Matilde Villa scippa palla alla quasi coetanea Guarise; vede Kuier lanciata in corsa poco più avanti e la serve; la statua d'ebano afro-finlandese fa un terzo tempo con gli stivali delle sette leghe, poi va talmente su che schiaccia; con tale naturalezza che il telecronista per un attimo rimane confuso: "quasi schiaccia", dice prima di correggersi; ma non è un quasi; è la seconda affondata nella storia della serie A1 italiana (verrà comunicato poi) dopo Michelle Snow nel 2005.
Erano circa le 18.30 di giovedì; se qualcuno dei temerari che sin dalle 12.30 (infausto orario d'inizio della kermesse) erano sugli spalti o collegati in streaming rischiava un legittimo abbiocco, sarà saltato sulla sedia. Ma in realtà non è stata una giornata noiosa, questa dei quarti di finale di Coppa a Campobasso; le prime due partite sono state incerte fino all'ultimo, le altre due almeno per metà gara. Alla fine sono passate le quattro le teste di serie, ma tutte dopo essere state in svantaggio, anche non di poco.
Hanno impressionato più di tutte Bologna e Venezia (nell'ordine); ma non c'è niente di più fallace che strologare sull'esito finale di un evento da 3 partite in 3 giorni in base alle impressioni della prima.
- Schio-Ragusa: le sicule di Lardo sono andate vicine al colpo che avrebbe dato una scossa alla loro stagione con più bassi che alti. Ma Ragusa ha sempre dato la sensazione di poter dare fastidio alle "bigs", su partita singola, quando è ben connessa (il Geas, ad esempio, si è piazzato meglio ma non ha mai fatto il solletico alle top-3); il suo problema è la discontinuità, anche nell'arco della stessa partita. Problema che peraltro ha anche Schio, seppure a un livello superiore di rendimento. Così ne è venuta fuori una partita a strappi: partenza a martello delle arancio (18-7, 29-17), poi dal 50-42 di circa metà 3° quarto, clamoroso blackout delle tricolori e coccardate, e parziale di 0-12 per il sorpasso (50-54 al 30').
Reazione di Schio con controparzialaccio di 19-7, sembra finita sul 69-61 a 3' dalla fine, invece Ragusa stavolta ha proprio i controcazzi (anzi, le controfighe, per non essere sessisti) e segna 13 punti in 3 minuti, di cui 3 triple con l'indemoniata Hampton; sul 74-74 sbaglia Romeo, con una pretenziosa "candela" a parabola altissima, e Vitola stoppa Mabrey. All'overtime s'illude ancora Ragù sul 76-78 ma da lì Mabrey ne ha abbastanza e guida un 11-0 che chiude la pratica per Schio (87-78).
Mabrey 23, Howard 21 (decisive anche se non impeccabili, specie in difesa); Hampton 28, Anigwe 14; poco incisiva Keys dopo le glorie di Eurolega, e di là Vitola.
- Sassari-Geas: anche qui si è sfiorata la vittoria della peggio classificata, ma tra quarta e quinta non sarebbe stato granché sorprendente. Non tanto perché 3 settimane fa il Geas in campionato ne aveva rifilati 34 alle nuragiche (le quali non avevano pungoli di classifica), ma perché l'organico sestese, continuo a pensare, non è inferiore a quello sardo, e poi perchè, si apprenderà a fine partita, Carangelo, faro e motore sassarese, aveva la febbre alta, sicchè è stata l'ombra di se stessa (1 punto con 0/9 dal campo).
Per andare al sodo: dopo un 5-1 iniziale pro-Dinamo, il Geas piazzava un possente 4-24, propulso soprattutto da Begic, Moore e Panzera, e chiuso da una tripla di Bestagno. Si era in quel momento sul 9-25 per Sesto a poco meno di 15' giocati, e sembrava già una mezza sentenza.
Errore perchè Sassari ha confermato di avere quelle controfighe (vedi sopra per il vocabolo) che ha sciorinato per tutta la stagione (a differenza di Ragusa) e senza scomporsi ha recuperato quasi tutto già prima dell'intervallo (24-27). Importante Ciavarella, uno dei due soli cambi di coach Restivo (da tutto l'anno, non solo ieri); e importante lo sbloccarsi di J.Holmes, nettamente meglio della sua omonima avversaria (anche se non è un duello di ruolo).
Nella ripresa quindi si giocava punto a punto (con percentuali molto basse da entrambe le parti, circa il 30%) sino alla stretta finale, in cui Gustavsson risolveva per Sassari (53-48) con una tripla dall'angolo contro la zona e poi con un canestro da sotto concesso con troppa facilità da una difesa sestese che per il resto è stata sicuramente meglio dell'attacco, soprattutto per quanto riguarda le esterne.
J.Holmes 19+12 rimb., Gustavsson 14; Moore 11+10 rimb., Trucco 10+13 rimb. Maluccio la già citata Carangelo (ma era giustificata) e Gorini.
- Venezia-San Martino: altra partita che ha vissuto più fasi di segno opposto. San Martino, all'ultimo impegno prima delle vacanze, ha dato battaglia, reggendo alla pari in un garibaldino 1° quarto (22-21) e poi provando a scappare, 28-35, con un'indemoniata Milazzo (che poi però si è spenta) e James; sul 31-35 l'azione già descritta con la perla di Kuier ed evidentemente lo shock per le Lupe è troppo forte (o la Reyer si sente onnipotente), fatto sta che scatta un parziale di 44-14 in una dozzina di minuti, con l'attacco lagunare in formato spaziale. Chiuso il 3° quarto sul 72-49, Venezia va saggiamente in risparmio per l'indomani, S. Martino ci mette orgoglio e finisce con un onorevole 83-75.
Shepard 16+12 rimb., Kuier 12+8 rimb., ma anche Pan, Santucci e M.Villa in doppia cifra; Washington 16, Pastrello 15 e Milazzo 14.
- Bologna-Campobasso: la partita con meno storia ma non senza storia. Davanti al loro pubblico le molisane assorbono bene l'ondata iniziale virtussina (26-20 al 10'), sorpassano verso metà 2° quarto; ma dopo che Zandalasini e Pasa ispirano il controbreak prima dell'intervallo (47-41 al 20'), Campobasso non ne ha più per reggere le continue folate delle V nere, che timbrano la vittoria n°17 di fila su suolo italico. Soprattutto Laksa e André in evidenza nel break del 3° quarto che chiude tutto in anticipo (74-57; alla fine 96-71).
Rupert e Laksa 19 (5/5 da 3 per la lèttone), Zanda 13; Parks brava con 26, ma Campobasso dopo la perdita di Perry pare indebolita, nonostante le pezze di mercato.
- Preview semifinali? Se Carangelo non torna in forze sarà difficile per Sassari approfittare di eventuali spiragli lasciati da Schio, qualora la corazzata confermasse le titubanze di ieri. Tra Bologna e Venezia favorita la Virtus, ma occhio che la Reyer ha mostrato, sia in campionato che in coppa, di avere talento e carattere quando le condizioni sono favorevoli (e certo non fu così nella recente sfida di campionato, in cui Bologna partì avanti 0-30; ma occhio che potrebbe essere ingannevole per le felsinee...), e c'è l'incognita-Dojkic: non averla al meglio non lo paghi contro Campobasso, ma magari contro Venezia sì. Credo che, a prescindere dalla croata, sia arrivato il momento in cui Zandalasini, tra oggi e domani (se ci arriva) deve dimostrare di essere quella che fa la differenza per la conquista di un trofeo. Ché di trofei in bacheca ne ha già tanti, ma non ancora da leader in età matura.
Nella foto: slaaaam dunk Kuier.
venerdì 31 marzo 2023
Coppa Italia, quarti: Kuier schiaccia, Ragusa sfiora il colpo, le big passano
giovedì 30 marzo 2023
Geas, 45 anni fa la Coppa Campioni
Oggi, 45 anni fa: 30 marzo 1978, Geas campione d'Europa, primo club femminile italiano in qualsiasi sport a riuscirci.
In finale a Nizza la compagine sestese, allenata da Fabio Guidoni, battè 74-66 lo Sparta Praga (le sovietiche si erano astenute da quell'edizione). La partita fu equilibrata nel primo tempo, con vantaggi alterni; all'inizio del secondo, il Geas prese un margine tra i 5 e 10 punti e lo mantenne sino alla fine.Grandi protagoniste furono le attese Bocchi (22 punti), Bozzolo (8 punti ma soprattutto una regia da metronomo qual era) e la chiave a sorpresa Battistella (22).
Le immagini della partita sono state proiettate 5 anni fa alla festa per il 40° anniversario, orchestrata da Franco Arturi che recuperò il filmato del secondo tempo, se non erro, dalla tv francese.
Per la dinastia del Geas fu il canto del cigno (pochi giorni dopo avrebbe vinto il suo ultimo scudetto), per il basket femminile italiano fu l'inizio di un periodo d'oro, durato sino a metà anni '90.
Ncaa, Elite 8: Caitlin-mania e non solo, ecco le 4 finaliste
March Madness, March Madness: davvero tutti pazzi, almeno in proporzione
alle abitudini, per questo torneo femminile 2023 che sta battendo i
record di audience tv e, credo, anche di interesse sui social. Due delle
4 partite delle Elite Eight (= quarti di finale) risultano le due partite Ncaa femminili più viste di sempre in America, eccettuate le Final Four.
Parliamo
di numeri intorno ai 2,5 milioni, che nell'enormità degli Usa non sono
tantissimi in senso assoluto, ma se consideri che è tv a pagamento
(ESPN) e che il basket donne non attrae solitamente folle oceaniche, è
davvero roba grossa. Per dare l'idea: nessuna partita Nba trasmessa da
ESPN quest'anno ha fatto meglio.
Va' che strano: se ci sono
personaggi interessanti, squadre che giocano bene (in aggiunta al
classico agonismo genuino degli universitari), anche il femminile può
sfondare. Senza nemmeno bisogno di abbassare i canestri...
Ma andiamo al sodo. La stella più brillante, come già detto, è Caitlin Clark,
fidanzata d'America dopo i 41 punti segnati nei quarti per la sua Iowa
nella partita contro Louisville. Nella quale sono passati in secondo
piano i 27 di Hailey Van Lith, un'altra esterna di pelle candida con un
tiro che spacca (mancino, meno elegante di quello di Clark ma efficace).
Van Lith ha fatto pentole e pure coperchi, ma Clark di pentole e
coperchi ne ha sciorinato un set intero, perché ai 41 punti (parecchi di
fattura sopraffina) ha aggiunto 10 rimbalzi e 12 assist. Con 3/5 da 2,
8/14 da 3, 11/13 ai liberi; il tutto nella partita finora più importante
della sua vita. Dimostrando quindi completezza tecnica e qualità
mentali in egual misura. Ok, anche 9 palle perse, ma nessuno è perfetto.
Louisville
è stata davanti all'inizio, poi verso fine 1° quarto sorpasso Iowa che è
rimasta in testa fino in fondo, toccando anche il +20 e rotti già nel
3° quarto: alla fine 97-83 l'altissimo punteggio di una partita che si è
giocata esattamente come voleva Iowa, ritmi alti e più tecnica che
fisicità.
