"Cerco Eurobasket (Women) tutto l'anno, e all'improvviso eccolo qua", canterebbe Adriano Celentano sulle note di Paolo Conte. Ma che vuol dire? Bof, semplicemente che da quando sèppimo (si dice?) della disputa dell'edizione 2025 in Italia ci siamo messi a scandire l'attesa dell'evento, che sembrava lontanissimo quando ad esempio vincemmo in Germania nell'autunno 2023 e imprecammo perché mancava ancora un secolo a quando sarebbe contato davvero; e adesso ci troviamo quasi di sorpresa alla vigilia, appena un attimo dopo aver archiviato la stagione dei campionati senior e giovanili.
Da mercoledì a sabato Bologna sarà il nostro centro dell'universo. Ma rideremo o piangeremo? Lo sa Iddio. Il girone è tale per cui potremmo fare 3-0 tanto quanto 0-3, più probabilmente una via di mezzo. Non c'è la Francia/Spagna/Belgio con cui parti sfavorito, non c'è la Svizzera o il Portogallo che salvo masochismi batti. C'è una Serbia che ha più certezze in panchina (con Marina Maljkovic) che in campo, dove rispetto al già svecchiato (o meglio impoverito) organico schierato a Parigi '24 mancano Jovanovic, Cadjo, Stankovic, Krajisnik, e in sostanza fra i nomi grossi sono rimaste solo Yvonne Anderson, Raca e l'emergente Nogic; c'è una Lituania che si riaffaccia al grand'evento dopo parecchio tempo e quindi ha più incognite, nonostante il talentone 2005 Jocyte e altra gente rispettabile come Juskaite, Sventoraite, Nacickaite; e c'è una Slovenia che - dopo il flop nell'Europeo casereccio del 2023 - viene data in grande ascesa con la naturalizzazione di Shepard (potenziale candidata a mvp), veterane o meglio elementi nel pieno della maturità come Oblak, Friskovec e Lisec, talenti nuovi come Sivka e Bartelme.Secondo il "power ranking" Fiba (ovvero il classico pronosticone) la Slovenia è quarta, noi quinti, la Serbia decima, la Lituania undicesima. Se fosse confermato sul campo, finiremmo secondi e sarebbe bene ma non benissimo. Nel senso che passeremmo il turno (mentre il terzo posto di due anni fa non ci basterebbe più, essendo stato abolito il "barrage" alias ottavi di finale) ma probabilmente incroceremmo nei quarti la Francia, visto che siamo abbinati al suo girone.
- Già, tra parentesi: visto che gli ottavi ci hanno portato sfiga le ultime tre volte (ma sfiga per modo di dire: abbiamo sempre perso per demerito; nel '19 contro la Russia per inferiorità; nel '21 contro la Svezia e '23 col Montenegro per cagotto generale e/o fratture interne su cui non è il caso qui di rivangare) hanno pensato bene di abolirli. Non è però una buona notizia perché il margine di errore è minimo e perché la competizione si riduce a un mordi e fuggi che sembra voler finire il prima possibile. Rispetto al gigantismo di altri sport (ma anche del basket maschile), che allungano tutti il brodo dei propri grandi eventi, gonfiando numero di squadre e di partite cadauna, qui siamo in controtendenza.
- Il panorama generale è magmatico. Tra la collisione con la WNBA, il fatto che sia anno post-olimpico, l'epidemia di crociati e malanni vari, l'elenco delle assenti (tra quelle che fanno la differenza) è più lungo di quello delle presenti.
La favorita naturale sarebbe stata la Francia, dopo aver sfiorato l'oro olimpico e aver sfornato nel frattempo altri talenti. Solo che, tra chi ha preferito starsene in America, chi s'è scassata e chi ha fatto un figlio, la lista delle assenti è la seguente: Gabby Williams, Johannès, Fauthoux, Chery, Malonga, Leite.
E' tornato favorito (o perlomeno alla pari delle transalpine) il Belgio, non solo perché ha Meesseman e le concorrenti no; ma anche perché l'armadione a sei ante Linskens, la spalla perfetta di Meesseman, dopo aver detto che preferiva stare in Wnba con Golden State, ci ha ripensato e quindi ci sarà.
Poi c'è la solita Spagna, che è senza Conde, Casas e Cazorla (quindi reparto-guardie malconcio), però ha mostrato in fase di preparazione una difesa al titanio, e ha una generazione di nate post-2000 in rampa di lancio.
La Germania, potenza emergente degli scorsi anni, ha perso quotazioni man mano che si delineavano assenze: prima Satou Sabally, poi la sorella Nyara, poi la centrona Guelich. Restano Fiebich, l'emergente Buehner, altre buone ma per ora sembra da quarti di finale e non di più.
Chi altro? La Cechia l'abbiamo testata in preparazione, è solo discreta. La Turchia ha la cristona McCowan ma il problema è che le turche vere e proprie nei loro club non giocano mai, per cui è difficile capire quanto valgano nel momento in cui devono pensarci loro. La Grecia ha naturalizzato Robyn Parks (l'ex Campobasso e Schio), ha Fasoula e Spanou, il resto non è esaltante; probabile un saporito Grecia-Turchia decisivo per passare ai quarti dietro la Francia.
