- Praga-Mersin. Il capolavoro è compiuto. Praga batte, anzi per larghi tratti domina, la seconda colossa turca nel giro di 3 giorni e cattura il suo secondo titolo, 10 anni esatti dopo il primo.
Non che sia il trionfo d'una cenerentola, giacché la compagine ceca è a sua volta una collezione di stelle internazionali; e se sei all'ottava Final Four nelle ultime 10 edizioni l'alloro è tutt'altro che episodico. Tuttavia è il successo di un gioco organizzato, di una squadra vera che va al di là della pura sommatoria del valore delle singole, l'handicap che ha affossato prima il Fenerbahce e poi Mersin, entrate da papi e uscite da cardinali in questa kermesse di Saragozza.Il modello della "collezione di figurine" (pare questa la morale) funziona solo se la superiorità sulla concorrenza è talmente schiacciante da non far emergere le pecche dell'organizzazione collettiva; quest'anno, in un'edizione svuotata di superstars (per via della concorrenza della lega "Unrivaled" e di altri fattori) non lo era. E così è venuto fuori il collettivo perfettamente orchestrato da coach Natalia Hejkova, celebrata più delle sue giocatrici per questo trionfo, anche perchè è l'ultimo della sua carriera, avendo annunciato il ritiro. Per lei la clamorosa cifra di 6 Euroleghe vinte su 6 finalissime disputate (risalendo nel tempo: due con Praga, due con lo Spartak Moscow Region, due con Ruzomberok). Pensare che ha dovuto fare a meno della sua miglior giocatrice (almeno secondo chi l'ha votata nel primo quintetto assoluto della stagione), ovvero Conde: merito aggiuntivo per le neo-campionesse.
Un'altra lezione (forse non troppo originale) è che avere lunghe dominanti fa ancora la differenza. Schio è all'altezza di Praga nelle esterne (anche per l'assenza di Conde, appunto) ma perde il duello sotto canestro contro Brionna Jones e Magbegor, e così succede anche alle teoricamente iper-attrezzate Fenerbahce e Mersin.
- La partita, inauditamente trasmessa in "quasi diretta" da RaiSport, non è stata di quelle memorabili, ma nemmeno banale nell'andamento. Le due squadre si sono accese e spente a turno, solo che Praga è stata accesa per 25 minuti, Mersin per 15.
Dinnanzi a 4.600 spettatori, le ceche ripartono subito dall'onda del dominio sul Fener e scattano 10-0 in meno di 3 minuti. Johannès rompe il ghiaccio per le turche, che pareggiano sull'11-11. Ma Praga riprende a pestare duro con 3 triple di fila di Ayayi (che ne aveva già segnata una nel break iniziale); tanta Francia, tra parentesi, in questa finale, contando le quattro sul fronte turco. A fine 1° quarto è 24-17 per le concittadine del Golem.
Mersin è inebetita; soprattutto in difesa non riesce a mettere la minima pezza. Brionna Jones è un uragano, segna 7 punti nel break di 10-0 completato da una tripla di Vorackova per il clamoroso 34-17, doppiaggio al 14'. Poco dopo, ancora Jones ribadisce il +17 (37-20).
Arriva da lì una svolta, almeno parziale, perché Mersin con le varie Carleton, Howard, Anderson dà segnali di vita, anche se all'intervallo ha recuperato solo qualche briciola (42-29).
Drastico invece il cambio di scenario a inizio ripresa: Mersin sembra trovare di nuovo la chiave difensiva che aveva ipnotizzato Valencia; Praga che frizzava da ogni poro nel primo quarto e mezzo ora non fa più canestro per qualcosa come 8 minuti, patendo un metro arbitrale divenuto ultra-permissivo.
Non che le turche proliferino di canestri (0-5 il parziale dei primi 5' della ripresa...), ma alla lunga Howard e Carleton confezionano in coppia uno 0-13 che porta all'inopinato pareggio (42-42 al 27'): sembrano in bambola le ceche, che dopo aver subìto l'entrata del 42-40 regalano palla sulla rimessa da fondo per il pari 42.
Ma proprio quando l'inerzia è tutta per le turche, il vento gira di nuovo; Hejkova rimette dentro Magbegor ed è proprio lei a spezzare il maleficio che attanagliava le praghesi, dando il via a un controbreak di 7-0 che rimette definitivamente avanti le sue (49-42 al 30').
La battaglia è ancora viva all'inizio dell'ultimo quarto. Si fa sentire Rupert con 5 punti di fila, poi Johannès con una tripla (rediviva dopo minuti di anonimato) per il meno 3, ribadito poco dopo da una tripla anche di Carleton che risponde a una di Magbegor. Si è sul 56-53 a 4'30" dal termine e ci si appresta a un finalone in volata.
Niente di tutto ciò. Mersin, sul più bello, s'affloscia malamente; la solita Jones e una tripla di Vyoralova riscavano il solco (61-53 a -3'15") e altri 5 punti cechi completano un 10-0 finale che rende perentorio il punteggio (66-53).
- Si hanno: Praga 16/35 da 2 e 9/21 da 3, nettamente meglio del 14/41 + 6/24 di una contratta e scentrata Mersin; per le trionfanti, Jones 24 (11/15) + 11 rimbalzi, mvp con largo margine; Ayayi ferma ai 14 del 1° quarto, Vyoralova 10, Magbegor 9 ma di peso.
Per le battute, Howard 19 (7/16), Carleton 15 (5/10) ma la lista di chi ha giocato bene finisce qui: sottotono Rupert (7 con 3/10), Johannès (7 con 3/8), semi-desaparecida Anderson (5 con 2/11) e ancora più Samuelson e Fauthoux (0 entrambe).
Su Johannès un mini-discorso a parte. Tutti amiamo il talento dell'ormai 30enne asso francese, ma non si può negare che abbia "toppato" la seconda finale importante di fila dopo quella olimpica, in cui fu la ciliegina mancante sulla torta francese, mancando di fornire quei punti che avrebbero coronato il capolavoro di sacrificio delle compagne contro la corazzata USA. Stavolta ha iniziato in modo promettente ma si è spenta. Azione emblematica del suo eterno oscillare tra genio e sregolatezza è stato quando, sul più bello della rimonta di Mersin, 42 pari e inerzia a favore, ha rubato un ottimo pallone in difesa ma lo ha malamente sciupato con un tentativo di assist schiacciato a terra con effetto, che è terminato alle ortiche. Proprio l'ideale per far girare il vento dalla parte opposta, come infatti è successo.
- La chiosa finale è per Schio: perché, a ben guardare, la vittoria più sofferta fra le tre ottenute da Praga in questa kermesse è stata proprio con le arancioni italiche; le quali se fossero riuscite a trovare quel guizzo di rendimento in più (metti una Juhasz e una Laksa migliori, nemmeno stellari), potevano battere le future regine e poi giocarsela con le due turche, svelatesi battibili. Ma "se mio nonno aveva le ruote era una carriola" è il ritornello del basket italico femminile (sia di club che nazionale) da decenni a questa parte, e quindi giustamente Schio 2024/25 non ha fatto eccezione.
Nella foto: il trionfo di Praga e di coach Hejkova.
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