mercoledì 9 aprile 2025

A1: playoff, impressiona Campobasso, pareggia S. Martino, ovvia Venezia; playout, primo balzo Brescia. Ciao Gwathmey & Franceschelli -- Eurolega, Schio bussa alle porte del cielo

 Playoff A1

- Faenza-Venezia (quarti G2). La più scontata nell'esito, ma non priva di sapore. Dopo l'esagerato meno 52 in gara-1, Faenza trova quantomeno una competitività sufficiente per dar vita a una partita credibile, anche se fin dalla palla a due si sa già chi la vince. Il 1° quarto fa temere il peggio, chiudendosi sul 4-13. Poi però il Roumy-show riesce quantomeno a stabilizzare lo scarto tra i 12 e i 17 punti. La francese è titanica nel reggere l'attacco romagnolo quasi da sola, essendo defunte (cestisticamente) tutte le altre straniere e non essendo le italiane propriamente delle crivellatrici seriali di retìine. Per la Reyer nei due quarti centrali è protagonista una guizzante Villa, forse autorizzata da Mazzon ad agire più del solito in libertà creativa.
Le emozioni maggiori, per la verità, si hanno nell'ultimo minuto, quando Seletti chiama in panchina Franceschelli per l'ultima standing ovation della carriera, avendo annunciato il ritiro; e poco dopo inserisce niente poropoppò di meno che Fondren, sopravvissuta all'infortunio di gara-1 che sembrava catastrofico, e invece solo contusa, in grado se non altro di entrare a simbolico ringraziamento per la stagione (anche se questo zero le abbassa la media punti da mettere nel curriculum, yak yak). :ph34r:
Finisce 51-67 con Roumy a 30 punti (sarebbe da spulciare gli annali perché probabilmente è record per i playoff di percentuale di punti della squadra segnati da una singola: 59%:woot: con 4/10 da 2, 5/11 da 3, 7/7 ai liberi; di là Villa 16, Kuier 14.
Ora per Venezia un test vero, in semifinale, contro Campobasso. E' favorita, ovvio, ma non così nettamente quanto Schio contro chi la spunti nell'unica serie che va a gara-3.
Intanto il pubblico di Faenza, reso il dovuto omaggio alle sue alfiere che hanno fatto nozze coi fichi secchi, attende con ansia di sapere che futuro ci sarà.

- S. Martino-Derthona (quarti G2). Le Lupe rendono focaccia per pane, rimontando un divario in doppia cifra così come in G1 era stata Derthona a farlo. Anche se stavolta lo scarto era meno netto e si era in una fase embrionale della partita. C'è infatti uno scatto bruciante delle piemontesi, sulla scia del crescendo finale di G1; 6-16 dopo meno di 4', completato da 5 punti in fila di Leonardi. Ah, da segnalare, intanto, che manca Zahui, uscita per acciacchi in G1, ma in compenso riappare a sorpresa Fontaine; sempre 2 straniere, quindi, per l'italicissimo team di Cutugno. I ritmi garibaldini, con tanti canestri da sotto, insoliti per un playoff, durano fino a tutto il 1° quarto, chiuso sul 20-25 ospite.
Cambia la musica dal 2° periodo con la difesa di SML che, ora sì, morde; in attacco è Del Pero il grimaldello principe, con 8 punti di fila per il sorpasso; c'è anche un +7 delle Lupe, reagisce Derthona con Penna, bel botta-e-risposta sia a fine 2° quarto (42-39) che per quasi tutto il terzo, in cui si fa sentire la rediviva Fontaine, ma ha l'ultima parola la sempiterna D'Alie con 5 punti finali a spezzare una siccità generale di 4 minuti (56-49).
L'ultimo periodo ha poca storia perché SML dilaga su una Derthona in panne: parziale di 11-2 per un 67-51 a circa 5' dalla fine, e discorso chiuso con tutto rimandato a gara-3 (finale 70-59).
Si hanno: Del Pero, la top scorer che non t'aspetti, a quota 16, Robinson 13; per Derthona, solo Penna con 10 in risicata doppia cifra. SML vince tirando col 35% dal campo contro 40% di Derthona: la chiave sono i 15 rimbalzi offensivi lupeschi e le 24 perse piemontesi.

