domenica 2 aprile 2023

Ncaa, semifinali: il capolavoro di Clark e Iowa abbatte South Carolina; solida LSU

 "Grazie di esistere", "entra nella storia": due tipiche frasi da orticaria immediata, solitamente, per quanto sono banali. Eppure stavolta non c'è altro che venga più spontaneo commentare, dopo la semifinale in cui Caitlin Clark e la sua Iowa hanno abbattuto South Carolina, campione in carica, imbattuta in 36 partite stagionali e grande favorita per il bis.

"Entra nella storia" perché nessuno aveva mai segnato 41 punti in due partite consecutive nel torneo (credo uomini compresi); "grazie di esistere" perché il modo in cui gioca Clark è classe pura, l'impegno con cui si danna l'anima a tutto campo per 40 minuti, sciorinando canestri, rimbalzi, assist è assoluto e dedito esclusivamente a far vincere la squadra, non a far brillare se stessa. Cosa che poi succede, ma come conseguenza di un lavoro collettivo in cui, semplicemente, la più dotata trascina le altre, che esaltano lei come lei esalta loro. Ovviamente tutto va proporzionato al livello giovanile di cui si tratta; ma è questa è l'anima del basket che si cerca quando si assiste a una partita, che sia tra uomini, donne, adulti o bambini di 10 anni.

Ma Clark è solo la punta dell'iceberg del torneo femminile più seguito di sempre. L'America si è appassionata; quella Iowa e South Carolina è stata la semifinale femminile più vista di sempre in tv, con 5,5 milioni di audience; ma anche l'altra, fra Louisiana State (LSU) e Virginia Tech, è andata molto bene con 3,4 milioni. C'è anche un "buzz" sui social che è palpabile, persino in Italia ve n'è qualche eco; le classiche battute di scherno o al massimo di degnazione ("sì, vabbè, bravina, per essere una donna" :ph34r: ) lasciano spazio ad ammirazione sincera. <3
Ci sono personaggi forti, d'appeal notevole, basati non sul fumo ma sull'arrosto delle prestazioni in campo: una su tutte è Angel Reese, l'ala di LSU detta "Bayou Barbie" (il Bayou sarebbe l'area boschiva e paludosa che caratterizza la Louisiana), un tipo che rispetto a Clark si concede di più alle foto ammiccanti sui social e ai look che attirano l'attenzione (a partire dalle ciglione finte), ma è comunque una signora giocatrice. Vedremo chi avrà la meglio nella finalissima di Dallas in quella che per noi è la serata di domenica.

Siccome il tempo stringe, qualche appunto sulle semifinali, disputate dinnanzi alla modica affluenza di 19.288 spettatori: :woot:

Louisiana State-Virginia Tech (79-72): si decide tutto nell'ultimo quarto con un parziale di 29-13 per LSU che ribalta un vantaggio di 9 punti delle avversarie a fine 3° quarto. Virginia Tech s'aggrappa fin troppo al tiro da 3 (Georgia Amoore, la trottola australiana che c'aveva appassionato nei quarti, fa sì 17 punti ma con 4/15 dall'arco), sfruttando solo in parte la precisione da sotto della pertica Kitley (18 con 7/12); LSU nel momento cruciale trova tante soluzioni ad alta percentuale con la già citata Reese (24 con 11/19 su 12 rimbalzi), e la guardia Alexis Morris (27). Credo che il "manico" abbia contato parecchio, perché a guidare LSU è quella Kim Mulkey già artefice dei trionfi di Baylor ai tempi di Brittney Griner e, prima, anche della nostra Abiola Wabara.

- South Carolina-Iowa (73-77): la partita delle partite. Già attesissima per via della sfida suprema di Clark e delle sue "outsiders" contro il potere costituito di SC, lo era diventata ancora di più nei giorni precedenti, quando a Clark è stato assegnato il premio di giocatrice dell'anno, battendo la possente Aliyah Boston, stella di SC, la cui coach Dawn Staley (ex nazionale Usa e carattere decisamente tosto) ha commentato qualcosa tipo: "Sì, vabbè, ma il succo (juice) è vincere campionati, non premi individuali"; sottinteso: si diverta pure Clark col suo premiuccio, ché tanto in semifinale la asfaltiamo.
Invece no, e questo nonostante South Carolina abbia fatto valere il suo strapotere fisico in tutti i ruoli: 26 rimbalzi offensivi contro 5, e una robusta dose di sportellate contro Clark e compagne. Che però sono state favolose nello spirito, giocando la loro partita, il loro gioco a tutta corsa & tiro (ma anche bei giochi a due tra Clark e la lunga Czinano, sua scudiera ideale, una che non ammireresti per la leggiadria delle movenze ma ha una terribile concretezza e mani tutt'altro che grezze), nessun timore reverenziale, e l'hanno vinta sul piano mentale prima ancora che tecnico. Clamorosa, ad esempio, la sfida plateale della difesa Iowense, in particolare proprio di Clark, ad alcune esterne avversarie, concedendo metri di spazio per il tiro da fuori, come a dire "tanto so che sei una chiavica da lontano". :huh:
Poi SC è incappata in una sera da 4/20 da 3, Boston ha avuto problemi di falli e ha sbagliato tanto (solo 8 punti con 2/9 in 25 minuti), insomma le favorite ci hanno messo del loro ma la sostanza è che si è giocato come voleva Iowa, lasciando campo aperto per le invenzioni di Clark. La quale, diciamolo onde evitare incensazioni acritiche, ha anche commesso errori (5/17 da 3 e 8 perse), ma il basket è gioco di quantità, e se tu fai 100 cose di cui 90 buone e 10 malfatte sei meglio di una che ne fa 50 di cui 45 buone e 5 no.
E la forza di Clark è questa, più ancora dei tiri da 3 siderali, più ancora dei passaggi, più ancora delle penetrazioni con cui va al ferro sistematicamente (anche contro una difesa che di solito è d'acciaio come quella di South Carolina): ha una forma atletica spaventosa, è letteralmente in ogni zona del campo e ogni fase del gioco per 40 minuti. Solo così puoi mettere insieme un tabellino da 41 punti, 10/14 da 2, 5/17 da 3, 6/6 ai liberi, 6 rimbalzi e 8 assist, e soprattutto affondare una corazzata con un gruppo di spericolate piratesse (si dice? Boh) del basket. Tra le quali merita citazione anche Czinano (18 punti con 6/8 da 2 e 6/6 in lunetta) mentre dall'altra parte è stata la guardia Zia Cooke a tenere botta con 24 punti, pur senza triple, tutto con tiri dalla media e penetrazioni. Uno splendido duello fra stili di gioco diversi, hanno vinto non le più forti, probabilmente, ma le più brave nella circostanza, di sicuro.

Nell'immagine: Caitlin Clark e Angel Reese, stelle rivali nella finale di domenica.


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