sabato 8 aprile 2023

A2: l'ipersfida Sanga-Castelnuovo incorona Milano

Nella sera del Mercoledì Santo mi sono recato ad assistere alla sfida non dico del secolo, non dico del decennio, non dico dell'anno, ma almeno della settimana: Sanga Milano-Castelnuovo Scrivia, per il primato nel girone Nord di A2. Verdetto che sarebbe stato matematico in caso di vittoria meneghina (= più 4 a una giornata dalla fine), altrimenti si sarebbe dovuta attendere l'ultima giornata (= aggancio con 2-0 piemontese) con in programma un non scontato Castelnuovo-Udine.

Pepe aggiuntivo, casomai ce ne fosse bisogno, era fornito dalla recente finale di Coppa Italia, vinta dalle alessandrine con sorpasso nell'ultimo quarto, accalappiando il primo trofeo di A2 della sua storia e negandolo alla rivale.

Dopo aver vagato un quarto d'ora in cerca di posteggio (e aver tirato legittime imprecazioni alla città di Milano, olimpica 2026 ma incapace di fornire un parcheggio dedicato a uno dei suoi impianti al coperto di maggior rilievo; è tutta una riffa di auto affastellate nelle vie intorno), :angry: trovando tribune ampiamente esaurite, con gente in piedi, m'assiedevo abusivo su una delle scalinate d'intercapedine tra un settore e l'altro. Notavo fior di personaggi del basket milanese (e altri probabilmente non li avrò visti): Toni Cappellari, GM della Grande Olimpia anni '80; Roberto Galli, ex coach Geas ma anche ex Milano femminile anni '80; Luca Chiabotti, ex firma principe del basket sulla Gazzetta dello Sport; Pietro Colnago, giornalista Sky di lungo corso. Indice che la corsa al vertice di questo Sanga coinvolge la plebe come l'aristocrazia cestistica cittadina.

Non starò a narrare la rava e la fava sulla partita (se interessa c'è il resoconto mio su FemBasket vedi, oppure il commento di Cristiano Garbin su All-Around.net vedi, e ovviamente le cronache sui rispettivi siti societari); riassumo solo che Castelnuovo è scattata pungente, 2-9, ma un timeout di Pinotti ha subito rimesso in carreggiata le sue, che hanno tirato con alte percentuali per tutto il primo tempo (oltre il 50% sia da 2 che da 3); le ospiti meno, ma hanno fatto leva sul predominio a rimbalzo offensivo e su guizzi di Marangoni e Gianolla.

All'intervallo si era sul 38-33 e la situazione non si è ribaltata nel resto della partita. Dapprima il Sanga è volato sul +11, con tre belle azioni quasi di fila con assist per il canestro da sotto; poi Castelnuovo ha stretto meglio in difesa e si è riavvicinato, ma senza mai trovare la necessaria precisione da 3 per capitalizzare meglio la temporanea supremazia; merito anche del Sanga che, a parte qualche buco su percussioni di Premasunac, ha concesso ben pochi canestri facili.
Con le triple di una carichissima Penz (trascinanti le sue esultanze a beneficio del pubblico) e di Madonna (ex di turno, vinto il duello con Bonasia che era stata mvp della finale di Coppa ma stavolta ha fatto 0 punti con 0/8), e anche con qualche bel movimento da pivot puro del torrione Van der Keijl (apparsa ritrovata dopo un periodo d'appanno, coinciso purtroppo per le milanesi con la Coppa), con i tiri liberi convertiti da Toffali, ma in definitiva il contributo di tutte le entrate in campo, la compagine nero-arancio arrivava in porto con un franco 68-58 (Van der Keijl 16 e Penz 14 per le mediolanesi; Marangoni 19, Premasunac 12 per le forestiere).

Castelnuovo indubbiamente non ha fatto la sua miglior partita; è alla seconda sconfitta nel mese dopo-Coppa dopo averne subìte appena altrettante nei precedenti 5 mesi e mezzo; e questo proprio nel momento in cui è finalmente al completo (salvo acciacchi di qualcuna) dopo aver retto due terzi di stagione con assenze. Può essere un calo fisiologico di condizione in attesa di tornare al top nei playoff; ma certo se si scomoda il paragone tra questa squadra e la Crema ammazzasette dello scorso anno, well, no, non c'è confronto. Come organico resta probabilmente la top del girone (due elementi-deluxe per ruolo), e del resto non si può dire che fallisca nei momenti-chiave perché la Coppa l'ha vinta. Il dato di fatto della serata del PalaGiordani, però, è che chi vuole far fuori il Sanga e andare in A1 dovrà vincere almeno una volta nel suo fortino, impresa che non s'annuncia facile (c'è riuscita solo Alpo quest'anno).

Nella foto: c'è "hype", c'è "buzz" a Milano, se permette quel tal politico che ce l'ha coi termini inglesi.


venerdì 7 aprile 2023

A2 Nord: la situazione dopo l'infrasettimanale

 - Decisi il primo posto (Milano) e la retrocessione diretta (Pall. Bolzano), di conseguenza anche il penultimo (Vicenza); il resto è ancora tutto in bilico. Gran lotta.


- Pall. Bolzano (alias Acciaierie Valbruna, alias Sisters) retrocede dopo aver perso 12 partite di fila (ultima vittoria nell'ultima di andata contro Mantova il 7 gennaio), di cui le 5 più recenti con i seguenti scarti: -49, -31, -39, -32, infine -29 nel derby che mercoledì ha sancito la condanna. E sì che a inizio stagione era lecito considerarla da playoff o salvezza diretta. Non stava andando benissimo, ma senza l'infortunio di Jurhar non sarebbe colata così a picco.

- Detto del primo posto in cassa per il Sanga grazie alla vittoria su Castelnuovo (+4 in classifica), sono da assegnare le posizioni dalla 2 alla 4: c'è un saporito Scrivia-Udine all'ultima giornata (se vince Udine sorpassa grazie al 2-0 nei confronti), mentre Costa ha Carugate in casa.
A parità di punti Castel è davanti a Costa per scontri diretti; Costa e Udine hanno scontri parissimi ma Costa è davanti per quoziente totale (oltre ad avere un +2 in classifica).

- Tra il quinto e il settimo lottano Broni, Treviso e Alpo. Broni (senza Bonvecchio) ha sfiorato il rimontazzo su Costa (da meno 18 alla parità, poi Osazuwa ha segnato il canestro vincente) ed è stata raggiunta da Treviso, ma non da Alpo che ha perso a Carugate.
C'è proprio un Alpo-Treviso all'ultima giornata (all'andata fu +8 per Treviso). Broni gioca a Vicenza che non ha posizioni da inseguire; se vince è quinta sicura, se perde resta quinta in caso di vittoria di Alpo (nell'avulsa si avrebbe: Broni 3-1, Alpo 2-2, Treviso 1-3), scende al sesto se vince Treviso (mi corregga l'utente Ventiquattro secondi se erro).

