- Solitamente l'inizio della stagione della Wnba smuoveva solo un tiepido interesse, con qualche punta negli anni in cui debuttava qualche rookie di spicco, come il trio Delle Donne-Griner-Skylar Diggins una decina d'anni fa, o Candace Parker poco prima, o Breanna Stewart più di recente.
Quest'anno - per il campionato che ha preso il via il 15 maggio - s'è invece respirata un'attesa mai visto prima, tutto sull'onda del clamoroso boom della stagione universitaria, essenzialmente legato all'epopea di Caitlin Clark ma esteso anche ad altre protagoniste delle nuova generazione che debutta in questi giorni. Le varie Angel Reese, Cameron Brink, Kamilla Cardoso sono diventati personaggi popolari anche fuori dalla nicchia degli appassionati di basket femminile. Per dare l'idea del fenomeno: su Instagram Clark ha 2,3 milioni di follower, Reese addirittura 3,2; Brink 829.000; per contro, Diana Taurasi 321.000 e Stewart 376.000. E guardando alle parole anziché ai numeri, i discorsi di tutti, dai commentatori sui grossi media a quelli sui social, erano imperniati su cosa avrebbero fatto le debuttanti, non su chi siano le favorite per il titolo, le potenziali mvp, eccetera. Come se LeBron James e le altre superstars Nba fossero oscurate da una manciata di nuovi arrivati dal college che non hanno ancora dimostrato nulla fra i professionisti.Non si è mai visto qualcosa del genere. La Wnba ha cavalcato l'onda, giustamente; ha montato bene l'evento del draft (record di ascolto di sempre), sfruttando l'abilità da consumate influencers delle suddette debuttanti, in particolare Reese e Brink che si sono proposte, con grande naturalezza e successo, in tenuta più da modelle che da giocatrici, cosa che la generazione precedente non ha mai fatto, tranne qualche eccezione e con impatto non paragonabile.
Segnalo qualche articolo che spiega con dovizia di particolari la portata di quanto sta succedendo: questo in inglese sul sito Espn - questo in italiano sul sito "Ultimo uomo"
- Però è chiaro che la situazione è potenzialmente esplosiva.
Certo, queste polemiche sul nulla sono un altro segnale dell'aumento dell'interesse. Prima doveva succedere qualcosa tipo Griner prigioniera in Russia per fare breccia... Ma a me pare anche una conferma di una legge non scritta del basket femminile, di qua come di là dall'oceano: non c'è rosa senza spine. Ogni volta che le cose sembrano mettersi bene, "dai che è la volta buona", "dai che sfondiamo", ecco che forze più o meno oscure ed eventi avversi s'agitano per guastare il guastabile.
Più concretamente, c'è un paradosso di fondo: Caitlin Clark è l'idolo dell'America bianca che è maggioranza nel Paese, ma in Wnba rappresenta una minoranza rispetto a una maggioranza di nere che non la vede bene da quel punto di vista (cioè appunto come icona bianca che, per il fatto di esserlo, guadagna di più). A me pare assurdo che queste cose abbiano un peso, nel 2024, ma è evidente che da loro lo hanno
- E insomma, l'aspettano al varco, la divina Caitlin. E se non dovesse sembrare così divina? Ebbene, il debutto stagionale è stato in chiaroscuro, con 20 punti ma 5/15 al tiro e 10 perse, che risulta record per una rookie; e se fu celebrata per i suoi record in Ncaa, ora subisce il contrappasso di venire beffeggiata per l'ingresso nella storia dalla parte sbagliata. Peggio ancora stanotte: la seconda partita, contro New York di Stewart, esordio casalingo di Indiana davanti al pubblico delle grandi occasioni, è stata un massacro, 66-102, Clark solo 9 punti con 2/8 al tiro.
La prima partita di Clark ha fatto la maggior audience Wnba dal 2001 con 2,1 milioni. Ma se Clark perde la magia?
Quando il boom di una disciplina è troppo legato a un singolo interprete, il rischio è alto: guardiamo cos'è successo nel tennis, che il torneo di Roma da edizione più attesa di tutti i tempi è diventata un mezzo flop per l'assenza di Sinner.
Ok, non c'è solo Clark. Ma occhio che le altre rookies più attese sono, secondo me, brave ma non fenomeni: Reese è una combattente ma un po' bassa per fare la lunga e con poco tiro per fare l'esterna; Brink è ottima stoppatrice, ha dei movimenti in attacco ma non è una Stewart né una Delle Donne, manco lontanamente; Cardoso non è una Griner. E se Clark non è una Taurasi? La bolla rischia di scoppiare se il versante tecnico si rivela inferiore a quello mediatico? Potrebbe addirittura scatenarsi l'effetto opposto se l'"hype" creatosi fosse percepito come una solenne truffa: perché allora nessuno ci crederebbe più, alla prossima eroina dei college.
- In tutto questo clamore, c'è anche, zitto zitto quatto quatto, il ritorno di Cecilia Zandalasini sulle scene americane. La nostra portacolori, archiviata la disfatta nei playoff italici, ha rivestito la maglia di Minnesota, con cui vinse l'anelluccio nel 2017; per lei 2 punti e 3 perse in 9 minuti. Lorela Cubaj è ufficialmente indicata a roster per Atlanta, con un'altezza di 6 piedi e 4 pollici (=1,93) e un peso di 200 libbre tonde (=91 kg), ma attualmente è impegolata con le finali-scudetto in cui peraltro gioca con una mano convalescente. Su Matilde Villa non si è mai detto "sì, ci va", "no, non ci va", ma presumo che per quest'anno non sia all'ordine del giorno.
Un paio d'esempi dell'eccitazione intorno alla Wnba 2024.

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