domenica 15 marzo 2026

PreMondiale (3^g.) - Italia a lezione dagli Usa, ma nessun danno

Partita complicata da giudicare. Il livello di difficoltà si è alzato drasticamente rispetto alle prime due giornate; senza via di mezzo siamo passati da asfaltare a essere asfaltati. Ne abbiamo beccati 34 di scarto di cui 17 negli ultimi 6 minuti del 1° quarto.

Non so in base a quali elementi si possa dire che "ce la siamo giocata": se "non ce la giocavamo" quanti ce ne davano, 50 o 60? :blink:
Al tempo stesso, nessuna delle due squadre aveva pressioni di risultato (loro perché sono lì solo per fare rodaggio; noi perché una volta capito che non c'era trippa, cioè quasi subito, dovevamo tenere il meglio per le prossime) e dunque si può definirla un'amichevole di lusso, interessante come ovviamente è una sfida contro le top mondiali, ma poco significativa sul piano agonistico, così come lo erano state, per motivi opposti, le due passeggiate con Portorico e Nuova Zelanda.
La vera misura del nostro valore arriverà dalla partita di domani (domenica) contro la Spagna. Nel frattempo dovrebbe giungerci la certezza della qualificazione per non avere patemi all'ultima col Senegal.

Tutto sommato non è stato un gran danno se la Rai ha preferito dirottarci sullo streaming di RaiPlay, offrendo alla sterminata platea di RaiSport la bulimica maratona (3 ore e rotti) della finta Italia di baseball nella finta Coppa del mondo. Dove, bisogna ammettere, le tribune erano assai più piene di portoricani di quanto fossero per questa nostra disfida con le maestre americane; 2615 gli spettatori ufficiali al Coliseum di San Gianni.
A proposito di Rai, il telecronista Fanelli ha detto che questa era la miglior nazionale americana possibile tranne A'ja Wilson e Breanna Stewart (le quali peraltro valgono una trentina di punti potenziali); temo che non sia esattamente così, perché se guardi i due quintetti ideali dell'ultima stagione Wnba, vedi che appena due giocatrici su 10 (Young e Bueckers) sono in questa selezione che pure ci ha spazzolato. Ma è un dettaglio.

In avvio una tripla di Pasa, sullo scadere dei 24", entra fortunosamente di tabella e ferro (2 a 3 per noi); "sta' a vedere che è un segnale", ci s'illude; macché. Così come non è un segnale il canestro di Zanda in taglio per il 3-5 in favor nostro, giacché la stella bronese faticherà assai in fase realizzativa. E' invece un segnale, o meglio una svolta, l'ingresso della diva Clark, la quale gioca controllatissima, zero forzature, al servizio della squadra, solo qualche lampo di quelli che l'hanno resa celebre, poi vai a vedere il plus/minus e ha +27, il migliore di tutti. :B):
Fatto sta che le americane aprono il fuoco dalla lunga distanza, soprattutto con Gray e Copper, e per noi scende la notte: da 7-7 a 16-7 in un amen; Capobianco chiama timeout e dice "Perché dobbiamo regalare? (nel senso di fare regali, ché ci ammazzano) E' pallacanestro di alto livello!". Ma rendersene conto non è che aiuti. Se nelle prime due partite le avversarie s'incartavano da sole, adesso abbiamo di fronte gente che se ha mezzo metro libero ti segna in faccia da 7 metri, se non ha il mezzo metro se lo crea da sola con cross-overs e step-backs assortiti, t'asfissia in difesa, corre il doppio, eccetera.
Il primo quarto finisce 28-11 con una tripla di Clark da 8 metri, forse con un passo laterale di troppo, ma tant'è, se lo annullassero sarebbe rivolta sugli spalti (dove ragazzine urlanti l'acclamano).

Nel 2° quarto, dopo un 30-11 sopraffino di un'altra diva, Plum, in giro e tiro su Cubaj, si vede qualcosa di meglio da parte nostra; colpiscono Verona e Spreafico da fuori; poi riusciamo a individuare l'unico punto debole (o non troppo forte) delle americane, e cioè che sotto canestro non hanno cristone a fare ombrello in difesa (una Brittney Griner, per intenderci; hanno l'ex ragusana Hamby e la starlette mediatica Reese che viaggiano sull'1.90 e sono longilinee), sicché Zanda serve due buoni palloni ad André che deposita.
Cubaj indovina una tripla allo scadere dei 24" e siamo a un dignitoso 40-26. Nel finale però riprendono a martellarci in arresto-e-tiro, arte da noi ormai dimenticata in cui loro sono davvero magistrali, mentre noi sprechiamo qualche buona occasione da vicino. All'intervallo si è su un rotondo 50-30; loro hanno 12/18 da 2, noi 7/21 ed è soprattutto lì la differenza più marcata (in realtà è tutto il gioco a 360 gradi, ma la cifra più evidente è quella).

Sul secondo tempo andiamo rapidi, essendo ormai un prolungato "garbage time"; tentiamo un accenno di zona (come già in precedenza) ma ce la fanno saltare in fretta con altre triple, mentre Zanda continua a non sbloccarsi al tiro; da 67-36 al 25' per fortuna gli Usa si placano mentre noi caviamo un paio di triple da Keys; al 30' è 69-45.

L'ultimo quarto è pura accademia; gli Usa da +30 si concedono un altro stallo di 2-3 minuti in cui piazziamo un 7-0 (addirittura) ma loro rispondono con un 15-4 finale. Da segnalare uno stoppone di André sulla divetta Reese; la pulizia stilistica di Bueckers in arresto e tiro; qualche altra pennellata di Clark con l'aria di chi sta usando le marce basse. Il punteggio di chiusura è 93-59, amen.

Per gli Usa, 5 in doppia cifra: Copper 15, Bueckers e Clark 12, Gray e Young 11; hanno il 61% dal campo contro il nostro 37%; nessuna in doppia cifra per noi ma le 3 top scorers (André e Cubaj 9, Keys 8) sono non a caso le lunghe, il reparto in cui la differenza era meno abissale; Zanda fa 6 con 2/11 e 4 assist in 24'.
Ovvie rotazioni di Capobianco nel secondo tempo per non spremere inutilmente chi dovrà fare la differenza contro la Spagna. La quale ha fatto succo e polpa di Portorico (91-52), mentre il Senegal ha fatto 61-45 contro la Nuova Zelanda, dando l'idea che con le africane dovremo sudare più di quanto abbiamo fatto con le oceaniche.

