lunedì 28 aprile 2025

A1, semif.: sudano ma passano, è Schio-Venezia bis. Campo, un inizio o una fine? Playout: Sassari condanna Alpo

- Campobasso-Venezia (semif., G3). Candidata a partita dell'anno, nel mix fra importanza, drammaticità e qualità tecnica: la successiva G4 ha avuto qualcosa meno nella terza componente. Comunque una doppietta niente male da mandare su RaiSport.

Nel mondo ultra-conservatore dell'A1 femminile italiana, sono rari i momenti in cui la storia può cambiare direzione rispetto al copione prestabilito, alle gerarchie scolpite nella pietra. Questo è stato uno di quei momenti, ma la storia non ha cambiato direzione. Rimarrà in eterno fra i rimpianti di Campobasso, che aveva la tempia di Venezia a portata di pistola, ma non è riuscita a premere il grilletto. Anche se resta tutto da dimostrare che, sul 2-1 per Campo, la serie sarebbe finita in favore delle molisane: ricordiamo ad esempio Schio, due volte sotto 1-2 con Ragusa in finale, ribaltare e vincere 3-2.
Il team del pastificio è stato quasi sempre avanti. Lo scatto iniziale veneziano viene ribaltato con prepotenza da un 12-0 nel cuore del 1° quarto; un insolito scambio di triple fra Nicolodi e Kacerik non muta il +7 molisano, ma Venezia ricuce in coincidenza dell'ingresso di Mompremier (recuperata dopo l'assenza in G2); 22-21 al 10', poi pirotecnico batti-e-ribatti a inizio 2° quarto, in cui Santucci inizia a palesarsi come jolly di serata per le Mazzoniane (37-37 al 15'); il finale di tempo è pro-Campobasso con Kunaiyi e Madera (45-39 al 20').
Il 3° periodo conferma la leadership di Campo con un elastico tra +4 e +9; sul finire, una tripla di Trimboli fa +9, Smalls lenisce sul 62-56 al 30', ma è ancora gagliarda la squadra di Sabatelli tanto quanto sembra "al gancio" quella lagunare; Madera, Kunaiyi, Quinonez colpiscono a turno, fino a un massimo di +10. Di nuovo Santucci è àncora a cui Venezia s'aggrappa nel momento più buio; inventa ad esempio un sottomano protendendosi sotto il braccio di Kacerik che concede canestro e fallo; tuttavia non sembra bastare perché Morrison con 4 punti tiene Campo a +6 (75-69). Kuier sbaglia e quando, a -1'40", Kunaiyi ha l'occasione del +8, sembra davvero finita.
Ma ecco le divinità abbandonare le padrone di casa e decidere, capricciose, di salvare la ghirba alle tricolori. Kunaiyi, quel +8, se lo mangia da sotto; Villa, sin lì anonima, inventa un'entrata in virata con canestro e fallo di Madera; sbaglia il libero (75-71 a -1'30"), ma Morrison getta un passaggio e Kuier segna rapida in transizione (75-73 a -1'10"). Ed ecco il terzo spreco di fila per Campobasso: Quinonez brucia la difesa in penetrazione ma sbaglia l'appoggio, clamoroso; Kunaiyi arraffa il rimbalzo ma anche Trimboli sbaglia (dalla media); se la gioca Villa che subisce fallo e pareggia a -22". Ultima palla per Campo ma Morrison tergiversa, poi va verso il canestro ma la palla è spizzata fuori, c'è solo 1 secondo sul crono; ci prova Morrison dall'angolo ma non va (75-75).
Nell'overtime è un canestro-e-fallo di Pan a sbilanciare lo score (77-80); ultimo sussulto molisano con Morrison (79-80) ma Smalls è rapida a rispondere; Quinonez sbaglia, dalla lunetta arrotonda Venezia (79-86).
Si hanno: per le cuor'infranto Kunaiyi 20 + 20 rimba (mostruosa), Quinonez e Madera 14, Trimboli 11; solo 8 Morrison e soprattutto 3 Scalia; per le sopravvissute Smalls 16, Santucci 13, Cubaj e Kuier 12. Campo non sfrutta la mole di possessi in più guadagnata con rimbalzi offensivi e meno perse. Da mangiarsi le mani fino all'osso, aver perso una partita a lungo dominata, in cui sembrava avere più energie, più convinzione, più tutto. Ma non è raro che la squadra più forte, in qualche modo, trovi la strada per vincere anche quando sembra smarrita.

- S. Martino-Schio (semif. G3). E allora persino il Famila era battibile... Difficile prevederlo dopo la tonnara di G2 e, forse ancor più, il meno 25 incassato in G1 da una SML pur ottima per due quarti. Eppure stavolta le pluri-blasonate la scampano per un'unghia. Sì, mancava Juhasz, sicché il duello era meno impari. Però manca soprattutto la "presa sulla partita" alle arancioni, cioè quel controllo della situazione tale per cui magari concedono qualcosa, ma appena c'è da far capire che la ricreazione è finita, lo fanno.
Nel 1° quarto sembra, in realtà, emergere subito la supremazia ospite (massimo +8); ma c'è un 10-0 pro-Lupe nel secondo, che fa capire che la musica sarà diversa. Non che SML prenda un gran margine, anzi c'è un continuo botta-e-risposta, anche se a basso punteggio, che a tratti manda avanti Schio (23-24 al 20', 36-37 al 30'). E Schio non riesce nel suo solito cambio di marcia; deve penare fino all'ultimo. Quando, all'inizio dell'ultimo quarto, SML... Piazza (ah ah) un 8-0 passando da meno 4 a +4 (46-42 al 35'), ci crede davvero.
Dopo un tecnico a coach Dikakkakkà, però, il Famila si scuote e impatta. Del Pero segna il 50-48 a -1'25"; Sottana ri-pareggia dalla lunetta (50-50 a -1'05"); D'Alie sbaglia in entrata (ghiottissima), si riscatta immediatamente incassando un fallo offensivo di Dojkic (un po' dubbio), poi il momento decisivo, perché Del Pero sbaglia da 3, Dojkic invece segna da 3 a -6", dopo essersi sbarazzata di D'Alie, la quale cercando il bis dello sfondo lucrato prima ruzzola a terra sul contatto con la croata. Sarebbe da capire perché due azioni in fotocopia siano valutate in maniera opposta, a meno di spiegare tutto col "principio di Salomone", :blink: ma tant'è: stoccata decisiva quella di Dojkic, perché allo scadere sbaglia ancora Del Pero da 3, tirando da 9 metri con un po' troppo anticipo (50-53).
Dunque 3-0 nella serie per le aranciò, che hanno 18 da André con 9/9 (l'affidabilità fatta persona), Laksa 9, Salaun e Sottana 8; e Schio ce la fa con un 22/65 al tiro di cui 3/26 da 3, più 24 palle perse. Aver vinto in queste condizioni è un mezzo miracolo.
S. Martino da parte sua non fa meglio al tiro, anzi fa peggio: 18/68 (con un geometrico 9/34 sia da 2 che da 3); D'Alie 14, Robinson e Bickle 9; restano con l'amaro per com'è finita la partita, ma credo fossero rasoterra le chances che un eventuale 1-2 cambiasse le sorti della serie. La stagione delle Lupe è senza dubbio col segno più.

