sabato 30 novembre 2013

Un articolo su Geno Auriemma

Un bell'articolo di Andrea Beltrama su Gazzetta.it ritraendo il santone Geno Auriemma. Evidenzio la parte finale perché è particolarmente significativa.

Basket femminile, la leggenda di Geno Auriemma: "Sto inseguendo la perfezione"

Da Montella, Avellino, a 8 titoli Ncaa con UConn con cui ha cominciato la 29/a stagione: "Quando non mi incazzerò più sarà ora di smettere. L'Italia? Quando torno mi sento a casa. Paese fantastico per le vacanza, duro per la vita normale"

Storrs, University of Connecticut. Dove l’autunno regala colori pazzeschi. Eppure Geno Auriemma, rinchiuso in palestra, non ha tempo di accorgersene. Prima dirige l’allenamento. Poi si siede sulle tribune, mentre le assistenti concludono il lavoro. Quella che è appena iniziata è la sua ventinovesima stagione da allenatore della squadra femminile. “Quando non mi incazzerò più vorrà dire che sarà ora di smettere” ci dice, invitandoci nel suo ufficio. Dall’Irpinia al New England, la sua carriera è una traiettoria leggendaria: 8 titoli Ncaa, un oro olimpico e un oro mondiale con la Nazionale Usa. E la costruzione di una dinastia sportiva che, negli Stati Uniti, è considerata tanto dominante quanto quella dei Bulls di Michael Jordan, o dei Celtics di Bill Russell. Oltre i confini del mito.

eredità — A differenza di molti italoamericani, Auriemma l’emigrazione l’ha vissuta in prima persona. “Quando torno a Montella, vicino ad Avellino, mi sento a casa. Parlo il dialetto, la gente mi capisce. Nella mia vita ho conosciuto due culture – quella italiana e quella americana – che sono entrambe dominanti”. Gli chiediamo se avrebbe voglia di tornare. Se si sente, a suo modo, un cervello in fuga. “Non sono come quei turisti americani che arrivano in Italia e credono sia tutto meraviglioso. Conosco i problemi, la crisi. L’Italia è un paese fantastico per le vacanze, duro per la vita normale. Alcuni emigrati appena fanno i soldi tornano. Ma io non credo che riuscirei riadattarmi”. E così, sbarcato a Philadelphia all’età di sette anni, non è più tornato indietro. Ma il sangue mediterraneo è rimasto nel temperamento vulcanico, spesso sopra le righe. Oltre che negli affari extra basket. “Mi ha sempre irritato vedere il sugo di pomodoro che vendono qui nei supermercati. Un giorno ho parlato con mia mamma, che ha 83 anni e cucina da quando ne ha 10. Ci siamo chiesti: perchè non proviamo a fare qualcosa? E così abbiamo aperto due ristoranti nel Connecticut, cercando di applicare le sue ricette. Per ora funziona alla grande”.

assetato — “La perfezione non può essere raggiunta, solo inseguita” ci spiega. Riferendosi al titolo della sua autobiografia, In Pursuit of Perfection, uscita ormai sette anni fa. “Se chiedi a Leonardo se la Monna Lisa è un dipinto perfetto ti risponderebbe che no, ci sono un paio di punti che avrebbe potuto fare meglio. Anche se tutti pensano che lo sia”. Eppure, dopo aver vinto tutto il vincibile, anche la sua prospettiva è cambiata. “Una volta allenavo per dimostrare che ero in grado di allenare. Ora allena perché mi diverto. Sono contento di dove sono arrivato. Ma è gratitudine, non perfezione”. Quando venne chiamato a guidare UConn era un trentenne semi-sconosciuto, reduce solo da una manciata di anni da assistente in giro per la East Coast. Da lì partì la costruzione dell’impero, e un ateneo abbonato a stagioni perdenti si trasformò in un modello invincibile.

vincere — L’ultimo titolo è arrivato giusto la scorsa primavera. Degli altri sette, quattro sono figli di stagioni perfette, senza nemmeno una sconfitta. Non c’è nulla di sorprendente, dunque, se anche quest’anno UConn sarà la squadra da battere. Anzi, la squadra che, per tutti, ha già vinto. “ Ogni stagione tutti si aspettano che dominiamo la Ncaa. E’ proprio questo che mi ha reso pronto anche ad allenare gli Usa. Con la piccola differenza che lì se perdi ti si rivolta contro una nazione intera, non uno stato”. Gli chiediamo se non avrebbe voglia di smettere quei panni, di ricominciare da zero. “Ma a UConn, nel 1985, era esattamente così. Tutto questo l’abbiamo costruito dal nulla, niente ci è stato regalato. E ora la sfida più grossa è rimanere al vertice. Più vinci, più ci si aspetta che tu vinca, più diventa difficile”. Senza dimenticare i grattacapi che ogni allenatore universitario deve gestire. “Sono ragazze di neanche vent’anni che devono dare il massimo il campo, e però che non possono ridurre la loro vita al basket. La sfida è trovare l’equilibrio, farle concentrare sul gioco senza che dimenichino lo studio. E poi c’è un problema: se qualcosa non funziona non puoi metterle sul mercato. Una volta che recluti una giocatrice, quella è tua. Devi farla crescere, risolvere con lei eventuali problemi. Non ci sono scorciatoie”