Gran Bretagna, Svezia, Svizzera, Montenegro, Portogallo: se passano è un'impresa (anche se le britanniche non vorrei sottovalutarle, sanno il fatto loro).
- Ma torniamo a noi. Siamo talmente assuefatti alle delusioni (a tal proposito, eloquente la raccolta delle disgrazie recenti in questo riepilogo storico sul sito Fip: vedi) che stavolta verrebbe da anestetizzarsi azzerando ogni aspettativa. Però, se i neutrali ci piazzano al quinto posto, ci sarà pure un fondamento. E non è che possiamo dire "l'importante è partecipare, comunque vada sarà un successo" o altre perle del maniavantismo.
Sul piano tecnico, nonostante ci manchino i guizzi di genio della fu Villa, non siamo incompleti in nessun reparto. Capobianco s'è portato addirittura quattro play. Nessuna di loro ha il genio di Villa? Può darsi ma sono tutte reduci da coppe europee quest'anno, e non da comprimarie (tranne in parte Santucci). Sotto canestro ci piace la triade André-Cubaj-Keys (più l'atipica Madera), tutte nell'età della piena maturazione. C'è Zanda che, ci auguriamo, è il valore aggiunto, la fuoriclasse che stavolta non andrà fuori spartito, non tanto per cattiva volontà sua ma perché la squadra non le chiederà di strafare (e perché con Capobianco c'è sintonia). Il reparto tiratrici - Spreafico, Pan, Fassina anche se quest'ultima non è del tutto classificabile come tale - è quello che può far quadrare il cerchio, perché senza dimensione da fuori il nostro attacco diventa asfittico, non avendo certezze assolute dentro l'area.
Il nostro rendimento nel girone di "non qualificazione" (4 vinte-2 perse battendo due volte la Germania) e nelle partite di preparazione di quest'ultimo mese (4 vinte-3 perse) dice che non siamo da medaglia ma da prime 8 sì. Probabilmente anche da prime 6 per andare almeno al PreMondiale.
Questo sul piano tecnico, appunto. Ma è il piano mentale l'incognita. Nessuna partita nostra degli ultimi due anni (cioè dopo quel Montenegro-Italia da incubo) è stata minimamente allenante alla situazione in cui ci troveremo come in ogni Europeo: lo spartiacque tra successo e fallimento, tutto in 40 minuti e magari in 4 o 5 possessi. E' lì che ci siamo sempre arenati. Se fai flop con Svezia e Montenegro in quel modo, con la gente che all'improvviso non sembra più capace di far nulla e tutte che finiscono in lacrime, vuol dire che il lato tecnico conta solo fino a un certo punto.
Da parte nostra, evitiamo pressioni del tipo "dobbiamo vincere perché siamo in casa", "dobbiamo vincere perchè sono 30 anni che non combiniamo una mazza" , "dobbiamo vincere per salvare le sorti del basket femminile italico". Le sorti, diciamolo subito, non cambieranno se non di qualche virgola in caso di chissà qual risultato; le attuali azzurre non hanno colpe dei fallimenti di 20 o 10 anni fa (al massimo, di quelli dell'ultimo paio di edizioni, ma se il passato è un peso, meglio l'amnesia) ed essere in casa speriamo dia spinta e non paralisi.
Stavolta, insomma, se perdiamo dev'essere per inferiorità tecnica: no ai crolli mentali, no agli psicodrammi, soprattutto no alle lacrime, perdio, che sono uno strazio peggio dell'eliminazione, e che rappresentano uno stereotipo di donna fragile ed emotiva che vorremmo veder sparire. Ci tenete tanto? Ovvio, ma non c'è bisogno di mostrarlo col pianto a dirotto.
In attesa di quel momento, in cui dovremo verificare la tenuta mentale, cosa dobbiamo fare? Nulla di spaziale: collettivo democratico, non dipendere da nessuno, né tra chi c'è (Zanda) né tra chi manca (M. Villa o le non convocate per scelta). Per il resto, sperare.
- Chiosa finale: andiamo tre volte (minimo) in prima serata su RaiSport e, rispetto a due anni fa, non c'è concomitanza con la finale scudetto maschile visto che è appena terminata. L'occasione per il famoso "spot per la pallacanestro femminile" (espressione che spesso è aria fritta) stavolta l'abbiamo. Sfruttiamola, altrimenti è inutile lamentarsi.
Per quanto riguarda il pubblico in presenza a Bologna, sarei soddisfatto per un 3000 - 3000 - 5000 (sabato) come dati di afflusso.
Nella foto: per ora siamo a metà tra successo e fallimento, come le solite mezze facce delle grafiche azzurre. Speriamo di diventare interi, di qui a sabato sera...

Nessun commento:
Posta un commento