giovedì 27 luglio 2023

Binzago '23: se non realizzi il sogno, almeno evita l'incubo (1^ parte)

 Mercoledì 12 luglio - ore 23.15


Susanna Toffali appoggia la palla a terra in segno di resa.
Mancano una manciata di secondi alla fine della partita, ma non c’è più niente da fare per la sua “Tazza Revolution”, sotto di 10 nel quarto di finale del torneo misto di Binzago. :cry:
Anche quest’anno tramonta la Grande Utopia: che il torneo auto-proclamatosi "campionato mondiale a squadre miste" sia vinto (o almeno conteso fino in fondo) da una squadra in cui più di metà dei punti siano realizzati dalle donne. Toffali e compagne, per l’esattezza, sono al 53,6% in questa edizione. Un’eresia rispetto al canonico predominio del testosterone, che impedisce agli uomini (per cause fisico-chimiche, anche se non è un alibi, ma solo una spiegazione) di concedere più palloni del minimo sindacale alle compagne di squadra dell’altro sesso, quand’anche queste militino in serie A e si trovino contro avversarie di C o Promozione. :angry: Persino Breanna Stewart o Brittney Griner marcate da una 50enne di 1.50 faticherebbero a farsi dare palla.
E' sempre stato così: ci sbattei anch’io la testa parecchi anni fa, quando gestivo una squadra al torneo, con Masha Maiorano e altre giocatrici di A1 e A2, ma erano comunque gli uomini a decidere se si vinceva o si perdeva. Altrimenti, poveretti, non si divertivano. Mentre le donne sanno sopportare con più pazienza di fare da comprimarie. Ok, la stessa Maiorano, oppure Marcella Filippi, oppure Valentina Gatti, e altre varie "big" passate al torneo negli anni, hanno fatto registrare prestazioni notevoli anche nei momenti decisivi. Ma erano lampi isolati, non il prodotto di una filosofia di squadra “women first”.
Insomma, c'è ancora da realizzare la rivoluzione socio-culturale: il torneo di Binzago come laboratorio di una società più evoluta e più giusta.

Stavolta sembrava quella buona. Oltre a Toffali, ancora in forma-top a poco più di un mese dal trionfo nei playoff di A2 (in contemporanea alla prima settimana di Binzago ha spaccato tutto ai "Giardini Margherita" di Bologna: vittoria ed mvp nel torneo femminile), c’erano la guerriera Guarneri, altra colonna del Sanga, e due che a Binzago si sono sempre fatte onore, ovvero Baiardo, la fromboliera di Carugate, e Silvia Bassani, la combattente di Giussano neopromossa in A2. La quinta era Frontini di Legnano (serie C).
Siccome senza uomini forti non si vince, avevano anche arruolato due fisicatissimi 2002 di militanza in B, di cui uno di origine camerunense che alla prima partita aveva shakerato a ripetizione il canestro con tonanti schiacciate.
E poi "Tazza Revolution", che nome ficcante: l'ideale per accompagnare quella che sarebbe stata una rivoluzione da far sbiadire quella di Copernico. -_-
Toffali un'ira di dio, 32 punti la prima partita, 77 in tre gare; le compagne a far la loro parte; gli uomini abbastanza intelligenti da lasciare carta bianca alle loro super-girls senza che questo facesse funzionare male la squadra. Risultato, tre vittorie su tre nella fase a gironi; molti li vedevano tra i favoriti per vincere tutto o almeno arrivare in semifinale.

"So far so good", fin qui tutto bene; ma adesso c'era da superare lo scoglio dei quarti di finale, classico spartiacque tra successo e fallimento.
Di fronte c'era, per giuoco del destino, la squadra con la più bassa percentuale di punti femminili di tutto il torneo: i "Fuskugnaskamukula". :o: Uomini tutti forti, di serie B-C, ed esperti, mentre tra le ragazze Marta Scarsi ha dovuto dare forfait per i postumi dell'infortunio dell'inverno, sicché rimaneva un quartetto anche bravino, ma con pochi punti nelle mani, pochi centimetri e poca esperienza, non oltre la B come categoria (Gloria Villa di Giussano, Resemini di Bresso anche se ha saltuarie presenze con l'A1 del Geas, Cincotto di Robbiano, ex-vivaio Costa), compresa una ragazza di Promozione (Panella di Seregno). Palloni a disposizione pochi, canestri ancor meno. Nulla contro di loro; anzi, due di quelle ragazze le ho arruolate personalmente al torneo. E la squadra funzionava bene così.
Ma in chiave femminista la loro vittoria su "Tazza Revolution" avrebbe rappresentato (come poi è successo) una debacle ideologica: il male che trionfa sul bene, il Medioevo della donna subordinata all'uomo che blocca l'emancipazione della femmina, riportando indietro l'orologio della storia. E' stato come la restaurazione dei talebani in Afghanistan.

Avevo fiutato aria d'inculata fin dall'inizio. Intanto, avevo notato l'italo-camerunense snobbare il riscaldamento per chiacchierare con giocatori di un'altra squadra che avevano disputato la partita precedente. Ok, magari il tipo s'era già fatto 3 ore di allenamento in giornata e quindi non aveva bisogno di riscaldarsi; ma non mi sembrava un segnale di concentrazione al top, diciamo. Sarà un caso se ha finito con 6 punti quando ne aveva 15-20 tranquilli nelle mani. :angry:
Poi c'è stato il maltempo a scompaginare le carte. Già sul finire della prima partita della serata s'erano radunati nuvoloni che minacciavano il peggio. Ci si chiedeva se andare direttamente in palestra per la seconda partita; ho cercato di prendere tempo. C'era tanta gente ed era un peccato spostarsi al chiuso; ma soprattutto, ho notato negli anni che di solito in palestra le donne fanno più fatica ad adattarsi. Non so perché, non so come sarebbe finita se fossimo rimasti all'aperto; fatto sta che dopo un velleitario tentativo di iniziare fuori, si è alzato un vento di tempesta, preambolo della pioggia che sarebbe scesa poco dopo, sicché si è andati al chiuso ed è finita male per "Tazza Revolution".

Eppure la Tazza all'inizio dominava, +12 in scioltezza dopo 4-5 minuti. Toffali che segnava in accelerazione come se nemmeno percepisse l'esistenza di una difesa. Poi però, in qualche modo, hanno staccato la spina proprio quando c'era da affondare i colpi, cioè nel 2° quarto, quello in cui il regolamento del torneo prevede 3 donne e 2 uomini per quintetto, anziché il contrario. E quindi il momento in cui la Tazza poteva ammazzare la partita. Avveniva il contrario: parziale di 0-12 per gli avversari e parità all'intervallo.

Quella sensazione d'inculata stava fermentando ulteriormente. Per la verità la Tazza tornava in vantaggio e verso metà dell'ultimo quarto era ancora a +5. Poi un finale disastroso, con un parziale di 4-19, faceva affondare tutto.
Bisogna dare i giusti meriti agli avversari: due uomini dei "Fusku" hanno giocato alla grandissima; e le ragazze, andando oltre i propri limiti, hanno limitato il più possibile la superiorità delle avversarie. Toffali si è trovata davanti un muro, per cui se superava la prima difensora, ne trovava un'altra in aiuto. E poi le dinamiche del "misto" consentono agli uomini di aiutare anche loro in difesa (anche se non possono stoppare), motivo per cui non è mai così semplice per chi ha ragazze forti imporre la loro supremazia (al di là delle ironie di cui sopra sul testosterone maschile).