- La lotta playoffs/salvezza diretta. Tanto sapore anche qui, anzi di più perché si rischia potenzialmente la buccia (chi finisce ai playout). La situazione è: Mantova e Carugate 20, BC Bolzano e Trieste 18, Ponzano 16 (quest'ultima è sicura ai playout).
Mantova nel posticipo di ieri ha ottenuto una vittoria d'oro colato a Trieste (nonostante l'assenza di Llorente): per arrivare ottava (grazie al 2-0 su Carugate che è alla pari) le basta battere la retrocessa Pall. Bolzano in casa nell'ultimo turno. Se fa harakiri, può comunque restare ottava se lo scontro direttissimo BC Bolzano-Trieste partorisce una vittoria giuliana, in quanto è 2-0 con la Futurosa, mentre è 0-2 con le altoatesine.
Carugate come detto gioca a Costa; dura, ma se vince è ottava (in caso di suicidio mantovano) oppure nona (quindi in vacanza). Se perde, rimane nona in caso di vittoria di Trieste (ha 1-1 e +2 negli scontri) mentre scivola al decimo (= playout) in caso di vittoria di Bolzano (1-1 e pari nei confronti, ma le detentrici di Otzi, l'uomo del Similaun, hanno un quoziente totale migliore).

- Carugate ha prodotto una vittoria di carattere contro Alpo dopo 5 sconfitte di fila; mvp (insieme alla più consolidata Diotti) l'emergente Usuelli, 2003, bell'esempio di giocatrice prodotta in casa e fatta crescere con le tappe giuste; martedì ha messo 21 punti di cui quelli decisivi, con grande personalità. Duello divertente tra lei e Moriconi, altra "tascabile" di talento.

Nella foto: Usuelli vs Moriconi.


mercoledì 5 aprile 2023

La discussione sulla formula della B lombarda

Qui si pone un problema "filosofico": la B regionale femminile, con la formula, deve porsi lo scopo di "creare più interesse possibile" o premiare il più possibile il merito sportivo acquisito durante la stagione?

Mi spiego meglio: il basket di alto livello pratica giustamente la formula dei playoff più allargati possibile (in Nba si sono pure inventati il play-in) perché lo scopo è creare interesse e se hai tutte le piazze coinvolte fino all'ultimo, ovviamente, ne crei molto di più che se hai metà delle squadre già fuori dai giochi a 10 giornate dalle fine.
In nome di questo interesse si accetta quella che è sostanzialmente un'ingiustizia sul piano del merito, ovvero che una squadra magari ottava con il 50% di vittorie possa buttare fuori, solo perché azzecca due/tre partite al momento buono, una squadra che ha fatto il 90% di vittorie ma magari ha due infortuni e un calo di forma, o semplicemente una gran sfiga negli episodi, nelle partite di playoff.

Arrivando al sodo, la domanda è: in B regionale femminile si può pensare di allargare i playoff a 8, ok, ma sarebbe giusto, per esempio, che Giussano dopo essere stata in testa dall'inizio alla fine dovesse rimettere tutto in palio contro una Valma, un'Opsa, una Pontevico, che col massimo rispetto ne hanno fatta una cotta e una cruda per tutto l'anno?

Idem varrebbe per i playout, con in più l'aggravante che ci si gioca la permanenza nella categoria, per cui magari un playout largo porterebbe una squadra vicina al 50% di vittorie a giocarsi la salvezza con una che è al 25%, e che magari si salva perché le due migliori di quella al 50%, nella settimana dei playout hanno una trasferta di lavoro, o semplicemente sono bollite perché non sono professioniste e a fine anno arrivano con la lingua per terra se fanno anche studio forte o lavoro.

In sintesi: in B regionale femminile non c'è un interesse tale da rendere accettabile che i meriti acquisiti in una stagione intera si possano ribaltare in virtù di playoff e playout allargati il più possibile.

Ciò premesso, un playout a 4 squadre, come dicevo prima, o anche solo a 2 (penultima vs terzultima) ci poteva stare.

La domenica dell'orgoglio: vincono LSU e Saragozza, trionfa il basket femminile (2)

Completiamo il discorso con la finale Ncaa. Dopo il capolavoro in semifinale contro South Carolina, Caitlin Clark e Iowa erano date favorite (seppure di poco) contro Louisiana State. Sarebbe stato bello vedere l'opera compiersi anziché restare bella ma imperfetta; però il campo ha parlato di una supremazia netta per le Tigers della santona Mulkey, al suo quarto titolo dopo i 3 con Baylor. Il titolo di LSU è sacrosanto, almeno per quanto fatto in finale.

- L'equilibrio c'è stato solo nella prima frazione; Clark si è presentata con una tripla da 9 metri che ha fatto subito venire giù le tribune. Ma LSU è parsa tutt'altro che impressionata; aveva piani chiarissimi e li ha eseguiti in modo perfetto. Ha iniziato a martellare canestri da tutte le zone del campo con percentuali altissime (alla fine 51% da 2 e 65% da 3), mettendo a nudo il difetto strutturale di Iowa, la poca fisicità che la costringeva ad adattamenti difensivi, cioè a coprire o da una parte o dall'altra: in semifinale aveva funzionato il piano di collassare dentro l'area a costo di concedere a South Carolina praterie per il tiro da 3 (mal sfruttate); stavolta sembrava una nave che imbarca acqua da tutte le parti. E LSU, essendo in serata micidiale da 3, ha costretto Iowa a snidarsi dall'area, dove si sono aperte praterie per andare al ferro.

LSU ha avuto 4 giocatrici tra i 15 e i 22 punti, troppe per poter essere compensate dai prodigi di Clark, dall'affidabilità della lunga Czinano e dalle altre due tiratrici di Iowa (Marshall e Martin) che fanno contorno alla stella Caitlin. Sulla quale la scelta di LSU è stata del tipo "tira da 3 quanto vuoi, ma in area non ci entri", a differenza di quanto successo in semifinale quando Clark aveva colpito a ripetizione in entrata. La neo-idola d'America ha finito con 30 punti, frutto di un 8/19 da 3 più che positivo, ma appena 1/3 da 2, e di conseguenza solo 5 liberi guadagnati in tutta la partita.
Clark ha avuto anche il guaio di 3 falli precoci a carico, diventati 4 con un tecnico nel 3° quarto, per un gesto di protesta venialissimo. Ma la partita si era già spaccata; era infatti il 2° periodo quello decisivo, dopo un vantaggio già preso da LSU alla fine del primo (27-22), divenuto un fossato all'intervallo (59-42): molto del merito andava alla forsennata Carson, 5/5 da 3 nei primi 20' uscendo dalla panchina.
Iowa non ha mancato di lottare per riaprirla, nella ripresa, e solo in parte c'è riuscita (75-64 al 30' dopo un breve rientro in singola cifra di svantaggio); restava irrisolto il rebus difensivo e LSU ha sfondato addirittura quota 100 ripristinando lo scarto che aveva a metà gara (102-85).
Punteggio clamorosamente alto se si considera che in 7 delle 8 finali precedenti almeno una squadra non era arrivata a 60. Merito notevole di LSU è aver accettato i ritmi a martello di Iowa e averla distrutta sul suo terreno.

