giovedì 5 marzo 2026

Eurolega (play-in G3): gloria Venezia, stesa Schio con merito

Canta, Taliercio, nella sera più gloriosa della tua storia europea, e non essere più incredulo ma credente, come disse Gesù Cristo a san Tommaso. Che diffidava, così come il pubblico veneziano era scettico durante la stagione, su questa squadra che pur sciorinando prove gagliarde in Eurolega stentava in campionato e - agli occhi di chi si pasce di divertimento e non solo di meri risultati - difettava di vena artistica, quella che gli anni scorsi fornivano a piene mani Kuier, Berkani e la MatiVilla pre-infortunio.

Ma Mazzon ha impanato la focaccia con gl'ingredienti che aveva; la sua coerenza ha avuto ragione. Non con la creatività e i guizzi di talento, ma con la feroce applicazione, l'energia, il sacrificio collettivo, questa Reyer si è regalata la madre di tutte le vittorie, la serie-derby di Eurolega, il terreno che l'arcirivale pascola da decenni (seppur senza allori); e questo proprio nell'anno in cui Schio sembrava più attrezzata per arrivare in fondo. Ritrovandosi invece, inopinatamente, senz'anima e senza benzina, nel momento della verità.
La scatola nera del disastro delle suddite di Cestaro non contiene una cagione singola, ma probabilmente tanti fattori che si sono sommati; è chiaro che l'esito della serie va attribuito al 50% ai meriti della Reyer e al 50% ai demeriti di chi è più forte (a meno che i primi 4 scontri diretti stagionali fossero burla) e non ha saputo dimostrarlo, implodendo malamente.

Il classico contrasto tra la festa dei vincitori e la mestizia dei vinti era amplificato, nel bailamme finale, dalla scena, al tempo stesso epica e drammatica, di Giorgia Sottana che terminava in lacrime la sua carriera internazionale, applaudita da compagne e avversarie, guadagnando poi la via degli spogliatoi col pallone della gara. Nella sua gerla stracolma di trofei mancherà, dunque, quello europeo, così come le mancherà (ma questo era ormai assodato da anni, stante il suo bando perenne) un alloro con la Nazionale maggiore.

Ma torniamo indietro per poi ripartire con la cronaca spiccia. Tra gli antipasti della vigilia, spiccavano: l'uscita del video de "La Giornata Tipo" (la seguitissima piattaforma di varietà cestistica) sul ritorno in campo di Matilde Villa; la notizia propagata non si sa da chi, ma che sembrava attendibile e invece era farlocca, secondo cui Schio sarebbe stata priva di Sottana e André, uscite conce dalle ultime due partite; e infine le quotazioni dei bookmakers, perfettamente alla pari, come a dire che l'incertezza era assoluta. Certo, si veniva da due partite di predominio territoriale veneziano, anche se concretizzato solo in gara-2; ma come scommettere contro il talento e il dna vincente di Schio?

La pugna inizia alle 19.30, sotto gli occhi di tutt'Italia, ipnotizzata dinnanzi agli schermi di RaiSport. Nel 1° quarto (non solo, ma soprattutto), chiuso sul 14-10 per le locali, gli attacchi stentano; a volte esauriscono i secondi in estenuanti ma vane ricerche di spiragli, salvo poi gettar la sfera alle ortiche; a volte invece si liberano della palla come se scottasse (o temendo di non trovare più spazi se non cogliessero la prima occasione utile) collezionando affrettate padelle dalla lunga distanza. E' sempre, però, Venezia a fare qualcosa di più, fabbricando micro-vantaggi che Schio ricuce (da 10-6 a 10-10; da 22-17 a 24-24) ma dovendo sempre arrancare al traino.
Nel finale del 2° quarto, mentre la difesa veneziana asfissia vieppiù le manovre scledensi, una tripla di Pan completa un parziale di 8-0, primo break significativo, solo lenito da due liberi di un'evanescente Conde a ridosso dell'intervallo (32-26). Schio ha 11/31 dal campo, la Reyer 10/29, ma 5 triple contro 3 e qualche libero in più. Dojkic ha 10 punti, Charles 8; di là Shepard 8 e Zanda 7.

