- Già tutto finito, ché quasi non ci credi. Eppure è così: i coriandoli tricolori scendono sulla trionfante Reyer, al terzo tricolore della sua storia, mentre il pubblico di Schio assiste attonito, orbo persino del “punto della bandiera”; quasi brutale il modo in cui la Reyer saccheggia il fortino avversario che in tempi non così lontani sembrava inespugnabile.
Certo, a 1’ dalla fine di gara-3 era avanti Schio di 2 punti, e se gli episodi fossero girati diversamente, forse la serie si sarebbe riaperta e magari i rapporti di forza (tecnici e mentali) si sarebbero invertiti.Ma la realtà è che lo 0-8 nell’ultimo minuto, cioè il parziale con cui la Reyer ha strappato dalle maglie di Schio lo scudo per cucirlo sulle proprie, è stato di una prepotenza tale da collocare questa vittoria al di sopra di ogni casualità episodica. E’ come quando un match di boxe è equilibrato per 11 riprese e mezza, ma nel finale della dodicesima uno dei due pugili tira una scarica di pagnozze tale che l’avversario finisce stecchito al suolo e non c’è dubbio su chi sia il più forte, anche se fino a un attimo prima erano alla pari.
E’ proprio questa cinica abilità di salire di livello quando conta, che Venezia ha come risucchiato da Schio, scopertasi impotente ogni volta che nella serie finale si sono presentati momenti di svolta, cioè in G1 e in G3, visto che la seconda è stata un monologo.
E poi ha messo, la Reyer, il suo marchio distintivo, la fantasia al potere, cosa che il Famila, modello d'esecuzione seria e applicata, non è mai stata anche nei suoi momenti stagionali migliori, pur con qualche eccezione di Sottana o dell'estroso duo Parks-Guirantes. Non a caso, nel finale, l’azione-simbolo è stata… quella meno valida ma più spettacolare di tutte: quando a pochi secondi dalla sirena, a giochi ormai fatti, Berkani ha subìto fallo, tirando da 10 metri dopo il fischio e ciuff, la palla è entrata come niente fosse.
Ridono tutte felici, le Leonesse di San Marco; ma non solo dopo aver completato l'opera tricolore; lì era ovvio. Ridevano anche, più volte, prima e durante le tre gare della serie, come se non sentissero la pressione ma solo il divertimento di ciò che stavano producendo tutte insieme. Divertimento che hanno saputo trasmettere a tutti quanti hanno assistito a questa serie, dai loro aficionados in un Taliercio mai così pieno in anni recenti, fino al pubblico televisivo che, vivaddio, stavolta abbiamo avuto (tralasciando il bidone di gara-1), a differenza delle scorse finali.
- Assodato il dominio di Venezia nei primi due episodi, le incognite alla vigilia del terzo erano sostanzialmente due: 1) basterà il cambio d'ambiente a ridare a Schio sufficiente benzina per cambiare la storia della serie, oppure il serbatoio è finito in riserva irrimediabile?; 2) la Reyer arriverà con la faccia cattiva di chi vuole chiudere la serie, o con quella molle di chi si culla di false sicurezze, come a volte succede nei playoff quando una vittoria di 20 è più rischiosa di una di 2, perché ti fa abbassare la guardia?
Ebbene, le Mazzoniane hanno saputo fornire eloquente risposta al punto 2, mentre sull'1 potremmo restare sul "nì", ovvero Schio è stata indubbiamente più incisiva, ficcante, quel che vuoi, rispetto alle due gare precedenti, ma non è bastato. Forse più per i meriti avversari che per demeriti propri. Ma è anche vero che nel complesso di tutta la stagione le suddite di Cestaro sono state un gradino sotto il 2022/23: tant'è che hanno ceduto la Supercoppa, non sono andate alle F4 di Eurolega e adesso hanno abdicato allo scudo.
- Mvp sacro e pure santo per Awak Kuier: l'egizio-finlandese (dal fisico tale che se va in visita al Louvre le statue scendono dai piedistalli e le dicono "prendi il nostro posto, noi non siamo degne")
Dopo di lei, ex-aequo, le migliori per Venezia sono state Villa e Berkani. La brianzola, a 19 anni e alla prima finale scudetto in carriera, ha prodotto il meglio della sua stagione proprio mentre sembrava attraversare un periodo sottotono; temevamo che il necessario processo di maturazione compiuto sotto Mazzon, oltre a non essere ancora compiuto, ci avesse fatto perdere l'originaria spontaneità del suo talento; invece abbiamo rivisto la Matilde di Costa in una versione più evoluta e matura. E occhio che ha persino segnato da 3...
La francese, croce e delizia per tutto l'anno, stavolta è stata solo delizia, divertimento unito a tremenda efficacia, con canestri-killer per il morale delle avversarie, sia per la tempistica dei suoi canestri nei momenti critici, sia per il modo disarmante in cui li ha segnati. Poi sempre glaciale dalla lunetta, laddove Villa (giusto per farle un appunto) qualche titubanza sotto pressione l'ha avuta.
