Da anni, come sa chi segue questo forum, c'interroghiamo su quando sia esattamente iniziata la Grande Decadenza della Gioventù. A partire da quando, cioè, i "giovanidoggi" siano diventati pigri, incolti, irrispettosi mentre prima erano tutti lavoratori strenui, coltissimi, onoratori del padre, della madre e di ogni veterano in squadra.
Credevamo, dopo aver raccolto per anni testimonianze al riguardo, che il deprecabile fenomeno si collocasse in un punto imprecisato fra gli anni '80 e '90, oppure, per i più passatisti, già nei '60-70 a causa del Sessantotto. Qualche tempo fa, però, avevamo riportato le parole di un rugbista classe '84, intervistato dalla Gazzetta, il quale sosteneva che "loro sì erano rispettosi dei veterani ecc. ecc.", deducendo quindi che fino al 2000-2005 fosse tutto ancora sano.
Ebbene, la grande Giorgia Sottana ci spiega invece che la degenerazione della nuova generazione è avvenuta ancor più di recente, ovverosia subito dopo di lei e le sue coetanee; potremmo dire verso il 2010-2015. Infatti, su "Basket Magazine" appena uscito, alla domanda "Ha la sensazione che stiamo regredendo come civiltà?", la neo-montpellierese risponde sicura:
"Siamo già regrediti. Quando andavo a scuola io, facevamo la gara a chi leggeva più libri in una settimana, ora si fa la gara a chi prende più like. Mi ricordo che ci nutrivamo della nostra voglia di sapere, e non ce ne fregava niente di niente di piacere. Ora pensiamo che avere un cellulare ultimo modello in mano sia lo specchio della nostra evoluzione, invece stiamo semplicemente diventando dei burattini del sistema malato che porta chiunque a voler apparire invece che essere".
Che dire? A parte che Sottana è stata fra le giocatrici una pioniera dell'uso sistematico della comunicazione via social, e da anni rastrella (anche meritatamente) tonnellate di "like" con le sue pubblicazioni, quindi o ha cambiato idea o usa i social ma non gliene frega niente, quello che mi sconcerta sempre è che ognuno sia convinto che la decadenza sia iniziata un minuto dopo di lui, e che ricordi la propria generazione come nobile, incontaminata, immensamente superiore all'attuale. Infatti, se pigli una rivista a caso di 10, 15, 20, 30 anni fa, trovi lo stesso pronunziato con altrettanta sicurezza dagli allora coetanei di Sottana (o più anziani).
Per fortuna io mi ricordo bene, invece, di quanto la mia generazione (10 anni esatti più di Sottana) fosse già zotica, svogliata, allergica a ogni cosa che sapesse di cultura, massaiola nel seguire le mode, orgogliosa di non studiare un cazzo e fottere i professori copiando o facendo il minimo sindacale per il 6 meno meno. E non è che senza cellulari non si buttasse il tempo in cagate anche peggiori. Ma ho l'impressione di essere in minoranza, da quel che leggo sui socials e sento nei discorsi dei quasi 40enni par mio. Mi consola il fatto che tra 10 anni leggerò le future 30enni auto-incensare la propria generazione (ora vituperata da Sottana) e denigrare la successiva...
Mi chiedo come si possa credere a Sottana quando garantisce che "Quando andavo a scuola io, facevamo la gara a chi leggeva più libri in una settimana, ora si fa la gara a chi prende più like. Mi ricordo che ci nutrivamo della nostra voglia di sapere, e non ce ne fregava niente di niente di piacere".
Probabilmente valeva per lei, che dubito fosse un'adolescente-tipo, visto che a 14 anni stava in palestra giorno e notte, giocava 8 o 9 campionati contemporaneamente e in effetti di tempo per cercare di piacere ne aveva pochino... Ma che le sue coetanee fossero così e invece quelle di adesso cosà, ci credo zero.
Un problema che noto spesso, quando parlano campioni in età matura o ex campioni, è che prendono se stessi a metro di paragone rispetto alla media dei "giovanidoggi". Il che è sbagliatissimo perchè loro erano eccezionali, in quanto campioni, anche rispetto ai propri tempi.
Dicono costoro: "I giovanidoggi non hanno un grammo della voglia che avevo io". Ma forse si sono scordati che, se sono diventati campioni, è perché probabilmente (oltre al talento), mentre le coetanee andavano a passeggio per il corso, o i coetanei maschi in sala giuochi, loro stavano chiusi/e in palestra per ore al giorno. Cioè avevano una passione e una determinazione del tutto fuori norma.
Esattamente come adesso ci sono le 13-14-16-18enni che cazzeggiano al centro commerciale (la maggioranza) e quelle che al sabato fanno allenamento extra al mattino, partita al pomeriggio in U16 Elite, partita la domenica mattina in U18 e assistono alla partita della prima squadra la domenica pomeriggio. E tra 10 anni diranno: "Uh, ma 'ste giovanidoggi non hanno un decimo della voglia che avevamo noi".
domenica 10 dicembre 2017
mercoledì 6 dicembre 2017
Mirabolanti dati d'ascolto secondo la Lega
Si va a gonfie:
Il basket femminile su Sportitalia ha assunto da quest’anno un ruolo ancora più importante nel palinsesto della tv sportiva in chiaro più seguita in Italia.
Le dirette delle partite di cartello, gli approfondimenti di Donne e Basket Magazine e la novità dello Speciale GU2TO CUP durante il telegiornale del lunedì hanno catturato l’attenzione di molti telespettatori, abituali e non, che hanno seguito lo spettacolo della pallacanestro in rosa sui teleschermi del canale 225 di SKY e 60 del Digitale Terrestre.
Di seguito i dati audience relativi alla media telespettatori del mese di novembre:
- Donne e Basket Magazine del 2/11/2017: circa 95.000
- Speciale GU2TO CUP del 6/11/2017: circa 92.000
- Donne e Basket Magazine del 9/11/2017: circa 90.000
- Donne e Basket Magazine del 16/11/2017: circa 103.000
- Gesam Gas&Luce Lucca vs Famila Wuber Schio del 19/11/2017: circa 195.000
- Speciale GU2TO CUP del 20/11/2017: circa 85.000
- Donne e Basket Magazine del 23/11/2017: circa 97.000
- Fixi Piramis Torino vs Pall. Femm. Broni del 26/11/2017: circa 260.000
- Speciale GU2TO CUP del 27/11/2017: circa 83.000
- Donne e Basket Magazine del 30/11/2017: circa 70.000
Area Comunicazione LBF
domenica 3 dicembre 2017
Mini-aggiornamento A2 (Sanga thrilling su Costa)
Oggi (anzi ormai ieri) gran thriller al PalaGiordani di Milano col Sanga che batte Costa, spedendola a -4 dal Geas. Dopo una serie di botta-e-risposta, quasi allo scadere risolve Maffenini con una tripla.
martedì 28 novembre 2017
Sui punteggi bassi
L'analisi sui motivi dei punteggi bassi attuali è complicata; per quanto riguarda il passato, occhio che "zona bulgara" non vuol dire difesa forsennata, ma anzi una banale zona 2-3 di contenimento, per speculare sulle eventuali carenze al tiro da fuori delle avversarie, spendendo meno fatica possibile. Quindi per chi sapeva tirare era una buona occasione.
Una differenza significativa è che oggi la difesa inizia a mordere già a 7 metri dal canestro, mentre una volta, come si vede dai filmati, si chiudeva in area ma già a 5-6 metri si navigava abbastanza liberi (questo anche nel maschile).
Poi c'era in Italia una qualità superiore delle interpreti al massimo livello, gente come Pollard, Still, Cooper che aveva 30-40-50 punti regolari nelle mani. E i punteggi facevano presto a lievitare. Però non è solo questione di quello, perché i punteggi alti non sono necessariamente proporzionali alla forza degli interpreti in campo. Una partita U14 può finire 100-90 ma non è che per questo siano più forti di adulte che fanno 50-45…
In Nba i punteggi erano altissimi negli anni '80, sono crollati nei '90, risaliti un po' nel decennio scorso e impennati negli ultimi anni; ma non è che questo corrisponda a oscillazioni nel livello medio dei giocatori.
In A1 femminile nostra, 2 anni fa c'è stato un rialzo dei punteggi, durato solo una stagione, per motivi difficili da capire. A volte c'è semplicemente una tendenza, si gioca in un certo modo e i punteggi ne risentono in su o in giù.
Una differenza significativa è che oggi la difesa inizia a mordere già a 7 metri dal canestro, mentre una volta, come si vede dai filmati, si chiudeva in area ma già a 5-6 metri si navigava abbastanza liberi (questo anche nel maschile).
Poi c'era in Italia una qualità superiore delle interpreti al massimo livello, gente come Pollard, Still, Cooper che aveva 30-40-50 punti regolari nelle mani. E i punteggi facevano presto a lievitare. Però non è solo questione di quello, perché i punteggi alti non sono necessariamente proporzionali alla forza degli interpreti in campo. Una partita U14 può finire 100-90 ma non è che per questo siano più forti di adulte che fanno 50-45…
In Nba i punteggi erano altissimi negli anni '80, sono crollati nei '90, risaliti un po' nel decennio scorso e impennati negli ultimi anni; ma non è che questo corrisponda a oscillazioni nel livello medio dei giocatori.
In A1 femminile nostra, 2 anni fa c'è stato un rialzo dei punteggi, durato solo una stagione, per motivi difficili da capire. A volte c'è semplicemente una tendenza, si gioca in un certo modo e i punteggi ne risentono in su o in giù.
domenica 19 novembre 2017
Mini-aggiornamento A2 (+ profezia Geas-Costa)
In A2 Nord importante big match vinto dal Geas dopo 2 overtempi a Crema; avendo perso anche Vicenza rimane solo Costa seconda a una partita di distacco.
Squadre che hanno cambiato di più ci mettono un po' più di tempo a carburare, ma credo che anche al completo non siano di qualità somma. Credo che il duello finale, del resto già pronosticato da molti, sarà fra Geas e Costa salvo colpi di scena.