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Negli altri gruppi, la terza giornata offre soprattutto i passi avanti di Cina (8500 spettatori) e Cechia, quest'ultima sul Brasile in una partita-chiave; la vittoria d'oro della Turchia di Mazzon (con 25 punti della turchissima Kennedy Burke) sul Giappone che è sull'orlo dell'eliminazione (clamoroso per le vicecampionesse di Tokyo '21 che avevano incantato il mondo). il successo largo della Francia sulla Germania (5000 spettatori) in un big match peraltro ininfluente per la qualificazione; ben più importante era, nello stesso gruppo francese, Filippine-Nigeria, vinto dalle africane in rimonta.

venerdì 13 marzo 2026

PreMondiale (2^g.) - Battuta anche la Nuova Zelanda, ci siamo quasi

Andremo ai Mondiali. Solo questo è l'essenziale. :amen: Non c'è ancora la matematica ma dovrebbe succedere un cataclisma per impedircelo, ovvero una concatenazione di risultati tra cui una nostra sconfitta oceanica col Senegal, e non sembra umanamente possibile. Anche perché questa nostra Nazionale sembra aver deposto ogni pulsione suicida del passato, ogni propensione allo psicodramma nei momenti topici.


Non è stata, con le neozelandesi, una partita da scolpire nella memoria, ma non c'era ragione per cui dovesse esserlo. Squadra grezza tecnicamente, priva d'individualità raffinate, quella oceanica, e palesemente in difficoltà a manovrare la palla senza perderla; ma tignosa in difesa, capace di assestare robuste spallate alle nostre in modo da farle desistere dall'attaccare il canestro con continuità; e nel giorno in cui il tiro da fuori non entrava, questo ci ha inevitabilmente esposti a sbalzi di produzione offensiva.

Scattiamo pronte (2-10 nel giro di 2 minuti) con Zanda che mostra subito d'elevarsi (e di parecchio) sul livello medio delle avversarie; dopo un breve stallo in cui s'inizia a palesare la nostra imprecisione perimetrale torniamo a spingere nel finale del 1° quarto, con Pasa che punge nei recuperi e svolazza in contropiede. Il 12-26 al 10' (9 di Zanda e 6 di Pasa) induce a pensare "dai, anche oggi è una passeggiata".

In realtà non è così perché all'inizio del 2° quarto esce Pan per una botta tra spalla e collo (si legga il comunicato Fip chi vuole qualcosa di più preciso) e le altre tiratrici non fanno canestro; imbrocca invece qualche tripla la Neo Zelanda per entrare in partita a tutti gli effetti (27-33 a -2'30", noi appena 7 punti in 7'30"). Ci sbloccano una tripla di Madera e una perla d'assist di Zanda per Cubaj ma il 30-38 all'intervallo non è di sicurezza. Mediocre il 2/10 da 3 ma anche il 6/11 ai liberi per noi.

L'impasse italico continua a inizio ripresa: confusione offensiva e bonus-falli esaurito presto; le danzatrici d'haka si portano ad appena meno 2 (36-38) con tanto d'urlaccio in faccia a Zanda su un gioco da 3 punti a rimbalzo offensivo.
Chi provvede, nel frangente più critico, a rimettere la freccia della partita nella nostra direzione? Una Cubaj versione-quarto di finale europeo con la Turchia, che sciorina due semigancioni di fila e rifila uno stoppone in difesa. Poi Spreafico che si sblocca dall'arco e 5 punti di classe di Zanda; Santucci con una scucchiaiata allo scadere del 3° quarto fissa un +15 (39-54) che sa di quasi sicurezza.

Perché alla distanza la Nuova Zelanda palesa i suoi limiti, dapprima non approfittando di un nostro nuovo inceppamento (con Zanda e Cuba in panchina), poi perdendo una sarabanda di palloni che Pasa più di tutte punisce; da 48-59 al 34', che potrebbe ancora lasciare qualche incertezza sull'esito, le nostre opponenti non segnano più per 5 minuti, sicché dilaghiamo (48-71, finale 51-74) incamerando anche uno scarto massiccio nell'eventualità, al momento remota, che serva in classifica avulsa.

Zanda 18 punti, Cubaj 14, Pasa 10 per le nostre; le altre non in serata brillante ma nemmeno dannosa. La Zelanda finisce con 25 perse contro appena 8 delle nostre, imprecise da 3 (6/25) e ai liberi (11/21) ma oltre il 50% da 2 e soprattutto con 20 tiri di più dal campo grazie ai recuperi.

Non si rischia l'infarto per eccesso d'emozioni anche nelle altre due partite del girone: la Spagna sotterra il Senegal e gli Usa altrettanto con Portorico; da notare che stavolta un discreto pubblico (5.568 spettatori) s'è appalesato sulle tribune del mastodontico Coliseum. ^_^

Vedremo come c'andrà contro le due corazzate ma ovviamente affrontarle con la serenità di aver raggiunto l'obiettivo principale è altro paio di maniche rispetto a doverle battere per salvare la spedizione. La certezza è che l'Italia intera sarà dinnanzi ai teleschermi sabato sera per la sfida alla divina Clark e socie (seh, buonanotte). :huh:

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Negli altri gruppi, partendo da quello di Istanbul che agonisticamente è di gran lunga il più interessante: scivolata della Turchia di Mazzon contro l'Argentina; al palo il Giappone che perde con l'Australia facendosi rimontare con un 4-23 nell'ultimo quarto; :woot: il Canadà si rialza strapazzando l'Ungheria. Può succedere ancora di tutto, là.

Sono invece già passati il Belgio, che bistratta la Cina davanti ai suoi 7.121 sostenitori a Wuhan (super Delaere, nostra giustiziera ad Atene, con 27; spiccano per le asiatiche i 20 della ciclope di 2.20 e rotti Zhang Ziyu in appena 18'), e la Francia, che in casa propria passeggia sulla Colombia dopo aver fatto altrettanto con le Filippine (in confronto noi abbiamo sudato sette camicie). Nel gruppo cinese interessante anche la vittoria del Mali sulla Cechia.

giovedì 12 marzo 2026

PreMondiale (1^g.) - L'Italia sculaccia Portorico, buon primo passo

"Buona la prima"; "chi ben comincia è a metà dell'opera": frasi fatte che di solito procacciano l'orticaria, :sick: ma per una volta ci stanno. Distruggiamo Portorico in casa sua, 41-78; e considerando che Senegal e Nuova Zelanda, nelle altre due partite del nostro girone, non sono parse corazzate (anche se potrebbero essersi furbescamente risparmiate contro Usa e Spagna), sembra che il Mondiale berlinese non sia troppo lontano per le azzurre di Capobianco, scaramanzie a parte.