Il terzo quarto vive due capitoli opposti, equamente suddivisi nel cronografo. Nei primi 5 minuti domina Venezia, sembrando prossima a sferrare il colpo del k.o. Cubaj stoppa Zanda, giocata iconica; Pan colpisce da 3, e anche questo è un termometro per la Reyer, quando la capitana c'è con le sue triple. Le figlie di San Marco continuano a difendere con ferocia, colpire in contropiede (pungente Pasa in ciò; e in questo momento i punti da palla persa sono 16-2 per Venezia) e circolare bene la palla a difesa schierata: un assistone di Dojkic per Cubaj porta al massimo vantaggio (41-28 al 25').

Proprio nel momento di massimo entusiasmo veneziano e depressione scledense, cambia il vento. Non per caso quando entra Sottana al posto di una Verona in stato confusionale: già autrice di 5 punti nel primo tempo, la classe 1988 rianima le sue con un paio d'assist, e tanto basta per ribaltare la freccia della partita, nonostante due pregevoli guizzi di Pasa tentino d'impedirlo. Keys batte un colpo; poi Laksa e Shepard prendono in mano la situazione e completano un clamoroso 4-15 di parziale in 4 minuti (dopo i 2 punti di Schio nei primi 5'); Holmes in arresto e tiro e Sottana dalla lunetta fissano lo score sul 47-45 al 30'.

Quando poi, a inizio ultimo quarto, Shepard pareggia (47-47) e Verona si sblocca replicando dall'arco a Pan (50-50 a 7' dalla fine), il piano inclinato della partita sembra scivolare verso Schio. Fasullo! Avviene tutto il contrario.
La chiave è la difesa di Venezia, che le consente, a mo' di trincea (recuperi in tuffo, muri sulle iniziative scledensi che sembrano attaccare in 5 contro 10), di reggere nel momento in cui l'attacco è in panne. Santucci svalvola tiracci ma rimedia mordendo ogni caviglia altrui e rubando di tutto. Su uno di questi recuperi, l'emiliana manda a canestro Charles in contropiede, per un 52-50 che sblocca il punteggio dopo 3'50" di infinita impasse di entrambe.

E' la stura all'ondata finale della Reyer, che sommerge Schio, la partita e la serie. Altri momenti topici sono lo 0/2 di Verona in lunetta, cui Santucci risponde con un 2/2; e poi un'azione in cui Venezia strappa 3 rimbalzi offensivi finché Cubaj segna in 1 contro 1 su Conde con tanto d'aggiuntivo: 57-50 e ormai manca solo 1'25".
I chiodi nella bara li pianta l'ex Dojkic fendendo la difesa per il 59-50 e (dopo un tiro libero che resterà l'unico punto di Schio in questo tragico frangente, costellato di palle perse e tiri una contro tutte) con una tripla per il 62-51 a -40".
Resterà quello il punteggio finale, in una partita che non sarà ricordata per le alte percentuali (20/59 Reyer con 15 di Dojkic, 12 di Charles, 11 di Pan, 9 di Pasa; 18/53 Schio con 16+13 rimba di Shepard, 7 per Sottana, Conde e una Zanda rimasta a secco nella ripresa) ma per l'agonismo, emozioni e implicazioni storiche resterà scolpita.

Anche se - paradosso finale in chiosa - potrebbe risultare la gloria d'una singola sera per la Reyer, a meno di un miracolo a Saragozza e a meno di riuscire, nei playoff italici, a infilzare di nuovo Schio, la quale però, a differenza di stavolta, avrà il fattore-campo a favore, avrà avuto tempo di recuperare la forma che ora latitava (mentre la Reyer dovrà giocoforza dedicare testa e gambe alle Final Six), e sarà incazzata nera. Ma prima c'è la spedizione azzurra in Portorico, dove le rivali di questi giorni torneranno alleate, sperando di replicare le glorie ateniesi del 2025.
A tal proposito, il trionfatore Mazzon, in una conferenza-stampa per una volta scoppiettante, si è prodotto in una filippica contro il calendario intasato, giacché lui, come le azzurre, sarà impegnato nel Premondiale (ricordiamo che è il nuovo c.t. della Turchia), e appena tornato dovrà tuffarsi nei playoff nostrani e preparare la grande kermesse d'Eurolega.

Chiosa alla chiosa: l'audience tv della partita su RaiSport risulta essere stata di 33.000 unità nel primo tempo e 37.000 nel secondo, per uno share dello 0,18%.

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