fondamentali — Dominare il gioco vuole dire esserne anche ambasciatore. Lo ha scritto in un libro Pat Summitt, coach delle Lady Vols di Tennessee. L’altra dinastia leggendaria del college basket femminile, rivale storica di UConn. E Auriemma, come quasi tutti i colleghi, al basket femminile è sempre stato fedele. “Ho avuto occasioni di allenare squadre maschili. Non si sono concretizzate, adesso penso che sia tardi. Ma sono un grandissimo estimatore del basket maschile, parlo con gli allenatori. Uno di quelli da cui ho imparato di più è Mike D’Antoni”. E aggiunge: “Il femminile è lo stesso sport, ma non è lo stesso sport. Si gioca più vicino a terra, non si può contare così tanto sull’atletismo. Per questo i dettagli, i fondamentali fanno davvero la differenza” spiega. “Il grande pubblico preferisce l’intrattenimento? Certo. Vai a vedere Kobe Bryant, ti può fare in una serata 4-5 cose che ti fanno dire “Wow! Ho pagato 100 dollari per la partita, ne è valsa la pena” Questo nel femminile non succede. Nessuno fa le cose che fa Kobe Bryant. Ma non significa che non accadano altre grandi cose”. E proprio su molte di queste grandi cose, almeno negli ultimi trent’anni, c’è proprio il suo marchio. Fare meglio sarà impossibile. Quasi quanto raggiungere la perfezione.

venerdì 29 novembre 2013

Taccuino illustrato (59)

Martedì 26 è uscito sulla Gazzetta (edizione Milano/Lombardia) un notevole paginone celebrativo del primato del Geas a fine andata. Forse un po’ enfatico rispetto al traguardo in sé (in fondo si tratta di 6 partite vinte), però importante per i contenuti annessi. In poche parole sarebbe stata una storia meritevole a prescindere da questo primatuccio d’autunno.
Articolo di Bibi Velluzzi, che quando scrive sa sempre metterci del pepe. -_- Nella fattispecie, è la frecciatina "in un ambiente meno sordo e cieco sarebbe un ottimo presidente di Lega", intendendo Mario Mazzoleni, patron del Geas, al quale attribuisce il virgolettato “se capissimo che dobbiamo essere coerenti e stare al livello che ci consente il prodotto, in un paio d'anni il basket femminile tornerebbe a splendere”.
Detto così, mi lascia qualche perplessità sia la bacchettata ai rei della mancata elezione di Mazzoleni, sia la convinzione di sanar le piaghe in 2 anni solo abbassandosi al “livello che consente il prodotto”. Tuttavia la mia intenzione di riaprire discussioni già ampiamente rimasticate su questi schermi è pari a zero, e dunque mi limito ad auspicare che prima o poi si possa vedere all'opera Mazzoleni in quel ruolo: così se Velluzzi ci vede giusto, saremo a cavallo.

Una domanda è importante è se il modello Geas sia riproducibile: sì, forse lo è in qualche realtà, ma può succedere solo in aree ad alta concentrazione abitativa, all'interno della quale una singola società riesca a raccogliere i maggiori talenti di 3-4 annate senza doverle ospitare e nutrire in foresteria (se no, altro che 60-70 mila euro di budget come si dice del Geas nell'articolo). Venezia nel suo territorio l'ha fatto in modo simile, forse meno radicale in A2 (aveva 3 elementi esterni di peso) e ne ha colto i frutti. Ma in Lombardia, ad esempio, chi altro potrebbe farlo, se le migliori sono quasi tutte al Geas? Quel che si potrebbe ottenere è un'A3 valida, un'A2 di medio-basso cabotaggio, ma non una squadra da salire in A1. Perché purtroppo, se non c'è il talento, è come sperare che cresca un baobab dal seme di una pianticella: anche il miglior giardiniere non ci riesce.
Ieri, tuttavia, leggendo su un quotidiano locale l'intervista a uno dei responsabili del vivaio di Vedano Olona, Mattia Botti (tra i primi plasmatori di Gambarini), ho trovato significativo che lui dica: "Se il Geas ha fatto così in A2, perché qui a Varese non possiamo fare l'A3 allo stesso modo, cioè con talenti di produzione propria (o semipropria)?". E questo è importante: se l'esempio del Geas stimola qualcuno a seguirlo, seppure in tono minore, l'effetto benefico è sicuro.

Altro spunto d'interesse. L'articolo della Gazzetta è corredato da una foto di squadra con le tipe Geas in versione ammiccante col dito puntato e una con le medesime tipe in versione "glamour" a un evento serale. Confrontando queste foto con quest'altra sotto, che ritrae il Geas 1982/83, è fragoroso quanto siano cambiate le giovani donne nell'arco di 30 anni (con l'eccezione forse di Mabel Bocchi che, sia in campo che fuori, era decenni avanti sulla sua epoca): quelle di allora erano seriose, ingrugnite, con l'aria di chi si mette in posa solo sotto tortura; aspetto estetico curato il minimo indispensabile.
Quelle di oggi sono posatrici esperte, avvezze a essere pubblicate, o auto-pubblicarsi, in centinaia di scatti su Internet fin da quando han 14 anni. Sanno esattamente come vengono in base all'espressione che decidono di assumere. E onestamente paiono tutte fotogeniche. Parlo di queste nuove generazioni nate insieme a Facebook, cioè dai 17 ai 20 anni, appunto l'età delle geassine attuali. Già quelle che ora sono sui 28-30 non sono così evolute, così “professioniste” della propria immagine pur senza sembrare artificiose ma in modo del tutto naturale. Per la serie: quando il basket aiuta a capire i cambiamenti del costume.