Insomma Toffali finiva con 19 punti ma solo 4 (tutti dalla lunetta) nell'ultimo quarto; le compagne non vivevano la loro miglior serata; la sconfitta 61-71 sanciva una debacle per il movimento femminista del torneo, dalla quale ho subito percepito che avrei fatto fatica a riprendermi.
Nel dopopartita, sotto i tendoni del ristoro, inevitabili i musi lunghi e la delusione nel clan femminile di Tazza Revolution. "Sarà per l'anno prossimo", si biascicava a scopo consolatorio, ma lascia il tempo che trova.

mercoledì 26 luglio 2023

Sergio Tavcar: retroscena sulla delusione slovena (rima)

 Curiosità. Il mese scorso, dopo Eurobasket, il veterano giornalista italo-sloveno Sergio Tavcar aveva scritto sul suo blog un bilancio dell'evento, in particolare deplorando il fallimento sloveno, che a suo dire era una pietra tombale sul movimento femminile di quel paese.

Siccome io fui l'unico a manifestare interesse per quanto aveva scritto (gli utenti del suo blog, come lamenta lui stesso, se ne sbattono totalmente del femminile), e gli avevo scritto che tutto sommato mi sembrava un fallimento dovuto a motivi contingenti e non alla morte intera del movimento (per combinazione, pochi giorni dopo la Slovenia ha vinto l'Europeo U18), ieri il signor Sergio mi ha risposto nel suo articolo di ieri sera sul medesimo blog, aggiungendo interessanti retroscena sul fiasco sloveno. In pratica:
- hanno fatto fuori il c.t. benvoluto dalle ragazze per mettere Dikaioulakos, con risultati pessimi;
- non sono riusciti ad arruolare una naturalizzata;
- hanno fatto fuori Nika Baric perché si è ribellata al cambio di c.t. (mi ricorda vagamente un caso capitato a un'importante giocatrice nostrana). :woot:

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Attenzione! Coloro che se ne sbattono del basket femminile saltino tranquillamente questo lungo capoverso, perché vorrei rispondere in modo completo e documentato a Manuel che, lo ammetto, per le informazioni che ha, ha perfettamente ragione nel contestare quanto scritto da me nel post precedente. Inciso: continua a affascinarmi e a crearmi tutto un sacco di domande il vostro generale rifiuto nei confronti del basket femminile e spesso mi chiedo se non sia un classico caso di “anchored bias”, come dicono gli anglosassoni.
Dal mio punto di vista ora come ora guardo con molto più interesse un incontro femminile rispetto a uno maschile, in quanto le donne hanno meno fisico, dunque per vincere devono giocare a basket, che è, come sapete, l’unica cosa che voglio veramente vedere quando guardo una partita [...].
Per me la discriminante è il gioco del basket, che può essere anche a volte brutto o anche caotico, ma sempre basket deve essere. Se non lo è non mi interessa più. Tornando a bomba il problema del basket sloveno è più a monte e il caso di Ajša Sivka è abbastanza sintomatico.
Ovviamente mi sono rivisto sul canale di FIBA Europe la finale vinta dalle Under 18 slovene e ho visto, appunto, una giocatrice incredibile, praticamente una Torrens di neanche 18 anni con molto più tiro, insomma un vero e proprio Dončić in gonnella. Prodotto del magnifico vivaio? Assolutamente no, ma una incredibile botta di culo. La ragazza, 1 e 92 di altezza, che per le donne è comunque molto, con un fisico fatto apposta per il basket, che sa tutto, che prende rimbalzi, che distribuisce assist e che si prende le responsabilità giuste al momento giusto (nella finale 3 su 5 da tre con il tiro decisivo dall’angolo a 1 minuto e mezzo dalla fine), è nata a Slovenske Konjice in Stiria, la stessa località di Jure Zdovc, ha giocato nel club locale per un po’ e, viste le sue qualità immense, è stata subito prelevata dall’Accademia di Tony Parker a Villeurbanne per poi finire l’anno scorso a Schio. Questo per dire che si tratta di una gemma totalmente sconnessa da possibili meriti di un qualche vivaio.
La realtà vera è che in Slovenia vi sono solamente due vivai femminili che funzionano, quello straordinario di Damir Grgić a Celje e quello di Kranj. Lubiana? Molto poco, se non niente. Grgić ha allevato tutta una serie di bravissime giocatrici ed è stato alla fine, troppo tardi secondo me, messo alla guida della nazionale con la quale ha fatto ottime cose, mancando sempre di pochissimo l’accesso alle fasi nobili dell’Europeo. Sembrava tutto ottimo, quando improvvisamente la Federazione ha deciso di sollevarlo dall’incarico per sostituirlo con l’allenatore greco, quello di Schio, almeno così mi sembra. Risultati? In immediata discesa con sconfitte contro squadre che fino ad allora mai avevano costituito problema.
Poi si decide di organizzare l’Europeo in casa. Ci si prepara adeguatamente? Come no! Intanto si fa un pasticcio con la possibile passaportata che alla fine non si trova, una volta che la bravissima Evans, un paio di anni a Celje, ha declinato l’invito. E poi c’è lo scandalo. La play titolare della nazionale Nika Barić, una scelta a suo tempo dalla WNBA e che ha giocato a Jekaterinburg, dunque non l’ultima cessa, pubblica un post su Instagram ponendosi la classica domanda che si sono fatti tutti: perché cavolo è stato defenestrato Grgić, visti i risultati ottenuti? Apriti cielo! Il coach pretende l’espulsione dalla nazionale della Barić e la Federazione lo accontenta subito spargendo parole di fuoco sulla povera Nika che si è solo chiesta quello che tutti si chiedevano.
Si può capire con quale spirito le ragazze abbiano affrontato l’Europeo e infatti hanno perso tutte e tre le partite con quelle due vincibili (ampiamente) perse nei minuti finali di caos, e anche questo vuol dire qualcosa. L’Europeo è stato così un disastro con il forno perenne alle Stožice e in effetti ci sono state anche gravi conseguenze con le dimissioni (provocate?) del Segretario generale della Federazione Rašo Nesterović e successivo caos in Federazione. Ottimo viatico per i Mondiali maschili, verrebbe da dire. Ecco, questo è quello che volevo dire. Non si tratta qui solo di risultati tecnici, ma proprio di clima che non lascia presagire nulla di buono per il futuro.

domenica 23 luglio 2023

Mondiale U19: lo sfogo di C. Garbin dopo la debacle con la Germania

Duro sfogo (come lo definisce lui stesso) di Cristiano Garbin su All Around nel commento alla partita di ieri:

 (...)Ma non solo: come commentare il 38% da due o l’11/24 ai liberi dell’Italbasket?