- Sassari-Alpo (playout, 2°t. G3). Dopo tanti triboli le sarde possono cantare salvezza. Tutto spianato da una partenza al turbogas da parte della Dinamo, 20-2 dopo 5 minuti, confermato sul 30-11 al 10'. Brava Sassari ma lascia perplessi, diciamo così, l'approccio "cannuccia tra i denti" (opposto di coltello tra i denti) da parte delle veronesi in quello che era uno spareggio secco per non retrocedere. Il tutto dopo aver vinto piuttosto bene gara-2.
I due quarti centrali, specie il secondo, vedono scemare decisamente le realizzazioni, il che non dispiace a Sassari che controlla il margine senza tremolìi (39-22 al 20', 58-42 al 30' dopo aver toccato il +23).
Alpo riesce solo a mettere una pezza sullo scarto finale, con uno 0-8 negli ultimi 3 minuti: il 76-67 è bugiardo sull'andamento, ma tant'è, nulla cambia nella sostanza, che è Sassari salva, Alpo condannata (almeno sul campo; vedremo a bocce ferme).
Taylor 24 punti; Carangelo, donna delle grandi occasioni, 22; Natali utile spalla con 11; per le neo-retrocesse Ejiofor 12, Frustaci 11, Moriconi e Tulonen 10; su quest'ultima da notare che bissa la retrocessione dopo averla vissuta già con Milano lo scorso anno.

- Campobasso-Venezia (semif., G4). Bestiale, bestiale. Terzo thriller di fila in questa serie (e non è che gara-1 fosse stata a senso unico, anzi), secondo "spaccacuore" di fila per Campo, che rimane senza nulla in mano - tranne l'onore - dopo aver sognato il massimo.
Rispetto a gara-3 è una partita più difensiva, spigolosa, con un punteggio che non decolla mai. Meglio il team del pastificio nel 1° quarto (15-10), ma si pianta nel secondo, anche se rimette il naso avanti all'intervallo (23-22).
Tentativo di fuga, ma di breve durata, per la Reyer nel terzo (25-32 con Berkani); ricucitura di Quinonez e Meldere, poi sorpasso di Scalia e Trimboli con una tripla a testa (42-39 al 30').
Nel 4° periodo impatta Villa con una tripla; Scalia in contropiede sigla quello che sarà l'ultimo vantaggio di Campo (46-44 al 33'). Tripla di Kuier e canestro dai 6 metri in step-back per Berkani, per un cruciale 0-5 che consente a Venezia di entrare in vantaggio nella volata finale (46-49).
Gran botta e risposta in cui Madera segna da sotto ma sbaglia l'aggiuntivo del pareggio; Cubaj fa 2/2; Quinonez piazza un folgorante arresto e tiro (ultimi suoi punti in maglia-Campobasso, almeno a livello senior), ancora più folgorante è Villa in entrata ubriacante su Madera, inventando un sottomano impossibile più fallo (sbaglia però il libero): 50-53 a -2'30".
Kunaiyi fa di nuovo -1 con una correzione al volo; segue però un'infilata di 4 liberi (uno di Pan e 3 di Kuier, gli ultimi due su doppio rimbalzo offensivo veneziano) per la Reyer mentre Campobasso s'incarta più volte: 52-57 a -45 secondi.
Morrison frena l'emorragia con un 2/2 a -35"; Venezia tiene palla fino quasi al limite, poi Villa si butta in entrata e trova un fallo che fa imbufalire Sabatelli. Il 2/2 della brianzola fa 54-59 a -11".
Succede ancora di tutto. Kacerik inventa una tripla tabellata da 8 metri, clamorosa fotocopia di quella dello scorso anno contro il Geas, ma questa serve solo a ridurre lo scarto (57-59 a -8"); Kuier fa 1/2, fallo immediato su Kunaiyi che fa 2/2 a -5"; altro fallo obbligato e Berkani fa 1/2 a -3"5. C'è ancora, incredibilmente, tempo per un'incursione di Morrison che slalomeggia, arriva al ferro ma sbaglia l'appoggio dopo un contatto dubbio con Kuier. Finisce così, 59-61, psicodramma per il pubblico di casa, Sabatelli è un tizzone d'inferno, viene portato via prima che ne dica troppe agli arbitri. :alienff:
Si hanno: Campo 19/40 da 2 e 4/19 da 3; Kunaiyi 17+12 rimba (chiude con quasi 13+17 di media nella serie), ma nessun'altra in doppia cifra: Madera e Morrison 8, Quinonez 7, di nuovo mancati i punti di Scalia; Reyer 15/41 da 2 e 5/14 da 3; Kuier 17, Villa e Berkani 13; solo 4 Smalls e 2 Mompremier.

- Dunque finale Schio-Venezia, come tutti s'aspettavano. Quante sono di fila? Well, è solo la seconda (prima ne fece due Bologna); ma sembra una vita. Di sicuro è un fatto, non un'impressione, che il Famila sia alla quindicesima finale-scudo consecutiva. Ci sembra normale, ma è allucinante, a pensarci.
Per Campobasso ora il grande interrogativo è se la parabola ascendente può continuare, percorrendo l'ultimo metro (il più difficile, in realtà) che la separa dal vertice assoluto; oppure se è la fine di un ciclo, dato che vari elementi sembrano sul punto di partenza: Quinonez sicura (promessa sposa di Geno Auriemma a UConn), Kunaiyi si vocifera, altre chissà. Per cui i meritati applausi si mescolano a una punta d'amaro.

