sabato 11 marzo 2023

A1: il frullatore di inizio marzo incorona (forse) la Virtus Bologna. Retrocede Brescia

- "La donna è mobile qual piuma al vento", recita un antico pregiudizio sul gentil sesso, che sarebbe, secondo codesta retrograda visione, incostante ed umorale ben più della controparte maschile. :angry: In realtà nello sport femminile i risultati sono solitamente più prevedibili, e i valori più costanti e rigidamente gerarchici, rispetto a quello degli uomini (detta così è un po' dogmatica, ma andrebbe fatta una lunga analisi, non è il caso). Diciamo che la Reyer Venezia nei due big match di campionato, disputati nel breve lasso di 4 giorni, sempre sul parquet amico, ha fatto del suo meglio per rafforzare il suddetto luogo comune: perché la compagine di Mazzon è passata con disinvoltura da un'umiliazione inaudita all'impresa sulla massima rivale.


- Domenica 5 marzo, 1923 spettatori (secondo il dato ufficiale) assistevano attoniti a un primo quarto da annali, però in negativo per la loro compagine; giacché dopo 9 minuti il punteggio recitava 0 (zero) a 30 (trenta) per la Virtus Bologna. Chi seguiva l'andamento dal livescore, senza le immagini, avrà pensato a un impazzimento del service statistico. Qualcosa che andava al di là delle normali situazioni per cui, fra due squadre di livello simile, una può partire meglio e l'altra peggio. Zero a trenta. Ma che era, tennis?
Difficile trovare una chiave singola, un dettaglio tecnico-tattico che abbia fatto la differenza più di altri, in una situazione in cui da una parte c'è stato tutto e dall'altra nulla. Però va sottolineato il ruolo di André, schierata in quintetto, su ambo i lati del campo: 3 canestri nei primi 3-4 minuti di fuoco (che hanno portato a uno 0-19 al 5', già killer per la partita) e una difesa che ha azzerato Shepard. Aggiungi pure che Venezia aveva nelle gambe e nella testa la fatica probante del ritorno di Eurocup, mentre Bologna aveva giocato un'ultima giornata di Eurolega senza più pressione. Mettici financo che, se già hai poche energie e finisci sotto di 20 in un amen, ti viene un attacco depressivo per cui molli completamente. Tutto vero, ma zero a trenta, crisbio, resta al di là di ogni spiegazione e d'ogni logica.
Fatto sta che si giungeva anche al +36 bolognese; poi Venezia ha cercato di ridurre lo scarto entro la soglia di dignità; c'è riuscita solo in parte, perché 60-85 non è proprio lusinghiero, specie in casa; ma anche se ci fosse riuscita sarebbe cambiato poco nella definizione della partita, che va cercata in parole come "mattanza" e "massacro".
Ma come dicevamo a caldo, non era il caso di processare la compagine di Mazzon (il quale saggiamente s'è fatto cacciare già dopo un quarto e mezzo; così anche Santucci una decina di minuti dopo) al di là del singolo disdicevole episodio.

