza Firenze, 33-46, con una zona al veleno e un ribaltone da 6-23 nel 4° periodo; Pasqualetti 17 per le deluse tosche, 16 di Forte e 15 Muller per le raggianti del Futurosa, allenate dall’ex serie A maschile Attruia, alla fine nominato miglior coach.
Da notare, come già osservato, la frequenza del punteggio "30 e rotti" per chi è battuto.

Semifinali. C'è equilibrio tra Costa e Trieste, 28-27 all'intermezzo, poi le brianzole con un allungo tra fine 3° e inizio 4° si scrollano di dosso le Mule e la loro zona; Trieste nell'ultimo periodo, evidentemente a corto d'energie, sparacchia da 3 che è un tormento a vedersi; alle fine 56-42 (Zanetti 17, Lelli 11 contro Muller e Delise 12).
Hassan contro il suo passato in Venezia-Bk Roma; la “grande ex” non strafà, 14 punti; ne ha 15 Sablich; la supremazia di squadra è comunque netta; Diagne ci prova sempre ma ci riesce poco, pur con 16 punti; a metà gara 39-22, finale 70-52 per la Reyer.

Finali. In Venezia-Costa apre le marcature Hassan con una tripla dall’angolo ed è un messaggio eloquente. La Reyer scatta sul 9-0, 17-7 al 10’; c’è una micro-reazione lombarda a inizio 2° quarto ma il margine della Reyer resta sodo, 41-27 al 20’, poi nell’ultimo quarto un’altra strigliata rende fin troppo severo il punteggio, 75-46Hassan fa 29 punti con 10 rimbalzi, 4 assist, 9/12 da 2 e 3/7 da 3 (il bello, il cattivo tempo e pure le stagioni intermedie), la concretissima Sablich ne mette 23; per Costa vengono imbrigliate le due di spicco (Lelli 3/18 e Zanetti 2/11), possono poco le altre.
Per il 3° posto vince Trieste, 49-35 sul Bk Roma con 17 di Muller mentre Diagne, probabilmente cotta dalle fatiche, fa 2 con 1/11.



lunedì 20 maggio 2024

Preolimpico 3x3: Italia, dignità sì, ma Giochi proibiti. Passano Spagna, Germania, Canada

- Parigi cucù, non veniamo più. :cry: La porta era stretta, 16 squadre per 3 posti, al Preolimpico 3x3 di Debrecen; e solo 8 in totale le nazioni ammesse ai cinque cerchi, ovvero solo l'eccellenza assoluta della disciplina. Ma noi da questa eccellenza siamo usciti da tempo. Da dopo Tokyo 2021, presumibilmente. Eravamo stati fra i pionieri, o perlomeno tra i più svegli a cavalcare la novità, e ne avevamo cavato l'oro mondiale 2018 e la qualificazione olimpica, grasso colante rispetto alle magre del 5 vs 5. Ma gli altri si sono evoluti e noi siamo rimasti fermi. Sembravamo, qui a Debrecen, l'Italia di Bearzot nel Mondiale di calcio 1986, :blink: quello in cui si riproposero gli stessi giocatori e gli stessi schemi, confidando che per grazia divina la magia funzionasse di nuovo; ma gli eroi erano diventati anziani e la concorrenza era avanzata.

Abbiamo portato 3 delle alfiere del Preolimpico di 3 anni or sono, ma nel frattempo D'Alie ha scoccato i 37 anni, Consolini 38, Spreafico "solo" 33, mentre Madera ne ha 24 ma, fra le sue indubbie doti, non possiede quelle di solito associabili alla giovinezza, ovvero esplosività, dinamismo, garretti al caucciù.
In aggiunta, il periodo dedicabile alla preparazione specifica dell'evento è stato risicatissimo. Non so cos'abbiano fatto nelle altre nazioni, ma so che da noi il campionato è finito più tardi che altrove, e specie Spreafico, ma anche D'Alie e Consolini, sono arrivate appena dopo la rispettiva uscita dai playoff. Già lo notavamo in sede di succinta presentazione. Quante partite di preparazione nel 3x3 hanno fatto dopo aver giocato 5 vs 5 fino a pochi giorni prima?