Temevamo, in questo esordio, di trovarci in una bolgia infernale contro una squadra che si preparava meticolosamente da mesi mentre noi arrivavamo all'ultimo momento con le fatiche di Eurolega ancora nelle gambe di 9 delle nostre 12. Tutto il contrario. C'erano solo 1500 anime disperse sulle tribune del sovradimensionato "Coliseum" di S. Gianni di Portorico (17.000 posti); e la compagine caraibica, che pure ha fatto le Olimpiadi due anni fa, sembrava un'accozzaglia riunitasi per la prima volta mezz'ora prima della partita, senza uno straccio d'organizzazione collettiva su ambo i lati del campo. Le individualità? Le più quotate erano l'ex scledense Guirantes e il torrione di 2 metri McGee-Stafford, sorellastra di Javale; ebbene, una ha finito con 2 punti e 0/2; l'altra con 7 e 3/10.

Noi abbiamo fatto la nostra parte in modo più che onesto; nei primi due quarti, identificata rapidamente la loro copertura dell'area prossima allo zero, abbiamo colpito sistematicamente da sotto, in penetrazione o con servizi alle lunghe; in difesa le abbiamo fatte tirare a caso la maggior parte delle volte: ogni tanto un tiro gli entrava, molto più spesso perdevano palla o scheggiavano il ferro. In un amen abbiamo preso il largo (6-17), poi c'è stato qualche micro-sprazzo portoricano verso fine 1° quarto e inizio 2°; ma abbiamo risposto puntuali con contro-sprazzi più pesanti che ci hanno fatto toccare il ventello di scarto (22-42) già al 18'.

Gran protagonista del primo tempo una Verona rinata rispetto alle magre di Eurolega (forse stimolata delle pernacchie subite da qualche utente di questo forum): all'intervallo era a 16 punti con 7/7 dal campo. Eloquente (sulla loro difesa) il nostro 16/24 da 2 al 20'.

A inizio ripresa siamo volati addirittura oltre il +30 (26-59 al 25') con Spreafico che ha scaldato la mano dall'arco e un paio di contropiedi di una Zanda concreta senza dover fare gli straordinari.
A quel punto Portorico ha escogitato una zona che in qualche modo ci ha frenati, cioè se non altro hanno evitato di farsi bucare come groviera in avvicinamento a canestro; in ogni caso, dato che loro non segnavano mai, il vantaggio è rimasto di arci-sicurezza, poi abbiamo affondato di nuovo i colpi con Madera ed è finita con un +37 oltre ogni aspettativa. Utile anche nell'eventualità (al momento remota ma non da escludere) di classifica avulsa.
Verona chiude con gli stessi 16 punti che aveva all'intermezzo; Madera 13; Sprea 11; Zanda 10. Qualche prestazione sottotono c'è stata, ma è inutile cercare il pelo nell'uovo in una partita stradominata; attendiamo le prossime.

Ora, per gli scherzi del fuso, si torna in campo per la seconda volta in quella che per noi è la stessa giornata (ore 22 con la Nuova Zelanda). Se non ci incartiamo su noi stesse, è già virtualmente fatta, e poi possiamo goderci le sfide di lusso con Usa e Spagna. Le suddite di Trump hanno dato spettacolo col Senegal, ma ovviamente non era un banco di prova attendibile. Caitlin Clark, all'esordio in Nazionale senior e di ritorno all'agonismo dopo i lunghi mesi d'assenza per i guai fisici che le hanno consentito di giocare la miseria di 13 partite nell'anno solare 2025, aveva la carabina ben oliata con 4/5 da 3 per 17 punti, cui somma la beltà di 12 assist; il suo primo tiro è una tripla che s'insacca con l'aiuto del ferro, segno di benevolenza divina. Alla partita risultano aver assistito appena 1041 spettatori: vorremmo conoscere il responsabile ticketing per trarlo in arresto, :angry: visto che Clark e compagne fanno 10.000 spettatori ogni volta che s'allacciano le scarpe in patria, e il basket non è certo secondario negli interessi dei portoricani. Probabilmente sono i soliti prezzi da vampiro della Fiba.

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Molti risultati "tanto a poco" anche nei gironi di Wuhan (nome maledetto) e Villeurbanne; in quello di Istanbul, invece, dove solo l'Argentina pare inadeguata mentre fra le altre 5 sarà bagarre, c'è il colpaccio dell'Ungheria sul Giappone (con 35 punti dell'ex scledense Juhasz) e quello della Turchia di Mazzon, che come naturalizzata stavolta ha arruolato l'ex sassarese Kennedy Burke, sul Canadà, il quale rimonta da meno 16 (metà 3° quarto) al sorpasso ma viene contro-sorpassata nel caotico finale, in cui poi le foglie d'acero sbagliano 3 volte nell'ultima azione.
Nel massacro francese sulle Filippine si segnala una schiacciata della giovane Malonga, specialista in materia.
Al tirar delle somme, tutte le europee hanno vinto; una Caporetto per l'America a parte gli Usa; per l'Asia a parte la Cina; per l'Africa a parte la Nigeria. Ma tant'è, le sentenze dopo il primo giorno sono premature.

mercoledì 11 marzo 2026

PreMondiale (vigilia) - Il treno della storia ci passa davanti: Italia, prendilo

 Non brillo ma fibrillo. :blink: Farnetico? Sì, ma è la tensione della vigilia di un momento che, tanto per non mettere pressione alcuna, è un bivio cruciale per il nostro basket femminile: tornare ai Mondiali da cui manchiamo da 32 anni, dare seguito al bronzo dello scorso anno, oppure tornare nell'oblio della mediocrità, nel limbo del "vorrei ma non riesco".

Di per sé la missione non è titanica: si tratta di metterci due squadre dietro le spalle (ossia vincere 2 partite su 5, salvo combinazioni di classifica avulsa), presumibilmente due fra Portorico, Nuova Zelanda e Senegal, dando per scontato che gli Usa siano fuori portata e che la Spagna, seppur non imbattibile, ci finirà davanti.

Poteva andarci forse meglio (la Francia, piazzata dietro di noi all'Europeo, deve solo battere, in casa sua, due fra Colombia, Corea e Filippine, mentre Nigeria e Germania sono fuori classifica in quanto già qualificate) ma anche peggio: la Turchia di Mazzon, sia pure nel nido patrio d'Istanbul, è in una tonnara senza anelli deboli salvo forse l'Argentina, perché per il resto ci sono Ungheria, Australia, Canadà e Giappone.
Tanto per completare il quadro, nella famigerata (per il Covid) Wuhan, dove sono già iniziate le schermaglie, hanno ficcato Cechia, Brasile, Belgio e le due africane Mali e Sud Sudàn, oltre ovviamente alle padrone di casa della ciclopica Zhang Ziyu; e questo gruppo non saprei dire se sia meglio o peggio del nostro.

