lunedì 20 maggio 2024

Preolimpico 3x3: Italia, dignità sì, ma Giochi proibiti. Passano Spagna, Germania, Canada

- Parigi cucù, non veniamo più. :cry: La porta era stretta, 16 squadre per 3 posti, al Preolimpico 3x3 di Debrecen; e solo 8 in totale le nazioni ammesse ai cinque cerchi, ovvero solo l'eccellenza assoluta della disciplina. Ma noi da questa eccellenza siamo usciti da tempo. Da dopo Tokyo 2021, presumibilmente. Eravamo stati fra i pionieri, o perlomeno tra i più svegli a cavalcare la novità, e ne avevamo cavato l'oro mondiale 2018 e la qualificazione olimpica, grasso colante rispetto alle magre del 5 vs 5. Ma gli altri si sono evoluti e noi siamo rimasti fermi. Sembravamo, qui a Debrecen, l'Italia di Bearzot nel Mondiale di calcio 1986, :blink: quello in cui si riproposero gli stessi giocatori e gli stessi schemi, confidando che per grazia divina la magia funzionasse di nuovo; ma gli eroi erano diventati anziani e la concorrenza era avanzata.

Abbiamo portato 3 delle alfiere del Preolimpico di 3 anni or sono, ma nel frattempo D'Alie ha scoccato i 37 anni, Consolini 38, Spreafico "solo" 33, mentre Madera ne ha 24 ma, fra le sue indubbie doti, non possiede quelle di solito associabili alla giovinezza, ovvero esplosività, dinamismo, garretti al caucciù.
In aggiunta, il periodo dedicabile alla preparazione specifica dell'evento è stato risicatissimo. Non so cos'abbiano fatto nelle altre nazioni, ma so che da noi il campionato è finito più tardi che altrove, e specie Spreafico, ma anche D'Alie e Consolini, sono arrivate appena dopo la rispettiva uscita dai playoff. Già lo notavamo in sede di succinta presentazione. Quante partite di preparazione nel 3x3 hanno fatto dopo aver giocato 5 vs 5 fino a pochi giorni prima?

- Quindi ci siamo trovati con un quartetto anziano e preparato in fretta e furia, contro gente giovane e fresca, veri caterpillars, e in buona parte anche reduce da una lunga preparazione specifica. Ormai pare chiaro che si va verso la... separazione delle carriere. Le specialiste del 3x3 soppiantano i "grossi nomi" del 5 vs 5 che prima potevano funzionare anche nelle convulse arene della neonata disciplina-bonsai.
Poi, oh, i miracoli possono sempre succedere. E nulla potevamo dubitare sul fatto che le nostre avrebbero dato fino all'ultima oncia d'energie pur di tenere botta. E a ben vedere, c’è mancato poco, una manciata di punti nella classifica avulsa del girone, per avere un accoppiamento favorevole (o quantomeno giocabile) nei quarti con la Rep. Ceca, anziché col Canadà che ci ha fatto a pezzetti. Ma quando non hai margine di superiorità rispetto alle avversarie, ti devi aggrappare agli episodi e alla sorte, che però una volta magari ti sorridono (Preolimpico ’21) e un’altra volta ti voltano le spalle (2024).

- E quindi cosa ci resta in mano? Poco o nulla. Le Olimpiadi no, il quartetto di riferimento per il futuro nemmeno, visto che abbiamo raschiato il fondo del barile di questo gruppo. Anagraficamente Madera è l’unica che può arrivare al prossimo ciclo (magari anche Spreafico ma tra 4 anni ne avrà 37…), però è Madera una giocatrice attorno alla quale costruire un progetto tecnico di 3x3? Lo era D’Alie per le sue doti particolarmente adatte alla specialità, ma Madera a me sembra parecchio diversa dalle giocatrici di riferimento delle altre squadre.
C’è il dilemma di fondo su quale strada battere. Continuare con l’utilizzo delle giocatrici “standard”, cioè buoni elementi del 5 vs 5 discretamente in grado di adattarsi al 3x3, oppure creare un nucleo di specialiste del campetto? La tendenza generale sembra andare verso questa seconda squadra, ma da noi come le creiamo le specialiste? Come le facciamo crescere attraverso tornei frequenti e un’organizzazione autonoma da quella della Nazionale maggiore? Di certo c’è solo che nel dopo-Covid siamo scivolati indietro. Non vorrei che stessimo rimanendo intrappolati anche qui in quel limbo di mediocrità cronica, di prestazioni né carne né pesce, che ci attanaglia nel 5 vs 5 da 30 anni.