- Quindi ci siamo trovati con un quartetto anziano e preparato in fretta e furia, contro gente giovane e fresca, veri caterpillars, e in buona parte anche reduce da una lunga preparazione specifica. Ormai pare chiaro che si va verso la... separazione delle carriere. Le specialiste del 3x3 soppiantano i "grossi nomi" del 5 vs 5 che prima potevano funzionare anche nelle convulse arene della neonata disciplina-bonsai.
Poi, oh, i miracoli possono sempre succedere. E nulla potevamo dubitare sul fatto che le nostre avrebbero dato fino all'ultima oncia d'energie pur di tenere botta. E a ben vedere, c’è mancato poco, una manciata di punti nella classifica avulsa del girone, per avere un accoppiamento favorevole (o quantomeno giocabile) nei quarti con la Rep. Ceca, anziché col Canadà che ci ha fatto a pezzetti. Ma quando non hai margine di superiorità rispetto alle avversarie, ti devi aggrappare agli episodi e alla sorte, che però una volta magari ti sorridono (Preolimpico ’21) e un’altra volta ti voltano le spalle (2024).

- E quindi cosa ci resta in mano? Poco o nulla. Le Olimpiadi no, il quartetto di riferimento per il futuro nemmeno, visto che abbiamo raschiato il fondo del barile di questo gruppo. Anagraficamente Madera è l’unica che può arrivare al prossimo ciclo (magari anche Spreafico ma tra 4 anni ne avrà 37…), però è Madera una giocatrice attorno alla quale costruire un progetto tecnico di 3x3? Lo era D’Alie per le sue doti particolarmente adatte alla specialità, ma Madera a me sembra parecchio diversa dalle giocatrici di riferimento delle altre squadre.
C’è il dilemma di fondo su quale strada battere. Continuare con l’utilizzo delle giocatrici “standard”, cioè buoni elementi del 5 vs 5 discretamente in grado di adattarsi al 3x3, oppure creare un nucleo di specialiste del campetto? La tendenza generale sembra andare verso questa seconda squadra, ma da noi come le creiamo le specialiste? Come le facciamo crescere attraverso tornei frequenti e un’organizzazione autonoma da quella della Nazionale maggiore? Di certo c’è solo che nel dopo-Covid siamo scivolati indietro. Non vorrei che stessimo rimanendo intrappolati anche qui in quel limbo di mediocrità cronica, di prestazioni né carne né pesce, che ci attanaglia nel 5 vs 5 da 30 anni.

- Giusto per ricapitolare le vicende sul campo. Nel girone partiamo con una sconfitta contro l’Olanda, 9-13, pagando lo 0-5 iniziale da cui risaliamo solo in parte; D’Alie la più connessa, le altre sembrano non prendere subito le misure.
Chiudiamo la prima giornata con una vittoria non decisiva ma indispensabile su Israele, 21-11; una buona Madera (8 punti) rompe il ghiaccio con soluzioni ravvicinate, poi entra anche il tiro da fuori. Insomma liscia.
La vittoria dell’Ungheria sull’Olanda ci dà la possibilità di passare il turno segnando almeno 16 punti e financo di arrivare primi se vinciamo con almeno +4. Ci battiamo con ardore contro le padrone di casa e riusciamo in alcuni momenti a toccare il +4; rispetto alla prima giornata c’è una Spreafico in netta crescita (9 punti), non riusciamo però a scrollarci di dosso le magiare sul 17-17 Sprea segna 2 liberi, loro fanno 1/2 e così vinciamo 19-18. Bene ma non benissimo perché passiamo ma incrociamo il Canadà, che ha dominato il suo girone.