- Non è mancato il pepe in coda: Angel Reese, detta "Bayou Barbie", la rivale mediatica di Clark, le ha rivolto un gesto irridente nel finale, a partita ormai decisa. La rea è stata subissata, pare, di critiche/insulti sui social (a mio sentore, anche se difficilmente i media ne parlerebbero, c'era un sottofondo di sfida "borghesi bianche vs proletarie nere" in questa finale; la guardia Morris di LSU, per dire, risulta aver avuto precedenti penali mentre Clark è la classica rampolla di buona famiglia da villetta con giardino), :alienff: ma è un sintomo anche questo di come i personaggi di questo torneo abbiano spaccato, come appeal.
Clark al riguardo è stata signorile, minimizzando l'episodio in conferenza stampa; è sempre impeccabile nelle sue comunicazioni, altro pregio (poi magari dietro le quinte è una serpe, ma poco importa). Ha un altro anno di college, difficile dire se ripeterà la magia arrivando fino in fondo (pare che le favorite siano altre, in prospettiva). Ma è già incredibile quello che ha fatto, portando in un'altra dimensione il college basketball femminile.
Come ha ben segnalato il dotto utente Arcoveggio, da due stagioni gli atleti Ncaa possono capitalizzare i diritti d'immagine, cioè fare i testimonial commerciali pagati; essendo nati coi social li sanno utilizzare alla grande per coinvolgere il pubblico giovane (ma anche maturo). E in Ncaa le donne, che non scappano via dopo un anno per andare a prendersi i milioni dell'Nba come i maschi, sono personaggi più stabili.
Insomma, si aprono praterie che se ben cavalcate potrebbero portare a orizzonti duraturi e non solo al sogno d'inizio primavera che ci siamo goduti.

(Fine)

Nella foto: la vittoria di LSU in primissima pagina del New York Times, quotidiano top d'America (come dire il Corriere della Sera o La Repubblica)-


La domenica dell'orgoglio: vincono LSU e Saragozza, trionfa il basket femminile (1)

Domenica 2 aprile 2023: grazie, buon Iddio, per averci fatto vivere abbastanza da assistere a questo giorno.

Chi segue il basket femminile sa di dover sopportare una certa dose d'amarezze e d'incazzature per il seguito modesto (diciamo così) che suscita: numeri da quaresima permanente, da digiuno tutto l'anno. Ma questa data, da incorniciare nei ricordi più lieti, ci dà la speranza che un mondo migliore possa esistere. Anzi, è un mondo che si è già realizzato, almeno per una sera, anche se non dalle nostre parti.

Di che sto parlando? Della finale di Copa de la Reina in Spagna, vinta a sorpresa da Saragozza, e della finalissima Ncaa che ha incoronato Louisiana State.
Solo due numeri: 10.800 spettatori in tribuna a Saragozza (record iberico di affluenza) e 9,9 milioni di telespettatori negli Usa, più del doppio dello scorso anno (che già era stato il top dal 2005), record per una partita femminile da quando si rilevano i dati (1992), meglio di qualsiasi partita Nba di quest'anno, all'altezza dei maggiori eventi sportivi americani eccetto il football (quello con la palla oblunga), che viaggia su un altro pianeta. :ph34r:

Entrambi, va notato, non sono exploit isolati, ma per quanto riguarda la Coppa spagnola, è stato il coronamento di 4 serate di affluenze incredibili (almeno per i nostri standard), cioè dai 6500 agli 8800 spettatori per volta; mentre l'interesse intorno al torneo Ncaa donne è montato come la maionese fin dal secondo/terzo turno, certo trainato dalle imprese di Caitlin Clark e di Iowa che hanno stregato gli americani (e non solo: persino il nostro Corriere della Sera ne ha parlato in un articolo online) :woot: , ma esteso ad altre squadre e altri personaggi, tant'è che pure le altre partite sono andate mediamente molto bene negli ascolti.
E questo in un periodo storico in cui la maggioranza degli eventi sportivi, basket Nba in primis, tende al ribasso rispetto al passato. Si consideri pure che l'orario d'inizio della finalissima era 15.30 sulla costa Est e 12.30 su quella Ovest (= le nostre 21.30), quindi nemmeno la fascia a più alto potenziale. E' stato un botto.

Ma allora è possibile, crisbio Iddio! Non è che per forza il basket femminile debba piacere solo a una conventicola di segaioli assatanati, mentre la massa lo snobba o persino lo schifa. Se c'è uno spettacolo all'altezza, personaggi che piacciono, e (non ultima) una promozione fatta bene, ecco che laddove c'è terreno fertile (due Paesi come Spagna e Usa) il seme germoglia ancor più di quanto gli ottimisti potessero mai sperare.

- Sul piano agonistico: quella di Saragozza è stata un'impresa: ha vinto il primo trofeo della sua storia battendo due squadre da playoff di Eurolega come Valencia (in semifinale) e Salamanca (in finale, terminata 55-51); a far fuori la terza euroleghista, Girona, ha provveduto Gernika di Laura Spreafico nei quarti. La nostra ha fatto buona figura con 13 e 9 punti nelle due partite disputata nella kermesse. Ma, come detto, è stata soprattutto l'affluenza di pubblico la protagonista assoluta.
Ancor più quando, l'indomani, il trionfo è stato celebrato con una parata fra ali di folla; il tutto in una città grande come Saragozza, cioè non un paesello sperduto dove magari il basket femminile è l'unica gloria locale. No, non è fantascienza, ecco la prova: clicca.

(seguirà)

Nella foto: i 10.800 spettatori di Saragozza per la finale.


martedì 4 aprile 2023

Coppa Italia: l'eterna Schio e quello che ci ha detto la Final Eight in prospettiva-playoff

La capitana di Schio riceve il trofeo e lo alza al cielo fra il giubilo delle compagne e il rutilare di coriandoli. Quante volte abbiamo visto questa scena negli ultimi 15 anni? Giusto una quarantina (14 Coppe Italia, 13 Supercoppe, 11 scudetti; fanno 38, ma manca poco alla cifra tonda). :woot: Non si corre il rischio d'eccitarsi troppo per l'alternanza di vincitrici, per l'equilibrio mozzafiato, nel nostro basket femminile.

