Il treno della nuova linea Saronno-Albairate supera Monza e punta verso sud. Appena prima della stazione di Sesto San Giovanni, passa di fianco al Palasesto, la cattedrale che a inizio anni '90 chiuse le porte al basket e non le riaprì più. Il treno si ferma e riparte: sul fianco sinistro costeggia via Lacerra. In quella strada c'era un appartamento del Geas che ospitava Michela Frantini e Karen Twehues 3 anni fa; pochi metri più avanti, all'angolo con viale Marelli, c'era la casa dei Maiorano, che ora hanno traslocato. E attraversato il viale c'è la sede della Polisportiva Geas, vanto glorioso (forse unico) dell'ex Stalingrado d'Italia.
Meno di 10 minuti dopo, oltrepassate altre distese di casermoni di quell'immenso agglomerato urbano che è il nord di Milano, il treno si ferma alla stazione di Greco-Pirelli, di fianco all'università della Bicocca dove varie giocatrici del Geas e del Sanga si sono laureate. Riparte verso viale Monza, via Padova e via Palmanova, infiniti assi stradali che da piazzale Loreto portano a nord e viceversa: quartieri popolari ad alta immigrazione, ma vi si trovano ancora milanesi veri.
Prima di scartare a est verso Lambrate, il treno oltrepassa l'incrocio tra via Palmanova e via Cambini. Lì, dall'alto di un cavalcavia, si scorge il parcheggio dove, se arrivi in ritardo la domenica pomeriggio quando gioca il Sanga, rischi di sacripantare svariati minuti invano, e guarda caso quando si parcheggia lontano piove sempre. Al di là del parcheggio, il centro sportivo Fossati, con la palestra Giordani dove nella primavera scorsa le veterane di Pinotti piegarono Broni e Crema, regnando sulla Lombardia, e s'arresero solo all'ultimo con San Martino di Lupari.
Passare in treno per quei posti fa un effetto strano: come rivedere in quel momento, dall'esterno, in un film, gli episodi legati ad essi nella memoria. Sono storie di periferia, come periferia è forse il basket donne, almeno così dobbiamo rassegnarci a credere, perché con quel che è capitato ultimamente è inevitabile che la baldanza d'un tempo si sia spenta.
Ma per chi ha vissuto il femminile milanese negli ultimi anni, sabato in via Falck sarà un momento di quelli che restano. Geas e Sanga, distanti meno di un quarto d'ora di treno, distanti un pizzico di più come storia e blasone, ma oggi nella stessa dimensione dell'A2. La generazione del futuro (Zandalasini e comari) contro quella del passato e presente (la trinità Stabile/Gottardi/Frantini più Big Calastri); il capoluogo contro l'hinterland 24 anni dopo l'ultima volta (e 40 anni dopo l'unico scudetto di Milano, la sola volta che riuscì a battere il tabù-Geas); la tradizione comunista contro i figli dell'oratorio; Cinzia Zanotti contro Susanna Padovani a fianco degli head coach Bacchini e Pinotti; tre alfiere della promozione Geas del 2008 - Arturi, Frantini e Calastri - per la prima volta su sponde opposte e nel luogo dove toccarono l'apice, ora intitolato all'uomo, Nat Carzaniga, nel nome del quale lo toccarono.
Nella foto: dal treno, Sesto S. Giovanni, via Lacerra con, sullo sfondo, viale Marelli: la freccia indica dove più o meno sta la sede Geas.
Meno di 10 minuti dopo, oltrepassate altre distese di casermoni di quell'immenso agglomerato urbano che è il nord di Milano, il treno si ferma alla stazione di Greco-Pirelli, di fianco all'università della Bicocca dove varie giocatrici del Geas e del Sanga si sono laureate. Riparte verso viale Monza, via Padova e via Palmanova, infiniti assi stradali che da piazzale Loreto portano a nord e viceversa: quartieri popolari ad alta immigrazione, ma vi si trovano ancora milanesi veri.
Prima di scartare a est verso Lambrate, il treno oltrepassa l'incrocio tra via Palmanova e via Cambini. Lì, dall'alto di un cavalcavia, si scorge il parcheggio dove, se arrivi in ritardo la domenica pomeriggio quando gioca il Sanga, rischi di sacripantare svariati minuti invano, e guarda caso quando si parcheggia lontano piove sempre. Al di là del parcheggio, il centro sportivo Fossati, con la palestra Giordani dove nella primavera scorsa le veterane di Pinotti piegarono Broni e Crema, regnando sulla Lombardia, e s'arresero solo all'ultimo con San Martino di Lupari.
Passare in treno per quei posti fa un effetto strano: come rivedere in quel momento, dall'esterno, in un film, gli episodi legati ad essi nella memoria. Sono storie di periferia, come periferia è forse il basket donne, almeno così dobbiamo rassegnarci a credere, perché con quel che è capitato ultimamente è inevitabile che la baldanza d'un tempo si sia spenta.
Ma per chi ha vissuto il femminile milanese negli ultimi anni, sabato in via Falck sarà un momento di quelli che restano. Geas e Sanga, distanti meno di un quarto d'ora di treno, distanti un pizzico di più come storia e blasone, ma oggi nella stessa dimensione dell'A2. La generazione del futuro (Zandalasini e comari) contro quella del passato e presente (la trinità Stabile/Gottardi/Frantini più Big Calastri); il capoluogo contro l'hinterland 24 anni dopo l'ultima volta (e 40 anni dopo l'unico scudetto di Milano, la sola volta che riuscì a battere il tabù-Geas); la tradizione comunista contro i figli dell'oratorio; Cinzia Zanotti contro Susanna Padovani a fianco degli head coach Bacchini e Pinotti; tre alfiere della promozione Geas del 2008 - Arturi, Frantini e Calastri - per la prima volta su sponde opposte e nel luogo dove toccarono l'apice, ora intitolato all'uomo, Nat Carzaniga, nel nome del quale lo toccarono.
Nella foto: dal treno, Sesto S. Giovanni, via Lacerra con, sullo sfondo, viale Marelli: la freccia indica dove più o meno sta la sede Geas.

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