Sarà un altro tipo di partita, ben più difficile, immaginiamo, per la neo-idola d'America in semifinale contro South Carolina, campione uscente e favorita per ripetersi (è imbattuta quest'anno, su 35 partite, mica noci).
La
stella Aliyah Boston (possente lunga) e compagne hanno liquidato
Maryland della nostra Pinzan (2 punti in 23 minuti) in una gara che ha
avuto anch'essa punteggio alto (86-75) ma le Gamecocks (gallette da
combattimento, il nomignolo di South Caro) hanno allentato le maglie
difensive nel finale. I 25 rimbalzi offensivi la dicono lunga sul
predominio fisico delle discepole della grande Dawn Staley.
L'altra semifinale è tra Louisiana State (che ha concesso 42 punti nei quarti alla cenerentola Miami che s'è risvegliata zucca) e Virginia Tech
dell'altro neo-idolo, la trottola australiana Georgia Amoore (24 nel
quarto contro Ohio State), e della longilinea trampoliera di quasi 2
metri Elizabeth Kitley.
Quando si gioca? Nella notte tra venerdì e
sabato. Dove si gioca? A Dallas. Perché si gioca? A questo punto, per
strabiliare il mondo.
Nella foto: la vittoria di Iowa e Clark prima notizia sul sito di ESPN (il portale sportivo più seguito d'America).
mercoledì 29 marzo 2023
Precisazione sulle prospettive di Coppa Italia
Non scommetterei mai contro Schio ma ho detto che Bologna arriva più
lanciata perché viene da 16 vittorie di fila in campionato e dall'aver
strappato il primo posto a Schio che nel frattempo ha perso due partite
di cui lo scontro diretto. Non è che questo faccia di Bologna la
favorita, ma aggiungo che Schio potrebbe avere legittimamente una parte
di concentrazione dirottata sulle F4 di Eurolega, mentre la Virtus
dovrebbe avere la fame di chi è a caccia del primo trofeo.
Per quanto
riguarda il percorso nei turni prima dell'eventuale finale, sì, con
Venezia dovrebbe essere più dura che per Schio contro chi vince tra Geas
e Sassari, però il primo turno con Ragusa non lo vedo più semplice di
quello che ha Bologna; sia Ragusa che Campobasso possono dare fastidio
in una partita secca se sono in giornata (a prescindere dal
fattore-campo o meno).
PS: siccome c'è l'incognita sulle condizioni di Dojkic, è chiaro che se non ci fosse o non fosse al meglio, il discorso cambia.
A1: tra fine stagione regolare e vigilia di Coppa Italia
Leviamoci subito la scimmia dalla scarpa, o il sassolino dalla spalla
(forse è l'inverso, ma fa niente): stanno per disputarsi, nel giro di
poche settimane, i tre massimi eventi della stagione per il nostro
basket femminile. Coppa Italia; Final Four di Eurolega con Schio; finale
scudetto. Cos'è stato fatto, o cosa si sta facendo, per rendere
visibili queste partite al di fuori della solita cerchia degli
appassionati di settore?
Lo scorso anno sia Baraldi che Cestaro si erano lamentati dell'assenza di tv
per la finale scudetto. Quest'anno, archiviata la fantomatica LBF Tv,
abbiamo MS Channel, che però dalla scorsa estate non è più sul digitale
terrestre ma solo sul bouquet Sky e in streaming. Quindi forse va un
pochino meglio ma non è propriamente una visibilità extra-nicchia.
Sarei
felice se qualcuno mi entrasse in tackle scivolato dicendo "A' pirla,
non lo sai che è stato fatto un accordo con RaiSport, o con Sky, o con
Sportitalia, o con La7D?". Ma ho paura invece che ci ritroveremo, come
l'anno scorso, a "scoprire" che ci voleva più visibilità quando ormai le
bocce sono ferme e non si può più fare nulla. Milioni di italiani hanno
visto Martina Bestagno in abiti borghesi come personaggio da indovinare
ai "Soliti ignoti"; difficilmente la vedranno fare il suo mestiere in
campo con Schio. Amen ma mica tanto.
Passiamo alla principale
nota positiva, che rischiamo di dare per scontata ma non lo è: dopo 3
anni infami per il Covid si è giocato un campionato regolare
dall'inizio alla fine. Ci siamo dimenticati del caos dei rinvii, i 200
recuperi in una settimana, gli scambi di accuse per presunti aggiramenti
delle regole, la classifica fatta col quoziente-vittorie eccetera?
Francamente io no e quindi bene così.
Per quanto riguarda i verdetti del campo, dopo l'ultima giornata:
- Bologna
aveva il match-point più agevole del mondo per il primato, in casa
contro Brescia ormai retrocessa; l'ha sfruttato. A pari punti con Schio
sono decisivi quindi i due episodi del girone di ritorno che hanno visto
le pluvi-tricolori capitolare in terra felsinea, con perdita della
differenza canestri, e poi battute di un punto dopo overtime a Venezia
dove invece la Virtus era passata in tromba pochi giorni prima.
Probabilmente Schio ha sacrificato qualcosa alla propria corsa
europea; è tutto da dimostrare che il fattore-campo in un'eventuale
finale farà la differenza per Bologna ma intanto va notato che in una
serie "2 su 3" il fattore-campo pesa più (matematicamente parlando) che
in una "3 su 5".
- Schio che peraltro ha rischiato di perdere all'ultima giornata con Sassari,
la quale era avanti di 18. Le sarde hanno cavato il 110% del loro
potenziale in questa stagione; quarte con un organico da 7 giocatrici di
cui due cambi italiani, Toffolo e Ciavarella, non di primissima fila.
Adesso curiosamente nel giro di 10 giorni si giocano la qualificazione
in semifinale di Coppa Italia e nei playoff contro un Geas che, a
differenza delle nuragiche, non ha mai fatto il solletico alle "big"
durante la stagione, ma ha avuto un rendimento costante contro le altre e
sicuramente ha un organico più profondo. Una bella doppia sfida. Magari
chi vince l'una poi perde l'altra.
- Campobasso perdendo contro una San Martino senza obiettivi di classifica s'è fatta sfilare il 6° posto da Ragusa.
La quale riscatta parzialmente una stagione che rimane sotto le righe,
anche se un certo ridimensionamento si intravedeva già alla vigilia
della stagione. Almeno quinta, però, poteva finire, la compagine sicula.
- Smottamento nella griglia-playout con
Faenza che ripassa in "pole position" con una buona rimonta a Lucca; le
tosche al contrario perdono due posti in un colpo. Chi retrocede tra
loro due, Moncalieri e Valdarno? Mah, la classifica indicherebbe in modo
chiaro San Giovanni (e sarebbe anche giusto, dopo aver vinto solo 4
partite contro 7 delle contendenti), ma fra 3 squadre che hanno inserito
una straniera di recente e la quarta che ha cambiato allenatore, i
valori attuali non è detto che c'entrino fino in fondo con quelli
espressi dalla stagione. Sarà una bella gazzarra per chi assiste; per
chi è coinvolto sarà una dannazione.
- Chi è già dannato è Brescia.
24 sconfitte in 26 partite, certo, se quella persa con Valdarno
all'ultimo tiro dopo aver sprecato un vantaggio netto fosse stata invece
una vittoria si avrebbe Brescia con 6 punti, ai playout, Valdarno con 6
punti, retrocessa per scontri diretti. Ma, come dice il saggio, "se mio
nonno avesse tre ruote...": più giusto dire che la retrocessione è
ineccepibile e amen.
Sul piano del giudizio va spesa qualche parola
in più: la società est-lombarda ha suscitato antipatie per essere salita
in A1 tramite la scorciatoia dell'acquisizione di diritti (ma
Campobasso, Sassari e tecnicamente anche la Virtus hanno fatto lo
stesso, anzi le prime due l'hanno proprio avuto in regalo, il posto); e
ha lasciato quantomeno perplessi la girandola di nomi andati e venuti in
organico nel corso dei mesi (7 straniere utilizzate; Crudo presa e
rilasciata in poche settimane; Valli prima lanciata, poi fatta partire).
Tuttavia va anche riconosciuto a Brescia il merito di aver dato spazio
alle giovani (di casa propria) più di chiunque altra quest'anno, e non
solo Zanardi che ha avuto cifre da italiana-top, non da 18enne di buona
speranza. Non ci auguriamo che lei debba ripartire dall'A2 ma vedremo.
Gli occhi addosso di qualche "big", come accadde a M.Villa l'anno
scorso, li avrà di sicuro.
E da domani abbiamo la Copp'Italia.
Collocata così (ma a quanto pare non c'erano alternative) è un doppione
liofilizzato dei playoff, che iniziano subito dopo. Per motivi sia
tecnici sia mentali è meglio quando c'è uno stacco fra le due
competizioni. Ma pazienza.
Bologna è quella che arriva più
lanciata (16 vittorie di fila) ma lo dicevamo anche alla vigilia della
finale di Supercoppa, che andò disastrosamente. Nel frattempo è
cresciuta, si è fatta le ossa in Eurolega (anche attraverso delusioni);
il grosso del lavoro credo stia nel rompere il ghiaccio del primo
trofeo; se lo fa poi tutto sarà più semplice. C'è l'incognita sulle
condizioni di Dojkic.
Schio potrebbe avere la capoccia alle F4
di Eurolega; ma ha un'abitudine a vincere che fa da calamita anche per
trofei che altrimenti non vincerebbe (cioè le rare volte in cui non è la
favorita numero 1). Ha messo in cassa 9 delle ultime 12 edizioni della
Coppa.
Venezia come alternativa? Sì, su partita secca può
battere sia Schio sia Bologna, ma occhio, può anche perdere i quarti se
gioca male come in certe andate di playoff di Eurocup. Per le altre
credo sia possibile al massimo un exploit sino alla finale (come il Geas
2019) ma non fare tripletta di imprese; la distanza di valori con le 3
corazzate pare netta.
martedì 28 marzo 2023
Martina Bestagno ai "Soliti ignoti"
Scambiata per una postina da un'anziana concorrente. Certo, ci sono parecchie postine sopra l'1.85 in Italia... Comunque è un segno che ormai abbiamo sfondato, come basket femminile, presso il grande pubblico.
Sui canestri da ribassare o no
A me non è mai andata bene la frequente obiezione che "non si riesce ad
abbassare i canestri in certe vecchie palestrine". Perché sarebbe
assurdo impedire all'intero basket femminile mondiale di attuare una
riforma epocale solo perché nelle palestrine più arretrate non si
possono abbassare i canestri. Dove non si possono abbassare i canestri,
si terrebbero alti, ma sarebbe come non mettere Internet ad alta
velocità da nessuna parte perché in certi paesi di montagna non si
riesce a portare i cavi in fibra ottica...