Nella foto: Cubaj contro Kunaiyi (rima) in gara-4, mentre sullo sfondo Villa sembra chiamare invano la palla.


mercoledì 23 aprile 2025

A2, gare-1 playoff & playout: 1-0 corsaro per Roseto, Broni, Giussano e Ancona

La prima tornata di partite della post-season di A2 s'è allungata oltre il previsto; succede ogni morte di papa che si debba rinviare. :wacko: Manca quindi all'appello Matelica-Livorno per completare il quadro. Ma si può già dire che s'è iniziato bene, con una giusta dose di vittorie esterne a insaporire la situazione.


- Il confronto più intrippante era fra Ragusa Broni, due squadre finite terza e sesta ma solo per circostanze: la penalizzazione delle sicule, l'arrivo di Diamanti a classifica ormai compromessa. Ragusa ha avuto il miglior bilancio vittorie-sconfitte nel suo girone e ha chiuso la regular con 11 vittorie di fila; Broni ha perso solo due partite dopo il cambio d'allenatore.
Ebbene, questo primo cozzo ha dato responso nettamente favorevole alle lombarde dell'Oltrepo', che a parte un 1° quarto in cui si sono un po' dettare i ritmi dalle avversarie e hanno tirato "ben" 6 volte da 3 (un'eresia secondo i dogmi diamantiani), segnandone zero, hanno controllato alla perfezione il giuoco, con una distribuzione scientifica dei tiri per il tris di lunghe Nasraoui-Morra-Hartmann (praticamente lo stesso numero di canestri e di tentativi per tutte e tre), con una Baldelli alla seconda o terza giovinezza a orchestrare e concludere con pari efficacia (20 punti e 7 assist).
Ragusa invece sembrava morsa da una tarantola; forse il piano era di sfiancare la cortissima Broni sul piano del ritmo, ma non ha funzionato; tanti tiri ma spesso affrettati. Consolini e Siciliano alla fine hanno fatto il loro (22 e 19 punti) ma a corrente alternata; le altre non hanno dato gran supporto.
Insomma Broni dal 2° quarto in avanti ha preso il controllo, stazionando intorno al +10, poi tra fine 3° e inizio 4° ha dilatato a +19. A quel punto Ragusa s'è prodotta in un assalto a testa bassa e Broni ha mostrato un po' la corda della stanchezza: parziale di 13-0. Ma le sicule hanno fallito occasioni per andare oltre un meno 6. Baldelli ha chiuso dalla luna (65-75).
E quindi già domani Broni può chiuderla in casa. Chiaro che chiunque vada fuori subito, fra queste due, le starà parecchio stretto.

- Personalmente mi sono recato nel glorioso PalaGiordani di Milano per un'altra delle serie più attese, fra Sanga e Roseto. Rivincita del recente quarto di finale di Coppa Italia. E per due quarti più un minuto sembrava che rivincita fosse a tutti gli effetti, giacché le mediolanensi spadroneggiavano, ficcanti sia in contropiede che contro la difesa schierata, mentre le abruzzesi titubavano e spadellavano, oltre a non trovare antidoto alcuno alle coltellate multiple di Toffali (21 punti all'intervallo). C'era un massimo vantaggio di +18 verso la fine del 2° quarto, poi all'inizio del terzo Allievi siglava il 45-29 con una tripla.
Si prospettava un prolungato "garbage" con Roseto che raccattasse armi e bagagli preparandosi a gara-2. Forse era prematuro ma qualsiasi segnale andava in quella direzione.
Di sicuro nessuno immaginava che nei successivi 7 minuti si sarebbe scatenato l'inferno (per il Sanga) e il paradiso (per le Panthers), con un parziale di 6-29 :woot: , frutto di un'estasi collettiva delle abruzzesi al tiro (5/ da 3 nel frangente) e di un collasso generale delle milanesi. Incideva di sicuro la differente qualità della rispettiva difesa a zona. Quella rosetana costruiva un muro a centro area che non consentiva più a Toffali di arrivare al ferro, né alle lunghe di combinare qualcosa; a quel punto il Sanga era costretto ad aprire la scatola da 3 ma ha fatto 2/13 dall'intervallo in poi. Soltanto Allievi riusciva a cavare qualcosa, collezionando tiri liberi, ma era come mettere un dito per turare uno squarcio nella carena d'una nave che affonda.
Nell'ultimo quarto continuava, per circa 4 minuti, l'ondata rosetana, con un altro pim-pum-pam chiuso da Caloro con la tripla del 57-70 a 6' dalla fine; quanto fa di parziale da quel 45-29? Fa 12 a 41 in circa 13 minuti, mostruoso.
Tardivo il risveglio milanese con Toffali che tornava a colpire, ma solo Allievi le dava supporto; sicché finiva 72-83 senza sussulti nel finale.
Il dato clamoroso è che su 30 punti del Sanga nel 2° tempo, solo 1 non è stato segnato dalle suddette due, che chiudevano in totale a 31 (Toffali) e 23 (Allievi).
Per Roseto invece gran lavoro di squadra con 23 di Sorrentino, 15 di Kraujunaite, 14 di una Lucantoni che come spesso succede si trasforma quando la possiede il demone dell'agonismo, passando da inconcludente a killer micidiale. Anche Coser, Sakeviciute, Caloro han fatto la loro parte.
E' la seconda volta di fila che il Sanga scompare inopinatamente dopo aver comandato e pure dominato; a Costa era successo già a inizio 2° quarto, stavolta a inizio terzo. Se è stata solo questione mentale e tattica, è rimediabile; se c'è un serbatoio d'energie in riserva, si fa più difficile. Già stasera s'avrà la risposta.

- Telegrafico sulle altre gare-1 playoff: Udine e Valdarno prepotenti contro Cagliari e Trieste (da segnalare i 19 punti + 22 rimba di Cancelli per le friulane con 40 di vàluta), un po' più sudate per le "teste di serie" n°1, Costa e Mantova, contro Bolzano e Selargius, ma stando pressoché sempre avanti; Empoli invece era sotto di 5 all'intervallo, poi ha ribaltato con Treviso.

