sabato 19 aprile 2025

Misto americano: il ritiro di Delle Donne - Draft Wnba con Bueckers ma anche Malonga e Jocyte - la maionese impazzita del college: cambia anche Blasigh

Spenti i bollori della March Madness e non ancora accesi i motori della stagione Wnba, tuttavia di carne che rosola al fuoco d'oltreoceano ve n'è.

- Dopo Diana Taurasi, ha annunciato il ritiro (a inizio aprile) un'altra superstar dal nome italiano: Elena Delle Donne, che di fatto non giocava più dal 2023. Una delle più grandi dell'era recente, forse anche della storia, seppure la sua carriera sia stata relativamente corta (10 stagioni Wnba di cui solo 8 complete) e mai transitata in Europa, sia a causa di problemi di salute suoi (ha la malattia di Lyme, una roba batterica che crea un sacco di rogne) sia per il suo desiderio di dedicarsi il più possibile alla sorella affetta da gravi problemi fin dalla nascita.
Quando è scesa in campo, non è stata seconda a nessuno: statura da centro (1.96), agilità e tiro da guardia, ai limiti della perfezione stilistica (il 94% ai liberi in carriera, record d'ogni tempo, è eloquente al riguardo) ma anche tremendamente efficace quando contava. Insomma una giocatrice totale. Non ha riempito la bacheca quanto avrebbe potuto se avesse giocato di più, ma ha vinto quasi tutto: 1 titolo Wnba con Washington (2019), 2 mvp della stagione, 1 oro olimpico, 1 mondiale.
Pensare che rischiammo di perderla perché a un certo punto, negli anni del college, si stancò del basket e si diede alla pallaschiaffa; per fortuna rinsavì... -_-
Al riguardo però c'è da notare questo. Delle Donne fa parte, insieme a Maya Moore, Brittney Griner e aggiungiamo la torre australiana Liz Cambage, di una generazione di talenti enormi (sia fisici che tecnici), nati fra il 1989 e il '91, che però per un motivo o per l'altro hanno avuto una carriera frastagliata da ostacoli vari (di Delle Donne s'è detto; Moore ha mollato il basket a 29 anni per difendere in una causa processuale colui che poi è diventato suo marito; Griner ha passato un anno nelle carceri russe e da giovane è stata spesso coinvolta in risse sul campo; Cambage ha chiuso con la Wnba e il basket internazionale (ultimo avvistamento cestistico lo scorso anno in Cina), ha alimentato controversie, tra defezioni per problemi mentali, dichiarazioni strane e cattivi rapporti con l'ambiente. :unsure:
Oltre a questo, nessuna di loro ha mai fatto la "piaciona" sui social, per sfondare al di fuori della nicchia degli appassionati del lato prettamente tecnico. E così la loro epoca è coincisa con un periodo meno scintillante di quanto avrebbe potuto essere per la Wnba, che solo ultimamente con Caitlin Clark e le sue emule sembra aver invertito la freccia.

- E passiamo così all'argomento delle nuove "starlettes" della Lega. Dopo il trionfo con UConn, la presenza di Paige Bueckers sui social è martellante. Al punto che alla vigilia della finale Ncaa, Dawn Staley, coach di South Carolina che poi ha perso con UConn ma ha vinto due titoli nelle 3 edizioni precedenti, ha lamentato che "la narrativa su Bueckers oscura le imprese" delle sue giocatrici. Le quali, in effetti, sono poco "personaggi", per cui vincono ma le filano poco, mentre Bueckers è la cocca d'America, seppur non quanto Clark lo scorso anno.
Ognuno faccia le sue considerazioni se ciò dipenda dal pallido colore della pelle di Bueckers rispetto a quello scuro delle alfiere di Dawn Staley. Secondo me, dal punto di vista cestistico, Bueckers è forte, ovvio, ma non vale quelle quattro superstars nominate sopra (Delle Donne, Moore ecc.) e nemmeno vale Clark.

- Bueckers è stata l'inevitabile #1 assoluta al Draft Wnba del 15 aprile; l'ha presa Dallas. E' già iniziato il "battage" in vista del suo primo match contro Indiana di Clark. Un'altra bianca molto glamour, Hailey Van Lith (che in quesi giorni è comparsa in costume da bagno nell'edizione "swimsuit" di Sports Illustrated), è stata presa col n°11 da Chicago.
Tre europee fra le prime 10: i supertalenti Malonga (Francia), #2, e Jocyte (Lituania), #5, entrambe compagne di squadra della nostra Pasa a Lione, e l'ex scledense Sivka, #10. Al #15 la russa di colore Kosu (sparita dai riflettori internazionali dopo il bando anti-Putin). Al #38 (ultima) la francese Kane. Per il resto qualche canadese, una maliana, l'australiana Amoore (altra "starlette" social) alla #6, e ovviamnte larga maggioranza di statunitensi.

- La mancata scelta che ha fatto più fragore è quella di Sedona Prince, torre da TCU (Texas Christian), compagna di squadra di Van Lith quest'anno. Una che sa anche giocare oltre ad essere una cristona di 2.01. Insomma merce pregiata pure in America dove non scarseggia il buon materiale. Eppure nessuna l'ha presa: secondo i media, ciò si deve alle accuse di "abuse and assault" (sessuale, s'intende) su altre donne, che le pendono sul capo.

- Ma quelli sono fattacci d'una singola. Ben più importante, nel panorama generale, è la maionese impazzita dei trasferimenti da un college all'altro, che sta squassando l'Ncaa sia maschile che femminile. Una statistica di una settimana fa (e ora il dato sarà pure salito) riportava che erano già 1300 le giocatrici ad aver chiesto il cambio di ateneo per la prossima stagione, pari al 25% del totale.
E' sempre bestiale (rispetto ai nostri standard) come negli Usa le cose possano passare da un estremo all'altro in un amen. Fino a 5-6 anni fa, nessun atleta di college era pagato e pochissimi si muovevano, sia perchè dopo il trasferimento si stava fermi una stagione, sia perché c'era un legame di ferro con la propria università: entri, studi e giochi finché hai completato il quadriennio canonico (tranne chi, ma solo nel maschile, andava fra i "pro" in anticipo).
Adesso gli atleti prendono soldi, se cambiano ateneo non devono stare fermi e quindi i giocatori di college sono diventati come quelli dei club senior: se hanno un'offerta migliore da un'altra parte, pigliano e se ne vanno.
Così ha fatto pure la nostra Vittoria Blasigh, di cui il 31 marzo è stato annunciato il trasferimento da South Florida alla University of Miami.

In questa majonese impazzita, sembrano destinati a moltiplicarsi anche gli arrivi (o ingaggi, a questo punto) di nuove giocatrici dall'Europa. Per le verità, già nel periodo subito prima del Covid eravamo alle prese con un esodo di talenti sui 18-19 anni (quelle nate intorno al '95-97, per intenderci); negli ultimi tempi era forse un po' diminuito; ora pare che le classi '06-07 siano pronte con le valigie. A cominciare, ma già si sa da tempo, dalla più pregiata di tutte, anche se italica solo di formazione, ovvero Blanca Quinonez, promessa sposa di Geno Auriemma alla corte di UConn neo-campione. 



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