La questione in realtà
è che non c'è una prevalenza di pareri favorevoli all'abbassamento dei
canestri. Mi par di ricordare qualche anno fa una polemica tra Shaquille
O'Neal e alcune giocatrici-top, tipo Candace Parker se non ricordo
male, che erano assolutamente sfavorevoli all'"aiutino".
domenica 26 marzo 2023
Non abbiamo da invidiare al rugby femminile
Non ho visto Italia-Francia di rugby femminile e non so quanta gente ci fosse né quanto fosse scintillante l'organizzazione, però faccio presente che:
-
è l'evento Sei Nazioni femminile, quindi c'è l'organizzazione
internazionale, come se fosse un Europeo Fiba da noi, che un minimo di
scintillio ce l'ha;
- il rugby punta tutto sulle nazionali. Quando
noi portiamo 2000 persone a Schio per l'Eurolega o ne porteremo 3000 al
Paladozza di Bologna per la finale scudetto (se ci arriva la Virtus) o
2000 al Taliercio di Venezia, loro diranno quanto siamo messi meglio
noi, visto che credo che il campionato di rugby femminile lo vedano
quattro cani anche nelle occasioni più importanti.
Insomma se
parliamo della pallavolo che riempie spesso e volentieri i suoi
palazzetti anche per il club, o del calcio che ha fatto 40.000
spettatori per Roma-Barcellona femminile 4 giorni fa, è un conto, ma il
rugby no.
Ncaa: Sweet 16 (2^parte): un... Amoore di giocatrice; c'è anche Pinzan
March Madness Ncaa, ma quanto ci piace. Ogni volta un'idola nuova. Quella di stanotte è Georgia Amoore (scritto
così, quasi come "Ammore!" che è un grido di moda tra le adolescenti di
oggi, a quanto origlio in giro), un trottolo australiano di 1.67, dalla
mitraglia facile, che gioca per Virginia Tech. Credo che nemmeno il più
maniaco dei nostri appassionati del femminile fosse in grado di
ricordare, a memoria e senza spulciare in internet, che costei giocò
contro le nostre azzurre nei quarti di finale del Mondiale U17 del 2018
in Bielorussia (vinti dalle Marsupiali per 64-46), anche perché non
combinò molto per farsi notare: 0 punti in 4 minuti.
Che
la stessa giocatrice oggi sia la protagonista assoluta della seconda
serata di Sweet Sixteen (gli ottavi di finale), con 29 punti nella
vittoria di Virginia Tech su Tennessee, è una prova del fatto
che, nel bene o nel male, non è detto che quello che sei a 17-18 anni
sia già il tuo valore definitivo come giocatrice (ci si potrebbe
interrogare su quanto siano migliorate da allora le nostre 2001-02 che
sembravano molto più forti di lei in quella partita, ma andremmo fuori
contesto). Debbo specificare che quello di Amoore non è l'exploit di una
sera (che può capitare a molti), visto che in stagione viaggiava già a
15 di media in una squadra che è la testa di serie n°1 del suo
tabellone, quindi all'interno di un collettivo-top. Ed è stata mvp del
suo torneo di conference.
A differenza dell'altra serata, piena di
outsiders che hanno fatto strada a sorpresa, in questa c'erano tutte le
"bigs", cioè le n°1 contro le n°4 e le 2 contro le 3. L'unico
ribaltamento del ranking (ma molto relativo) è avvenuto con la vittoria
di Ohio State su Connecticut del paisà Auriemma, che purtroppo si è
presentato senza la stella Paige Bueckers, vittima a stagione in corso
del secondo grave infortunio della sua carriera universitaria (trattasi
di super-realizzatrice tipo Caitlin Clark, giusto per inquadrare il
tipo).
Passate anche le campionesse in carica di South Carolina, con difesa 'sfissiante contro Ucla (59-43), e Maryland,
battendo Notre Dame. A Maryland ritroviamo un nome che era ben noto ai
tempi delle giovanili, sia con la Reyer che col forte gruppo '99
azzurro: Elisa Pinzan. La quale ha già completato il quadriennio
canonico con Maryland, ma ha usufruito (se non erro: mi si corregga pure
se sbaglio) dell'anno agonistico di bonus concesso a chi ha perso il
finale di stagione 2020 per colpa del Covid. Pinzan ha... pinzato 8
minuti in campo con 0 punti, ma comunque è un tocco d'italianità che fa
piacere nelle top-8 che ora si giocano l'accesso alle F4.
Quando si gioca l'Elite Eight (= quarti)? Già stanotte due, e domani notte gli altri due.
sabato 25 marzo 2023
Coppe europee: Venezia onore sì, qualificazione no
- Venezia-Galatasaray (Eurocup, semifinale, ritorno): va com'era
più probabile che andasse: una vittoria della Reyer, viste le maggiori
motivazioni e il rendimento che in casa sa sempre offrire, ma con scarto
insufficiente (più nove, 69-60) a mettere in discussione l'enorme meno
25 accumulato in Turchia.
Curiosamente tutto molto simile alla
finale, sempre di Eurocup e sempre contro il Galatasaray, del 2018
quando Venezia perse di 22 in terra turca (devastata dai 37 punti di
Quigley) e potè solo salvare l'onore al ritorno con un +7. Le suddite
del doge (o di Brugnaro che è la stessa cosa) si piazzano fra le prime 4
di Eurocup per la quarta volta nelle ultime 5 edizioni valide (esclusa
cioè quella abortita per Covid nel 2020), ma non riescono a mettere il
trofeo in bacheca.
Non era questa, comunque, l'occasione più
propizia, che fu invece la famosa finale del 2021 persa allo scadere con
Valencia (lo scorso anno fu invece un massacro contro Bourges). La
Reyer di quest'anno ha qualcosa in meno delle sue predecessori, non
foss'altro che sul piano dell'esperienza, mentre il Galatasaray pur non
trascendentale (soprattutto sul piano del gioco), ha comunque un
caterpillar come la mastodonte McGowan, una giocatrice totale come
Stevens e una volpe di classe come Prince. Più che sufficiente per
soverchiare Venezia, la quale può a buon diritto rimpiangere il blackout
degli ultimi 15' di gara-1 (quelli che hanno scavato tutto il divario),
ma l'impressione è che in un modo o nell'altro le turche si sarebbero
imposte.
Del resto c'è una logica: se elimini a fatica Sassari e le
due israeliane, salvo miracoli il tuo valore è buono ma non eccellente
(anche rispetto alle altre due semifinaliste); Venezia è arrivata dove
poteva arrivare, poco da rimpiangere nel complesso. Con 4 vinte-4 perse
nei playoff, è già grassa entrare nelle top-4.
Fino a che punto
ci ha creduto la Reyer, nella rimonta? Mah, non si può dire che non ci
abbia provato del tutto, perché ha preso il comando fin dall'inizio, è
stata anche a +12, che era quasi metà dell'opera (e mancava più di un
quarto e mezzo), ma l'impressione è che il Galatasaray controllasse
sornione, spendendo meno energie possibili, salvo piazzare qualche
fiammatina per assicurarsi che lo scarto non si dilatasse oltre il
limite di guardia. Sarebbe servito qualche fattore fuori programma,
magari una sventagliata di triple veneziane, o un'uscita per falli con
largo anticipo di una delle tre suddette americane avversarie. Credo che
pur senza lesinare impegno, le mazzoniane sapessero che il massimo
obiettivo della serata era la vittoria onorevole che hanno
effettivamente ottenuto. Di sicuro non era un catino stracolmo e
ribollente, il Taliercio (875 spettatori dichiarati), segno che
l'ambiente non covava reale speranza di fare il miracolo.
Senza
farla troppo lunga, l'andamento: il Galatasaray (con un'improbabile
divisa violaccia) parte al piccolo trotto ma Venezia non galoppa (13-12
al 10' dopo un +6 con una vispa Fassina). Buona Reyer all'inizio del 2°
quarto con un allungo a +11 (25-14) procacciato da Santucci e Yasuma. Le
turche si scuotono dal torpore con Stevens, l'unica insieme a McGowan a
battere qualche colpo nel primo tempo, ma Delaere e Fassina le
respingono prima dell'intervallo, cui si va sul 32-23.
A inizio
ripresa insiste Venezia che allunga sul 44-32 al 25' con Kuier e
Shepard. Lì è probabilmente il momento critico in cui, se le cose
girassero in un certo modo, si potrebbe anche crederci davvero; ma non
girano. Qualche occasione sprecata dalla Reyer, poi si sveglia di nuovo
Stevens e lo scarto si dimezza: 50-45 a fine 3° quarto.
A quel punto è
evidente che i giochi-qualificazione sono fatti; merito alle lagunari
di non farsi prendere dalle depressione e volerla comunque vincere; c'è
un riallungo sul 60-48 a 6' dalla fine; ma di nuovo manca la scintilla
che accenda davvero le speranze. Segna Stevens da 3 e lo sottolinea
tornando in difesa col dito sulla bocca, come a dire "Stattevi zitt'";
Tilde Villa segna il suo unico canestro con una bell'entrata ma subito
dopo escono due buone triple di Venezia che sarebbero valse un +15 e
magari il clima si sarebbe scaldato davvero. Invece gli ultimi minuti
scivolano lisci sino al 69-60 che qualifica il Galatasassà.
Marcatrici:
Shepard 15, Delaere 13, Fassina 12 per la casa; Stevens 20, McGowan
17+18 rimbalzi, Prince 12 per la trasferta. Da notare: 25 punti per
italiane di Venezia (con 10/21 dal campo e 11 rimbalzi) contro 6 punti
per le indigene, cioè le turche, del Galatasaray (con 2/12 e 3
rimbalzi). Se per qualcuno il primo commento da fare è: "si dimostra che
le italiane di Venezia non sono all'altezza", diciamo che in questo
Paese per fortuna c'è libertà di rendersi ridicoli in molti modi diversi
e questo è sicuramente uno. Ciò non significa che le suddette abbiano fatto miracoli; ma non è certo per loro che la Reyer ha perso il confronto.
- L'altra semifinale: livello più alto, francamente. Bel gioco, non solo grandi giocatrici. Tanta "francesità", soprattutto in Lione che
vince anche il ritorno, ma sudatissimo, 69-71, ed elimina le
compatriote di Villeneuve dopo il +4 dell'andata. E così come 7 giorni
prima c'è stato un gran batti e ribatti di sorpassi, finché a 6'30"
dalla fine Villeneuve sale a +8, quindi sopra la quota-qualificazione,
ma la funambola Johannès inventa una tripla fuori equilibrio, su un
piede solo, e poi un canestro al volo. Il resto lo fa sua maestà Grugrù
Gruda, che nell'ultimo minuto e rotti pareggia due volte, anzi la
seconda aggiunge pure il libero supplementare per il +1, poi arrotondato
dalla sua compagine per il +2 conclusivo. Gruda chiude a 23 punti,
Johannès a 17. Di là Burke, l'ex sassarese, a 14, più altre 7 fra i 6 e i
10 punti.
venerdì 24 marzo 2023
Ncaa: Sweet 16 (1^parte), brilla ancora Clark. Miami insiste
Notte Ncaa: tra oggi e domani le "Sweet 16", cioè gli ottavi di
finale per dirla all'italiana. Ancora una grande Caitlin Clark (31 + 9
assist con 11/22 dal campo) nella vittoria di Iowa su Colorado, che vale
l'accesso alle Elite 8. Partita garibaldina, offensiva, punteggio ben
al di sopra della media del torneo (87-77). In realtà nonostante la
presenza della fromboliera Clark è Colorado ad affidarsi di più alle
gragnuole dalla lunga distanza (10/31 alla fine); dopo il dominio
iniziale di Iowa passa anche a condurre Colorado, con un'ispirata
Formann (anche lei una guardia ma più tiratrice pura e meno passatrice
rispetto a Clark), 21 punti alla fine; ma nel cuore del 3° quarto arriva
l'accelerata decisiva di Iowa, grazie a Clark che si conferma non solo
completa tecnicamente, sciorinando asissts (soprattutto per la massiccia
lunga Czinano) oltre a segnare tanto da fuori quanto in penetrazione e
in contropiede, ma anche agonista di vaglia, emergendo alla grande nel
momento cruciale, mentre la sua controparte Formann si spegne.