- Nei playout Rovigo ok come da pronostico su Benevento; dominio a sorpresa di Ancona a Torino (però le marchigiane si sono "bombate" con gli innesti recenti di Marinkovic e Kulinska, 44 punti in due nell'occasione); in volata il colpo di Giussano a Civitanova e la vittoria interna di Moncalieri su Vigarano.

domenica 20 aprile 2025

A1, semifinali & 2° turno playout (G1-G2): Campobasso mette Venezia alle corde. Schio se la ride. Sassari & Alpo, tutto in 40'

Semifinali

- Venezia-Campobasso (G1). La domanda essenziale alla vigilia della serie (può la Magnolia produrre 40 minuti alla pari della Reyer, anche in trasferta?) trova subito risposta affermativa. Anzi, se le molisane si fossero giocate meglio i palloni decisivi non avrebbero rubato nulla uscendo col bottino in tasca. Venezia vince non per superiorità ma semplicemente per aver fatto meglio quando contava. Campobasso dimostra di saper assorbire le folate veneziane e restituirle anche con gli interessi. Nel 2° quarto Venezia - che ritrova Berkani con discreto profitto - scappa a +9 ma Campo risale con Quinonez e Scalia e sorpassa con la medesima Scalia e Madera (32-33) anche se il finale di 2° quarto, con 7 punti di Villa, parla di nuovo lagunare (44-38).
A inizio ripresa con Pan, Villa, Kuier e Mompremier pare la fuga decisiva per le Mazzoniane (56-43 al 27'); invece, inopinatamente (per quanto nessuno sottovaluti Campo), tutto si ribalta in circa 7 minuti di fuoco per le molisane e di sbandamento per le lagunari: 0-11 a fine 3° quarto, 3-9 all'inizio dell'ultimo, ovvero un micidiale 3-20, unico sussulto per le caserecce una tripla di Villa, ma di là tutte indiavolate, in particolare Trimboli; firma lei il 59-63 al 34'.
L'ultimo ribaltone però è pro-Venezia, la quale trova in Cubaj la salvatrice della patria, mentre Campo si perde in forzature con poco costrutto, forse per vertigini di fronte alla portata dell'impresa. Dopo un parziale di 9-1 c'è un'entratona di Quinonez che ridà fiato alle trombe di Sabatelli, ma è poi Campo non segna più mentre Cubaj imperversa; finisce 75-66, ovvero 16-3 dopo quel 3-20, schizofrenia non priva di emozioni per i 2053 spettatori.
Si hanno: Villa 16+6 assist, Cubaj 12+17 rimba, Berkani 13 per la Reyer; Scaia 19, Quinonez 15, Kunaiyi 8 con 2/13 ma 15 rimba, che contribuiscono al predominio sotto le plance per le molisane, le quali però lo vanificano con un pessimo 14/47 da 2.

- Schio-S. Martino (G1). Qui non ce n'è, si sapeva e se ne ha la conferma. Paradossalmente proprio in una serata in cui le Lupe danno il meglio di sé, almeno per due quarti: ma se sei vicino al tuo massimo e alla fine perdi di 25, è frustrante. Il fatto è che le armi di SML, in grado di mettere in difficoltà le squadre normali, fanno solo il solletico a Schio, la quale costringe le avversarie a sfibrarsi per stare al passo, così poi sono cotte e finiscono divorate.
Per farla breve: SML avanti di 2 a fine 1° quarto, in cui Schio deve forse risintonizzarsi, reduce dalle Final Six di Eurolega; SML si fa apprezzare per come contro-reagisce alla prima reazione scledense, andando all'intervallo sotto solo di 2 (36-34). Ma il Famila apre la ripresa con un 14-0, SML resta 6 minuti senza segnare e cala il sipario; Schio infierisce con un 92-67 che sa di messaggio: non provarci più a dare fastidio, che ti mazzoliamo.
Si hanno 6 giocatrici in doppia cifra per le Cestariane, guidate da Verona e André con 14; per Le Lupe, Simon 17, da segnalare Gilli e Del Pero con 11 cadauna.

- Venezia-Campobasso (G2). Salta il banco. E non è nemmeno una sorpresa, anzi è la logica conseguenza di quello che si è visto per 40 minuti, o meglio per 33, prima della rimonta più di nervi che di tecnica da parte della Reyer. La quale subisce una tegola con la perdita di Mompremier (vedremo se definitiva): torna in roster Stankovic ma non entrerà (a sua volta indisponibile). Addirittura dominanti le molisane sin dallo scatto micidiale sul finire del 1° quarto, da 8-10 a 8-22; poi addirittura 12-28 a inizio 2° periodo, un gap di energie e di efficacia impressionante. Venezia mette una pezza prima dell'intervallo (27-35), poi altalena a inizio ripresa con nuovo allungo ospite e ricucitura veneziana con Berkani e Villa (meno 5). Poi si segna poco, si scambiano una tripla a testa Pan e Kacerik; si conferma il +8 Campo al 30' (40-48).
Ci si attende la zampata della Reyer, e in effetti è Pan la prima a colpire a inizio ultimo quarto, dall'arco; ma poi arriva un bestiale 0-10 per Campo: triple di Trimboli e Scalia, bell'arresto e tiro della medesima italo-americana sulla linea di fondo, poi Kunaiyi su rimbalzo offensivo: 43-58 al 33', Taliercio sotto shock.
A quel punto Venezia, perso per perso, si lancia ad ariete in una rimonta che trova complicità in qualche sbandata molisana; il parziale di 8-0, confezionato da Villa (2+1), Berkani (tripla) e Kuier, però s'arresta su un errore banale della stessa egizio-finnica. Poco dopo, Quinonez riossigena le sue con un gran canestro da centro area; e quando Villa sbaglia in arresto e tiro sembra la resa. La medesima però si riscatta scippando Morrison a metà campo e concludendo in contropiede: 55-60 a -2', c'è ancora partita.
Poi Kuier serve un assist per Cubaj, 57-60 a -1'40". Quasi tutto riaperto; segue un minuto a canestri inviolati; Morrison getta una rimessa da fondo a -35" e Campo sembra in stato confusionale. E' abbastanza lucida, però, da intrappolare Berkani sulla linea di fondo, provocando una palla persa. Trimboli fa 1/2 (57-61), Kuier fa "cross" da 3 ma il tiro è deviato: rimessa da fondo per Venezia, riceve Villa che segna quasi al volo (59-61). Ma ormai mancano 2 secondi. Trimboli sbaglia ambo i liberi, non c'è più tempo per la Reyer, il colpo è confezionato.
Si hanno: per le tricolori scolorite Villa e Kuier 13, Berkani 12; per le aspiranti golpiste, Quinonez 11, Scalia e Ziemborska 10, Kunaiyi 6+22 rimba: ed è proprio col monopolio delle plance, 22 rimbalzi offensivi contro 7, che Campo fa la differenza, a dispetto di percentuali modeste.
A questo punto gara-3, in diretta RaiSport, sarà di fuoco e fiamme.