Inutile comunque strologare sugli altri lidi; dall'1 di stanotte un Paese intero sarà fisso ai teleschermi; naturalmente non parlo del nostro Paese ma di Portorico. Beccare le padrone di casa all'esordio è un vantaggio o uno svantaggio? Mah, apparentemente uno svantaggio perché tu ti stai ancora ambientando mentre loro sono lì che ti aspettano, cariche a mina. Però sarebbe forse peggio trovarle all'ultima giornata con la qualificazione ancora in bilico.
Fatto sta che questa partita è già una carta di tornasole per la nostra spedizione: se vinciamo diventa in discesa (pur toccandoci nelle parti debite), altrimenti il margine di errore diventa sottile anche se bisognerà evitare depressioni e disfattismi prematuri.

Non ho dubbi sulla coesione del gruppo plasmato da Capobianco, l'unità d'intenti, la personalità, insomma le doti dimostrate lo scorso anno (al di là di quelle tecniche) e che fecero la differenza rispetto ai fiaschi passati; tuttavia almeno un paio d'incognite - oltre all'ovvio valore delle avversarie - non ci rendono tranquilli, ovvero:

1) la condizione di alcune nostre, come hanno già fatto notare vari commentatori, potrebbe non essere brillante, come la serie-derby di Eurolega ha evidenziato; e in generale abbiamo 9 giocatrici su 12 che si sono appena scannate senza risparmio in quella triplice battaglia;

2) le tre avversarie su cui facciamo la corsa sono extraeuropee, quindi diverse da quelle che siamo abituati ad affrontare. Ad Eurobasket ci destreggiammo bene contro squadre che, pur con il rispettivo stile, parlano il nostro stesso linguaggio cestistico; vedersela con Portorico, Senegal e Nuova Zelanda potrebbe essere tutt'altro paio di maniche, e non perché costoro siano tecnicamente meglio di noi, ma perché giocano in modo diverso dai nostri canoni.

Detto questo, le chiacchiere stanno a zero, per cui conviene astenersi da previsioni e parlare dei fatti, appena le prime danze notturne saranno concluse.

PS: fondamentale avvertenza (ma Capobianco lo saprà già da solo), dobbiamo gestire bene le forze. Inutile imbastire un'eroica e inutile resistenza contro gli Usa per poi arrivare spompe alla partita successiva che conta davvero. Come quando agli Europei 2023 consumammo energie contro il Belgio, gran partita ma persa, per poi sembrare fantasmi l'indomani col Montenegro e uscire.

lunedì 9 marzo 2026

Unrivaled: vittoria delle "Mist" di Stewart

 Si è conclusa addì 4 marzo la seconda edizione di Unrivaled, la lega statunitense femminile di 3x3 a tutto campo, organizzata dalle giocatrici Napheesa Collier e Breanna Stewart e durata due mesi tondi.

Le novità salienti di quest'anno sono state l'aumento da 6 a 8 squadre e alcune tappe all'esterno (nella prima edizione si era giocato sempre nel palazzetto-base a Miami) con un successo notevole, tant'è che a Philadelphia si sono registrati 21.000 spettatori, record per un evento di basket femminile professionistico al coperto, o qualcosa del genere (in America ci sono record di qualsiasi sorta, tipo record di peli nel naso per il pubblico seduto nelle file dalla quinta alla nona). Chiaro che resta complessivamente un prodotto di nicchia, ma insomma un contrattuccio televisivo dignitoso ce l’ha, così come ha finanziatori che mettono la fresca per andare avanti. Il tutto nell’onda del successo degli sport al femminile che si sta vivendo negli Usa.

Il concetto di fondo di Unrivaled, direi, è quello di produrre una via di mezzo tra evento sportivo e spettacolo televisivo, quindi tempi rapidi, gioco semplificato e godibile senza complicanze tattiche, valorizzazione delle individualità. L'idea è che sia più conveniente far giocare fra loro le stelle, pagandole bene, che gestire organici lunghi con 12-15 giocatrici, di cui la metà non attira pubblico né interesse, e staff chilometrici (insomma la costosa ed elefantiaca organizzazione di una franchigia vera e propria) dando pochi spicci a tutti, come fa la WNBA.

Esaurite le premesse, il titolo 2026 è stato vinto dalle “Mist” di Breanna Stewart (con Allisha Gray, Arike Ogunbowale, Veronica Burton e l’australiana Alanna Smith) in finale contro le “Phantom” di una sublime Kelsey Plum, che vedremo anche contro le nostre al Pre-Mondiale, e che ha segnato 40 punti con una serie di invenzioni in 1 contro 1 sino al ferro e triple in step back, step laterale, step in su e step in giù. Con 18 nel primo quarto colei che vedemmo ridere serena un attimo prima di battere i due tiri liberi decisivi della finale olimpica (per dire di che tempra sia fatta) :woot: ha tenuto avanti le sue finché ha potuto, ma lo strapotere di Stewart vicino a canestro, senza una lunga che potesse contenerla fra le Phantom, ha poi macinato la differenza a lungo andare.

Le regole di Unrivaled prevedono che dopo i primi 3 quarti l’ultimo si gioca non fino in fondo ma solo sino a quando viene raggiunto il punteggio “target” (ovvero 11 punti più del punteggio della squadra in testa a fine 3° quarto), sicché le Mist, che erano avanti di 6, hanno avuto agio nel controllare lo scarto, nonostante le ultime magie di Plum, e vincere 80-74, con tiro libero da 2 punti di Stewart in seguito a un “intervento VAR” (per dirla alla calcistica), ovvero uno sfondo è stato convertito in fallo della difesa.

Stewart ha chiuso con 32 punti vincendo il titolo di Mvp della finale (le mancava giusto questo alloro nella sua onusta bacheca), mentre Mvp della stagione regolare è stata Chelsea Gray (vincitrice anche del torneo di 1 contro 1, evento collaterale nella logica di Unrivaled di valorizzazione massima delle individualità); top scorer è stata l’ex scledense Marina Mabrey che come al solito ha alternato prodezze e screzi.

