sabato 18 maggio 2024

A1, playout: sapessi com'è strano retrocedere a Milano. Anche in gara-2 domina Battipaglia. Il giallo Oxygen

- "Piove. E' mercoledì. Sono a Cesena", era il mirabile inizio d'una famosa poesia di Marino Moretti. Invece qui piove, è mercoledì e siamo al Bocconi Sport Center di una Milano sferzata dal maltempo in queste giornate di metà maggio. Un grigiore che troverà perfetto specchio nella gara-2 del 2° turno playout che sancisce la retrocessione della massima compagine femminile cittadina. :(

In G1 Battipaglia s'era imposta di 21 punti in un ambiente tutto fuoco e galvanizzazione. Sarebbe bello scrivere che Milano ha risposto con un catino traboccante di gente e di passione per tenere viva l'ultima speranza di salvezza della sua squadra. Il pienone c'era in effetti stato, due settimane prima, per G2 del 1° turno con Brixia. Stavolta invece le tribune, pur non vastissime, sono popolate nella metà più vicina all'ingresso ma pneumaticamente in quella più lontana, salvo il piccolo drappello battipagliese.
"Sai com'è, giorno infrasettimanale, piove, la Bocconi è fuori zona rispetto al Sanga, c'è la finale di Coppa Italia di calcio, c'è il concertone in piazza Duomo", mi viene spiegato da qualcuno degli astanti. Amen. Certo il contrasto con i 2000 (e oltre) che gremirono l'ex Palalido per la finale dello scorso anno è urticante. :angry:

- In compenso, c'è uno spettatore che ne vale per dieci: Arthur "Art" Kenney, il Grande Rosso (ovviamente adesso canuto) dell'Olimpia Milano d'inizio anni '70, il combattente per eccellenza. Chissà che la sua presenza non insuffli spirito guerriero nelle ragazze di casa, rianimandole dalla batosta di gara-1.
Alla faccia: prima azione, palla a due: Johnson tocca per Ferrari che lancia Seka già scattata verso il canestro; difesa in ritardo; canestro Battipaglia dopo 3 secondi. Poco dopo, altri due canestri da sotto facili per Smorto e Johnson. Poi Vintsilaiou si fa scippare da Domenger, la rincorre e la stoppa bene, ma le compagne tornano in ritardo e Seka raccoglie e segna. Poi Domenger segna in arresto e tiro, preso con agio: 2-10 dopo 3'30".

- S'intuisce già da lì come andrà a finire. Va dato atto, per la verità, che da lì fino a metà 3° quarto il Sanga prova continuamente a tornare a contatto e a tratti ci riesce, pur senza mai agganciare. Dornstauder ha la sua solita pericolosità vicino a canestro e dalla media; l'ingresso di Toffali e Turmel (fuori dal quintetto di partenza in favore di Beretta e Tulonen, variazione rispetto a G1) giova alle milanesi; c'è un assist di tocco da Dornstauder per la capitana Guarneri che fa 11-12 all'8'. Ma l'impressione è sempre che Battipaglia ne abbia di più. Certo con Policari, Smorto e Domenger non è la stessa che perse due volte su due contro Milano in stagione regolare. Ma è pur sempre una squadra che ha perso il primo turno di playout con Faenza, e di castronate ne fa a sua volta.
La differenza principale però è che le campane... suonano da 3, mentre le figlie di Sant'Ambroeus ammaccano i ferri: all'intervallo avranno 1/16 dall'arco. E allora ogni riavvicinamento delle locali non si concretizza mai in aggancio. Infatti da quell'11-12 Battipaglia riparte (11-19 al 10'); poi c'è un 20-22 con 7 punti di Toffali in avvio di 2° quarto ma anche stavolta il finale di frazione arride alle suddite di Rossini, che vanno al riposo sul 27-34.