Ed è una caratteristica questa che è piuttosto comune in tutte le selezioni giovanili, quasi che il fare canestro sia un accessorio per una giocatrice di basket, quasi che l’importante sia fare 200 passaggi consegnati a partita o 100 blocchi.
Purtroppo no, per vincere bisogna buttarla nel cesto, e da questa considerazione si possono fare diversi ragionamenti.
Io credo che nelle giovanili italiane si giochi troppo e ci si alleni poco individualmente, credo che nei vari campionati under il risultato non dovrebbe avere grande importanza ed invece per un motivo o per l’altro gli staff inseguono a tutti costi la vittoria tralasciando ciò che servirebbe alle ragazze.
E’ palese come la maggioranza delle ragazze italiane sappiano fare un numero limitato di cose su un campo da basket rispetto alle coetanee europee.
Questo per vari motivi, tipo il tarpare ben presto la fantasia e la creatività in nome di esecuzioni noiose che non servono a nessuno, se non a vincere qualche partita in più (che non serve a nessuno)
Coltivare il talento in ogni modo certo, ma anche le ragazze ci devono mettere del loro. Chi ha realmente voglia di migliorarsi in estate?
Possibile che, sparo nomi a caso, una Jakpa o una Streri non osservino che so, Mabrey e Keys tanto per rimanere in casa delle campionesse d’Italia cercando di rubare quanto più possibile movimenti ed esecuzioni?
E’ possibile che in tutta una stagione agonistica non riescano a lavorare sulle proprie lacune? Possibile che siano costrette a giocare 60 partite l’anno facendo sempre le stesse cose, gli stessi movimenti, gli stessi tiri obbligati da staff tecnici per lo più miopi ed interessati solo al referto rosa?
Così creiamo solo robottine che una volta varcata la maggiore età fanno una fatica bestia ad emergere in Serie A prima ed in campo Europeo poi.
Non è certo un caso se a livello giovanile qualche medaglia è sempre arrivata, ma poi da grandi……il nulla.
Questi quaranta minuti non sono stati imbarazzanti per le ragazze che ci han sempre dato dentro, ma son stati la fotografia di un sistema sportivo, quello italiano, allo sbando incontrollato che si regge solo sulle individualità, che per fortuna ci sono e di buon livello.
Mancano educazione motoria fin dalla tenera età, mancano strutture dove allenarsi, manca tempo e voglia a chi comanda davvero nello sport per cambiare le cose, impegnati solo a raccattare voti per la rielezione andando di tanto in tanto al circolo o alla associazione di turno a far foto con la star di turno
Per cambiare rotta servirebbero programmazione ed interazione con la scuola, servirebbero risorse per pagare istruttori, servirebbe che le società non dilapidassero soldi in procuratori ma creassero settori giovanili importanti.
Scusate lo sfogo, ma ho cercato di tramutare in righe tutti i pensieri che mi son venuti durante la visione della partita. Mi perdonerete, spero.

giovedì 20 luglio 2023

Altri continenti: Cina e Brasile, ori dopo 12 anni. Ionescu incanta il mondo

 Nella prima metà di luglio, mentre noi si era immersi in vicende di respiro continentale quali l'Europeo U18 e il Torneo di Binzago :rolleyes: , in altri angoli del globo si tenevano eventi d'importanza non minore.


- Campionato asiatico (Asia Cup). La Cina è medaglia d'oro e non succedeva dal 2011. Può sembrare strano ma in effetti il Gigante Rosso aveva attraversato una crisi, nella decade passata, da cui è brillantemente uscito negli ultimi anni, con il culmine dell'argento mondiale 2022. Nelle ultime 5 edizioni aveva vinto il Giappone, stavolta argento. Si è giocato a Sydney, stessa città della World Cup (anche se non si è usato il mega-palasport da 16.000) e, in semifinale, stessa sfida dello scorso anno e stesso esito, ovvero Cina batte Australia, stavolta in modo più netto (74-60); break decisivo nel 3° quarto. Era un'Australia senza parecchie "bigs"; nemmeno la Cina era al completo ma era un po' più simile, presumibilmente, a quella che vedremo a Parigi il prossimo anno.
Nell'altra semifinale tutto facile per il Giappone sulla Nuova Zelanda (88-52).
Finale quindi tra le due nazioni più cresciute, sul piano cestistico femminile, nell'ultima decade: argento olimpico contro argento mondiale. Palazzetto strapieno (non grandissimo, ma circa 5.000 spettatori), quasi tutti cinesi presumo della comunità immigrata in Australia, con un tasso d'entusiasmo ben superiore ai nostri standards. Partita di alto livello e di grande equilibrio; comandano le nipponiche dal 2° quarto (26-35) fino a metà dell'ultimo (54-60), poi 3 triple in fila procacciano il sorpasso cinese che s'estende fino a +6 (66-60, parziale di 12-0). Il Sol Levante ha la forza di reagire e riportarsi in pari (66-66 a -1'40") ma la Cina va dalla torre Xu Han che realizza da sotto; seguono errori giapponesi e 3 liberi cinesi per un determinante 71-66; dopo due punti per parte, la tripla allo scadere di Mawuli (l'afro-giapponese in evidenza soprattutto nel 3x3 a Tokyo '21) serve solo a ridurre lo scarto (73-71).
Xu Han, la torre del '99 che gioca anche in Wnba con New York, peraltro con poco spazio finora quest'anno, enorme protagonista: in finale 26 punti con 12/17 al tiro e 10 rimbalzi, nel torneo in totale è prima marcatrice, prima rimbalzista, prima nelle stoppate e prima persino nella percentuale da 3 (con un 9/14 che per una 2.08 è lusso). Immagino non abbiano nemmeno sprecato tempo a votare l'mvp, dandole direttamente il trofeo. In finale anche 17 punti di Meng Li per le cinesi, 17 di Takada per le nipponiche.
Australia bronzo stracciando la Nuova Zelanda.

- Campionato americano (AmeriCup). Anche qui un ritorno sul trono dopo 12 anni, quello del Brasile. Antica potenza, soprattutto fra la metà e la fine degli anni '90 (un oro mondiale, un argento e un bronzo olimpico, mica noci; ricordiamo le grandi Hortencia e "Magic" Paula), ha avuto un lungo appannamento, non so per quali cause storiche e non credo nemmeno che ne sia del tutto uscito. Comunque, ha ritrovato abbastanza competitività da portarsi a casa un oro senza sconfitte.
Si giocava in Messico con 10 squadre in 2 gironi; uno era vinto appunto dalle brasiliane battendo, tra le altre, gli Usa; l'altro era stradominato dal Canadà con scarti medi di quasi 35 punti, sicché le foglie d'acero parevano le favorite principi per l'oro (dopo il 4° posto mondiale lo scorso anno). Tuttavia in semifinale cadevano per meno delle americane (63-67) mentre il Brasile si sbarazzava di Porto Rico.
In finale si ritrovavano dunque Brasile e Usa: esito e punteggio quasi identici al confronto della prima fase; dopo un +2 yankee all'intervallo (35-37) le ballatrici di samba piazzavano il break decisivo negli ultimi 5' del 3° quarto (60-47), poi andavano un po' in confusione nell'ultimo, smettendo quasi di segnare; le americane però riuscivano a far di peggio (4-2 il parziale nei primi 5') e nel finale non s'avvicinavano oltre un meno 9; chiudeva i conti la lunga Soares su rimbalzo d'attacco (69-58).
Proprio Kamila Soares, 20 punti e 11 rimbalzi in finale, veniva eletta mvp; trattasi di una 2001 di ben 2,04 di statura, di militanza in Ncaa; in quintetto ideale anche l'altra brasiliana Dantas (da non confondersi con "Mamà" Dantas che giocò in Comense epoche fa), l'americana R. Jackson, la canadese Alexander e un volto che diventerà noto dalle nostre parti, ovvero la portoricana neo-scledense Guirantes, 20 punti di media (già top scorer ai Mondiali '22).
Le americane si sono presentate con una formazione "sperimentale", diciamo così, tutta di elementi fra il 2001 e il 2004; tra queste anche Angel Reese, la "Bayou Barbie" grande protagonista delle seguitissime finali Ncaa di quest'anno (sia per aver vinto, sia per aver sfottuto con un gesto l'idola d'America, Clark); non che abbia giocato male (8,3 punti e 11,1 rimbalzi di media) ma nemmeno ha dominato. In finale solo 4 punti.
Sarà interessante verificare alle Olimpiadi se la rinascita brasiliana è reale o fuoco di paglia. Per ora il livello di questa AmeriCup m'è parso inferiore a quello dell'analoga competizione asiatica.