Squadre che hanno cambiato di più ci mettono un po' più di tempo a carburare, ma credo che anche al completo non siano di qualità somma. Credo che il duello finale, del resto già pronosticato da molti, sarà fra Geas e Costa salvo colpi di scena.
domenica 12 novembre 2017
Zucconi esalta André
Forse abbiamo un'altra occasione propizia dopo il botto-Zanda dell'estate. In questo periodo gli intellettuali progressisti setacciano e scandagliano le cronache alla ricerca di spunti per perorare la causa dello "ius soli" o semplicemente dell'antirazzismo. Ecco dunque che la presenza di André, tanto più se abbinata a un rendimento notevole, come accaduto ieri, è un valore aggiunto per la notorietà della nostra nazionale. Eccone una prova: Vittorio Zucconi, un veterano dei giornalisti di sinistra, di cui non risulta una precedente passione per il basket, ieri ha twittato come segue.
sabato 11 novembre 2017
La sfortuna della generazione '82-91
Lasciando da parte i discorsi sulle singole (ognuno avrà la sua lista di nomi che ritiene favoriti o sfavoriti iniquamente), ritengo che l'intera generazione di giocatrici italiane fra il 1982 e il 1991 abbia avuto la sfortuna di capitare in un'epoca di crisi delle nostre nazionali giovanili, a metà fra l'epoca delle vacche grasse durata sino al 2000 circa e il rinascimento guidato da Lucchesi nell'ultimo decennio.
Non penso che il talento delle ragazze di quelle annate fosse tanto inferiore a quello di chi le ha precedute e di chi le ha seguite (come parrebbe dal mero confronto dei risultati), ma purtroppo in quella specie di Medioevo del nostro SSNF non si era evidentemente trovato il modo giusto di gestire il lavoro delle nazionali giovanili, sicché poi tutte ne sono state danneggiate, non Tizia di più e Caia di meno, secondo me. Di fatto, solo Sottana, di tutte quelle annate, è diventata un elemento di primo livello. Le altre, al massimo, buone giocatrici. Tant'è che Macchi e Masciadri han regnato indisturbate per un quindicennio, in casa nostra, e avrebbe potuto fare lo stesso Ballardini se non fosse stata martoriata da infortuni.
Con Ress forse sono stato di manica stretta ma per il resto non è che dimentico qualcuno, ma nessuno dei nomi che hai citato, più un'altra quindicina di elementi simili, è diventato "di primo livello" nel senso che intendo io, che non è semplicemente arrivare in A1 o in azzurro (è logico che nel lasso di un decennio, si ottiene per forza un certo numero di elementi con quel requisito), ma essere grandi protagoniste nella massima categoria italiana e dire la propria in maniera significativa in ambito internazionale.
Non penso che il talento delle ragazze di quelle annate fosse tanto inferiore a quello di chi le ha precedute e di chi le ha seguite (come parrebbe dal mero confronto dei risultati), ma purtroppo in quella specie di Medioevo del nostro SSNF non si era evidentemente trovato il modo giusto di gestire il lavoro delle nazionali giovanili, sicché poi tutte ne sono state danneggiate, non Tizia di più e Caia di meno, secondo me. Di fatto, solo Sottana, di tutte quelle annate, è diventata un elemento di primo livello. Le altre, al massimo, buone giocatrici. Tant'è che Macchi e Masciadri han regnato indisturbate per un quindicennio, in casa nostra, e avrebbe potuto fare lo stesso Ballardini se non fosse stata martoriata da infortuni.
Con Ress forse sono stato di manica stretta ma per il resto non è che dimentico qualcuno, ma nessuno dei nomi che hai citato, più un'altra quindicina di elementi simili, è diventato "di primo livello" nel senso che intendo io, che non è semplicemente arrivare in A1 o in azzurro (è logico che nel lasso di un decennio, si ottiene per forza un certo numero di elementi con quel requisito), ma essere grandi protagoniste nella massima categoria italiana e dire la propria in maniera significativa in ambito internazionale.
domenica 5 novembre 2017
Rassegna mediatica: Zandalasini e Vignali
Grande spazio per Zandalasini sul nuovo numero di Basket Magazine appena uscito. In copertina c'è un titoletto: "Tutti pazzi per Zandalasini"; all'interno un servizio sulla sua roboante estate; inoltre compare anche in un altro articolo che parla di gnocche nel basket (o meno brutalmente: elenca una serie di tipe legate al basket femminile che spiccano anche per l'estetica).
Continua il momento mediatico d'oro per il basket femminile... Questo è sul sito del Corriere della Sera in homepage attuale:

Continua il momento mediatico d'oro per il basket femminile... Questo è sul sito del Corriere della Sera in homepage attuale:

venerdì 20 ottobre 2017
"Il volley ci ruba la gente alta": ma è vero?
"Il volley ci ruba la genta alta". Quante volte l'abbiamo sentito o letto, negli ultimi anni, tanto più quando si va a caccia di spiegazioni della mediocrità stagnante delle nostre nazionali. Lo dicono in tanti, dai "santoni" interpellati sui grandi giornali fino ai forumisti della domenica. Ma è proprio vero? Se nel femminile può avere un senso, visto che per ogni praticante nostra ce ne sono 10 loro, e quindi chiaramente anche il 90% abbondante delle stangone finirà nelle loro.. reti, per il maschile casomai dovrebbe essere il volley a lagnarsi, dato che la bilancia dei praticanti pende a favore nostro. Si tende poi a non considerare che, a livello internazionale, quella che è un'eccellente statura per il volley (2 metri-2.02-2.05) non è sufficiente nel basket per occupare il ruolo di pivot in cui siamo agonizzanti.
In ogni caso, oggi capita a fagiuolo che nell'inserto pallavolistico settimanale sulla Gazzetta compaia una lista delle giocatrici più alte dell'A1 di volley. Figurano 24 elementi al di sopra dell'1,90, cioè la statura che possiamo considerare adatta anche a un pivot di livello internazionale. Di queste, le italiane sono 6, ovvero: Diouf 2.02, Danesi e Botezat 1.96, Chirichella 1.95, Berti 1.93, Rastelli 1.92.
Certo, niente male, considerando che agli ultimi Europei avevamo sopra l'1.90 solo Ress (1.93) e Cinili (1.91), stando al roster ufficiale sul sito Fiba: si potrebbe discutere se Formica, 1.89, Penna, 1.88 e Macchi, 1.88, in realtà arrivino alla quota fatidica ma poco cambia nel discorso.
C'è però un'obiezione: ma chi ci garantisce che quelle pertiche diventate campionesse di volley sarebbero state altrettanto brave nel basket? Non è che basta avere la statura imponente e il talento pallavolistico per essere campionesse mancate della palla al cesto. Se ribaltiamo il discorso, Dubi Dacic (2.01) e Valentina Fabbri (1.97) sono fenomeni mancati del volley? Purtroppo non siamo riusciti a sfruttarle a dovere neanche per il basket...
In ogni caso, oggi capita a fagiuolo che nell'inserto pallavolistico settimanale sulla Gazzetta compaia una lista delle giocatrici più alte dell'A1 di volley. Figurano 24 elementi al di sopra dell'1,90, cioè la statura che possiamo considerare adatta anche a un pivot di livello internazionale. Di queste, le italiane sono 6, ovvero: Diouf 2.02, Danesi e Botezat 1.96, Chirichella 1.95, Berti 1.93, Rastelli 1.92.
Certo, niente male, considerando che agli ultimi Europei avevamo sopra l'1.90 solo Ress (1.93) e Cinili (1.91), stando al roster ufficiale sul sito Fiba: si potrebbe discutere se Formica, 1.89, Penna, 1.88 e Macchi, 1.88, in realtà arrivino alla quota fatidica ma poco cambia nel discorso.
C'è però un'obiezione: ma chi ci garantisce che quelle pertiche diventate campionesse di volley sarebbero state altrettanto brave nel basket? Non è che basta avere la statura imponente e il talento pallavolistico per essere campionesse mancate della palla al cesto. Se ribaltiamo il discorso, Dubi Dacic (2.01) e Valentina Fabbri (1.97) sono fenomeni mancati del volley? Purtroppo non siamo riusciti a sfruttarle a dovere neanche per il basket...
sabato 14 ottobre 2017
L'appello di Filippi
La polivalente Marcella Filippi (unica in Italia ad aver militato in Nazionale maggiore, Nazionale 3 vs 3 ed essere stata mvp al torneo misto di Binzago; Giulia Arturi quasi come lei tranne che a Binzago ha solo partecipato a un'edizione) lancia un appello "sindacale" alle colleghe:
MARCELLA FILIPPI LANCIA UN APPELLO A TUTTE LE TESSERATE DEL MOVIMENTO: LA GIBA PER IL VERO CAMBIAMENTO
Oggi voglio fare un appello…
Sì, parlo con tutte voi, compagne, avversarie, donne ma soprattutto cestiste.
Mi ricordo come fosse ieri quando mi sono innamorata di questo sport, è bastato un attimo, è bastato guardare le più grandi, le nazionali, e sognavo ad occhi aperti, sognavo un giorno di poter essere come loro.
Bene io oggi forse non sarà il top o la più forte, ma intanto sono arrivata a giocare nella massima serie e ogni tanto bazzico con la nazionale, il mio sogno Sì è realizzato ma non sono pienamente soddisfatta di questo, no, non lo sono perché da piccola vedevo questo come mondo dorato, sognavo di poter diventare una professionista (come potrebbe diventare) invece purtroppo ancora non è così.
Ecco, è proprio pensando a me da piccola ed a quel sogno che mi viene da pensare che è proprio ora di fare qualcosa, è il momento ,ed è possibile fare qualcosa perché le piccole che si avvicinano a questo sport possano praticarlo ed essere tutelate a 360°;
Perché un giorno possono trarre dei benefici dagli sforzi ed ai sacrifici che faranno per raggiungere il massimo da loro stesse;
Perché un giorno non si ritrovino lontane da casa a dover lottare per ricevere i loro compensi;
Perché un giorno quando finiranno di giocare non si ritrovino a dover ricominciare tutto da capo;
Perché un giorno magari vorranno diventare mamme e potranno continuare a giocare essendo seguite da qualcuno per poter ritornare sul campo il prima possibile;
Perché anche per noi donne lo sport è un diritto e va tutelato!
A tal proposito esiste un'associazione che sta dalla nostra parte, e che già in movimento per aiutarci ad avere maggiore assistenza: questa è la Giba.
La Giba ha già ottenuto grandi risultati per il basket maschile ora beh… Ora tocca a noi.