- E dunque ci ritroviamo, la domenica 19 maggio, sperando di ripercorrere quella radiosa di 3 anni fa. Ma di fronte vi sono le possenti nordamericane. Una certa inquietudine ci viene osservando il lancio della monetina nel prepartita, alla presenza delle due capitane: una delle gemelle Plouffe sovrasta la nostra D’Alie, la fissa come per dire, con tono di voce alla Ivan Drago: “Ti lacero, son foglia d’acero”. :ph34r: :angry: Sembra la sua custodia, come si suol dire ultimamente quando uno è il doppio di un altro. Ma abbiamo ancora speranza nei miracoli della nostra tascabile.
Solo che bastano una manciata d’azioni per capire che non c’è trippa. Ma proprio zero. Katherine Plouffe segna a piacimento in avvicinamento (rima). Le nostre sono titubanti, sempre in difficoltà a prendersi un tiro pulito contro la prestanza fisica avversaria. D’Alie ci prova, mai si tirerà indietro nella sua vita, ma sbaglia quasi tutto. La furia canadese, dopo aver toccato un 9-1 e un 11-3, si placa un po’; ci infiliamo con una “dupla” (equivalente della tripla nel basket canonico) di Spreafico, ma la distanza resta troppa; il Canada riprende a spingere, va sul 19-8, poi con una certa leziosità cerca la “dupla” per chiudere direttamente a 21, e ne sbaglia un po’, poi capisce che fa prima a segnare da sotto, tanto l’opposizione delle nostre è friabile. Finisce dunque 21-8 e Parigi per noi sarà solo da spettatori.

- Negli altri quarti di finale, l’Ungheria batte facile la Rep. Ceca (nostro rimpianto), la Spagna abbastanza facile con la Polonia, le emozioni arrivano da Germania-Giappone con successo teutonico all’overtime.
Le due semifinali (chi vince si qualifica ai Giochi, chi perde deve fare lo spareggio con l’altra battuta) sono pazzesche. La Spagna batte il Canada, che a noi sembra tanto grosso, cattivo e invincibile: clamoroso canestro all’indietro su rimbalzo in attacco per il 19-18. La Germania gela il pubblico di casa impallinando l’Ungheria 19-17 con una “dupla” rocambolesca sulla sirena: Ungheria che va a canestro per vincere, stoppone, palla che schizza fuori dov’è appostata una tedesca che quasi al volo insacca da dietro l’arco. Incredibile la sfiga dell’Ungheria che organizza sempre le qualificazioni, che sia 3x3 o 5 vs 5, e le perde sistematicamente di un nonnulla…
Per la verità le suddite di Orban avrebbero un’ultima chance contro il Canadà, ma non ne hanno più e le foglie d’acero, dopo il passaggio a vuoto con le iberiche, tornano dominanti e con un 21-10 si prendono il terzo e ultimo ticket per Parigi.



domenica 19 maggio 2024

A1, finale scudetto: favolosa Venezia, 2-0. Schio morta o solo ferita?

- E chi se lo aspettava? Io no, tu nemmeno, lui neppure. :blink: Venezia 2-0 su Schio nella serie per lo scudo, e non con due vittorie episodiche ma una di 12 con perentorio allungo finale, e una di 21 spadroneggiando dalla palla a due all'ultima sirena.

