- Venezia-Galatasaray (Eurocup, semifinale, ritorno): va com'era
più probabile che andasse: una vittoria della Reyer, viste le maggiori
motivazioni e il rendimento che in casa sa sempre offrire, ma con scarto
insufficiente (più nove, 69-60) a mettere in discussione l'enorme meno
25 accumulato in Turchia.
Curiosamente tutto molto simile alla
finale, sempre di Eurocup e sempre contro il Galatasaray, del 2018
quando Venezia perse di 22 in terra turca (devastata dai 37 punti di
Quigley) e potè solo salvare l'onore al ritorno con un +7. Le suddite
del doge (o di Brugnaro che è la stessa cosa) si piazzano fra le prime 4
di Eurocup per la quarta volta nelle ultime 5 edizioni valide (esclusa
cioè quella abortita per Covid nel 2020), ma non riescono a mettere il
trofeo in bacheca.
Non era questa, comunque, l'occasione più
propizia, che fu invece la famosa finale del 2021 persa allo scadere con
Valencia (lo scorso anno fu invece un massacro contro Bourges). La
Reyer di quest'anno ha qualcosa in meno delle sue predecessori, non
foss'altro che sul piano dell'esperienza, mentre il Galatasaray pur non
trascendentale (soprattutto sul piano del gioco), ha comunque un
caterpillar come la mastodonte McGowan, una giocatrice totale come
Stevens e una volpe di classe come Prince. Più che sufficiente per
soverchiare Venezia, la quale può a buon diritto rimpiangere il blackout
degli ultimi 15' di gara-1 (quelli che hanno scavato tutto il divario),
ma l'impressione è che in un modo o nell'altro le turche si sarebbero
imposte.
Del resto c'è una logica: se elimini a fatica Sassari e le
due israeliane, salvo miracoli il tuo valore è buono ma non eccellente
(anche rispetto alle altre due semifinaliste); Venezia è arrivata dove
poteva arrivare, poco da rimpiangere nel complesso. Con 4 vinte-4 perse
nei playoff, è già grassa entrare nelle top-4.
Fino a che punto
ci ha creduto la Reyer, nella rimonta? Mah, non si può dire che non ci
abbia provato del tutto, perché ha preso il comando fin dall'inizio, è
stata anche a +12, che era quasi metà dell'opera (e mancava più di un
quarto e mezzo), ma l'impressione è che il Galatasaray controllasse
sornione, spendendo meno energie possibili, salvo piazzare qualche
fiammatina per assicurarsi che lo scarto non si dilatasse oltre il
limite di guardia. Sarebbe servito qualche fattore fuori programma,
magari una sventagliata di triple veneziane, o un'uscita per falli con
largo anticipo di una delle tre suddette americane avversarie. Credo che
pur senza lesinare impegno, le mazzoniane sapessero che il massimo
obiettivo della serata era la vittoria onorevole che hanno
effettivamente ottenuto. Di sicuro non era un catino stracolmo e
ribollente, il Taliercio (875 spettatori dichiarati), segno che
l'ambiente non covava reale speranza di fare il miracolo.
Senza
farla troppo lunga, l'andamento: il Galatasaray (con un'improbabile
divisa violaccia) parte al piccolo trotto ma Venezia non galoppa (13-12
al 10' dopo un +6 con una vispa Fassina). Buona Reyer all'inizio del 2°
quarto con un allungo a +11 (25-14) procacciato da Santucci e Yasuma. Le
turche si scuotono dal torpore con Stevens, l'unica insieme a McGowan a
battere qualche colpo nel primo tempo, ma Delaere e Fassina le
respingono prima dell'intervallo, cui si va sul 32-23.
A inizio
ripresa insiste Venezia che allunga sul 44-32 al 25' con Kuier e
Shepard. Lì è probabilmente il momento critico in cui, se le cose
girassero in un certo modo, si potrebbe anche crederci davvero; ma non
girano. Qualche occasione sprecata dalla Reyer, poi si sveglia di nuovo
Stevens e lo scarto si dimezza: 50-45 a fine 3° quarto.
A quel punto è
evidente che i giochi-qualificazione sono fatti; merito alle lagunari
di non farsi prendere dalle depressione e volerla comunque vincere; c'è
un riallungo sul 60-48 a 6' dalla fine; ma di nuovo manca la scintilla
che accenda davvero le speranze. Segna Stevens da 3 e lo sottolinea
tornando in difesa col dito sulla bocca, come a dire "Stattevi zitt'";
Tilde Villa segna il suo unico canestro con una bell'entrata ma subito
dopo escono due buone triple di Venezia che sarebbero valse un +15 e
magari il clima si sarebbe scaldato davvero. Invece gli ultimi minuti
scivolano lisci sino al 69-60 che qualifica il Galatasassà.
Marcatrici:
Shepard 15, Delaere 13, Fassina 12 per la casa; Stevens 20, McGowan
17+18 rimbalzi, Prince 12 per la trasferta. Da notare: 25 punti per
italiane di Venezia (con 10/21 dal campo e 11 rimbalzi) contro 6 punti
per le indigene, cioè le turche, del Galatasaray (con 2/12 e 3
rimbalzi). Se per qualcuno il primo commento da fare è: "si dimostra che
le italiane di Venezia non sono all'altezza", diciamo che in questo
Paese per fortuna c'è libertà di rendersi ridicoli in molti modi diversi
e questo è sicuramente uno. Ciò non significa che le suddette abbiano fatto miracoli; ma non è certo per loro che la Reyer ha perso il confronto.
- L'altra semifinale: livello più alto, francamente. Bel gioco, non solo grandi giocatrici. Tanta "francesità", soprattutto in Lione che
vince anche il ritorno, ma sudatissimo, 69-71, ed elimina le
compatriote di Villeneuve dopo il +4 dell'andata. E così come 7 giorni
prima c'è stato un gran batti e ribatti di sorpassi, finché a 6'30"
dalla fine Villeneuve sale a +8, quindi sopra la quota-qualificazione,
ma la funambola Johannès inventa una tripla fuori equilibrio, su un
piede solo, e poi un canestro al volo. Il resto lo fa sua maestà Grugrù
Gruda, che nell'ultimo minuto e rotti pareggia due volte, anzi la
seconda aggiunge pure il libero supplementare per il +1, poi arrotondato
dalla sua compagine per il +2 conclusivo. Gruda chiude a 23 punti,
Johannès a 17. Di là Burke, l'ex sassarese, a 14, più altre 7 fra i 6 e i
10 punti.
sabato 25 marzo 2023
Coppe europee: Venezia onore sì, qualificazione no
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