In questo particolare periodo storico della pallacanestro femminile italiana abbiamo una federazione ed una lega, sempre più disponibili ed in movimento per farsì che il nostro sport assuma più rilevanza e visibilità, ed ora puntano nella nostra stessa direzione e sono pronte ad ascoltarci, quindi tramite l'organo della Giba potremmo avere maggior dialogo e finalmente cambiare qualcosa.
Sono certa che se tutte noi faremo sentire la nostra voce potremo essere il cambiamento e anche se i risultati non saranno immediati potremmo comunque dire che c'eravamo ed abbiamo fatto qualcosa per qualcun altro che verrà dopo di noi e vivremo il nostro amore per questo sport tramite loro.
Il cambiamento siamo noi.
"Ci sono sempre due scelte nella vita:
Accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle"
-denis waitley-
giovedì 28 settembre 2017
Giocatrici Geas si congelano lo stipendio: reazioni Fb
La vicenda Geas descritta dall'articolo del Corriere della Sera, sopra riportato, suscita alcuni commenti in rete:
Filippo Augusto Infantino Da tifoso non posso che essere grato a queste ragazze ! Un esempio di sportività ed attaccamento alla maglia ! ENCOMIABILI !! Spero però che abbiano avuto le dovute garanzie della Società, e che tutto si risolva rapidamente. Altrimenti non sarebbe corretto procrastinare una situazione che, oltre al danno economico, renderebbe più difficile per le atlete (con l'inizio della stagione) trovare un'altra degna sistemazione.
Giuseppe Minafra Non concordo; giocando gratis mancano di rispetto alle colleghe che vengono retribuite per il loro impegno e, soprattutto, si rischia di far passare come corretto questo comportamento. Non ci sono soldi? non mi iscrivo al campionato... non sarebbe la prima volta!
Annalisa Benini Non hanno detto che giocheranno gratis a vita, lo fanno con la speranza che in corso d'opera le sorti si possano risollevare. Purtroppo queste sono le tante difficoltà che la pallacanestro femminile deve affrontare perché pochi sono disposti ad investire su questo movimento anche quando si parla di squadre quotate come Geas. Se questo gesto serve a tenere alta l'attenzione ben venga.
Giuseppe Minafra Lo spero proprio, per loro soprattutto, che non giochino gratis a vita. Il fatto che il GEAS è una squadra quotata, con tutto il rispetto, oggigiorno lascia il tempo che trova: proprio il GEAS ha rinunciato alla serie A già qualche anno fa, in precedenza hanno chiuso una lunga serie di società gloriose. Da pugliese, sto ancora piangendo per la chiusura del Cras Taranto :'(
Annalisa Benini Anche recentemente ha rinunciato, certo che se per iscriverti alla massima serie devi sborsare un sacco di soldi, lei capisce bene che squadre già così in difficoltà questo non se lo potranno mai permettere, e non parlo solo di Geas ma di tante altre squadre femminili con all'interno ragazze dotate di grande talento. Forse sarebbe il caso di rivedere qualcosa no?
Giuseppe Minafra tutto giusto ma... a soli quattro giorni dell'inizio del campionato di A2 ci si accorge di non poter retribuire le giocatrici? a quattro giorni dall'inizio del campionato ci si accorge che la A2 costa un sacco di soldi? mah...
Marco Reda Può essere che semplicemente dei soldi previsti non siano più arrivati...che qualche sponsor si sia tirato indietro all' ultimo...e comunque è un peccato
domenica 24 settembre 2017
Supercoppa: vince Schio + finali Wnba: L.A. vince gara-1
Schio vince la Supercoppa in modo perentorio su Lucca (54-70). Spietata Frafrà Dotto con 18 punti contro la sua ex compagine.
Figa, che livello in gara-1 di finale Wnba. Vince Los Angeles 84-85 con un canestro a 2 secondi dalla fine, in arresto e tiro da 6 metri, di Chelsea Gray, 27 punti e uno schiaffo a chi rompe le scatole alle giocatrici sovrappeso. Minnesota aveva fatto una rimonta mostruosa, poi nel finale una serie di sorpassi.
Rispetto alla Supercoppa maschile del pomeriggio, un livello di sapienza cestistica superiore di svariate spanne, anche se ovviamente la componente atletica ecc. ecc. Rispetto alla Supercoppa femminile, un abisso sotto tutti i punti di vista, com'è logico; il problema è che qui da noi restiamo a bocca aperta per quello che di là è normale.
Zanda no entry.
(NB: alla fine vincerà Minnesota, 3-2)
Figa, che livello in gara-1 di finale Wnba. Vince Los Angeles 84-85 con un canestro a 2 secondi dalla fine, in arresto e tiro da 6 metri, di Chelsea Gray, 27 punti e uno schiaffo a chi rompe le scatole alle giocatrici sovrappeso. Minnesota aveva fatto una rimonta mostruosa, poi nel finale una serie di sorpassi.
Rispetto alla Supercoppa maschile del pomeriggio, un livello di sapienza cestistica superiore di svariate spanne, anche se ovviamente la componente atletica ecc. ecc. Rispetto alla Supercoppa femminile, un abisso sotto tutti i punti di vista, com'è logico; il problema è che qui da noi restiamo a bocca aperta per quello che di là è normale.
Zanda no entry.
(NB: alla fine vincerà Minnesota, 3-2)
giovedì 21 settembre 2017
Sui luoghi comuni del pessimismo
Se fossero esistiti i forum negli anni '80 si sarebbero lette le stesse litanie di adesso contro gli allenatori scadenti, i dirigenti che non programmano eccetera. Anzi, basta prendere un Superbasket di quell'epoca per trovare 'sti discorsi pari pari. Nonostante all'epoca i nostri clubs dominassero e la nazionale pur non brillando andasse un po' meglio di adesso (anche se in rapporto al numero di nazionali competitive, in epoca di Urss e Jugoslavia unite e di arretratezza del basket in vari paesi, c'è da chiedersi se il classico 5° posto che beccavamo ai tempi non fosse peggio del settimo di quest'anno)...
Quanto al "largo alle giovani", faccio rispettosamente notare che una dozzina abbondante fra le nostre giovani migliori è andata a svernare in America, quindi è complicato reperire il personale adatto, in contumacia di esso... E a volte anche quando cercano del personale, questo dice di no, come s'intuisce dal caso di Barberis riportato qui nei giorni scorsi, perché le condizioni non sono tali da valere la candela.
Si dice: "ma è colpa del sistema italico che non offre prospettive". Be', si tenga presente che nei giorni scorsi la Federazione francese ha lanciato un appello alla FIBA affinché metta una pezza al drenaggio di giovani talenti da parte delle università americane, perché il famoso Insep (l'istituto di educazione fisica statale dove si plasmano i futuri sportivi francesi di vertice) sta venendo saccheggiato a mani basse, sia tra i maschi che tra le femmine. E stiamo parlando della Francia, che è leader europeo insieme alla Spagna per qualità della formazione e risultati ottenuti.
Quanto al "largo alle giovani", faccio rispettosamente notare che una dozzina abbondante fra le nostre giovani migliori è andata a svernare in America, quindi è complicato reperire il personale adatto, in contumacia di esso... E a volte anche quando cercano del personale, questo dice di no, come s'intuisce dal caso di Barberis riportato qui nei giorni scorsi, perché le condizioni non sono tali da valere la candela.
Si dice: "ma è colpa del sistema italico che non offre prospettive". Be', si tenga presente che nei giorni scorsi la Federazione francese ha lanciato un appello alla FIBA affinché metta una pezza al drenaggio di giovani talenti da parte delle università americane, perché il famoso Insep (l'istituto di educazione fisica statale dove si plasmano i futuri sportivi francesi di vertice) sta venendo saccheggiato a mani basse, sia tra i maschi che tra le femmine. E stiamo parlando della Francia, che è leader europeo insieme alla Spagna per qualità della formazione e risultati ottenuti.
lunedì 18 settembre 2017
Wnba - playoff: Minnesota e Los Angeles in finale
Zandalasini è in finale Wnba. Le Linci del Minnesota hanno chiuso 3-0 la serie con Washington. La nostra gioca 3' e 22 secondi nei quali per la verità totalizza un -9 di plus/minus (break di Washington sul finire del 2° quarto).
Mentre scriviamo mancano 2 secondi alla fine di gara-3 Phoenix-Los Angeles e le angelene si sono portate sul +2.
E' finita. Anche Los Angeles in finale. Rivincita dello scorso anno.
Mentre scriviamo mancano 2 secondi alla fine di gara-3 Phoenix-Los Angeles e le angelene si sono portate sul +2.
E' finita. Anche Los Angeles in finale. Rivincita dello scorso anno.
venerdì 15 settembre 2017
La pubblicità dei Ringo
Avete visto la pubblicità dei biscotti Ringo che gira in tv in questi giorni? In un campetto da basket stanno giocando dei ragazzotti, la palla finisce fuori, la raccoglie una tipa, il tipo gli fa "Si chiama palla da basket", la tipa lo guarda storto, segna da 10 metri al primo colpo e gli fa "Si chiama canestro", e il tipo le dà un cinque. Molto divertente ma evidenzia la percezione comune secondo cui le ragazze e il basket sono corpi estranei...
mercoledì 13 settembre 2017
Wnba: mini-aggiornamento playoff (2)
Gara-1 di semifinali Nba donne: possente affermazione per le Linci del Minnesota, 101-81 sulle Mistiche di Washington facendo 12/17 da 3. Che livello, crisbio. 2 punti in 5 minuti per Zandacecilia (1/1 al tiro).
lunedì 11 settembre 2017
Wnba: mini-aggiornamento playoff
Domani (12 settembre) iniziano le semifinali playoff Wnba: le Linci del Minnesota con Zanda affrontano al meglio delle 5 gare le Mistiche di Washington, dove milita Elena Delle Donne. Altra semifinale Los Angeles-Phoenix.
sabato 9 settembre 2017
Perché con le giovanili otteniamo risultati e con le senior no?
La risposta di alcuni è che le medaglie giovanili le otteniamo grazie all'abilità dei coach, che cavano sangue dalle rape, ma non abbiamo una reale produzione di talenti in grado di diventare giocatrici di livello internazionale in numero sufficiente da costituire una nazionale forte. Io non sono sicuro che sia questo il motivo, o l'unico motivo. Probabilmente incide anche il fatto che, con l'immiserirsi dell'A1, è diventato molto più difficile dedicarsi alla professione di giocatrice, per cui magari mieti medaglie a 16-20 anni ma poi devi studiare, devi lavorare, devi emigrare eccetera. Anche questa però è una mezza idea, non di più.