Sempre
nella notte: continua il sogno di Miami-Florida, che dopo aver
eliminato Indiana fa fuori da sfavorita anche Villanova dove la stella
Siegrist fa sì 31 punti + 13 rimbalzi ma con 8/29 dal campo; avanti pure
Louisiana State (LSU) e Louisville.
Nelle Elite 8 (= quarti) si avrà
Iowa-Louisville e Miami-LSU; chi vince va alle Final Four insieme alle
due qualificate degli altri tabelloni, le cui Sweet 16 si giocano
stanotte, comprese le massime favorite, South Carolina in testa.
giovedì 23 marzo 2023
Coppe europee: Schio, storica qualificazione alle F4
- Schio-Valencia (Eurolega, quarti, G3): canta, scledense, balla e scaténati in caroselli sino a notte fonda.
E come te ogni altro appassionato di basket femminile sul suolo
italico, anche quelli a cui magari lo strapotere arancione nei patrii
confini sta un po' sulle scatole. Perché qui si tratta di un orgoglio
nazionale: la prima qualificazione di Schio alle Final Four di Eurolega
(aveva già raggiunto due volte le finali, ricordiamo, ma erano F8) lava
un'onta del nostro movimento, che non entrava fra le top-4 d'Europa dal
2002: ci riuscì allora, ma sembrava normale, Parma delle immense
Penicheiro e Yolanda Griffith (perse in semifinale; trasmise la Rai).
Noi
ci siamo e le colosse Francia e Spagna no; per dire che non era facile,
sebbene un grazie doveroso vada a Pupuccio Putin per aver invaso
l'Ucraina e a Zezè Zelensky per non essersi arreso subito, facendo sì che il bando delle squadre russe durasse anche quest'anno.
Ma
le assenti hanno sempre torto; e se c'era una squadra che meritava un
piccolo aiuto dalla sorte era proprio il Famila, probabilmente il club
con più partecipazioni all'Eurolega senza mai raggiungere le F4, tabù
ora sfatato.
"Ora o mai più", ha scritto la Gazzetta di mercoledì, in
un insolito trafiletto dedicato al basket femminile; "appuntamento con
la storia", aveva scandito il sito del Famila. Insomma un pizzico,
giusto un pizzico, di pressione sulle spalle. Ma l'hanno gestita bene le
ragazze, in questa gara-3; hanno certo sofferto, non hanno giocato bene
come contro Sopron nella partita di fine stagione regolare che è valsa
metà di questa qualificazione, e nemmeno come in G1 di questo playoff;
però non hanno mai deragliato, stando sempre davanti da metà 2° quarto
in poi.
La partita ha infatti vissuto due fasi. I primi 15 minuti
a punteggio alto, botta e risposta, a vantaggi alterni (21-20 al 10’,
28-29 al 15’). Poi c’è stato un parziale di 10-2 con due canestri di
Keys e 6 punti di Ndour; Schio è andata sul 39-31 al 20’ e da lì non è
più stata raggiunta.
Ocio, però: Valencia è stata incollata fino
all’ultimo. Non è riuscita, però, a mettere la freccia, anche quando ne
ha avuto l’occasione. Il punteggio, da inizio 3° quarto a circa il 33’,
ha preso a muoversi a fatica. Schio ha segnato solo 9 punti in 13
minuti, soffrendo molto in attacco; le spagnole però ne hanno
approfittato solo in parte. Sul 48-47 con un libero supplementare per
Carrera, a 7’ e rotti dalla fine, erano però in pienissima corsa per
fare l’impresa. La balda 2001 ospite sbagliava però l’aggiuntivo per il
pareggio; e lì girava la ruota della serata e della serie. Una perla di
Keys (passo d’incrocio in post basso) dava il via a un 5-0 (libero di
Bestagno e canestro di Howard a completarlo) che ovviamente non chiudeva
nulla, sul 53-47 con 5’30” sul cronografo, ma indirizzava sì.
Valencia,
caparbia, si riportava a meno 2, ma ecco ancora Howard (layup da centro
area) e soprattutto Keys con una tripla di quelle che mettono le ali
alla propria squadra e segano il morale alle avversarie; 58-51 a ormai
solo 2’45” dalla fine. Poco dopo, un assist di Sottana per Ndour fissava
quasi il punteggio definitivo (60-53); Valencia non ne aveva più e
negli ultimi 2 minuti si aggiungevano solo 2 punti per Schio (62-53 il
finale), che s’abbandonava al legittimo delirio dopo la sirena, con la
partecipazione di patròn Cestaro, il quale dopo una quantità non modica
di tempo e danari spesi, centrava il grande obiettivo.
Scores:
Ndour 17 punti, Keys 14+8 rimbalzi, Howard 11 per le trionfanti;
Carrera 17, Casas 15 per le battute, che hanno avuto solo 3 da Cox, 2 da
Guelich e 2 da Burdick, e qui vale il discorso fatto per Schio (in G2) e
Venezia la scorsa settimana: non vinci una partita di questo livello se
troppe straniere ti lasciano al palo.
Mvp chi? La valutazione dice Keys,
davanti a Ndour e Howard che hanno riscattato le “magre” di gara-2. Ma
più dei numeri, è questione dei canestri nei momenti-chiave (e del resto
con quel cognome è più facile…
), ovvero quello della prima fuga nel 2° quarto e quello in cui Schio
ha sbloccato un'impasse che rischiava di costare caro nell'ultimo
quarto. Quello di Jasmine ci pare un progresso mentale prima ancora che
tecnico: quello di dire “io posso e voglio essere protagonista, non solo
gregaria di lusso” (il passo che Cinili, ad esempio, non è mai riuscita
a fare, pur avendone i mezzi). Chiaro che poi devi dimostrare di
saperlo fare (bastasse il desiderio, sarebbero campioni in tanti); lei
lo ha fatto.
Ma diamo il giusto apprezzamento anche alle altre
italiane in campo mercoledì: Verona che si è consacrata ufficialmente
giocatrice di livello internazionale quest’anno; Sottana che non può più
essere dominante ma sa ancora essere decisiva, le bastano anche pochi
istanti di classe; Bestagno che sa sempre prendere quello che la partita
le offre, rendendosi utile alla squadra. Trasporteremo tutto questo
all’Europeo?
Speriamo, ma intanto questo è un traguardo che toglie il tappo del
fallimento dalla bottiglia del nostro basket femminile (5x5 e senior,
specifichiamo, perché 3x3 e giovanili di soddisfazioni ce ne hanno
date).
- Le altre G3: Mersin completa l'accoppiata
turca col già qualificato Fenerbahce strapazzando Bourges (91-63); poca
voglia di scherzare per le americane principi nelle fila ottomane (Gray
27, Williams 14, Hayes 13) mentre Bourges ha 14 da Steinberga e 11 dalla
guapa Guapo, specialista del 3x3, ma non può bastare con Anderson ferma
a 8.
Più equilibrio tra Praga e Salamanca, ma le ceche
gestiscono nell'ultimo quarto un discreto margine (74-66); 20 punti per
Thomas, 19 per la slovena Oblak contro 18 di Cazorla.
Passano quindi
tutte e 4 le meglio piazzate. Quante speranze ci sono per Schio contro
il Fenerbahce? Poche; basta dire "Breanna Stewart" (fosse solo lei,
peraltro); ma un passo per volta.
mercoledì 22 marzo 2023
Ncaa: il torneo dopo i primi due turni. Tra sorprese e stelle
In due dei consueti 4 tabelloni da 16 compagini (che designano una finalista ciascuno) è già stata cacciata la testa di serie numero 1: trattasi di Indiana, battuta allo scadere da Miami-Florida (oltretutto sul proprio campo, shock in piena regola; incorporo il video), e di Stanford, stesa dall'outsider Ole-Miss con una "magra" da soli 49 punti segnati.
Fuori quindi due delle più conclamate stelle dall'epidermide candida, dato esteriore che sottolineo soltanto per annotare che, come di consueto, ce ne sono molte più che fra gli uomini (il che potrebbe essere risultato d'interessanti fattori sociali, ma non è qui la sede per approfondirli e ci vorrebbe un esperto in materia), ovvero Mackenzie Holmes di Indiana (primo quintetto ideale della stagione) e Cameron Brink di Stanford (secondo quintetto), peraltro entrambe autrici di cospicui bottini e quindi presumibilmente tradite dalle compagne. La qualificata Miami, invece, ha le popolari gemelle Cavinder, che però al momento sembrano più starlettes sui social che sul campo.
Sono ancora in corsa le altre due capoccia di serie: le campionesse in carica di South Carolina, con la possente Aliyah Boston, e Virginia Tech della longilinea Elizabeth Kitley, entrambe quasi due metri.
Qualificate al terzo turno anche Connecticut del sempiterno Geno Auriemma, all'anagrafe Luigi, da Montella, Avellino (non più dominatrice come nel recente passato, e nemmeno al livello della finale dello scorso anno, avendo perso per tutta la stagione, già in estate, la stella Paige Bueckers per infortunio), e Iowa della fromboliera principe Caitlin Clark, la versione femminile di Stephen Curry, di cui incorporo qui sotto un video che mette in parallelo i due e poi sciorina gli highlights di lei nella finale del torneo di conference.
La finalissima è nel pomeriggio di domenica 2 aprile, per noi tarda serata (se non ho visto male l'orario).
lunedì 20 marzo 2023
A1-A2: Bologna salva il primato; Sanga batte ancora Costa
Weekend non banale:
- in A1 Bologna mantiene il primato passando
non senza parecchie camicie sudate a Sassari, dopo essere stata anche a
meno 11; 20 punti di Zandalasini e Parker (935 spettatori dichiarati);
-
Crema completa la sua collezione di perle conquistando i playoff con la
vittoria a Faenza mentre S. Martino perde da pronostico a Venezia;
-
Ragusa si riscatta almeno in parte dalla brutta figura con Lucca
battendo il Geas (curiosità: si sono sfidate le gemelle Dotto appena
reduci dall'aver compiuto 30 anni tondi: vittoria quindi per Francesca;
sul piano realizzativo ha prevalso Caterina 9-5); si decide così la
corsa per il 4° posto, a favore di Sassari;
- nell'ultima giornata
oltre al 1° posto (e al sesto tra Campobasso e Ragusa, aggiungo dopo
segnalazione) resta da decidere la griglia-playout; per Lucca seconda
vittoria di fila e "pole-position" ma c'è Lucca-Faenza da disputare;
-
in A2 Nord terzo episodio stagionale della rivalità Costa-Sanga
(precampionato escluso) e terza vittoria per le milanesi, in volata come
due settimane prima in Coppa (anche se stavolta non al supplementare);
ultimi 3 minuti pirotecnici in cui E.Villa segna da 3 il 64-62 ma
rispondono due decisive triple di Penz e Toffali (64-68 a -11"), poi
Brossmann ne mette una siderale per tenere viva la partita; Beretta è
provvidenziale su uno 0/2 di Toffali a prendere rimbalzo in attacco,
subire fallo e fare 2/2 per il 67-70; sulla sirena Caloro non trova la
tripla dell'overtime (era molto difficile). Costa era senza la
mena-gioco (cioè regista) Fietta.