Le squadre semifinaliste sono state le “Vinyl” del torrione Griner e le “Breeze” della pallida di carnagione, ma non nel gioco, Paige Bueckers (anche lei in procinto di sfidare le nostre baldanzose azzurre in Portorico).

venerdì 6 marzo 2026

A1: giudizio sulla stagione di Broni

Guardando solo al rendimento della squadra e non all'empatia, ha fatto un girone d'andata sopra le righe (col neo della batosta incassata a Brescia) e uno di ritorno in flessione. Nel complesso ha portato a casa i playoff (cioè la salvezza diretta) che erano l'obiettivo centrale da neopromossa. Da una squadra di Diamanti mi sarei aspettato più resistenza contro le "big", invece con le prime 5 ha sempre perso, 11 volte su 11 (contando pure la Coppa Italia), e ci può anche stare viste le differenze di mezzi, ma con uno scarto medio intorno ai 20 punti, cioè quasi mai dando fastidio.

Coppe - il resto della settimana

Oltre a Venezia-Schio, la settimana europea ha offerto la qualificazione diretta alle semifinali di Eurolega per il Galatasaray, che ha battuto 67-51 Landes (per cui i quarti saranno Landes-Saragozza e Girona-Venezia, le due turche attendono giulive in semi) e l'accesso alla finale di EuroCup per Mersin e Athinaikos, quindi sfida turco-greca mentre le due francesi Lattes-Montpellier e Villeneuve sono state eliminate.
L'Athinaikos è un club minore della capitale, gioca in un palazzucolo del sobborgo di Vyronas, ma a livello femminile ha una signora tradizione; vinse l'EuroCup nel 2010.

giovedì 5 marzo 2026

Eurolega (play-in G3): gloria Venezia, stesa Schio con merito

Canta, Taliercio, nella sera più gloriosa della tua storia europea, e non essere più incredulo ma credente, come disse Gesù Cristo a san Tommaso. Che diffidava, così come il pubblico veneziano era scettico durante la stagione, su questa squadra che pur sciorinando prove gagliarde in Eurolega stentava in campionato e - agli occhi di chi si pasce di divertimento e non solo di meri risultati - difettava di vena artistica, quella che gli anni scorsi fornivano a piene mani Kuier, Berkani e la MatiVilla pre-infortunio.

Ma Mazzon ha impanato la focaccia con gl'ingredienti che aveva; la sua coerenza ha avuto ragione. Non con la creatività e i guizzi di talento, ma con la feroce applicazione, l'energia, il sacrificio collettivo, questa Reyer si è regalata la madre di tutte le vittorie, la serie-derby di Eurolega, il terreno che l'arcirivale pascola da decenni (seppur senza allori); e questo proprio nell'anno in cui Schio sembrava più attrezzata per arrivare in fondo. Ritrovandosi invece, inopinatamente, senz'anima e senza benzina, nel momento della verità.
La scatola nera del disastro delle suddite di Cestaro non contiene una cagione singola, ma probabilmente tanti fattori che si sono sommati; è chiaro che l'esito della serie va attribuito al 50% ai meriti della Reyer e al 50% ai demeriti di chi è più forte (a meno che i primi 4 scontri diretti stagionali fossero burla) e non ha saputo dimostrarlo, implodendo malamente.

Il classico contrasto tra la festa dei vincitori e la mestizia dei vinti era amplificato, nel bailamme finale, dalla scena, al tempo stesso epica e drammatica, di Giorgia Sottana che terminava in lacrime la sua carriera internazionale, applaudita da compagne e avversarie, guadagnando poi la via degli spogliatoi col pallone della gara. Nella sua gerla stracolma di trofei mancherà, dunque, quello europeo, così come le mancherà (ma questo era ormai assodato da anni, stante il suo bando perenne) un alloro con la Nazionale maggiore.

Ma torniamo indietro per poi ripartire con la cronaca spiccia. Tra gli antipasti della vigilia, spiccavano: l'uscita del video de "La Giornata Tipo" (la seguitissima piattaforma di varietà cestistica) sul ritorno in campo di Matilde Villa; la notizia propagata non si sa da chi, ma che sembrava attendibile e invece era farlocca, secondo cui Schio sarebbe stata priva di Sottana e André, uscite conce dalle ultime due partite; e infine le quotazioni dei bookmakers, perfettamente alla pari, come a dire che l'incertezza era assoluta. Certo, si veniva da due partite di predominio territoriale veneziano, anche se concretizzato solo in gara-2; ma come scommettere contro il talento e il dna vincente di Schio?

La pugna inizia alle 19.30, sotto gli occhi di tutt'Italia, ipnotizzata dinnanzi agli schermi di RaiSport. Nel 1° quarto (non solo, ma soprattutto), chiuso sul 14-10 per le locali, gli attacchi stentano; a volte esauriscono i secondi in estenuanti ma vane ricerche di spiragli, salvo poi gettar la sfera alle ortiche; a volte invece si liberano della palla come se scottasse (o temendo di non trovare più spazi se non cogliessero la prima occasione utile) collezionando affrettate padelle dalla lunga distanza. E' sempre, però, Venezia a fare qualcosa di più, fabbricando micro-vantaggi che Schio ricuce (da 10-6 a 10-10; da 22-17 a 24-24) ma dovendo sempre arrancare al traino.
Nel finale del 2° quarto, mentre la difesa veneziana asfissia vieppiù le manovre scledensi, una tripla di Pan completa un parziale di 8-0, primo break significativo, solo lenito da due liberi di un'evanescente Conde a ridosso dell'intervallo (32-26). Schio ha 11/31 dal campo, la Reyer 10/29, ma 5 triple contro 3 e qualche libero in più. Dojkic ha 10 punti, Charles 8; di là Shepard 8 e Zanda 7.

Il terzo quarto vive due capitoli opposti, equamente suddivisi nel cronografo. Nei primi 5 minuti domina Venezia, sembrando prossima a sferrare il colpo del k.o. Cubaj stoppa Zanda, giocata iconica; Pan colpisce da 3, e anche questo è un termometro per la Reyer, quando la capitana c'è con le sue triple. Le figlie di San Marco continuano a difendere con ferocia, colpire in contropiede (pungente Pasa in ciò; e in questo momento i punti da palla persa sono 16-2 per Venezia) e circolare bene la palla a difesa schierata: un assistone di Dojkic per Cubaj porta al massimo vantaggio (41-28 al 25').