Considerando però che le più "anziane" fra le nostre medagliate hanno 25 anni, aspettiamo ancora un po' prima di deporre le speranze. Quando si uniranno le '92-93 con le '95-96 e le '99, cioè i nostri gruppi più decorati, la sommatoria potrebbe dare una nazionale di livello superiore all'attuale, formata in gran parte da ragazze che non vinsero nulla in gioventù.
Considerando però che le più "anziane" fra le nostre medagliate hanno 25 anni, aspettiamo ancora un po' prima di deporre le speranze. Quando si uniranno le '92-93 con le '95-96 e le '99, cioè i nostri gruppi più decorati, la sommatoria potrebbe dare una nazionale di livello superiore all'attuale, formata in gran parte da ragazze che non vinsero nulla in gioventù.
martedì 5 settembre 2017
A tempo scaduto (9-fine)
73.
Se si sente… aria di chiuso nella nostra pallacanestro, la soluzione sarà riversarsi all’aperto? Intorno al 10 giugno s'è saputo che il basket 3 contro 3 sarà introdotto alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Gran risultato per una variante del nostro sport che già una ventina abbondante d'anni fa conobbe un boom dalle nostre parti, grazie ai tornei organizzati dalle marche di scarpe, ma è stato lanciato come attività organizzata ufficiale solo di recente, bruciando le tappe. I puristi si rivoltino pure nella tomba, o nel letto se vivacchiano ancora, ma l'inclusione nei Giochi è sacrosanta se hanno cittadinanza discipline praticate un decimo e seguite un trentesimo del basket 3 vs 3.
Visti i chiari di luna, che non ci vedranno qualificare nemmeno per Tokyo nel basket "canonico" (salvo miracoli che accoglieremmo come una grazia dal cielo), è una grandissima occasione di tornare alle Olimpiadi, dove nel femminile, com'è noto, manchiamo da Atlanta '96. Credo che fra le donne, nel 3 vs 3 siamo distanti dall'elite assoluta, ma non tanto quanto nel 5 vs 5. Non è dato, per ora, sapere quanti posti ci saranno, ma se avverrà come nel beach volley, magari ogni nazione potrà portare più di un quartetto.
74.
Immaginiamo che la Fip si attiverà per impostare una marcia d'avvicinamento che, grazie alla prospettiva olimpica, potrà fruire di mezzi ben più cospicui. Intanto questi sono stati i risultati estivi nostri nel 3 vs 3 femmineo: verso il 20 giugno, Mondiali, Italia uscita nei quarti di finale contro l'Ungheria; la settimana dopo, qualificazioni europee: turno passato; inizio luglio, Europei, Italia out ancora nei quarti contro la Spagna. Insomma, senza acuti ma non malaccio.
Sarà interessante capire se le papabili per i Giochi saranno specialiste del 3 vs 3, quelle che stanno facendo le competizioni in questi anni (l'Italia di quest'estate era composta da Filippi, Tognalini, D'Alie e Richter poi sostituita da Barberis), o se si farà in modo di candidare le top players del basket canonico, le quali peraltro è tutto da capire se risulterebbero più efficaci. E chi sarà il responsabile tecnico?
75.
A proposito di basket all’aria aperta. Dall'ultima settimana di giugno a metà luglio ero accampato al torneo misto di Binzago, borgo brianzol-milanese, per il quindecimo anno di fila. Mattatrice emersa alla distanza, Marcella Filippi che ha fatto encomiabilmente la spola con il suo doppio impegno in nazionale 3 vs 3: arrivata da là, ripartita, ritornata. Ha segnato 25 punti in finale trascinando i suoi al titolo.
Come lei, anche altre protagoniste hanno risentito di impegni concomitanti che ne hanno limitato le presenze, oppure hanno fatto poca strada con la loro compagine, per cui non è stata un’edizione fra le più memorabili per la componente femminile. Interessante però la corsa al titolo di capocannoniera: alla vigilia dell’ultima giornata duellavano quasi alla pari Filippi, Masha Maiorano e Miciona Gatti, con vittoria poi per la pluritatuata e statuaria Marcella nazionale.
Eletta “mvp” la tascabile e ipercinetica Arianna Pulvirenti; altrettanto brava la compagna di squadra e di provenienza pavese Federica Putignano. Complimenti ad Antonella Contestabile per la coda di capelli tinta di fucsia e per essere venuta nonostante si laureasse in quei giorni.
Col segno “più” registriamo la partecipazione di 80 giocatrici, non poche in tempi di carestia (aumentate di 3 dall'anno scorso; una decina fra A1 e A2); col segno “uguale” la percentuale stazionaria di punti segnati dalle femmine sul totale (a essere pignuoli, leggero calo, ma non significativo); col segno “meno” il fatto che alcuni nomi di spicco potevano fare meglio, ma non stresserò nessuna mettendola dietro alla lavagna qui, anche perché spesso è colpa degli omaccioni che passano la palla a ogni morte di papa (e siccome a pochi chilometri di distanza è morto solo il cardinale Tettamanzi, se la sono tenuta stretta).
76.
Non c’è come rivedersi ogni estate a un anno di distanza per accorgersi che il tempo passa: nei dopo-serata del torneo era sempre in campo, a palleggiare e tirare, il figlio di 8 anni della grande Vera Ponchiroli, il cui padre è un giocatore locale che conobbe l'allora geassina giocando insieme al torneo. Sembra ieri quando mi furono annunziati i primi sviluppi della vicenda.
Invecchiando si diventa più esigenti: a me piace chi gioca come ha sempre fatto Maiorano nelle sue gloriose 14 edizioni al torneo, cioè “che io sia in serata o no, lascio l'anima in campo, e se posso fare 20 punti li faccio”; meno mi piace chi dopo un paio di canestri sembra considerare esaurito il compitino. Sì, ho capito che è solo un torneo misto, ma la mentalità la dimostri ovunque ci sia competizione. A volte, poi, avrei voluto poter chiedere a qualcuna “ma come fai a sbagliare da mezzo metro senza nessuno intorno?”, o a un'altra “ma perché, se ti marca una più bassa di 20 centimetri, non ti avvicini a canestro anziché massacrare il ferro (se lo prendi) da 8 metri?”. E' proprio un effetto della vecchiaia incipiente; poi arriva il buon senso a suggerire indulgenza: per una donna nulla è facile come sembra a un uomo che osserva da fuori, e poi la carenza di materia prima ci costringe a trattare coi guanti quella che c'è...
77.
Ero partito da chi ci ha lasciato del tutto, Nicolò Natoli, debbo chiudere con qualcuno che ci saluta come giocatrice. In controtendenza mi fa piacere il ritorno di Dunja Vujovic, antica icona di questo forum, che dopo matrimonio e maternità riparte in A2 con Carugate. Il suo talento dal sangue slavo ma innaffiato nella ruspante periferia milanese di Villapizzone, meritava di poter scrivere nuove pagine; la giocatrice ha 30 anni ma cestisticamente è più giovane, avendo perso alcune stagioni per infortuni e altri motivi. [aggiornamento del 6/9: purtroppo Vujovic rinuncia per ragioni di lavoro]
Hanno lasciato, invece, da queste parti, Claudia Giunzioni, Susanna Stabile, Martina Gargantini, Masha Maiorano. Età disparate, giacché ognuno capisce quand’è il momento e può capitare a 20 come a 30-35-40 anni; le ultime tre si spostano a tempo pieno sulla panchina, dopo aver già iniziato da qualche tempo la loro seconda vita cestistica da coach. Nuovi inizi che addolciscono l’amaro di una fine.
78.
“Arriva un momento in cui le cose cambiano forma. Spesso non per volontà, succede e basta.” Verso metà luglio Maiorano, musa ispiratrice delle origini di questo forum, si è scritta da sola, come meglio non si poteva, un pubblico addio, degno della celebre lettera “Dear Basketball” di Kobe Bryant. La frase appena riportata compare all’inizio. Nel seguito descrive con orgoglio, ma senza infondate vanterie, la sua carriera; soddisfazioni come l’Eurolega con Schio giocando per alcuni minuti contro Diana Taurasi, il primato nella classifica della percentuale da 3 in un’edizione della Fiba Cup con Parma e la semifinale raggiunta con l’ultima Comense; ma anche l’ammissione che l’ultima annata non è stata granché e non ne aveva più per affrontarne un’altra allenando nel contempo. Di qui il desiderio di dedicarsi totalmente al nuovo ruolo.
79.
Ora che ci penso, uno scarso estimatore di Maiorano era il compianto Nikolo (rileggendo le prime annate di questo topic si trovano varie sue stilettate a Masha), ma non gliene vogliamo per questo. Poco importa, ormai, ma forse nei suoi ultimi anni il vulcanico siciliano avrà quantomeno apprezzato la tenacia incrollabile della giocatrice sestese, che le ha permesso di restare per 10 stagioni nella massima serie, come difficilmente qualcuno le pronosticava da giovane. Un suo grosso merito, a mio parere, è stato quello di saper convertire un'indole innata da protagonista a un ruolo da utile gregaria, l'unico consentito alle italiane che non fanno parte dell'elite assoluta. Adattabilità e costruttività, oltre alle doti balistiche e alla tenacia nel trasformare il suo fisico nel corso degli anni, i segreti della lunga durata di un percorso mai semplice, anzi ostacolato più volte da scioglimenti societari (Rovereto, Como) e spezzettato da trasferimenti continui (10 squadre diverse, di cui solo due sono oggi ancora in A1).
La carriera di una giocatrice media fotografa i suoi tempi meglio di quella di una stella: e quelli di Maiorano sono stati tempi all’insegna (oltre che delle 4 straniere e delle oriunde) della precarietà, dell’oggi sei qui e domani chissà. Forse per questo lei ha gradito trovare una casa stabile nel finale di carriera a Costa, dove costruire il suo futuro cestistico in un’altra veste e intanto arricchire una bacheca personale fin lì non ricchissima di trofei (ora invece chiude con 3 promozioni dalla B all’A2, una Coppa Italia di A2 per quanto da infortunata), anche se chiaramente gli allori di Binzago (3 edizioni vinte, 5 volte capocannoniera, miglior marcatrice di sempre, uomini compresi) valgono molto di più… :lol: Tuttavia credo che l’impronta speciale da lei lasciata in chi l’ha conosciuta bene, benino o anche superficialmente, vada al di là delle triple insaccate e delle vittorie.