Nella foto: le gemelle Dotto a
fine partita con tanto di animale domestico di taglia notevole (visto il
color verde con cui è addobbato, immaginiamo sia di Francesca).
PS: onestamente io le trovo ancora identiche a 30 anni; se si scambiassero la maglia non mi accorgerei della differenza.
sabato 18 marzo 2023
Coppe europee: Schio sfiora il colpo in G2
- Valencia-Schio (Eurolega, quarti, G2): mannaggia mannaggia. Le
porte delle Final Four si spalancano, per un attimo, davanti a Schio,
quando dopo un lungo inseguimento ha la palla del sorpasso con Valencia
in affanno; ma tra un tiro che esce (di Mabrey), forse con fallo non
fischiato, e uno che entra (di Cox) dopo essersi impennato sul ferro,
tra il dire e il fare c'è di mezzo una gara-3 che sarà un terno al
lotto. Ma onestamente stavolta sarebbe stato un colpo gobbo portarla a
casa, per le arancioni venete contro le pari-colore spagnole, che dal 2°
quarto in avanti hanno sempre menato le danze.
Primi due quarti con
attacchi a martello, entrambe le squadre ispirate da 3 (tutto il
contrario di Galatasaray-Venezia del giorno prima, per dare l'idea);
sono proprio le triple a lanciare dapprima Valencia, con la rediviva
Torrens e la possente ex-Reyer Guelich (31-22), poi a far ricucire Schio
con Verona, Howard e Keys (38-35). Ancora Keys e Verona, decisamente
positive se si invocavano (non del tutto a torto) prestazioni di qualità
delle italiane al massimo livello internazionale, tengono botta alle
continue stoccate delle iberiche, sostenute da 3.100 spettatori
(ambiente super) nel palazzetto-extralusso che è teatro anche
dell'Eurolega maschile (però lo slogan "Cultura del esfuerzo" ci ha un
po' rotto, per quanto sia nobile). All'intervallo si va sul 46-42 e
sembra un buon affare per Schio, perché meglio di così Valencia non
potrebbe tirare; se migliorano difesa e apporto realizzativo delle
straniere, la partita può girare.
Svolta che però non avviene nel
terzo quarto, il quale segue il copione dei primi due. Valencia
colpisce e Schio cerca di stare aggrappata. Sale la giovine star Carrera
in cattedra per le casalinghe; troppi i suoi canestri da dentro l'area,
concessi dalla difesa scledense (e qui si ripresenta il tallone
d'Achille del reparto-lunghe, non risolto dall'innesto di Sventoraite).
Continuano a latitare le realizzazioni di Howard e Ndour soprattutto;
Valencia amministra un margine intorno ai 10 punti, limato sul finire
della frazione da una Verona nuovamente maiuscola (66-59 al 30').
Ultimo
quarto appassionante anche se con realizzazioni più rade rispetto ai
primi tre. Carrera sale quasi subito a 20 punti ma poi non segnerà più
dal campo; idem per Verona che tocca a sua volta il ventello con
l'ennesima tripla. Un primo riavvicinamento di Schio a meno 4 (71-67 a
-5') non trova continuità, anche perché Ndour si fa stoppare due volte
da Guelich; Valencia s'insuffla ossigeno (76-67 a -3'20"), ma è in calo
vistoso di lucidità ed efficacia, e subisce uno 0-8 che riapre
completamente la disfida. E' Sottana a suonare il peppereppè (la carica)
con una tripla e un lancio in contropiede per Mabrey, la quale poi per
conto suo mette una bomba ed è 76-75 a -1'20".
Eccoci dunque al
momento già accennato all'inizio. Qui tutto è in bilico, si sente aria
di Final Four per Schio e sentore di panico per Valencia che rischia di
buttar via partita e stagione; ma un arresto e tiro di Mabrey per il
sorpasso va fuori, su sospetto contatto (forse però è lei che l'ha
accentuato); di là tripla frontale della biondona Cox, palla che sbatte
sul ferro, s'impenna a campanile e finisce dentro. Che mazzata. Siamo
ormai negli ultimi secondi e non c'è tempo per rimediare; finisce 80-75 e
si decide tutto in gara-3.
Carrera 21 punti + 11 rimbalzi, Cox 14,
Casas 11 per le iberiche, che hanno il 54% da 2 e un 9/23 da 3; non
basta a Schio fare ancora meglio dall'arco, 11/25, perché da 2 tira
peggio, 45%. Verona 20 punti, Keys 18, brave, ma come detto già per
Venezia, difficile vincere una partita a questi livelli se le straniere
ti tradiscono. Non tanto Mabrey che fa 12 punti svegliandosi nel finale,
ma come detto Howard (8) e Ndour (7), tralasciando Mestdagh e
Sventoraite da cui c'è da aspettarsi di meno.
- Le altre G2. Che livello, che emozioni. Solo il Fenerbahce è
alle F4; salda i conti con Sopron (intendo quelli della finale dello
scorso anno) con un troneggiante 62-82 in terra d'Ungheria; 32 punti nel
1° quarto. Stewart 25 e Meesseman 16, mentre una come Iagupova fa
gregariato. Ecco come profittare al meglio del bando alle russe; certo,
serviva qualche spicciolo da parte, e i club turchi ce l'hanno (almeno
per ora).
Bourges pareggia con Mersin; 76-75 alla fine, ma non
all'ultimo tiro; era +4 prima di una tripla tabellata da poco oltre
metà campo di Crvendakic che non ha cambiato la sostanza. In precedenza
le francofone erano a +9 a 2' dalla fine; furiosa rimonta delle
ottomane, guidate da Hayes (26), mentre per Bourges ha segnato 22 punti
Yvonne Anderson, la quale lo scorso anno venne beccata dal suo attuale
pubblico (durante la finale con Venezia) che ora la osanna; importante
anche il play tascabile ma razzente Duchet (16).
Infine la partita più thriller: Salamanca batte
Praga 73-71 d.t.s.; grande atmosfera anche qui (3000 spettatori), si va
all'ultimo tiro sia al 40' che al 45': nel primo caso pareggia Brionna
Jones per le ceche su rimbalzo offensivo in un'azione rocambolesca in
cui la palla schizza dovunque; ma rende la pariglia Salamanca allo
scadere del supplementare con Vilarò che corregge al volo l'errore di
una compagna scatenando la festa. La figlia d'arte Fasoula top scorer
per le iberiche con 14.
Contro il solito ritornello sulle italiane "una vale l'altra"
Non è che la nazionale debba averne 12 fisse che da lì non si muovono,
ma nemmeno può essere un porto di mare dove ogni volta ne entrano 5 o 6 e
ne escono altrettante. Dice: i club cambiano di continuo. Sì, ma i
club lavorano ogni anno 8-9 mesi con continuità. La nazionale, che si
ritrova 2 o 3 volte all'anno per una settimana (quando va bene) e gioca
una mezza dozzina di partite serie all'anno (anche qui quando va bene),
deve avere una continuità di lavoro con lo stesso gruppo, altrimenti
ogni volta si riparte da zero.
La teoria secondo cui ne bastino 12
prese a caso per ottenere identici risultati è assurda. Chiedo
in quale sport si sia mai applicata. C'è sempre un nucleo fisso, formato
dai migliori elementi, a cui si aggiungono le pedine più adatte a
completarli.
Ripeto poi che aspettare come avvoltoi le sconfitte
per poter ragliare "ecco! solito sistema di privilegiate che fallisce!
ne prendevi altre 12 qualsiasi e facevano uguale se non meglio!" è prima
di tutto squallido, perché è palese che uno gode per le nostre
sconfitte, e poi è scorretto perché si paragona una realtà (il risultato
sul campo) con una fantasia (il risultato che ipoteticamente si sarebbe
raggiunto con altri elementi) che non potrà mai essere provata.
venerdì 17 marzo 2023
Coppe europee: crollo negli ultimi 15', Venezia ne prende 25 dal Gala
- Galatasaray-Venezia (Eurocup, andata semifinali): esattamente
quello che non doveva succedere è successo, per la Reyer. L'imbarcata
finale dopo 3 quarti e rotti di resistenza; lo scarto che esplode fuori
controllo dopo essere rimasto a una quota accettabile, cioè intorno ai
10-12 punti, e anzi addirittura a favore delle orogranata nel primo
tempo.
Diciamo subito che questo meno 25 non è ribaltabile
dall'Umana, a meno di una prestazione... disumana sia propria sia
(ovviamente in negativo) delle avversarie, il che non ha più dell'1% di
probabilità di verificarsi; diciamo 5% giusto per non peccare di
disfattismo. Perché un conto è quando si va sotto di 20 e rotti contro
una squadra meno forte, pagando una serie di circostanze (com'era
successo alla Reyer contro Sassari, peraltro rimontando parzialmente già
sul finire dell'andata), un conto quando, a parità di prestazioni, la
differenza di potenziale c'è comunque. E quindi, puoi sperare, in casa e
giocando meglio, di darne 10, 15 a un'avversaria superiore; ma 25 mai
nella vita.
Resta da capire se il crollo finale si potesse evitare,
oppure sia stato ineluttabile come quello di un corridore che si tira il
collo per stare alla pari di un atleta più forte, e ci riesce a lungo,
ma poi paga lo sforzo e cede di schianto, finendo staccatissimo, ben più
di uno che, prudente, stia a distanza fin dall'inizio senza mandare il
serbatoio in riserva. Non so se il paragone si possa applicare a quanto
capitato alle suddite di Brugnaro, fatto sta che hanno beccato 22 punti
di scarto negli ultimi 12 minuti, di cui 15 negli ultimi 6. Se sia stata
consunzione d'energie fisico-mentali oppure insipienza tattica, ci
ragionerà Mazzon col suo staff. Possiamo solo descrivere l'andamento.
Nei
primi 2 quarti, tutto sommato, senza fare cose stellari la Reyer era
dapprima rimasta a contatto (14-10 al 10'), poi passata avanti (anche
+5) con buoni spunti di Pan, Villa e Santucci e la costanza di Shepard
(13 punti al riposo). Nel finale, un paio di perse maldestre di Kuier
agevolavano il rientro a meno 1 del Gala (24-25 al 20'). Spiccava che
entrambe le squadre non avessero segnato neanche una tripla (0/10 le
turche, 0/8 la Reyer), indice probabilmente di una certa tensione. Per
le padrone di casa si faceva già sentire il fattore-McGowan (8 punti e 9
rimbalzi per la mastodonte) ma non in maniera squassante, e le altre
combinavano poco.