- Schio-S. Martino (G2). Inutile dilungarsi su una sfida tra categorie diverse. Un 10-0 a inizio 2° quarto, che fa 25-10, chiude già tutto. Diamo atto a SML di un'apprezzabile reazione da meno 17 a meno 9 in avvio di ripresa, ma è fuocherello di pagliuzza, giacché Schio ribatte con un 11-0 e continua a dilagare: 86-50 e buonanotte al secchio e anche alla serie. Salaun 18, Cvijanovic e Bickle 11.
E il Famila, vedendo come soffre Venezia, si lecca i baffi.

Playout 2° turno
- Sassari-Alpo (G1). Pur senza Gonzales, ennesima tegola stagionale, la Dinamo domina: 47-28 al 20', 64-43 al 30', poi rimonta di Alpo sino a meno 8 con 6' da giocare, ma non basta (75-66). Carangelo sente aria di partite decisive e ne segna 20, Natali 15; per Alpo 21 di Frustaci.
Curiosamente questa vittoria su Alpo e quella del ritorno di "regular" sono le uniche ottenute dalle nuragiche in campionato da metà novembre.

- Alpo-Sassari (G2). Niente salvezza nell'ovo di Pasqua per la Dinamo, colomba di speranza per le veronesi. Che vincono e convincono pure. Mentre Sassari, ancora senza Gonzales, mostra una corda preoccupante, anche se in casa sua sarà probabilmente altra musica. Decide quasi tutto il 1° quarto, in cui Alpo scatena terremoto e tempesta, con un "tennistico" 30-15 di punteggio, con 11/15 da 2 e 2/6 da 3 a denudare la porosità difensiva delle nuragiche. Le quali poi si scuotono con Taylor ma restano sempre al traino (49-41 al 20', 53-48 al 24', 59-53 al 30', 62-56 al 33') finché Alpo rompe gl'indugi e piazza la spallata definitiva con un'ancora ottima Frustaci (70-56). Da lì tutto liscio sino a 80-66Bestiale, ma è la prima vittoria di Alpo dal 29 settembre, cioè dall'Opening Day in cui ebbe la meglio su Battipaglia. 
Spiccano gli 82 tiri dal campo delle veronesi, che hanno scommesso su ritmi a martello per denudare la coperta corta delle sarde e hanno avuto ragione. Frustaci 21, Ejiofor 16; di là Taylor 34 predicando nel semideserto; Natali 11, Diallo 10 ma Carangelo solo 3 con 1/8.

Nella foto: c'è solo Campobasso in gara-2 a Venezia.


sabato 19 aprile 2025

Misto americano: il ritiro di Delle Donne - Draft Wnba con Bueckers ma anche Malonga e Jocyte - la maionese impazzita del college: cambia anche Blasigh

Spenti i bollori della March Madness e non ancora accesi i motori della stagione Wnba, tuttavia di carne che rosola al fuoco d'oltreoceano ve n'è.

- Dopo Diana Taurasi, ha annunciato il ritiro (a inizio aprile) un'altra superstar dal nome italiano: Elena Delle Donne, che di fatto non giocava più dal 2023. Una delle più grandi dell'era recente, forse anche della storia, seppure la sua carriera sia stata relativamente corta (10 stagioni Wnba di cui solo 8 complete) e mai transitata in Europa, sia a causa di problemi di salute suoi (ha la malattia di Lyme, una roba batterica che crea un sacco di rogne) sia per il suo desiderio di dedicarsi il più possibile alla sorella affetta da gravi problemi fin dalla nascita.
Quando è scesa in campo, non è stata seconda a nessuno: statura da centro (1.96), agilità e tiro da guardia, ai limiti della perfezione stilistica (il 94% ai liberi in carriera, record d'ogni tempo, è eloquente al riguardo) ma anche tremendamente efficace quando contava. Insomma una giocatrice totale. Non ha riempito la bacheca quanto avrebbe potuto se avesse giocato di più, ma ha vinto quasi tutto: 1 titolo Wnba con Washington (2019), 2 mvp della stagione, 1 oro olimpico, 1 mondiale.
Pensare che rischiammo di perderla perché a un certo punto, negli anni del college, si stancò del basket e si diede alla pallaschiaffa; per fortuna rinsavì... -_-
Al riguardo però c'è da notare questo. Delle Donne fa parte, insieme a Maya Moore, Brittney Griner e aggiungiamo la torre australiana Liz Cambage, di una generazione di talenti enormi (sia fisici che tecnici), nati fra il 1989 e il '91, che però per un motivo o per l'altro hanno avuto una carriera frastagliata da ostacoli vari (di Delle Donne s'è detto; Moore ha mollato il basket a 29 anni per difendere in una causa processuale colui che poi è diventato suo marito; Griner ha passato un anno nelle carceri russe e da giovane è stata spesso coinvolta in risse sul campo; Cambage ha chiuso con la Wnba e il basket internazionale (ultimo avvistamento cestistico lo scorso anno in Cina), ha alimentato controversie, tra defezioni per problemi mentali, dichiarazioni strane e cattivi rapporti con l'ambiente. :unsure:
Oltre a questo, nessuna di loro ha mai fatto la "piaciona" sui social, per sfondare al di fuori della nicchia degli appassionati del lato prettamente tecnico. E così la loro epoca è coincisa con un periodo meno scintillante di quanto avrebbe potuto essere per la Wnba, che solo ultimamente con Caitlin Clark e le sue emule sembra aver invertito la freccia.

- E passiamo così all'argomento delle nuove "starlettes" della Lega. Dopo il trionfo con UConn, la presenza di Paige Bueckers sui social è martellante. Al punto che alla vigilia della finale Ncaa, Dawn Staley, coach di South Carolina che poi ha perso con UConn ma ha vinto due titoli nelle 3 edizioni precedenti, ha lamentato che "la narrativa su Bueckers oscura le imprese" delle sue giocatrici. Le quali, in effetti, sono poco "personaggi", per cui vincono ma le filano poco, mentre Bueckers è la cocca d'America, seppur non quanto Clark lo scorso anno.
Ognuno faccia le sue considerazioni se ciò dipenda dal pallido colore della pelle di Bueckers rispetto a quello scuro delle alfiere di Dawn Staley. Secondo me, dal punto di vista cestistico, Bueckers è forte, ovvio, ma non vale quelle quattro superstars nominate sopra (Delle Donne, Moore ecc.) e nemmeno vale Clark.