80.
Stava per arrivarmi una seconda mazzata, forse fatale. Un articolo sulla “Provincia di Varese”, il 17 luglio, dava Michela Frantini per ritirata. Incredibile: anche l’altra storica fonte d’ispirazione principe veniva meno, anche se ovviamente, come nel caso di Masha, mettevo in conto già da qualche anno che prima o poi sarebbe successo: le divinità sono eterne, le dive purtroppo no.
L’indomani però compariva sulla pagina Facebook di Corbetta, club di serie C dell’ovest milanese, l'annuncio che entrambe le sorelle Frantini approdavano là, vicino a casa loro. Chiaro, per Michela si tratta comunque di un ritiro dal basket di un certo livello (l’ultimo suo traguardo è stata, a maggio, la finale per salire in A2, persa contro Faenza di Ballardini ed Eric), ma se non altro lo scampato pericolo del doppio ritiro in contemporanea mi ha indotto per un breve attimo voglia di cantare e ballare. Un po’ come tre settimane prima per le magie di Zanda. Che, mi viene ora in mente, Frantini brutalizzò in un celebre Sanga-Broni del novembre 2012, quando segnò 34 punti in 25 minuti contro l’allora adolescente prodigio. Ma, come, diceva Shakespeare nel Re Lear, “il più giovane sorge quando il più anziano tramonta”: il tempo passa, per qualcuno è iniziato, per altri è scaduto.
[size=14]FINE[/size]
Nella foto: sopra, la Nazionale di 3 vs 3, direzione Olimpiadi? Sotto, l'arrivo di Filippi alla finale del torneo di Binzago e uno stralcio della lettera d'addio di Maiorano.
Se si sente… aria di chiuso nella nostra pallacanestro, la soluzione sarà riversarsi all’aperto? Intorno al 10 giugno s'è saputo che il basket 3 contro 3 sarà introdotto alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Gran risultato per una variante del nostro sport che già una ventina abbondante d'anni fa conobbe un boom dalle nostre parti, grazie ai tornei organizzati dalle marche di scarpe, ma è stato lanciato come attività organizzata ufficiale solo di recente, bruciando le tappe. I puristi si rivoltino pure nella tomba, o nel letto se vivacchiano ancora, ma l'inclusione nei Giochi è sacrosanta se hanno cittadinanza discipline praticate un decimo e seguite un trentesimo del basket 3 vs 3.
Visti i chiari di luna, che non ci vedranno qualificare nemmeno per Tokyo nel basket "canonico" (salvo miracoli che accoglieremmo come una grazia dal cielo), è una grandissima occasione di tornare alle Olimpiadi, dove nel femminile, com'è noto, manchiamo da Atlanta '96. Credo che fra le donne, nel 3 vs 3 siamo distanti dall'elite assoluta, ma non tanto quanto nel 5 vs 5. Non è dato, per ora, sapere quanti posti ci saranno, ma se avverrà come nel beach volley, magari ogni nazione potrà portare più di un quartetto.
74.
Immaginiamo che la Fip si attiverà per impostare una marcia d'avvicinamento che, grazie alla prospettiva olimpica, potrà fruire di mezzi ben più cospicui. Intanto questi sono stati i risultati estivi nostri nel 3 vs 3 femmineo: verso il 20 giugno, Mondiali, Italia uscita nei quarti di finale contro l'Ungheria; la settimana dopo, qualificazioni europee: turno passato; inizio luglio, Europei, Italia out ancora nei quarti contro la Spagna. Insomma, senza acuti ma non malaccio.
Sarà interessante capire se le papabili per i Giochi saranno specialiste del 3 vs 3, quelle che stanno facendo le competizioni in questi anni (l'Italia di quest'estate era composta da Filippi, Tognalini, D'Alie e Richter poi sostituita da Barberis), o se si farà in modo di candidare le top players del basket canonico, le quali peraltro è tutto da capire se risulterebbero più efficaci. E chi sarà il responsabile tecnico?
75.
A proposito di basket all’aria aperta. Dall'ultima settimana di giugno a metà luglio ero accampato al torneo misto di Binzago, borgo brianzol-milanese, per il quindecimo anno di fila. Mattatrice emersa alla distanza, Marcella Filippi che ha fatto encomiabilmente la spola con il suo doppio impegno in nazionale 3 vs 3: arrivata da là, ripartita, ritornata. Ha segnato 25 punti in finale trascinando i suoi al titolo.
Come lei, anche altre protagoniste hanno risentito di impegni concomitanti che ne hanno limitato le presenze, oppure hanno fatto poca strada con la loro compagine, per cui non è stata un’edizione fra le più memorabili per la componente femminile. Interessante però la corsa al titolo di capocannoniera: alla vigilia dell’ultima giornata duellavano quasi alla pari Filippi, Masha Maiorano e Miciona Gatti, con vittoria poi per la pluritatuata e statuaria Marcella nazionale.
Eletta “mvp” la tascabile e ipercinetica Arianna Pulvirenti; altrettanto brava la compagna di squadra e di provenienza pavese Federica Putignano. Complimenti ad Antonella Contestabile per la coda di capelli tinta di fucsia e per essere venuta nonostante si laureasse in quei giorni.
Col segno “più” registriamo la partecipazione di 80 giocatrici, non poche in tempi di carestia (aumentate di 3 dall'anno scorso; una decina fra A1 e A2); col segno “uguale” la percentuale stazionaria di punti segnati dalle femmine sul totale (a essere pignuoli, leggero calo, ma non significativo); col segno “meno” il fatto che alcuni nomi di spicco potevano fare meglio, ma non stresserò nessuna mettendola dietro alla lavagna qui, anche perché spesso è colpa degli omaccioni che passano la palla a ogni morte di papa (e siccome a pochi chilometri di distanza è morto solo il cardinale Tettamanzi, se la sono tenuta stretta).
76.
Non c’è come rivedersi ogni estate a un anno di distanza per accorgersi che il tempo passa: nei dopo-serata del torneo era sempre in campo, a palleggiare e tirare, il figlio di 8 anni della grande Vera Ponchiroli, il cui padre è un giocatore locale che conobbe l'allora geassina giocando insieme al torneo. Sembra ieri quando mi furono annunziati i primi sviluppi della vicenda.
Invecchiando si diventa più esigenti: a me piace chi gioca come ha sempre fatto Maiorano nelle sue gloriose 14 edizioni al torneo, cioè “che io sia in serata o no, lascio l'anima in campo, e se posso fare 20 punti li faccio”; meno mi piace chi dopo un paio di canestri sembra considerare esaurito il compitino. Sì, ho capito che è solo un torneo misto, ma la mentalità la dimostri ovunque ci sia competizione. A volte, poi, avrei voluto poter chiedere a qualcuna “ma come fai a sbagliare da mezzo metro senza nessuno intorno?”, o a un'altra “ma perché, se ti marca una più bassa di 20 centimetri, non ti avvicini a canestro anziché massacrare il ferro (se lo prendi) da 8 metri?”. E' proprio un effetto della vecchiaia incipiente; poi arriva il buon senso a suggerire indulgenza: per una donna nulla è facile come sembra a un uomo che osserva da fuori, e poi la carenza di materia prima ci costringe a trattare coi guanti quella che c'è...
77.
Ero partito da chi ci ha lasciato del tutto, Nicolò Natoli, debbo chiudere con qualcuno che ci saluta come giocatrice. In controtendenza mi fa piacere il ritorno di Dunja Vujovic, antica icona di questo forum, che dopo matrimonio e maternità riparte in A2 con Carugate. Il suo talento dal sangue slavo ma innaffiato nella ruspante periferia milanese di Villapizzone, meritava di poter scrivere nuove pagine; la giocatrice ha 30 anni ma cestisticamente è più giovane, avendo perso alcune stagioni per infortuni e altri motivi. [aggiornamento del 6/9: purtroppo Vujovic rinuncia per ragioni di lavoro]
Hanno lasciato, invece, da queste parti, Claudia Giunzioni, Susanna Stabile, Martina Gargantini, Masha Maiorano. Età disparate, giacché ognuno capisce quand’è il momento e può capitare a 20 come a 30-35-40 anni; le ultime tre si spostano a tempo pieno sulla panchina, dopo aver già iniziato da qualche tempo la loro seconda vita cestistica da coach. Nuovi inizi che addolciscono l’amaro di una fine.
78.
“Arriva un momento in cui le cose cambiano forma. Spesso non per volontà, succede e basta.” Verso metà luglio Maiorano, musa ispiratrice delle origini di questo forum, si è scritta da sola, come meglio non si poteva, un pubblico addio, degno della celebre lettera “Dear Basketball” di Kobe Bryant. La frase appena riportata compare all’inizio. Nel seguito descrive con orgoglio, ma senza infondate vanterie, la sua carriera; soddisfazioni come l’Eurolega con Schio giocando per alcuni minuti contro Diana Taurasi, il primato nella classifica della percentuale da 3 in un’edizione della Fiba Cup con Parma e la semifinale raggiunta con l’ultima Comense; ma anche l’ammissione che l’ultima annata non è stata granché e non ne aveva più per affrontarne un’altra allenando nel contempo. Di qui il desiderio di dedicarsi totalmente al nuovo ruolo.
79.
Ora che ci penso, uno scarso estimatore di Maiorano era il compianto Nikolo (rileggendo le prime annate di questo topic si trovano varie sue stilettate a Masha), ma non gliene vogliamo per questo. Poco importa, ormai, ma forse nei suoi ultimi anni il vulcanico siciliano avrà quantomeno apprezzato la tenacia incrollabile della giocatrice sestese, che le ha permesso di restare per 10 stagioni nella massima serie, come difficilmente qualcuno le pronosticava da giovane. Un suo grosso merito, a mio parere, è stato quello di saper convertire un'indole innata da protagonista a un ruolo da utile gregaria, l'unico consentito alle italiane che non fanno parte dell'elite assoluta. Adattabilità e costruttività, oltre alle doti balistiche e alla tenacia nel trasformare il suo fisico nel corso degli anni, i segreti della lunga durata di un percorso mai semplice, anzi ostacolato più volte da scioglimenti societari (Rovereto, Como) e spezzettato da trasferimenti continui (10 squadre diverse, di cui solo due sono oggi ancora in A1).