Ma il cannibalismo nello sport non è reato, anzi: non è colpa delle scledensi, anzi è gran merito se, nonostante la bacheca stracolma, sembrano sempre loro quelle più affamate di vincere (e non solo le più forti, che a volte non basta); e aveva ragione il vecchio Andreotti: il potere logora chi non ce l'ha. Le avversarie, trofeo dopo trofeo, si confermano o troppo inferiori, o brave a mettere occasionalmente alle corde Schio mancando però il colpo del k.o., oppure incapaci di giocare due grandi partite di fila, requisito indispensabile per portare a casa una competizione su più giornate.
Della prima categoria fa parte la generosa ma troppo corta Sassari; della seconda la volubile Ragusa che ha giocato una gran partita ma ha sbagliato il tiro per vincere; della terza una Reyer che certo non esce male da queste Final Eight, ma in finale è stata lontana parente di quella che la sera prima aveva sciorinato 15 minuti da salto sulla sedia contro Bologna. La quale a sua volta rimane incagliata nella categoria delle "grandi oggi, piccole domani": dopo la Supercoppa d'inizio stagione, in cui impressionò in semifinale salvo sciogliersi al cospetto di Schio l'indomani, stavolta ha mostrato i muscoli con Campobasso (e di nuovo ci siamo cascati, pensando: "Questa è la volta buone che vince la Virtus") ma è inopinatamente evaporata contro Venezia.

- Storia di una finale senza storia. La Reyer è senza Santucci dopo la contrattura rimediata in semifinale, ma è arduo pensare che con lei sarebbe cambiato qualcosa. Mazzon ripropone il quintetto che aveva preso un'imbarcata in avvio con Bologna, e puntualmente prende l'imbarcata anche stavolta: 8-0 in 2 minuti, 12-2 dopo 3'30". Errore fatale del coach veneto? Forse, ma altrettanto forse, cambiando quintetto prendevi l'imbarcata al giro di cambi. Contro una Schio in formato-killer, o rispondi con una grande prestazione o prima o poi ti ammazzano. E Venezia non ha risposto con una grande prestazione. In realtà appena ha tolto Yasuma, Pan e Kuier, mettendo Villa, Delaere e Madera, si è rimessa quasi in pari (14-12) ma è stato un fuochetto di paglia.
La contro-risposta delle cannibali è stata micidiale: 5-0 nel finale di 1° quarto con Howard e Sventoraite (19-12), poi Sottana in avvio del 2° quarto, poi Bestagno e ancora la lituana (27-16 al 13', dopo un numero di Villa, due volte dietro la schiena in palleggio, sprecato da Yasuma che sbaglia la tripla sul suo scarico; e non è l'unica occasione sciupata dalla Reyer in questo momento-chiave), infine - dopo una mini-reazione lagunare, 30-23, con timeout precauzionale di Dikaioulakos - si è presa tutta la scena la matadora di serata, Howard, col suo show balistico da 5 triple, e buonanotte al secchio (42-25 al 19'); anzi, la buonanotte l'ha augurata a tutti Verona con una tripla allo scadere dell'intervallo, pazzesca, da poco oltre metà campo (47-28); e dopo una botta così non ti rialzi più.
Soprassediamo sul secondo tempo perché è servito solo alle più volenterose tra le veneziane per mettere un po' di fieno nel proprio tabellino, senza che la partita minimamente si riaprisse (66-45 al 30'); il punteggio finale, 73-62, non umilia Venezia ma a chi si ricorderà di questa finale rimarrà in memoria un dominio assoluto di Schio.
Howard 20 punti, tutti nel 1° tempo, si pappa l'mvp; Mabrey 11 (senza nemmeno doversi spremere, ancor meno Ndour, 2 punti), Sventoraite 10; di là Shepard 12+9 rimbalzi ma senza incidere davvero; Villa e Fassina 10, di cui parecchi a buoi scappati. Dati più eloquenti sono: Venezia 20 palle perse; 10 triple Schio contro 5; Yasuma meno 22 di plus/minus, Kuier meno 18.

- E quindi se la Coppa vale come indicazione per i playoff, torna ad essere Schio la squadra da battere, dopo l'effimera cessione dello scettro a Bologna nel finale di stagione regolare. L'incognita è la Final Four di Eurolega, piazzata fra quarti e semifinali: comunque vada, succhierà energie fisiche e mentali. Lì potrebbe, una Reyer che nelle sue oscillazioni sfoderasse il meglio e non il peggio di sé, approfittarne per colpire; ma prima dovrà sbarazzarsi di una Ragusa che se è quella vista in Molise, è assolutamente competitiva.

- La Virtus entra papa a Campobasso e ne esce cardinale. Schio aveva un problema sotto canestro, visto il flop di Zahui, ed è corsa ai ripari con Sventoraite che non è una cima, ma strada facendo si sta mostrando utile. Bologna ha celebrato lo storico primato in stagione regolare, e va bene, ma al momento di fare sul serio il problema-Dojkic si è riacutizzato e cosa è stato fatto per non pagarlo carissimo?
Altrettanto penalizzante quando ti trovi contro Schio o Venezia, è il dislivello tra le top-5 di Bologna e il resto dell'organico. Se le "titolari" non fanno pentole e coperchi, non vi è chi possa rimediare con assi nella manica dalla panca, come ha dimostrato di poter fare Venezia in semifinale.
Quindi rivedremo nei playoff il film della Coppa, cioè il flop sul più bello? Non è detto: c'è una differenza non da poco a vantaggio della Virtus, e cioè che con la testa di serie n°1 eviterà sia Ragusa sia Venezia sulla strada verso l'auspicata finale. Resterà l'ultimo passo da fare; sarebbe bello se davanti a 5.000 persone al PalaDozza.
Sullo screzio, o scambio d'opinioni, avvenuto tra Zanda e Ticchi in semifinale, non mi pronunzio, :zip: perché può essere spia di un nervosismo covante sotto la cenere, di un rapporto scollato, oppure non essere spia di nulla ma solo un episodio, indice di una più che comprensibile voglia di vincere che per ora non s'è appagata.

Venezia è la terza incomoda per il titolo o solo la terza e basta (anzi, magari destinata a farsi sorprendere da Ragusa)? Well, la Coppa ha dato indicazioni contraddittorie: esaltante la semifinale (anche se, a ben vedere, si è trattato di 10-15 minuti di fuoco, non di 40), un po' depressiva la finale. Certo, come abbiamo già apprezzato in Eurocup, è una squadra che sa appassionare, soprattutto per via delle italiane giovani, però come abbiamo già notato in varie salse, se non hai straniere di grande (o almeno buona) affidabilità rischi di non andare lontano; e le suddite di Brugnaro non le hanno, sia pure a livelli diversi tra l'una e l'altra.