- Nulla di definitivo, ovviamente; e quando Milano riparte con un certo brio dopo la pausa, sfoderando un paio di belle azioni corali dentro l'area e un contropiede di Toffali... "alla Toffali", per il 33-37, si può ancora credere che scocchi la scintilla in grado di spingere le Pinottiane verso la vittoria. Tanto più se Toffali sfruttasse almeno una delle due occasioni che ha, poco dopo, per siglare il meno 2; ma le manca e, sulla seconda, un contropiede ben chiuso da Smorto, s'innesca il contro-contropiede di Battipaglia per il 35-41.
Se fuori piove, qui inizia a diluviare. Segna Domenger da 3. Madonna sbaglia misura del passaggio, che sbatte contro il tabellone. Ferrari segna da 3. Poi ne mette un'altra la paraguaiana e un'altra la francese. Milano impotente di fronte alla gragnuola, così come lo fu nel turno precedente quando Brescia produsse le possenti scariche dalla media e dalla lunga che spaccarono ambo le gare; e come lo è stata in molte altre partite stagionali, in cui ha subìto parzialacci tagliagambe dopo aver, magari, resistito bene.
E stavolta questo break di 0-14 in 2'15" circa è la parola fine sulla lotta-salvezza. Tanto più quando maramaldeggiano Policari da 3 e l'ex di turno Yurkevichus (come sempre rocciosa a rimbalzo ma di mano petrosa) con un taglio per il 40-60 al 29'. Da lì salto subito alla fine, perché i seguenti 11 minuti producono un 20-20 ininfluente, per uno score conclusivo di 60-80.

- Si hanno 18 punti di Dornstauder, 16 di Toffali per le addolorate; 15 di Johnson, 14 di Domenger, 13 di Potolicchio, 10 di Ferrari e Policari per le festanti; e nelle 5 in doppia cifra contro 2 c'è l'immagine della supremazia complessiva di Battipaglia. L'astuto Rossini, dopo i triboli atroci dei primi due terzi di stagione, ma sapendo di poterseli permettere grazie alla formula che non condannava nessuno in stagione regolare, ha vinto la sua scommessa di trovare quel tanto di quadra che bastasse per mettersi una squadra alle spalle nei playout e salvare la ghirba; e dunque ora può aggirarsi festante sul parquet bocconiano.

- Finisce invece dopo una stagione, salvo ripescaggi, il ritorno di Milano in serie A1 dopo 31 anni. "Attento a cosa desideri, perché potresti ottenerlo", recita un famoso aforisma: valeva la pena di sognare tanto l'A1, negli anni scorsi, per poi vivere una stagione così, con 2 vittorie a fronte di 27 sconfitte di cui 24 in doppia cifra di scarto, con 3 straniere cambiate su 4, con alcune delle eroine della promozione (meritoriamente confermate, sia chiaro) fin troppo esposte ai propri limiti? Io dico di sì ma non si scopre certo adesso che la salita nella massima serie è spesso più un incubo che un sogno.

- A proposito di incubi metropolitani, fuori campo in questo caso. Proprio mentre si compiva il destino del Sanga, da un’altra grande piazza, quella romana dell'Oxygen, sono giunte notizie contraddittorie, a firma del salace Edu Lubrano su “Repubblica”: dapprima è uscito un articolo su stipendi non pagati, fuga del patron Rubin e futuro ad alto rischio; dopodiché ne è uscito un altro in cui lo stesso Rubin smentisce la situazione di crisi, dice che era solo andato via un attimo per la Pasqua ebraica e che sta saldando tutto, il progetto non si ferma, ecc.
In realtà le voci fosche non le ha certo inventate Lubrano, giacché è da un po’ di tempo che circolavano. Non sempre le campane a morto si rivelano tali, ma sembra assodato che qualche problema ci sia davvero. Il nostro femminile è un inno alla precarietà delle vicende umane, ma siamo ormai vaccinati. Si può piangere per una retrocessione sul campo ma ti rendi conto che la vera salvezza è restare in piedi. Il vero fesso (o pezzo di m..., se è in malafede; e parlo in generale, non del caso testè citato, di cui m'auguro il lieto fine) non è chi sbaglia le straniere e retrocede, ma chi fa progetti solidi come bolle di sapone che al primo alito di vento si dileguano nell'etere.

Nella foto: il capanello festoso di Battipaglia e quello mesto di Milano al termine di gara-2.


Nessun commento:

Posta un commento