Proprio nel momento di massimo entusiasmo veneziano e depressione scledense, cambia il vento. Non per caso quando entra Sottana al posto di una Verona in stato confusionale: già autrice di 5 punti nel primo tempo, la classe 1988 rianima le sue con un paio d'assist, e tanto basta per ribaltare la freccia della partita, nonostante due pregevoli guizzi di Pasa tentino d'impedirlo. Keys batte un colpo; poi Laksa e Shepard prendono in mano la situazione e completano un clamoroso 4-15 di parziale in 4 minuti (dopo i 2 punti di Schio nei primi 5'); Holmes in arresto e tiro e Sottana dalla lunetta fissano lo score sul 47-45 al 30'.

Quando poi, a inizio ultimo quarto, Shepard pareggia (47-47) e Verona si sblocca replicando dall'arco a Pan (50-50 a 7' dalla fine), il piano inclinato della partita sembra scivolare verso Schio. Fasullo! Avviene tutto il contrario.
La chiave è la difesa di Venezia, che le consente, a mo' di trincea (recuperi in tuffo, muri sulle iniziative scledensi che sembrano attaccare in 5 contro 10), di reggere nel momento in cui l'attacco è in panne. Santucci svalvola tiracci ma rimedia mordendo ogni caviglia altrui e rubando di tutto. Su uno di questi recuperi, l'emiliana manda a canestro Charles in contropiede, per un 52-50 che sblocca il punteggio dopo 3'50" di infinita impasse di entrambe.

E' la stura all'ondata finale della Reyer, che sommerge Schio, la partita e la serie. Altri momenti topici sono lo 0/2 di Verona in lunetta, cui Santucci risponde con un 2/2; e poi un'azione in cui Venezia strappa 3 rimbalzi offensivi finché Cubaj segna in 1 contro 1 su Conde con tanto d'aggiuntivo: 57-50 e ormai manca solo 1'25".
I chiodi nella bara li pianta l'ex Dojkic fendendo la difesa per il 59-50 e (dopo un tiro libero che resterà l'unico punto di Schio in questo tragico frangente, costellato di palle perse e tiri una contro tutte) con una tripla per il 62-51 a -40".
Resterà quello il punteggio finale, in una partita che non sarà ricordata per le alte percentuali (20/59 Reyer con 15 di Dojkic, 12 di Charles, 11 di Pan, 9 di Pasa; 18/53 Schio con 16+13 rimba di Shepard, 7 per Sottana, Conde e una Zanda rimasta a secco nella ripresa) ma per l'agonismo, emozioni e implicazioni storiche resterà scolpita.

Anche se - paradosso finale in chiosa - potrebbe risultare la gloria d'una singola sera per la Reyer, a meno di un miracolo a Saragozza e a meno di riuscire, nei playoff italici, a infilzare di nuovo Schio, la quale però, a differenza di stavolta, avrà il fattore-campo a favore, avrà avuto tempo di recuperare la forma che ora latitava (mentre la Reyer dovrà giocoforza dedicare testa e gambe alle Final Six), e sarà incazzata nera. Ma prima c'è la spedizione azzurra in Portorico, dove le rivali di questi giorni torneranno alleate, sperando di replicare le glorie ateniesi del 2025.
A tal proposito, il trionfatore Mazzon, in una conferenza-stampa per una volta scoppiettante, si è prodotto in una filippica contro il calendario intasato, giacché lui, come le azzurre, sarà impegnato nel Premondiale (ricordiamo che è il nuovo c.t. della Turchia), e appena tornato dovrà tuffarsi nei playoff nostrani e preparare la grande kermesse d'Eurolega.

Chiosa alla chiosa: l'audience tv della partita su RaiSport risulta essere stata di 33.000 unità nel primo tempo e 37.000 nel secondo, per uno share dello 0,18%.

Matilde Villa tedofora paralimpica

Qui vediamo MatiVilla che accende il braciere paralimpico in piazza San Marco a Venezia. Questa sì che è popolarità.



domenica 1 marzo 2026

A2: Valdarno, un'altra volata maldestra (contro Mi Stars) mentre Costa ri-batte il Sanga

Consiglio il video degli ultimi 5 minuti di Milano Stars-Valdarno di oggi vedi dal punto giusto), con rimontona delle Stars che risorgono dal caotico periodo di cambiamenti e sconfitte, mentre Valdarno conferma una certa allergia ai finali in volata*; misteriosa la scelta di Bernardi nell'ultima azione, sotto di 3, di andare a depositare in entrata allo scadere; o meglio, misteriosa no, evidentemente non sapeva il punteggio.

* per l'esattezza, fino a tutto novembre era il contrario, ovvero 6 vinte-1 persa nei finali entro i 2 possessi di distanza (cioè 6 punti di scarto); da inizio dicembre a ora, 1 vinta-5 perse (compresa la Coppa Italia).

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Coach Franz Pinotti a fine partita [il big match perso contro Costa] dichiara: “Complimenti a Costa Masnaga per la vittoria meritata. Ma detto questo, credo che sia impossibile non trattare il metro arbitrale nell’analisi del match; un arbitraggio che nel calcio verrebbe definito “all’inglese” che ha permesso a loro, che sono già una squadra molto fisica, di avere un vantaggio enorme. Sinceramente in casa della prima in classifica, in un match che vale il primo posto mi aspetto arbitraggi di altro livello e maggior rispetto.
Guardi il referto e dici: “Ma cosa dici? Ti hanno fischiati più falli a favore… certo, è bellissimo quando fanno così. Negli ultimi minuti si accorgono che siamo 8 falli a 1 e compensano quando non serve oiù a niente. Sono troppo vecchio per non averlo già visto. Solo tristezza per la mancanza di Rispetto.
Andando agli aspetti tecnici, loro sono il nostro opposto: giovani, molto fisiche ma noi siamo stati bravi a contrastare con la nostra esperienze quelle loro caratteristiche. Fine terzo quarto a -4 nonostante tutto. Poi però arriva un livello di fisicità oltre il quale non possiamo andare. Sicuramente potevsmo fare qualcosa in più, abbiamo concesso troppo a rimbalzo, tante volte pur eseguendo tagliafuori abbiamo lasciato dei secondi tiri e alla fine hanno un peso. Adesso dobbiamo vivere queste ultime quattro partite come quattro finali. anche perché vincendo tutte le partite ci lasciamo la possibilità di chiudere in cima alla classifica. Non si sa mai.”

sabato 28 febbraio 2026

Caitlin Clark a Milano per la settimana della moda

Caitlin Clark era a Milano in questi giorni come testimonial di Prada alla settimana della moda. Altro che i giochi olimpici, questo sì vuol dire essere l'ombelico del mondo.




venerdì 27 febbraio 2026

Eurolega (play-in G2) - La zampata di Venezia rimanda tutto alla bella

Diavola d'una Reyer. In campionato stenta, ciàncica, soffre pure con le medio-piccole; in Eurolega dà il meglio. E' così da inizio stagione ed è difficile capire perché. Fatto sta che se la serie contro Schio si fosse già chiusa sul 2-0 per Venezia, ci sarebbe poco da eccepire, stante il "predominio territoriale" esercitato dalle Mazzoniane in ambo le partite, salvo sciupare la prima per demeriti propri ma anche per l'orgoglio del Famila. Il quale però appare giunto all'appuntamento in calo di condizione; ha meno energia della rivale; non riesce a far valere quel gap di talento a suo favore.