- Quindi, per chiudere, posto che Bologna-Crema e Schio-Campobasso non dovrebbero riservare sorprese, e posto che Venezia-Ragusa abbiamo già detto prospettarsi interessantissima, rimane un Sassari-Geas rivincita immediata del bruttino, ma non banale, quarto di Coppa. Il Geas ha un organico più lungo, su questo non ci piove (rotazione da 10 contro 7) ma soffre di vuoti d'aria paurosi. Vedi appunto quanto successo a Campobasso: va a +16 in un quarto e rotti, poi si sconnette e finisce sotto; si riprende ma in volata perde.
L'altro problema, rispetto a Sassari, è il rovescio della medaglia di un organico lungo e "democratico": le sarde sono corte corte, ma hanno riferimenti chiarissimi; mentre Cinzia Zanotti ogni volta, a parte una Moore che ha trovato una bella continuità, non riesce a prevedere su chi delle sue sarà in serata e chi no, perché chi svetta una volta è anonima la volta dopo, e viceversa. Potenzialmente comunque la serie è 50-50%, diciamo 51% per Sassari perché ha il fattore-campo.

Nella foto: cambiano ogni anno alcune facce, ma la scena è sempre la stessa.



domenica 2 aprile 2023

Ncaa, semifinali: il capolavoro di Clark e Iowa abbatte South Carolina; solida LSU

 "Grazie di esistere", "entra nella storia": due tipiche frasi da orticaria immediata, solitamente, per quanto sono banali. Eppure stavolta non c'è altro che venga più spontaneo commentare, dopo la semifinale in cui Caitlin Clark e la sua Iowa hanno abbattuto South Carolina, campione in carica, imbattuta in 36 partite stagionali e grande favorita per il bis.

"Entra nella storia" perché nessuno aveva mai segnato 41 punti in due partite consecutive nel torneo (credo uomini compresi); "grazie di esistere" perché il modo in cui gioca Clark è classe pura, l'impegno con cui si danna l'anima a tutto campo per 40 minuti, sciorinando canestri, rimbalzi, assist è assoluto e dedito esclusivamente a far vincere la squadra, non a far brillare se stessa. Cosa che poi succede, ma come conseguenza di un lavoro collettivo in cui, semplicemente, la più dotata trascina le altre, che esaltano lei come lei esalta loro. Ovviamente tutto va proporzionato al livello giovanile di cui si tratta; ma è questa è l'anima del basket che si cerca quando si assiste a una partita, che sia tra uomini, donne, adulti o bambini di 10 anni.

Ma Clark è solo la punta dell'iceberg del torneo femminile più seguito di sempre. L'America si è appassionata; quella Iowa e South Carolina è stata la semifinale femminile più vista di sempre in tv, con 5,5 milioni di audience; ma anche l'altra, fra Louisiana State (LSU) e Virginia Tech, è andata molto bene con 3,4 milioni. C'è anche un "buzz" sui social che è palpabile, persino in Italia ve n'è qualche eco; le classiche battute di scherno o al massimo di degnazione ("sì, vabbè, bravina, per essere una donna" :ph34r: ) lasciano spazio ad ammirazione sincera. <3
Ci sono personaggi forti, d'appeal notevole, basati non sul fumo ma sull'arrosto delle prestazioni in campo: una su tutte è Angel Reese, l'ala di LSU detta "Bayou Barbie" (il Bayou sarebbe l'area boschiva e paludosa che caratterizza la Louisiana), un tipo che rispetto a Clark si concede di più alle foto ammiccanti sui social e ai look che attirano l'attenzione (a partire dalle ciglione finte), ma è comunque una signora giocatrice. Vedremo chi avrà la meglio nella finalissima di Dallas in quella che per noi è la serata di domenica.

Siccome il tempo stringe, qualche appunto sulle semifinali, disputate dinnanzi alla modica affluenza di 19.288 spettatori: :woot:

Louisiana State-Virginia Tech (79-72): si decide tutto nell'ultimo quarto con un parziale di 29-13 per LSU che ribalta un vantaggio di 9 punti delle avversarie a fine 3° quarto. Virginia Tech s'aggrappa fin troppo al tiro da 3 (Georgia Amoore, la trottola australiana che c'aveva appassionato nei quarti, fa sì 17 punti ma con 4/15 dall'arco), sfruttando solo in parte la precisione da sotto della pertica Kitley (18 con 7/12); LSU nel momento cruciale trova tante soluzioni ad alta percentuale con la già citata Reese (24 con 11/19 su 12 rimbalzi), e la guardia Alexis Morris (27). Credo che il "manico" abbia contato parecchio, perché a guidare LSU è quella Kim Mulkey già artefice dei trionfi di Baylor ai tempi di Brittney Griner e, prima, anche della nostra Abiola Wabara.

- South Carolina-Iowa (73-77): la partita delle partite. Già attesissima per via della sfida suprema di Clark e delle sue "outsiders" contro il potere costituito di SC, lo era diventata ancora di più nei giorni precedenti, quando a Clark è stato assegnato il premio di giocatrice dell'anno, battendo la possente Aliyah Boston, stella di SC, la cui coach Dawn Staley (ex nazionale Usa e carattere decisamente tosto) ha commentato qualcosa tipo: "Sì, vabbè, ma il succo (juice) è vincere campionati, non premi individuali"; sottinteso: si diverta pure Clark col suo premiuccio, ché tanto in semifinale la asfaltiamo.
Invece no, e questo nonostante South Carolina abbia fatto valere il suo strapotere fisico in tutti i ruoli: 26 rimbalzi offensivi contro 5, e una robusta dose di sportellate contro Clark e compagne. Che però sono state favolose nello spirito, giocando la loro partita, il loro gioco a tutta corsa & tiro (ma anche bei giochi a due tra Clark e la lunga Czinano, sua scudiera ideale, una che non ammireresti per la leggiadria delle movenze ma ha una terribile concretezza e mani tutt'altro che grezze), nessun timore reverenziale, e l'hanno vinta sul piano mentale prima ancora che tecnico. Clamorosa, ad esempio, la sfida plateale della difesa Iowense, in particolare proprio di Clark, ad alcune esterne avversarie, concedendo metri di spazio per il tiro da fuori, come a dire "tanto so che sei una chiavica da lontano". :huh:
Poi SC è incappata in una sera da 4/20 da 3, Boston ha avuto problemi di falli e ha sbagliato tanto (solo 8 punti con 2/9 in 25 minuti), insomma le favorite ci hanno messo del loro ma la sostanza è che si è giocato come voleva Iowa, lasciando campo aperto per le invenzioni di Clark. La quale, diciamolo onde evitare incensazioni acritiche, ha anche commesso errori (5/17 da 3 e 8 perse), ma il basket è gioco di quantità, e se tu fai 100 cose di cui 90 buone e 10 malfatte sei meglio di una che ne fa 50 di cui 45 buone e 5 no.
E la forza di Clark è questa, più ancora dei tiri da 3 siderali, più ancora dei passaggi, più ancora delle penetrazioni con cui va al ferro sistematicamente (anche contro una difesa che di solito è d'acciaio come quella di South Carolina): ha una forma atletica spaventosa, è letteralmente in ogni zona del campo e ogni fase del gioco per 40 minuti. Solo così puoi mettere insieme un tabellino da 41 punti, 10/14 da 2, 5/17 da 3, 6/6 ai liberi, 6 rimbalzi e 8 assist, e soprattutto affondare una corazzata con un gruppo di spericolate piratesse (si dice? Boh) del basket. Tra le quali merita citazione anche Czinano (18 punti con 6/8 da 2 e 6/6 in lunetta) mentre dall'altra parte è stata la guardia Zia Cooke a tenere botta con 24 punti, pur senza triple, tutto con tiri dalla media e penetrazioni. Uno splendido duello fra stili di gioco diversi, hanno vinto non le più forti, probabilmente, ma le più brave nella circostanza, di sicuro.