Poi che è successo? Probabilmente negli spogliatoi
il Gala ha ragionato meglio su come sfruttare i propri punti di forza e
limitare quelli di Venezia. Quindi miglior contenimento di Shepard e
lasciare, casomai, spazio alle altre, confidando che venissero fuori i
loro limiti; in attacco meno sparacchiamenti da fuori (anche se erano
importanti due triple di Nacickaite in apertura di ripresa, per togliere
il "tappo" dall'arco) e palla dentro a McGowan o dalla media con
Prince. Ma fino a un paio di minuti dalla fine del 3° quarto tutto
questo si concretizzava in modo molto limitato (39-36).
Da lì in poi
un'altra storia. 6-0 innescato da Prince, la straniera veterana di mille
battaglie che la Reyer non ha; una che magari latita per un po' ma sa
cogliere il momento in cui prendere in mano la situazione. A fine 3°
quarto si andava quindi sul 45-36 ed era già un break consistente.
A
inizio ultima frazione, un paio di guizzi di Villa rispondevano a
quelli di Stevens e Prince, ma erano toppe a una falla che si stava
spalancando col passare dei minuti. La spia del serbatoio in riserva
s'accendeva quando la stessa Villa e Shepard si mangiavano due appoggi
abbordabili da sotto, mentre il tiro da 3 continuava a latitare per
tutte le orogranata. Il Gala invece ormai non sbagliava più nulla.
Emergevano due pecche veneziane già evidenziate nei turni precedenti (ma
meno fatali contro avversarie di caratura inferiore): la copertura
difensiva dentro l'area e la tendenza alle palle perse banali. Chiaro
che contro un Gala in gas tutto ciò diventava una sentenza di morte.
Da
52-42, quindi un ancora accettabile meno 10, iniziava un infernale 22-4
in 6 minuti e rotti. Ad accenderlo stavolta erano le indigene Alben e
Bilgic (rispettivamente con coast-to-coast da intercetto e tripla),
anche loro veterane che ne hanno viste tante, ben più della coppia
Santucci-Villa le quali invece si spegnevano alla distanza. D'altronde
la vita è più facile se le tue straniere ti spianano la strada, è più
difficile se devi mettere toppe alla loro latitanza (vedi sotto nel
commento alle cifre).
Poi McGowan diventava ancora più cannibalesca
(se esiste il termine), annientando tutto e tutte dentro l'area, con uno
strapotere fisico (2.01 di muscoli) acuito dalla fragilità difensiva
delle lunghe venete. In un amen si andava sul 64-42 a 3' dalla fine,
parziale di 12-0.
Che Venezia fosse in tilt generale lo mostravano
uno scippo banalmente subìto da Villa su rimessa da fondo, e un paio di
falli evitabili di Santucci e Yasuma. Si arrivava addirittura sul 74-46,
poi ritoccato a 74-49, ma poco cambia.
McGowan 20 punti + 16
rimbalzi, Nacickaite 14, Prince 10 per il Gala; per la Reyer, Shepard 20
ma solo 7 dopo l'intervallo; Villa 11, Santucci 9. Ma è la latitanza
realizzativa di Kuier, Delaere e Yasuma a zavorrare Venezia, giacché
uscire indenni da Istanbul quando 3 delle tue 4 straniere ti sommano 7
punti con 3/18 al tiro, francamente neanche Gesù Cristo nei suoi giorni
migliori ci riusciva.
Nota finale sull'ambiente: si è giocato in
un bizzarro scatolone dall'aria... sovietica, con le tribune solo da una
parte ed enormi pareti grigie sugli altri 3 lati, su cui erano appesi
enormi ritratti di Erdogan e altri pezzi grossi a me ignoti; altri pezzi
grossi erano assisi su seggiole a bordo campo. Sugli spalti, abbastanza
popolati ma non pienissimi, la classica ciurma di giovanotti esagitati
che tifano il Gala basket come potrebbero tifare quello di calcio e di
volley, e che compaiono per le occasioni importanti a scaldare un po'
l'ambiente. Tutto colorito ma niente di inatteso né di intimidatorio,
almeno a giudicare dallo streaming (ci ricordiamo una finale di andata
tra Galatasaray e Taranto, in un altro impianto, là sì con un clima
infernale).
- L'altra semifinale: livello alto, frizzante
girandola di canestri tra Lione e Villeneuve, derby franco. Primo tempo
43-44 a suon di controbreaks; poi allungo ospite fino a +10, ricuce e
sorpassa Lione nell'ultimo, alla fine è 84-80, tutto molto aperto. 19 di
Gabby Williams e 17 di Johannès per Lione, 28 di Burke (ex Sassari) per
Villeneuve.
Onestamente Venezia sembra la più debole delle
semifinaliste, come già si valutava. Insomma amen, per il terzo anno di
fila si piazza fra le prime 4 dell'Eurocup, per vincere ci si riproverà.
Se poi succede... (ma non succede).
Coppe europee: la fiammata finale di Schio vale l'1-0
- Schio-Valencia (Eurolega, quarti G1): è meglio essere 1-0 che
0-1, dice il saggio; ma il +12 per Schio nasconde una battaglia che è
rimasta alla pari quasi fino in fondo. Lo scarto abbondante è stato
determinato da un crollo delle spagnole e da un emergere perentorio
delle scledensi, che ha prodotto un parziale di 18-2 negli ultimi 6'40",
del tutto inatteso nel momento in cui è iniziato.
In effetti Schio
aveva, nei primi due quarti, mostrato una superiorità non schiacciante
ma sensibile, con una buona partenza (20-13 al 10') che veniva
confermata all'intervallo (40-33) pur con qualche oscillazione in un 2°
periodo dalle marcature abbondanti su ambo i fronti.
Al ritorno dagli
spogliatoi, sembrava un'altra partita: arancioni italiche smarrite e
arancioni spagnole padrone del campo: parzialaccio di 5-18 in poco più
di 6 minuti, Valencia a +6 (45-51). Un calo d'intensità difensiva, o
quantomeno d'efficacia, con ben 6 canestri da sotto (proprio sotto, non
semplicemente in area) concessi da Schio, che in zona offensiva non
faceva meglio. Insomma un blackout, da cui usciva con Mabrey che
ricuciva sul 55-56 al 30'.
Non bastava, però, a girare subito il
vento, giacché a 6'40" dalla fine si era sul 57-61 Valencia. Da lì
iniziava la terza e decisiva fase della partita, totale appannaggio di
Schio. Ad accendere la fiammata erano Sottana e Ndour, con un 6-0 in
cooperativa (assist della prima per la seconda, canestro dell'astuta
Astou dalla media, arresto-e-tiro del vantaggio da parte di Giorgia);
l'afro-spagnola diventava poi protagonista assoluta con una tripla e un
canestro dal mezzo angolo, frammezzati da un canestro in contropiede di
Mabrey e un libero della medesima; a chiudere la vampata tornava sul
proscenio Sottana con un assistone per Ndour, ancora lei. Quindi 11
punti di Ndour e in totale 16-0 di Schio, che nel frattempo sciorinava
anche una difesa reattiva e granitica. Chiaro che ci metteva del suo
anche Valencia con tiri brutti nelle scelte o semplicemente non segnati
anche quando erano discretamente ben presi. Solo a una quarantina di
secondi dalla fine, le iberiche interrompevano la fatale siccità, durata
6 minuti, ma ovviamente i bovi erano scappati da un pezzo. Finiva
75-63.
Bestiali Ndour con 21 e Mabrey con 20; per il resto nessuna
sopra le righe ma utilità da quasi tutte, possiamo anche togliere il
"quasi" (un po' imprecisa Howard, a trovare l'uovo nel pelo). E forse
proprio la profondità è stata una chiave per Schio rispetto a una
Valencia orba di Torrens e dell'ovina Ouvina, seppure la rotazione sia
stata da 10 per ambo le compagini. Romero 15 e Cox 14 per Valencia, ma
anche loro smarrite nel finale.
Bell'ambiente al PalaRomare, come del resto era già stato nell'ultima giornata contro Sopron.
Venerdì
la serie dirà la verità, se cioè Schio ha una supremazia che sarà in
grado di capitalizzare, riportando l'Italia alle Final Four dopo 21 anni
e se stessa per la prima volta (giusto per non mettere pressione; ma il
sito stesso di Schio titola "appuntamento con la storia"... ), oppure se è un confronto alla pari che si deciderà in una gara-3 senza pronostico.
- Le altre G1:
vincono tutte le squadre di casa. Il Fenerbahce fa +20 su Sopron nella
rivincita della clamorosa finale 2022, ma occhio: come per Schio lo
scarto è bugiardo perché c'è stato un 20-4 nell'ultimo quarto ma per 30
minuti si era alla pari; ungheresi decisamente più toniche rispetto alla
figuraccia con Schio, ma se da una parte ci sono Stewart, Meesseman,
Iagupova e Sabally, mentre dall'altra no, la differenza prima o poi è
probabile che emerga.
Anche in Mersin-Bourges, +28 per le turche, c'è
stato un parzialone nel 4°, ma la partita era già indirizzata. E pure
Praga ha dominato su Salamanca, +21. Queste ultime due serie non hanno
dato indizi di poter giungere a gara-3 ma vediamo, il clima casalingo
pro-francesi e spagnole potrà influire.
giovedì 16 marzo 2023
Sul rendimento delle italiane di Venezia nell'andata di semifinale
Finita 74-49 l'andata di semifinale Eurocup tra Galatasaray e Reyer; francamente 25 da recuperare sembrano troppi anche se Venezia ha già fatto 3 rimonte al ritorno in questi playoffs.
Le italiane di Venezia soverchiate dalle turche del Galatasaray? Direi che han fatto quanto loro, cioè una parte da comprimarie. Le straniere del Galatasaray hanno fatto il paiolo a quelle di Venezia. Se proprio c'è da fare processi alle singole, mentre in realtà è stata una questione di squadra (cioè il Galatasaray è più forte), partirei da chi ha realmente perso i duelli individuali.
Palle perse delle nostre? Sì, ma meno di
quante sembri. Ce ne sono state alcune banali, per cui sono spiccate di
più. Ma quantitativamente nulla di eclatante. Ne ha perse 3 Santucci e 3
Villa, mentre ne hanno perse 9 in coppia Shepard e Kuier.
"Anonime
play autoctone" però non ci sta: il play titolare del Galatasaray è Isil
Alben che è la regista della Turchia da 10 anni e più. Direi abbastanza
normale che abbia più furbizia di una Villa ma anche di una Santucci.
Alben non è un fenomeno ma è una signora giocatrice anche se in fase
calante per motivi anagrafici. L'altra è Bilgic che comunque ha 28 anni e
ha più esperienza sia di Villa (ovviamente) sia di Santucci che, avendo
passato anni al college, a livello di coppe europee è un'esordiente.
Per
dire, guarda il curriculum di Bilgic: una carriera da comprimaria ma ha
una lista di partecipazioni alle coppe che non finisce più. www.fiba.basketball/en/player/174637/Pelin-Bilgic
mercoledì 15 marzo 2023
A2: Empoli capoccia al Sud
Archiviata la poco fausta spedizione in Coppa, Empoli è tornata padrona
del girone Sud di A2: domenica ha spazzolato Patti 78-55 nella sfida al
vertice (22 punti di Pem Pem Peresson), oggi (mercoledì) ha dominato il
recupero con Cagliari.