- Bueckers è stata l'inevitabile #1 assoluta al Draft Wnba del 15 aprile; l'ha presa Dallas. E' già iniziato il "battage" in vista del suo primo match contro Indiana di Clark. Un'altra bianca molto glamour, Hailey Van Lith (che in quesi giorni è comparsa in costume da bagno nell'edizione "swimsuit" di Sports Illustrated), è stata presa col n°11 da Chicago.
Tre europee fra le prime 10: i supertalenti Malonga (Francia), #2, e Jocyte (Lituania), #5, entrambe compagne di squadra della nostra Pasa a Lione, e l'ex scledense Sivka, #10. Al #15 la russa di colore Kosu (sparita dai riflettori internazionali dopo il bando anti-Putin). Al #38 (ultima) la francese Kane. Per il resto qualche canadese, una maliana, l'australiana Amoore (altra "starlette" social) alla #6, e ovviamnte larga maggioranza di statunitensi.

- La mancata scelta che ha fatto più fragore è quella di Sedona Prince, torre da TCU (Texas Christian), compagna di squadra di Van Lith quest'anno. Una che sa anche giocare oltre ad essere una cristona di 2.01. Insomma merce pregiata pure in America dove non scarseggia il buon materiale. Eppure nessuna l'ha presa: secondo i media, ciò si deve alle accuse di "abuse and assault" (sessuale, s'intende) su altre donne, che le pendono sul capo.

- Ma quelli sono fattacci d'una singola. Ben più importante, nel panorama generale, è la maionese impazzita dei trasferimenti da un college all'altro, che sta squassando l'Ncaa sia maschile che femminile. Una statistica di una settimana fa (e ora il dato sarà pure salito) riportava che erano già 1300 le giocatrici ad aver chiesto il cambio di ateneo per la prossima stagione, pari al 25% del totale.
E' sempre bestiale (rispetto ai nostri standard) come negli Usa le cose possano passare da un estremo all'altro in un amen. Fino a 5-6 anni fa, nessun atleta di college era pagato e pochissimi si muovevano, sia perchè dopo il trasferimento si stava fermi una stagione, sia perché c'era un legame di ferro con la propria università: entri, studi e giochi finché hai completato il quadriennio canonico (tranne chi, ma solo nel maschile, andava fra i "pro" in anticipo).
Adesso gli atleti prendono soldi, se cambiano ateneo non devono stare fermi e quindi i giocatori di college sono diventati come quelli dei club senior: se hanno un'offerta migliore da un'altra parte, pigliano e se ne vanno.
Così ha fatto pure la nostra Vittoria Blasigh, di cui il 31 marzo è stato annunciato il trasferimento da South Florida alla University of Miami.

In questa majonese impazzita, sembrano destinati a moltiplicarsi anche gli arrivi (o ingaggi, a questo punto) di nuove giocatrici dall'Europa. Per le verità, già nel periodo subito prima del Covid eravamo alle prese con un esodo di talenti sui 18-19 anni (quelle nate intorno al '95-97, per intenderci); negli ultimi tempi era forse un po' diminuito; ora pare che le classi '06-07 siano pronte con le valigie. A cominciare, ma già si sa da tempo, dalla più pregiata di tutte, anche se italica solo di formazione, ovvero Blanca Quinonez, promessa sposa di Geno Auriemma alla corte di UConn neo-campione. 



martedì 15 aprile 2025

A1, vigilia semifinali: regno veneto e incognita Campobasso. A2: primati lombardi con Costa & Mantova, playoff apertissimi

- Pronte a scattare, tra l'entusiasmo delle masse, le semifinali di A1, col Veneto razza padrona: 3 esponenti su 4. Scontato che ci fossero Schio e Venezia, il jolly (non troppo a sorpresa) è S. Martino. L'intrusa, a rappresentare felicemente il Sud, è Campobasso, alla quale sono affidate le maggiori speranze d'un copione non troppo piatto. Giacché Schio toserà sicuramente le pur orgogliose Lupe, magari soffrendo in una-due gare ma è altamente probabile un 3-0, l'altra serie potrebbe offrire più sapore.

Campobasso in gara-2 col Geas ha impressionato per assortimento delle soluzioni e personalità, al punto da far pensare "se è questa, può giocarsela anche con Venezia". Però a sua volta la Reyer sembra più forte di prima, con l'aggiunta di Mompremier, l'elemento d'area che prima mancava. E che nemmeno Schio ha. Gara-1 potrebbe già dire molto: se il team del pastificio è di ... pasta sufficientemente dura per andare di traverso alle favorite lagunari. Da ricordare che l'unica sconfitta di Venezia o Schio in tutta la stagione (a parte le sfide fra loro) è stata della Reyer con Campobasso. Certo però la lunghezza della serie, su 5 gare anziché su 3 come gli anni scorsi, rende più difficile il compito all'outsider e dunque sarebbe clamoroso se la finale non fosse l'ennesimo rematch tra le colosse venete.
Si apprende intanto che RaiSport trasmetterà le semifinali a partire da gara-3 (sperando che ci sia almeno una quarta se non quinta) e poi la serie finale.

PlayoutSassari-Alpo per evitare l'inferno (salvo ripesche estive); interessante la differente situazione tra una squadra che si ritrova inopinatamente nella palude dopo aver respirato l'aria di un quarto di finale europeo (la Dinamo) e una che si sta preparando dall'inizio dell'anno a giocarsi tutto in queste due o tre partite. Sulla carta Sassari è superiore ma la serie con Brescia ha confermato i segnali di bollitura avanzata, con due cedimenti nel finale. E' proprio contro Alpo che Carangelo e socie hanno ottenuto la loro unica vittoria su 15 partite di campionato da metà novembre a oggi (pazzesco).