Nell'immagine: Caitlin Clark e Angel Reese, stelle rivali nella finale di domenica.


sabato 1 aprile 2023

Coppa Italia, semifinali: la grande rivincita di Venezia; schiacciante Schio

 - Schio-Sassari: la più forte vince, la più debole perde. Potremmo chiuderla qui, per passare subito all'epica partita seguente, ma si farebbe torto a Sassari che ha provato, finché ha potuto, a renderla una partita vera. Con Carangelo però solo leggermente meno concia di giovedì, e Gustavsson fuori partita, che risorse avevano, le nuragiche, per reggere a un'armata che può estrarre protagoniste da un mazzo di 10 potenziali stelle? Cioè, da un lato la panchina era: Bestagno, Sottana, Sventoraite, Mestdagh e Penna; dall'altra Toffolo, Ciavarella e le 3 italiane che non entrano mai. Non dico che sia come fare una gara di corsa tra un ghepardo e mia suocera, però insomma lo squilibrio di mezzi a disposizione è evidente.

La relativa facilità con cui Schio ha sbrigato la pratica, rispetto alla fatica mortale del giorno prima, dimostra anche quanto la stagione di Sassari sia stata brillante, rispetto al potenziale, e quella di Ragusa invece mediocre, avendo confermato che quando ha la luna giusta, la squadra siciliana è da primi 4 posti.
Detto questo: il Famila ha stroncato Sassari con una serie di parziali; il primo di 17-0 in 4 minuti già nel 1° quarto (24-8 dopo 6' e rotti); poi un altro nel 2° quarto (8-2 all'inizio); il terzo, definitivo, intorno a metà 3° periodo (11-0); sul 61-44 la Dinamo, che nei primi due casi aveva ricucito almeno in parte, non ne ha più avuto per reagire. Il segnale della benzina in riserva per le isolane si era visto già poco prima, quando sul 50-44 avevano sbagliato alcune buone occasioni per riavvicinarsi. Ma Schio avrebbe comunque preso il largo, presto o tardi. Finale 88-61. Poco da rimpiangere per Sassari, che ora cercherà di bissare nei playoff la semifinale, Geas permettendo. Nulla più è legittimo chiedere alle ragazze del festivo Restivo, che hanno già fatto tanto fra Italia ed Europa.
Marcatrici: Mabrey e Penna (4/4 da 3) 17; Makurat e Thomas 12, Toffolo 11.

- V.Bologna-Venezia: strepitosa per imprevedibilità dell'andamento e l'intensità emotiva che hanno trasmesso le protagoniste, chi nel bene chi nel male. Venezia aveva parecchie rivincite da prendersi su Bologna: semifinali di Coppa e campionato dello scorso anno, poi la batosta di poche settimane fa, l'umiliazione davanti a un Taliercio pieno. Difficile dire se questo precedente fresco abbia dato motivazioni-extra alle suddite del doge Brugnaro e infuso false sicurezze a quelle di Mister Segafredo; certo però che nel momento della verità la Reyer è stata onda travolgente, collettivo granitico in cui tutte si gasavano a vicenda, mentre la Virtus si è afflosciata senza reagire all'inattesa criticità.
Inattesa tanto più dopo un inizio in cui sembrava una passeggiata per le V nere: 17-4 dopo 5'. Ma il quintetto scelto da Mazzon (Santucci, Pan, Fassina, Kuier, Shepard) non funzionava; il coach veneto ha rimescolato le carte e l'ha stravinta con la panchina. Do subito il dato più "shock": la panca di Bologna ha avuto un plus/minus di meno 59, quella di Venezia più 111! Credo sia, a questi livelli, il differenziale più alto da quando si tengono questi conti. :woot:
Va da sé che la partita, dopo aver rischiato di morire sul nascere, è diventata battaglia accesa; Madera, ispirata dal buon Iddio, procaccia il sorpasso insieme a un'altrettanto decisiva Delaere (24-25) ma Bologna qui risponde bene con Zandalasini (già 13 all'intervallo) che guida il controsorpasso al riposo (38-33).

Il 3° quarto è quello da tenere in memoria fra quelli più pirotecnici dell'anno. Lì la Virtus dovrà rinvenire la scatola nera del suo disastro, per non ripeterlo, e la Reyer al contrario attingerne l'ispirazione per nuove imprese, che sia stasera in finale o nei playoff alle porte. Per circa 4 minuti l'andamento sembra procedere lineare con Bologna che tiene un margine non risolutivo ma più che discreto (45-37 al 34' con uno sprazzo di Rupert).
Poi ecco che succede l'imponderabile. Triple di Shepard e Fassina ed è solo meno 2 (45-43). Lì Ticchi (anzi un attimo prima, sul 45-40) mette a sedere Zandalasini e fa entrare una Dojkic di rara evanescenza, così come impalpabile è Laksa che resta in campo. Non inquadrato dalle telecamere, ma segnalato dal telecronista, avviene uno scambio verbale tra Ticchi e Zanda al momento del cambio. :=/:
"Mamma-mà, mamma-Madera", canterebbero i Ricchi e Poveri (o quel che ne rimane) se avessero visto lo show della toscana, in versione... Mondiali U17 del 2016, quando fu quintetto ideale e sembrava destinata forse a più di quanto abbia dimostrato sinora in carriera. Ma questa è la sua sera; sciorina due movimenti clamorosi in avvicinamento; poi una tripla di tabella dal quasi-angolo allo scadere dei 24"; passa poi il testimone a Delaere che inscena un clinic balistico con 3 triple da 3 posizioni diverse; s'aggiunge Villa con uno slalom dei suoi. Al termine di questa fiammata, la Virtus è cenere: 54-61 (poi 56-61 al 30').

