1) L'aspetto tecnico non può essere distinto, se non in piccola parte, da quello fisico-atletico: qualsiasi movimento, o gesto, eseguito da un giocatore è una fusione di entrambi gli aspetti. Se una giocatrice esegue un'entrata tecnicamente buona, ma l'altezza a cui rilascia la palla è un metro sotto il canestro (esagero, ma nemmeno tanto), perché è 1,70 e salta poco o nulla, è qualcosa che da vedere è poco spettacolare, al pari dei gesti dei giocatori delle serie minori maschili (ho detto Promozione che da noi in Lombardia non è un livello del tutto disprezzabile, magari in altre regioni è un cesso totale; allora diciamo serie C2). Il discorso dell'articolo che ho citato si riferiva appunto alla spettacolarità.
2) Tu citi Macchi e Adriana, ma parli del meglio del meglio. Io invece intendo certe giocatrici che d'accordo, forse allenandosi 10 volte alla settimana rispetto al dilettante maschio che ne fa 2 o 3 sono messe meglio come forma fisica e preparazione tattica, ma quello che poi vedi eseguire da loro è di estrema pochezza. O meglio, ci vuole qualcuno che sappia valutare la diversa difficoltà per le donne di eseguire un certo gesto rispetto agli uomini, e quindi riesca ad apprezzare la sua capacità di riuscirci (così come una donna, chessò, può apprezzare un uomo che riesce a manovrare l'uncinetto seppure a modo suo), ma sono pochi quelli in grado di compiere quest'operazione. Ecco perché, a mio avviso, agli occhi dello spettatore medio, anche quello appassionato di basket, il gioco delle donne appare roba strana, inferiore.
Sintesi? Per apprezzare lo spettacolo del femminile devi saperti mettere in un'ottica del tipo "però, sono brave per essere donne", così come se vai a vedere il giovanile devi saper pensare "però, sono bravi per avere 14 anni", o se vai a vedere il basket in carrozzina devi pensare "però, sono bravi per essere dei disabili". Se no è dura che ti piaccia.
Poi ci sono elementi "collaterali" in grado di attirar pubblico, come il considerare importante una realtà sportiva del tuo territorio, o se vogliamo l'elemento "sessuale" che qualche forumista tempo addietro giurava che è la chiave del successo del volley donne; ma parlando del gioco in sé e per sé, che era l'argomento della succitata Picariello, il discorso secondo me è questo, e non è solo un affare di schiacciate mancanti.
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