Le premesse che davano Schio favorita erano sensate. In campionato non perdeva da metà gennaio (sconfitta con Geas), aveva macinato con autorità la Reyer in finale di Coppa Italia, e Venezia sembrava aver irreversibilmente smarrito lo smalto d'inizio stagione. In più, la solita e proverbiale abitudine scledense a non fallire gli appuntamenti che contano, mai sazii di trionfi. Il che, òcio, può ancora risultare valido alla fine. Ma finora bisogna prendere nota di una supremazia schiacciante quanto inattesa della Reyer.
Alcuni dei fattori del ribaltamento di scenario:
1) Energia ed entusiasmo. Venezia corre di più, salta di più (rimbalzi offensivi, un predominio netto in ambo le gare), aggredisce e ruba palloni, si gasa, esulta, sorride. Il Taliercio pieno e galvanizzato aiuta, ovviamente, ma non è solo questo: altre volte in passato non era bastato contro Schio. La quale però stavolta sembra ingessata, senz'anima (questo soprattutto in G2). Una squadra sta creando, l'altra sta solo eseguendo, e neppure benissimo.
2) Le giocatrici-chiave della Reyer sono sopra le righe, cioè tra il 7 e l'8,5; quelle del Famila sotto o al massimo nelle righe, fra il 5 e il 6,5 stiracchiato. Kuier, Villa, Berkani, Shepard stanno facendo tutto quello che serve per vincere: l'egizio-finlandese giocando al piano di sopra, la 2004 unendo controllo del gioco a improvvisazioni vincenti; la francese con i suoi canestri di talento e strafottenza; la spesso enigmatica Jessica in modo diverso dal suo solito, cioè senza protagonismo offensivo ma legna pregiata per la squadra. Con quei 4 violini a imbastire la musica, anche gli altri strumenti contribuiscono fattivamente. Viceversa, per Schio finora non si capisce chi trascina, così tutta l'orchestra finisce per stonare. Juhasz, Reisingerova, Verona, Sottana, qualcosa hanno fatto, ma nulla di memorabile; Parks, Keys e Guirantes ancora meno.
3) Sono tornate Cubaj e Santucci. Ok, non hanno prodotto molto sul piano del mero rendimento. Ma intanto, quel "non molto" è già qualcosa più di quando erano assenti. E soprattutto, la loro presenza dà sicurezza alla squadra, che pensa "ehi, non siamo qui a giocarcela incomplete sul più bello, ci siamo tutte". Per di più, il loro modo di essere empatiche, coinvolgenti, "team first", è un valore aggiunto che conta più del fatto che segnino 2 punticini o 4 o nessuno. (Tra parentesi, il fatto che alla vigilia le due fossero più probabili fuori che dentro, è un buon alibi per i pronosticatori che hanno toppato...) :shifty:
Somma di tutto ciò, Venezia si è scrollata via il "complesso di Schio" (se lo aveva, dopo la Coppa Italia) e ha preso il controllo tecnico e mentale della serie.

- E quindi alla vigilia del trasferimento della serie a Schio la domanda è ovvia: si può contro-ribaltare tutto oppure assisteremo all'incoronazione di Venezia, magari non subito ma in gara-4? Well, dico solo che l'atmosfera sarà radicalmente diversa, la freccia dell'energia può invertirsi, aver vinto così netto può dare false sicurezze alla Reyer facendole abbassare la guardia come se il lavoro fosse già fatto (e patron Cestaro mi sa che due paroline motivazionali alla squadra le saprà dire). :unsure:
Tre anni fa, nella stessa finale, successe proprio che Venezia andò 2-0 in casa, netto, poi Schio vinse due volte tiratissimo e pareggiò. Alla fine la Reyer fu brava a riprendere il filo in G5 ma se succede anche stavolta di tornare al Taliercio sull'onda di due vittorie scledensi, chi lo sa come andrebbe a finire. La lezione di mille playoff è che se tu proietti sulla gara successiva quello che hai visto finora (cioè pensi che se una squadra ha dominato oggi lo farà anche nella prossima), spesso sbagli.