In realtà il tempo per ribaltarla di nuovo ci sarebbe eccome, anche perché nel frattempo Venezia ha perso definitivamente Santucci (guaio fisico dopo 5'; aveva provato a rientrare nel terzo ma si è arresa presto) e il momento di estasi poteva esaurirsi. Invece no, la Reyer insiste, ancora con Delaere e Madera ma pure con Cubaj, e, come detto, Bologna è sorprendentemente piatta, incapace di riprendere il filo perduto. Si va sul 58-70 con 5'45" sul cronometro; seguono 3 minuti di quasi stallo, poi Yasuma batte un colpo con la tripla della staffa: 61-74 (con una carambola sul ferro), infine Madera con il suggello ideale, un gioco da 4 punti con Parker che le crolla addosso; finisce addirittura 63-78, mai lo si sarebbe pensato dopo quella partenza a razzo della Virtus.
Ma a volte è anche bello stupirsi; probabilmente non sarà così anche in finale, però vediamo. Di certo, di energie ne ha consumate più Venezia, però l'impressione è che le battaglie di Eurocup abbiano plasmato un gruppo vero, cosa che Bologna non è stata e dovrà riuscire ad essere nei playoff, altrimenti un'altra delusione è dietro l'angolo. Perché belle sono belle, le V nere, ma spesso non basta, anche se nei playoff la terza incomoda Venezia sarà sulla strada di Schio e non di Bologna.

Marcatrici: Zandalasini 18 (6/15 dal campo, 10 rimbalzi, 4 assist), Rupert 16, André e Parker 8; Laksa + Dojkic 2 punti con 1/10; Madera 21 con 4/6 sia da 2 che da 3, Delaere 16 con 4/6 da 3, Shepard 13; Venezia fa 12/21 da 3.

Nella foto: l'urlo di Madera terrorizza l'Occidente... o almeno Dojkic, che sta depressa sullo sfondo.



Confronti penalizzanti

Un Eduardo Lubrano in forma nel suo attacco all'organizzazione delle Final Eight (su Pianeta Basket), bisogna dire. Però anche nel suo caso non concordo col pessimismo radicale.

Qualcuno cita la Copa de la Reina in Spagna. Be', allora paragoniamoci pure alle Final Four Ncaa, così ci sentiremo ancora più merdacce al confronto... Gli Stati Uniti e la Spagna sono paesi civili, dove il basket femminile ha la considerazione che merita e la pallavolo anche (cioè nessuna considerazione, soprattutto in Spagna). Da noi è diverso. Il resto viene di conseguenza.

Gli eventi di basket femminile da noi hanno un'atmosfera da sagra paesana più che da grande happening, che ci vuoi fare? Qualcosa si può fare meglio, senza dubbio, infatti ho scritto che trovo un Lubrano in forma, ma a volte soffriamo inutilmente nel confrontarci con un ideale che non ha nessuna possibilità di realizzarsi.

La finale di Coppa Italia del 2009 fece 3500 spettatori? Ma fu un caso in cui ci fu una finale in un palasport grande con la squadra di casa impegnata (Faenza). Non era sempre così. Quella stagione (2008/09) iniziò con l'Opening Day a Roma in un deserto di pubblico. Se ci sarà Bologna in finale-scudetto, magari in una gara-3 decisiva, sono convinto che stavolta può anche superare i 3.500 dello scorso anno.

Per quanto riguarda le società sparite: sì, abbiamo perso club importanti dal 2009 a ora, Taranto, Parma e Napoli su tutte (e Faenza si è ripresentata in altra veste), ma c'è stata una devastante crisi economica tra il 2010 e il '15 (l'onda lunga della crisi americana del 2008) che ha seminato cadaveri in tutti gli sport. Invito tutti a fare un esperimento: andare su Wikipedia e vedere la classifica del campionato italiano di pallavolo femminile nel 2010. Ebbene, si scopre, cliccando sui nomi delle società, che 10 su 12 (mi si corregga pure se sbaglio) o sono scomparse o hanno creato una nuova società per tenere i diritti in città una volta fallita quella vecchia.
Poi possiamo dire, anzi dobbiamo ammettere, che la pallavolo femminile ha più successo di noi, ma l'instabilità societaria è probabilmente peggiore della nostra.

Infine ti dico: se vai a rileggere quello che si scriveva in questo forum 15 anni fa, troverai lo stesso catastrofismo di adesso. Quindi o si sbagliava allora o si esagera adesso.

PS: nella frase "soffriamo inutilmente nel confrontarci con un ideale che non ha nessuna possibilità di realizzarsi", in cui tu vedi pessimismo ancora più radicale di quello che vorrei contrastare, in realtà il senso voleva essere "se ci confrontiamo con la Spagna o con la pallavolo femminile italiana pensando di dover essere allo stesso livello o almeno simili, soffriremo inutilmente perché non ci sono le condizioni". Adesso. In futuro non lo so.

venerdì 31 marzo 2023

Coppa Italia, quarti: Kuier schiaccia, Ragusa sfiora il colpo, le big passano

Matilde Villa scippa palla alla quasi coetanea Guarise; vede Kuier lanciata in corsa poco più avanti e la serve; la statua d'ebano afro-finlandese fa un terzo tempo con gli stivali delle sette leghe, poi va talmente su che schiaccia; con tale naturalezza che il telecronista per un attimo rimane confuso: "quasi schiaccia", dice prima di correggersi; ma non è un quasi; :woot: è la seconda affondata nella storia della serie A1 italiana (verrà comunicato poi) dopo Michelle Snow nel 2005.
Erano circa le 18.30 di giovedì; se qualcuno dei temerari che sin dalle 12.30 (infausto orario d'inizio della kermesse) erano sugli spalti o collegati in streaming rischiava un legittimo abbiocco, sarà saltato sulla sedia. Ma in realtà non è stata una giornata noiosa, questa dei quarti di finale di Coppa a Campobasso; le prime due partite sono state incerte fino all'ultimo, le altre due almeno per metà gara. Alla fine sono passate le quattro le teste di serie, ma tutte dopo essere state in svantaggio, anche non di poco.
Hanno impressionato più di tutte Bologna e Venezia (nell'ordine); ma non c'è niente di più fallace che strologare sull'esito finale di un evento da 3 partite in 3 giorni in base alle impressioni della prima.

- Schio-Ragusa: le sicule di Lardo sono andate vicine al colpo che avrebbe dato una scossa alla loro stagione con più bassi che alti. Ma Ragusa ha sempre dato la sensazione di poter dare fastidio alle "bigs", su partita singola, quando è ben connessa (il Geas, ad esempio, si è piazzato meglio ma non ha mai fatto il solletico alle top-3); il suo problema è la discontinuità, anche nell'arco della stessa partita. Problema che peraltro ha anche Schio, seppure a un livello superiore di rendimento. Così ne è venuta fuori una partita a strappi: partenza a martello delle arancio (18-7, 29-17), poi dal 50-42 di circa metà 3° quarto, clamoroso blackout delle tricolori e coccardate, e parziale di 0-12 per il sorpasso (50-54 al 30').
Reazione di Schio con controparzialaccio di 19-7, sembra finita sul 69-61 a 3' dalla fine, invece Ragusa stavolta ha proprio i controcazzi (anzi, le controfighe, per non essere sessisti) -_- e segna 13 punti in 3 minuti, di cui 3 triple con l'indemoniata Hampton; sul 74-74 sbaglia Romeo, con una pretenziosa "candela" a parabola altissima, e Vitola stoppa Mabrey. All'overtime s'illude ancora Ragù sul 76-78 ma da lì Mabrey ne ha abbastanza e guida un 11-0 che chiude la pratica per Schio (87-78).
Mabrey 23, Howard 21 (decisive anche se non impeccabili, specie in difesa); Hampton 28, Anigwe 14; poco incisiva Keys dopo le glorie di Eurolega, e di là Vitola.