A2: terminata la stagione regolare con un doppio primato per la Lombardia, che se nella serie maggiore è in una fase storica ormai ventennale di magro e digiuno (ultimo trofeo vinto: Supercoppa 2004 con la Comense; da allora una finale: Geas in Coppa Italia 2019), :cry: nella categoria cadetta fa la sua egregia parte.
All'Est il sigillo finale di Mantova arriva... in retromarcia, dopo un rovinoso meno 37 a Ragusa (78-41), pagando oltremodo l'assenza di Fietta. Udine nel contempo perde a Bolzano e rimane così alla pari con le virgiliane, con cui sono 0-2 negli scontri diretti. Anche Matelica ha perso, ma non era più in corsa per il primato. Ragusa "moralmente" è la vincitrice della regular, terminando con 5 sconfitte, meno di tutte le altre; ma per colpa della penalizzazione è terza. Per Mantova comunque grande exploit, considerando le quotazioni da playoff, ma non più, che aveva a settembre. Circostanze senza dubbio favorevoli (in primis le grane di Udine, che avrebbe probabilmente dominato, e appunto la penalità ragusana), ma Mantova ha davvero ottenuto il massimo dal suo potenziale, con il merito speciale di aver pescato (o meglio ripescato) Fusari che era uscita dai radar dopo 5 anni al college.
Per il resto, Bolzano acchiappa l'ultimo biglietto-playoff; Umbertide (scivolata in casa con Ancona) e Vicenza salve dirette; Rovigo ai playout e le stanno molto stretti.

- All'Ovest, personalmente mi sono recato a Costa-Sanga, superderby di chiusura della "regular" con le padrone di casa certe del primato in caso di vittoria, mentre le milanesi avevano appreso nel pomeriggio, col successo di Valdarno a Cagliari, di essere tagliate fuori dalla vetta, potendo al massimo giungere seconde ai danni delle masnaghesi, ammesso che fosse un vantaggio in termini di tabellone-playoff.
Fatto sta che la partita delude sul piano dell'incertezza, chiudendosi nel giro di 3 quarti. L'andamento smentisce clamorosamente che "chi ben comincia è a metà dell'opera". lnfatti il 1° quarto è appannaggio di Milano, che dopo parecchi minuti poveri di canestri su ambo i fronti, piazza un 2-9 nel finale, completato da Toffali con palla rubata e "coast to coast" alla sua maniera (11-18 al 10').
In apertura del 2° quarto Allievi ("super ex", alla sua prima volta da avversaria a Costa) segna il +9, poi Toffali rifila una stoppata siderale a Motta in contropiede. Tutto fa pensare a un Sanga con più carica, più smalto, eccetera. Del tutto fallace. Da lì in avanti ci sarà solo una squadra in campo ed è Costa, mentre Milano inopinatamente evapora, attaccando male la zona proposta da Andreoli: palle perse anche banali e martellamento ostinato quanto infruttuoso dalla lunga distanza (1/16 da 3 all'intervallo). Al contrario, Costa propone un'ottima varietà di soluzioni, tra canestri da sotto a difesa schierata, contropiedi e triple. Il parziale di 21-6 nel 2° quarto vale un buon +8 per Costa, ma recuperabilissimo dal Sanga visto non più tardi di una settimana prima contro Empoli.
Invece Milano, dopo un'illusoria "rimontina" da meno 11 a meno 6, sprofonda di nuovo nel buio e Costa è micidiale nell'affondare i colpi, soprattutto con le triple di Cibinetto e N'Guessan (5/7 da 3 di squadra nel 3° quarto), ma anche le giocate in area di Kaczmarczyk e Osazuwa. Sul 61-35 al 30' i giochi sono fatti; nell'ultimo quarto Costa tocca anche il +33, solo leggermente addolcito dalle ospiti con uno 0-7 finale (75-49), e mette il timbro sul primato, frutto di uno sprint finale in cui ha inanellato gli scalpi di lusso di Broni, Valdarno e appunto Sanga.
Si hanno: Kaczmarczyk 19, N'Guessan 18, Osazuwa 12 e una cresciuta Cibinetto 11; dall'altra parte Allievi 12, Toffali 11 (ma poco o nulla nella fase centrale, quella decisiva), Tibè 10.

- Per il resto, sempre all'Ovest, Livorno difende il 5° posto, Spezia e Salerno si prendono i due ticket per le vacanze, le due piemontesi faranno i playout con Giussano e Benevento.
Da segnalare, a mo' di curiosità, che Broni contro Moncalieri ha tirato appena 6 volte da 3 (quasi un record, di quest'epoca), frutto della sommatoria fra l'assenza di Russo (unica specialista) e la disciplina ferrea di Diamanti, che anche con Russo non ha mai permesso più di 20 tentativi da 3, mentre sotto la gestione-Magagnoli si tirava quasi sempre più di 20 volte dall'arco.

- Accoppiamenti-playoff (che cominciano il sabato di Pasqua: si prevede un calo dell'affluenza ai riti sacri della vigilia); nel Tabellone 1 si hanno Costa-Bolzano, Matelica-Livorno, Milano-Roseto (rivincita del recente quarto di Coppa), Udine-Cagliari.
Nel Tabellone 2: Mantova-Selargius; Empoli-Treviso; Valdarno-Trieste e un lussuosissimo Ragusa-Broni.
L'incognita è se il divario tra Est e Ovest è netto come è parso in Coppa. Una sensazione è che le posizioni nel ranking dell'Est non corrispondano esattamente ai valori attuali (cioè la sesta-settima-ottava potrebbero essere più in forma delle prime due). Così come, all'Ovest, Broni vale ben più del 6° posto con cui si presenta, seppure senza Russo sia cortissima.
Di sicuro, se spesso negli anni passati c'era una candidata non dico sicura ma altamente probabile alla promozione (come Derthona nel 2024), stavolta non c'è chi si faccia nettamente preferire alle altre. Tutte le "big", in ambo i gironi, hanno alternato momenti brillanti e passi falsi: difficile prevedere chi riuscirà, tra aprile e maggio, a essere più Jekyll che Hyde.

Nella foto: la spettacolare stoppata di Toffali su Motta è lo specchio... all'incontrario di un Costa-Sanga da lì in poi dominato dalle padrone di casa.

Eurolega, finale: Praga sbaraglia lo "star system" turco, ultima perla di Hejkova. Jones mvp. Schio, potevi farcela (?)

- Praga-Mersin. Il capolavoro è compiuto. Praga batte, anzi per larghi tratti domina, la seconda colossa turca nel giro di 3 giorni e cattura il suo secondo titolo, 10 anni esatti dopo il primo.

