- Galatasaray-Venezia (Eurocup, andata semifinali): esattamente
quello che non doveva succedere è successo, per la Reyer. L'imbarcata
finale dopo 3 quarti e rotti di resistenza; lo scarto che esplode fuori
controllo dopo essere rimasto a una quota accettabile, cioè intorno ai
10-12 punti, e anzi addirittura a favore delle orogranata nel primo
tempo.
Diciamo subito che questo meno 25 non è ribaltabile
dall'Umana, a meno di una prestazione... disumana sia propria sia
(ovviamente in negativo) delle avversarie, il che non ha più dell'1% di
probabilità di verificarsi; diciamo 5% giusto per non peccare di
disfattismo. Perché un conto è quando si va sotto di 20 e rotti contro
una squadra meno forte, pagando una serie di circostanze (com'era
successo alla Reyer contro Sassari, peraltro rimontando parzialmente già
sul finire dell'andata), un conto quando, a parità di prestazioni, la
differenza di potenziale c'è comunque. E quindi, puoi sperare, in casa e
giocando meglio, di darne 10, 15 a un'avversaria superiore; ma 25 mai
nella vita.
Resta da capire se il crollo finale si potesse evitare,
oppure sia stato ineluttabile come quello di un corridore che si tira il
collo per stare alla pari di un atleta più forte, e ci riesce a lungo,
ma poi paga lo sforzo e cede di schianto, finendo staccatissimo, ben più
di uno che, prudente, stia a distanza fin dall'inizio senza mandare il
serbatoio in riserva. Non so se il paragone si possa applicare a quanto
capitato alle suddite di Brugnaro, fatto sta che hanno beccato 22 punti
di scarto negli ultimi 12 minuti, di cui 15 negli ultimi 6. Se sia stata
consunzione d'energie fisico-mentali oppure insipienza tattica, ci
ragionerà Mazzon col suo staff. Possiamo solo descrivere l'andamento.
Nei
primi 2 quarti, tutto sommato, senza fare cose stellari la Reyer era
dapprima rimasta a contatto (14-10 al 10'), poi passata avanti (anche
+5) con buoni spunti di Pan, Villa e Santucci e la costanza di Shepard
(13 punti al riposo). Nel finale, un paio di perse maldestre di Kuier
agevolavano il rientro a meno 1 del Gala (24-25 al 20'). Spiccava che
entrambe le squadre non avessero segnato neanche una tripla (0/10 le
turche, 0/8 la Reyer), indice probabilmente di una certa tensione. Per
le padrone di casa si faceva già sentire il fattore-McGowan (8 punti e 9
rimbalzi per la mastodonte) ma non in maniera squassante, e le altre
combinavano poco.
Poi che è successo? Probabilmente negli spogliatoi
il Gala ha ragionato meglio su come sfruttare i propri punti di forza e
limitare quelli di Venezia. Quindi miglior contenimento di Shepard e
lasciare, casomai, spazio alle altre, confidando che venissero fuori i
loro limiti; in attacco meno sparacchiamenti da fuori (anche se erano
importanti due triple di Nacickaite in apertura di ripresa, per togliere
il "tappo" dall'arco) e palla dentro a McGowan o dalla media con
Prince. Ma fino a un paio di minuti dalla fine del 3° quarto tutto
questo si concretizzava in modo molto limitato (39-36).
Da lì in poi
un'altra storia. 6-0 innescato da Prince, la straniera veterana di mille
battaglie che la Reyer non ha; una che magari latita per un po' ma sa
cogliere il momento in cui prendere in mano la situazione. A fine 3°
quarto si andava quindi sul 45-36 ed era già un break consistente.
A
inizio ultima frazione, un paio di guizzi di Villa rispondevano a
quelli di Stevens e Prince, ma erano toppe a una falla che si stava
spalancando col passare dei minuti. La spia del serbatoio in riserva
s'accendeva quando la stessa Villa e Shepard si mangiavano due appoggi
abbordabili da sotto, mentre il tiro da 3 continuava a latitare per
tutte le orogranata. Il Gala invece ormai non sbagliava più nulla.
