Si è conclusa addì 4 marzo la seconda edizione di Unrivaled, la lega statunitense femminile di 3x3 a tutto campo, organizzata dalle giocatrici Napheesa Collier e Breanna Stewart e durata due mesi tondi.
Le novità salienti di quest'anno sono state l'aumento da 6 a 8 squadre e alcune tappe all'esterno (nella prima edizione si era giocato sempre nel palazzetto-base a Miami) con un successo notevole, tant'è che a Philadelphia si sono registrati 21.000 spettatori, record per un evento di basket femminile professionistico al coperto, o qualcosa del genere (in America ci sono record di qualsiasi sorta, tipo record di peli nel naso per il pubblico seduto nelle file dalla quinta alla nona). Chiaro che resta complessivamente un prodotto di nicchia, ma insomma un contrattuccio televisivo dignitoso ce l’ha, così come ha finanziatori che mettono la fresca per andare avanti. Il tutto nell’onda del successo degli sport al femminile che si sta vivendo negli Usa.
Il concetto di fondo di Unrivaled, direi, è quello di produrre una via di mezzo tra evento sportivo e spettacolo televisivo, quindi tempi rapidi, gioco semplificato e godibile senza complicanze tattiche, valorizzazione delle individualità. L'idea è che sia più conveniente far giocare fra loro le stelle, pagandole bene, che gestire organici lunghi con 12-15 giocatrici, di cui la metà non attira pubblico né interesse, e staff chilometrici (insomma la costosa ed elefantiaca organizzazione di una franchigia vera e propria) dando pochi spicci a tutti, come fa la WNBA.
Esaurite le premesse, il titolo 2026 è stato vinto dalle “Mist” di Breanna Stewart (con Allisha Gray, Arike Ogunbowale, Veronica Burton e l’australiana Alanna Smith) in finale contro le “Phantom” di una sublime Kelsey Plum, che vedremo anche contro le nostre al Pre-Mondiale, e che ha segnato 40 punti con una serie di invenzioni in 1 contro 1 sino al ferro e triple in step back, step laterale, step in su e step in giù. Con 18 nel primo quarto colei che vedemmo ridere serena un attimo prima di battere i due tiri liberi decisivi della finale olimpica (per dire di che tempra sia fatta)
Le regole di Unrivaled prevedono che dopo i primi 3 quarti l’ultimo si gioca non fino in fondo ma solo sino a quando viene raggiunto il punteggio “target” (ovvero 11 punti più del punteggio della squadra in testa a fine 3° quarto), sicché le Mist, che erano avanti di 6, hanno avuto agio nel controllare lo scarto, nonostante le ultime magie di Plum, e vincere 80-74, con tiro libero da 2 punti di Stewart in seguito a un “intervento VAR” (per dirla alla calcistica), ovvero uno sfondo è stato convertito in fallo della difesa.
Stewart ha chiuso con 32 punti vincendo il titolo di Mvp della finale (le mancava giusto questo alloro nella sua onusta bacheca), mentre Mvp della stagione regolare è stata Chelsea Gray (vincitrice anche del torneo di 1 contro 1, evento collaterale nella logica di Unrivaled di valorizzazione massima delle individualità); top scorer è stata l’ex scledense Marina Mabrey che come al solito ha alternato prodezze e screzi.
Le squadre semifinaliste sono state le “Vinyl” del torrione Griner e le “Breeze” della pallida di carnagione, ma non nel gioco, Paige Bueckers (anche lei in procinto di sfidare le nostre baldanzose azzurre in Portorico).
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