sabato 25 marzo 2023

Coppe europee: Venezia onore sì, qualificazione no

 - Venezia-Galatasaray (Eurocup, semifinale, ritorno): va com'era più probabile che andasse: una vittoria della Reyer, viste le maggiori motivazioni e il rendimento che in casa sa sempre offrire, ma con scarto insufficiente (più nove, 69-60) a mettere in discussione l'enorme meno 25 accumulato in Turchia.
Curiosamente tutto molto simile alla finale, sempre di Eurocup e sempre contro il Galatasaray, del 2018 quando Venezia perse di 22 in terra turca (devastata dai 37 punti di Quigley) e potè solo salvare l'onore al ritorno con un +7. Le suddite del doge (o di Brugnaro che è la stessa cosa) si piazzano fra le prime 4 di Eurocup per la quarta volta nelle ultime 5 edizioni valide (esclusa cioè quella abortita per Covid nel 2020), ma non riescono a mettere il trofeo in bacheca.
Non era questa, comunque, l'occasione più propizia, che fu invece la famosa finale del 2021 persa allo scadere con Valencia (lo scorso anno fu invece un massacro contro Bourges). La Reyer di quest'anno ha qualcosa in meno delle sue predecessori, non foss'altro che sul piano dell'esperienza, mentre il Galatasaray pur non trascendentale (soprattutto sul piano del gioco), ha comunque un caterpillar come la mastodonte McGowan, una giocatrice totale come Stevens e una volpe di classe come Prince. Più che sufficiente per soverchiare Venezia, la quale può a buon diritto rimpiangere il blackout degli ultimi 15' di gara-1 (quelli che hanno scavato tutto il divario), ma l'impressione è che in un modo o nell'altro le turche si sarebbero imposte.
Del resto c'è una logica: se elimini a fatica Sassari e le due israeliane, salvo miracoli il tuo valore è buono ma non eccellente (anche rispetto alle altre due semifinaliste); Venezia è arrivata dove poteva arrivare, poco da rimpiangere nel complesso. Con 4 vinte-4 perse nei playoff, è già grassa entrare nelle top-4.

Fino a che punto ci ha creduto la Reyer, nella rimonta? Mah, non si può dire che non ci abbia provato del tutto, perché ha preso il comando fin dall'inizio, è stata anche a +12, che era quasi metà dell'opera (e mancava più di un quarto e mezzo), ma l'impressione è che il Galatasaray controllasse sornione, spendendo meno energie possibili, salvo piazzare qualche fiammatina per assicurarsi che lo scarto non si dilatasse oltre il limite di guardia. Sarebbe servito qualche fattore fuori programma, magari una sventagliata di triple veneziane, o un'uscita per falli con largo anticipo di una delle tre suddette americane avversarie. Credo che pur senza lesinare impegno, le mazzoniane sapessero che il massimo obiettivo della serata era la vittoria onorevole che hanno effettivamente ottenuto. Di sicuro non era un catino stracolmo e ribollente, il Taliercio (875 spettatori dichiarati), segno che l'ambiente non covava reale speranza di fare il miracolo.

Senza farla troppo lunga, l'andamento: il Galatasaray (con un'improbabile divisa violaccia) parte al piccolo trotto ma Venezia non galoppa (13-12 al 10' dopo un +6 con una vispa Fassina). Buona Reyer all'inizio del 2° quarto con un allungo a +11 (25-14) procacciato da Santucci e Yasuma. Le turche si scuotono dal torpore con Stevens, l'unica insieme a McGowan a battere qualche colpo nel primo tempo, ma Delaere e Fassina le respingono prima dell'intervallo, cui si va sul 32-23.
A inizio ripresa insiste Venezia che allunga sul 44-32 al 25' con Kuier e Shepard. Lì è probabilmente il momento critico in cui, se le cose girassero in un certo modo, si potrebbe anche crederci davvero; ma non girano. Qualche occasione sprecata dalla Reyer, poi si sveglia di nuovo Stevens e lo scarto si dimezza: 50-45 a fine 3° quarto.
A quel punto è evidente che i giochi-qualificazione sono fatti; merito alle lagunari di non farsi prendere dalle depressione e volerla comunque vincere; c'è un riallungo sul 60-48 a 6' dalla fine; ma di nuovo manca la scintilla che accenda davvero le speranze. Segna Stevens da 3 e lo sottolinea tornando in difesa col dito sulla bocca, come a dire "Stattevi zitt'";  Tilde Villa segna il suo unico canestro con una bell'entrata ma subito dopo escono due buone triple di Venezia che sarebbero valse un +15 e magari il clima si sarebbe scaldato davvero. Invece gli ultimi minuti scivolano lisci sino al 69-60 che qualifica il Galatasassà.

Marcatrici: Shepard 15, Delaere 13, Fassina 12 per la casa; Stevens 20, McGowan 17+18 rimbalzi, Prince 12 per la trasferta. Da notare: 25 punti per italiane di Venezia (con 10/21 dal campo e 11 rimbalzi) contro 6 punti per le indigene, cioè le turche, del Galatasaray (con 2/12 e 3 rimbalzi). Se per qualcuno il primo commento da fare è: "si dimostra che le italiane di Venezia non sono all'altezza", diciamo che in questo Paese per fortuna c'è libertà di rendersi ridicoli in molti modi diversi e questo è sicuramente uno. Ciò non significa che le suddette abbiano fatto miracoli; ma non è certo per loro che la Reyer ha perso il confronto.

- L'altra semifinale: livello più alto, francamente. Bel gioco, non solo grandi giocatrici. Tanta "francesità", soprattutto in Lione che vince anche il ritorno, ma sudatissimo, 69-71, ed elimina le compatriote di Villeneuve dopo il +4 dell'andata. E così come 7 giorni prima c'è stato un gran batti e ribatti di sorpassi, finché a 6'30" dalla fine Villeneuve sale a +8, quindi sopra la quota-qualificazione, ma la funambola Johannès inventa una tripla fuori equilibrio, su un piede solo, e poi un canestro al volo. Il resto lo fa sua maestà Grugrù Gruda, che nell'ultimo minuto e rotti pareggia due volte, anzi la seconda aggiunge pure il libero supplementare per il +1, poi arrotondato dalla sua compagine per il +2 conclusivo. Gruda chiude a 23 punti, Johannès a 17. Di là Burke, l'ex sassarese, a 14, più altre 7 fra i 6 e i 10 punti.

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