- Giusto per ricapitolare le vicende sul campo. Nel girone partiamo con una sconfitta contro l’Olanda, 9-13, pagando lo 0-5 iniziale da cui risaliamo solo in parte; D’Alie la più connessa, le altre sembrano non prendere subito le misure.
Chiudiamo la prima giornata con una vittoria non decisiva ma indispensabile su Israele, 21-11; una buona Madera (8 punti) rompe il ghiaccio con soluzioni ravvicinate, poi entra anche il tiro da fuori. Insomma liscia.
La vittoria dell’Ungheria sull’Olanda ci dà la possibilità di passare il turno segnando almeno 16 punti e financo di arrivare primi se vinciamo con almeno +4. Ci battiamo con ardore contro le padrone di casa e riusciamo in alcuni momenti a toccare il +4; rispetto alla prima giornata c’è una Spreafico in netta crescita (9 punti), non riusciamo però a scrollarci di dosso le magiare sul 17-17 Sprea segna 2 liberi, loro fanno 1/2 e così vinciamo 19-18. Bene ma non benissimo perché passiamo ma incrociamo il Canadà, che ha dominato il suo girone.

- E dunque ci ritroviamo, la domenica 19 maggio, sperando di ripercorrere quella radiosa di 3 anni fa. Ma di fronte vi sono le possenti nordamericane. Una certa inquietudine ci viene osservando il lancio della monetina nel prepartita, alla presenza delle due capitane: una delle gemelle Plouffe sovrasta la nostra D’Alie, la fissa come per dire, con tono di voce alla Ivan Drago: “Ti lacero, son foglia d’acero”. :ph34r: :angry: Sembra la sua custodia, come si suol dire ultimamente quando uno è il doppio di un altro. Ma abbiamo ancora speranza nei miracoli della nostra tascabile.
Solo che bastano una manciata d’azioni per capire che non c’è trippa. Ma proprio zero. Katherine Plouffe segna a piacimento in avvicinamento (rima). Le nostre sono titubanti, sempre in difficoltà a prendersi un tiro pulito contro la prestanza fisica avversaria. D’Alie ci prova, mai si tirerà indietro nella sua vita, ma sbaglia quasi tutto. La furia canadese, dopo aver toccato un 9-1 e un 11-3, si placa un po’; ci infiliamo con una “dupla” (equivalente della tripla nel basket canonico) di Spreafico, ma la distanza resta troppa; il Canada riprende a spingere, va sul 19-8, poi con una certa leziosità cerca la “dupla” per chiudere direttamente a 21, e ne sbaglia un po’, poi capisce che fa prima a segnare da sotto, tanto l’opposizione delle nostre è friabile. Finisce dunque 21-8 e Parigi per noi sarà solo da spettatori.

- Negli altri quarti di finale, l’Ungheria batte facile la Rep. Ceca (nostro rimpianto), la Spagna abbastanza facile con la Polonia, le emozioni arrivano da Germania-Giappone con successo teutonico all’overtime.
Le due semifinali (chi vince si qualifica ai Giochi, chi perde deve fare lo spareggio con l’altra battuta) sono pazzesche. La Spagna batte il Canada, che a noi sembra tanto grosso, cattivo e invincibile: clamoroso canestro all’indietro su rimbalzo in attacco per il 19-18. La Germania gela il pubblico di casa impallinando l’Ungheria 19-17 con una “dupla” rocambolesca sulla sirena: Ungheria che va a canestro per vincere, stoppone, palla che schizza fuori dov’è appostata una tedesca che quasi al volo insacca da dietro l’arco. Incredibile la sfiga dell’Ungheria che organizza sempre le qualificazioni, che sia 3x3 o 5 vs 5, e le perde sistematicamente di un nonnulla…
Per la verità le suddite di Orban avrebbero un’ultima chance contro il Canadà, ma non ne hanno più e le foglie d’acero, dopo il passaggio a vuoto con le iberiche, tornano dominanti e con un 21-10 si prendono il terzo e ultimo ticket per Parigi.



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