PS: la n° 15 nella foto dell'83 è Cinzia Zanotti. Quanti anni aveva? 18. Quanti punti segnava a partita, in A1? Oltre 20. Zandalasini, prendi nota... :yes:


mercoledì 27 novembre 2013

Taccuino illustrato (58)

Ancora qualche sterpo tra weekend e inizio settimana. In A3, chi chiude l'andata in testa? Carugate; Alpo; S. Marinella (per scontro diretto alla pari con Acilia); Stabia. Su Carugate, allenata dall'esperto Mazzetto (anche in A1 una ventina d'anni fa), c'è da notare che è una squadra in controtendenza con gli organici "5 forti e il resto optional" che, dicevamo giorni or sono, prendono piede in questi tempi di vacche magre. La squadra del Gpcut di questo forum infatti ha 9 giocatrici valide, potenzialmente 11 con le infortunate Picco e Robustelli. La top scorer per media è Mazzoleni, in doppio tesseramento col Geas, che in A3 è realizzatrice di prim'ordine; ma la squadra ha vinto anche senza di lei, con Schieppati collante tuttofare (non va oltre i 7,6 punti di media ma ha 7 rimbalzi, 4 recuperi e 4 stopponi), Giunzioni idem in ala e Viganò idem pure lei in guardia. Ovvero è una squadra non solo profonda ma anche ben assortita tra gente che canta e gente che porta la croce (quando manca Mazzoleni, forse più gente che porta la croce, per cui han vinto con punteggi bassi ma comunque vinto). Se avesse pigliato pure Zanon, come sembrava possibile, cosa diventava?
C'è poi da dire che, come notavamo che l'A2 Nord s'è svuotata delle "bigs" dell'anno scorso, così pure l'A3 Nord-Ovest, per effetto domino: Geas salito, Torino salita, Genova salita, Astro Cagliari salita, in più Moncalieri ridimensionata... :o: Chiaro che l'occasione è ghiotta, e in quella conference non si vedono altre candidate a salire.
Sempre in A3, la top scorer di fine andata è Monica (intesa come cognome) di Alpo; c'è il talento del '97 Santucci all'8° posto, c'è l'antica beniamina di questo forum Fumagalli al sesto. Fa piacere veder recuperata Mandelli (per Savona) dopo i triboli dell'anno scorso.
Tornando un attimo in A1, va notato con piacere che Melchiori, la '93 di Venezia, è andata in doppia cifra in 3 delle ultime 4 partite con percentuali ottime (ora sfiora il 50% sia da 2 che da 3), mentre Galbiati, la '92 di Ragusa, dopo esser partita a razzo (oltre 13 di media) s'è spenta di botto nelle ultime 3 gare: qualche problema fisico? :unsure: Non è che pullulino i nomi nuovi nelle marcatrici italiane di A1 (nonostante il taglio d'una straniera): nelle prime 20 le uniche italiane sono Donvito e Macchi, di cui tacciamo l'anagrafe per riguardi verso le signore. Pardon, c'è anche Correal, la naturalizzata di S. Martino, ma non è proprio indigena.
In A2, s'apprende in queste ore che Linguaglossa transa il rapporto con la Virtus Cagliari per "incompatibilità" e sale a Umbertide. In realtà ciò potrebbe confermare la nostra teoria che le sarde l'abbiano ormai "data su" per quanto concerne la prima fase, riservandosi il meglio per la poule-salvezza fra loro.
Dopo la polemica d'inizio anno per il suo brusco addio a Spezia e la lettera aperta in cui spiegava di essere stata trattata senza rispetto, che fine ha fatto Tayara Madonna? Non mi risulta all'opera in alcun club.

Nella foto: Viganò vola a canestro per Carugate


martedì 26 novembre 2013

Taccuino illustrato (57)

Granaglie del weekend, parte seconda. A2 Nord-Ovest, già detto di Geas-Genova, c'era lo scontro diretto tra Virtus Cagliari e Torino per la quarta piazza, quella che vale la poule promozione. Dominio piemontese con un 12-30 nel 1° quarto e scarto che si conferma alla fine (57-74) con una rediviva Quarta a fianco delle solite Coen e Montanaro (53 punti in 3). La Virtus si conferma in crisi, il reparto-piccole è nullo. L'altra Cagliari, Astro, ha 2 punti in meno ma sembra perlomeno lottare, a prescindere dall'asfaltata che ha dato a una Biassono che forse s'era illusa per aver tenuto testa a un Geas che di testa non ne aveva molta, nella fattispecie; stavolta le brianzole beccano un 26-4 nel 1° quarto e non è un bel viatico per il derby.
Quintetto ideale dell'andata in questo girone? Valore relativo dopo 6 partite giocate, ma diciamo Arturi - Frantini - Zandalasini - Coen - M. Bestagno. :wub: [il cuore è per tutte e 5] E non è affatto male, alla faccia della supposta sperequazione Nord/Sud.
Splendido equilibrio nel Nord-Est: 7 punti totali di scarto nelle 3 partite di giornata, con il colpo di Valmadrera (Scudiero 19), penultima, ai danni di Trieste, co-capolista. Ma solo nella seconda fase si capirà se è sintomo di qualità o di mediocrità. Valma ha una panchina modesta (anche se Gusmaroli sorprende, lei che l'anno scorso a Milano fece solo scampoli), ma il quintetto non è malaccio; Trieste forse finora aveva fatto più del dovuto (altra conferma comunque per Vida, 28). Poi la risalita di Muggia che sbanca Udine, mentre Vicenza si salva d'un soffio con Selargius.
Tuttavia l'impressione è che le prime 4 non cambieranno nel ritorno, né qui né al Nord-Ovest. Perché? Perché la priorità quest'anno per i teams di A2 non è ottenere brillanti risultati, ma risparmiar soldi in attesa di tempi migliori (altrimenti non avrebbero approvato questa formula da minibasket), e le sarde, finisse così, avrebbero una comoda poule-salvezza tutta fra loro quattro più Valma & Biass. Chi glielo fa fare di sbattersi per finire nella parte alta? :ics:
Al Centro l'equilibrio è ancora più bestiale. Le ultime 3 hanno 2 vinte e 4 perse, sono solo a -2 dal terzo posto, condiviso da Ferrara e Civitanova. Anche qui le matricole spopolano: loro due più la capolista Vigarano. Soffre invece Crema, con infortuni ma anche poca sorte nei finali in volata: trafitta anche da Civitanova. Ancona sbanca Ferrara con 35 di valutazione della sudamericana Garrido e ingaggia Dell'Olio da Umbertide.
Al Centro-Sud, titolo d'inverno per Ariano pur soffrendo a Viterbo; Napoli ok con la scossa-Orlando pur avendo perso Pastore per problemi fisici (sembra per un po'); out anche Perseu per Brindisi che comunque vince.
Marcatrici globali di A2 a fine andata: tre sopra i 20 di media, tutte al Nord (M. Bestagno, Vida, Borroni), a seguire Perini, Veinberga, De Scalzi e il poker Frantini-Sordi-Brezinova-Treffers appaiate a 17,3 chiudendo la "top 10".

