E in effetti suda svariate camicie, la compagine iberica, costretta a inseguire una gagliarda Cechia (già ostica per il Belgio nella partita precedente), che va al riposo sul 33-44 in suo favore. E quando la Spagna l'agguanta verso la fine del 3° quarto, ha la forza di rilanciarsi di nuovo al comando, sinché però, dopo il nuovo aggancio all'inizio dell'ultimo periodo, si ha un prolungato testa-a-testa ad alto punteggio che negli ultimi 3 minuti si risolve a favore della Spagna, con un parziale aperto da Ginzo e alimentato dalle matadoras di giornata, Ayuso (20 punti) e soprattutto la 2001 Carrera (31): finisce 88-81; ne mette 14 la sempiterna Torrens; non bastano 23 di Holesinska e 20 di Hamzova.
La Spagna, insomma, come già contro la Svezia, dà un'impressione di vulnerabilità ma la porta a casa con un'arte di vincere che, pur cambiando le interpreti, rimane se non intatta, quantomeno viva. Basterà per rovesciare il pronostico contro la Francia in semifinale? Well, a loro volta le transalpine hanno qualche fuoriclasse in meno e una storia ancora da scrivere ai massimi livelli col gruppo attuale.
- A noi tocca il Belgio, dunque. Ventiquattr'ore dopo la nostra serata di gloria con la Turchia, eravano vagamente gufanti contro le pur venerabili Cats fiammingo-vallone, che tante volte abbiamo ammirato, ma che da avversarie in semifinale avremmo preferito evitare, in favore di una Germania che certo scarsa non è, ma senza le Sabally appariva ben abbordabile per le nostre. Serviva, è chiaro, una giornataccia di Meesseman e socie, abbinata a una molto sopra le righe per le teutoniche.
Non è successo. Anche se per due quarti il Belgio ha faticato a scrollarsi di dosso la resistenza germanica; si era sul 21-21 al 10' e 41-36 al 20'. Insomma non una rullata dai primi minuti com'è stato per la Francia contro la Lituania. Però il Belgio è così, non ha una profondità sterminata per cui non punta a fare 40 minuti col piede sull'acceleratore; punta invece a macinare alla distanza, scegliendo con chirurgica precisione il momento in cui piazzare l'affondo-killer. E sa concentrare una qualità stratosferica in quei minuti giocati al massimo. Il decollo fra 3° e 4° periodo contro la Germania è stato impressionante. Azioni collettive da applausi; scientifica la distribuzione delle parti fra le regina Meesseman (sontuosa con 30 punti, 13/19 dal campo, 9 rimbalzi, 5 assist, 39 di valutazione) e le sue fide scudiere Allemand (15), Linskens (14), Vanloo (12). Troppo per una Germania onesta ma, complice la giornata sottotono della leader Fiebich (8) non in grado di andare oltre una soglia di rendimento tale da reggere al livello stellare raggiunto dal Belgio nella seconda metà. Finisce 83-59.
L'obiettivo tedesco, peraltro, è il Mondiale casereccio del 2026, in cui, presupponendo il ritorno delle Sabally, ha un futuro notevole davanti se si considera che le migliori marcatrici contro il Belgio sono state la 2000 Geiselsoder (13), la 2004 Buehner (13) e la 2001 Bessoir (12).
- Ma delle sorti tedesche c'importa relativamente. Veniamo a noi. Semifinale Italia-Belgio. Stasera un paese intero si fermerà dinnanzi alla tv fra le 19.30 e le 21 e rotti. Non ho specificato quale paese, s'intende.
Che si può dire di serio? Non molto, se non "vediamo come va". Gli imparziali ci danno sfavoriti e non di poco: per i bookmakers siamo quotati a 5 contro 1.12 per il Belgio, che tradotto significa vittoria quasi sicura per le nostre avversarie. Anche i commentatori non sembrano prendere in seria considerazione l'ipotesi che l'Italia sappia mettere ingranaggi nella sabbia belga (ho invertito volutamente la metafora per vedere se il lettore è attento). Del resto, loro sono campionesse in carica, stanno dimostrando di tutto di più da 8 anni, noi siamo novizi al gran ballo e siamo scampati all'eliminazione solo dopo un supplementare. Riusciremo a non subire lo stesso trattamento della Germania, cioè stare in partita per un po' salvo poi vederle solo col binocolo?
Non so, ormai siamo in un territorio inesplorato in cui scenari prevedibili non esistono, se non l'ovvia consapevolezza che loro sono quelle da battere e noi le sfidanti. Ma se riusciamo a resistere alle loro spallate, portandole fin dove non pensano di essere costrette ad arrivare con noi, cioè il finale punto-a-punto, potrebbe anche succedere l'inopinato. La strada dev'essere quella del collettivo; inutile chiedere a Zanda di surclassare Meeseman, a Cubaj di irretire Linskens o a Verona di ubriacare Allemand (poi, se lo fanno, tanto meglio); il bello di questo gruppo è che Capobianco le sta rendendo tutte utili. Se loro sono superiori con le prime 6 giocatrici, noi lo siamo fra la settima e la dodicesima. Non basta? Ovvio che no. Serve (tra le mille altre cose) eliminare i nostri passaggi a vuoto. Perché se hai 5 minuti di blackout contro Slovenia o Turchia, recuperi. Se ne hai anche solo 3 contro il Belgio, ti ammazzano.
- La certezza è che, se fatto 30 vogliamo fare 31, cioè uscire con una medaglia da quest'Eurobasket, almeno una delle 3 "megabig" dobbiamo batterla. Il che finora non ci è toccato di fare, perché abbiamo collezionato un pur lodevole 4 su 4 contro avversarie della nostra fascia. Ora che abbiamo scoperto di non essere condannati alla perpetua sfigaggine, non mettiamo limiti ai miracoli...
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