La carriera di una giocatrice media fotografa i suoi tempi meglio di quella di una stella: e quelli di Maiorano sono stati tempi all’insegna (oltre che delle 4 straniere e delle oriunde) della precarietà, dell’oggi sei qui e domani chissà. Forse per questo lei ha gradito trovare una casa stabile nel finale di carriera a Costa, dove costruire il suo futuro cestistico in un’altra veste e intanto arricchire una bacheca personale fin lì non ricchissima di trofei (ora invece chiude con 3 promozioni dalla B all’A2, una Coppa Italia di A2 per quanto da infortunata), anche se chiaramente gli allori di Binzago (3 edizioni vinte, 5 volte capocannoniera, miglior marcatrice di sempre, uomini compresi) valgono molto di più… :lol: Tuttavia credo che l’impronta speciale da lei lasciata in chi l’ha conosciuta bene, benino o anche superficialmente, vada al di là delle triple insaccate e delle vittorie.
80.
Stava per arrivarmi una seconda mazzata, forse fatale. Un articolo sulla “Provincia di Varese”, il 17 luglio, dava Michela Frantini per ritirata. Incredibile: anche l’altra storica fonte d’ispirazione principe veniva meno, anche se ovviamente, come nel caso di Masha, mettevo in conto già da qualche anno che prima o poi sarebbe successo: le divinità sono eterne, le dive purtroppo no.
L’indomani però compariva sulla pagina Facebook di Corbetta, club di serie C dell’ovest milanese, l'annuncio che entrambe le sorelle Frantini approdavano là, vicino a casa loro. Chiaro, per Michela si tratta comunque di un ritiro dal basket di un certo livello (l’ultimo suo traguardo è stata, a maggio, la finale per salire in A2, persa contro Faenza di Ballardini ed Eric), ma se non altro lo scampato pericolo del doppio ritiro in contemporanea mi ha indotto per un breve attimo voglia di cantare e ballare. Un po’ come tre settimane prima per le magie di Zanda. Che, mi viene ora in mente, Frantini brutalizzò in un celebre Sanga-Broni del novembre 2012, quando segnò 34 punti in 25 minuti contro l’allora adolescente prodigio. Ma, come, diceva Shakespeare nel Re Lear, “il più giovane sorge quando il più anziano tramonta”: il tempo passa, per qualcuno è iniziato, per altri è scaduto.
[size=14]FINE[/size]
Nella foto: sopra, la Nazionale di 3 vs 3, direzione Olimpiadi? Sotto, l'arrivo di Filippi alla finale del torneo di Binzago e uno stralcio della lettera d'addio di Maiorano.
A tempo scaduto (8)
64.
Nella prima metà d'agosto si sono disputati, in sovrapposizione poco opportuna (un solo giorno di sfaso), gli Europei U16 (dal 6 al 13) e U18 (dal 5 al 12). A Sopron, classica sede dell'Est, pregustavamo exploits da parte delle nostre decorate '99-2000. Che due anni fa potevano essere d'oro in U16 e furono poi bronzo, ma dettero l'impressione di essere il top del continente come potenziale (complici una Spagna e una Francia insolitamente mediocri in quelle annate) e la scorsa estate, tutti ricorderanno, si laurearono argento iridato, lì davvero top d'Europa giacché cedettero solo all'Australia.
In questo 2017 dal sogno ci risvegliamo decimi, dopo un inizio roboante con Bosnia e Francia deterioratosi poi nel doppio k.o. col Belgio (all'overtime) e con la Slovenia (51-53) che ci lasciava clamorosamente fuori dalle prime 8. Abbiamo pagato sanguinosamente la nuova formula con gli ottavi a eliminazione diretta anziché la seconda fase a gironi, che dava qualche margine d'errore. Ci salvavamo poi dalla retrocessione ma restava un piazzamento stretto e doloroso come un paio di scarpe di due numeri più basso. Anche se, come ho già ricordato in altre circostanze, va ricordato che in U18, nonostante l'oro del 2010, andiamo tradizionalmente peggio che nelle altre categorie.
Le singole? C'è stata quasi ogni volta una protagonista diversa, con poca continuità. Alla fine abbiamo avuto Madera, Cubaj e Fassina poco sopra i 10 punti a partita, oscillanti fra prove buone e incolori. Ma è stata più, credo, una questione di squadra che non ha girato come nei giorni migliori, perlomeno non nei momenti decisivi.
65.
Lucchesi ha scelto per l'Euro U18 le stesse 12 del glorioso Mondiale 2016 e il dubbio col senno di poi resta: ha forse (comprensibilmente) pagato qualche debito di riconoscenza, come Bearzot a Messico '86 e Lippi in Sudafrica 2010, o in effetti nel giro di un anno non è emersa nessuna in grado di inserire linfa nuova? Non dormirò male di notte per questo, bensì per il timore che questo gruppo così foriero di speranze per il nostro futuro abbia perso un giro, non ai fini della medaglia ma a quelli ben più importanti dello sviluppo individuale. Lucchesi forse non ha trovato l'interruttore ed è rimasto al buio, ma si è trovato in mano una maggioranza di giocatrici reduci da un'annata così-così. L'anno prima, per dire, Madera veniva dall'aver fatto onde in A2; stavolta da una manciata di partite con Pordenone, con cifre modeste, e una ventina di minuti totali con la Reyer.
Si sono letti giudizi severi sulla nostra poderosa 2000 d'origine toscana, compresa la forma fisica non asciuttissima; ma alla fine è il rendimento che conta, non la percentuale di grasso corporeo. Novella Schiesaro, per ricordare una che le assomiglia un po', fece ottime cose anche in azzurro senior, e non ricordo abbia mai avuto un peso-forma da ballerina... Piuttosto, il rischio nel suo caso è di appartenere a quella tipologia di giocatori che si sviluppano precocemente ma con pochi margini di crescita; tuttavia in 12 mesi è difficile passare da “top 5” di un Mondiale (con un anno in meno delle altre) a promessa mancata. Consideriamolo un appannamento momentaneo, così come l'ebbe Zandalasini.
Sull'annata '99 in generale, credo che non giovi lo strapotere eccessivo della Reyer; è vero che è sempre stato così fin da quando erano piccole, e non l'avevamo certo pagato; però, visto che a livello senior per ora di sbocchi ne hanno pochi, queste ragazze, una finale-scudetto più competitiva avrebbe potuto giovare.
66.
Ma negli stessi giorni pre-Ferragosto si gioiva per il bronzo delle Under 16 di Riccardi. Sito in questo caso occidentale, a Bourges; aspettative alla vigilia non molte, mi pare. Né sembravamo destinati alla gloria dopo la caduta con l'Ungheria nel terzo match di prima fase (rimonta subita nell'ultimo quarto), giacché dopo aver liquidato la Turchia negli ottavi finivamo in collisione col babau Spagna. Lì il capolavoro, 50-49, con la difesa, 19 punti di Panzera e 23 rimbalzi di Gilli. Le due sono state le nostre battistrada e sono del 2002, dettaglio assai incoraggiante; opportunamente erano già state rodate all'Euro U16 dell'anno scorso. Anche Spinelli, lunga, e Orsili, play, fra le protagoniste della spedizione; meno in vista la dominatrice delle finali scudetto, Pastrello.
Già intascato il bigliettone per i Mondiali U17 del prossim'anno, l'11 agosto la corsa per l'oro finiva con un 57-74 in semifinale con la Francia, con pochi rimpianti; transalpine poi in trionfo sull'Ungheria. Noi quasi altrettanto felici col bronzo grazie al 48-42 sulla Lettonia (vendicando le senior...): di nuovo in difesa quindi la chiave.
67.
Ilaria Panzera nuovo personaggio in rampa di lancio. Quintetto ideale dell'Euro U16 con un anno in meno della categoria; articolo dedicatole dal sito Fiba come stelluccia nascente. Tutto ciò dopo aver già stupito il mondo con l'esordio in A2 a 14 anni ma la faccia tosta di una di 20 (o di 30) e un fisico diventato in corso d'opera potente come quello di un'adulta: l'ho vista trasformarsi in pochi mesi, anche nel viso. Ha l'aria un po' da... slava e ne ha pure la cattiveria. Non ha paura di nulla; capace di entrare in una finale-promozione e dopo 10 secondi prendersi già un tiro.
La sua precocità è, come nel caso di Madera, un elemento critico perché può nascondere margini di crescita ridotti; e mi è parso eccessivo il pur grande Bibi Velluzzi quando ha scritto sulla Gazzetta che "secondo alcuni diventerà più forte di Zandalasini"... Non ce ne sono i sentori; però la stoffa solo un pazzo negherebbe che ci sia. Nel miglior scenario possibile la vedo come una guardia fisica, una Crippa con più punti nelle mani anche a livello internazionale.
68.
A inizio giugno ero su un treno delle Ferrovie Nord in partenza dalla stazione di Milano Cadorna; sono saliti tre o quattro adolescenti maschi, chiassosi, bestemmiatori, sudati. Chi se ne frega? Lo pensavo anch'io, ma poi dai loro discorsi ho intuito che erano appena stati a giocare a basket da qualche parte in città. Ciò li rendeva meno ignobili, ma c'entra con il femminile? C'entra che, a un certo punto, nei loro discorsi odo con sorpresa spuntare il nome di Panzera; uno diceva "sì, la conosco, ci ho fatto un torneo insieme una volta". Tralascio di riportare certi commenti volgari e sessisti emessi dalle loro boccacce, ma mi sono parsi una forma di rispetto: li tradurrei con qualcosa come "quella lì ha più palle di un maschio". In effetti lei ora è bronzo europeo, mentre quei tamarri si sentiranno fighi a battere Gorgonzola o Vimodrone in qualche girone provinciale Fip dell'hinterland est di Milano...
69.
