mercoledì 28 maggio 2025

Nazionale: l'infortunio di Matilde Villa: lutto, reazioni e conseguenze

- Spegniti, sole. Oscùrati, cielo. Seccatevi, fiumi e laghi. :cry: Perché è il momento che il mondo pianga. Matilde Villa non era solo il nostro play titolare designato agli Europei prossimi venturi, ma anche l'immagine nuova del nostro basket femminile. La gioia di giocare, la magia che spunta all'improvviso dal cilindro, il sorriso che illumina lo schermo mentre promette la vittoria in gara-5 contro Schio.
In lei più di tutte, probabilmente, si sarebbe identificata la gente nelle serate di Bologna, specie le ragazzine che avrebbero smesso di seguire insulsi modelli d'altra discipline e scoperto quant'è figo esser cestiste.

- E invece tutto s'è frantumato insieme al suo legamento crociato anteriore sul malefico parquet di Courtrai o Kortrijk secondo il nome fiammingo che suona più minaccioso, divenuto trappola infernale per la nostra giocatrice. Che dopo appena 3'20" della seconda amichevole Belgio-Italia, domenica 25 maggio, dopo aver rubato palla in difesa si è lanciata in contropiede, come mille altre volte in carriera; ma forse per evitare l'intervento da dietro del difensore in rimonta, ha effettuato un cambio di direzione all'ingresso in area; ma il ginocchio destro s'è piegato in modo innaturale. Un attimo dopo, Villa era a terra dolorante, circondata dal classico capannello di compagne e avversarie che hanno già capito tutto: la maledizione dei crociati, quel mostro assetato di ossa delle cestiste (giacché i maschi ne sono colpiti molto meno) ha fatto un'altra vittima.

- Avevo da tempo paura che succedesse a Matilde Villa. Per lo stile di gioco che ha sempre avuto, tutto corse, accelerazioni, slalom, torsioni e contorsioni in mezzo alle difese, era un rischio continuo, come attraversare il passaggio a livello mentre arriva il treno, se si considera quante si spaccano pur sottoponendo il corpo a una frazione delle sollecitazioni rispetto a Matilde.
Invece a lei, nonostante anni di doppi-tripli campionati giovanili, poi di impiego contro le senior (e in A1, non categorie sgrause) quando aveva 14-15 anni e un corpicino esile in confronto alle cristone che andava a sfidare in uno contro uno (spesso anche uno contro tutte), non era mai capitato nulla di serio. Sembrava parte della sua natura semidivina, l'invulnerabilità.
E' successo proprio ora che mancavano 3 settimane all'appuntamento più importante della sua carriera e della storia recente del basket femminile italiano. Che, come ufficializzato proprio in questi giorni, sarà trasmesso sui canali Rai in chiaro. Avremmo avuto la stella giovane da mostrare orgogliosi al popolo intero (che aveva già imparato a conoscerla da ben due servizi al Tg1: quello per i 36 punti in A1 a 15 anni e quello per la scelta Wnba) e invece no, nulla, nu' cazz'.

- Fin qui la reazione emotiva. Tentiamo ora qualche riflessione razionale.
1) Si poteva evitare il disastro? Il dibattito è in corso. C'è chi parla di troppo poco tempo fra la chiusura della finale scudetto e l'inizio del raduno; e in effetti, se sul momento eravamo tutti gasati che la serie Schio-Venezia fosse giunta a gara-5, ci siamo poi trovati con appena 10 giorni di stacco tra quella e la prima amichevole azzurra. D'altra parte, a fronte di un campionato-bonsai con 20 partite di regular, era il minimo sindacale allungare il più possibile i playoff, anche se, sommando tutto quanto, Venezia ha giocato 31 partite di campionato più 2 di Coppa Italia più 2 di Supercoppa, nei patrii confini, più una dozzina in Eurolega, insomma siamo poco sotto le 50, non poche. Però se gli Europei iniziano il 18 giugno, e durante l'anno non hai altro che quel paio di finestre a novembre e febbraio, partire più tardi col raduno era impossibile. Darle qualche giorno in più? Ma non si potevano darle privilegi rispetto alle altre di Schio e Venezia, senza le quali non avrebbe avuto senso radunarsi e fare queste due amichevoli.
E infine, trarre conclusioni a posteriori dopo l'incidente, è come accorgersi che una strada è pericolosa solo dopo che qualcuno si è schiantato.
Il che non significa che la tempistica ristretta non abbia inciso. Solo che non sarebbe cambiato granché, credo, con una settimana in più di stacco. Villa è stata vittima della sfiga e della propria generosità, perché se riguardi l'azione, dopo la bestemmia di prammatica contro la malasorte, ti viene da pensare "ma che bisogno c'era, benedetta da Dio, di buttarsi a missile in contropiede dopo 3 minuti di un'amichevole?". Ma non sarebbe Matilde Villa se non avesse fatto così, sempre al 110% in ogni minuto, a differenza di altre primattrici che schiacciano il pedale dell'acceleratore con furba intermittenza.

2) E adesso la Nazionale? Lasciando da parte l'aspetto "personaggio", per cui il danno è irreparabile, dal punto di vista tecnico invece mancheremmo di rispetto alle compagne se la considerassimo una perdita tale da compromettere le nostre ambizioni. Potevamo fallire con lei, possiamo far bene senza di lei. Pur nella sfiga, è tutto sommato il ruolo in cui abbiamo più alternative, tant'è che è stata subito chiamata Santucci al suo posto ma ci sarebbe stata da ripescare anche una Conti o un'Attura (senza raschiare troppo il barile delle ipotesi e senza evocare Sottana, purtroppo non all'ordine del giorno, e nemmeno E.Villa, certo quanto di più simile a lei nell'aspetto ma non può scavalcare chi viene dall'A1); ci sono già in raduno Verona, Trimboli, Pasa. Ok, nessuna di loro ha le caratteristiche di M.Villa ma abbiamo comunque una che ha fatto la regista titolare in una squadra di vertice in Eurolega e due che lo hanno fatto in EuroCup.
Dovremo essere più operai e meno talentuosi, sperando che anche Zanda si metta in sintonia. Non possiamo e non dobbiamo dipendere da nessuno, e nemmeno si poteva pretendere che tutto filasse liscio, zero infortuni zero contrattempi.

Aggiornamento: Matilde Villa ha pubblicato su Instagram questo messaggio: "Mi é stato tolto il campo per un po’. Ma non la voglia, né l’amore per quello che faccio. È solo l’intervallo, ci rivediamo per il secondo tempo." In effetti ci sarà un prima e un dopo, rispetto a questo infortunio, come del resto per tutte quelle che passano da una rottura del crociato. Eliminando il retorico "tornerai più forte di prima", è legittimo il dubbio su quale Matilde Villa vedremo al ritorno al campo.

Nella foto: la sequenza dell'infortunio di Villa.

Nessun commento:

Posta un commento