- Geas-Campobasso (quarti G2). Personalmente mi sono recato al PalaAllende di Cinisello (discretamente popolato ma non troppo) per quella che prometteva d'essere battaglia e s'è rivelata massacro. Ohibò, era uno degli scenari possibili, in effetti, dopo il collasso del Geas nel finale di una gara-1 che aveva in mano: se da sfavorito hai una cartuccia da sparare, e il colpo va a vuoto, ti ritrovi inerme la volta dopo, con te depresso e l'avversaria ringalluzzita dallo scampato pericolo. Ma l'equilibrio bestiale del primo episodio poteva anche essere il segnale di valori livellati per via di un ritorno in condizione del Geas. Si è verificato il primo scenario. In G1 (a parte gli ultimi minuti) Campobasso aveva giocato da 5, rispetto al suo standard, e il Geas da 7. In questa G2 si è ribaltata la situazione, anzi direi che, nei due quarti centrali (quelli che hanno deciso tutto) Campobasso ha giocato da 8 e il Geas da 5, per cui è finita in un'asfaltata tremenda.
Non meno troppo il torrone sull'andamento. Primo quarto irreale, nel senso che si correva e si sparava da ambo le parti senza respiro e senza sbagliare quasi nulla (più che playoff sembrava... All Star Game), ovvero Geas 5/8 da 2 e da 3, Campo 5/6 da 2 e 5/8 da 3, ovvero quasi uguale, così come quasi uguale era il 28-27 alla prima sirena, dopo un break per parte rapidamente ricucito.
Dal 2° periodo "all'apparir del vero, tu misera cadesti", avrebbe poetato Leopardi se fosse stato in tribuna, riferendosi a Sesto. La quale, sotto l'aumentata intensità della difesa molisana, smette di segnare con regolarità e finisce sotto di 11, anche se con Conti e Moore rappezza un po' la situazione sino a un giocabile 41-49. Da segnalare lo spavento di tutto il clan campobassano quando Kunaiyi, come sempre impressionante nel suo dominio atletico, si produce in uno strepitoso recupero su contropiede avversario, franando fuori campo e battendo pesantemente la schiena. :woot: Rimane a terra alcuni minuti, venendo soccorsa: se si fosse rotta sarebbe potuto cambiare ogni scenario, ma per fortuna si è rialzata e ha dovuto solo sostare temporaneamente in panchina.
La sensazione che il Geas sia come un pugile al gancio, che ha già speso tutto per non finire k.o., trova brutale conferma nel 3° quarto, in cui Campo è padrona assoluta e uccide la partita con una santabarbara di triple, 7/11 in questa sola frazione, con Scalia che dopo un primo tempo "in bianco" (sulla scia delle ultime prestazioni), riaccende la mitraglia con un 4/7 dall'arco. Sì, a volte le grandinate da 3 sono aiutate dalla sorte, ma non è questo il caso. Campobasso è fresca come una rosa perché il Geas non sa metterle pressione addosso; le Zanottiane invece sono logorate dalla fisicità avversaria, e ormai sbagliano anche da sotto, alzando bandiera bianca sul 51-78 all'inizio dell'ultimo periodo. Feroce. Il 68-90 finale è persino più mite di quanto poteva essere. Sabatelli chiama timeout incazzato per un calo d'intensità a babbo morto, ma ha ragione se il messaggio è: "occhio, se non ci abituiamo a premere sempre sull'acceleratore non andiamo da nessuna parte contro Venezia". Ma viste così, le sue discepole possono dare fastidio alle tricolori. Non so se sulle 5 partite, però, perché vincere 3 volte contro la Reyer sarebbe clamoroso per le Pastaie. Che per il momento festeggiano meritatamente, con una prova collettiva impeccabile: 6 in doppia cifra tra gli 11 e i 14 punti (Kunaiyi la top), una macchina, con 16/27 da 3 che è bestiale per un playoff.
Per il Geas 18 di Moore e 17 di Conti, ma nessun'altra prestazione sopra la sufficienza. Epilogo-specchio di una stagione in cui è mancata, e pesantemente, la capacità di giocare di sciabola e non solo di fioretto, cioè di difendere, lottare punto-a-punto, a fronte di un talento che nelle giornate propizie produceva prestazioni da 90 punti abbondanti. Nonostante sia... Sesto, :blink: il sesto posto sta strettissimo in un campionato che rispetto allo scorso anno era orbo di 3 squadre di fascia-playoff. In poche parole, meno di seste era impossibile per le suddite di Nonino (voleva dire finire dietro Faenza e/o Battipaglia). Amen.
Citazione finale doverosa per i saluti di Jazmon Gwathmey, che si ritira per usura fisica. Molti applausi e abbracci per lei nel prepartita (Zanotti le consegna una maglietta incorniciata; abbraccio col pres Vignati tra la commozione reciproca) e alla sirena finale. Il suo ultimo canestro rimarrà una correzione al volo, di pregio stilistico, com'è sempre stata elegante lei, oltre che tremendamente efficace, ma purtroppo non quest'anno, e certo questo ha pesato sulla stagione sottotono delle rossonere.