Non che sia il trionfo d'una cenerentola, giacché la compagine ceca è a sua volta una collezione di stelle internazionali; e se sei all'ottava Final Four nelle ultime 10 edizioni l'alloro è tutt'altro che episodico. Tuttavia è il successo di un gioco organizzato, di una squadra vera che va al di là della pura sommatoria del valore delle singole, l'handicap che ha affossato prima il Fenerbahce e poi Mersin, entrate da papi e uscite da cardinali in questa kermesse di Saragozza.
Il modello della "collezione di figurine" (pare questa la morale) funziona solo se la superiorità sulla concorrenza è talmente schiacciante da non far emergere le pecche dell'organizzazione collettiva; quest'anno, in un'edizione svuotata di superstars (per via della concorrenza della lega "Unrivaled" e di altri fattori) non lo era. E così è venuto fuori il collettivo perfettamente orchestrato da coach Natalia Hejkova, celebrata più delle sue giocatrici per questo trionfo, anche perchè è l'ultimo della sua carriera, avendo annunciato il ritiro. Per lei la clamorosa cifra di 6 Euroleghe vinte su 6 finalissime disputate (risalendo nel tempo: due con Praga, due con lo Spartak Moscow Region, due con Ruzomberok). Pensare che ha dovuto fare a meno della sua miglior giocatrice (almeno secondo chi l'ha votata nel primo quintetto assoluto della stagione), ovvero Conde: merito aggiuntivo per le neo-campionesse.
Un'altra lezione (forse non troppo originale) è che avere lunghe dominanti fa ancora la differenza. Schio è all'altezza di Praga nelle esterne (anche per l'assenza di Conde, appunto) ma perde il duello sotto canestro contro Brionna Jones e Magbegor, e così succede anche alle teoricamente iper-attrezzate Fenerbahce e Mersin.

- La partita, inauditamente trasmessa in "quasi diretta" da RaiSport, non è stata di quelle memorabili, ma nemmeno banale nell'andamento. Le due squadre si sono accese e spente a turno, solo che Praga è stata accesa per 25 minuti, Mersin per 15.
Dinnanzi a 4.600 spettatori, le ceche ripartono subito dall'onda del dominio sul Fener e scattano 10-0 in meno di 3 minuti. Johannès rompe il ghiaccio per le turche, che pareggiano sull'11-11. Ma Praga riprende a pestare duro con 3 triple di fila di Ayayi (che ne aveva già segnata una nel break iniziale); tanta Francia, tra parentesi, in questa finale, contando le quattro sul fronte turco. A fine 1° quarto è 24-17 per le concittadine del Golem.
Mersin è inebetita; soprattutto in difesa non riesce a mettere la minima pezza. Brionna Jones è un uragano, segna 7 punti nel break di 10-0 completato da una tripla di Vorackova per il clamoroso 34-17, doppiaggio al 14'. Poco dopo, ancora Jones ribadisce il +17 (37-20).
Arriva da lì una svolta, almeno parziale, perché Mersin con le varie Carleton, Howard, Anderson dà segnali di vita, anche se all'intervallo ha recuperato solo qualche briciola (42-29).
Drastico invece il cambio di scenario a inizio ripresa: Mersin sembra trovare di nuovo la chiave difensiva che aveva ipnotizzato Valencia; Praga che frizzava da ogni poro nel primo quarto e mezzo ora non fa più canestro per qualcosa come 8 minuti, patendo un metro arbitrale divenuto ultra-permissivo.
Non che le turche proliferino di canestri (0-5 il parziale dei primi 5' della ripresa...), ma alla lunga Howard e Carleton confezionano in coppia uno 0-13 che porta all'inopinato pareggio (42-42 al 27'): sembrano in bambola le ceche, che dopo aver subìto l'entrata del 42-40 regalano palla sulla rimessa da fondo per il pari 42.
Ma proprio quando l'inerzia è tutta per le turche, il vento gira di nuovo; Hejkova rimette dentro Magbegor ed è proprio lei a spezzare il maleficio che attanagliava le praghesi, dando il via a un controbreak di 7-0 che rimette definitivamente avanti le sue (49-42 al 30').
La battaglia è ancora viva all'inizio dell'ultimo quarto. Si fa sentire Rupert con 5 punti di fila, poi Johannès con una tripla (rediviva dopo minuti di anonimato) per il meno 3, ribadito poco dopo da una tripla anche di Carleton che risponde a una di Magbegor. Si è sul 56-53 a 4'30" dal termine e ci si appresta a un finalone in volata.
Niente di tutto ciò. Mersin, sul più bello, s'affloscia malamente; la solita Jones e una tripla di Vyoralova riscavano il solco (61-53 a -3'15") e altri 5 punti cechi completano un 10-0 finale che rende perentorio il punteggio (66-53).

- Si hanno: Praga 16/35 da 2 e 9/21 da 3, nettamente meglio del 14/41 + 6/24 di una contratta e scentrata Mersin; per le trionfanti, Jones 24 (11/15) + 11 rimbalzi, mvp con largo margine; Ayayi ferma ai 14 del 1° quarto, Vyoralova 10, Magbegor 9 ma di peso.
Per le battute, Howard 19 (7/16), Carleton 15 (5/10) ma la lista di chi ha giocato bene finisce qui: sottotono Rupert (7 con 3/10), Johannès (7 con 3/8), semi-desaparecida Anderson (5 con 2/11) e ancora più Samuelson e Fauthoux (0 entrambe).
Su Johannès un mini-discorso a parte. Tutti amiamo il talento dell'ormai 30enne asso francese, ma non si può negare che abbia "toppato" la seconda finale importante di fila dopo quella olimpica, in cui fu la ciliegina mancante sulla torta francese, mancando di fornire quei punti che avrebbero coronato il capolavoro di sacrificio delle compagne contro la corazzata USA. Stavolta ha iniziato in modo promettente ma si è spenta. Azione emblematica del suo eterno oscillare tra genio e sregolatezza è stato quando, sul più bello della rimonta di Mersin, 42 pari e inerzia a favore, ha rubato un ottimo pallone in difesa ma lo ha malamente sciupato con un tentativo di assist schiacciato a terra con effetto, che è terminato alle ortiche. Proprio l'ideale per far girare il vento dalla parte opposta, come infatti è successo. :cry:

- La chiosa finale è per Schio: perché, a ben guardare, la vittoria più sofferta fra le tre ottenute da Praga in questa kermesse è stata proprio con le arancioni italiche; le quali se fossero riuscite a trovare quel guizzo di rendimento in più (metti una Juhasz e una Laksa migliori, nemmeno stellari), potevano battere le future regine e poi giocarsela con le due turche, svelatesi battibili. Ma "se mio nonno aveva le ruote era una carriola" è il ritornello del basket italico femminile (sia di club che nazionale) da decenni a questa parte, e quindi giustamente Schio 2024/25 non ha fatto eccezione. :cry:

Nella foto: il trionfo di Praga e di coach Hejkova.