All Star Game Wnba. Più che la partita (punteggio esorbitante grazie anche alla regola sperimentale del tiro da 4 punti, scoccabile dall'interno di appositi cerchi tracciati a circa 9 metri dal canestro) :wacko: , ha fatto scalpore in tutto il mondo (persino dalle nostre parti se n'è accorto qualcuno) la performance di Sabrina Ionescu nella finale della gara di tiro da 3. Semplicemente eccezionale, 25 tiri segnati su 27, meglio di qualunque altro concorrente uomo o donna nella storia delle gare di tiro (almeno quelle professionistiche, poi se c'è qualcuno che ha fatto meglio nella gara amatori Uisp a Cesenatico, non lo so). :unsure:
Una conferma del fatto che le giocatrici attuali, al massimo livello ma ormai anche in una normale A2 nostrana, tirano da 3 con estrema disinvoltura, anche da ben oltre l'arco. Lontanissimi i tempi, ma era solo una dozzina d'anni fa, in cui si paventava che l'arretramento a 6,75 le avrebbe irrimediabilmente penalizzate. La minor forza nelle braccia non è evidentemente un problema se c'è l'addestramento giusto fin da piccole. Forse un giorno succederà lo stesso anche per la verticalità dei salti, uno degli storici handicaps del gioco femminile rispetto a quello maschile.

Nella foto: Xu Han riceve il titolo di mvp dell'Asia Cup davanti alla folla cinese festante a Sydney.


lunedì 17 luglio 2023

Torneo di Binzago: aggiornamento flash (dopo serata finale)

Serata finale di grande livello, sia tecnico che di emozioni. Già la finale terzo posto non è stata male, punteggio altissimo e anche un bel po' di punti delle donne, tra cui 15 di Stilo e in doppia cifra anche Perini, Trianti e Pusca, anche se quest'ultima ha sbagliato parecchi tiri, non riuscendo ad avvicinare Toffali in testa alla classifica marcatrici (ma le servivano 38 punti). Comunque Pusca ha messo due canestri importanti nel finale.


Poi la finalissima con la vittoria, strappata nel finale, per la squadra di Tibè e delle due Grassia cui si è ricongiunta, un po' a sorpresa, Frustaci, autrice della tripla che ha chiuso virtualmente i conti, su riapertura di Tibè. Le quattro hanno fatto valere la loro prevista supremazia sul poker Resemini-Cincotto-G. Villa-Panella, le quali però, debbo dire, sono state brave a limitare i danni (non era facile per ragazze di B, e una di Promo, contro tutte di A), così gli uomini non hanno dovuto fare i miracoli per tenere la squadra in partita.
Alla fine però vince la squadra con le donne migliori (insieme al gruppo Toffali & c.) e quindi bene così dal punto di vista femminile.

Tibè vince il premio di miglior giocatrice, Toffali resta capocannoniera come l'anno scorso, la sua squadra prende il premio in memoria di Nadia Rovida per la maggior % di punti delle donne.

Secondo me nel complesso (ma i bilanci li debbo ancora fare) è stata un'edizione discreta ma non di più, per la componente femminile. Dipende anche dal livello maschile oggettivamente molto alto. Comunque un piacere ospitare per 3 settimane quasi 70 giocatrici del panorama regionale (e una da fuori come Carbonell dalla Liguria).

domenica 16 luglio 2023

Torneo di Binzago: aggiornamento flash (dopo le semifinali)

ieri gran serata delle semifinali + gara di tiro da 3. Su quest'ultima esaurisco subito il discorso perché c'erano solo 3 ragazze e solo Valentina Ceccato (specialista) ha fatto un buon punteggio, piazzandosi sesta.


Per quanto riguarda le due partite, nella prima non molta trippa per le femmine, si sapeva visto che si sfidavano due delle squadre con il gruppo maschile più forte. Spunti discreti da varie giocatrici, comunque, poi vince la squadra che aveva già fatto fuori Toffali e compagne.
Nella seconda semifinale ottima Tibè che fa la differenza nel primo tempo; bene anche Martina Grassia; dall'altra parte più che buona Pusca.

Quindi in finale si sfidano il supergruppo Tibè + 2 Grassia (non c'era Frustaci ieri e credo nemmeno oggi) e il più umile ma combattivo gruppetto Resemini-Gloria Villa-Cincotto. Vedremo se la squadra delle più quotate saprà sfruttare la teorica supremazia femminile; storicamente è raro che succeda, a causa del testosterone maschile poco propenso a lasciare il palcoscenico alle donne quando si alza la posta in palio.

Interesse anche per chi vincerà i 3 premi femminili (miglior giocatrice - miglior marcatrice - miglior giovane U22).
Il premio alla squadra con la maggior % di punti femminili, intitolato alla memoria di Nadia Rovida, è già sicuro per Toffali & c.

sabato 15 luglio 2023

Ancora contro le mega-teorie sui risultati negativi

Sì, è vero, in effetti avrei dovuto dire "descrizione" più che "spiegazione". O meglio, può spiegare perché facessimo così fatica con questa squadra, ma non perché non siamo riusciti a portare in campo una squadra migliore di così (al di là dell'assenza di Zanardi e dell'infortunio di Osazuwa, ovviamente).

Però certe spiegazioni troppo complesse che risalgono all'età della pietra partendo da un singolo risultato, o da una singola spedizione, a me non convincono mai.
E' come quando, nella vita reale, da un singolo episodio di cronaca scattano fior di intellettualoni che ne fanno lo specchio di complessissime dinamiche per cui la società intera è marcia dalle fondamenta, eccetera eccetera. Roba con cui si fa la bella figura da intelligentoni ma secondo me lascia il tempo che trova, e soprattutto non capisco mai perché se le cose vanno bene, non sono lo specchio di nulla, mentre se vanno male, sono l'ineluttabile prodotto dei fattori che l'intellettuale sviscera.

venerdì 14 luglio 2023

I giorni della cicoria (2^ parte - Europeo U18)

