giovedì 6 gennaio 2011

Cinguettii (113) - Il vero momento in cui Peterson decise di tornare

 Tra gli utenti di questo forum, anche i più accaniti snobbatori del maschile avranno saputo ciò che è successo all'Olimpia Milano in questi giorni: esonerato l'allenatore Bucchi, clamoroso ritorno in panchina di Dan Peterson dopo 23 anni e mezzo da commentatore televisivo (e molte altre cose), e ieri primo successo contro Caserta, con gioco spumeggiante, pubblico entusiasta, eccetera.

Dice: ma che c'entra col femminile? C'entra, perché le cronache ufficiali dicono che Peterson ha deciso di tornare in campo lunedì dopo un incontro a pranzo col presidente dell'AJ, Proli, e questa rimarrà la storia ufficiale, ma noi sappiamo che in realtà l'idea, al grande Dan, balenò in testa due anni e quattro mesi prima, ovvero nell'ottobre 2008. Perché c'eravamo, alla presentazione del "nuovo Geas" di A1 e della sponsorizzazione Bracco, e c'era pure il cosiddetto "Nano Ghiacciato". Il quale a un certo punto fu stuzzicato da Luca Chiabotti della Gazzetta, in veste di presentatore: "Coach, se Roberto Galli è tornato dopo 20 anni e ha subito vinto, non le viene in mente di imitarlo?". Lui si schermì, ovviamente, rispondendo qualcosa tipo: "Well, Roberto è un genio, io ormai sono più di 20 anni che sono fuori, well, chi lo sa...". Ma vedemmo una specie di lampadina accenderglisi sopra la capoccia. Giureremmo che Peterson, in quel momento, si ripromise di provarci, alla prima occasione. Poi magari ha messo nel cassetto l'idea, ma quando Proli l'ha chiamato, gli è tornato in mente di quella volta alla presentazione Geas.
Sarà trionfale il ritorno di Peterson come lo fu quello di Galli (ovviamente, finale a parte)? Non sappiamo, però i due hanno qualcosa in comune: entrambi icone degli anni '80, massimo fulgore del basket nostrano nonché della "Milano da bere"; entrambi amanti del bel gioco (e lo diciamo a rischio di sembrare i soliti sempliciotti per cui punteggi alti = basket piacevole); entrambi capaci di una visione del movimento al di là del loro naso; entrambi, soprattutto, personaggi in grado di creare interesse intorno a sé. E questa è una qualità che ovviamente non può andar disgiunta dai risultati, ma che va oltre i risultati stessi; è qualcosa che non s'insegna, e può identificarsi con la parola "carisma". Che serve a farsi seguire dai giocatori, chiaro; ma qui l'intendiamo nel senso dei rapporti verso l'esterno, cioè il saper comunicare "Ehi, gente, qui stiamo facendo qualcosa di speciale, seguiteci".
Un meccanismo che ha dei risvolti negativi (perché in fondo è qualcosa di superficiale, che concerne con l'arte di sapersi vendere, per cui, parlando in generale, uno che vale 5 può ottenere di più di uno che vale 10 ma non ha carisma), però Dio solo sa quant'è importante quest'arte, in un mondo frammentato in migliaia di spettacoli, interessi, eventi, che rischiano di confinarti nell'anonimato, per bravo che tu sia, se non riesci in qualche modo a distinguerti.

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