Nella foto: una Costanza Coen in.. diagonale [da Basketinside]



lunedì 25 novembre 2013

Taccuino illustrato (56)

Bietole del weeekend appena trascorso. In A1Ragusa supera l’esame definitivo per non essere una meteora: batte Lucca a domicilio (59-64) e le strappa il ruolo di “anti-Schio” designata. Occhio però che le toscane, da quando s’è infortunata Robbins, giocano con 2 sole straniere (pare che se non arriva uno sponsor-extra non la rimpiazzano) e qui vediamo già un effetto importante della diminuzione delle forestiere, perché un conto è perderne una quando ne hai 4 (che tanto non ne potevi tenere 4 in campo insieme), un conto quando ne hai 3. Ci fosse ancora Superbasket, Big Roberto Lurisi avrebbe già provveduto a un'inchiesta per capire gli effetti della riforma. Ma SB non c'è più e noi si va a tentoni. :cry:
Non era comunque facile vincere a Lucca: Ragusa lo fa dominando il 1° tempo (+11), poi venendo superata ma contro-breakkando nel finale. Marcatrici: Williams e Malashenko 18 per le sicule (poco per le italiane, ma fanno utile gregariato), la solita grande Mahoney 23 per le tosche, però sia Dotto che Crippa (6 e 3) possono dare di più. Ragusa è a 7 su 7.
Schio passa soffrendo a Umbertide (53-59 ma era solo +2 al 30'): umbre che si confermano più solide di quanto si pensasse in prestagione, ma forse si può anche ritenere che la Famila sia meno forte dell'anno scorso (il reparto straniere, senza più Lavender e con le poco incisive Honti e Anderson, è ben ridimensionato), tant'è che Macchi deve spremersi ogni volta (17 in questo caso) anziché centellinarsi come l'anno passato (al netto anche di condizioni fisiche ora migliori). Se è vero, "abbiamo un campionato", anche se magari Schio per non rischiare piglierà qualche rinforzo.
Mentre Venezia continua a non decollare (-18 a Parma), a Priolo dopo lo shock-sentenza Donvito lotta contro i mulini a vento (25 lei ma -27 con Cagliari) e San Martino ridicolizza ancor di più Chieti: 100-45 con 38 perse per le abruzzesi, le quali dal turno scorso hanno inserito una terza argentina, Rosset, la quale fa 20 punti e di nome si chiama Macarena, ma a ballare sono le avversarie di cotanto materasso. :wacko:
Chiusura d'obbligo per il colpo di Orvieto su Spezia: da -19 nel 1° quarto rimonta e vittoria 70-67 per le umbre che, finora, avevano vinto solo 1 partita malgrado un terzetto straniero rispettabile (ieri 24 per Morris), mentre le liguri orientali sembrano aver tratto più danno che vantaggio (al di là dei 2 punti) dalla sbornia post-impresa su Schio, o forse semplicemente tornano nei ranghi in base a ciò che valgono. Il patron Brunetto rilascia la sua classica dichiarazione di quand'è sotto adrenalina per una sconfitta evitabile, e cioè punta il dito su giocatrici e staff tecnico; :o: è dunque finito l'idillio tra il vulcanico presidente e coach Barbiero? Non si sa, ma se inizia la guerriglia, val la pena di seguire comunicati spezzini e testate locali d'ora innanzi.

Nella foto: Macchi prende un blocco da Nadalin contro Umbertide [da Basketinside].


domenica 24 novembre 2013

Taccuino illustrato (55)

Geas campione d'autunno e unico a punteggio pieno in tutta l'A2 a fine andata. Comanda dall'inizio alla fine su Genova (priva di De Scalzi oltre che del presidente Besana, ma ha inciso di più la prima assenza, credo -_- ), anche se la partita si riapre tra fine 3° e inizio 4° periodo. Geas che s'avvantaggia, certo, della maggior profondità, potendo ruotare 10 giocatrici contro le 7 delle marittime (la settima è la sommatoria di Algeri più una Belfiore lontana dalla condizione); ma in realtà la vince soprattutto con la prestazione dominante delle "big three" Arturi, Gambarini e Zandalasini.