Riassunto di gara-1. Ci sono 2547 spettatori ma non quelli di RaiSport, bidonati in extremis per un dirottamento su RaiPlay. :angry: Non c'è nemmeno la Reyer, in un inizio che sembra ricalcare il copione previsto dai pronostici, di una Schio più pronta quando conta (rima). Infatti è 11-21 al 10' con un 6/10 da 2 ben costruito dal Famila vicino a canestro.
Il 2° quarto è la chiave, finora, della serie. Il dominio a rimbalzo di Shepard, sotto ambo le plance, è spina dorsale per l'emergere di Venezia che, smaltito l'inizio teso e contratto, prende fiducia ricucendo, senza fretta, lo svantaggio; allo scadere Fassina manca una buona opportunità per il pareggio ma il 29-32 al 20' è un buon affare per le Mazzoniane che hanno un 9/29 al tiro contro 14/31 scledense ma sono sotto solo di 3.
L'ago della bilancia s'inverte definitivamente nel cuore del 3° quarto, con un parziale di 16-2 (da 33-37 a 49-39): Shepard da 2, Pan da 3, entrata di Villa che prende a ubriacare tutti quanti come ai tempi di Costa; Dikaioulakos cambia le carte con Crippa, Sottana e Bestagno dentro, ma non frena la valanga, anzi subisce un canestro e un libero da Kuier, una tripla da Berkani, un tecnico alla panca e due liberi di Pan. Devastante lavoro di squadra per la Reyer, che ha anche minuti chiaramente a mezzo servizio ma, come detto, utili da parte di Cubaj e Santucci.
Sottana mette poi una micro-pezza a fine 3° quarto (49-45) ma Venezia non sbanda. Con le varie Pan, Kuier, Villa, Berkani ricaccia indietro Schio e poi tiene un +10 (o dintorni) ribattendo con martellante puntualità a ogni canestro avversario. Finisce 77-65 con mini-battibecco perché Berkani segna da 3 a babbo ormai stramorto. Dikaioulakos in conferenza-stampa si lamenterà del metro arbitrale a suo dire non uniforme, ma riconoscerà la maggior energia avversaria.
Si hanno: 15 di Villa (con 5 assist), di Kuier e di Berkani; 12 di Pan e di Shepard che assomma 23 rimbalzi, record "all time" per le finali-scudetto. Per le battute, 12 di Verona e Parks, 11 di Juhasz e Guirantes, ma come detto, al massimo da 6 in pagella, nulla che sposti. Tra le cifre-chiave il 21/28 ai liberi per Venezia contro 11/17, i 14 rimbalzi offensivi contro 8.

Riassunto di gara-2. Stavolta c'è sia il tutto-esaurito (3509 anime) sia la diretta RaiSport. Ma inaspettatamente non c'è la partita. Kuier è un tornado che devasta, fa tutto lei nell'8-2 iniziale. Persino l'impalpabile Held di gara-1 si fa sentire con una tripla. Primo giro di cambi scledense per correre ai ripari, ma riparo non vi è, perché nessuna segna, mentre nella Reyer oltre a iradiddio Kuier arrivano anche Villa, Shepard, Berkani con la tripla del 23-7 dopo 9'. My gosh! :woot: Da notare il 4/6 da 3 per Venezia nel 1° quarto di cui 3 identiche dall'angolo: non "da Schio" subire così.
Infatti dice Dikaioula' in un timeout "This is not us!", non siamo noi. In quel momento è già sotto di 18. Ottiene una mini-scossa con Reisingerova, ma Villa e Berkani sparano una tripla a testa (e se Villa segna anche da 3...) per un tennistico 30-15. Poi la francese dice: "faso mi'": tripla, due invenzioni in entrata, altro canestro, poi Schio rappezza uno 0-7 per crederci ancora ma Berkani la fulmina allo scadere con un "runner" tabellato: 45-29 al 20'.
La ripresa non ha storia; Venezia vive momenti d'esaltazione collettiva, tra cui spicca ancora Berkani con canestri al limite del surreale, soprattutto un sottomano da 6 metri allo scadere dei 24". Ma anche l'assist di Fassina per Cubaj che segna, subisce fallo e urla la sua gioia liberatoria (sta palesemente soffrendo per una mano priva della normale sensibilità). Il vantaggio dilaga ben sopra i 20 punti. E nel finale arriva pure una tripla di Santucci. 85-64, festa completa, totale, forse troppo. Dovrà ssere brava la Reyer a gestire l'euforia propria e la rabbia avversaria. Ma per ora giustamente festeggia col suo popolo.
Si hanno 20 punti di Berkani (5/8 da 2, 3/5 da 3), 17 di Villa (con 3/4 da 3!) e di Kuier (+12 rimba.) per le vittoriose; 12+15 rimba. di Juhasz, 12+4 assist di Sottana per le battute, che però pagano Parks e Guirantes a 5 e Keys a 0. Bestiale il 14/23 da 3 di Venezia (unico neo il 7/18 ai liberi) e in negativo le 17 perse di Schio.