Dietro Empoli, che è a 17-4, bell'equilibrio
con Patti a 15-6, La Spezia 14-6 (una partita da recuperare),
Battipaglia e Firenze a 14-7.
lunedì 13 marzo 2023
Malumore a Ragusa
Interessante questo commento di una tifosa (presumo) dalla pagina
Facebook di Ragusa dopo la scivolata di ieri contro una Lucca che era
pure priva di Treffers:
Ho aspettato che la notte sbollisse la rabbia, la delusione l'amarezza, ma il risultato non cambia: lo spettacolo che ieri al Palaminardi è stato offerto al pubblico e alla dirigenza è stato a dir poco pessimo. È inaccettabile vedere una squadra svogliata, priva di volontà, grinta, tenacia. No si può vedere una squadra che non è sul pezzo, chi sbadiglia, chi ridacchia in campo chi si fa i c.... suoi mentre il coach interagisce nel time out, mandandolo giustamente fuori di testa. Tutto ciò è inammissibile e se i tifosi, che hanno sempre, sempre sempre sostenuto la squadra si rompono le balle, ci sarà un motivo e NO, mi spiace ma Vitola non si può permettere il lusso di girarsi e gridare GO HOME... Signorina lo spieghi al presidente se è contento se tutti noi GO HOME... il palazzetto è sempre più vuoto. Ci si chiede perché? Lo vogliamo rendere deserto con queste prestazioni? Sosterremo SEMPRE la squadra, ma se questa giocherà con impegno e onorerà la maglia. Coach grazie per le sue scuse, si è visto che sono uscite dal cuore, ma non erano dovute da lei... da altre forse si... le pretendiamo, fosse solo per l'anima, il cuore e l'impegno che noi tifosi ogni giorno mettiamo per questa squadra!!!
domenica 12 marzo 2023
A1: Bologna completa l'operazione-primato
Oggi un'altra impresa di Crema, che batte Sassari, la quale
forse è in flessione dopo una stagione super (aveva perso male 7 giorni
fa a Sesto); la compagine sarda deve ancora vincere una partita sulle
due restanti per assicurarsi il 4° posto, qualora il Geas faccia
percorso netto.
Crema rimane a pari punti con S. Martino; al momento sarebbe dentro i playoff con le Lupe salve dirette.
Le
4 squadre che faranno i playout sono definite; si lotta per le
posizioni. In tale ottica colpaccio di Lucca a Ragusa; la compagine del
c.t. Lardo continua a zoppicare.
Mentre Schio era a riposo avendo già giocato il mese scorso con Brescia (margine di riposo per i playoff di Eurolega), Bologna si prende il comando della classifica battendo Campobasso pur senza Dojkic e Zandalasini.
sabato 11 marzo 2023
A1: il frullatore di inizio marzo incorona (forse) la Virtus Bologna. Retrocede Brescia
- "La donna è mobile qual piuma al vento", recita un antico pregiudizio sul gentil sesso, che sarebbe, secondo codesta retrograda visione, incostante ed umorale ben più della controparte maschile. In realtà nello sport femminile i risultati sono solitamente più prevedibili, e i valori più costanti e rigidamente gerarchici, rispetto a quello degli uomini (detta così è un po' dogmatica, ma andrebbe fatta una lunga analisi, non è il caso). Diciamo che la Reyer Venezia nei due big match di campionato, disputati nel breve lasso di 4 giorni, sempre sul parquet amico, ha fatto del suo meglio per rafforzare il suddetto luogo comune: perché la compagine di Mazzon è passata con disinvoltura da un'umiliazione inaudita all'impresa sulla massima rivale.
- Domenica 5 marzo, 1923 spettatori (secondo il dato ufficiale) assistevano attoniti a un primo quarto da annali, però in negativo per la loro compagine; giacché dopo 9 minuti il punteggio recitava 0 (zero) a 30 (trenta) per la Virtus Bologna. Chi seguiva l'andamento dal livescore, senza le immagini, avrà pensato a un impazzimento del service statistico. Qualcosa che andava al di là delle normali situazioni per cui, fra due squadre di livello simile, una può partire meglio e l'altra peggio. Zero a trenta. Ma che era, tennis?
Difficile trovare una chiave singola, un dettaglio tecnico-tattico che abbia fatto la differenza più di altri, in una situazione in cui da una parte c'è stato tutto e dall'altra nulla. Però va sottolineato il ruolo di André, schierata in quintetto, su ambo i lati del campo: 3 canestri nei primi 3-4 minuti di fuoco (che hanno portato a uno 0-19 al 5', già killer per la partita) e una difesa che ha azzerato Shepard. Aggiungi pure che Venezia aveva nelle gambe e nella testa la fatica probante del ritorno di Eurocup, mentre Bologna aveva giocato un'ultima giornata di Eurolega senza più pressione. Mettici financo che, se già hai poche energie e finisci sotto di 20 in un amen, ti viene un attacco depressivo per cui molli completamente. Tutto vero, ma zero a trenta, crisbio, resta al di là di ogni spiegazione e d'ogni logica.
Fatto sta che si giungeva anche al +36 bolognese; poi Venezia ha cercato di ridurre lo scarto entro la soglia di dignità; c'è riuscita solo in parte, perché 60-85 non è proprio lusinghiero, specie in casa; ma anche se ci fosse riuscita sarebbe cambiato poco nella definizione della partita, che va cercata in parole come "mattanza" e "massacro".
Ma come dicevamo a caldo, non era il caso di processare la compagine di Mazzon (il quale saggiamente s'è fatto cacciare già dopo un quarto e mezzo; così anche Santucci una decina di minuti dopo) al di là del singolo disdicevole episodio.
E infatti ecco che nell'infrasettimanale dell'8 marzo, Venezia passa dalle stalle alle stelle, from zero to hero, dal linciaggio al trionfo. Abbatte infatti Schio che finora aveva perduto solo a Bologna. Per farla breve saltiamo subito a 4 minuti dalla fine, quando le devote di San Marco si trovavano sul +9, avendo concesso appena 6 punti in 6' alla capolista da inizio ultimo quarto.
Il forcing finale scledense, più di nerbo che di lucidità, era però veemente, aperto da due canestri di Ndour e chiuso da due triple di Howard, che procacciavano un inopinato pareggio sul 64-64 a -45 secondi. In mezzo anche tanti errori di Venezia. Addirittura Schio poteva vincerla con una tripla di Sottana, ma il ferro la ripudiava, così come il tentativo, sempre dall'arco, di M. Villa sulla sirena.
Nell'overtime il merito delle suddite del doge (Brugnaro) era quello di non rimuginare sul latte versato, cioè su quei 9 punti di margine gettati, e riprendere a menare le danze con Kuier e Shepard a canestro. S'innervosiva Howard commettendo antisportivo su Delaere; la belga realizzava i due liberi (72-66), ma poi Venezia tornava a commettere pasticci, Mabrey azzeccava un siluro da 9 metri (72-69 a -35"), poi era girandola di tiri liberi su fallo sistematico da ambo le parti; Schio si portava a meno 1 (73-72) con circa 5 secondi sul cronografo. Non era chiaro se Mabrey segnava il secondo libero volendo in realtà sbagliare, oppure se l'ordine sia stato di segnare e poi rubare palla dalla rimessa; fatto sta che la Reyer saltava agilmente il pressing e festeggiava la vittoria con i suoi 1.100 spettatori e rotti (poco più della metà di 3 giorni prima, ma era stata roba da far scappare chiunque, e poi l'infrasettimanale è meno propizio).
Tra i dati della partita, spiccano il 6/30 da 3 per Schio (più bilanciate le soluzioni veneziane), e all'inverso le 15 perse orogranata contro 8 (ma non sono costate la partita); ma soprattutto, è shock il fatto che la Reyer abbia battuto il Famila segnando con appena 4 giocatrici: Shepard (25), Kuier (20), Delaere (17) e Santucci (11), mentre di là hanno realizzato in 9. Insomma anche qui è saltata la logica.
- Lato Schio: era l'ultima partita prima dei playoff di Eurolega (avendo già giocato in anticipo il turno del weekend); non credo alla teoria del "buon viatico verso...", anzi spesso è meglio un "down" nella marcia di avvicinamento, per arrivare al top quando conta. Però l'impressione è che la sventurata Sventoraite abbia tutt'altro che coperto il buco sotto canestro dovuto al flop dell'operazione-Zahui. E farsi scippare il primato, perdendo contro una squadra che in 45 minuti segna solo con 4 giocatrici, non è "da Schio".
Nel frattempo Bologna non sciupava l'assist, regolando Ragusa con una sterzata nell'ultimo quarto (mancava Dojkic). E adesso, in questo turbinare d'eventi, la compagine felsinea si ritrova col boccino del primato in mano, a patto di non farsi sgambettare a sua volta da Campobasso e Sassari, le prossime due avversarie. Arrivare prime, lo si è già detto, significa evitare una semifinale ad alto rischio (con tutto il rispetto per Sassari o Geas o chi dovesse capitare, mentre chi giunge seconda è in linea di collisione con Venezia) oltre ad avere ovviamente il fattore-campo in finale.
Insomma una svolta non da poco. Vedremo se definitiva o solo provvisoria.
- Definitivo è già, invece, il verdetto su Brescia, che retrocede matematicamente in virtù del successo di Lucca su Moncalieri, che rende irraggiungibili le tosche per le longobarde. Le quali perdono il derby fra matricole con Crema, di 20 punti: all'andata, già lo dicemmo alla spicciolata, era scontro diretto fra due pericolanti di fondo-classifica; stavolta era sfida impari tra una squadra da zona-playoff (o male che vada, si tocchino pure, salvezza diretta) e una che non è riuscita a schiodarsi dalla palude.
Vari fattori si potrebbero analizzare per dare conto di questo divaricarsi progressivo delle sorti delle due squadre in questione (in parole povere: perché una è decollata e l'altra no); uno di questi è la stabilità d'organico e d'identità che Crema ha trovato e Brescia invece no, in un turbinio di straniere (ben 7) che si sono avvicendate senza fornire la quadratura del cerchio al sodalizio di Zanardi senior e junior, quest'ultima autrice di una stagione da 16 punti e 4 assist a partita, fatturato non semplice da mettere insieme in A1 a 18 anni, pure quando l'allenatore-patron è tuo padre...
mercoledì 8 marzo 2023
A2, Coppa Italia: Castelnuovo spezza l'egemonia lombarda
La Lombardia, com'è noto, non sta vivendo un periodo storico di vacche grasse nel basket femminile di vertice; l'ultimo scudetto risale al 2004, con la fu Comense di Pennestrì. In compenso (molto parziale), aveva però trasformato la Coppa Italia di A2 in un suo feudo, aggiudicandosela per 8 anni di fila (Geas - Broni - Costa, poi la cinquina incredibile e irripetibile di Crema). Ora Castelnuovo Scrivia, che peraltro gioca a Voghera e quindi in Longobardia, ha interrotto questa striscia, conquistando il trofeo alla Final Eight di Battipaglia.