Emergevano due pecche veneziane già evidenziate nei turni precedenti (ma
meno fatali contro avversarie di caratura inferiore): la copertura
difensiva dentro l'area e la tendenza alle palle perse banali. Chiaro
che contro un Gala in gas tutto ciò diventava una sentenza di morte.
Da
52-42, quindi un ancora accettabile meno 10, iniziava un infernale 22-4
in 6 minuti e rotti. Ad accenderlo stavolta erano le indigene Alben e
Bilgic (rispettivamente con coast-to-coast da intercetto e tripla),
anche loro veterane che ne hanno viste tante, ben più della coppia
Santucci-Villa le quali invece si spegnevano alla distanza. D'altronde
la vita è più facile se le tue straniere ti spianano la strada, è più
difficile se devi mettere toppe alla loro latitanza (vedi sotto nel
commento alle cifre).
Poi McGowan diventava ancora più cannibalesca
(se esiste il termine), annientando tutto e tutte dentro l'area, con uno
strapotere fisico (2.01 di muscoli) acuito dalla fragilità difensiva
delle lunghe venete. In un amen si andava sul 64-42 a 3' dalla fine,
parziale di 12-0.
Che Venezia fosse in tilt generale lo mostravano
uno scippo banalmente subìto da Villa su rimessa da fondo, e un paio di
falli evitabili di Santucci e Yasuma. Si arrivava addirittura sul 74-46,
poi ritoccato a 74-49, ma poco cambia.
McGowan 20 punti + 16
rimbalzi, Nacickaite 14, Prince 10 per il Gala; per la Reyer, Shepard 20
ma solo 7 dopo l'intervallo; Villa 11, Santucci 9. Ma è la latitanza
realizzativa di Kuier, Delaere e Yasuma a zavorrare Venezia, giacché
uscire indenni da Istanbul quando 3 delle tue 4 straniere ti sommano 7
punti con 3/18 al tiro, francamente neanche Gesù Cristo nei suoi giorni
migliori ci riusciva.
Nota finale sull'ambiente: si è giocato in
un bizzarro scatolone dall'aria... sovietica, con le tribune solo da una
parte ed enormi pareti grigie sugli altri 3 lati, su cui erano appesi
enormi ritratti di Erdogan e altri pezzi grossi a me ignoti; altri pezzi
grossi erano assisi su seggiole a bordo campo. Sugli spalti, abbastanza
popolati ma non pienissimi, la classica ciurma di giovanotti esagitati
che tifano il Gala basket come potrebbero tifare quello di calcio e di
volley, e che compaiono per le occasioni importanti a scaldare un po'
l'ambiente. Tutto colorito ma niente di inatteso né di intimidatorio,
almeno a giudicare dallo streaming (ci ricordiamo una finale di andata
tra Galatasaray e Taranto, in un altro impianto, là sì con un clima
infernale).
- L'altra semifinale: livello alto, frizzante
girandola di canestri tra Lione e Villeneuve, derby franco. Primo tempo
43-44 a suon di controbreaks; poi allungo ospite fino a +10, ricuce e
sorpassa Lione nell'ultimo, alla fine è 84-80, tutto molto aperto. 19 di
Gabby Williams e 17 di Johannès per Lione, 28 di Burke (ex Sassari) per
Villeneuve.
Onestamente Venezia sembra la più debole delle
semifinaliste, come già si valutava. Insomma amen, per il terzo anno di
fila si piazza fra le prime 4 dell'Eurocup, per vincere ci si riproverà.
Se poi succede... (ma non succede).
venerdì 17 marzo 2023
Coppe europee: crollo negli ultimi 15', Venezia ne prende 25 dal Gala
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