Pubblico notevole per questo big match tra imbattute: 300 spettatori, azzarderei, tra cui i nomi nobili Werther Pedrazzi e Toni Cappellari, ma pure un redivivo Valerio Signorini. La plebe assiste a un brillante inizio del Geas, che indirizza la partita in maniera già quasi decisiva. Le giovini di Bacchini sanno evidentemente girare la chiavetta dell'intensità quando serve, giacché tra il -10 dopo 8' a Biassono e il +15 di stasera dopo altrettanti minuti con Genova, la differenza è abissale. :o: Zandalasini mette subito la sua impronta (anche con assist), poi sale in cattedra Arturi con una tripla e un "arcobaleno" per il 22-7. Gran gioco in velocità per Sesto. Per le ospiti, fin lì, quasi solo Elena Bestagno a segno: la zona imbriglia la capocannoniera Martina, che deve sudarsi ogni canestro, senza mai trovare il ritmo. Zona che scommette sull'imprecisione di Genova dall'arco: e in effetti la tiratrice Bindelli non è in serata, idem Cerretti; serve la meno attesa Principi, con 2 triple, per sbloccare le rosanero sul finire di 1° quarto (25-15).
Il 2° quarto è di stallo (modesto 13-9). Il giro di cambi stavolta non propone per il Geas qualche "outsider" in particolare vena; dall'altra parte Genova torna a stentare in attacco; sul 38-24 all'intervallo (ultimo canestro, un assist schiacciato a terra di Arturi per Zandalasini, poi vari errori) sembra tutto piuttosto tranquillo per Sesto; Arturi già a 11, Zanda 8. Un po' noiosetto il duello di zone, però il Geas l'attacca con più varietà, mentre per Genova è questione di circolar laboriosamente palla e sperare di metterla da 3.
Cosa che avviene a inizio 3° quarto, sicchè tutto si fa più interessante. Ancora tripla di Principi, poi di Bindelli che segna anche in entrata (ma è l'unico suo sprazzi): 38-32 e partita riaperta. Il Geas passa a uomo ma, per il momento, non convince, lasciando qualche spazio di troppo. Però Gambarini prende in mano la situazione con entrate e un jumper "salincielo" dalla lunetta: lo spettacolo della concretezza, da parte sua oggi, non dell'estemporaneo assist dietro la schiena o dietro la capoccia. Zandalasini, invece, in questa fase si involve in sospensioni dalla media, anche cadendo all'indietro, più complicate del dovuto. Il risultato di questi alti e bassi reciproci è che si resta sul +6 Geas a fine 3° quarto (47-41).
Genova cerca la zampata per riaprire la partita, Sesto per chiuderla. Per un po' né l'una né l'altra riescono nell'intento. Sale l'intensità difensiva del Geas (e la ruvidità del giuoco su entrambi i fronti), che però come detto ha poco in attacco dal cast di supporto ad Arturi-Gamba-Zanda (Burani sprecona anche se baluardo a rimbalzo), per cui quando la Triade non inventa qualcosa, si soffre. Passano 6 minuti di sostanziale stallo: a 4' dalla fine si è sul 52-45. Ma ecco il momento-chiave: Principi fallisce la tripla del -4, si va di là e Arturi invece infila la bomba del 55-45. Poi Gambarini, puntuale, trova un varco in entrata sul lato sinistro e fa 57-47 a -2'40". Giochi fatti. Conta comunque anche lo scarto, che nel batti e ribatti finale resta fissato a 10 lunghezze, 63-53. Gambarini 16 con 6/7, Arturi 15, Zanda 13; M. Bestagno 14, Principi 13, E. Bestagno 12. Per ora regna il Geas nell'A2 Nord-Ovest, vedremo al ritorno.

Nella foto: Gambarini in lunetta.



Taccuino illustrato (54)

Spunti e spuntini della settimana, considerando che non c'era l'Eurolega e quindi di basket giuocato nisba. Però il botto è arrivato da fuori campo, cioè dalla sentenza della commissione giudicante, che ha squalificato Nicolò Natoli, presidente dimissionario di Priolo nonchè insigne utente di questo forum, per 2 anni (con penalizzazione di 1 punto al team siciliano) causa falsificazione firma di Valentina Fabbri sul contratto. Ci sarà l'appello ma intanto questa è la verità giudiziaria da accettare, perché come insegna Berlusconi le sentenze si rispettano sempre. :huh: Sì, è una battuta della minchia, ma è per stemperare l'amarezza che la vicenda lascia, comunque si concluderà. Intanto speriamo che Fabbri, in qualche modo, torni in campo a breve.
Che altro? Gli Europei Under 20 della prossima estate si giocheranno a Udine: buona notizia. Catarina Pollini eletta nella "Hall of Fame": raggiunge Bocchi, Bozzolo, Sandon, Gorlin, Pausich, Persi. Altra buona notizia. Hanno avuto una buona diffusione in rete due super-canestri dello scorso weekend: la tripla tabellata allo scadere di Pozzecco per Udine a Trieste (valsa la vittoria all'overtime) e una palombella a scavalcare il tabellone da parte di Zara in Venezia-S. Martino.
Settimana segnata anche dai triboli di Como: non solo la palestra Ronchetti semi-inagibile per tracimazioni fognarie che hanno causato puzze insostenibili, ma anche per la condanna dell'ex patron della Comense, Pennestrì. La luce in fondo al tunnel è ancora lontana.
Infine, un'impressione spicciola sulla A2: le medie-punti delle migliori realizzatrici sono più alte dell'anno scorso (anche se sono spariti i dati delle scorse stagioni, per cui si va a memoria). Può essere casuale ma vedo due fattori: 1) le squadre hanno mediamente accorciato gli organici: parecchie sono "stile anni '70-80", ovvero quintetto da 35-40 minuti d'impiego; quindi ovviamente le "bigs" hanno più tiri a disposizione; 2) si giocano meno partite (da 26 a 20 giornate), per cui nessuna dovrà gestir le forze, e comunque su poche partite è più facile tenere una media alta che su molte. Se non altro, vedere più "ventelli" non dispiace.

