Completiamo il discorso con la finale Ncaa. Dopo il capolavoro in semifinale contro South Carolina, Caitlin Clark e Iowa erano date favorite (seppure di poco) contro Louisiana State. Sarebbe stato bello vedere l'opera compiersi anziché restare bella ma imperfetta; però il campo ha parlato di una supremazia netta per le Tigers della santona Mulkey, al suo quarto titolo dopo i 3 con Baylor. Il titolo di LSU è sacrosanto, almeno per quanto fatto in finale.
- L'equilibrio c'è stato solo nella prima frazione; Clark si è presentata con una tripla da 9 metri che ha fatto subito venire giù le tribune. Ma LSU è parsa tutt'altro che impressionata; aveva piani chiarissimi e li ha eseguiti in modo perfetto. Ha iniziato a martellare canestri da tutte le zone del campo con percentuali altissime (alla fine 51% da 2 e 65% da 3), mettendo a nudo il difetto strutturale di Iowa, la poca fisicità che la costringeva ad adattamenti difensivi, cioè a coprire o da una parte o dall'altra: in semifinale aveva funzionato il piano di collassare dentro l'area a costo di concedere a South Carolina praterie per il tiro da 3 (mal sfruttate); stavolta sembrava una nave che imbarca acqua da tutte le parti. E LSU, essendo in serata micidiale da 3, ha costretto Iowa a snidarsi dall'area, dove si sono aperte praterie per andare al ferro.LSU ha avuto 4 giocatrici tra i 15 e i 22 punti, troppe per poter essere compensate dai prodigi di Clark, dall'affidabilità della lunga Czinano e dalle altre due tiratrici di Iowa (Marshall e Martin) che fanno contorno alla stella Caitlin. Sulla quale la scelta di LSU è stata del tipo "tira da 3 quanto vuoi, ma in area non ci entri", a differenza di quanto successo in semifinale quando Clark aveva colpito a ripetizione in entrata. La neo-idola d'America ha finito con 30 punti, frutto di un 8/19 da 3 più che positivo, ma appena 1/3 da 2, e di conseguenza solo 5 liberi guadagnati in tutta la partita.
Clark ha avuto anche il guaio di 3 falli precoci a carico, diventati 4 con un tecnico nel 3° quarto, per un gesto di protesta venialissimo. Ma la partita si era già spaccata; era infatti il 2° periodo quello decisivo, dopo un vantaggio già preso da LSU alla fine del primo (27-22), divenuto un fossato all'intervallo (59-42): molto del merito andava alla forsennata Carson, 5/5 da 3 nei primi 20' uscendo dalla panchina.
Iowa non ha mancato di lottare per riaprirla, nella ripresa, e solo in parte c'è riuscita (75-64 al 30' dopo un breve rientro in singola cifra di svantaggio); restava irrisolto il rebus difensivo e LSU ha sfondato addirittura quota 100 ripristinando lo scarto che aveva a metà gara (102-85).
Punteggio clamorosamente alto se si considera che in 7 delle 8 finali precedenti almeno una squadra non era arrivata a 60. Merito notevole di LSU è aver accettato i ritmi a martello di Iowa e averla distrutta sul suo terreno.
- Non è mancato il pepe in coda: Angel Reese, detta "Bayou Barbie", la rivale mediatica di Clark, le ha rivolto un gesto irridente nel finale, a partita ormai decisa. La rea è stata subissata, pare, di critiche/insulti sui social (a mio sentore, anche se difficilmente i media ne parlerebbero, c'era un sottofondo di sfida "borghesi bianche vs proletarie nere" in questa finale; la guardia Morris di LSU, per dire, risulta aver avuto precedenti penali mentre Clark è la classica rampolla di buona famiglia da villetta con giardino),
Clark al riguardo è stata signorile, minimizzando l'episodio in conferenza stampa; è sempre impeccabile nelle sue comunicazioni, altro pregio (poi magari dietro le quinte è una serpe, ma poco importa). Ha un altro anno di college, difficile dire se ripeterà la magia arrivando fino in fondo (pare che le favorite siano altre, in prospettiva). Ma è già incredibile quello che ha fatto, portando in un'altra dimensione il college basketball femminile.
Come ha ben segnalato il dotto utente Arcoveggio, da due stagioni gli atleti Ncaa possono capitalizzare i diritti d'immagine, cioè fare i testimonial commerciali pagati; essendo nati coi social li sanno utilizzare alla grande per coinvolgere il pubblico giovane (ma anche maturo). E in Ncaa le donne, che non scappano via dopo un anno per andare a prendersi i milioni dell'Nba come i maschi, sono personaggi più stabili.
Insomma, si aprono praterie che se ben cavalcate potrebbero portare a orizzonti duraturi e non solo al sogno d'inizio primavera che ci siamo goduti.
(Fine)
Nella foto: la vittoria di LSU in primissima pagina del New York Times, quotidiano top d'America (come dire il Corriere della Sera o La Repubblica)-

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