- Avevamo detto che con l'eliminazione di Blasigh s'era esaurita la presenza italica nel torneo Ncaa 2025. Ma nel giorno del dodicesimo trionfo della sua UConn vogliamo considerare nostrano il grande Geno Auriemma, all'anagrafe Luigi, che fino ai 7 anni d'età viveva a Montella, provincia d'Avellino.
Se non ci fosse l'albo d'oro nero su bianco a fare fede, si stenterebbe a credere che siano passati 9 anni dal precedente titolo del santone di Connecticut, perché sembra che non abbia mai smesso di vincere. Invece persino lui è umano, ed esaurite le grandi generazioni delle Bird, Taurasi, Maya Moore, Breanna Stewart, ha dovuto attraversare qualche anno storto, o meglio meno dritto del solito. Nelle edizioni più recenti era stato tartassato dagli infortuni, segnatamente alla sua coppia di guardie-star, Paige Bueckers e Azzi Fudd. Stavolta loro due stavano benissimo, tutto è girato alla perfezione e UConn ha non solo vinto, ma sotterrato le avversarie in queste Final Four (come già nel resto del torneo).E a proposito della rivincita delle infortunate, è stata tale anche per la torre egiziana El Alfy, che dopo un anno in infermeria ha dato il suo contributo, seppur da gregaria, al trionfo, sotto gli occhi dei genitori giunti apposta dalla terra di piramidi. La donna egiziana di maggior successo dai tempi di Cleopatra, azzarderemmo.
- Semifinali. Davanti a 19.731 anime nell’arena di Tampa, tra South Carolina e Texas, due squadre belle quadrate ma senza superstars, c’è equilibrio sino all’intervallo (38-35), poi le campionesse in carica sgommano via con un 20-9 nel 3° quarto e chiudono lisce sul 74-57.
Nel solito collettivo equilibrato delle discepole di Dawn Staley, la top scorer è la guardia veterana Paopao, al secolo Te-Hina Olive-Talaave Paopao,
- Nell'altra semifinale, UConn contro UCLA, era atteso il duello a distanza (cioè non diretto, visti i ruoli diversi) tra Bueckers e il torrione Lauren Betts. Va riconosciuto alla figlia dell'ex fortitudino Andrew di aver fatto la sua parte (26 punti), il problema che il resto delle californiane è desaparecido, o meglio mai apparso, mentre di là era indemoniato il dinamico trio formato dalle già citate Bueckers e Fudd e dal terzo polo, Sarah Strong, un'ala... forte, sia di nome che di ruolo che di fatto, al primo anno, non altissima ma potente, con ottimi movimenti in avvicinamento, magari non un modello di stile leggiadro ma una di quelle che concretizzano molto e sprecano quasi nulla. Ma era tutta UConn a funzionare alla grande. Risultato, un'asfaltata micidiale, 85-51 (Strong 22, Fudd 19, Bueckers 16).
- E' dunque finale fra la detentrice South Caro e la superpotenza che vuole tornare sul trono, UConn. Ma anche stavolta la partita dura poco. Staley punta la difesa sul limitare Bueckers, e ci riesce abbastanza, ma scopre il fianco sulle altre due del triangolo d'oro di Connecticut: Fudd e Strong imperversano, soprattutto Azzi nei primi due quarti. Mentre le Gamecocks sono spaesate: a parte un discreto inizio (+3 dopo 4 minuti) finiscono sotto e vedranno solo la targa, o meglio la pelliccia, delle Huskies.
Rompono l'equilibrio, nel finale del 1° quarto, un paio di giocate d'autore di Fudd (scippo a metà campo e layup in solitaria) e Bueckers (arresto e tiro in avvicinamento con delicato appoggio a tabella sulla sirena), per il 19-14 al 10'.
Sulla scia continua ad allungare UConn, seppur senza dilagare perché da 3 ci prende poco. In compenso arriva puntualmente fino al ferro, dove South Caro non ha più, rispetto allo scorso anno, la mastodonte brasiliana Cardoso. All'intervallo è 36-26.
Il 3° quarto uccide quel che resta della partita. Fudd infuocata, si produce in due slaloms che fendono la difesa avversaria, poi colpisce in arresto e tiro dalla media; South Caro si danna l'anima per restare aggrappata ma il colpo di grazia arriva con una doppietta dall'arco di Fudd e Strong (62-42 al 30').
I chiodi definitivi li pianta la sgusciante guardiola Arnold con una penetrazione + fallo, su cui esplode l'esultanza della panchina di UConn, consapevole che ormai è fatta. Bueckers arrotonda il bottino a giochi ormai fatti, la mattanza è totale, addirittura 80-48 a un paio di minuti dalla fine.
A quel punto Auriemma toglie le sue "big 3" per la standing ovation ed è iconico il suo abbraccio con Bueckers in lacrime.
South Caro lenisce un po' il massacro, il finale è 82-59. Si hanno: Strong 24 con 10/15 + 15 rimbalzi, Fudd 24 pure lei con 9/17, Bueckers 17 con 5/14 ma 7/7 ai liberi (ovvero 65 punti in tre, contro 59 di tutta South Caro), Arnold 9. Di là nessuna sopra le righe: come detto prima, non è mai un buon segno se le tue top scorer sono cambi, ed è quel che avviene a South Caro con 10 di Edwards e 10 di T. Johnson; tutte in singola cifra le titolari, solo 3 per Paopao, curiosamente la tripla che apre le marcature e poi zero assoluto.
- Azzi Fudd guadagna il premio di MOP (Most Outstanding Player, equivalente di mvp) del torneo. Nel frattempo JuJu Watkins è stata nominata giocatrice dell'anno per quanto riguarda la stagione regolare. La grande protagonista mancata del torneo Ncaa, essendosi fracassata un ginocchio nel 2° turno, avrebbe potuto negare a UConn l'accesso alle Final Four se fosse stata in campo nel quarto di finale vinto con un certo agio dalle Huskies in sua assenza, anche se è difficile pensare che una UConn così si sarebbe fatta battere.
Di sicuro il duello Watkins-Bueckers avrebbe fatto impennare un'audience tv che ha registrato un drastico calo rispetto agli incredibili records dello scorso anno, legati alla presenza più unica che rara della supernova Caitlin Clark, la fidanzata d'America, che aveva sfondato più volte il muro dei 10 milioni di spettatori.
I quarti (alias Elite 8) hanno avuto 2,9 milioni di audience media per le 4 partite contro 6,2 dello scorso anno (la più vista: 3,4 milioni per UCLA-LSU).
Le semifinali - condizionate da andamenti a senso unico - hanno fatto 4,1 milioni per UConn-UCLA e 3,6 per South Carolina-Texas, ovvero -65% dal 2024 e -13% dal 2023, le ultime due edizioni, con Clark protagonista.
La finale (purtroppo anche questa troppo squilibrata per calamitare attenzioni fino all'ultimo) ha avuto 8,5 milioni, contro i mostruosi 18,9 del 2024, quando il dato stracciò persino quello maschile.
Ma occhio: quello che sembra un mezzo flop è in realtà un successo, perché quelli dei quarti risultano i secondi migliori dati degli ultimi 30 anni, quelli delle semifinali e delle finali i terzi migliori (cioè dietro solo le due edizioni col Caitlin-show). Il torneo nel suo complesso ha avuto un -31% dallo scorso anno ma +47% dal 2023.
Insomma, nessuno può eguagliare il fascino della Messia Clark, ma dell'aura di successo che irradiò il basket femminile lo scorso anno, qualcosa è rimasto.

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