Nella foto: Televideo s'interessa al basket femminile.


martedì 19 novembre 2013

Taccuino illustrato (53)

E terminiamo le frattaglie del weekend. In A2 Nord-Est, gran derby regionale fra Trieste e Udine: rimontona delle friulane (tanto per far vedere che so la geografia: le triestine sono giuliane -_- ) da -12 nell'ultimo quarto e vittoria al supplementare con Pozzecco protagonista (22 + tripla decisiva) mentre di là si conferma di primo livello l'ungherese Vida (27). Primo stop per la Triestina, raggiunta da Udine e da Vicenza dei "totems" Zimerle e Benko.
Vien da chiedersi quant'è profondo il dislivello tra Nord e Sud. Difficile dirlo, perché non è solo questione di nomi ma di qualità del gioco; però appare chiaro che il Nord s'è profondamente svuotato delle "bigs" dell'anno scorso: S. Martino e Venezia salite, Broni e Crema spostate, Marghera sparita; delle 8 dei playoff 2013 rimangono solo Milano, Udine e Alghero, tutte ridimensionate. Tant'è che ai primi 2 posti di ogni "conference" ci sono altrettante neopromosse. E soprattutto, al Nord non pare esserci alcuna società che punti davvero a salire, o che abbia fatto di tutto per essere di vertice, al contrario del Sud.
E dunque in A2 Centro ecco che tutte e 7 le squadre hanno l'aria che se fossero al Nord passerebbero in blocco alla poule-promozione: una fra Crema e Bologna, per esempio, starà probabilmente fuori. E Crema ha 10-giocatrici-10. Ma ha perso 58-63 con Vigarano che è più forte, ora che è tornata Costi. Improvvisa esplosione realizzativa di Broni che fa 102-76 su Civitanova con 23 di Bona in 24'. Tutto apertissimo.
Anche al Centro-Sud ci sono almeno 5 squadre validissime. Una come Napoli, che ha Ntumba, Bocchetti, Maffenini, Pastore e Gross, è ferma a 2 vinte-3 perse; dopo il k.o. a Battipaglia (Treffers 20, miglior giocatrice di tutta l'A2 con M. Bestagno finora) cambia allenatore firmando il santone Orlando. Catania, all'esordio di Seino, batte Brindisi cui non bastano 27 di Siccardi (7/11, 4/4).
Infine, solo una breve dalla B lombarda per dire che, fra le 4 squadre in testa (tutte con organici validissimi, grazie ai parametri e al crollo degl'ingaggi, che stornano gente dall'A2 e dall'A3), c'è il Basket Como, erede della Comense, la cui leader è la sempiterna Invernizzi, capocannoniera finora del girone.

Nella foto: il coach di Como, Piccinelli, con Mara Invernizzi (a destra) e l'omonima di Padre Pio, Francesca Forgione.


lunedì 18 novembre 2013

Taccuino illustrato (52)

Polpette del weekend, parte seconda. In A2 Nord-Ovest abbiamo forse una bella notizia, e cioè che Biassono ha già raggiunto un dignitoso livello di competitività. Dico "forse" perché una rondine non fa primavera, anche se c'era già stato qualche segnaluccio. Ma sul 15-5 per la squadra di Fassina in avvio del "testa-coda" col Geas, in tutta la Brianza, e fino alle porte di Milano, s'è udito chiaro e forte il brusio di stupore. :o: E fino a metà terzo quarto il Geas non è riuscito a scrollarsi di dosso la strenua resistenza biassonese. Chi lo sa? Forse giocare contro delle pari-età già ben note ha dato più fiducia alla (ex?) cenerentola; forse le talentuose sestesi, pasciute da anni di partite giovanili scontate in cui dovevano aver pietà delle avversarie, non hanno nel DNA la ferocia d'infierire in situazioni di superiorità. Non sorprendentemente, a evitare troppi imbarazzi al Geas ha provveduto Arturi, che oltre a essere l'unica veterana è una che gioca con la massima serietà qualsiasi partita, senza selezionare quelle in cui val la pena di sbattersi. Tutto ciò senza svilire i meriti di Biassono, che - ricordiamo - lavora con coach Fassina da poco più di un mese e dal magma iniziale sta ora partorendo delle gerarchie e un tessuto di giuoco. Lo score finale (51-70) camuffa gli stenti del Geas, e tutto sommato la scialba prova fa agio a Bacchini per cazziare a dovere la squadra in vista del big match con Genova.
Genova che vince ancora di misura (66-60) in un duello fra rimaneggiate con l'Astro Cagliari; in realtà ne mancava solo una per parte (De Scalzi e Letkova) ma in questo girone d'organici corti (tranne il Geas), un'assenza t'azzoppa assai. Martina Bestagno ancora the best (26 punti, 14 rimbalzi, 10 falli subiti, 38 di valutazione). L'unica perplessità su Genova è che stia spendendo troppi "bonus vittoria sudata": se poi la ruota gira storta, le vittorie diventano sconfitte. Ma il fieno in cascina è abbondante.
E poi Milano, che sbanca Torino (57-62) completando la gran risalita dopo la mattanza nel derby. Anche stavolta il break arriva nel 3° quarto (+12 al 28'), sebbene Torino torni a -5 già al 30' e provi a rimontare sino in fondo. Ma di fatto il Sanga con le due cagliaritane e la sabauda non ha mai rischiato di perdere. Le campane a morto hanno perso il batacchio: e al ritorno col Geas, a organici invariati (cioè con Gottardi non ancora dileguatasi), potrebbe vedersi un'altra partita. Se Stabile è questa (19 punti con 4/4 da 3 nel 1° tempo) è un'altra musica, ma soprattutto, se si gioca "5 contro 5" o poco più (Torino ha perso Santuz e Domizi e ora in panca ha poco), è difficile trovar qualcuno superiore al quintetto milanese. Inoltre Torino paga la mala forma di Quarta (0/11 dopo aver già steccato col Geas): Montanaro e Coen fanno 17 a testa ma di là oltre a Stabile c'è Frantini (... alias Scuto, nel tabellino e nella cronaca di parte torinese), che ne segna 21. Forse, oltre che di identificazione, c'è qualche problema difensivo sulle tiratrici per la compagine gianduiotta, visto che Mazzoleni aveva stampato 17 con 5/5 da 3 la scorsa settimana.