E infatti ecco che nell'infrasettimanale dell'8 marzo, Venezia passa dalle stalle alle stelle, from zero to hero, dal linciaggio al trionfo. Abbatte infatti Schio che finora aveva perduto solo a Bologna. Per farla breve saltiamo subito a 4 minuti dalla fine, quando le devote di San Marco si trovavano sul +9, avendo concesso appena 6 punti in 6' alla capolista da inizio ultimo quarto.
Il forcing finale scledense, più di nerbo che di lucidità, era però veemente, aperto da due canestri di Ndour e chiuso da due triple di Howard, che procacciavano un inopinato pareggio sul 64-64 a -45 secondi. In mezzo anche tanti errori di Venezia. Addirittura Schio poteva vincerla con una tripla di Sottana, ma il ferro la ripudiava, così come il tentativo, sempre dall'arco, di M. Villa sulla sirena.
Nell'overtime il merito delle suddite del doge (Brugnaro) era quello di non rimuginare sul latte versato, cioè su quei 9 punti di margine gettati, e riprendere a menare le danze con Kuier e Shepard a canestro. S'innervosiva Howard commettendo antisportivo su Delaere; la belga realizzava i due liberi (72-66), ma poi Venezia tornava a commettere pasticci, Mabrey azzeccava un siluro da 9 metri (72-69 a -35"), poi era girandola di tiri liberi su fallo sistematico da ambo le parti; Schio si portava a meno 1 (73-72) con circa 5 secondi sul cronografo. Non era chiaro se Mabrey segnava il secondo libero volendo in realtà sbagliare, oppure se l'ordine sia stato di segnare e poi rubare palla dalla rimessa; fatto sta che la Reyer saltava agilmente il pressing e festeggiava la vittoria con i suoi 1.100 spettatori e rotti (poco più della metà di 3 giorni prima, ma era stata roba da far scappare chiunque, e poi l'infrasettimanale è meno propizio).
Tra i dati della partita, spiccano il 6/30 da 3 per Schio (più bilanciate le soluzioni veneziane), e all'inverso le 15 perse orogranata contro 8 (ma non sono costate la partita); ma soprattutto, è shock il fatto che la Reyer abbia battuto il Famila segnando con appena 4 giocatrici: Shepard (25), Kuier (20), Delaere (17) e Santucci (11), mentre di là hanno realizzato in 9. Insomma anche qui è saltata la logica.

- Lato Schio: era l'ultima partita prima dei playoff di Eurolega (avendo già giocato in anticipo il turno del weekend); non credo alla teoria del "buon viatico verso...", anzi spesso è meglio un "down" nella marcia di avvicinamento, per arrivare al top quando conta. Però l'impressione è che la sventurata Sventoraite abbia tutt'altro che coperto il buco sotto canestro dovuto al flop dell'operazione-Zahui. E farsi scippare il primato, perdendo contro una squadra che in 45 minuti segna solo con 4 giocatrici, non è "da Schio".

Nel frattempo Bologna non sciupava l'assist, regolando Ragusa con una sterzata nell'ultimo quarto (mancava Dojkic). E adesso, in questo turbinare d'eventi, la compagine felsinea si ritrova col boccino del primato in mano, a patto di non farsi sgambettare a sua volta da Campobasso e Sassari, le prossime due avversarie. Arrivare prime, lo si è già detto, significa evitare una semifinale ad alto rischio (con tutto il rispetto per Sassari o Geas o chi dovesse capitare, mentre chi giunge seconda è in linea di collisione con Venezia) oltre ad avere ovviamente il fattore-campo in finale.
Insomma una svolta non da poco. Vedremo se definitiva o solo provvisoria.

- Definitivo è già, invece, il verdetto su Brescia, che retrocede matematicamente in virtù del successo di Lucca su Moncalieri, che rende irraggiungibili le tosche per le longobarde. Le quali perdono il derby fra matricole con Crema, di 20 punti: all'andata, già lo dicemmo alla spicciolata, era scontro diretto fra due pericolanti di fondo-classifica; stavolta era sfida impari tra una squadra da zona-playoff (o male che vada, si tocchino pure, salvezza diretta) e una che non è riuscita a schiodarsi dalla palude.
Vari fattori si potrebbero analizzare per dare conto di questo divaricarsi progressivo delle sorti delle due squadre in questione (in parole povere: perché una è decollata e l'altra no); uno di questi è la stabilità d'organico e d'identità che Crema ha trovato e Brescia invece no, in un turbinio di straniere (ben 7) che si sono avvicendate senza fornire la quadratura del cerchio al sodalizio di Zanardi senior e junior, quest'ultima autrice di una stagione da 16 punti e 4 assist a partita, fatturato non semplice da mettere insieme in A1 a 18 anni, pure quando l'allenatore-patron è tuo padre... 
Anche la venuta e l'altrettanto rapida partenza di Crudo (la quale poi è riuscita a giocare solo due partite a Battipaglia) ha rappresentato un'ulteriore svolta mancata, e gran parte della stagione è trascorsa nel logorante e vano tentativo di puntellare le fragilità iniziali.
Il lato positivo? Le giovani di casa mandate in campo, non solo Carlotta (Tomasoni, Tempia, Pinardi più scampoli per altre); qualcosa che dà un senso alla stagione anche in assenza di risultati.

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