Finivamo poi la campagna 2017 con il 4° posto (su 8) al classico trofeo "Bam" U14 in Slovenia, con più d'una partita rocambolesca, mentre all'altrettanto classico "Torneo dell'Amicizia" U15 a inizio luglio eravamo finiti quarti pure lì, ma su 4, con tre sconfitte pesanti. Maluccio è andata anche l'U16 “B” allo Youth Festival. Ma stiamo parlando di eventi semi-ufficiali, sperimentali.
L'importante è che siamo arrivati alla simbolica quota di 10 medaglie in 10 anni per le nostre giovanili. Non ossessioniamoci con il timore di non capitalizzare tutto ciò a livello senior; stappiamo almeno una birra per festeggiare la cifra tonda e un’epoca straordinaria. Tanto non è che “formando giocatrici anziché inseguire medaglie” le avremmo formate davvero meglio di come s'è fatto. Ogni merito possibile alle ragazze, agli staff e pure alla vituperata federazione, almeno a chi ha contribuito davvero.
70.
Ma intanto, a inizio agosto, s'è saputo a sorpresa che Capobianco verrà sostituito, come c.t. azzurro, da Marco Crespi. Quest'ultimo è stato accolto senza troppo entusiasmo (eufemismo) da chi, del nostro ambiente, ha esternato sulla Rete; la quale, si sa, tende a estremizzare in negativo. Il processo preventivo a Crespi perché fino a ieri non sembrava curarsi del femminile, o perché ha un notorio caratteraccio quando allena, appare eccessivo se non del tutto fuori luogo.
Tuttavia, anche qui, come per le formule dei campionati, come per tante altre cose del femminile, ciò che valeva ieri si dissolve in sabbia oggi. Si celebrava, a fine settembre 2015 (cioè meno di due anni fa) l'avvento di Capobianco come l'alba di un'era di miracoli, con una certa indelicatezza nei confronti di chi l'aveva preceduto (per la serie "adesso sì che vi diamo un coach serio"), ma tollerabile nell'ambito di un tentativo di insufflare entusiasmo. Tutto ciò abortisce prematuramente. Il messia di ieri diventa l'ex di oggi, e non è del tutto chiaro se si è dimesso lui per incompatibilità con i troppi impegni nel maschile, o se è stato indotto a lasciare. Certo, non è che il coach campano/molisano sia passato invano; ha fatto buone cose; ma sembra arduo che Crespi (superiore per curriculum) possa limitarsi a seguirne il tracciato. Dopo 3 settimane abbiamo potuto sentire per la prima volta (credo) il neo-c.t. in un'intervista realizzata dall'ufficio stampa di Schio, dove Crespi è andato in visita: promette, com'è logico, di portare novità senza stravolgere il lavoro del predecessore, ma è inevitabile che si ripartirà da... capo (non bianco).
Ho però un'obiezione per chi dice: "se Crespi urla e fa il matto come suo solito, si ribellano tutte". Be', se è intelligente troverà il modo di contenersi, però sarebbe anche il caso che un'azzurra si adegui al c.t. designato (a meno ovviamente che oltrepassi il limite) e non pretenda che costui si adegui a lei...
71.
Non ci saranno nel nuovo ciclo, con ogni probabilità, Macchi e Masciadri, ultime esponenti di una generazione che ha vissuto gli ultimi anni di “dolce vita” del basket femminile italiano di club e poi l'ha visto scivolare progressivamente nelle vacche magre e indi anoressiche. Qualche vantaggio dalla decadenza l'hanno tratto: due come loro, indubbiamente le migliori della loro generazione, hanno potuto impazzare fra i patrii confini senza mai venire spodestate né pensionate dalla concorrenza, grazie al fatto che negli anni successivi abbiamo creato un numero irrisorio di top players (non a caso, a parte una breve esperienza di Ress, peraltro chiamata come prodotto di Boston College, nessuna italiana più giovane di loro è stata chiamata dalla Wnba prima di Zandalasini). Inoltre, giocando di volta in volta per la corazzata del momento (soprattutto Masciadri, mentre Macchi è rimasta qualche tempo in più nella Comense ormai declinata, e poi a Ribera), hanno assommato un numero spaventoso di trofei per carenza di concorrenti.
Il rovescio della medaglia è che gli allori internazionali delle due ammontano a quasi zero (una Fiba Cup, o quel che è, insomma la seconda coppa, una decina d'anni fa), e il loro curriculum con la nazionale è farcito soprattutto di delusioni (la peggiore fu agli Europei di Chieti del 2007; ricordo ancora lo sguardo di Macchi perso nel vuoto dopo l’eliminazione), mancate qualificazioni a Mondiali e Olimpiadi, risultati mediocri salvo rari momenti senza continuità (ricordiamo un oro ai Giochi del Mediterraneo '09 e qualche altra medaglia in competizioni minori).
Temo poi che la scarsa concorrenza interna abbia finito per nuocere alle nostre due "big", non favorendo un loro ulteriore salto di qualità, relegandole un pizzico sotto il top assoluto del continente: a Macchi secondo me è mancata un pizzico di determinazione in più a esserlo (anche a costo di mettersi in discussione in qualche top team estero), perché come talento le mancava poco o nulla. Detto questo, avercene come loro... Avrei voluto che chiudessero in azzurro col Mondiale 2018, un premio alla carriera. Ma è finita emblematicamente con la lira che manca a fare il milione.
72.
Su chi conteremo quindi nel prossimo futuro? Purtroppo la nostra serie A si svuota di squadre e di giocatrici. Si dirà: “Ma dove sono le giovani?”, consueto ritornello dei vegliardi fin dagli anni '50. Ma stavolta la risposta c'è: “Son volate in America”. Nei mesi scorsi s'è saputo che Lorela Cubaj ingrosserà le fila delle nostre collegiali oltreoceano, che sono già una legione, come articoli su Superbasket e simili hanno già evidenziato più di una volta. Molto del meglio delle annate fra il '94 e il '99 è emigrato o emigrerà. Il danno attuale per le nostre A1 e A2 è già acclarato, il vantaggio futuro per il nostro movimento è dubbio.
Ma umanamente chi potrebbe impedire loro di accettare una borsa di studio in Usa? Quali prospettive di basket e di lavoro hanno dalle nostre parti? Per una Zandalasini che si realizza da noi, tante altre rischiano di restare senza carriera d'alto livello e senza sbocchi post-basket. Probabilmente l'esodo si intensificherà, e in fondo fa parte della normalità del terzo millennio, che altri vengano qui e noi andiamo altrove. Purtroppo fa parte della normalità anche il fatto che, se nessuno può campare di pallacanestro femminile (giocatrice, coach o dirigente che sia), come invece succedeva con più facilità ai tempi del compianto Nikolo, la gente la perdiamo o non la sviluppiamo compiutamente.
Nella foto: le nostre Under 16 festeggiano il bronzo.
Nella prima metà d'agosto si sono disputati, in sovrapposizione poco opportuna (un solo giorno di sfaso), gli Europei U16 (dal 6 al 13) e U18 (dal 5 al 12). A Sopron, classica sede dell'Est, pregustavamo exploits da parte delle nostre decorate '99-2000. Che due anni fa potevano essere d'oro in U16 e furono poi bronzo, ma dettero l'impressione di essere il top del continente come potenziale (complici una Spagna e una Francia insolitamente mediocri in quelle annate) e la scorsa estate, tutti ricorderanno, si laurearono argento iridato, lì davvero top d'Europa giacché cedettero solo all'Australia.
In questo 2017 dal sogno ci risvegliamo decimi, dopo un inizio roboante con Bosnia e Francia deterioratosi poi nel doppio k.o. col Belgio (all'overtime) e con la Slovenia (51-53) che ci lasciava clamorosamente fuori dalle prime 8. Abbiamo pagato sanguinosamente la nuova formula con gli ottavi a eliminazione diretta anziché la seconda fase a gironi, che dava qualche margine d'errore. Ci salvavamo poi dalla retrocessione ma restava un piazzamento stretto e doloroso come un paio di scarpe di due numeri più basso. Anche se, come ho già ricordato in altre circostanze, va ricordato che in U18, nonostante l'oro del 2010, andiamo tradizionalmente peggio che nelle altre categorie.
Le singole? C'è stata quasi ogni volta una protagonista diversa, con poca continuità. Alla fine abbiamo avuto Madera, Cubaj e Fassina poco sopra i 10 punti a partita, oscillanti fra prove buone e incolori. Ma è stata più, credo, una questione di squadra che non ha girato come nei giorni migliori, perlomeno non nei momenti decisivi.
65.
Lucchesi ha scelto per l'Euro U18 le stesse 12 del glorioso Mondiale 2016 e il dubbio col senno di poi resta: ha forse (comprensibilmente) pagato qualche debito di riconoscenza, come Bearzot a Messico '86 e Lippi in Sudafrica 2010, o in effetti nel giro di un anno non è emersa nessuna in grado di inserire linfa nuova? Non dormirò male di notte per questo, bensì per il timore che questo gruppo così foriero di speranze per il nostro futuro abbia perso un giro, non ai fini della medaglia ma a quelli ben più importanti dello sviluppo individuale. Lucchesi forse non ha trovato l'interruttore ed è rimasto al buio, ma si è trovato in mano una maggioranza di giocatrici reduci da un'annata così-così. L'anno prima, per dire, Madera veniva dall'aver fatto onde in A2; stavolta da una manciata di partite con Pordenone, con cifre modeste, e una ventina di minuti totali con la Reyer.
Si sono letti giudizi severi sulla nostra poderosa 2000 d'origine toscana, compresa la forma fisica non asciuttissima; ma alla fine è il rendimento che conta, non la percentuale di grasso corporeo. Novella Schiesaro, per ricordare una che le assomiglia un po', fece ottime cose anche in azzurro senior, e non ricordo abbia mai avuto un peso-forma da ballerina... Piuttosto, il rischio nel suo caso è di appartenere a quella tipologia di giocatori che si sviluppano precocemente ma con pochi margini di crescita; tuttavia in 12 mesi è difficile passare da “top 5” di un Mondiale (con un anno in meno delle altre) a promessa mancata. Consideriamolo un appannamento momentaneo, così come l'ebbe Zandalasini.
Sull'annata '99 in generale, credo che non giovi lo strapotere eccessivo della Reyer; è vero che è sempre stato così fin da quando erano piccole, e non l'avevamo certo pagato; però, visto che a livello senior per ora di sbocchi ne hanno pochi, queste ragazze, una finale-scudetto più competitiva avrebbe potuto giovare.
