Andremo ai Mondiali. Solo questo è l'essenziale.
Non c'è ancora la matematica ma dovrebbe succedere un cataclisma per impedircelo, ovvero una concatenazione di risultati tra cui una nostra sconfitta oceanica col Senegal, e non sembra umanamente possibile. Anche perché questa nostra Nazionale sembra aver deposto ogni pulsione suicida del passato, ogni propensione allo psicodramma nei momenti topici.
Non è stata, con le neozelandesi, una partita da scolpire nella memoria, ma non c'era ragione per cui dovesse esserlo. Squadra grezza tecnicamente, priva d'individualità raffinate, quella oceanica, e palesemente in difficoltà a manovrare la palla senza perderla; ma tignosa in difesa, capace di assestare robuste spallate alle nostre in modo da farle desistere dall'attaccare il canestro con continuità; e nel giorno in cui il tiro da fuori non entrava, questo ci ha inevitabilmente esposti a sbalzi di produzione offensiva.
Scattiamo pronte (2-10 nel giro di 2 minuti) con Zanda che mostra subito d'elevarsi (e di parecchio) sul livello medio delle avversarie; dopo un breve stallo in cui s'inizia a palesare la nostra imprecisione perimetrale torniamo a spingere nel finale del 1° quarto, con Pasa che punge nei recuperi e svolazza in contropiede. Il 12-26 al 10' (9 di Zanda e 6 di Pasa) induce a pensare "dai, anche oggi è una passeggiata".
In realtà non è così perché all'inizio del 2° quarto esce Pan per una botta tra spalla e collo (si legga il comunicato Fip chi vuole qualcosa di più preciso) e le altre tiratrici non fanno canestro; imbrocca invece qualche tripla la Neo Zelanda per entrare in partita a tutti gli effetti (27-33 a -2'30", noi appena 7 punti in 7'30"). Ci sbloccano una tripla di Madera e una perla d'assist di Zanda per Cubaj ma il 30-38 all'intervallo non è di sicurezza. Mediocre il 2/10 da 3 ma anche il 6/11 ai liberi per noi.
L'impasse italico continua a inizio ripresa: confusione offensiva e bonus-falli esaurito presto; le danzatrici d'haka si portano ad appena meno 2 (36-38) con tanto d'urlaccio in faccia a Zanda su un gioco da 3 punti a rimbalzo offensivo.
Chi provvede, nel frangente più critico, a rimettere la freccia della partita nella nostra direzione? Una Cubaj versione-quarto di finale europeo con la Turchia, che sciorina due semigancioni di fila e rifila uno stoppone in difesa. Poi Spreafico che si sblocca dall'arco e 5 punti di classe di Zanda; Santucci con una scucchiaiata allo scadere del 3° quarto fissa un +15 (39-54) che sa di quasi sicurezza.
Perché alla distanza la Nuova Zelanda palesa i suoi limiti, dapprima non approfittando di un nostro nuovo inceppamento (con Zanda e Cuba in panchina), poi perdendo una sarabanda di palloni che Pasa più di tutte punisce; da 48-59 al 34', che potrebbe ancora lasciare qualche incertezza sull'esito, le nostre opponenti non segnano più per 5 minuti, sicché dilaghiamo (48-71, finale 51-74) incamerando anche uno scarto massiccio nell'eventualità, al momento remota, che serva in classifica avulsa.
Zanda 18 punti, Cubaj 14, Pasa 10 per le nostre; le altre non in serata brillante ma nemmeno dannosa. La Zelanda finisce con 25 perse contro appena 8 delle nostre, imprecise da 3 (6/25) e ai liberi (11/21) ma oltre il 50% da 2 e soprattutto con 20 tiri di più dal campo grazie ai recuperi.
Non si rischia l'infarto per eccesso d'emozioni anche nelle altre due partite del girone: la Spagna sotterra il Senegal e gli Usa altrettanto con Portorico; da notare che stavolta un discreto pubblico (5.568 spettatori) s'è appalesato sulle tribune del mastodontico Coliseum.
Vedremo come c'andrà contro le due corazzate ma ovviamente affrontarle con la serenità di aver raggiunto l'obiettivo principale è altro paio di maniche rispetto a doverle battere per salvare la spedizione. La certezza è che l'Italia intera sarà dinnanzi ai teleschermi sabato sera per la sfida alla divina Clark e socie (seh, buonanotte).
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Negli altri gruppi, partendo da quello di Istanbul che agonisticamente è di gran lunga il più interessante: scivolata della Turchia di Mazzon contro l'Argentina; al palo il Giappone che perde con l'Australia facendosi rimontare con un 4-23 nell'ultimo quarto;
Sono invece già passati il Belgio, che bistratta la Cina davanti ai suoi 7.121 sostenitori a Wuhan (super Delaere, nostra giustiziera ad Atene, con 27; spiccano per le asiatiche i 20 della ciclope di 2.20 e rotti Zhang Ziyu in appena 18'), e la Francia, che in casa propria passeggia sulla Colombia dopo aver fatto altrettanto con le Filippine (in confronto noi abbiamo sudato sette camicie). Nel gruppo cinese interessante anche la vittoria del Mali sulla Cechia.
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