- Ma l’asprigno delle defezioni societarie era nulla in confronto all’evento principe della prima decade di luglio: l’Europeo U18 in Turchia. Una via crucis che però, a differenza di quella originale, non è finita con la crocifissione ma con la salvezza. :blink: Un’improvvisa sterzata del destino, che sembrava fin lì proporre il perfetto copione di una storia che nasce con premesse negative, prosegue peggio e finisce a rotoli.
Le premesse negative erano: a) la defezione di Zanardi, miglior talento dell’annata e uno dei migliori d’Europa (a meno che ci siano tante 18enni che abbiano segnato 15 punti di media in A1, ancorché nel club di casa); b) un po’ meno tangibile ma avrà pur pesato (altrimenti che senso aveva prevedere guai, all'epoca?), la nostra rinuncia a far giocare le minorenni nell’estate 2021, in cui le 2005 si sarebbero cimentate come “annata forte” in un Challenger U16, acquisendo bagaglio. Sì, qualche ’05 ha poi giocato l’Euro U18 del 2022 al seguito delle ’04 (Tempia, Bernardi, Lucantoni e Fantini per l'esattezza; da aggiungere Piatti all'opera nell'Euro U16), ma non era la stessa cosa, perché qui si trattava di essere protagoniste e non spalle.
Quindi, una certa preoccupazione era fondata già alla vigilia. Va tenuto conto che l'U18 per noi è stata, anche nel recente periodo di bonanza, la categoria più difficile per noi; sì, è quella in cui abbiamo vinto più ori (2), ma se guardi il risultato medio, che è più significativo, vedi che in U16 e U20 siamo andati meglio. Non so se ci siano motivi profondi o se sia un caso, ma di fatto è così.

- Addì 1° luglio si va in campo, prima partita con la LituaniaOsazuwa, dopo 4 minuti e mezzo, si avventura in una partenza in palleggio a tutto campo, la caviglia la tradisce, crolla a terra con evidente dolore feroce. :woot: Europeo finito per la nostra teorica (e probabilmente effettiva) lunga di riferimento. Quindi no Zanardi e no Osazuwa. Dopodiché, Giacchetti, la nostra più giovane (2007) e anche la più carica nell'occasione, 14 punti in 11 minuti, si fa male pure lei; non grave perché il suo Europeo continuerà, ma senza più giocare così bene. La sorte decide di averci stangato a sufficienza e ci fa vincere la partita con le baltiche, 64-62, con una tripla di Lussignoli ben costruita da Bernardi a circa 1' dalla fine (nell'ultima azione palla persa da loro a centro area). Ma avevamo bruciato un +15 a metà 3° quarto finendo sotto di 3 a 5' dalla fine, palesando la fragilità che poi c'avrebbe accompagnato per il resto della campagna.

- Le altre due partite di girone sono uno strazio. Becchiamo un 59-75 dal Portogallo con un 10-28 nel 2° quarto che compromette tutto. Ci fa un mazzo la longilinea Silva, 1.98, mani buone ma esageratamente subita dalle nostre (25 + 11 rimbalzi), anche se con l'attenuante del reparto-lunghe da ricostruire dopo la perdita di "Big O". Cedolini con 12 la nostra top scorer.
Segue un 44-62 col Belgio, stavolta crollando alla distanza dopo il meno 1 all'intervallo. Aghilarre unica in doppia cifra per noi con 10.

- Si entra nel vivo, visto che la prima fase serviva solo a comporre la griglia dell'eliminazione diretta.
Gli esiti degli ottavi, con l'ecatombe di squadre del nostro girone, mostrano in modo lampante che non eravamo finiti in un gruppo di ferro, anzi... e qui la paura inizia legittimamente a serpeggiare. Eppure noi non andiamo lontani dal ribaltare le nostre sorti battendo l'Ungheria (accoppiamento anche questo non sfavorevole, visto che poi le magiare sono state bastonate dalla Slovenia). Sembra anzi, per due quarti, che ce la possiamo davvero fare. Forse i nostri migliori 20 minuti dell'Europeo, andando a +12 all'intervallo (24-36). Poi però collassa l'attacco, che segna solo 17 punti nella seconda metà; nel 3° quarto reggiamo ancora perché le magiare non fanno molto meglio; ma un 24-8 nell'ultima frazione ci sorpassa e stacca negli ultimi 5 minuti (59-53). Lussignoli con 12 l'unica in doppia cifra.
Emerge, in queste tre sconfitte (oltre ai mille difetti che uno può trovare nel bagaglio tecnico delle nostre, risalendo a ritroso sino al minibasket, ma lo lascio ai professori del giuoco), <_< un nostro grave problema, e cioè la mancanza di riferimenti sicuri. Tante ragazze in grado di fare anche ottime cose, a tratti, ma nessuna capace di fornire una continuità non solo tra una partita e l'altra (chi gioca bene oggi è un fantasma l'indomani), ma nell'arco della stessa partita, persino tra un'azione e l'altra, passando da un movimento di valore assoluto a una cappellata inimmaginabile. Situazione in cui anche uno navigato come Lucchesi non trova una bussola con cui orientarsi nelle scelte.

- Siamo quindi fuori dal tabellone principale. Ma potremmo ancora evitare le pene dell'inferno se battessimo Israele nel primo turno di classificazione 9°/16°. Arriva però un'altra sconfitta di misura, stavolta senza alti e bassi clamorosi, ma con un passaggio a vuoto nel 3° quarto, che da +4 ci porta a meno 7; da lì fatichiamo a risalire anche se poi ci riusciamo, arrivando a meno 1 con 1'40" sul cronografo dopo una tripla di Cappellotto e un canestro di Cedolini. Poi però falliamo occasioni per sorpassare; torniamo a meno 2 con Lussignoli a -13"; Israele fa 1/2 ai liberi, quindi abbiamo palla sul meno 3; che fa Cedolini? Cerca una percussione verso l'area, su cui subisce fallo, ma serve a poco anche se segnasse ambo i liberi. :blink: Peraltro sbaglia il primo, poi apposta il secondo ma tira una sassata che prende solo il tabellone: infrazione. Perdiamo 62-65; anche stavolta una sola in doppia cifra, Lussignoli con 14.