Nella foto: la strenua lotta di Biassono col Geas in uno scatto di Marco Brioschi.


Taccuino illustrato (51)

A velocità da acceleratore di particelle, il frappè del weekend, parte prima. In A1, campionato che tende a spezzarsi in 3 tronconi, peraltro non a sorpresa. Umbertide vince a Spezia uno spareggio per il ruolo di outsider che s'inserisce nel quartetto di vertice; 20 di Consolini. Schio fa una certa fatica a domare Parma: brillano ancora Godin e Macchi (21 e 20), davvero in forma strepitosa, anche se forse la stanno spendendo troppo presto, per compensare i vuoti di altre. 31 punti di Mahoney per Lucca che domina Cagliari. Venezia vince 59-54 il derby con S. Martino (riedizione delle grandi battaglie di A2 dello scorso anno) con 14 di Melchiori: ecco un potenziale nome nuovo. Per Venezia soprattutto significa staccare il quartetto di coda e indirizzarsi verso un campionato di medio livello.
Ragusa si conferma da paura anche se Orvieto è modesta; e a proposito di modeste, si son sfidate i due (finora) materassi Chieti e Priolo per evitare l'ultimo posto; vittoria per le siciliane che hanno ritrovato "Marisa" Eric (così la chiama il tabellino di Lega), :woot: e non hanno mai perso la sempreterna Susanna Bonfiglio, che non solo regge 29 minuti, non solo segna 10 punti ma piglia anche 13 rimbalzi.

Nella foto: una fase di Venezia-S. Martino dal Taliercio (sito Reyer).


Taccuino illustrato (50)

Vista oggi Costamasnaga-Lavagna, scontro diretto per il 3° posto nel girone Nord-Ovest di A3. Anzi, vista la caduta di Albino di ieri, diventava sfida per la seconda piazza, alle spalle di Carugate che svolazza imbattuta a +4.
Tra una squadra "lunga", ancorché acciaccata, cioè Costa (out Bassani, convalescente Francesca Pozzi) e una molto "corta" (priva oltretutto di Carbone, intesa come la giocatrice, non il combustibile), le liguri che ruotano in pratica 6 giocatrici, è finita come si poteva ipotizzare, cioè con Lavagna che finché durano le energie mette alle corde l'avversaria, ma poi cede alla distanza.
Primo tempo con Lavagna sempre avanti in virtù di una bruciante partenza sullo 0-12. Costa rappezza sul 17-18 al 10' ma le ospiti riallungano sul +6 all'intervallo e +8 in avvio di ripresa.
Si mette in evidenza il "nome nuovo" di Lavagna e di questo girone: Alessandra Ronzitti, un play dello stampo che va di moda ultimamente, cioè più realizzatore che costruttore. E' una giovane del '94 che è stata pescata, così mi si raccontava, in serie C, dove segnava 30 punti a partita. In effetti ha l'aria di una che è abituata a tirare ogniqualvolta le viene l'ispirazione, cioè spesso. Però è veramente difficile da contenere in penetrazione e ha anche l'arresto e tiro da 3.
Tuttavia la difesa di Costa s'è fatta mordente nel 3° quarto, tenendo Lavagna a secco totale dal 23' al 33'. Così, pur sprecando qualche occasione, pian piano le lecchesi han ribaltato il punteggio, da -8 a +10 con due canestri di fila della 15enne Frigerio e un'entrata di Bossi.
Il risveglio di Lavagna arrivava fino a -4 ma nel finale F. Pozzi e due volte Longoni infilzavano la zona dall'arco. Finale 63-56 per Costa con Longoni a quota 20; di là Ronzitti con 24 e l'ala Fortunato con 20, ma fanno 44 punti su 56 con due sole tipe, mentre Costa ha avuto 7 giocatrici tra i 4 e i 10 punti e ciò spiega parecchio.