Poi Shepard con l'oscar (anzi, il Leone, visto che gioca a Venezia) alla miglior attrice non protagonista: proprio lei che era considerata condizionante per il suo voler essere accentratrice in attacco e poco disponibile al sacrificio in difesa, si è messa al servizio della squadra, facendo quello che serviva per vincere. Comunque qualche cifra grossa l'ha messa nel paniere, i 23 rimbalzi di G1.
Leone-bis alla non protagonista spetta a Fassina, che soprattutto in G3 ha spaiato le carte con giocate di talento e di coraggio. Ma tutte brave (tranne forse Held, ma non stiamo a farle le pulci; mentre dell'impatto di Santucci e Cubaj s'era già detto nel riassunto di G1 e G2) in un gruppo che se resta così può aprire un ciclo, il che non ci dispiacerebbe affatto perché queste ragazze sono tremendamente coinvolgenti.
- Riassunto di gara-3. Dinanzi a 2300 spettatori, ti aspetti la reazione di Schio ferita e in effetti c'è, anche se Venezia con una certa facilità sembra rintuzzare i primi minibreak del Famila. Si fa serio, però, il divario nella prima metà del 2° quarto, quando, da +3, Keys apre con una tripla un break di 10-3 cui s'accodano Sottana e ancor più Guirantes: massimo vantaggio sul 32-22 a 4'30" dall'intervallo.
Ma Schio non riesce a cavalcare ulteriormente l'onda, sbagliando due occasioni per il +12. E' qui che Venezia, come già in G1, dimostra la sua nuova dimensione, ricucendo quasi tutto il divario in 2'45" di fuoco: canestro di Kuier, tripla di Pan, 2/2 di Cubaj e, ciliegia sulla torta, Fassina strappa di forza la palla a Penna, s'invola in contropiede, s'arresta un metro prima dell'arco e infila allo scadere la tripla del 33-32 all'intervallo, parziale di 0-10. Schio è avanti di 1 ma psicologicamente è come se fosse sotto di 10.
Infatti il 3° quarto (non sùbito, per la verità, ma dopo la metà) concretizza nel punteggio la presa di possesso della partita da parte delle veneziane: da 41-38 (tutti di Juhasz gli 8 punti scledensi) si passa a 41-48 con un altro 0-10 ad opera quasi esclusiva di Kuier (due triple e un canestro da 2); poco dopo, Berkani e Cubaj fanno +8 anche se la solita Sottana mette una pezza allo scadere del 3° quarto (48-52).
- L'ultimo quarto è bestiale, estenuante. Villa e Fassina pungono per Venezia, ma tiene botta Guirantes insieme a un'altra tripla di Keys (60-62 al 34'); l'indicibile Kuier e Berkani riallungano per la Reyer (60-67 al 35') ma sul +7 e palla in mano, Villa si fa scippare in palleggio da Guirantes, che segna avviando un controbreak di 7-0: tripla tabellata di Parks (segnale del destino, s'ipotizza), entrata di Verona su Villa e pareggio (67-67 a -3'15").
Tutto in bilico, la partita e magari il vento della serie. Venezia, nel frangente critico, sfrutta il bonus raggiunto dalle avversarie e cava 3 liberi con Kuier e Berkani (67-70 a -2'15"), ma Keys colpisce ancora da 3, Kuier commette una delle sue poche fesserie perdendo palla nel traffico; Juhasz cava un fallo e mette un libero (71-70 a -1'30").
Momento della verità: Berkani si conferma di ghiaccio con un arresto-e-tiro (71-72) ma Parks segna da 3 dall'angolo (74-72 a 1' dalla fine). Saranno però gli ultimi punti della stagione scledense. Ecco infatti la sequenza-chiave: Kuier fende la difesa con un'entrata frontale, segna e subisce fallo di una Keys in palese ritardo (74-75 a -42"); Sottana tenta la replica con un complicato "reverse", necessario per evitare la stoppata di Kuier, ma la rotazione della palla sul tabellone non la premia.
Schio deve fare fallo ma quello di Keys su Villa è giudicato, dopo instant replay, antisportivo; la giovine regista fa 1/2, ma sulla rimessa è di nuovo fallo obbligato e Berkani è una macchina (74-78 a -16"). Altro errore di Schio, Berkani fa la prodezza a gioco fermo descritta in precedenza, poi segna i due liberi per il fallo. Finisce 74-80, Venezia campione.
Tra le cifre cosa cogli d'interessante? Che Schio perde nonostante un 12/24 da 3; e se perdi con quel fatturato da 3, è un segno d'impotenza. C'è un 8/11 ai liberi per Schio contro 20/27 per Venezia, ma non è iniquità arbitrale, è la differenza di pericolosità. Fra le individue, si hanno 14 punti di Juhasz e Guirantes, 13 di Parks, 11 di Keys e 10 di Sottana per le detronizzate; 24 di Kuier (7/9 da 2, 3/7 da 3), 15 di Berkani, 14 di Villa, 11 di Fassina per le neo-campionesse.

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