- A questo punto siamo nella palta: tabellonaccio 13°/16° posto, tre probabilità su quattro di retrocedere. Dobbiamo vincere 2 partite su due dopo averne perse 4 di fila. Il disfattismo serpeggia ma è difficile trovare appigli a cui aggrapparsi per essere ottimisti. Invece, come dopo Caporetto nel 1917 (unico termine di paragone possibile), sapremo in qualche modo salvare la ghirba, senza bisogno di cambiare generale come facemmo, da Cadorna a Diaz, nella Grande Guerra.
Ritroviamo quel Portogallo che ci aveva bastonato 6 giorni prima. La palestrina secondaria di Konya è una perfetta location per una partita da purgatorio, con gli immancabili faccioni di Ataturk ed Erdogan sulle pareti, e i pochi tifosi che però nell'ambiente piccolo si sentono. La tensione è da psicodramma, e ci paralizza nei primi due quarti, inguardabili per noi, per fortuna non eccelsi per loro (imprecisissime al tiro), anche perché abbiamo elaborato idee valide su come contenere Silva. All'intervallo siamo sotto 27-16, ammaccate ma non ammazzate, a patto di sbloccarci almeno un po' in attacco.
E' quello che avviene. Sì, ogni canestro ci costa una fatica mortale; come al solito da queste ragazze non sai mai cosa può venire fuori in ogni momento; ma con un 3° quarto da 5-16 per noi la rimettiamo in piedi. Nell'ultimo periodo tutte sbagliano (quasi) tutto da entrambe le parti, il parziale è di 7-7 nei primi 7 minuti. Lucantoni segna due canestri pesantissimi, il secondo è una tripla per il 42-42 replicando a una tripla portoghese che ci poteva tagliare gambe e braccia.
Combiniamo però una serie di danni negli ultimi 2 minuti: tecnico a Bernardi per fallo su rimessa avversaria prima che la palla sia in gioco (tiro libero a segno, 43-42); poi palla persa banale; poi un doppio errore al tiro; poi una dormita a rimbalzo difensivo su errore del Portogallo: siamo costretti a fare fallo, va Silva in lunetta a 4 secondi dalla fine sul +1 per loro.
Siamo quasi spacciati.
Per il fortuna rimane il "quasi". Succede che la torre lusitana sbaglia il primo libero. Chiede istruzioni alla panchina, che le dice evidentemente di tirare per segnare; cosa che fa: 44-42 per loro ma timeout per noi e palla da metà campo.
A casa, 60 milioni d'italiani (o almeno i 60 adepti del femminile) pregano nel miracolo. Rimessa ben eseguita con Lucantoni che serve Tempia, partita da sotto canestro per un taglio verso il fronte perimetrale, protetto da un doppio blocco delle compagne. La bresciana riceve palla con discreto spazio, carica e spara la tripla.
Purtroppo sbaglia. La palla prende il primo ferro e chiaramente è destinata a spegnersi fuori. Siamo retrocessi.
Invece no. Per motivi che solo un ingegnere dei materiali e un fisico teorico potrebbero forse spiegare, la palla, anziché schizzare lontano, s'addormenta sul ferro ed entra a 1 secondo dalla fine. 3_3 3_3
Urlano selvaggi i tifosi nostri in tribuna, gli appassionati davanti allo streaming, urlano ovviamente le ragazze, buttando fuori tutta la sofferenza che s'era accumulata a mo' di tappo letale sulla squadra. Lucchesi e l'assistente Lombardi hanno un bel da fare a sedare le esultanze, ricordando che c'è ancora 1 secondo sul cronometro.
Per fortuna non arriva la contro-beffa: il Portogallo sbaglia dall'angolo e vinciamo 44-45 (Piatti 6+10 rimbalzi, Lucantoni 11 punti, Tempia 8). Oltre al miracolo di Tempia dobbiamo benedire l'11/58 dal campo per il Portogallo.
Alla sirena c'è chi piange, come Piatti (che dimostra come la sua espressione da sfinge mentre gioca nasconda in realtà emozioni forti), c'è chi urla pazzamente, come Lucantoni. Di nuovo Lucchesi deve placare i festeggiamenti, urlando (si vede dal labiale) che non è finita, c'è ancora da vincere l'indomani.

- Sarebbe crudele aver vinto così per poi buttare tutto. Non succederà. Con la Rep. Ceca conduciamo con buon margine fin dal 1° quarto (20-11). Rimosse evidentemente certe zavorre mentali, le nostre giocano con più sicurezza e buone esecuzioni, limitando le bestialità. Costruiamo soluzioni di qualità da vicino; il 48% da 2 contro il 29% ceco sarà decisivo. Qualche sbavatura nel finale di 2° periodo ci fa scendere da +12 a +8 all'intervallo (37-29) col timore che sia la premessa di un classico blackout nostro.
Invece ripartiamo molto bene dopo la pausa ed è il momento decisivo. Voliamo a +16 (47-31) con un "coast to coast" di Cedolini e un canestro di Piatti dal gomito, contro la zona nel frattempo messa in pista dalle ceche come carta della disperazione. Anche nell'ultimo quarto il margine rimane stabile (58-43 al 32', 64-52 al 37'); sciupiamo qualcosa di troppo, con una Fantini peraltro positiva nel complesso, ma le ceche sprecano tutte le occasioni per riaprire la partita.
Siccome però le ragazze oltre a salvarsi dalla Division B vogliono demolire le coronarie di Lucchesi, negli ultimi 2 minuti inanelliamo pasticci inenarrabili, tra cui un fallo (recidivo) di Bernardi su rimessa avversaria a palla morta, palle alle ortiche sul pressing e così via, ma la vittoria non è in discussione, anche se lo scarto finale è solo +5, 68-63. Piatti 13+11 rimbalzi, Fantini 11, Cedolini e Lussignoli 10, Bernardi 9+9 rimbalzi.

Siamo salvi; certo non è vera gloria, ma quando vedi la morte in faccia (nello sport come nella vita), se alla fine non muori godi.
Non m'addentro in giudizi sulle singole, anche perché sarebbe molto simile per tutte: come detto prima, a tratti ognuna ha fatto bene, a tratti da cani. Do solo due dati significativi: nessuna più di 8 punti di media (Cedolini), a riprova del fatto che siano mancati riferimenti costanti; e 32% di squadra nel tiro dal campo. La sorpresa positiva è stata Lussignoli; incoraggiante la crescita in personalità ed efficacia di Piatti, contando che è una 2006. Sempre nel complesso, è chiaro che non possiamo essere entusiasti di quello che le nostre 2005 valgono oggi come oggi (pur tenendo ovviamente conto delle assenze di "Super Z" e "Big O"), ma non è detto che in prospettiva non abbiano margini di miglioramento interessanti. Gli anni persi durante il Covid potrebbero aver solo ritardato e il loro sviluppo. "Qualcosa dentro", secondo me, queste ragazze ce l'hanno. E più d'una ha anche "qualcosa fuori", in termini di centimetri e mobilità. Devono sviluppare continuità mentale e conoscenza del gioco. Magari qualcuna diventerà più forte delle "nate pronte" del '99 e 2002, per citare recenti gruppi nostri che hanno vinto e stravinto nelle giovanili.

- Sarebbe stata un'ingiustizia della sorte se proprio Lucchesi, il principale artefice del nostro quindicennio dorato, avesse dovuto legare il suo nome alla prima nostra retrocessione dopo 18 anni, evento che avrebbe marchiato simbolicamente la brusca fine di un'epoca. Fine che peraltro è forse già avvenuta, con il Covid a fare da spartiacque. Le vacche grasse sono un bel ricordo, può darsi che c'attenda un'epoca di carestia e saporacci amari. Non lo voglia Iddio ma non si capisce su quali premesse potremmo far fioccare medaglie come negli anni recenti.
Occhio, però: questo lo diremo (eventualmente) facendo un bilancio alla fine dell'estate. E' assurdo quando ogni singolo risultato di una partita sembra il giudizio universale, lo specchio d'ogni magagna del sistema (solo se è una sconfitta, però; se è una vittoria non è lo specchio di nulla), la conferma i-ne-qui-vo-ca-bi-le delle teorie di ciascuno, salvo poi predicare che i risultati sono l'ultima cosa che conta nelle giovanili... In quest'ottica non capisco il pur bravo Eduardo Lubrano (che certo non fa parte dei parla-a-vanvera) laddove scrive: "In quattro anni dall’oro al 13° posto è la fotografia di un movimento che non produce più atlete, giocatrici, ragazze in grado di stare in campo in un certo modo", perché vorrebbe dire che appena 4 anni fa sapevamo farlo e adesso no, ma è plausibile?