Nella foto: le giocatrici di Costa e Lavagna, giù in basso, sembrano chiedersi dov'è finita la palla, ma non guardano su...


venerdì 15 novembre 2013

Taccuino illustrato (49) - ci si lagnava anche nell'85

La "crisi del basket femminile" è un po' come lo scioglimento dei ghiacci polari o la deforestazione in Amazzonia: argomento ricorrente, buono per riempire ogni tanto qualche spazietto sui giornali e ottenere facile approvazione sposando la tesi più comune in materia (cioè la catastrofe).
Ieri è uscito un articolo su un quotidiano diffuso nel Nord Italia (non specifico quale, perché qualunque organo mediatico non avrebbe fatto diversamente), che partendo da una corretta constatazione della crisi di risultati dei club senior della provincia di riferimento, virava poi sui consueti ingredienti, snocciolati a mo' di piaghe d'Egitto da un personaggio intervistato, certo autorevole ma che a mio avviso s’è incartato nel pessimismo cosmico: "il livello è in calo", "mancano soldi ma anche capacità organizzative, i dirigenti sono soprattutto genitori delle giocatrici", "se Tizia a 38 anni ha fatto la differenza in C vuol dire che le giovani d'oggi non sono all'altezza".
Su quest'ultimo punto, un tormentone ricorrente anche nel maschile, mi permetto di controbattere che se una ha giocato pure in A1, e sa il fatto suo, è più che normale che sia protagonista in C, ovvero la penultima categoria, anche alle soglie dei 40 (e allora Jabbar che vinse l'mvp delle finali a 38, era la prova che l'Nba degli anni '80 era in calo? E Dino Meneghin?).
Per il resto mi pare che se si deve fare il confronto col mitico "una volta" (in cui tutto era più lieto e i pomodori più saporiti), le uniche certezze sono i danari sfumati e il calo delle tesserate. Non è poco, ma almeno non ci abbandoniamo al disfattismo totale e non ripetiamo in continuazione che casa nostra fa schifo, sembrando un po' dei pirla, visto che ci abitiamo.
Obiezione: "ma noi mettiamo il dito nelle piaghe perché vogliamo dare la sferza, fare il bene del movimento". Può darsi. Ma io credo che ci sia anche del patologico, e cioè che sin dalla notte dei tempi non si riesce a fare un'analisi sul basket femminile senza associarlo a crisi, depressione, calo, morte imminente. Non so, forse è l'effetto del frequentare per troppo tempo ambienti di donne. <_<
Una prova di ciò che vo dicendo? Prendiamo un Superbasket di dicembre 1985. Situazione dell'epoca: tesserate il doppio (o il triplo?) di adesso; club italiani dominanti in Europa; il campionato migliore del mondo (non c'erano leghe "pro" in Usa) con molte delle americane più forti (come se oggi avessimo Taurasi, Parker, Moore, Delle Donne, eccetera) e un pubblico certo non oceanico ma consistente; e il volley che ci faceva a malapena il solletico. Uno s'immagina: chissà quale entusiasmo, quanto orgoglio, che trionfalismi. Ma quando mai, guardare qui sotto per credere: “Passo del gambero”, “rischio di andare a fondo”, si dà dei poveri sciocchi a chi non ammette che la catastrofe è alle porte... Oggigiorno ci si lamenta che non ci sono più le “stars di una volta, che segnavano 50 e anche 80 punti in una partita”; ma quando c’erano, ci si lagnava che li facevano in partite-farsa. Ma andare a cagare, i piagnucoloni di ieri e di oggi, mai? :zip:
 

Taccuino illustrato (48)

Appunti della settimana. Tania a Catania. Chi? Seino, s'intende, l'ex bandiera di Priolo. Non so come siano i rapporti di campanile tra siracusani e catanesi, ma è come quando Meneghin mollò Varese per Milano. Roba grossa. In ogni caso, aumenta vieppiù il divario, almeno a livello di "nomi nobili", tra A2 Nord e A2 Sud.
Si è tenuto il raduno congiunto delle Nazionali "A" e U18, con tante belle facce nuove sperimentali. Siamo fiduciosi che dal magma emerga qualcosa di buono, come l'anno scorso.
Milano, gli abbaiavuoto di destra rompono la minchia a Pisapia perché dà soldi ai roms, ai progetti nel terzo mondo, eccetera, però adesso elargisce 48.000 euro a 14 società cittadine considerate "d'eccellenza" (ovviamente divisi per 14, non 48.000 a testa), tra cui il Sanga, il quale aveva fatto foto con la Moratti prima delle elezioni 2011. Pensate la magnanimità, altro che Pisapippa come lo chiamano i denigratori. :o:
Un po' di confusione sulle ammissioni alla Coppa Italia di A3. Qualche società credeva di essere già qualificata essendosi assicurata una delle prime 2 piazze a fine andata. Ma si è scoperto che conta la fine della prima fase.
Eurolega. Schio vince ancora, 73-63 sulla turca Kayseri, dove Sabrina Cinili evidentemente piace perché non sottrae palloni alle straniere (2 punti con 3 tiri ma 27 minuti in campo); "vintage performance by Laura Macchi", così definisce il sito Fiba la prestazione da 31 punti, con 8/18 dal campo e 13/13 ai liberi, del sempiterno asso italico, tuttora unica azzurra in grado di salire a questi livelli eccelsi. Sottana, in Europa, non altrettanto. Ma non danno a Macchi l'mvp di giornata perché la sua ex compagna Lavender ne fa 34 con 12/15 + 10 rimbalzi per Cracovia a Brno. Le altre: Ekaterinburg fatica con Bourges, si conferma in ribasso lo Spartak, travolgente Galatasaray, bene Fenerbahce.

Nella foto: al raduno azzurro le novità Filippi e Templari, due di Spezia, la squadra del momento.