- Schio-Sopron (Eurolega, ultima giornata). Schio carica a mille, con l'ambiente caldo (quasi esaurito il palazzo), dopo una marcia di avvicinamento rivelatasi efficace, cioè giocando con le marce basse (pur vincendo) le due partite precedenti con Mechelen e Campobasso, in modo da tenere il meglio la partita che contava davvero. A dimostrazione che i discorsi del tipo "se si gioca così contro... (nome della squadra temibile da affrontare dopo), non si va da nessuna parte", lasciano il tempo che trovano, perché chi l'ha detto che la prestazione sarà la stessa?
Fatto sta che il risultato è eclatante: demolita 81-50 Sopron campione in carica. La quale certo non è la stessa dello scorso anno, che certo ha sciorinato un encefalogramma sorprendentemente piatto nel momento in cui è finita in difficoltà; però dargliene 31 di scarto resta notevole.Primi due quarti già buoni per Schio, 36-29, segnando quasi solo con le 4 migliori di serata: Mabrey, Howard, Verona e Keys. Feroce il rientro dagli spogliatoi per il Famila, che piazzava la spallata decisiva, allungando subito a +15 con Howard e Mabrey da fuoriclasse, Verona con una tripla in transizione; Sopron accennava repliche quasi solo con Magbegor e la veterana Brooks (ex Milovanovic): l'upupa Epoupa svolazzava a vanvera in entrate senza costrutto. Entrava poi in scena anche Ndour, poi Sottana, infine pure la sventurata Sventoraite azzeccando allo scadere un tiro dal mezzo angolo che s'impennava sul ferro e ricadeva dentro: 63-44 al 30', cioè 27-15 nel terzo.
La cuccagna scledense s'intensificava ulteriormente nell'ultimo quarto, in cui le ungare non davano più segni di vita, incassando un 16-2 per il massimo scarto sul +33. Mabrey chiudeva con 23 punti (periodo di forma spaziale per lei), Howard 17, una Keys tutta sostanza 12.
Ecco, forse quello che non m'ha convinto del tutto è l'enfasi nei festeggiamenti, perché va bene l'allegria, ma non è che l'Eurolega del Famila si decidesse qui. Era solo in palio il fattore-campo nei playoff; è vero che dover giocare contro Fenerbahce o Praga col campo a sfavore era quasi una sentenza, ma sei Schio, ovvero un'eterna aspirante alle Final Four, non ci sono le russe, stavolta ci devi arrivare, finora hai fatto bene ma non hai ancora raggiunto nulla.
Comunque: secondo posto (10-4), c'è Valencia nei quarti, collettivo compatto che non ha la "stellona" tipo Mabrey (forse neanche tipo Ndour) ma ha un bel nucleo spagnolo e, se vai a vedere, ben 7 giocatrici con una media-punti fra gli 8,6 e i 10,9. Cioè non dipende da nessuna mentre Schio, questa è l'inquietudine, dipende molto dalle lune di Mabrey. Che spesso sono belle piene ma dovranno esserlo vieppiù nella serie-playoff alle porte. Negli altri accoppiamenti c'è la rivincita della finale-shock dello scorso anno, quando il Fenerbahce andò in collasso emotivo contro Sopron; poi Praga-Salamanca e Mersin-Bourges.
- Praga-Bologna 71-50 (Eurolega, ultima giornata). Qui poco o nulla da dire sulla partita, in cui la Virtus era senza Dojkic e Zandalasini. Due parole invece sul bilancio europeo delle felsinee (in allegato quello di Barberis sulla sua pagina Instagram): all'esordio nell'élite europea la dignità c'è stata, 5 vinte-9 perse, due squadre tenute dietro. Per la serie "se mio nonno aveva tre ruote era una carriola", se non c'erano le 4 sconfitte su 4, tutte in volata, contro Bourges e Valencia, forse parlavamo di una qualificazione ottenuta o almeno inseguita fino all'ultimo. Sfiga vuole poi che quest'anno non ci sia il "travaso" in Eurocup per le migliori eliminate, altrimenti l'esperienza maturata, e l'impressione di essere in crescita, potevano tradursi in qualcosa d'interessante al piano di sotto. Amen.
- Venezia-Ramla (Eurocup, ritorno quarti). Auspicavamo, dopo la sconfitta della scorsa settimana, che per la Reyer vigesse il "non c'è due senza tre"; ebbene sì, per la terza volta di fila le orogranata ribaltano il rovescio dell'andata e passano il turno.
A essere obiettivi, questo approdo in semifinale non è un'impresa stellare sul piano tecnico. Eliminare Sassari, Holon e adesso Ramla, squadre tutt'altro che trascendentali (almeno rispetto al valore della Reyer; va ricordato che il tabellone relativamente agevole è stato ottenuto grazie al ranking di n°1 della prima fase), sudandola ogni volta fino all'ultimo, è una fatica maggiore del dovuto. Altrettanto obiettivamente va riconosciuto il carattere delle suddite di Brugnaro, che tendono sì a finire nei guai ma sanno sempre come uscirne. Basterà per far fuori il Galatasaray, avversaria quella sì di primo livello? Apparentemente no, ma vale quanto detto sopra per Schio: il discorso "giocando così ecc. ecc." non è un teorema, al massimo è una sensazione.
In questo ritorno contro Ramla tornavano in blocco Santucci, Cubaj e Kuier, le prime due dopo parecchio; ma per tre quarti Venezia era molto contratta, spremendo punti a fatica e dovendo perlopiù inseguire, fino a meno 8 (22-30) che s'assommava al meno 5 dell'andata. Era soprattutto Matilde Villa, con la disinvoltura tecnica e caratteriale che qualunque 18enne può sciorinare in quarto di finale europeo (sì, certo, come no), a riportare a contatto la Reyer all'intertempo (29-31). Lei stessa siglava, con un mirabile slalom con palla dietro la schiena, il 44-44 allo scadere del 3° quarto.
Nel frattempo era capitato l'episodio che probabilmente svoltava il clima emotivo della partita: un accenno di rissa tra Austin e Shepard, dopo uno spintonamento a rimbalzo. La lunga delle israeliane, dominante all'andata e buona fin lì al ritorno, aveva la brillante idea di provocare il pubblico venexiano, fin lì (almeno a quanto si sentiva dallo streaming) piuttosto piatto, poi invece rumoroso e partecipe (900 spettatori ufficiali); e decisamente compatto nel prendere di mira Austin, la quale scompariva dalla partita.
Nell'ultimo quarto la Reyer cambiava marcia in difesa e Ramla mostrava i suoi limiti, smarrendo totalmente l'indirizzo del canestro: 2 punti nei primi 7 minuti abbondanti, con uno sparacchiamento senza costrutto da lontano. Venezia, ancora tesa, non faceva molto di più, ma andando da sotto con Kuier e Shepard, a mo' di formichina costruiva un +6 d'oro (52-46 a 3' dalla fine).
Poi il momento di Santucci - giocatrice cui il carattere non ha mai difettato - con un assist per Shepard (top scorer con 16) e una tripla da 8-9 metri allo scadere dei 24 secondi: 57-48 a -1'45". Gli ultimi 100 secondi sprofondavano in un caos di palle perse, recuperate e riperse da entrambe le parti, buon per Venezia che metteva altri due punti con Santucci dalla lunetta. 59-48 il punteggio che racconta di una partita di livello non eccelso; ma è un dettaglio.
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