- Due parole in chiusura sull'Europeo delle migliori. Ha vinto la Slovenia in finale sulla Francia, tiratissima (63-61) dopo due semifinali a senso unico, rispettivamente contro Serbia e Spagna. Mvp assoluta quell'Ajsa Sivka che abbiamo visto, seppur poco impiegata, a Schio quest'ultima stagione; ha sciorinato completezza tecnica (16 punti, 9 rimbalzi e 3 assist di media) e personalità alzando il livello nelle partite decisive (45 di valutazione contro la Serbia). Importante anche il play, dal nome più latino che slavo, Lea Bartelme, mvp della finale.
Da notare che per il secondo anno di fila l'oro U18 va a una "outsider" rispetto alle solite potenze (nel 2022 toccò alla Lituania). Vedremo se sapranno imitare il Belgio nel tradurre l'exploit giovanile (Meesseman e compagne vinsero nel 2011 appunto l'U18) in futuri successi senior.

mercoledì 12 luglio 2023

I giorni della cicoria (1^parte: defezioni societarie - ingresso di Roma - ritiro di Cinili - torneo di Binzago)

Ci sono periodi in cui bisogna masticare l’asprezza della cicoria sperando che non sia il veleno mortale della cicuta. In questo inizio estate, dopo l'amaro Montenegro dell'Eurobasket senior, tocca continuare a stringere i denti.
- Hanno ufficializzato l'abbandono della serie A le tosche Lucca e Firenze; non l'ha ancora fatto la longobarda Crema ma l'annuncio dell'ingresso di Roma ne è in sostanza la conferma (così come lo era già stato da varie settimane quello di Brescia al posto di Moncalieri).
Paradossalmente, nel periodo del Covid, quando si paventava una strage di clubs, erano sopravvissuti quasi tutti; ora che il Covid s'è dileguato, scatta la morìa. Ma già in occasione della crisi economica del 2008, cioè il precedente fattore di sconquasso, gli effetti si erano sentiti verso il 2011-2012, non nell'immediato. In più, s'aggiunge adesso l'incognita dei costi in crescita per via delle novità legislative sullo sport; il che magari è vero per alcuni e un pretesto per altri, ma tant'è.

Firenze annunzia di volersi concentrare solo sul settore giovanile, il quale s’è appena confermato sul trono della Coppa Italiana U14. “Il titolo della Serie A2 viene momentaneamente congelato in attesa di riattivarlo”, quando appunto le giovani saranno pronte, così dice l’ultimo comunicato societario. Appena un mese fa lo stesso club aveva reagito male all'anticipazione della notizia, data da Basketrosa: “La nostra società smentisce categoricamente tale voce (definirla notizia sarebbe davvero fuori luogo), destituita di ogni fondamento e potenzialmente lesiva del nome della società stessa. La Pallacanestro Femminile Firenze infatti parteciperà regolarmente al campionato di serie A2”. :angry: S’aggiungevano minacce di azioni “anche di carattere risarcitorio” contro chi avesse sparso ancora codesta voce.
Orbene, delle tre l’una: o è un caso di dissociazione della personalità, o hanno (legittimamente) cambiato idea nelle settimane intercorse; o stavano recitando una parte. Dico solo che spiace quando si attaccano canali d'informazione come Basketrosa, Basketinside o Pianeta Basket, i quali lavorano per passione e non per lucro, a differenza di altri operatori del movimento. Specie quando tali canali hanno semplicemente ragione nel dare una notizia. Altro che “destituita di ogni fondamento”. Meno male che le gestrici di Basketrosa, tra cui la nostra amica utente Silvia Zanetti, sono evidentemente dotate di pazienza e dosi abbondanti di bicarbonato.

- Sul destino infausto di Lucca, come di quello cremasco e moncalierese, non v'erano dubbi ormai da mesi (scarse le speranze che il famoso "appello agli imprenditori locali" trovasse riscontro); scompare la società che insieme a Ragusa è stata la maggior antagonista di Schio (o perlomeno la più frequente seconda alle spalle della cannibale) nella seconda metà dello scorso decennio. Lo scudetto 2017 resterà scolpito; nel calcio sarebbe stato celebrato come quelli del Verona o del Leicester: la quintessenza di Davide che batte Golia. Purtroppo il declino iniziò già all'indomani dell'impresa, con l'addio di Diamanti e l'esodo di protagoniste; negli ultimi tempi il vuoto sulle tribune era desolante; la stagione '21/22, da sorprendente outsider (quarta in stagione regolare), era stata più un exploit occasionale che una risalita permanente nell'elite, tant'è che quest'anno è giunta solo una salvezza nei playout.

- Se in Lucca s'intravedeva una parabola discendente, a Crema la spina è staccata in modo brutale, dopo una prima stagione in A1 che poteva additarsi come modello di gestione, di passo lungo quanto la gamba, di ottenimento del massimo risultato in rapporto alle risorse disponibili, di coinvolgimento di una piazza piccola ma entusiasta. Dèsola il fatto che evidentemente i conti non siano più tornati, e nulla di tutto ciò sia servito se non a togliersi lo sfizio d'aver partecipato per un anno, senza sfigurare, al ballo delle grandi, dopo averlo sognato a lungo (mi riferisco alle tante stagioni di vertice in A2 sfiorando la promozione). Come del resto tramontò lo scorso anno l'utopia di Costa Masnaga, cioè stabilizzarsi nelle squadre da playoff di A1 con una squadra in cui le straniere servivano le italiane (in maggioranza giovani di casa) e non viceversa.
Orbene, parlando in generale, nelle vicende di abbandoni della massima serie è evidente che in qualche caso c’è una condotta dolosa, cioè gente che spende soldi che non ha, facendo lo splendido finché può, salvo poi incazzarsi con istituzioni e “imprenditoria locale” perché non coprono il buco. Ma non credo che sia il caso del “pres” cremasco Manclossi, né del plenipotenziario masnaghese Ranieri (cito loro perché da lombardo li conosco un po’).
La questione è che puoi essere bravo e virtuoso quanto vuoi, ma se un brutto giorno ti viene a mancare il dinero, devi salutare la brigata. Ma tant'è, inutile sorprendersi ogni volta come se fosse una novità; abbiamo visto scomparire nell'ultimo decennio Taranto, Comense, Parma, Faenza (poi tornata con altro club), solo per limitarsi a chi era nell’élite dell’A1; c'è anche chi è si è auto-retrocesso per poi risalire (Venezia, Geas). Peraltro se vai a fare lo stesso controllo sulla celebrata serie A1 di pallavolo, trovi più o meno la stessa situazione rispetto a un decennio fa, cioè una maggioranza di clubs defunti o riciclati con denominazioni nuove.

- L'importante è che per uno che va, ce ne sia uno che entra, come l'Oxygen Roma, società nuova di pacca che arriva direttamente in A1 al posto di Crema. Il suo patron, Rubin (italo-israeliano), ha rilasciato la sua prima (credo) intervista a un Eduardo Lubrano decisamente in forma in questo periodo. Speriamo che riesca a crearsi un seguito di pubblico da zero, e soprattutto che duri. Certo che avere in A1 Roma e Milano in più, rispetto allo scorso anno, suona bene, anche se non ci trasformerà nello sport nazionale.