66.
Ma negli stessi giorni pre-Ferragosto si gioiva per il bronzo delle Under 16 di Riccardi. Sito in questo caso occidentale, a Bourges; aspettative alla vigilia non molte, mi pare. Né sembravamo destinati alla gloria dopo la caduta con l'Ungheria nel terzo match di prima fase (rimonta subita nell'ultimo quarto), giacché dopo aver liquidato la Turchia negli ottavi finivamo in collisione col babau Spagna. Lì il capolavoro, 50-49, con la difesa, 19 punti di Panzera e 23 rimbalzi di Gilli. Le due sono state le nostre battistrada e sono del 2002, dettaglio assai incoraggiante; opportunamente erano già state rodate all'Euro U16 dell'anno scorso. Anche Spinelli, lunga, e Orsili, play, fra le protagoniste della spedizione; meno in vista la dominatrice delle finali scudetto, Pastrello.
Già intascato il bigliettone per i Mondiali U17 del prossim'anno, l'11 agosto la corsa per l'oro finiva con un 57-74 in semifinale con la Francia, con pochi rimpianti; transalpine poi in trionfo sull'Ungheria. Noi quasi altrettanto felici col bronzo grazie al 48-42 sulla Lettonia (vendicando le senior...): di nuovo in difesa quindi la chiave.
67.
Ilaria Panzera nuovo personaggio in rampa di lancio. Quintetto ideale dell'Euro U16 con un anno in meno della categoria; articolo dedicatole dal sito Fiba come stelluccia nascente. Tutto ciò dopo aver già stupito il mondo con l'esordio in A2 a 14 anni ma la faccia tosta di una di 20 (o di 30) e un fisico diventato in corso d'opera potente come quello di un'adulta: l'ho vista trasformarsi in pochi mesi, anche nel viso. Ha l'aria un po' da... slava e ne ha pure la cattiveria. Non ha paura di nulla; capace di entrare in una finale-promozione e dopo 10 secondi prendersi già un tiro.
La sua precocità è, come nel caso di Madera, un elemento critico perché può nascondere margini di crescita ridotti; e mi è parso eccessivo il pur grande Bibi Velluzzi quando ha scritto sulla Gazzetta che "secondo alcuni diventerà più forte di Zandalasini"... Non ce ne sono i sentori; però la stoffa solo un pazzo negherebbe che ci sia. Nel miglior scenario possibile la vedo come una guardia fisica, una Crippa con più punti nelle mani anche a livello internazionale.
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A inizio giugno ero su un treno delle Ferrovie Nord in partenza dalla stazione di Milano Cadorna; sono saliti tre o quattro adolescenti maschi, chiassosi, bestemmiatori, sudati. Chi se ne frega? Lo pensavo anch'io, ma poi dai loro discorsi ho intuito che erano appena stati a giocare a basket da qualche parte in città. Ciò li rendeva meno ignobili, ma c'entra con il femminile? C'entra che, a un certo punto, nei loro discorsi odo con sorpresa spuntare il nome di Panzera; uno diceva "sì, la conosco, ci ho fatto un torneo insieme una volta". Tralascio di riportare certi commenti volgari e sessisti emessi dalle loro boccacce, ma mi sono parsi una forma di rispetto: li tradurrei con qualcosa come "quella lì ha più palle di un maschio". In effetti lei ora è bronzo europeo, mentre quei tamarri si sentiranno fighi a battere Gorgonzola o Vimodrone in qualche girone provinciale Fip dell'hinterland est di Milano...
69.
Finivamo poi la campagna 2017 con il 4° posto (su 8) al classico trofeo "Bam" U14 in Slovenia, con più d'una partita rocambolesca, mentre all'altrettanto classico "Torneo dell'Amicizia" U15 a inizio luglio eravamo finiti quarti pure lì, ma su 4, con tre sconfitte pesanti. Maluccio è andata anche l'U16 “B” allo Youth Festival. Ma stiamo parlando di eventi semi-ufficiali, sperimentali.
L'importante è che siamo arrivati alla simbolica quota di 10 medaglie in 10 anni per le nostre giovanili. Non ossessioniamoci con il timore di non capitalizzare tutto ciò a livello senior; stappiamo almeno una birra per festeggiare la cifra tonda e un’epoca straordinaria. Tanto non è che “formando giocatrici anziché inseguire medaglie” le avremmo formate davvero meglio di come s'è fatto. Ogni merito possibile alle ragazze, agli staff e pure alla vituperata federazione, almeno a chi ha contribuito davvero.
70.
Ma intanto, a inizio agosto, s'è saputo a sorpresa che Capobianco verrà sostituito, come c.t. azzurro, da Marco Crespi. Quest'ultimo è stato accolto senza troppo entusiasmo (eufemismo) da chi, del nostro ambiente, ha esternato sulla Rete; la quale, si sa, tende a estremizzare in negativo. Il processo preventivo a Crespi perché fino a ieri non sembrava curarsi del femminile, o perché ha un notorio caratteraccio quando allena, appare eccessivo se non del tutto fuori luogo.
Tuttavia, anche qui, come per le formule dei campionati, come per tante altre cose del femminile, ciò che valeva ieri si dissolve in sabbia oggi. Si celebrava, a fine settembre 2015 (cioè meno di due anni fa) l'avvento di Capobianco come l'alba di un'era di miracoli, con una certa indelicatezza nei confronti di chi l'aveva preceduto (per la serie "adesso sì che vi diamo un coach serio"), ma tollerabile nell'ambito di un tentativo di insufflare entusiasmo. Tutto ciò abortisce prematuramente. Il messia di ieri diventa l'ex di oggi, e non è del tutto chiaro se si è dimesso lui per incompatibilità con i troppi impegni nel maschile, o se è stato indotto a lasciare. Certo, non è che il coach campano/molisano sia passato invano; ha fatto buone cose; ma sembra arduo che Crespi (superiore per curriculum) possa limitarsi a seguirne il tracciato. Dopo 3 settimane abbiamo potuto sentire per la prima volta (credo) il neo-c.t. in un'intervista realizzata dall'ufficio stampa di Schio, dove Crespi è andato in visita: promette, com'è logico, di portare novità senza stravolgere il lavoro del predecessore, ma è inevitabile che si ripartirà da... capo (non bianco).
Ho però un'obiezione per chi dice: "se Crespi urla e fa il matto come suo solito, si ribellano tutte". Be', se è intelligente troverà il modo di contenersi, però sarebbe anche il caso che un'azzurra si adegui al c.t. designato (a meno ovviamente che oltrepassi il limite) e non pretenda che costui si adegui a lei...
71.
Non ci saranno nel nuovo ciclo, con ogni probabilità, Macchi e Masciadri, ultime esponenti di una generazione che ha vissuto gli ultimi anni di “dolce vita” del basket femminile italiano di club e poi l'ha visto scivolare progressivamente nelle vacche magre e indi anoressiche. Qualche vantaggio dalla decadenza l'hanno tratto: due come loro, indubbiamente le migliori della loro generazione, hanno potuto impazzare fra i patrii confini senza mai venire spodestate né pensionate dalla concorrenza, grazie al fatto che negli anni successivi abbiamo creato un numero irrisorio di top players (non a caso, a parte una breve esperienza di Ress, peraltro chiamata come prodotto di Boston College, nessuna italiana più giovane di loro è stata chiamata dalla Wnba prima di Zandalasini). Inoltre, giocando di volta in volta per la corazzata del momento (soprattutto Masciadri, mentre Macchi è rimasta qualche tempo in più nella Comense ormai declinata, e poi a Ribera), hanno assommato un numero spaventoso di trofei per carenza di concorrenti.
Il rovescio della medaglia è che gli allori internazionali delle due ammontano a quasi zero (una Fiba Cup, o quel che è, insomma la seconda coppa, una decina d'anni fa), e il loro curriculum con la nazionale è farcito soprattutto di delusioni (la peggiore fu agli Europei di Chieti del 2007; ricordo ancora lo sguardo di Macchi perso nel vuoto dopo l’eliminazione), mancate qualificazioni a Mondiali e Olimpiadi, risultati mediocri salvo rari momenti senza continuità (ricordiamo un oro ai Giochi del Mediterraneo '09 e qualche altra medaglia in competizioni minori).
Temo poi che la scarsa concorrenza interna abbia finito per nuocere alle nostre due "big", non favorendo un loro ulteriore salto di qualità, relegandole un pizzico sotto il top assoluto del continente: a Macchi secondo me è mancata un pizzico di determinazione in più a esserlo (anche a costo di mettersi in discussione in qualche top team estero), perché come talento le mancava poco o nulla. Detto questo, avercene come loro... Avrei voluto che chiudessero in azzurro col Mondiale 2018, un premio alla carriera. Ma è finita emblematicamente con la lira che manca a fare il milione.
72.
Su chi conteremo quindi nel prossimo futuro? Purtroppo la nostra serie A si svuota di squadre e di giocatrici. Si dirà: “Ma dove sono le giovani?”, consueto ritornello dei vegliardi fin dagli anni '50. Ma stavolta la risposta c'è: “Son volate in America”. Nei mesi scorsi s'è saputo che Lorela Cubaj ingrosserà le fila delle nostre collegiali oltreoceano, che sono già una legione, come articoli su Superbasket e simili hanno già evidenziato più di una volta. Molto del meglio delle annate fra il '94 e il '99 è emigrato o emigrerà. Il danno attuale per le nostre A1 e A2 è già acclarato, il vantaggio futuro per il nostro movimento è dubbio.
Ma umanamente chi potrebbe impedire loro di accettare una borsa di studio in Usa? Quali prospettive di basket e di lavoro hanno dalle nostre parti? Per una Zandalasini che si realizza da noi, tante altre rischiano di restare senza carriera d'alto livello e senza sbocchi post-basket. Probabilmente l'esodo si intensificherà, e in fondo fa parte della normalità del terzo millennio, che altri vengano qui e noi andiamo altrove. Purtroppo fa parte della normalità anche il fatto che, se nessuno può campare di pallacanestro femminile (giocatrice, coach o dirigente che sia), come invece succedeva con più facilità ai tempi del compianto Nikolo, la gente la perdiamo o non la sviluppiamo compiutamente.
Nella foto: le nostre Under 16 festeggiano il bronzo.
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