La Reyer dunque spezza il tabù stagionale al quinto tentativo contro le scledensi nel giorno in cui la tavola sembrava apparecchiata (forse più per motivi psicologici che tecnici) per il trionfo avversario. Se non fosse che è sempre sbagliato proiettare l'esito di un episodio della serie su quello successivo (cioè pensare che i rapporti di forza saranno identici la volta dopo), verrebbe da dire che Venezia è favorita per gara-3.

Dopo due quarti di battaglia a vantaggi minimi da una parte e dall'altra, è nel terzo che la bilancia s'è messa a pendere, senza più raddrizzarsi, dalla parte reyerina. Senza break eclatanti, ma con un lavorìo ai fianchi che ha prodotto quei 5-6 punti di scarto che, con piccole oscillazioni, sono arrivati sino in fondo.
Un episodio-chiave è stata l'uscita per infortunio di André, top scorer arancione nei primi 20 minuti; ma il predominio di Venezia era già scattato. Schio pagava il deficit d'intensità sotto forma di rimbalzi offensivi concessi, di palle perse nei momenti topici, ma pesavano anche tiri liberi lasciati sul ferro, indice forse d'inattesa tensione. Il rientro di Zanda e Badiane non ha portato un valore aggiunto rispetto a gara-1.

Holmes (19 punti) è stata l'individualità che ha più fatto la differenza, colpendo da sotto e da fuori con identica ficcanza, laddove invece nessuna è riuscita a salire in cattedra per il Famila (vanescenti soprattutto Conde e Laksa). Il quale, dopo aver subìto il break, s'arrangiava più di rappezzi occasionali che di vere reazioni. Come nel 4-0 nella stessa azione che leniva i danni da meno 8 a meno 4 a fine 3° quarto (53-57). O una tripla di Zanda per il meno 3 all'inizio dell'ultimo, o ancora un canestro-e-fallo (peraltro sbagliando l'aggiuntivo) di Shepard, 19 punti, per il meno 5 a 5' e rotti dal termine.

Ma la Reyer ha saputo ripartire ogni volta che sentiva il fiato scledense sulla nuca. Non ha avuto effetti tangibili il passaggio a zona delle scledensi. Emblematica la tripla da 8 metri di Dojkic per il 60-68 a 5' dalla fine.
Poco dopo, altra giocata-simbolo, con Santucci che scippa Zanardi a metà campo, con tanto di botta al viso per la bresciana di Schio, che rimaneva al suolo mentre l'emiliana della Reyer depositava in contropiede il +10 (62-72) a -3'30".

Un ultimo sussulto scledense, 66-72 a -2'40", veniva spento con grande padronanza da un giro e tiro di Holmes e da un rimbalzo offensivo di Cubaj (66-76 a -1'40").
Tardivi un paio di lampi dall'arco di Zanda, che peraltro commetteva poi una banale persa su rimessa, segnando la resa. Finale 72-79 e ci si rivede martedì 3 al Taliercio.

Un dato significativo: le prime due marcatrici di ambo le squadre hanno avuto 19 e 13 punti (ovvero Shepard-Zanda per Schio e Holmes-Dojkic per Venezia) ma la Reyer ha avuto 7 giocatrici fra i 4 e i 9 punti, simbolo di una vittoria del collettivo.

giovedì 19 febbraio 2026

Eurolega (play-in G1) - Venezia spreca, Schio punge

Gara-1 play-in derby: grossa occasione persa da Venezia; grossa prova di sopravvivenza da parte di Schio.
L'Eurolega conferma che, a differenza del campionato, qui i valori delle due rivali sono vicini. Anche perché il Famila si presenta senza Zanda e Badiane (tralasciando Panzera, fuori a tempo indeterminato) e con Verona non al meglio.
La Reyer aveva la partita in mano sul 50-38 a metà terzo quarto, con assalti al ferro e tiri dalla media ben riusciti, soprattutto delle sue straniere, ma anche con spunti di Pan e Fassina che spesso sono aghi della bilancia. Schio invece era in stato confusionale.
Nel finale del terzo quarto però entra in scena Sottana che rianima Schio, soprattutto quando Venezia, con due assist di Villa, aveva respinto la prima reazione scledense; ebbene, la veteranissima segna 5 punti di fila e smazza un paio d'assists di cui uno per André allo scadere.
Sul 57-53 al 30' la partita è del tutto riaperta e si ha una sensazione di "déjà vu".
L'attacco veneziano gira a vuoto (contro la zona), fa 2 punti in 5 minuti; Schio pareggia con una tripla di Laksa, poi sorpassa con una di Conde (61-62).
Seguono due minuti e mezzo pirotecnici con scambio di canestri e sorpassi: Charles da 2, poi Keys da 3, poi Charles da 3 (66-65), Cubaj stoppa Shepard con grande tempismo e potrebbe essere la giocata della partita, ma Venezia non la capitalizza. Resta a secco negli ultimi 2'20" pagando, a mio modesto, la mancanza di una leader sicura a cui affidare i palloni decisivi.
Dall'altra parte Verona, fin lì opaca, realizza in entrata (66-67 a -1'30"). Charles prende iniziative senza esito ma anche Schio sbaglia (0/2 in lunetta Shepard, entrata Conde).
Il guaio per Venezia è che arriva in fondo con un solo fallo subito, così Schio mangia secondi commettendo falli tattici; interminabili lungaggini all'instant replay; poi Holmes butta giù Zanardi (silenziosa ma utile) per liberarsi ed è sanzionata di fallo offensivo.
A 2 secondi dalla fine Laksa sbaglia il primo libero e segna il secondo, scelta poco astuta ma Venezia non ha timeouts; riesce solo ad abbozzare un lancio da metà campo con Dojkic, senza speranze.
Quindi 66-68 per Schio che adesso, se recupera le assenti, avrà un triplo vantaggio: del campo, del roster e della botta psicologica che ha rifilato alle avversarie.

Bel pubblico al Taliercio (con ovvio contributo scledense): 2873 spettatori.