Playout
- Brescia-Sassari (1° turno G1). Buon primo passo-salvezza per le bresciane, che rimediano a un inizio spento, 2-11, sono ancora sotto 18-27 dopo 13' circa, ma poi macinano in progressione una Dinamo ancora col fiato corto alla distanza. All'intervallo 36-33, fine 3° quarto 58-54, poi c'è un sussulto nuragico con due triple per l'ultimo vantaggio in apertura di 4° periodo (Carangelo e Toffolo), 58-60, ma poi c'è solo Brixia con Johnson, Ivanova e Tagliamento: parziale di 19-2. Finale 77-64.
Si hanno: Ivanova 18, Yurkevichus 15+15 rimba, Tagliamento 14 (avvistata l'indomani a Cinisello, tra parentesi); Begic 16, Gonzales 13.
Sul piano tecnico l'1-1 sassarese ci starebbe, ma c'è il dubbio delle pile scariche dopo una stagione su due fronti che ha logorato un organico risicato.

Eurolega: vigilia Final Six
- Saragozza culla d'Europa da mercoledì 9 a domenica 13, con 6 corazzate a scannarsi per la corona continentale. Andiamo al sodo: ce la può fare Schio? Sarebbe il colpo della vita, perché partire dai quarti vuol dire dover fare 3 capolavori di fila. Può riuscirne uno (contro Praga), sarebbe clamoroso due (mandando k.o. il Fenerbahce in semi...), miracoloso tre, battendo in finale una fra Valencia e probabilmente Mersin.
Diamo comunque credito a Schio di arrivare in forma e tutt'altro che da cenerentola. Dovrà imporre un'identità atipica rispetto a chi ha centri più classici e animali d'area, che le scledensi non hanno. Dinamismo e tiro da 3 contro chi ha più chili. Ad esempio Praga ha Brionna Jones a far da totem. Una per volta, vediamo come va. E speriamo che la veda tutta Italia (si fa per dire), vista la gradita trasmissione su RaiSport.
I bookmakers cosa dicono? Well, che Schio perde: 2.50 di quota contro 1.50 per Praga (media approssimativa). C'è da smentirli.

Nella foto: Kunaiyi solita forza della natura in gara-2, e anche sopravvissuta a una tremenda collisione.


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