- Sassari-Geas: anche qui si è sfiorata la vittoria della peggio classificata, ma tra quarta e quinta non sarebbe stato granché sorprendente. Non tanto perché 3 settimane fa il Geas in campionato ne aveva rifilati 34 alle nuragiche (le quali non avevano pungoli di classifica), ma perché l'organico sestese, continuo a pensare, non è inferiore a quello sardo, e poi perchè, si apprenderà a fine partita, Carangelo, faro e motore sassarese, aveva la febbre alta, sicchè è stata l'ombra di se stessa (1 punto con 0/9 dal campo).
Per andare al sodo: dopo un 5-1 iniziale pro-Dinamo, il Geas piazzava un possente 4-24, propulso soprattutto da Begic, Moore e Panzera, e chiuso da una tripla di Bestagno. Si era in quel momento sul 9-25 per Sesto a poco meno di 15' giocati, e sembrava già una mezza sentenza.
Errore perchè Sassari ha confermato di avere quelle controfighe (vedi sopra per il vocabolo) che ha sciorinato per tutta la stagione (a differenza di Ragusa) e senza scomporsi ha recuperato quasi tutto già prima dell'intervallo (24-27). Importante Ciavarella, uno dei due soli cambi di coach Restivo (da tutto l'anno, non solo ieri); e importante lo sbloccarsi di J.Holmes, nettamente meglio della sua omonima avversaria (anche se non è un duello di ruolo).
Nella ripresa quindi si giocava punto a punto (con percentuali molto basse da entrambe le parti, circa il 30%) sino alla stretta finale, in cui Gustavsson risolveva per Sassari (53-48) con una tripla dall'angolo contro la zona e poi con un canestro da sotto concesso con troppa facilità da una difesa sestese che per il resto è stata sicuramente meglio dell'attacco, soprattutto per quanto riguarda le esterne.
J.Holmes 19+12 rimb., Gustavsson 14; Moore 11+10 rimb., Trucco 10+13 rimb. Maluccio la già citata Carangelo (ma era giustificata) e Gorini.

- Venezia-San Martino: altra partita che ha vissuto più fasi di segno opposto. San Martino, all'ultimo impegno prima delle vacanze, ha dato battaglia, reggendo alla pari in un garibaldino 1° quarto (22-21) e poi provando a scappare, 28-35, con un'indemoniata Milazzo (che poi però si è spenta) e James; sul 31-35 l'azione già descritta con la perla di Kuier ed evidentemente lo shock per le Lupe è troppo forte (o la Reyer si sente onnipotente), fatto sta che scatta un parziale di 44-14 in una dozzina di minuti, con l'attacco lagunare in formato spaziale. Chiuso il 3° quarto sul 72-49, Venezia va saggiamente in risparmio per l'indomani, S. Martino ci mette orgoglio e finisce con un onorevole 83-75.
Shepard 16+12 rimb., Kuier 12+8 rimb., ma anche Pan, Santucci e M.Villa in doppia cifra; Washington 16, Pastrello 15 e Milazzo 14.

- Bologna-Campobasso: la partita con meno storia ma non senza storia. Davanti al loro pubblico le molisane assorbono bene l'ondata iniziale virtussina (26-20 al 10'), sorpassano verso metà 2° quarto; ma dopo che Zandalasini e Pasa ispirano il controbreak prima dell'intervallo (47-41 al 20'), Campobasso non ne ha più per reggere le continue folate delle V nere, che timbrano la vittoria n°17 di fila su suolo italico. Soprattutto Laksa e André in evidenza nel break del 3° quarto che chiude tutto in anticipo (74-57; alla fine 96-71).
Rupert e Laksa 19 (5/5 da 3 per la lèttone), Zanda 13; Parks brava con 26, ma Campobasso dopo la perdita di Perry pare indebolita, nonostante le pezze di mercato.

- Preview semifinali? Se Carangelo non torna in forze sarà difficile per Sassari approfittare di eventuali spiragli lasciati da Schio, qualora la corazzata confermasse le titubanze di ieri. Tra Bologna e Venezia favorita la Virtus, ma occhio che la Reyer ha mostrato, sia in campionato che in coppa, di avere talento e carattere quando le condizioni sono favorevoli (e certo non fu così nella recente sfida di campionato, in cui Bologna partì avanti 0-30; ma occhio che potrebbe essere ingannevole per le felsinee...), e c'è l'incognita-Dojkic: non averla al meglio non lo paghi contro Campobasso, ma magari contro Venezia sì. Credo che, a prescindere dalla croata, sia arrivato il momento in cui Zandalasini, tra oggi e domani (se ci arriva) deve dimostrare di essere quella che fa la differenza per la conquista di un trofeo. Ché di trofei in bacheca ne ha già tanti, ma non ancora da leader in età matura.

Nella foto: slaaaam dunk Kuier.



giovedì 30 marzo 2023

Geas, 45 anni fa la Coppa Campioni

Oggi, 45 anni fa: 30 marzo 1978, Geas campione d'Europa, primo club femminile italiano in qualsiasi sport a riuscirci.

In finale a Nizza la compagine sestese, allenata da Fabio Guidoni, battè 74-66 lo Sparta Praga (le sovietiche si erano astenute da quell'edizione). La partita fu equilibrata nel primo tempo, con vantaggi alterni; all'inizio del secondo, il Geas prese un margine tra i 5 e 10 punti e lo mantenne sino alla fine.
Grandi protagoniste furono le attese Bocchi (22 punti), Bozzolo (8 punti ma soprattutto una regia da metronomo qual era) e la chiave a sorpresa Battistella (22).
Le immagini della partita sono state proiettate 5 anni fa alla festa per il 40° anniversario, orchestrata da Franco Arturi che recuperò il filmato del secondo tempo, se non erro, dalla tv francese.

Per la dinastia del Geas fu il canto del cigno (pochi giorni dopo avrebbe vinto il suo ultimo scudetto), per il basket femminile italiano fu l'inizio di un periodo d'oro, durato sino a metà anni '90.

Nella foto: Bocchi e Bozzolo, le "dioscure" del magico Geas, con la coppa.