Nelle altre partite spicca la vittoria di Saragozza (che alle F6 giocherebbe in casa) sul campo di Praga.

martedì 17 febbraio 2026

Eurolega (play-in) - Vigilia del derbissimo: occhio, l'Europa non è il campionato

Domani, mercoledì 18, il derbissimo di Eurolega è in differita alle 22 su RaiSport (in diretta su RaiPlay).

Quali prospettive? Se si guardasse solo al campionato, ci sarebbe poca storia. Schio zero sconfitte, Venezia 4; Schio ha battuto due volte Venezia con scarti sempre in doppia cifra (tralasciando la Supercoppa a settembre con organici incompleti, ma anche lì stesso esito); Venezia ha appena perso con S. Martino e vinto a fatica con Brescia.

Eppure l'Eurolega ha detto una storia diversa finora. Stesso bilancio vinte-perse, miglior piazzamento per la Reyer che quindi ha il teorico fattore-campo (teorico nel senso che peserà solo se si va a gara-3). In qualche modo sulla scena continentale le Mazzoniane sono riuscite a esprimere qualcosa in più rispetto al campionato; e il Famila forse qualcosa in meno.
Bisogna vedere se la Reyer riesce a giocare con la testa giusta, senza pensare ai precedenti sfavorevoli di quest'anno. Cioè a trattare Schio come le avversarie europee contro cui si è destreggiata con onore quest'anno, anziché come la rivale che l'ha sculacciata in A1.

In realtà Venezia è una squadra migliore di quello che ha dimostrato in A1 finora; non ha la fuoriclasse sicura come aveva gli anni scorsi con Kuier, né i fattori imprevedibili come Villa (nel senso della miglior Villa al 100% della condizione) e Berkani che ti possono spaiare le carte in qualsiasi momento. E' un po' scolastica, una squadra che esegue ma non crea, per cui non esalta la plebe. Però è bilanciata nei ruoli, profonda, sa difendere molto forte ed evidentemente questo ha funzionato meglio in Europa che in Italia.

Schio invece ha tantissimo talento ed estro ma, soprattutto in trasferta, in Eurolega spesso non ha convinto difensivamente. C'è da vedere in che condizioni sarà Zandalasini, annunciata rientrante ma forse non al meglio. Di là Dojkic era fuori domenica in campionato, ma credo sia stato riposo precauzionale.

In poche parole, favorita Schio ma se Venezia fa 1-0, magari di grinta e di raffa, diventa ovviamente un'altra storia. Cioè, questa gara-1, giocandosi in casa della sfavorita, è più cruciale che se fosse in casa scledense.

*PS: a proposito di Europa: Breanna "Poca panna" (per le avversarie) Stewart torna al Fenerbahce per le Final Six. :woot:

venerdì 13 febbraio 2026

Coppe - Ritorno quarti EuroCup, fuori Spreafico

In Eurocup, ritorno quarti: passano Mersin, le due francesi Villeneuve e Lattes-Montpellier, mentre la quarta semifinalista a sorpresa è l'Athinaikos (da non confondersi con il Panathinaikos, in cui il Pan fa la differenza) che va a vincere in casa di Salamanca ribaltando l'andata.
Nel Salamanca c'è la nostra Laura Spreafico, la quale ha segnato 6 punti con 2/9 dal campo nella partita di ritorno (medie complessive di 6,3 punti in 17 minuti nella competizione)

Palasport di Mersin con 7000 spettatori stasera per la partita col Panathinaikos.

Curiosità a proposito del Panathinaikos. Nelle sue fila milita Sedona Prince, una cristona di 2 metri che era tra le migliori senior universitarie lo scorso anno, ma si è fumata una carriera Wnba, o perlomeno una scelta allo scorso draft (vedremo se le sarà data un'altra chance), in quanto coinvolta in turpi vicende di molestie sessuali, di cui è accusata da più di una donna, credo situazione tuttora in corso di processo. Lei si dichiara innocente.
Fatto sta che la giocatrice è un lusso per il livello EuroCup: ha chiuso con 16 punti e 10,5 rimbalzi di media, soprattutto con un bestiale 76,8% nei tiri dal campo senza tentativi da 3. Anche il 79% ai liberi a indicare la mano morbida.



sabato 7 febbraio 2026

Jasmine Keys e le lamentele sul movimento

Jajà Keys in un'intervista a Pianeta Basket:

Se avesse una bacchetta magica come la userebbe per il movimento femminile?

"Il nostro coach della Nazionale, Andrea Capobianco, ha detto "Siamo le uniche persone che si lamentano del proprio movimento". Questa cosa mi ha colpito ed ha cambiato un pò il mio modo di pensare. Anche noi giocatrici dovremmo cambiare un pò l'atteggiamento. Forse farei più cose, progetti col maschile, per la promozione della pallacanestro femminile. Vorrei tanto che un giorno si parlasse solo di basket e non di basket maschile e femminile, come se fossero due cose distinte, due sport diversi. Noi facciamo le stesse cose però guadagniamo un decimo dei maschi. Credo sia importante il modo e quanto si parla del nostro movimento"


Interessante ma non credo che le cestiste siano le uniche a lamentarsi del proprio movimento. Significativo però l'accorgersi che, se all'esterno si trasmette solo la lamentela, non si ricava molto. Giusta la questione di non fare steccati tra maschile e femminile, ma è difficile far superare i pregiudizi al grosso del pubblico che segue gli uomini. Se lo spettacolo è all'altezza, come si è visto in varie partite di coppa questa settimana, è già un buon punto di partenza anche se da solo non basta.

Coppe - le presenze per nazioni fra le "top 8" di Eurolega & EuroCup

Presenze per nazioni fra le prime 8 squadre delle due coppe europee:

Eurolega: Turchia 2 - Spagna 2 - Italia 2 - Francia 1 - Cechia 1
Eurocup: Francia 2 - Spagna 2 - Grecia 2 - Turchia 1 - Polonia 1

Cosa si nota? Che in Eurolega ci avvantaggiamo del fatto che le migliori giocatrici italiane sono concentrate in due squadre, cosa che insieme a un massiccio pacchetto straniere le rende competitive con il top d'Europa. In Francia e Spagna i talenti locali sono molto più distribuiti. Le francesi poi hanno una profondità impressionante: Bourges con una squadra indigena ha quasi buttato fuori Schio ben farcita di forestiere.
In Eurocup invece paghiamo la mancanza di una vera terza forza di livello internazionale, terreno in cui invece Francia e Spagna sono forti. Cresce la Grecia.