- A proposito di Roma. Ha annunciato il suo ritiro una grande romana, Sabrina Cinili. Annuncio stringato sui social, da parte sua, con una sola dedica: ai tifosi. Diventa dirigente alla Virtus dove ha finito la carriera con un ruolo vieppiù da comprimaria, anche per problemi fisici. Giocatrice per certi versi enigmatica: in apparenza non le mancava nulla (tranne forse un po’ di chili) per essere protagonista assoluta in Italia e anche a livello internazionale. Statura e agilità in rapporto al ruolo; mano morbida, varietà di movimenti; difesa e comprensione del gioco; senso del collettivo. L’impressione è che però il ruolo da protagonista le pesasse, preferendo quello di “spalla” per giocatrici di maggiore personalità e di maggior coraggio nel prendersi responsabilità decisive, a costo di sbagliare e finire sul banco degl’imputati. Emblematico in tal senso il tragico Svezia-Italia a Eurobasket 2021, quando varie sue compagne inanellarono padelle ma almeno ci provarono, mentre lei finì con 1/2 al tiro in 22 minuti.
“Nessuno vuole essere Robin”, cantava Cesare Cremonini. Ma lei sì, preferiva essere Robin che Batman. Ci fu un giorno in cui sembrava aver smesso i panni della gregaria e indossato quelli della protagonista, scoprendo di esserne perfettamente all’altezza. Era gara-5 della famosa finale scudetto 2015, quando una 26enne Cinili stava trascinando Ragusa alla vittoria su Schio, giocando meglio di Macchi. Come finì lo ricordiamo: Sabrina uscita per 5 falli e Chicca autrice di quel miracoloso canestro decisivo nel supplementare. E Sabrina in lacrime, come troppe volte c’è toccato di vederla, in pratica alla fine di ogni Eurobasket (lei come le compagne, ma in qualche modo le sue spiccavano tra le più intense). Parliamo insomma di un’ottima giocatrice, che tra l’altro seppe mettersi in gioco fuori dalla “comfort zone” andando in Turchia quando espatriavano ancora poche delle nostre. Per il resto, considerando che in tutta la carriera non ha mai raggiunto i 10 punti di media stagionale, è forse ingiusto immaginare che dovesse essere più di quello che è stata. Eppure quella Cinili che apparve, lampo luminoso, in quella finale 2015 e poi non si vide (quasi) più è un ricordo che lascia inevitabilmente dei rimpianti.

- Abbandono momentaneamente il "mood" malinconico (ma ci tornerò per parlare dell'Euro U18 nella 2^ parte). Da quasi due settimane (sto scrivendo la notte di domenica 9) sono appollajato al torneo misto di Binzago, col piacere d'ospitare all'opera quasi 70 giocatrici di cui una decina di A e una trentina di B. Tutte lombarde tranne una: Eliana Carbonell, la ligure specialista del 3x3, che per ogni partita arriva apposta da Lavagna (dove abita) o Genova (dove lavora). Strepitosa. :b:
Premesso che dopo i due anni senza torneo per Covid (2020-21) e la ripresa timida, ancorché piacevole, del 2022, qualsiasi cosa avvenga quest’anno sarà migliore, il sogno segreto è sempre quello, finora irrealizzato, che vinca il torneo una squadra in cui le donne contino più degli uomini. In passato vi furono prestazioni anche notevoli in finale, da parte di individualità di grande spessore come Maiorano, Filippi, Valentina Gatti, De Cristofaro e una poco "mainstream" nel basket organizzato ma sempre ottima al torneo come Carolina Bossi; ma nel complesso sono sempre stati gli uomini a fare la differenza. Quasi inevitabile. Forse senza il "quasi"; ma chissà se è l'anno buono per l'eccezione che infranga la regola.
I gruppi femminili migliori sono quello con Toffali, Baiardo, Silvia Bassani e Guarneri ("Tazza Revolution") e quello con Frustaci, Tibè e le due Grassia ("I Monstars"). Ma c'è una differenza: il primo di codesti due gruppi ha molti più palloni da parte dei propri uomini, che sono buoni ma non eccelsi (condizione indispensabile per il protagonismo femminile, altrimenti i testosteronati monopolizzano il giuoco).
Toffali finora un livello sopra tutte le altre: 77 punti in 3 partite. Le sue caratteristiche di creatività offensiva e gambe alla dinamite sono esaltate dal gioco libero del campetto. Ha anche vinto, da mvp, in contemporanea con la prima settimana di Binzago, il "Giardini Margherita", il famoso torneo estivo di Bologna, che da qualche anno ha aperto anche la sezione-donne. Anche lì prestazioni spaziali per "Susuperman": 35 punti in una partita, 27 in finale. Con lei c'erano anche Baiardo, Iuliano e un po' di giocatrici locali.
Tornando a Binzago, oltre alle già menzionate si sono viste prestazioni discrete anche dalle varie Ercoli (tirata a lucido fisicamente dopo aver dovuto smaltire l'inattività quando è tornata a metà stagione in B), Pusca, Zumaglini, Nespoli, Trianti, ma senza squilli di trombone. Vedremo adesso che comincia l'eliminazione diretta.
Sono finora mancate un paio di "vedettes" di A1 come Scarsi (iscritta ma al 99% non giocherà per i postumi dell'infortunio subìto in inverno) e De Cristofaro (possibile il suo arrivo per i quarti di finale). In compenso, tra il pubblico sono passate due nazionali come Laura Spreafico (reduce dall'Europeo) e Ilaria Panzera (uno degli ultimi tagli), oltre alla stella dell'U20 Sara Ronchi. Chiaramente appena ho visto Spreafico l'ho assaltata: "Ma è vero che tra Zanda e Lardo sono volati gli stracci? E come avete fatto a perdere così col Montenegro? Il popolo del web vuole sapere". Invece no, non gliel'ho chiesto. Solo fatto una foto promozionale per mostrare che la gente che conta viene ad assistere a Binzago; e parlato (lei per prima) dei tempi in cui avevo seguito la vittoria del mitico gruppo '91 della Comense (tra cui lei, Elena Bestagno e Pasqualin) giocando in B regionale in doppio tesseramento con Cantù, intorno al 2010. Però, se torna, magari glielo chiedo, delle magagne all'Eurobasket, ché avrà sicuramente voglia di parlarne. Come no. :woot:

sabato 8 luglio 2023

Torneo di Binzago: aggiornamento flash (dopo fase a gironi)

 ieri ultima serata della fase a gironi. Da lunedì si fa sul serissimo (perché sul serio si faceva già dall'inizio): chi vince va avanti, chi perde va fuori.


La Tazza Revolution di Toffali, che ne mette 26 senza particolare sforzo, vince il suo girone e avanza direttamente ai quarti. Bene anche Bassani.

Nell'altra partita pur senza prestazioni eclatanti, qualche spunto discreto da varie giocatrici.

Ecco in anteprima per questo forum la classifica delle migliori marcatrici della prima fase (3 partite giocate):

1) Susanna TOFFALI (Tazza Revolution) 77
2) Carlotta ZUMAGLINI (Black Sheep) 34
3) Elisa ERCOLI (I Tappabuchi) 33
4) Sofia SAVINI (Montenegro Team) 31
5) Irene PUSCA (Telobbuko Kuelpallone) 26
6) Silvia BASSANI (Tazza Revolution) 25
7) Angelica TIBE’ (I Monstars) 24
8) Ilaria NESPOLI (I Tappabuchi) 19
8) Valentina GRASSIA (I Monstars) 19
10) Stefania GUARNERI (Tazza Revolution) 18