sabato 12 aprile 2025

Eurolega, semifinali: capolavoro Praga, affonda il Fener; Mersin brucia Valencia. Le straniere logorano chi non le ha

- Fenerbahce-Praga. Lo shock che lascia esterrefatto il mondo. :o: Be', non esageriamo, ma il risultato, e soprattutto il modo brutale in cui è maturato, è del tutto inatteso. Il Fener, che non perdeva da un anno e mezzo in Eurolega, viene asfaltato da Praga, che aveva vinto ma non certo passeggiato con Schio. Il colosso turco aveva dato, per la verità, qualche segnale di essere vulnerabile, nella serie pur vinta con Schio; risolta però con la classe superiore di Meesseman e Gabby Williams, non per supremazia nitida; si pensava tuttavia che rimettendo dentro due califfe come McBride e Nyara Sabally, a completare la raccolta di figurone, sarebbe bastato per soggiogare un'altra volta la concorrenza.
Nulla di tutto ciò. Praga ha bastonato le turche con una lezione di gioco collettivo, sommata all'evidenza di maggiori energie, reattività, insomma essere "sul pezzo" (il tutto nonostante all'assenza di Conde già patita contro Schio s'aggiungesse quella di Cazorla); mentre il Fener appariva inebetito, pagando da un lato la disabitudine a finire così malamente in svantaggio (e quindi a dover soffrire per riaggiustare i cocci), dall'altro forse anche la formula discutibile, che dietro l'apparente premio di far saltare un turno alle due vincenti del "play-in nobile" (Fener e Valencia), nascondeva in realtà una trappola fatale, quella di dover entrare "a freddo" nella competizione contro una squadra già ben scaldata dalla vittoria nel turno precedente.
Ma in realtà nessuna spiegazione razionale o alibi sembra convincere del tutto. Anche perché il Fener all'inizio è tutt'altro che scollegato: va avanti 17-11 dopo 5' con le sue superstars, insomma sembra il copione preventivato; senonché Praga reagisce nel finale del 1° quarto con Vyoralova (sorpasso, 25-27 al 10') e poi piazza un break micidiale in cui si vede la differenza tra una squadra vera - in cui tutte possono colpire - e una congrega di nomi in cui se le stars improvvisamente s'eclissano, non c'è modo di rimediare. A metà 2° quarto si è sul 29-40 e il Fener non risalirà più. All'intervallo è 37-46 con Praga che ha 26 rimbalzi contro 10, dato enorme.
Il Fener ferito rientra in campo dando l'assalto, ma non rosicchia nulla (45-55 a metà del 3°), anzi poi subisce un'altra spallata feroce delle ceche con Magbegor, Oblak e Vyoralova: 47-68, appena ritoccato sul 50-68 al 30', shock totale.
Nell'ultimo quarto ormai è evidente che il Fener non ne ha per ricucire, salvo una reazioncina fisiologica ma non oltre il meno 14; a reprimere con gl'interessi il velleitario tentativo turco è Magbegor, che domina l'area procacciando un +24 (56-80) davvero maramaldo. Finale 71-91.
Si hanno: per Praga 16 di Magbegor e Brionna Jones (con un 15/20 in coppia che la dice lunga sulla qualità della difesa in area del Fener), 15 Ayayi, 15 Vyoralova, 13 Oblak, 12 Vorackova, ovvero un collettivo strepitoso; 30/47 da 2 (vedi sopra, sulla difesa turca), 8/21 da 3, 17 rimbalzi offensivi. Di là ne fa 20 Gabby Williams, 17 N. Sabally (le uniche a salvarsi in parte), 11 McBride e, udite udite, appena 4 un'irriconoscibile Meesseman (2/7 al tiro), che l'ultima volta che ha fallito una partita importante era forse quando andava al minibasket.