E certo non è una sorpresa, stante l'organico superlusso delle piemontesi (in finale sono entrate dalla panchina Bonasia, Rulli, Gatti e Smorto, cioè quattro califfe per la categoria); ma è stata un'edizione più aperta di quella scorsa, dominata in largo e in lungo da Crema. La semifinale tra Milano e Costa e la finale potevano benissimo finire all'opposto; il che promette bene per i playoff.Poco equilibrio invece nei quarti, terminati per il secondo anno di fila con un 4-0 per il Nord; ma nel 2022, se non altro, due partite erano state incerte fino all'ultimo. Stavolta gli scarti minimi sono stati i due +10 a favore delle due lombarde. In realtà Costa ha dominato per 3 quarti con Empoli, era 39-19 all'intervallo, 55-37 al 30'; poi le tosche (testa di serie n°1 del Sud) si sono sbloccate, soprattutto con Stoichkova (24 punti), le giovani di Seletti hanno combinato qualche pasticcio di troppo (tant'è che il coach nel dopopartita era parecchio incazzato al riguardo), e sul meno 9 a più di 6'30" dalla fine c'era ancora speranza per Empoli. Rispondevano bene però E.Villa e Caloro, le due top scorers per Costa, anche se l'mvp è stata una Tibè da 14+14 rimba. Poca roba da Cvijanovic per Empoli, in rapporto al valore; 15 da Peresson ma non determinante come altre volte in passato.
La partita più interessante è stata la seconda, tra Milano e Spezia. Le liguri - brillate per la loro assenza alla cerimonia inaugurale, immaginiamo per ripicca dopo il famigerato balletto della sede dell'evento - erano senza Zolfanelli e Guzzoni, e sarebbero state sfavorite anche a organico completo. Eppure per quasi 3 quarti hanno menato le danze anche con una certa autorità. Ogni volta che il Sanga si riavvicinava, loro ripartivano di slancio, prima con le triple di Templari, poi con le 2002/03 Colognesi e N'Guessan che sognavano una semifinale contro la loro "alma mater" Costa. Si era sul 38-48 per Spezia verso metà 3° quarto quando giungeva la svolta della partita. Si scatenava un tornado, Toffali, con le sue gambe al tritolo, ma anche da 3: 21 punti in una decina di minuti scarsi a cavallo fra 3° e 4° periodo; parziale di 28-5 e tutto ribaltato, +13 Sanga che da lì arrivava in porto. Toffali 25 punti, di là Colognesi 17 e Templari 15 ma un dato cruciale è il 16-0 nei punti dalla panca.
Si aveva poi la mattanza di Castelnuovo ai danni di Firenze. Le gigliate, lo scorso anno, al debutto nell'evento, erano uscite con un meno 34 da Udine; quest'anno immagino pensassero che peggio di così non poteva andare: hanno beccato meno 35. Certo pesa il fatto che la leader M.Rossini fosse convalescente; però esistono figure migliori. Marangoni 17 per "Cast".
Toccava infine alle padrone di casa contro Udine. Considerando che le friulane non arrivavano da un periodo brillante, ci poteva stare il pronostico incerto; in effetti un po' di equilibrio c'è stato, ma in sostanza si tratta di un +16 con scarto cresciuto di frazione in frazione. Battipaglia ha fatto esordire per l'occasione la paraguaiana di lunghissimo corso Ferrari, la quale ha prodotto 10 punti con 2/11 dal campo; ne hanno fatti 10 anche Castelli e la rientrante Milani; mancava Crudo e ha combinato poco la leader Potolicchio. Insomma non abbastanza per impensierire un'Udine che ha avuto 20 da Ronchi e 15 da Bovenzi, gioventù dorata ('03 e '02).
L'indomani, in telecronaca, ho sentito imbastire una disamina sul perché del divario Nord-Sud; mi pare che il discorso si sia interrotto senza addivenire a una conclusione vera e propria, però si chiamava in causa l'assenza di progetti a medio-lungo termine fra le società del Sud, che quindi non costruiscono nuclei collaudati negli anni; poi il fatto che alcune potenze del Sud sono salite in A1 in anni recenti (ma lo stesso non vale per il Nord?) e infine le panchine più corte per le meridionali, il che mi sembra il fattore più concreto, perché le top del Nord hanno almeno 8 elementi competitivi, quelle del Sud (ma nemmeno tutte, in realtà) hanno sì un quintetto forte ma i cambi non sono all'altezza. Poi ci può essere qualche fattore contingente (forse al momento è Patti la migliore al Sud, ma qui non c'era; e Battipaglia al completo magari passava il turno), però un doppio 4-0 in due anni è sentenza, non casualità.
Toccava l'indomani alla semifinale Costa-Sanga. Il problema è che la sto già facendo lunghina e 'sta partita è stata un romanzo. Tocca riassumere per sommi capi. A mio parere Costa ha giocato sopra il suo standard e Milano leggermente sotto; questo almeno per 3 quarti e mezzo, in cui l'andamento era tutto "minibreak Costa - ricuciture Sanga". All'intervallo erano già in doppia cifra E.Villa da una parte e Madonna dall'altra. Poi le difese si sono adeguate su di loro, riuscendo a limitarle (box and one di Costa, la famigerata "zona enigma" per il Sanga). Così come non erano un fattore le due centroboa, ossia Brossmann (acciaccata, risulta) e Van der Keijl. Ma sono venute fuori altre protagoniste; è stata una partita godibile al di là delle emozioni che sarebbero valse da sole il biglietto.
Costa era 53-44 al 29' e 64-58 al 35', quando Toffali è uscita per colpaccio al viso. Lì il Sanga ha saputo reagire forte anziché crollare in depressione; si è riportato a meno 1 con una tripla di Beretta. Però poco dopo E.Villa tornava a colpire con un bombazzo frontale per il 70-66 a 2' dalla fine. Poteva essere il k.o. ma, anche stavolta, Milano è mentalmente incrollabile: tripla immediata di Penz, poi tripla di Bonomi e sorpasso (70-72 a -1'20").
Infrazione di 24" di Costa, errore di Penz ma rimessa Sanga; altri secondi che passano, poi Madonna subisce fallo, mette un libero ma non la chiude sbagliando l'altro (70-73).
Costa ha una decina di secondi per salvare la ghirba. Lo fa con Fietta che inventa una tripla in acrobazia che carambola 3 volte sul ferro ed entra. Crazy. Ancora più crazy, anzi grottesco, il caos in cui si sprofondava subito dopo. Il canestro di Fietta poteva essere da 2 o da 3 (le testimonianze oculari discordano e le immagini tv non chiariscono), fatto sta che gli arbitri indicano da 2, il tabellone giustamente riporta Costa 72-Sanga 73, Milano attacca per congelare la palla credendo di essere a +1, finisce la partita, entrambe le squadre esultano (sempre più assurdo).
Dopo conciliabolo fra gli arbitri, si decide che era una tripla, quindi 73 pari, tempo scaduto e overtime. Sinceramente non ricordo un precedente del genere.
Chi reagirà meglio al turbiglione emotivo, ci si chiede? Apre l'overtime Penz con una tripla ma Costa torna al comando con un 7-0 chiuso da due canestri di fila di Tibè (80-76, 2 minuti alla fine e palla in mano).
Il Sanga riesce per l'ennesima volta a risalire (80-79), Villa sbaglia la tripla che poteva chiudere tutto, Madonna segna due liberi per il sorpasso, dopo aver subìto fallo in palleggio, mentre Fietta si fa male alla spalla ed esce.
Dopo timeout, Costa esegue male la rimessa in zona d'attacco, che Brossmann non riesce ad afferrare; Madonna va ancora in lunetta ma come al 40' fa 1/2 e lascia una chance alle avversarie; Allievi prova da 3 e non va lontanissima dal miracolo ma sbatte sul ferro. Quindi 80-82 per Milano, partita memorabile. Madonna "madre de Dios" con 20 punti e 10 rimbalzi; 15 punti Toffali; di là 18 E.Villa, 13+11 rimbalzi Allievi.
Insomma alla fine l'episodio controverso non risultava decisivo per l'esito; ma tu immagina se fosse successo nel calcio di vertice: era roba non solo da prime pagine e servizi al tiggì, ma financo da interrogazione parlamentare.
Sull'altra semifinale la fo breve, giuro; Castelnuovo più profonda rispetto a Udine dove segnano 25 Ronchi e 16 Turmel ma 13 le restanti; friulane avanti solo nel primo quarto (massimo +9), poi comandano Marangoni (15) e compagne; finisce 64-54.
E dunque finale tra le due compagini probabilmente più attese. Va riconosciuto che Battipaglia ha riempito il palazzetto nonostante giocassero due squadre lontane 800 km o poco ci manca. Stavolta Milano fa l'andatura, anziché viaggiare di rincorsa come nei due turni precedenti; s'inerpica a +9 all'inizio, poi +7 all'intervallo (27-34) e +8 a metà 3° quarto (35-43), con Castelnuovo che nei primi due quarti spacca i ferri, 8/35 dal campo, pagando la giornata storta al tiro di alcune del quintetto (Marangoni 2/12, Gianolla 1/7, Baldelli 1/5).
Arrivano infatti dalla panchina le risorse alle Scriviensi per ribaltare la partita. Bonasia dà la carica con le triple, Gatti (ex di turno) fa il suo e mette pure lei una bomba, Smorto arraffa tutti i palloni vaganti (15 rimbalzi), una dinamo. Lei e le compagne guadagnano tanti secondi e terzi tiri, segnale di un serbatoio delle energie in riserva per Milano, che subisce il supplizio di vedersi sfilare la vittoria a poca distanza dal traguardo e non avere le risorse per impedirlo. Altamente probabile che siano pesate le maggiori energie spese nei due turni precedenti; altro fattore erano i tiri liberi, 20/28 per "Cast" e un pessimo 5/16 per Milano.
In poco più di 10 minuti l'andamento è ribaltato: dal +8 Sanga si passa a +8 Castelnuovo (62-54) a -3'45". Milano non si rassegna, ci prova ma arriva al massimo a meno 4, poi Bonasia chiude dalla lunetta, 66-59, e si piglia l'mvp con 21 punti, unica in doppia cifra per le sue. Di là Madonna 19, Toffali 14 ma anche stavolta Van der Keijl ha inciso sotto il suo standard, anche per problemi di falli, guaio che hanno avuto le lunghe su entrambi i fronti.
Nota per chiudere: negli ultimi secondi della finale, la telecamera ha inquadrato la panchina di Castelnuovo, dove la g.m. Alice Pedrazzi era visibilmente commossa; il pensiero, la dedica andavano, immaginiamo senza possibilità d'errore, al marito appena scomparso. Difficile restare indifferenti, francamente.
Nota per chiudere-bis: le polemiche pre-evento sulla delocalizzazione coatta da Spezia a Battipaglia; l'intervento dell'Aiasp dopo un quarto della prima partita (!) per sottolineare errori nelle statistiche; il casino nel finale di Sanga-Costa... tutto sommato è quella quota di artigianalità che rende imprevedibile il femminile. Altro che l'asettica perfezione di certo sport di vertice robotizzato.