- Valencia-Mersin. Le tribune si popolano di 4.600 spettatori, ovviamente in maggioranza iberici, per una sfida non bellissima tecnicamente ma che appassiona sino in fondo. Anche qui perde la squadra che aveva riposato nei quarti, e che s'illude scattando all'inizio (cioè Valencia): 9-2, poi 15-8 con triple di Romero e Fiebich. Ma Mersin ricuce (20-17 al 10') e trova una chiave tattica in una tignosa zona che chiude l'area sfidando le iberiche al tiro al piattello dalla lunga distanza, cosa che non funzionerà bene per le arancioni di Spagna. Prima il duo francese Johannès-Rupert, poi quello americano Yvonne Anderson (ok, lei serba di passaporto)-Natasha Howard, firmano sorpasso e minibreak turco (32-38 al 20').
Nel 3° quarto comanda ancora Mersin salvo un breve riaggancio; è comunque una frazione interlocutoria (46-50 al 30') in vista del volatone finale.
A inizio ultimo periodo Mersin piazza quella che può essere la stoccata definitiva con uno 0-7 di Rupert, Anderson e Howard (46-57). Lì è brava Valencia a riprendere la partita per i capelli con un 10-0 di Carrera, Romero e Alexander (56-57). Poco più tardi, dopo un paio di occasioni del sorpasso fallite da una nervosa Fiebich, è ancora Romero l'eroina per le semi-padrone di casa con la tripla del 61-61 a 3'30" dalla fine.
Subito dopo, la partita potrebbe prendere la china di Valencia quando Howard commette banalmente il 5° fallo lottando a rimbalzo: c'è anche tecnico alla panca turca, le spagnole gongolano sul 64-61 a -2'25".
Ma il vento gira di nuovo: gran tripla di Carleton per il 64-64, poi Iagupova (vistosamente titubante, come già 3 anni fa quando vestiva la maglia del Fener nel clamoroso collasso in finale casalinga contro Sopron) commette uno sfondo banale. Carleton restituisce la cortesia mangiandosi un appoggio da sotto. Ma anche Romero sbaglia.
E allora l'ultimo minuto è il regno di Yvonne Anderson. La veterana realizza un elegante arresto-e-tiro in avvicinamento con appoggio dal lato destro. Tecnica pura. 64-66 a -42".
Palla ben giocata da Valencia che serve Alexander in post basso: 66-66 a -31".
Per l'azione decisiva il coach turco dice: palla a Anderson e le altre quattro negli angoli. Sale Rupert a bloccare, Anderson va sul lato sinistro, splendido appoggio mancino che s'insacca a -12".
Ultima chance Valencia, questa invece non ben giocata: Romero s'inceppa palla in mano, braccata benissimo da Anderson; l'iberica s'accorge che il tempo è agli sgoccioli e butta la palla in un "traversone" alla disperata che viene intercettato: finisce 66-68 e il sogno spagnolo è infranto. Prosegue quello della "turca minore" (rispetto al Fener), che dopo tanti piazzamenti ha l'occasione d'oro senza le connazionali di traverso.
Si hanno: per Valencia 12/27 da 2 e 9/33 da 3 (indotto appunto dalla zona avversaria), Alexander 14, Romero 13, Fiebich 10, Iagupova appena 4; per Mersin, un buon 23/42 da 2, moderazione nelle triple con 4/13; Howard 16, Johannès 12, Anderson e Fauthoux 10.
Nota a margine per la gloriosa Torrens che finisce con un eloquente -16 di plus/minus; ovvero con lei in campo Valencia andava a picco. A volte non c'è rispetto per i miti.

Meesseman, ironia della sorte visto il clamoroso flop della semifinale (ma non contava nella valutazione), è stata nominata mvp della stagione regolare; con lei nel quintetto ideale Gabby Williams, Iagupova (altra ironia della sorte dopo il flop in semifinale), Rupert e Conde. Nel 2° quintetto c'è Juhasz, nel terzo Salaun.
Quindi Praga, è questo che lascia ancor più basiti, ha dato 20 punti al Fener senza una giocatrice da primo quintetto di Eurolega. :woot:
Schio forse si morde qualche mano perché, se dopo la sconfitta con Praga si poteva dire "va be', tanto anche se vincevamo, figurati se battavamo anche il Fener", dopo questo clamoroso affondamento del Titanic turco, viene il sospetto che l'occasione della vita ci fosse eccome.

- Insomma, se sono 30 anni che un'italiana non vince l'Eurolega, è per inferiorità di mezzi o per incapacità di ribaltare almeno una volta il pronostico, quando questo non è troppo proibitivo? Dopo profondissima riflessione diciamo entrambe le cose.
Non siamo mai riusciti a fare come Praga quando battè Ekaterinburg, o Sopron infilzò il Fenerbahce, cioè squadre "normali" (relativamente) che battono la corazzata, ma occhio: se contiamo le straniere scese in campo per ognuna delle 6 squadre di questa Final Six abbiamo: Mersin 9, Fenerbahce 8, Praga 6, Valencia 6, Bourges 3, Schio 3 (in assenza di Dojkic). Ebbene, chi è uscito subito nei quarti? Bourges e Schio.
E' chiaro che se Schio (per bocca di De Angelis) invoca la liberalizzazione delle straniere, noi siamo preoccupati per un campionato italiano da cui sparirebbero ulteriori posti per le italiane, però nel basket del 2025, giocare con 3 straniere contro una squadra che ne ha 6, 7, 8, 9... , è come combattere con la fionda contro i fucili. Negli anni '80-90 non è che vincessimo perché avevamo le migliori italiane, ma perché le due straniere delle nostre erano meglio delle due delle avversarie. Meglio perdere con le italiane o vincere con una congrega di straniere? La botte piena e la moglie ubriaca è difficile.

Nella foto: Praga vola a canestro, il Fener ruzzola.


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